Umberto Eco - La struttura del cattivo gusto
Si analizza l’equivalenza tra e In italiano viene messo in relazione a
kitsch cattivo gusto. kitsch cattivo gusto.
Franzini dice che e non sono la stessa cosa, ma il rappresenta l’aspetto più
kitsch cattivo gusto kitsch
emblematico delle nozioni che chiamiamo I due termini in Eco vengono equiparati, pur non
cattivo gusto.
essendo la stessa cosa.
Cos’è il cattivo gusto? E’ una proprietà degli oggetti o un attitudine del soggetto? Possiamo avere il caso di
un oggetto di buon gusto (buona opera d’arte) che viene valutata con cattivo gusto da un soggetto -> il cattivo
gusto sembra essere proprietà degli oggetti, ma può essere anche un’attitudine del soggetto. Punto
fondamentale è la questione del contesto: il cattivo gusto sembra essere anche una questione di contesto.
Oggetti che di per sé non sono negativi, ma che potrebbero essere contestualizzati in modo sbagliato e ciò li
fa risultare di cattivo gusto. Se parliamo di cattivo gusto, un esempio quotidiano può essere il tipo di
abbigliamento. Ci sono regole universali secondo i quali un determinato tipo di abbigliamento è
necessariamente di cattivo gusto? Qui la dimensione del contesto è fondamentale: non vengo a lezione in
costume da bagno! Altri oggetti assolutamente di cattivo gusto indipendentemente dal contesto -> es. copie
di opere d’arte ossia la contraffazione. Ciò che è contraffatto può essere considerato di cattivo gusto. Anche
i film possono essere di cattivo gusto: esempio che tende ad avvicinarsi all’oggettività, ossia
indipendentemente dal contesto. Musica e film di cattivo gusto -> dal pdv del processo creativo: se è di
produzione industriale (pop) la sua funzione non è estetica, ma crea canzoni di facile consumo. Ciò significa
che tutte le canzoni pop sono di cattivo gusto? E al contrario tutte le opere per cui sia richiesto tempo ed
elaborazione sono di buon gusto? Più che gli aspetti quantitativi (quanto tempo abbiamo investito) conta
l’aspetto qualitativo: una persona artisticamente geniale può creare una grande opera d’arte anche in 5
minuti. Si potrebbe pensare che la cultura di massa sia di cattivo gusto, ma anche qualcosa che sembra andare
contro e rompere le ns attitudini: il cattivo gusto, che rompe la cultura di massa, va in generale contro le
attitudini acquisite. Questa interpretazione chiama in causa un elemento storico: es. film con happy ending
vs film senza happy ending -> buono e cattivo gusto non sono nell’oggetto ma nel contesto del soggetto.
Pensiamo alle caratteristiche dell’oggetto: c’è qualcosa che accomuna tutti i ns esempi precedenti? Una
regola del cattivo gusto? Facciamo ipotesi:
La mancanza di armonia, caratteristica degli oggetti che si oppone alla Grande Teoria: se la bellezza
• si indentifica con armonia e simmetria, qualcosa che manca di ciò sembra essere di cattivo gusto ->
ma cosa facciamo con le Avanguardie? Inizialmente venivano definite di cattivo gusto perché
mancava loro linearità ed armonia.
Il non voler celare la finzione -> finzione che si vede, ostentata. Es. fiori finti.
• Quando parliamo di cattivo gusto parliamo anche di un dato etico: è la mancanza di un elemento
• etico. L’azienda che vende la borsa dell’ikea per 3mila dollari evidenzia una qualche mancanza
morale. Oppure le fabbriche cinesi Apple che sfruttano i lavoratori (ma noi consideriamo gli oggetti
Apple di buon gusto). Ciò ricorda Kant: la bellezza è ciò che piace indipendentemente dalle
valutazioni morali. Sembra che noi valutiamo della bellezza indipendentemente dagli aspetti etici,
ma nel caso del cattivo gusto fino ad un certo punto dobbiamo valutare anche l’aspetto etico.
Il cattivo gusto ha finalità commerciale: vendita industriale. Se si fa la riproduzione di qualcosa che
• originariamente ha la pretesa estetica e la riproduce in modo industriale, parliamo di cattivo gusto
(es. gondola nella palla). Anche in questo caso abbiamo una finzione ostentata.
