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La nascita dello studio filosofico sul gusto

La nascita dello studio filosofico sul gusto è di stampo moderno e risale all'inizio del Seicento. Con giudizi intendiamo giudizi che non parlano solo dell’oggetto ma anche del soggetto. Possiamo di gusto parlare anche di quando esso comprende la mancanza di un elemento etico, giudizio del cattivo gusto, ma non estetico.

Introduzione all'estetica

Gianni Vattimo è il più famoso filosofo italiano vivente. Il libro "Introduzione all’estetica" viene pubblicato nel 1977 come introduzione dell’antologia "Estetica moderna". La parola estetica proviene dal greco aisthesis, ossia atto della sensazione, percezione. Si fanno risalire all’estetica tre concetti fondamentali: bellezza, sensazione e arte.

Struttura del libro

Il libro può essere diviso in due settori:

  • Prg. 1-8: La preistoria dell’estetica, cioè ciò che viene prima dell’estetica in quanto tale, ovvero da Platone al 1750;
  • Prg. 9-16: La storia dell’estetica, ossia gli elementi di teoria. Qui l’estetica viene trattata come istituzione vera e propria, dal 1750 ad oggi.

Origini dell'estetica

Si parla di 1750 poiché è l’anno in cui venne pubblicata l’opera del filosofo tedesco Baumgarten, fondatore della disciplina. Tuttavia, per quanto l’estetica venga da lui introdotta come qualcosa che prima non esisteva, il filosofo si rifà a concetti che già esistevano nella tradizione. Egli definisce l’estetica in tre modi principali:

  • Scienza della conoscenza sensibile;
  • Teoria delle arti liberali;
  • Arte del pensare in modo bello.

Si parla quindi dell’estetica come una disciplina connessa alla modernità. Si fa risalire la nascita dell’estetica filosofica al momento in cui la figura dell’artista risulta definita in maniera stabile e moderna (pratica sociale dell’arte). È una trasformazione molto lunga che ha inizio nel Rinascimento; la trasformazione del ruolo dell’artista culminerà nel ’700.

Il ruolo dell'arte e del museo

Già prima del 1750 c’erano riflessioni sul sensibile, sull’arte e sul bello, ma mancava la definizione moderna di arte come arte bella. Infatti, prima la connessione fra nozione di arte e nozione di bellezza non esisteva, poiché nell’antichità non si costruivano monumenti per essere ammirati, né si dipingevano quadri per essere contemplati, in quanto “belli”. Essi avevano solitamente funzioni religiose, rituali, o semplicemente erano nell’interesse di un committente privato.

Un altro elemento che, secondo Vattimo, è ricollegabile alla trasformazione culminata nel ’700, è la nascita del museo. Ovvero, rispetto alle raccolte di privati che esistevano in precedenza, con i musei moderni si punta non più a riprodurre l’interesse di un singolo individuo ma ad una qualità estetica generalissima che vada a mirare sull’interesse di molte persone. Da questo momento si riconosce all’arte un elemento di autonomia, ovvero di importanza in quanto tale: un quadro è importante non per quello che rappresenta, ma proprio perché è un quadro.

Relazione fra arte e realtà

L’idea platonica secondo cui ogni cosa reale provenga da un’idea: l’idea è verità; la realtà materiale dipende dall’idea. Ad esempio, posso sapere ogni caratteristica del tavolo, ma questo non vuol dire che io sappia cosa è, so cosa è dal momento in cui ne ho un’idea. Per questo motivo la rappresentazione della realtà materiale, ossia l’arte, è una copia della copia. Secondo Platone l’uomo fa un’esperienza della verità che c’è stata già prima: se si vuole conoscere la verità non si può guardare l’opera ma si deve guardare l’idea. L’arte e il suo potere di apparire esteticamente creano un effetto destabilizzante.

Condanna platonica e nozione di arte

Condanna platonica per comprendere la nozione di arte nell’antichità:

  • Essa ci allontana dalla verità, è di contrasto alla conoscenza;
  • Ha un ruolo destabilizzante ed eversivo rispetto alla necessità di avere una polis ordinata.

Ricorda che la cultura greca si stava trasformando: si passa dal mito alla ragione. La mitologia non è qualcosa da prendere come verità ma c’è la necessita di un’interpretazione razionale.

La conseguenza è che l’arte non ha valore in quanto tale ma ha valore per la funzione che esercita per il cittadino e la comunità: es. educativa, pedagogica, religiosa, ma senza qualità estetica. Per i moderni l’arte vale in quanto tale: è l’autonomia dell’arte. Essa ha qualità estetica perché connessa con la bellezza tramite identificazione (l’arte è bella), o opposizione (rifiuto dell’ideale di bellezza delle avanguardie).

Pg. 20 Platone parla della bellezza nei dialoghi non in contesti in cui si parla di arte. Ne Simposio e Fedro la bellezza ha a che fare con la dimensione ontologica dell’essere: l’essere è bello in quanto divino, partecipante ad idee, universo ordinato secondo le idee (proprietà del cosmo). Inoltre vi è la bellezza in senso etico, bello e buono: bellezza morale. L’arte è concepita in funzione negativa.

Arte e tecnica

La mancanza di un legame tra le arti, che non sono connesse tra loro, e la bellezza appartiene a Platone, e vale da Platone fino al Medioevo. Per noi arte è riservata alle arti belle: se un piatto è un’opera d’arte usiamo la parola in senso traslato, ma per dare giudizio di valore positivo. La parola greca techne, copre sia le tecniche (falegnameria, medicina) sia le arti. Techne è produzione secondo regole pratico/creativo e non teoretico: ogni creazione che segue regole è chiamata techne nell’antichità.

