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Valeriano Bozal – Il gusto

Introduzione + cinque capitoli: autonomia (nascita del gusto e autonomia del soggetto), facoltà (quale è la facoltà del gusto), piacere (gusto e piacere), rappresentazioni (il gusto non è legato all’oggetto ma alla nostra rappresentazione di esso), categorie (quali sono le categorie di gusto).

Introduzione: vastità

Bozal nota come il termine gusto abbia un’estrema vastità: si parla di molte cose. Gusto è polisemantico.

Quando parliamo di gusto possiamo intenderne uno personale, oppure di una collettività (es. barocco, inglese). Ambiguità e ambivalenza: gli oggetti del gusto sono cose che sembrano non avere niente a che fare l’un l’altra. Con riferimento a gusto individuale, non ci limitiamo a dire quale sia il suo gusto, ma tendiamo a dare anche una valutazione rispetto al gusto e diremmo che il gusto di x è buon gusto o cattivo gusto. È difficile parlare del gusto di un’altra persona senza giudicarlo.

Se il gusto è qualcosa di così vasto, come si può studiare?

  • Studio empirico su come usiamo il termine gusto;
  • Studiare il gusto può essere interessante: la creazione di collezioni private, è difficile spiegare senza riferimento ad un gusto, che è collezione di oggetti che rappresentano il gusto di una certa persona;
  • Recupero di forme del passato: spesso le forme usate nel passato ritornano. Ricorda il Neoclassicismo, l’arte greca torna nel Settecento.

È difficile fare una normativa del gusto e stabilire regole/criteri. Bozal si riferisce a Hume: ai giorni nostri è difficile parlare di una regola del gusto, ma abbiamo anche la concentrazione sul cattivo gusto. Nonostante Kant definisse il gusto in riferimento al piacere/dispiacere, parla sempre del piacere, ma non sul dispiacere, che esistono come limite di quelli positivi. Sia dal punto di vista della pratica artistica, sia della riflessione teorica, il concetto di cattivo gusto diventa centrale. Gli artisti useranno esplicitamente oggetti di cattivo gusto, es. arte contemporanea. Il gusto e il cattivo gusto sembrano così essere qualcosa di obsoleto, perché è entrato nei meccanismi del mercato.

Bozal unisce la prospettiva storica, fasi che portano alla formazione della nozione moderna di gusto, alla prospettiva teoretica, che si articola nella struttura del libro. Noi colleghiamo il gusto al piacere, collegamento stretto tra la capacità di giudicare oggetti/rappresentazioni/fenomeni naturali, e il nostro sentimento di piacere, ma il bello e la bellezza non sono gli unici predicati possibili. Se esprimiamo giudizi con caratteristiche estetiche, non usiamo solo bello ma anche altri predicati, e tra questi il più importante è il sublime. I molti tipi di predicati si evolvono storicamente e sono in relazione reciproca, che si modifica nel corso della storia.

La problematicità compare dall’introduzione di Bozal:

  • C’è una non chiarezza, molteplicità di sfumature di significato di bello;
  • In virtù dell’ambiguità, la nozione di gusto è ampiamente usata in estetica.

Bello e valutazione

Lo usiamo in senso ampio per designare le preferenze di una collettività o un individuo. Quando si parla di gusto individuale è frequente associare all’aspetto estetico del gusto, una valutazione: è buono o cattivo gusto, non siamo mai neutrali. Tutto ciò si riferisce a ciò che Kant chiama giudizio sul bello e non sul gradevole, perché qui non parliamo di buono o cattivo gusto a riguardo delle sue preferenze, es. alimentari. Ciò che ha a che fare con gli aspetti culturali, il nostro attribuire un gusto, è solitamente collegato ad un aspetto valutativo: parliamo di buono o cattivo gusto. Per quanto riguarda la collettività, il riferimento ad un cattivo/buono gusto è meno presente, es. gusto inglese, francese, borghese. In questo caso possiamo anche parlare di cattivo gusto di certe collettività, e buono gusto di altre.

Data l’estensione di utilizzo del termine gusto, è difficile parlare di criteri del gusto a priori, ossia formulare delle categorie di gusto. Bozal dice che il gusto è un fenomeno che possiamo studiare empiricamente: non esiste una regola del gusto, ma la possibilità di trovare criteri empirici, ossia sulla base di osservazione e studio, ciò che costituisce il punto di incontro delle preferenze degli individui. Se vogliamo studiare empiricamente le farfalle, facciamo una catalogazione, ma ciò sarebbe audace: se parliamo del gusto di un’epoca e lo cataloghiamo dobbiamo considerare molte cose. L’arte di avanguardia, rifiutando gli elementi classici della bellezza, rifiuta elementi che stanno tornando.