Introduzione al saggio - Eco va alla ricerca delle caratteristiche strutturali del cattivo gusto. Il saggio è
contenuto in un libro sulla comunicazione di massa del 1964, volume che ha suscitato
Apocalittici e integrati,
polemiche: Eco ci è diventato professore. La società industriale in cui viviamo produce necessariamente una
cultura di massa, ma che atteggiamento deve avere l’intellettuale di fronte la cultura di massa? Uno degli
snob:
atteggiamenti più diffusi, assunto anche da parte di Eco, è quello lui non si occupa della cultura di
massa, non guarda il festival di Sanremo o se lo guarda lo critica. Eco dice che dato che la cultura di massa
non è qualcosa che è successo a caso, ma prodotto necessario ed essenziale di una società industriale in cui
viviamo, sembra che è compito di un intellettuale non snobbare questo fenomeno come se non lo
riguardasse, ma studiarlo e interpretarlo. Deve inoltre cercare di estrarre gli aspetti positivi ed innovativi che
troviamo nella cultura di massa. Infine l’intellettuale vedrà che l’opposizione tra cultura alta e la cultura di
massa abbia un rapporto dialettico e di scambio: la cultura di massa copia la cultura alta, e la cultura alta si
rifà ad oggetti della cultura di massa o oggetti di scarto (uso della spazzatura per creare opere d’arte). Eco
indaga fenomeno esemplari della cultura di massa (es. musica leggera, super eroi) e non si limita ad offrire
categorie tramite i quali distingue la cultura alta da quella di massa, ma è interessato a mostrarne le
interazioni, come le due culture (kitsch e arte autentica) vivano in un rapporto di interazione. Nel fare ciò
identifica due attitudini dell’intellettuale di fronte la cultura di massa, ma lui non si identifica con nessuna:
apocalittici
gli (snob) -> la cultura di massa che va bene per tutti e non pone limiti normativi, è il male
ottimisti
assoluto, caduta irrecuperabile, qualcosa da condannare con toni apocalittici; e gli (integrati) ->
intellettuale da salotto, quello che va nei talk show, non rifiuta la cultura di massa ma è ottimista, dice che la
cultura deve essere accessibile a tutti, non snobba la cultura di massa ma ci si integra. Il titolo del volume
si riferisce alle due diverse classi di intellettuali rispetto la cultura di massa. Oltre
Apocalittici e integrati
l’investigazione dei fenomeni tipici della cultura di massa, troviamo la riflessione sul ruolo dell’intellettuale:
Eco cerca di individuare una pozione intermedia, che non rifiuta la cultura di massa e neanche l’accetti.
– Eco parte dalla difficoltà di categorizzare il cattivo gusto: identificazione del
La struttura del cattivo gusto
problema della definizione di cattivo gusto e del problema della definizione di arte. Cos’è l’arte e cos’è il
cattivo gusto? -> tutti sappiamo cosa sia, ma se dobbiamo definirlo iniziano i problemi. Così come Hume
diceva nel caso del gusto che non possiamo inventare categorie per gli oggetti ma dobbiamo rifarci al giudizio
degli esperiti, Eco dice che nel caso del cattivo gusto non abbiamo a disposizione delle categorie pronte che
ci dicano del buono o cattivo gusto, ma ci rifacciamo del giudizio delle persone esperte di gusto.
E’ il rovesciamento della teoria kantiana di bellezza, che aveva a che fare con la finalità: forma che sembra
esser fatta apposta per il ns piacere (es. fiore che ci piace perché sembra essere finalistico rispetto al ns
apprezzamento). Il cattivo gusto, nei casi più immediati, sembra avere a che fare col contrario della finalità:
contro-finalità, fatto apposta per non piacerci,
è una sproporzione, qualcosa che appare fuori luogo, ci
dispiace perché contraddice le ns aspettative, contro le ns abitudini. La contro-finalità è il fuori luogo:
intuitivo
abbigliamento, frase. Il ns riconoscimento del cattivo gusto sembra essere (es. qualcuno che
racconta una barzelletta al funerale). Oppure quando usiamo espressioni eccessivamente forti in contesti che
non lo chiedono: in questi casi il cattivo gusto è identificato come assenza di misura. Qualcuno che fa
osservazioni fuori luogo, è qualcuno che non si sa misurare; così come un colore che stona rispetto ad altri
colori è anch’esso una mancanza di misura. Il problema che abbiamo è che in questi casi il cattivo gusto è
assenza di qualcosa, salvo definire le regole di questa misura. Qual è la misura che fa il buon gusto? Regole
che variano storicamente, culturalmente etc. Ci sono cose che sembrano istintivamente di cattivo gusto: es.
sculture funerarie in un cimitero -> quando Canova fa sculture neoclassiche sull’idea della morte esse non
erano fuori misura, ma ci appaiono oggi fuori misura perché rifarle nello stesso modo sarebbe qualcosa di
L’essere fuori misura è storico:
fuori misura. funziona fino un certo punto, ma rifarlo successivamente è di
cattivo gusto. Nessuno dice che le piramidi sono di cattivo gusto, ma se il presidente della repubblica vuole
farsene costruire una per la sua morte quella è di cattivo gusto. La mancanza di misura non è caratteristica
dell’oggetto, ma il voler imporre qualcosa al soggetto che fruisce dell’opera.
prefabbricazione imposizione dell’effetto.
