Le origini e il dramma liturgico
In un tropo del X secolo, inserito in un rito pasquale di un Monaco dell'Abbazia di San Gallo ha luogo una rappresentazione della resurrezione di Cristo in lingua latina e gli attori sono monaci. Questo tropo è alla base del teatro medievale e testimonia il ritorno dopo molti secoli al gusto per la drammatizzazione. Ad esempio nella Visitationes sepulcri di Winchester si dice che uno dei quattro frati attori deve essere vestito di bianco e deve fare il suo ingresso e sedersi sul sepolcro. Le Visitationes tramandateci in circa 400 esemplari provenienti da ogni parte d'Europa non sono gli unici elementi che testimoniano il passaggio dalla cerimonia religiosa alla rappresentazione teatrale, infatti possediamo delle testimonianze di riti natalizi o di rappresentazione dell'Epifania.
Sempre durante il rito pasquale veniva effettuato il Peregrinus che narra l'episodio dell'incontro di Gesù con i discepoli di Emmaus. Dal 1311, anno del decreto papale che indicava di celebrare solennemente il Corpus Domini, i passions plays vennero rappresentati in tutta Europa. Fino a che questi episodi venivano rappresentati all'interno delle chiese fecero parte della liturgia, ma verso la fine del XIII secolo la sacra rappresentazione uscì dalle chiese per svolgersi sui sagrati o nelle piazze e restasi trasformò in mystery plays.
Il mystery play
Il mystery play è un dramma religioso che trae la sua ispirazione dalla storia sacra e deriva direttamente dal dramma liturgico, ma si differenzia per alcune caratteristiche:
- Abbandono del latino a favore del vernacolo;
- Personaggi che si esprimono in un linguaggio drammatico semplice;
- Realismo;
- Rappresentazioni sulle piazze o su carri allegorici (pageants).
I carri allegorici sono costruiti in modo da raffigurare allegoricamente la località o la scena che si vuole rappresentare e spesso sono dotati di botole e carrucole per gli effetti speciali. Le guilds o corporazioni di arti e mestieri forniscono i mezzi materiali per la preparazione degli spettacoli e a differenza del dramma liturgico i mystery plays formano dei veri e propri cicli incentrati su diversi episodi biblici soprattutto del Vecchio e del Nuovo Testamento. Il ciclo più antico, Chester, è databile intorno al 1325 e comprende 25 rappresentazioni che ripercorrono le vicende bibliche dalla caduta di Lucifero al Giudizio Universale. Della seconda metà del Trecento è il ciclo di York che comprende 48 plays. Mentre i cicli di Chester e York sono frutto di collaborazioni, il ciclo di Wakefield è probabilmente frutto di una sola mano, quella del cosiddetto maestro di Wakefield; questo ciclo presenta 32 plays ed è databile al 1400.
Altre forme di spettacolo
Alcuni temi fondamentali della ballata inglese venivano rappresentati in cicli e narrati nelle sale dei palazzi o nei cortili delle locande. Venivano allestite pantomime e mascherate durante le feste immobiliari. Il travestimento offriva durante il periodo delle festività l'opportunità di indossare fantasiosi costumi, mentre il mumming aggiungeva al travestimento un elemento di gioco e omaggio: i cavalieri mascherati giungevano alla casa del nobile portando doni e invitavano il nobile a giocare con i dadi truccati che permettevano sempre al Signore di vincere.
Saints’ plays
Nel 1400 oltre ai temi della storia sacra si narrano le vite leggendarie dei santi e le vicende non sono raccontate con toni realistici, ma si cerca, attraverso l'introduzione di allegorie ed emblemi, di descrivere i percorsi di un'anima e tentano di infondere maggiore forza al messaggio morale. Le notizie più antiche relative a questo genere si riferiscono a un dramma del XII secolo sulla vita di Santa Caterina e uno del XIII secolo sulla vita di San Nicola e la diffusione di questi drammi dura per circa due secoli. Mary Magdalen è un'opera che si può considerare un anello di congiunzione tra mystery plays e morality plays, tratta della leggenda della prostituta che si trasforma in fedele seguace di Cristo, ma l'argomento viene svolto in modo tale da minimizzare il peccato della donna mettendone invece risalto l'impegno morale e la faticosa ricerca di salvezza e verità.
Morality play
La moralità è il genere teatrale profano più vicino al dramma sacro. I suoi precedenti immediati possono essere ricercati in Inghilterra nella preghiera del Pater Noster, che presentavano in forma allegorica le 7 parti dell'orazione. Molti drammi tratti dal Pater Noster furono messi in scena dai comuni o dalle corporazioni di arti e mestieri e la moralità si sviluppò tra il 1400 e il 1550 e fu perlopiù un fenomeno inglese francese. È un dramma allegorico, a fine moralistico che sviluppa, personificando delle astrazioni come Morte, Confessione, Buone Opere, Penitenza, Genere Umano e rappresentando allegoricamente vizi e virtù. I due motivi principali erano: il cammino dell'Uomo verso la salvezza ultraterrena e la lotta tra il bene e il male della sua anima. La rappresentazione seguiva quella delle mystery plays. La più antica moralità di cui ci è pervenuto il testo completo è The Castle of Perseverance del 1429. In questa play il protagonista, cedendo alle lusinghe dell’angelo del male, si mette a servizio del mondo e questi lo affida a vari peccati che tentano di trovarlo, ma l'angelo del bene interviene e con l'aiuto di confessione e penitenza riporta il protagonista sulla retta via. Il testo contiene in un disegno, unite al manoscritto, interessanti indicazioni sceniche su come allestire lo spettacolo, come ad esempio la presenza di acqua e di un fossato attorno al castello con la doppia funzione, sia scenica sia di controllare gli spettatori paganti. Everyman è la più famosa tra le moralità della fine del Quattrocento ed il protagonista Ognuno è colto nel momento cruciale in cui la morte viene a prenderlo ed egli si sente impreparato a seguirla. Ognuno cerca aiuto tra i presunti amici terreni ma tutti lo abbandonano e al suo fianco resteranno soltanto la Sapienza e una piccola dose di buone opere che nel finale scenderà con Ognuno nella fossa. Ognuno è un personaggio denso, complesso, a tratti grottesco, quando cerca di corrompere la morte con il denaro; è disegnato in una varietà di sfumature psicologiche.
