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RIASSUNTISSIMO NUOVO NUOVO ULTIMO E BASTA!
CAPITOLO I LE ORIGINI
1834 Carlo Alberto di Savoia concede a Don Francesco Bracco la facoltà di aprire
a Torino una Scuola Normale per Istitutori di Sordomuti, attività apprezzata e
sostenuta da Carlo Alberto che già stanziava un sussidio ogni anno a favore
dell’iniziativa avviata nel 1829 per assistere Teresa Panario, sordomuta incapace di
esprimersi attraverso la scrittura, e che pertanto indusse il giovane prete a studiare il
linguaggio mimico e la successiva apertura ad Acqui Terme, suo paese natale, di una
Piccola Scuola per Sordi ma con allievi che non superavano la decina (10).
Sorprende le designazione ma dimostra la stima verso il Bracco, perché c’era già
un’altra scuola nel torinese del laico, Cottolengo, che nel 1834 e da ben 10 anni
era già impegnato nell’educazione dei sordomuti per classi povere e frequentata
da un centinaio (100) di allievi.
Scagliotti (vercellese), infatti aveva attivato dal 1819 un percorso di studi per
sordi, peraltro oggetto di interesse delle autorità locali e dalla stessa monarchia, che
contribuiva anche alle spese erogando una somma annuale di 2500 £., inoltre a
Vienna aveva acquisito l’abilitazione per l’insegnamento di sordi e ciechi. Era
forse più ragionevole e economico investire su un’attività già presente sul territori
piuttosto che avviarne una nuova (?) [quindi…]. Anche la commissione era
d’accordo sull’attività formativa e sul sistema del metodo complesso ma funzionale
allo scopo: le lacune riscontrate nella preparazione erano dovute alla mancanza di
spazio e laboratori e alle condizioni in cui lavorava Scagliotti, ovvero impossibilitato
a fare un corso regolare per “ubbidire alle pretese dei parenti degli alunni”. Ma a
questi limiti si poteva ovviare con una efficace politica di intervento:
1) assicurare finanziamenti per trasformare la Scuola in Convitto con aumento certo
degli iscritti
2) Gestione attività didattica separata da quella amministrativa (superando la logica
della conduzione familiare)
L’opzione a favore di Bracco non è quindi di natura economica o all’adozione di
uno specifico modello pedagogico educativo. Scagliotti nell’analizzare a posteriori
della sua mancata nomina, pone l’accento sull’influenza esercitata dai nemici di
ogni nuova e utile istituzione del progresso i quali con raggiri avevano influenzato
Carlo Alberto ad affidare ai religiosi la direzione degli Istituti di istruzione pubblica.
Ma Galloni e Casalis (conterraneo dello Scagliotti), individuarono subito nei
Gesuiti le responsabili difficoltà incontrate da Scagliotti, volta a boicottare l’iter
burocratico. 2
La conferma della penalizzazione in quanto laico, si avrà con l’apertura della
Regia Scuola Normale.
Nel 1834 il Principe di Carignano approva un progetto che prevedeva il ricorso a:
2 congregazioni una maschile e una femminile, uniche realtà che potevano
garantire etica e continuità all’esperienza: Bracco, coadiuvato da un ex allievo di
Assarotti (Genova), doveva formare i religiosi per renderli autonomi nella missione e
conduzione della scuola. )il
Il 15 dicembre stesso anno (? Re nominò il prete alessandrino per immediato
avvio all’iniziativa! Cospicui fondi del Governo! 8000 £.!
Il sovrano non volle rinunciare al progetto come dimostra il tentativo
dell’incarico al Cardinale di Torino nel 1836, di individuare una congregazione
disponibile a sostituire il Bracco: le risposte erano negative, si riteneva
l’educazione dei sordomuti “non conforme al proprio Istituto e superiore alle
proprie forze” e si declinava l’invito per ragioni pratico organizzative. I religiosi
dell’Istituto di Carità dichiaravano di non possedere un locale adatto, i Fratelli
delle Scuole Cristiane chiedevano tempo per istruirsi.
Nel 1838 Bracco viene confermato definitivamente dal Re alla guida della Scuola!
Grazie le pressioni del Presidente dell’università per dare un assetto stabile!
Siccome non poteva avvalersi di altre congregazioni, il Re pose come condizione
che i futuri istitutori di sordomuti fossero ecclesiastici!
Anche la sorte della signora Scagliotti subì discriminazione come suo marito: nel
1846 le fu negata l’autorizzazione a avviare privatamente un istituto per fanciulle,
l’alternativa era quella di trovare un impiego presso le religiose.