Eco fa la prima definizione effettiva del cattivo gusto in arte: e Es.
film eccessivamente sentimentale, in cui vediamo l’ostentazione del sentimento; vs film di buon gusto in cui
viene lasciato allo spettatore lo spazio di avere le sue reazioni -> quando le reazioni vengono imposte
abbiamo il cattivo gusto. Il gusto dovrebbe avere a che fare con l’autonomia del soggetto: ognuno
autonomamente ha il proprio gusto e deve svilupparlo. Abbiamo il buon gusto quando il soggetto è libero di
quando l’opera prepara al soggetto la valutazione, prescrivendo al
esprimere la propria valutazione;
soggetto di piangere/ridere, l’opera è di cattivo gusto. E’ l’imposizione dell’effetto: un’opera vuole a tutti i
costi produrre un certo effetto nello spettatore.
Giesz
Termine di derivazione tedesca. suggerisce una storia sull’etimologia del kitsch da sketch. Altra
kitsch:
possibilità: il termine ha etimologia incerta, ma si rifà a qualcosa che è di poco prezzo ma ambisce a sembrare
di esser di valore maggiore.
– Quali elementi di stile possiamo categorizzare come kitsch? Eco ci fa un esempio e riporta
Stilistica del kitsch Killy:
un brano di un autore tedesco egli prende insieme sei autori per creare un risultato kitsch. Leggendo il
brano ci sembra subito di cattivo gusto: la caratteristica dei pezzi è quella di provocare un effetto
sentimentale -> sembra che i brani siano accomunati dalla volontà di provocare un effetto, preconfezionato.
Il brano in modo ostentano vuole produrci una reazione sentimentale. Ciò che conta non sono i contenuti,
ricerca esasperata dell’effetto sentimentale.
ma la Gli autori ricorrono ad espressioni già viste, che sappiamo
già emotivamente che richiameranno determinati sentimenti; o espressioni che richiamano un
sentimentalismo esagerato (es. vento, notte, mare). Vengono ulteriormente caricati gli elementi: es. mare
incantato, mani del vento -> elementi che creano il kitsch. Un’opera di buon gusto non ha bisogno di ciò, ci
fa intuire e mette voglia di farci scoprire qualcosa: non ci mette davanti un piatto pronto come questo! E’ la
tecnica della ridondanza: la ripetizione, accumulazione di parole che sono superflue, non servono a niente,
devono sol creare un effetto preconfezionato al lettore.
Il kitsch come una forma di menzogna artistica (finzione ostentata): anche se buona parte dell’arte è
menzogna (es. Platone) questa è una duplice menzogna perché è la menzogna artistica -> menzogna della
Broch
menzogna. definisce nel sistema dei valori estetici il kitsch
il kitsch come il male nel sistema di valori:
è il male, l’estremo negativo. Altro termine tedesco è sostituto, surrogato: ritorna l’elemento della
ersatz,
contraffazione, qualcosa che rimpiazza e sostituisce una reale esperienza artistica -> surrogato
dell’esperienza estetica. Kitsch è cibo ideale per un pubblico pigro: definizione completata facendo
pubblico pigro,
riferimento alla ricezione -> la prefabbricazione dell’effetto è creata per un che vuole avere
la pretesa di godere dell’arte ma troppo pigro per intraprendere quel processo di scoperta che ha a che fare
col bello vero, e si accontenta di un bello già preconfezionato. Elemento etico: il pubblico vuole l’esperienza
estetica senza faticare. Questo pubblico vuole gli effetti senza prendersi carico delle cause, vuole il prodotto
piccolo borghese
finito e il sentimento esposto senza fare sforzi. Il imita le attitudini dell’aristocrazia, ma non
ha né mezzi materiali né spirituali/conoscitivi, e si accontenta del prodotto già masticato, credendo di star
godendo di un’esperienza originale. Es. guardare una telenovela commerciale, non è necessariamente di
cattivo gusto ma il problema nasce quando guardo la telenovela e la scambio come un qualcosa che ha valore
estetico: quando apprezzo quei sentimenti, che mi vengono presentati, apprezzo la mia capacità di
apprezzarli, apprezzo me stesso come soggetto che è in grado di fruire di un’esperienza estetica. Ciò ricorda
Kant: solo gli esseri umani percepiscono la bellezza e quando io provo piacere per la bellezza, in realtà provo
piacere perché faccio pare di una comunità umana. Il kitsch funziona secondo questo medesimo
meccanismo: io apprezzo non la telenovela, ma di esser in grado di godere di quei sentimenti, come se fosse
il segno di una mia competenza estetica. Ma io non riconosco ciò come se fosse surrogato! E’ solo qualcosa
che si spaccia come vera arte. Se guardo una telenovela, dal lato del soggetto non c’è cattivo gusto, ma solo
nel momento in cui io cado nella finzione, ossia quando guardo la telenovela e credo sia una produzione
artistica autentica.
