David Hume: La regola del gusto
Empirismo vs razionalismo
Empirismo, dal greco empeiría, è la posizione filosofica secondo cui la fonte unica o principale della conoscenza è l'esperienza: noi facciamo conoscenza tramite l'esperienza dei nostri cinque sensi.
Razionalismo, opinione filosofica secondo cui la fonte unica per la nostra conoscenza è la ragione.
Le visioni sono molto diverse del mondo e della realtà: gli empiristi dicono di conoscere solo ciò che possono vedere, toccare e sentire perché ne hanno esperienza diretta. Del resto, di ciò che accade nella nostra testa non possiamo farne esperienza (es. concetto matematico, idea). Il modello dell'empirismo è il modello delle scienze sperimentali: quando facciamo un esperimento, lo scienziato osserva la natura e attinge alla conoscenza tramite la sperimentazione, osservazione empirica tramite l'esperienza.
Il razionalismo dice che i sensi ingannano: ricorda l'esempio del bastone nel secchio d'acqua che sembra spezzato oppure degli oggetti che nella distanza sono più piccoli di quello che sono, illusione sensibile. Dato che i sensi ingannano e noi non sappiamo se siamo ingannati o meno, abbiamo bisogno di altri criteri per conoscere: Cartesio dice che possiamo dubitare di tutto, ma nel momento in cui dubito non posso dubitare del fatto che sto dubitando, e nel poter dubitare so di esistere. Cartesio è un famoso matematico: il modello della conoscenza certa ed evidente è il modello della matematica.
Il nostro modello scientifico moderno è una combinazione di due elementi: sono le scienze matematico-sperimentali. Lo scienziato ricerca leggi matematiche e osservazione empirica. Questa combinazione sarà effettuata da Kant.
I filosofi empiristi sono Locke, Hume e Barkley. I filosofi razionalisti sono Cartesio, Spinoza e Leibniz. Hume applica l'esperienza all'estetica. Si parla di Hume come illuminista scozzese.
The standard of taste
È un saggio pubblicato nel 1757, sette anni dopo Baumgarten. Il testo parte con un'osservazione empirica: si constata della varietà di opinioni riguardo al gusto. Tra persone che stanno nello stesso ambiente queste differenze possono essere molto forti. Se uno considera dimensioni ancora più lontane (es. nazioni) o epoche storiche lontane, questa differenza sarà ancora più grande.
Da qui discende una conseguenza importante: il cattivo gusto è il gusto degli altri, mai il nostro, ma così come ciascuno di noi è sicuro che il proprio gusto sia quello giusto, anche gli altri lo sono. Chiamando qualcuno barbaro o un’intera cultura, questa parola si ritorce contro di noi: anche loro diranno la stessa cosa di me. Questa osservazione è evidente a tutti: la differenza tra i gusti è più importante nella realtà di quanto non sembri.
Le parole che noi usiamo per designare ciò che è bello o brutto sono quasi le stesse: il termine elegante si riferisce a una qualità estetica positiva, non si discute su ciò se condividiamo la stessa lingua. Quando però analizziamo cosa significa quel termine per ciascuno di noi, iniziano i problemi: Hume fa lo stesso esempio sulla scrittura. Le differenze di gusto sono maggiori nella realtà di quanto non sembrino: tutti apprezziamo lo stile elegante, in apparenza siamo d'accordo ma nella realtà indagando individualmente noteremo le differenze. La realtà ci fa notare che la differenza tra gusti è ancora maggiore che nell'apparenza.
Contrapposizione tra estetica e opinione/scienza
Hume introduce una contrapposizione importante tra due aree:
- Area dell'estetica, gusto:
- Accordo su principi generali (es. l'eleganza è una cosa positiva);
- Disaccordo sul particolare (cosa è elegante?);
- La varietà è maggiore in realtà che in apparenza;
- La spiegazione dei termini crea disaccordo.
- Opinione e scienza:
- Disaccordo su principi generali (es. disaccordo di visioni politiche o religiose);
- Accordo sul particolare (nonostante le opinioni diverse, al di là delle differenze politiche le nostre opinioni su fatti particolari possono essere simili -> lasciando i principi da parte, sul particolare ci possiamo accordare);
- La varietà è maggiore in apparenza che in realtà;
- La spiegazione dei termini crea accordo.
Ricapitolando Hume:
- Constatazione della grande varietà di gusti e opinioni;
- Contrapposizione tra gusto e opinione/scienza;
- La varietà del gusto è maggiore in realtà che in apparenza;
- La spiegazione dei termini in questioni di gusto creano maggior disaccordo.
Osservazione sulla moralità
Pagina 12: Osservazione sulla moralità: egli ripete la tesi a proposito dell'etica, se pensiamo che sia fondata sul sentimento, empatia e compassione verso gli altri. Hume avvicina questa morale al gusto, perché in entrambi siamo d'accordo sui principi generali e non sul particolare. Accordo nell'apparenza (giustizia è una buona cosa), nel dettaglio ognuno ha un'opinione diversa. Hume fa esempi sulla morale.
Questione del gusto
Pagina 14: Questione del gusto. Data la varietà di gusti, che è addirittura maggiore nella realtà di quanto essa appaia, e non possiamo risolverla chiarendo i termini, è naturale che si cerchi una regola del gusto. Questa regola punta:
- Armonia, dati i vari gusti, se troviamo uno standard possiamo riconciliare questa varietà;
- Anche se troviamo una regola, può esserci qualcuno che non vuole seguirla, ma almeno ci permetterà di capire quali sentimenti sono più giusti e quali meno giusti. Possibilità di critica, che parte dalla regola.
Hume parte dall'opinione, che è impossibile avere una regola del gusto: ci vorrebbe una regola ma secondo lui non è possibile averla. Ricorda che Hume non sta parlando della propria filosofia: egli parla dal punto di vista del relativismo, ogni valore è relativo al soggetto. Io ho una definizione di cosa è buono o brutto, altre persone ne hanno un'altra ed esse non sono comparabili perché tutto è relativo al punto di vista del soggetto. Hume discute sul relativismo e sull'impossibilità di avere una regola del gusto. Il relativismo dice che il giudizio è diverso dal sentimento perché:
- Tutti i sentimenti sono giusti. Se noi diciamo "Questo tavolo è bello" non diamo un giudizio falso o vero, ma solo vero, noi esprimiamo un nostro sentimento, relativo a noi stessi ossia "Io provo un sentimento di piacere nel contemplare questo tavolo" e nessuno può negarlo. Stiamo parlando del soggetto, parliamo del mio sentimento di piacere o dispiacere. La bellezza non è una qualità delle cose (ciò va contro la concezione metafisica della bellezza, bellezza come proprietà del cosmo). La bellezza è negli occhi di chi guarda, quindi la regola del gusto qui è impossibile;
- Giudizio dell'intelletto, facoltà con la quale formuliamo giudizi. Essi possono essere veri o falsi, perché si riferiscono a qualcosa nella realtà, oltre l'intelletto. Es. "La terra è piatta", non parliamo di un sentimento, ma è un giudizio su fatti che può o meno rappresentare la realtà dei fatti (in questo caso è un giudizio falso). Possiamo avere molte opinioni su quale sia la forma della terra, ma una sola sarà vera. Stiamo parlando dell'oggetto, esprimiamo una proprietà di un oggetto, formuliamo un giudizio che può essere vero o falso: grazie ad un'analisi scopriamo quale affermazione è vera.
Il giudizio intellettuale prevede giudizi falsi. Il giudizio vero rappresenta la realtà dei fatti: facendo una ricerca sulla terra e determinandone la forma, ho il giudizio vero. La base è l'osservazione dell'oggetto medesimo. Nel caso del sentimento non esiste verifica sulla verità dell'affermazione. Hume, empirista, prende esempi basati sull'esperienza dei sensi: dolce e amaro, che non sono proprietà delle cose, bensì dei nostri sensi e il modo in cui essi sono influenzati. Sono le qualità secondarie, distinte dalle qualità primarie:
- Qualità primarie, dell'oggetto. Questo tavolo è lungo 5 mt, qualità dell'oggetto, chiunque misuri il tavolo esso sarà sempre lungo 5 mt;
- Qualità secondarie, sembrano essere dell'oggetto ma sono del soggetto. Es. caldo/freddo, es. fuoco, se siamo lontani riscalda, ma se siamo vicini brucia. Il caldo non è nel fuoco, ma è l'effetto che provoca su di noi.
Egli paragona il senso della bellezza al senso del gusto: la bellezza è un senso con il quale percepiamo il mondo. Possiamo percepire dolce qualcosa che un altro percepisce amaro, oppure lo stesso soggetto può concepire lo stesso cibo sia dolce che amaro (es. malessere fisico): cambiamento della capacità di percezione. Dato ciò se la bellezza è nella mente del soggetto non ha nessun senso disputare sul gusto!
C'è un gusto corporeo, dolce e amaro, e dello spirito, bello e brutto: così sembra che la regola di buon senso comune, dei gusti non si discute, sembra trovare una conferma filosofica. Hume però non abbraccia completamente questa teoria.
Stacco rispetto al relativismo
Pagina 15: Hume introduce uno stacco rispetto al relativismo. Il senso comune afferma che: tutti i gusti sono gusti; se qualcuno afferma che tra un grande film e un cine-panettone, nonostante tutti i gusti siano gusti, il cine-panettone non ha lo stesso valore estetico di un capolavoro del cinema, noi ci straniamo. Secondo Hume in certi casi l'uguaglianza dei gusti non vale! Un paragone del genere ci fa aprire gli occhi: forse alcuni gusti sono meglio degli altri? Non possiamo procedere a priori, indipendentemente dall'esperienza: il fondamento della disputa sui giudizi di gusto è l'esperienza.
Hume cerca di risolvere il dilemma dei gusti in modo empirico: vediamo quali autori sono classici, piaciuti da sempre, e la nostra regola del gusto dovrà essere coerente con la scelta di quegli autori. Il gusto non può essere fatto solo di regole, non può esserci un manuale di regole di gusto (es. scrivere una buona poesia), però alcune regole ci vogliono. È possibile che alcuni autori piacciano al di là delle regole di bellezza (es. proporzione e Picasso, che piace): importanza limitata delle regole.
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