Il gusto è soggetto alla mutevolezza storica. Nella storia del gusto vi sono resurrezioni: il gusto di un’epoca può indebolirsi e tramontare, per poi ritornare, es. ripresa neoclassica.

Data l’estrema flessibilità, è impossibile stabilire e discutere di un criterio del gusto, che era invece il titolo del saggio di Hume. Per Bozal siamo consapevoli che sia qualcosa di estremamente difficile da trovare una regola del gusto, ma è qualcosa di cui non ci occupiamo più: è strano da parte di uno studioso, cercare di formare un criterio universale del gusto. Il criterio del gusto è qualcosa fuori luogo. Ma anche il cattivo gusto sembra tornare ad essere qualcosa di obsoleto. Abbiamo un uso da parte di artisti stessi di elementi che sono tradizionalmente associati al cattivo gusto, es. contrasti forti di colori, ma che sono parte acquisita della nostra visione dell’arte. Se gli artisti usano elementi di cattivo gusto, il cattivo gusto si è trasformato in alta cultura.

È il rapporto dialettico tra kitsch e arte autentica, cosa che tratterà Umberto Eco: non è solo il kitsch che ruba dall’arte autentica, es. avere la Monna Lisa sul cuscino del divano, ma anche i materiali di cattivo gusto, es. rifiuti, recuperati nell’ambito dell’arte autentica. Sembra che la distinzione tra gusto e cattivo gusto sia debole: se gli artisti e le persone di cattivo gusto si servono di oggetti di buon gusto e di cattivo insieme, le categorie diventano labili. Così non c’è più senso a parlare di gusto.

Il kitsch: l’uso di stili che sono stati definiti all’epoca come cattivo gusto, hanno avuto una funzione rivoluzionaria di ribellismo e opposizione al gusto borghese. Ricorda l’arte delle avanguardie, che condivide col kitsch l’opposizione al buon gusto, l’ordine, la bellezza, categorie tipiche del gusto borghese. Uno dei primi tratti dell’integrazione alla società borghese, è il buon gusto, es. vestiti, casa, automobile, arredamento. Ci fu un periodo dove l’uso di elementi al limite tra buono e cattivo gusto, o esplicitamente di cattivo gusto, hanno avuto funzione di rottura culturale, sociale e politica. L’uso di elementi scioccanti ha avuto una connotazione di frattura rispetto alla società borghese, identificata col buon gusto.

La rottura rispetto alle norme morali e estetiche della borghesia, è rientrata nei meccanismi di mercato della cultura di massa. C’è un nesso tra la trasformazione dell’idea di gusto, che sembra essere una problematica astratta, e l’avvento della cultura di massa. Se fino ad un certo periodo le regole del buon gusto erano prodotto dell’élite culturale politica, alta borghesia, aristocrazia, classi dominanti, oggi esse non derivano dall’élite ma fanno parte di processi di comunicazioni di massa, es. uso dei social network. Le dinamiche sono radicalmente cambiate: il gusto non è più qualcosa che cerchiamo di copiare dall’élite dominanti, ma è qualcosa che troviamo sui social media, diventato di massa che neanche ce ne accorgiamo.

Si perde così l’aura elitaria: Bozal cita Benjamin nel saggio L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Fino all’inizio del Novecento una delle caratteristiche fondamentali dell’opera d’arte è l’aura, unicità: c’è una sola Gioconda di Leonardo, qualcosa di magico che trasmette potere, prestigio. L’elitarietà dell’opera d’arte si trasmetteva e rifletteva nel prestigio di chi la possedeva. Ma ora quest’aura, con l’avvento delle tecniche di riproduzione di massa, viene meno: possiamo avere quante Gioconde vogliamo. Ciò implica il venir meno dell’aura elitaria, ma anche dell’effetto magico che l’opera d’arte ha su chi la possiede.

Dato che tutti questi aspetti sono collegati al gusto, canoni esemplari, se gli oggetti che incarnano una certa idea di gusto non sono più in grado di farlo perché hanno perso l’aura, essi perdono anche la caratteristica del buon gusto? Potrebbero, ma ciò significherebbe generare il relativismo: se rinunciassimo a cercare criteri empirici riguardo al gusto, diremmo che il bello non esiste e resta solo il gradevole. Così qualunque opera d’arte è sullo stesso piano di qualsiasi altra.