Se il kitsch è il surrogato dell’arte e dell’esperienza estetica per un pubblico che non vuole impegnarsi, sembra
che esso ha a che fare con la cultura di massa e di consumo. E’ qualcosa che è stato prodotto per essere
prodotto della cultura di massa, consumo
digerito ed espulso. Tipicamente è il che ha a che fare col
immediato: ciò richiama al gusto corporeo e spirituale (es. chi mangia al Mec e lo considera un vero
ristorante, perché non vuole provare gusti più sofisticati -> il problema è di chi mangia al mec e crede di star
mangiando vero cibo).
Ripasso -> Aspetti del kitsch: Eco lega il kitsch alla prefabbricazione e imposizione di un effetto. Avvicina
questa nozione a termini come o kitsch come forma di menzogna artistica. Dato che l’arte
surrogato ersatz:
può essere considerata una forma di menzogna, il kitsch è una menzogna doppia, che pretende e finge di
essere arte -> menzogna della menzogna. A ciò seguono osservazioni sociologiche: Eco parla di kitsch come
surrogato alle esigenze di fruizione di un pubblico di massa, che è pigro e desidera convincersi di star fruendo
del bello ma non vuole faticare concettualmente e si accontenta di un prodotto surrogato e semplificato,
prefabbricato in cui viene solo l’effetto. Il pubblico è di fronte ad un effetto prefabbricato di facile consumo,
cui non è richiesta nessuna capacità particolare. Da gusto, come qualcosa di autonomo nel ‘700, diventa di
fruizione di massa: non importa che il soggetto sviluppi il proprio gusto, ma si forniscono prodotti da
consumare -> Eco la chiama cultura di massa e cultura del consumo.
Ricorda il contesto del saggio: raccolta di Eco Eco riflette sul ruolo degli intellettuali di
Apocalittici e integrati.
fronte la cultura di massa, distinguendoli in due categorie. Eco non si identifica con nessuna delle due
categorie: non rifiuta a priori la cultura di massa e non vuole abbracciarla. Sembra che si identifichi con
l’apocalittico, con concezione dispregiativa della cultura di massa (parla di un pubblico pigro), ma vedremo
che le cose cambieranno: la definizione di kitsch è per Eco insoddisfacente.
Pg. 69 Eco sostiene che in realtà gli aspetti di fruizione e godimento immediato sono tipici dell’arte: l’arte
vuole produrre effetti nel pubblico. Il kitsch non è tanto un imbastardimento dell’arte, ma il figlio naturale
dell’arte. Ma le cose stanno in modo complesso: se distinguiamo arte autentica e vera e kitsch sulla base
dell’idea che il kistch voglia imporre effetti mentre l’arte sia qualcos’altro, parliamo d una nozione di arte che
contesto storico.
non tiene conto del Per noi contemporanei c’è l’idea l’arte sia qualcosa di elevato, che
l’artista crei indipendentemente dalle reazioni del pubblico (artista sovrano che non si piega alle decisioni del
pubblico); mentre l’idea che il fine dell’arte sia la produzione degli effetti lo troviamo nella concezione greca
dell’arte. Ricorda che Aristotele quando parla della poesia (tragedia) sostiene che il fine della tragedia è di
provocare effetti, suscitare emozioni (paura e compassione) con le quali ci si possa identificare in modo da
depurare le ns passioni (catarsi). Secondo questo concetto per cui il kitsch altro non è che l’imposizione di un
effetto, sembra che Aristotele difenda il kitsch (arte che produce effetti col quale il pubblico di identifica).
Contrapporre l’arte al kitsch sulla base dell’idea che esso ha a che fare con la produzione immediata di effetti
significa richiamare un concetto astorico dell’arte: in altri contesti storici (tra i quali la concezione aristotelica)
l’arte fa esattamente quello! Non possiamo opporre arte e kitsch.
Eco dice che, se guardiamo alcuni contesti, l’ar
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