Interludes
L’interludio è un genere fiorito in Inghilterra tra il XIV e il XV secolo. Il termine deriva dalla consuetudine di recite teatrali nel corso o nelle pause di una festa o di un banchetto. Questa pratica favorì la nascita di una forma di dramma particolare che era breve e richiedeva una scenografia semplice. Il più antico interlude sopravvissuto è Fulgens and Lucrece di Harry Medwall, testo di carattere edificante rappresentato nel 1497. Lo sviluppo è associato alla diffusione della figura dell'attore professionista. Per un attore il mezzo di sussistenza più sicuro era rientrare a far parte di una corte di un nobile, come accadeva presso Riccardo III o Enrico VII. Quando erano in tournée le compagnie teatrali presentavano le loro credenziali al sindaco della città e tenevano una rappresentazione privata davanti a lui per ottenere la licenza di allestire spettacoli per il pubblico. Il luogo in cui gli interludes venivano messi in scena era la sala dei banchetti di un palazzo signorile e all'estremità della sala si collocava sopra una piattaforma rialzata la tavola a cui sedevano il nobile, la sua famiglia ed i suoi amici.
Gli spazi teatrali
Anche in Inghilterra è la Chiesa il luogo in cui il dramma riprende vita, inizialmente il luogo dell'evento recitativo è il coro, dal coro si passa alla navata e dalla navata all'atrio per poi uscire sul sagrato e sulla piazza. Quando il teatro esce dalla chiesa è organizzato dalle corporazioni, che mettono a disposizione della comunità il loro talento e le loro abilità costruendo per le rappresentazioni scene fisse, case o edicole, e scene mobili su carri allegorici, pageants. Le case o edicole costruite attorno ad uno spazio ovale, o come nel caso della Passione di Valenciennes su un palco rettangolare, che permetteva al pubblico di inoltrarsi in una specie di platea circondata da tante scene.
Il teatro elisabettiano
Il teatro elisabettiano comprende un arco di tempo che va dal regno di Elisabetta I, a quello di Carlo I, passando per il regno di Giacomo I, dal 1574 al 1642. Studi approfonditi hanno portato all'identificazione di tre fasi:
- La prima comprende Thomas Kyd e gli University wits;
- La seconda comprende il passaggio del secolo e vede il disgregarsi della concezione medievale del mondo, pessimismo e amarezza dominano le scene e la tragedia, quella di Shakespeare in particolare, raggiunge i suoi momenti più alti;
- Nella terza fase che coincide con il regno di Carlo I ci sono sentimenti come l'indifferenza la malinconia, un’affannosa ricerca di nuovi equilibri, romance e tragicommedie dominano la scena fino alla chiusura dei teatri.
Il teatro elisabettiano ha due caratteristiche che lo distinguono dal resto dei teatri europei:
- Il suo legame con la tradizione teatrale autoctona;
- Il suo ignorare le regole classiche mescolando elementi comici ed elementi tragici, ignorando talvolta anche le unità pseudo aristoteliche di tempo luogo e azione. Negli autori inglesi questa scelta già era nei Miracle e nei morality plays. Gli autori inglesi diversamente da quelli italiani preferivano seguire il ritmo delle emozioni dei sentimenti più che le regole formali derivate dal teatro classico. La continuità con il teatro medievale si esprime anche sul piano delle idee: la gerarchia deve regolare i rapporti umani, in quanto è il riflesso della gerarchia del cosmo e dell'ordine divino. Nel teatro elisabettiano conta la conservazione di un ordine armonico e laddove questo ordine si è infranto la restaurazione di quest'ultimo.
Il teatro è stato sempre considerato dalla Chiesa un luogo di perdizione e corruzione, ma in Inghilterra il teatro restò per lungo tempo sotto il controllo delle autorità religiose. Il teatro divenne così un luogo dove si provocavano spesso risse. Durante il regno di Enrico IV diventò necessario controllare ciò che sulle scene veniva rappresentato, poiché negli interludi spesso si facevano riferimenti religiosi. Nel 1543 la situazione era talmente deteriorata che il re ritenne necessario emanare un atto del Parlamento in cui si impediva di trattare temi religiosi e politici sulle scene e nel contempo creò l'ufficio di master of the revels.
Nel 1572 il Consiglio di Stato emanò un atto per punire i vagabondi, che poneva sotto controllo l'attività di attori e autori. Il revels Office venne incaricato sia della censura dei testi sia di controllare le compagnie teatrali. James Burbage, carpentiere e attore, fece costruire nel 1576 il primo teatro pubblico di Londra, the Theatre, e ospitò la compagnia protetta dal conte di Leicester. Philip Henslove era proprietario di numerosi teatri e il suo Diary è un documento fondamentale per lo studio del teatro inglese elisabettiano, contiene l'organizzazione degli spettacoli compagnie.
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