Che cos'è un museo - M. V. Marini Clarelli
Introduzione
La bibliografia sul museo è in crescita, molto è stato scritto, ma mai combinando l’aspetto storico (evoluzione del museo) e l’aspetto sistematico (analisi della struttura e funzionamento). Invece entrambe le prospettive andrebbero analizzate per cogliere il senso profondo di quest’istituzione. Il museo è un luogo dove concetti inconciliabili prendono posto: conservazione e fruizione, sicurezza e accessibilità, de contestualizzazione e ricontestualizzazione, distanza e familiarità, interpretazione ed esperienza.
Nel primo capitolo si cerca di definire il museo, nel secondo di raccontare com’è nato e si è sviluppato, nel terzo di spiegare come funziona, nell’ultimo di inquadrarlo nella realtà di oggi e nella prospettiva futura.
La struttura
Il nome
Il nome rievoca le Muse (le nove figlie di Zeus e di Mnemosine dea della memoria) e a loro era dedicato il palazzo reale di Alessandria d’Egitto, cioè il Mouseion (biblioteca, osservatorio astronomico, giardino botanico e zoologico e istituto anatomico) che sorse al tempo di Tolomeo I Soter (322-283 aC) su ispirazione di Demetrio Falereo (tiranno ateniese e allievo di Aristotele). L’incendio della biblioteca risale alla guerra tra l’imperatore Aureliano e la regina Zenobia 270-275 dC.
In età romana il musaeum era una grotta naturale o artificiale ornata di mosaici e sculture. Il termine moderno proviene dal Rinascimento italiano.
Nel 1523 Erasmo da Rotterdam utilizza musaeum nel suo Convivium religiosum per definire gli studioli degli umanisti italiani. Tra 1536-1543 Paolo Giovio fece erigere a Borgo Vico sulla riva del lago di Como “un Museo” come ricorda A.F. Doni nel 1991, acquisisce il significato di collezione legata alla sede che la ospita.
Nel 1664 G.P. Bellori afferma che molte dimore di aristocratici e borghesi colti aspirarono a diventare “virtuosi alberghi delle muse”. Nel 1727 C.F. Neickel nella sua Museographia indica il museo come nome comune di tutte le raccolte di naturalia e artificialia (opere della natura e dell’uomo) che si chiamano gallerie, gabinetti, studioli, stanze delle rarità e delle meraviglie. Nel 1765 nella voce dell’Enciclopedia il cavaliere de Jacourt scrive che il museo è “ogni luogo nel quale sono raccolte le cose che hanno un rapporto diretto con le arti e le muse”.
Altra variazione di significato si ebbe con la distinzione delle collezioni private da quelle fruibili al pubblico: nel 1759 venne si aprirono le porte ai visitatori del British Museum di Londra fondato sei anni prima. Ad oggi la destinazione pubblica è una delle caratteristiche del museo, il quale garantisce che gli oggetti in esso contenuti vengano preservati nel tempo a beneficio delle generazioni future e disponibili alle generazioni presenti poiché portatori di una determinata cultura. Museo-> figlio della memoria.
A differenza della biblioteca e dell’archivio il museo ha un rapporto con il pubblico che passa attraverso l’esposizione (cioè presentazione ed interpretazione degli oggetti). La definizione ufficiale risale al 1975 e venne inserita dall’ICOM (International council of museums) nel proprio statuto e nel 1986 nel codice di deontologia professionale “istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e le espone a fini di studio, di educazione e di diletto”.
Il museo è anche spazio fisico, dove convivono cose immateriali e materiali, teoria e pratica, studio e organizzazione. È una realtà complessa che si fonda su 4 elementi: collezione, pubblico che la fruisce, personale che la gestisce, sede che la ospita.
La collezione
La collezione è un insieme di oggetti che si è costituito nel tempo attraverso diverse forme di acquisizione: donazioni, lasciti ereditari, acquisti, ricerche sul campo. Eccetto l’arte contemporanea, le altre opere non sono state prodotte per un determinato museo, risalgono ad un altro contesto e sono finite nel museo attraverso raccolte private. Il museo è una “raccolta di raccolte”.
La collezione museale è un riflesso di scelte non solo culturali e di gusto ma anche politiche ed economiche, dinamiche di potere e di prestigio. Il museo talvolta è l’unica sistemazione possibile di alcune opere, ma a volte esistono alternative preferibili (es i marmi del Partenone che si trovano al British Museum piuttosto che ad Atene).