Bozal separa il buon gusto come elemento tipico della borghesia dal cattivo gusto popolare, es. contadino che imita il borghese, e dal cattivo gusto intellettuale-progressista, ciò che oggi definiamo coloro radical chic che per non identificarsi con la massa adottano gusti opposti alla massa, che quindi sono caratterizzati come cattivo gusto, rispetto al gusto medio. Ma abbiamo ancora confini di questo tipo? Se non le abbiamo, che senso ha parlare di buono e cattivo gusto? Basta uscire per strada e capire che siamo ancora in grado di identificare buono e cattivo gusto, in base al vestiario delle persone e giudicare la loro classe sociale, ma è labile.

Nel momento in cui a questo livello, del gusto intellettuale-progressista, alta moda, si ha il recupero di elementi che sono stati prodotti a questo livello, di cattivo gusto, questo recupera questo, essi vengono usati da determinate persone. La persona borghese, per potersi dare un’aria più speciale e interessante, è invitata a usare degli elementi, accessori, vestiti prodotti dall’alta moda, che tuttavia riprendono elementi del cattivo gusto popolare. Ecco la stratificazione di aspetti diversi e opposti. Ciò che Bozal si chiede è se la persona, che appartiene al livello borghese, che usa il vestito di Moschino che riprende il cattivo gusto popolare, è consapevole di star partecipando ad una parodia del cattivo gusto o quel vestito gli piace perché quella persona ha cattivo gusto?

Autonomia

Il gusto è una parola che usiamo per parlare di fenomeni molto diversi: Bozal propone di richiamare l’attenzione sul XVIII secolo. La discussione del gusto parte dal XVIII secolo: non è casuale ciò, ma coincide con il progetto della modernità. Il progetto della riflessione filosofica si sovrappone alla modernità.

Questione dell’autonomia: abbiamo l’affermazione dell’autonomia del gusto rispetto a qualunque altro criterio estraneo. Ricorda come fino al Seicento/Settecento la stessa condizione sociale dell’artista fosse diversa da quella a partire dal Settecento: è la preistoria dell’Estetica. Infatti non esisteva l’idea dell’arte per l’arte: non esisteva il termine techne, di arte come arte bella, ma che comprende anche medicina, scultura, capacità di costruire fortificazioni: sono tutte arti. Arte è processo finalizzato a produrre secondo regole, e l’artista non aveva un ruolo privilegiato perché non esisteva l’arte per l’arte.

Il fatto che per noi esista una classe di oggetti ed esperienze estetiche in cui il gusto e il piacere hanno valore in quanto tale, è ovvio; ma ricorda che questo è il risultato di un’evoluzione storica recente. Un quadro non viene più valutato se rappresenta qualcosa, ma per le sue qualità estetiche: la gradevolezza. Se l’opera ci piace, ciò è sufficiente. È l’autonomia dei criteri del gusto.

Abbiamo il legame con la nascita dell’Estetica. Vattimo diceva che per studiare la nascita dell’Estetica, bisogna interrogarsi sul ruolo sociale e culturale dell’arte: ora noi vediamo il diventare autonomo del gusto. L’opera deve interessare ed essere gradevole indipendentemente dai contenuti che essa vuole trasmettere. Es. una pittura a tema religioso diviene altrettanto valida e degna della pittura di un paesaggio. Ricorda che prima del Seicento non si facevano pitture di paesaggi, perché l’obiettivo era di raccontare una storia religiosa o storica.

La pittura di paesaggio non sembrava trasmettere una storia, contenuto interno, ma nei primi casi di pitture di paesaggio vi era sempre una storia: ricorda i quadri dal vasto paesaggio e due piccole figure umane, prime testimonianze di pittura di paesaggio, dove c’è l’esigenza che l’opera d’arte debba raccontare una storia, piccole figure umane che altro non sono che un pretesto affinché il pittore disegni un paesaggio. Questa pittura è il punto di passaggio tra un’arte che non è ancora autonoma, fino ad arrivare a una pittura di paesaggio, arte autonoma, che può piacere o non piacere indipendentemente dal suo contenuto.