Di carattere finanziario sembra la scelta di aprire una scuola normale per
istitutori anziché un convitto per fanciulli, sul modello di Genova! quindi si
cerca di ridurre al minimo il personale: 10 a carico dell’istituto di cui 5
regolarmente stipendiate (Direttore+2 istitutori+ 2 di servizio) e 5 a cui si
garantiva vitto e alloggio (i sordomuti la cui presenza era necessaria per il
tirocinio)
23 gennaio 1838 TITOLO DI REGIA! Duplice compito: istruire sordomuti e
formare istitutori
ORGANIZZAZIONE DIDATTICA 1839: i futuri maestri dovevano possedere
attitudini specifiche e un rigoroso senso morale, non sopra i 30 anni e vestire
l’abito talare! Dovevano superare un periodo di 4 mesi di prova e dopo 2 anni
promossi istitutori, con vitto alloggio e 600 £, invitati a essere dolci e pazienti ma
fermi e decisi per la condotta. 3
Discipline per sviluppare l’intelligenza aritmetica, favorire la comunicazione con
la grammatica e la calligrafia e promuovere la vira interiore attraverso la
religione e storia sacra! Per le femmine lavori donneschi e per i maschi laboratori
artigianali. La durata del ciclo scolastico non era indicata ma (art.1) si invitavano
gli alunni a imparare velocemente per lasciar posto a nuovi allievi.
Ma la presenza di sordomuti era necessaria nell’Istituto per formare istitutori
capaci, a sua volta, di dare ai sordomuti l’istruzione cristiana e letteraria, e che
rimarranno fino al compimento della loro istruzione.
Successivamente ci sarà la decisione (1840) di limitare l’ingresso solo ai sordomuti
maschi, per vantaggio economico, in quanto si riducevano le spese di separazione,
poiché si sarebbero dovuti ampliare gli spazi. Si scelse il genere maschile per 2
promuovere
motivi: 1 futuro nel mondo del lavoro più semplice e un’azione
educativa esente da cautele imposte dal pudore e riservatezza. Dopo il
provvedimento i maschi aumentano ma diminuiranno le femmine per il mancato
ricambio a fine percorso studi (1835/1848_ alunni 37 di cui 27 maschi).
Torino pur essendo sede della scuola, era scarsamente rappresentata: 4 alunni di
cui 2 a spese dell’amministrazione. Il primato era a Cuneo con 4 e Novara con 3
nominativi inseriti, l’età di ingresso variava dagli 8 anni ai 32 o 35, anche
differenze di percorso studi, alcuni per pochi mesi, altri seguivano corsi per 5/9
anni. Le attività preferite erano accordi con attività di bottega, calzolai,
falegname, ebanista, sarto, litografi o legatori. Ai pochi che beneficiavano
dell’istruzione religiosa e scolastica, Bracco decise di affiancare un gruppo di
sordomuti esterni per introdurli alla fede: spiegava il Vangelo a gesti e celebrava
funzioni religiose nei giorni festivi. Ciò serviva anche a socializzare con ex allievi e
per mantenere un legame con un ambiente significativo nel processo di crescita.
Di fatto il numero dei partecipanti superava gli iscritti e ciò
Indusse nel 1843 all’apertura vera SCUOLA destinata a coloro che non avevano i
mezzi per l’istruzione o non potevano essere ammessi per circostanze particolari,
inizialmente solo per maschi ma alla fine dell’anno anche per le femmine, così che
nel 1848 si contavano 38 tra maschi e femmine. Non tutti però avevano superato
la prova, degli 8 che avevano conseguito l’idoneità all’insegnamento, solo 6 si
erano occupati dei privi di udito, di cui 3 all’interno dell’Istituto: Paolo Ferrero,
Giuseppe Gallo e Benedetto Conte; Armand ad Aosta, Cagno a Milazzo e Don
Mazzetti a Novara. L’esiguo numero di formatori e la mancata apertura sul
territorio piemontese di scuole per sordomuti, non sorprende se si considerano le
difficoltà della specializzazione e degli sbocchi professionali. Il dicastero degli
Interni invitava le Opere Pie delle provincie a stanziare fondi e a aderire al
progetto affinché si favorisse l’emulazione tra le amministrazioni cittadine (1844).
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Difficile comunque la sopravvivenza della Regia Scuola Normale: era necessario
ridefinire gli obiettivi.
