Storia del teatro
Il teatro è uno spettacolo in presenza, in rapporto costante tra chi agisce e chi guarda, una comunicazione che trasmette un messaggio. Il teatro non è il testo, non è solo il dramma, ma è fatto di più linguaggi: visivi, sonori e negli aspetti architettonici. Il teatro da alcuni viene considerata l’arte per eccellenza, in quanto mette in comunicazione tutte le arti. Da altri sarà ritenuto arte imperfetta in quanto alcuni linguaggi si ostacolano tra loro. L’attore è colui che occupa uno spazio con delle azioni che impiegano i propri strumenti espressivi.
Il teatro greco
La nascita del teatro greco avviene ad Atene a partire dal V secolo e nasce dalla festa rituale, luogo dove una cultura si riconosce e si rappresenta. La festa è l’insieme di momenti rituali, di gesti, di parole, di cerimonie codificate in cui tutti sono partecipi. Aristotele collega la nascita della tragedia al ditirambo, inno corale intonato da satiri danzanti per il culto di Dioniso (dio della fecondità). Tespi introduce un attore (hypokrìtès) che interagisce con il coro. La commedia, invece, nasce da una processione spontanea a carattere buffonesco in onore di Dioniso, era più vicina e attuale alla realtà quotidiana.
Le rappresentazioni hanno luogo nelle Grandi Dionisie ad Atene in cui tutti i greci partecipavano e nelle Lenee, frequentate da cittadini ateniesi. Gli spettacoli si inseriscono in una dimensione sacrale e festiva, le attività erano sospese e si venerava Dioniso con cortei e sfilate con enormi falli mentre il teatro diventa una palestra per educare lo spirito ai valori etici ed estetici della polis.
Momento fondamentale erano gli agoni drammatici, ossia una gara negli ultimi tre giorni a cui partecipavano tre tragediografi con tre tragedie e un dramma satiresco. L’arconte regolava l’allestimento, sceglieva i poeti ammessi alla gara, istituiva cori e coreghi. Qualche giorno prima avveniva il proagon che anticipava la trama delle opere. Il pubblico pagava un biglietto e una giuria proclamava un vincitore. Vi è una scarsità di notizie a riguardo della rappresentazione greca, è fondamentale “La Poetica” di Aristotele che prende parte attiva alle rappresentazioni e dà informazioni sulle origini. Inoltre i testi servivano per essere rappresentati e non passavano alla pagina scritta, solo Licurgo propose un’edizione canonica per evitare la loro manipolazione nel 330 a.C.
L'edificio classico
Inizialmente le opere si svolgevano nell’agorà e solo successivamente in un edificio specifico, il quale era all’aperto e il primo fu quello di Dioniso sul pendio dell’acropoli tra il V e il VI sec. Nel V sec probabilmente in legno e successivamente con Licurgo in pietra e introdotta la skenè. Il teatro era a forma di ferro di cavallo. Parte fondamentale era l’orchestra, recinto centrale in terra battuta riservata al coro, con una losanga (rombo) al centro e dove veniva collocata la statua del dio con un altare. Intorno vi era la cavea, riservata agli spettatori con gradini in legno (ikria) suddivisi da scalette e permetteva un’ottima visuale e acustica da tutti i punti. Dove agivano gli attori era un palco poco elevato dinanzi uno sfondo scenografico fisso con tre porte, la skenè (prima solo un camerino poi introdotta nel VI sec.), e i paraskènia che delimitavano il palco. Le pàrodoi permettevano all’orchestra e agli spettatori di entrare a teatro.
Il teatro ellenistico
Nel IV sec gli edifici si diffusero nel mondo ellenistico e le rappresentazioni divennero più frequenti. L’orchestra viene rimpicciolita, la skenè diviene in pietra e con un palco (logèion). Il modello ellenistico esemplare è il teatro di Epidauro per perfezione, armonia di proporzioni e acustica perfetta.
Struttura della tragedia greca
- Prologo: l’antefatto, rapida sintesi che introduce.
- Parodo: ingresso del coro.
- Episodio: variabili da 3 a 7.
- Esodo: conclusione e uscita del coro.
Lo spettatore già conosce i dati fissi dello spettacolo, il piacere sta nel vedere le varianti del poeta, deve suscitare pietà e terrore.
L'attore
Ha origine dal coro, colui che lo risponde (Hipokrìtès). Solo gli uomini potevano essere attori e ricoprire anche parti femminili. A identificare il personaggio non è l’attore ma la maschera che deumanizza, indica una tipologia. È la parola che rende visibili agli spettatori la drammaticità, le tensioni, le passioni. Dialogo e azione caratterizzano il dramma. La tragedia è imitazione non di uomini ma di azioni e di modo di vita, è fondamentale l’intreccio, le azioni, non la psicologia e o il carattere del personaggio. Il costume è simile all’abito quotidiano, un chitone, tunica lunga imbottita per conferire una dimensione statuaria e solenne e zeppe per sopraelevare. Mentre il costume comico è grottesco e con un fallo posticcio sproporzionato. Elemento importante era la voce che doveva mutare in base a stati d’animo e ruoli, la conoscenza della musica per il canto, insieme ad una gestualità molto composta.
Il coro rappresenta la comunità del luogo in cui si svolge l’azione e anche i coreghi indossavano maschere e abiti, ma meno elaborati. Ha la funzione di mediazione tra gli attori e il pubblico, interviene con brani cantati per sottolineare momenti importanti dell’azione. La rappresentazione ha preciso codice di convenzioni simboliche, avveniva di giorno e all’aperto, egli effetti spettacolari sono dati da macchine sceniche (mekhanè, per far salire e scendere i personaggi; ekkùklema, per far apparire in scena i cadaveri per non mostrare violenza). Venivano utilizzati pannelli dipinti e inseriti nelle aperture della skenè (pinakès) e prismi triangolari (periàktoi) con su ogni faccia raffigurazione diversa che ruotando realizzava un veloce cambio di scena. L’arredo scenico era scarso, con forte valore simbolico ed evocativo.
Il teatro romano
Le rappresentazioni teatrali a Roma sono una pratica di puro intrattenimento e godimento per gli occhi. Avveniva durante delle feste, dette ludi, che comprendevano rappresentazioni teatrali e giochi del circo. L’istruzione dei ludi poteva essere anche privata e anche un mezzo per ottenere favori dal popolo. L’edificio teatrale resta una costruzione momentanea, anche molto sfarzosa, eretta per le occasioni e poi distrutta. Non c’è più un’unione, ma la scaena frons, uno sfondo dove si esibiscono gli attori e le gradinate (cavea) per il pubblico in cui viene inglobata l’orchestra che non ha più funzione mediatrice. I settori sono distinti per classi sociali. Non si partecipa più ad un evento-rito, non per riconoscersi come comunità, ma in un momento in cui il singolo si diverte. Il primo teatro stabile si avrà con Pompeo nel 55 a.C., realizzato con un pretesto come scalinata del tempio di Venere e con una sala per il Senato.
L'architettura teatrale romana
Il teatro è costruito all’interno del tessuto urbano, ma fuori dalla cinta sacra. La cavea diventa un massiccia struttura muraria circolare, gli ingressi sono al piano terreno e si sale su gradinate attraversate da corridoi (diazoma) che terminano con un loggiato (auditorium) con funzione acustica. L’orchestra diviene semicircolare ed ospita personaggi importanti. Il proscaenium, era basso e profondo con una maestosa scaena frons. Tre porte per l’ingresso degli attori. Veniva utilizzato un velarium che ricopriva tutto lo spazio teatrale. L’esempio teatrale pervenuto è il teatro di Marcello, tre ordini di arcata, poi inglobato in una residenza nobiliare. L’anfiteatro aveva una pianta circolare o ellittica, accoglieva combattimenti di gladiatori, martiri. Forte teatralità. Si ricorda il Colosseo (Anfiteatro Flavio).
Gli attori, i costumi, le scene
L’attore era escluso dal servizio militare e dal diritto di voto, come uno schiavo o quasi, sotto il dominus gregis (capocomico). Il costume è elemento fondamentale, nella tragedia con abiti scuri e corona, mentre per la commedia abiti più vivaci e variegati. Il coro diventa accessorio di canti e coreografie. La maschera è di dubbio uso, Roscio la utilizzò per nascondere il suo aspetto. L’attore, con la sua corporeità più che con la parola, è il centro dello spettacolo teatrale romano.
Si distinguono varie tipologie di attore: il cantor, per l’uso del canto; l’actor, per l’uso della parola; l’histrio, uso dell’azione, di un livello più basso. La scenografia divenne più complessa, nella tragedia erano architetture nobili e sontuose, nella commedia edifici modesti e popolari e per il dramma satiresco boschi e montagne. Probabilmente su pannelli dipinti.
Il medioevo
Nelle rappresentazioni teatrali medievali è assente l’edificio teatrale per varie cause soprattutto per condanna degli scrittori cristiani a riguardo del teatro, per la sua corporeità e scatenamento delle passioni. Lo spettacolo si realizza in edifici preesistenti pubblici o privati.
I giullari
Tra il VI e il X sec. nasce la figura del giullare fatta di spettacolarità corporea, musicale, coreutica, acrobatica o buffonesca. Il giullare è nomade, viaggia e ha una funzione di mediazione culturale. Si stabiliscono varie categorie, tra cui la più bassa è quella del buffone e la più alta quella del giullare di corte. Successivamente tra giullari che eseguono e trovatori che compongono. Varie sono le occasioni in cui si esibiscono: fiere e feste collettive, feste private aristocratiche in cui l’evento celebrativo è il banchetto durante il quale si ascoltano musiche, si eseguono danze, giochi e acrobazie.
La posizione della Chiesa
Considerava i giullari negativamente perché vendevano ed esponevano il loro corpo. La Chiesa condannò il teatro, considerando le rappresentazioni corruttrici e affiliate alle pratiche pagane. Ma il teatro nasce in senno alla Chiesa Cattolica, all’interno dell’istituzione che lo aveva condannato. Nasce il dramma liturgico, ovvero azioni drammatizzate in latino che si svolgevano nelle chiese a partire dal X sec. Per la coscienza medievale è un atto cerimoniale ed esclusivamente simbolico. Il luogo deputato è la sede dove si ambientava un episodio del dramma sacro, fatto di significati e strutture simboliche ed evocative. La rappresentazione sfruttava in successione queste postazioni per esporre il dramma.
Il primo dramma liturgico fu il Quem Quaeritis da cui si sono sviluppati e diffusi altri. Si ricorda la Visitazio, incontro tra angelo e le Marie al sepolcro. Gli attori sono i monaci, che non recitano ma cantano e inizialmente non si accetta nessun pubblico. La scena è lo spazio della chiesa del monastero benedettino. Solo con la Visitazio II si accetterà il pubblico. A questo rito sarà dato un valore educativo nei confronti del pubblico (non ancora laico), compaiono nuove storie di Cristo, Maria e santi. Al dramma liturgico viene dato il nome di Ludus.
Alla metà del XII sec. nasce il Jeu d’Adam, un dramma considerato la congiunzione tra quello latino e quello volgare, più lontano dalla chiesa che si rivolge ai fedeli con la lingua propria. Un altro sarà la Seinte Resurreccion, con i luoghi della Passione ma svolto all’esterno della chiesa.
Modalità di allestimento del dramma sacro
In Europa nasce la festa del Corpus Domini, processione che coinvolge tutta la comunità civile. In Italia, Francia e Spagna, l’organizzazione dei drammi passa in mani laiche con la supervisione del clero. In Italia c’è la lauda, una rappresentazione basata su un testo in versi cantati e non ancora recitati. Verranno utilizzate alcune macchine sceniche per voli e ascensioni, progettate anche da Brunelleschi. In Inghilterra i miracle plays (drammi ciclici) vengono allestiti con i peagents, luoghi deputati su dei carri fatti sfilare nei luoghi più importanti della città. Dimensioni molto grandi, due piani, quello inferiore per i camerini, quello superiore per la rappresentazione. In Francia Martirio di Sant’Apollonia, presente il meneur de jeu, colui che sorveglia la buona riuscita del dramma.
Il rinascimento – il Cinquecento
Nel rinascimento si ha l’effettiva invenzione del teatro e tutte le sue componenti, visto come edificio, scenografia, arte dell’attore con la compagnia professionista e i nuovi generi drammatici. I centri più importanti saranno le corti, in cui attraverso le feste all’aperto il signore fa lustro del suo potere con manifestazioni di carattere teatrale.
Le rappresentazioni latine
Si ebbe un’intensa riscoperta dei codici antichi, si diede vita alla stagione dell’Umanesimo impegnato nella piena ripresa della classicità e dei suoi valori etici e civili. L’intensificarsi delle diffusione dei testi classici (Plauto e Terenzio in particolare) a stampa favorì le prime rappresentazioni in latino, quasi tutte a sfondo educativo.
- Due testi diventano canonici: La Poetica di Aristotele con:
- Regola delle tre unità: azione (unica, coerente, presente); tempo (deve chiudersi nelle 24 ore);
- Luoghi (unico o percorribile nelle 24 ore)
- Principio della verosimiglianza: eliminato il sovrannaturale, deve essere fortemente reale, no ai soliloqui per i pensieri ad alta voce, quindi si introduce il confidente.
- Principio del decoro: no azioni sanguinarie o oscene
- Tragedia e commedia devono essere generi regolari: nessuna contaminazione
- Divisione in atti
Il vitruvianesimo
Per l’Umanesimo e il Rinascimento il De Architectura di Vitruvio divenne un caposaldo da interrogare e interpretare. Si riscoprì la funzione civile dell’edificio teatrale nella vita della città creando l’aspettativa della sua costruzione. Fu ispirazione per architetti e artisti rinascimentali. Importante il trattato di Sebastiano Serlio 1545.
I centri del Rinascimento e la festa signorile
Varie sono le manifestazioni che si attuano nelle corti signorili: la festa in cui la città si teatralizza per accogliere un ospite importante; il torneo, in cui una coreografia mostra tradizioni e costumi della città; il trionfo, in cui si affiancano al torneo dei carri addobbati (trionfi) per riecheggiare la mitologia classica; infine nei banchetti con interventi buffoneschi e coreutici che intervallavano le portate. È nel teatro signorile che il teatro moderno trova il suo contesto di nascita.
Invenzione della scenografia moderna
La scena all’italiana è alla base del teatro moderno e impone una disposizione frontale e separata del pubblico rispetto alla scena. È indispensabile l’individuazione di un punto di vista che coincide con uno specifico punto della sala: il luogo dello spettatore ideale. L’immagine prevalente del primo cinquecento è una piazza urbana che veniva dipinta sulla scena e sulle quinte convergenti verso il fondale; in alto il cielo, prima un telone azzurro poi si spezzerà in vari pannelli; il pavimento si innalza verso il punto di fuga. La tragedia avrà edifici maestosi, la commedia edifici privati domestici e il dramma satiresco boschi. