Bologna nella seconda metà dell'Ottocento
Bologna, nella seconda metà dell'Ottocento, era caratterizzata dal laicismo anticlericale, contro il quale si scatenò un attivissimo movimento cattolico. Tra il 1868 e 1872 le anime progressiste e democratiche (tra cui Carducci) promossero il rinnovamento urbano, l'igiene, la lotta all'analfabetismo con la riforma della scuola elementare. Da qui si scatena una lotta all'analfabetismo con istituzioni in grado di fornire istruzione ben diversa da quella del mondo cattolico.
I primi giardini d'infanzia promossi furono l'espressione di un nuovo modello pedagogico, diverso da quello degli asili privati e religiosi. Inizia così un complesso intreccio tra progetto politico e formativo a favore della scuola pubblica, gratuita, laica e obbligatoria. La società degli insegnanti fu il cervello della grande organizzazione scolastica. Promuove libri di testo, musei, programmi didattici.
Nascita e formazione di Alberto Calderara
In questo contesto nasce Alberto Calderara. Egli frequenta le tre classi elementari nelle scuole maschili suburbane. Da qui il primo approccio con la nuova didattica del tempo, fatta di positivismo pedagogico e l'uso del metodo intuitivo o oggettivo, riflessione ed osservazione. Calderara fu ispirato dal suo maestro Castelvetri.
Si iscrive alla scuola tecnica di Bologna che gli permette di continuare gli studi nell'istituto tecnico Pier Crescenzi, anche se già solo questa bastava a fornire basi da spendere sul mercato del lavoro. Terminati gli studi della scuola tecnica comunale, Calderara si avvia alla carriera di maestro e la sua famiglia fa piccoli sforzi per sostenere le spese fuori città.
Qui ebbe due maestri di forte rilevanza, Valfredo Carducci e Carlo Giovanni Mor (docente di pedagogia). L'influenza dell'insegnamento di Valfredo Carducci è stata significativa per Calderara. Tra gli insegnamenti (senza libri, ma solo appunti) erano presenti Dante, Mazzini, Petrarca, Boccaccio, i quali simboleggiavano un insegnamento classicheggiante e purista congiunto alla passione etica e civile, laica, repubblicana e agnostica.
Mor subisce attacchi dal mondo cattolico conservatore per la sua scuola femminile e per gli insegnamenti troppo liberali e poco ortodossi. Venne supportato dai fratelli Carducci. Nelle scuole del secondo Ottocento infatti si stava verificando un cambiamento: gli insegnanti non dovevano esercitare il loro lavoro solo come vocazione di natura emotiva, ma dovevano avere una formazione più vasta e completa, propensa al metodo oggettivo delle lezioni.
Riforma dell'istruzione e metodo didattico
Le fonti della pedagogia erano allora costituite da antropologia, anatomia, fisiologia, logica etica e psicologia, uniti alla metodologia, alla didattica e dall'educazione intellettuale. Sottolinea la probità, la giustizia e il dovere ed esclude la religione come fondamento. Il programma di Mor comprendeva Locke, Rousseau, Pestalozzi, Spencer e Froebel. Inoltre esso riteneva essenziale la geografia: carte geografiche, atlanti, escursioni.
Suggeriva ai suoi alunni libri come "Il Libro Omnibus", di tipo informativo, un sussidiario ricco di tematiche di tutte le materie. Istituisce anche la biblioteca. Scuola come luogo di pacificazione sociale e redistribuzione delle possibilità. Istituisce anche la correzione dei compiti, da fare in gruppo o come autocorrezione. Calderara impara da Mor che i vecchi temi che la scuola assegnava erano controproducenti: quelli per imitazione facevano imparare a memoria le cose, mentre quelli a traccia non permettevano al ragazzo di scegliere il mezzo che più gli talentava.
Nelle scuole infatti si usava ancora il comporre imitativo che tendeva a soffocare la spontaneità dell'alunno. Mor allora suggerisce ai suoi allievi una serie di esercizi graduati che andavano dalla prima classe alla terza (con vere e proprie composizioni). L'insegnamento della pedagogia nella scuola di Forlimpopoli, allora, ha costituito un parziale superamento della vecchia metodica piemontese.
Calderara, agli appunti delle lezioni, aggiungeva il testo di De Dominicis, facendo diventare pedagogia e letteratura italiana i cardini degli insegnamenti.
Capitolo 2: Finalmente maestro
Inizia a lavorare come maestro supplente a Bologna nelle scuole maschili, e si iscrive alla società degli insegnanti. Inizialmente appoggiava il suo carattere apartitico, ma successivamente si inizia ad interessare di politica. Fece domanda per entrare a far parte dei maestri di ruolo nelle scuole elementari comunali e arrivò primo in graduatoria. Il suo periodo di apprendistato fu importante, esso iniziò ad approfondire le conoscenze culturali da autodidatta e tramite i servizi offerti dalla scuola.
Incontra il suo professore di pedagogia, Francesco Acrì, che lo definì un ottimo studente. Acrì, affascinante e stimolante, si coniugava bene con il carattere tormentato ed inquieto di Calderara. Tra i corsi frequentati, il più importante è quello della scuola di pedagogia che ha dato possibilità al maestro di approfondire in modo mirato il suo sapere. Le nozioni di Pascoli e Dante riportano in lui la voglia di ritrovare il senso di sé stesso, di scavare a fondo, di comprendere, l'inconscio da liberare. La poetica del fanciullino fa capire a Calderara di ritornare bambino e riscoprire insieme agli alunni la cultura ed il sapere.
Calderara infatti rifiuta l'azione coercitiva, il dovere, nei confronti degli alunni, come unico modo di educare. Egli richiamava la metafora contadina e la serena solitudine della natura come elementi cardine dell'educazione, cioè l'amore verso gli alunni e la modestia degli intenti dell'educatore. Acri e Calderara diventano la fonte di linfa vitale per quell'educazione che aveva le basi laiciste e positiviste di Forlimpopoli. Trattenere il bambino a scuola per dargli la possibilità di fare i compiti, dargli un pasto, fornirgli i materiali, erano positive, ma anche negative, perché sottraevano tem...
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