Altra accusa delle collezioni è che non sono interamente visibili, perché gran parte si trova nei depositi. I depositi sono la riserva del museo, destinata alla conservazione, rotazione degli oggetti, sostituzione delle opere concesse in prestito per mostre organizzate da altre istituzioni e soprattutto luoghi di ricerca e studio. La collezione è il principale elemento caratterizzante per il museo perché ne determina la tipologia e le dimensioni: in base alla categoria degli oggetti il museo può essere di tipo generale oppure articolarsi per discipline (arte, archeologia, storia naturale, ecc), oppure può solo esporre dipinti (pinacoteca), gessi (gipsoteca), armi (armeria), opere su carta (gabinetti di disegni e stampe), oppure si riferisce a una sola civiltà (es Museo Egizio di Torino) o a un certo periodo storico (es quello del Risorgimento a Roma) o anche a un solo artista (es Museo Picasso di Parigi). Alcuni sono regge musealizzate (es Versailles) altri case museo (es Vittoriale di D’Annunzio a Gardone Riviera), altri contengono la cultura materiale e altri ancora solo quella immateriale (gli usi, costumi, feste). Nella nozione generale di museo rientrano le raccolte di specie viventi: gli orti botanici, i bio-parchi, gli acquari.
La collezione incide sulla dimensione del museo, la quale dipende dalla quantità delle opere più che l’estensione della sede. La consistenza numerica non è sempre proporzionale all’importanza. La crescita o incremento delle collezioni non deve appesantire o snaturare il museo, i principi sono 4:
- Acquisire ciò che riveste un effettivo interesse culturale perché è autentico e perché il suo valore di testimonianza è destinato a crescere o almeno a permanere nel tempo.
- Acquisire ciò che è coerente con la collezione e in essa acquista e dà significato.
- Non acquisire ciò che il museo non è in grado di conservare, documentare, esporre o comunque rendere consultabile.
- Non acquisire ciò che è di legittima pertinenza di altri musei.
L’incremento deve seguire la linea evolutiva della collezione, completando una serie, ricomponendo un insieme disperso, colmare delle lacune, ma ciò è reso da una conoscenza approfondita di ciò che si possiede. Alcune raccolte si considerano chiuse perché già complete oppure perché alcuni oggetti sono andati dispersi. Infine la collezione museale è inalienabile perché destinata ai posteri, un atto del 2001 del Ministero prevede però che in casi eccezionali l’alienazione o cessione di opere deve essere giustificata e regolata.
Il pubblico
Quello presente per il quale la collezione è esposta e quello futuro per il quale la collezione viene conservata. L’evoluzione del concetto di pubblico museale si può dividere in tre fasi: l’elite (studiosi, artisti, strati elevati della popolazione), il grande pubblico, utenti. Ci si rivolge al grande pubblico, massa da educare nel comportamento (attraverso controlli e divieti) e nel modo di apprendere. Nella terza fase il visitatore-utente è un ricettore passivo dei contenuti trasmessi nel museo.
Negli ultimi vent’anni il ruolo del pubblico è divenuto centrale, non vi sono più i “visitatori tipo”, ma individui con aspettative e obiettivi diversi. Ad oggi il museo deve saper conciliare le esigenze dell’individuo e l’afflusso di massa, qualità e quantità, il contenuto culturale del visitatore e i suoi risvolti commerciali.
Il personale
L’insieme delle risorse umane si occupa della collezione e del pubblico ma funge anche da mediatore nel loro rapporto. Le funzioni sono sia teoriche che pratiche: la direzione, la responsabilità dei settori della collezione esposti e di quelli in deposito, la conservazione e il restauro, la sicurezza, lo studio, la catalogazione, l’ordinamento e l’allestimento delle collezioni, le procedure di acquisizione, il prestito per mostre, l’organizzazione di esposizioni e altre attività culturali, la biblioteca e archivi, i servizi educativi, quelli di accoglienza al pubblico, le riproduzioni fotografiche, la manutenzione della sede e degli impianti e tutte le attività amministrative connesse, la comunicazione, la ricerca di fondi, il marketing, la gestione delle attività commerciali.
Le figure sono: addetti all’accoglienza, vigilanza, direttore (in Italia può coincidere col subordinato al soprintendente), il curatore, il restauratore, il catalogatore, il responsabile dei servizi educativi, in Inghilterra il registrar (cura l’iter delle opere).
La sede
Può essere uno spazio chiuso (edificio o complesso di edifici) oppure aperto (sito archeologico, giardino di sculture, un eco-museo che può riguardare l’habitat naturale o un ambiente di lavoro). Vi sono strutture costruite appositamente oppure riconvertite.