  • Arti servili o meccaniche: Hanno a che fare con la manualità, manipolazione fisica della realtà. Sono arti proprie dei servi (pittura, architettura, scultura);
  • Arti liberali: comprendono l’esercizio di natura intellettuale. Sono arti degli uomini liberi.

Questa distinzione dice che il lavoro manuale è qualcosa di indegno, che facciamo per necessità: sono i servi ad occuparsi delle necessità fisiche della sopravvivenza, mentre l’uomo libero ha il privilegio di non doversi occupare delle cose manuali, e può occuparsi di arti più nobili. Questa distinzione non ha niente a che fare con la nostra concezione di arte! Inoltre c’era l’idea che la poesia fosse frutto di un’ispirazione divina e non fosse produzione secondo regole: se il poeta crea in virtù di un’ispirazione, non segue regole e allora essa non è un’arte.

Capiamo il ruolo sociale dell’artista: se lo scultore produce una statua, egli è come un servo e fa qualcosa di indegno per un uomo libero. Gli artisti erano anonimi perché erano considerati come artigiani: es. Fidia non godeva di considerazione sociale superiore. La statua non ha importanza per chi l’ha prodotta, ma per il risultato finale.

Metafisica del bello

Metafisica: teoria dell’essere. La mancanza di legame tra arte e bellezza: il bello è metafisico. Cosa è bello? È l’universo, il cosmo perché partecipa della divinità. I tratti di questa bellezza sono simmetria e luminosità. Ciò che è simmetrico, proporzionato, ordinato è bello: es. ordine, che ha un aspetto etico. La moralità è cosmo, un corretto ordine tra le diverse parti della nostra anima.

Platone dice che l’anima è divisa in parti e ognuna parte deve fare il suo mestiere: es. la parte irascibile ha un ruolo, ma essa non deve dominare l’anima, deve sottostare al dominio della ragione. Armonia del cosmo è armonia dell’anima: la nostra anima deve rispecchiare l’ordine del cosmo. Vi è l’idea che vi siano rapporti numerici tra le parti del cosmo, così anche nella nostra anima: ciò è presente nel Classicismo, ossia l’idea di simmetria e proporzione, elemento fondamentale della bellezza.

Cosmo, universo, che esiste e partecipa, è ordinato secondo principi divini. Secondo Platone la creazione è un insieme ordinato secondo idee, e in quanto ordinato è anche bello. La nostra anima deve partecipare e rispecchiare questo ordine: connessione aspetto metafisico e aspetto etico della bellezza.

Il bello è metafisica, è proporzione o simmetria, oppure è presentato come splendore, luminosità. Questi attributi verranno presi dalla cultura cristiana: es. chiesa/rappresentazione del divino. Fino al Medioevo manca la nozione di arte bella, che nasce a partire dal Rinascimento insieme al sistema delle arti belle.

Arte e struttura

Aristotele concepisce l’arte come mimesis, ma una techne che ha a che fare con l’imitazione della natura. La produzione è secondo regole, ma cerca di imitare la produttività organizzata della natura secondo principi, che per la natura sono nascita, crescita, riproduzione e morte. Conosciamo questi principi tramite il metodo scientifico. Intendiamo imitazione in due sensi:

  • Ristretto, l’arte ha a che fare con la rappresentazione della realtà. Il dipinto cerca di imitare qualcosa che esiste realmente;
  • Ampio, l’imitazione della natura è una produzione finalizzata. L’arte deve essere una produzione secondo regole e finalizzata a qualcosa come un organismo, che è composto da parti con ruoli che non si spiegano se non come riferimento all’organismo stesso. L’organismo è una produzione organizzata (es. organi interni). Le opere d’arte hanno parti in cui ogni parte ha una funzione e ruolo da svolgere, devono avere un fine.

L’imitazione porta al concetto aristotelico di verisimiglianza: l’arte non riproduce la verità, ma qualcosa di simile alla realtà, che non è ma che potrebbe essere. Aristotele riscatta l’arte dalla condanna platonica, le dà un ruolo positivo. Per Platone l’arte è condannata perché allontana dal vero e turba l’armonia dell’anima: con Aristotele:

  • L’arte non allontana dal bello, ma è concepita come organismo e riproduce la verità della natura. La Poetica di Aristotele si occupa della struttura e dei fini della tragedia per essere verosimile: una tragedia fatta ad imitazione della natura non può avere elementi casuali e gli avvenimenti devono essere necessari. Essa deve riprodurre qualcosa che poteva essere nella realtà e deve seguire delle regole, avere la struttura come un organismo;
  • L’arte non turba l’armonia ma fa il contrario. Con catarsi intendiamo la purificazione delle passioni, ottenuta tramite il ricorso di pietà e terrore. Nella tragedia ciò che succede è l’identificazione nella storia, quindi le passioni vengono purificate, razionalizzate perché proviamo pietà ed empatizziamo, riconoscendo nello svolgimento della tragedia qualcosa di necessario. Così la morte dei personaggi viene riconosciuta da noi come qualcosa di necessario, perché le cose dovevano andare così. Essa ci insegna qualcosa sulla realtà e su noi stessi perché ci fa provare passioni con ruolo pedagogico, di insegnamento. La natura è ordinata, essa stessa è techne e produzione secondo regole: le arti devono imitare la natura nel produrre secondo regole.

Aristotele riscatta la tragedia dalla condanna platonica: la poesia è più filosofica della storia perché non ci allontana dal vero e ci fa conoscere le leggi di funzionamento del mondo umano. La storia è il regno del contingente, come le cose sono andate, la poesia è il regno di come le cose devono andare o dovevano.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher claudia.caleca495 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Siani Alberto Leopoldo.
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