Il Ministero degli Interni voleva trasformare la struttura esistente in un ampio
convitto con sezione femminile, così nel 1847 contattò le religiose del Sacro <3
responsabili a Chambery di educazione di sordomute. Le trattative non si
conclusero perché mancava la Superiora di Torino e il rappresentante del
progetto, ma la mancata riforma non fermò il processo di cambiamento
2. VERSO IL CONVITTO
Il primo segnale di cambiamento si evince dalla volontà di riammettere le
femmine, -1852-prima escluse per la mancanza di disporre di alunni per il
tirocinio di entrambi i sessi e la conseguente crescita a metà degli anni ’50 di
sordomuti, grazie anche allo sforzo finanziario delle provincie di Cuneo, Novara e
Torino per garantire posti gratuiti ai propri abitanti. Servivano dunque ampi
spazi, i traslochi dagli alloggi provvisori presi in affitto furono 3 in 15 anni, ma il
generoso lascito della vedova Contessa Ottavia di Mombello, favoriva l’apertura
di un secondo edificio con 70.000 £; ma la somma era insufficiente quindi la
commissione chiedeva la concessione gratuita o a condizioni agevolate di un
terreno edificabile di proprietà del demanio. Dopo diverse trattative, nel 1858 si
concessero 5551 Mq., di terreno del valore di 58.000 £, in località Cittadella
(attuale via Assarotti). Tra i promotori dei rappresentanti di Governo, Lanza
Ministro delle Finanze e Pubblica Istruzione, fu promotore del progetto convinto
della necessità di formare gli sventurati cittadini privi di udito e della favella e
trasformarli in persone utili. Anche Camillo Benso di Cavour riconobbe la
priorità nell’agenda parlamentare, e addirittura il deputato Buffa voleva
l’istruzione obbligatoria per i soggetti sordomuti, per formare cittadini capaci di
amare, combattere e morire per la patria.
Novità anche sul piano didattico nel 1855 proposta di un saggio pubblico con
il duplice intento: far conoscere la scuola e motivare gli alunni a perseverare nello
studio, in presenza di Cavour e altre autorità locali, come il provveditore agli
studi e il vicesindaco: esibizione a dimostrazione di abilità di lavori eseguiti con
l’ago per le femmine e alle più meritevoli venivano distribuiti premi come libri di
storia sacra. Iniziativa che divenne tradizione.
Ripartizione degli allievi in base alle capacità intellettuali e delle conoscenze
apprese. Il percorso studi prevedeva: pag 21
1) 6 anni (3 bienni) articolato in 3 classi con 3 docenti responsabili dell’attività
didattica di uno specifico biennio= 2 anni 1 docente= 3 anni 3 docenti (capì’)
2) In Prima (detta anche inferiore) insegnava Basso Paolo, che essendo sordo
poteva fornire i rudimenti del sapere 5
3) In Seconda (media) Pastore e in Terza (superiore) Paolo Ferrero
4) Materie identiche in tutti e 6 gli anni (a parte la geografia nel 5° anno), ma più
complessi i contenuti (dal concetto di numero alle operazioni matematiche)
5) Sostituzione dell’apprendimento professionale esterno presso i laboratori
interni (necessari fondi per ampliare i locali, tramite lotteria in concorso con i
cittadini e enti locali)
6) Necessari esami bimestrali per monitorare l’apprendimento e poter punire gli
alunni negligenti o premiare i più meritevoli, tenendone conto su moduli come
quelli adottati dall’Istituto di Milano
7) Ispezione dal 1862 affidata a turno dai membri del consiglio amministrativo:
verifica condizioni igieniche, controllo svolgimento attività didattiche: ovvero
rispetto del programma e compilazione registri da parte dei maestri; dagli
allievi si esigeva comportamento corretto, pulizia personale e costante impegno
8) Disciplina severa: pane e acqua, privazione della merenda e isolamento di
fronte a una reiterata disobbedienza; sanzioni se si abbandonava il posto o si
disturbava in classe
9) Festività iniziative: Funzione dell’Immacolata, carnevale, spettacoli e
commedie rappresentate da attori di compagnie teatrali locali o dagli stessi
sordomuti accanto a coetanei delle scuole cittadine; esperienza nel 1864 del
Rettore con il Teologo Picco: “frequenti e ripetuti applausi degli spettatori a
favore dei ragazzi sordomuti dalla vivace e intelligente mimica”, che permise il
rinnovo annuale del corredo che divenne obbligatorio, previo pagamento di
una somma, per garantire uniformità tra gli allievi interni.