Gli spazi si distinguono in “spazi serviti” (sale espositive, aree di accoglienza, biblioteche e centri di documentazione) e “spazi che servono” (uffici, laboratori, depositi, magazzini, locali per gli impianti), oppure in aree per la collezione, per il personale e per il pubblico. I percorsi per il pubblico e per il personale non devono incrociarsi.
Scienze e tecniche del museo
Le discipline che studiano il museo sono la museologia e la museografia, la prima si occupa del museo come istituzione (definisce la natura, la teoria, la sua storia, la struttura interna e il funzionamento, il ruolo culturale e sociale), la seconda si occupa degli aspetti esterni (struttura architettonica, organizzazione e allestimento degli spazi, dimensione urbanistica).
Nella tradizione anglosassone la museologia si interessava del museo come servizio, fissando criteri di funzionamento e norme. In Italia la museologia si interessa della dimensione storica. In Francia la museologia si occupa delle tradizioni popolari e rapporto tra culture. La museologia è stata fondata dai direttori e curatori dei musei.
L’organizzazione e la collaborazione
Alla finalità pubblica di un museo non sempre corrisponde la forma del modello organizzativo. Il sistema americano ha un carattere privatistico perché le raccolte erano di privati che poi sono state donate, però il rapporto tra lo staff e i privati non dà il significato al museo di “privatistico” perché il museo è gestito con criteri appropriati, converte i soldi privati in cose e servizi d’interesse pubblico.
In Francia e in Italia la forma pubblica ha radici storiche: in Italia il sistema statale è stato istituito alla fine dell’800 conformandolo ai beni culturali e territorio. L’organizzazione dei musei statali italiani fa leva sulle soprintendenze: uffici distribuiti sul territorio, sorti alla fine dell’800, collegavano i musei archeologici agli scavi e quelli artistici e storici alla tutela del patrimonio artistico anche privato, con l’eccezione degli istituti con collezioni speciali (tutti a Roma) o non italiane (es Museo Egizio di Torino). Una riforma del Ministero ha scorporato i 4 gruppi di musei storico-artistici di Venezia, Firenze, Roma e Napoli le cui soprintendenze conservano solo il nome. La connessione con la tutela territoriale sopravvive a Pompei e Roma, invece il Museo Egizio di Torino diventa fondazione mista a partecipazione pubblica e privata. Ciò testimonia che non si riesce ad applicare un solo modello di gestione!
In Germania la gestione dei musei pubblici è affidata ai Lander (singoli Stati), ma vi sono anche dei privati che finanziano i musei, quindi il concetto di “economia mista” si è sviluppato prima dell’Italia.
Nel 1928 a Parigi venne istituito l’Ufficio internazionale dei musei, la rivista “Mouseion” l’anno seguente. Nel 1934 a Madrid una conferenza dà vita al primo manuale di museografia. La Seconda Guerra Mondiale segna una battuta di arresto ma nel 1948 sotto l’egida dell’UNESCO nasce l’ICOM, il cui statuto adottato nel 1975 lo definisce: organizzazione internazionale, non governativa, dei musei e dei membri della professione museale, creata per promuovere gli interessi della museologia e delle altre discipline pertinenti alla gestione e all’attività dei musei. Oggi l’ICOM è organizzato in comitati nazionali nel quale si discutono le problematiche dei musei dei vari paesi, il Codice di deontologia professionale stabilisce i principi essenziali da adottare.
Il museo deve avere una missione, una mission statement: una dichiarazione esplicita sui fini, gli obiettivi e le politiche del museo, così come sul ruolo e la composizione dell’Amministrazione responsabile. La missione deve tener conto del tipo di collezione e dei principali pubblici di riferimento, ma anche della realtà circostante al museo.
L'evoluzione
Le premesse
La storia del museo presuppone il collezionismo, il patrimonio culturale (conservazione, dispersione, interesse pubblico), le discipline museali, i fenomeni sociali/politici/economici. Quando tutti questi dati si incrociano nasce il museo, nell’epoca dei Lumi.
La cultura ellenistica si preoccupò di preservare le vestigia del proprio passato. Le fonti del III sec aC come Senocrate di Atene e Antigone di Caristo collocano se stessi nella fase finale della parabola “biologico-evolutiva” (nascita, sviluppo, apice, declino), invece il vertice è rappresentato dall’età dei Pericle e di Alessandro Magno (Policleto e Lisippo). Da questa visione retrospettiva nasce il concetto di preservazione storica.
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