Cresce l’importanza di categorie che fino ad allora erano state assenti: la categoria dell’interessante. L’opera può anche trasmettere dei contenuti, ma noi abbiamo la pretesa che l’opera piaccia a prescindere dai contenuti. È la nozione kantiana di disinteresse: il giudizio di gusto è un giudizio che non tiene presente, ma che astrae, gli elementi morali e conoscitivi. Se reputo bello un quadro perché trasmette contenuti morali, il mio giudizio di gusto non è puro ma corrotto: non valuto l’opera nella sua autonomia, ma in base a criteri estranei. Qui la pratica artistica e la funzione sociale e culturale dell’arte vanno di pari passo con la riflessione filosofica ed estetica sull’arte stessa: autonomia di gusto e disinteresse del giudizio di gusto.

Bozal dice che nel Settecento si stabilisce una categoria di gusto come autonoma, ma che prima di allora esisteva, solo mescolata ad altri criteri, così come sono diventati grandi gli uomini stessi. È il progetto di una società basato sul riconoscimento dell’autonomia dell’individuo: dal Settecento l’essere umano, es. dichiarazione dei diritti dell’uomo in Francia, non ha più valore in quanto appartiene a una determinata comunità, religione, classe politica ma ha valore in quanto è essere umano: è l’autonomia del soggetto.

L’idea dei diritti umani che oggi usiamo, è un’idea che nasce adesso: gli esseri umani hanno diritti in quanto tali. Ciò serve a mostrare la connessione tra l’autonomia del gusto e il progetto della modernità: autonomia del soggetto e indipendenza del gusto. Ricorda Kant: quando rimuoviamo da tutto ciò che ci rende questo particolare individuo, parlerò con una voce universale. La bellezza è qualcosa che vale solo per gli esseri umani e del loro desiderio di autonomia.

L’autonomia del gusto è parte del processo dell’affermazione dell’autonomia del soggetto, di cui il gusto è uno degli elementi fondamentali.

Il cambiamento che avviene nel Settecento porta con sé paradossi: es. universalità soggettiva in Kant. Bozal insiste su tre problemi fondamentali:

  • I Disastri della guerra di Goya: che tipo di evoluzione estetica è l’emozione estetica suscitata da elementi non piacevoli? Di fronte a questi quadri è difficile dire di provare un sentimento di piacere, ciò sembrerebbe cinico. Ma al tempo stesso siamo in grado di formulare giudizi di gusto e dire che ciò è un capolavoro. È il problema dell’emozione estetica suscitata da elementi non piacevoli. Prima dell’autonomia del gusto, non avremmo avuto questo problema: la nostra sensazione estetica sarebbe determinata da elementi morali;
  • Vi è uno scollamento tra predicati estetici, termini che usiamo in Estetica, e le categorie artistiche. Abbiamo il sublime ed il terrificante, ma entrambi i concetti sfuggono al discorso dello storico dell’arte. Nota gli esempi di opere che, per essere comprese, hanno bisogno del ricorso a categorie che non sono artistiche. Se parlo di sublime morale o parlo di terrificante, parlo di categorie estetiche, ma non artistiche. Ma al tempo stesso uno storico dell’arte non può spiegare le opere senza fare riferimento a quei criteri. Abbiamo opere artistiche che si servono di categorie non artistiche, che fanno parte del significato artistico di quell’opera. L’opera d’arte è importante come espressione riuscita di sublime terrificante, di Füssli, ma non fa riferimento a categorie della storiografia artistica, anche se lo storico dell’arte vi deve fare riferimento altrimenti non le capisce e non le può spiegare;
  • Il gusto persiste al di sotto dei cambiamenti stilistici, che non bastano a dar conto di fenomeni di mutamento dell’arte. Trasformazioni e mutamenti tra epoche dell’arte non si possono spiegare in termini di stile, es. passaggio dal gusto barocco al neoclassico, che continua a contenere elementi di barocco, e il barocco continua ad esserci, anche se lo stile è cambiato. Pensa alle avanguardie contemporanee con tanti stili diversi e persistenze di gusto, ma negative: rifiuto della concezione classica della bellezza. Il gusto è un sistema di preferenze individuale o collettivo.

Bozal offre una definizione in generale di gusto: quali sono le caratteristiche del gusto? Ecco Kant: esso è immediato perché noi non abbiamo bisogno di argomentare, e ha pretesa di universalità nei suoi giudizi. Nel gusto è compreso il piacere.

Questione della negatività estetica

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

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