Nel 1857 aumento numero allievi e opportunità dell’allieva maestra: Luigia
Bracco (ndr…sarà un caso?)
1858 ricerca di una persona addetta all’assistenza che procurasse sollievo ai
maestri nella ricreazione. La trasformazione in Convitto risalgono dal 1861, ma
solo dal 1866 fu approvato ufficialmente il documento che legittimava la svolta
in atto da oltre un decennio: in esso figuravano la Denominazione Regio Istituto
in sostituzione di Scuola Normale e il richiamo all’istruzione e educazione
religiosa e civile dei sordomuti di ambi i sessi. Unico obiettivo che ne giustificava
la presenza sul territorio.
3. DISCIPLINE METODI LIBRI DI TESTO
Don Bracco primo rettore dell’educazione dei sordomuti, aveva acquisito, a
Genova da Padre Assarotti, le conoscenze del metodo mimico o gestuale per
sordomuti, integrato dalla dattilologia (alfabeto manuale) e dalla scrittura
(consentiva ai privi di udito di comunicare con persone che ignoravano la
dattilologia appunto). Tecniche messe a punto dall’abate francese dell’Epée
(seconda età del ‘700 chiamato anche metodo epeiano), che aveva avuto molto 6
successo a differenza di quello tedesco di Heinicke fondato sull’uso escluso della
parola. Il successo era dovuto alla semplicità del carattere e ai brevi tempi di
applicazione, ciò permetteva un elevato numero allievi, ed essendo i religiosi i
promotori, potevano assicurare anche con l’ausilio dell’istruzione la verità di
fede.
Scagliotti evidenziava vantaggi fisici intellettuali e sociali affiancare alla
mimica la parola articolata. Alla luce di tutto ciò, non sorprendono le difficoltà
di Scagliotti, già penalizzato e per la sua condizione di laico nonché per il metodo
scelto di affiancare la mimica alla parola articolata, poiché doveva dimostrarlo,
era considerato una follia l’uso della parola, Scagliotti doveva dimostrarne
l’efficacia e non dimenticare che Scagliotti si era formato a Vienna con May
Direttore e primo a introdurre il metodo misto. Purtroppo solo dopo molti anni
in tutti gli Istituti si iniziò con il suo metodo.
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La Scuola Normale a Torino continuò con l’esperienza genovese e Bracco
assunse Paolo Basso allievo di Assarotti e sordo, allo scopo di esercitare gli
aspiranti maestri nella mimica; successivamente diventò maestro nel biennio e
responsabile dell’istruzione di allievi esterni. Nell’articolo 20 del regolamento, i
gesti integrati dalla scrittura, erano l’unico sistema adottabile, senza escludere
con il progresso nel tempo il ricorso all’articolazione della voce. Fino al 1860 non
ci furono grandi cambiamenti di metodo; gli alunni si esibivano ancora nella
recita a gesti di alcune preghiere, Ave Maria e Padre Nostro, nella struttura di
semplici frasi, in un breve dialogo o nella mimica di una favola.
1861 infatti la Direzione decide di impartire agli allievi l’uso del linguaggio
verbale, come già avveniva in tutta Europa (Pollone aveva visitato l’Istituto di
Milano e ne riferiva le positive impressioni), gli alunni di fatto, seppur in
possesso di adeguate conoscenze, erano digiuni all’uso della favella. Si
consigliava l’esercizio alla favella solo nella ricreazione, poiché la voce inerte per
8 anni, ne avrebbe risentito, e la modulazione graduale avrebbe favorito
l’apprendimento. La padronanza dell’alfabeto labiale insieme alla scrittura,
consentiva di ampliare il patrimonio dei vocaboli e acquisire le regole della
sintassi; oltre a elementari nozioni di matematica, all’uso di monete, ai pesi e alle
misure. Per questo si dotarono gli istitutori di 2 nuovi testi (redatti da Don Ciro
Marzullo, direttore del Regio Istituto di Palermo) come ausilio all’attività
didattica “Metodo pratico per insegnare la favella, la grammatica e
l’apprendimento del linguaggio scritto”. Nell’opera ci sono 3 parti: nella 1° la
terminologia con la logica dei contrari: bello-brutto, grasso magro, colto-
ignorante, onesto-disonesto. Nella 2° si sofferma sulla sintassi e nella 3° dal titolo
di Catechesi, differenziati modelli di scrittura dai semplici dialoghi a 7
corrispondenza epistolare a brevi narrazioni di favole. I vocaboli relativi alla
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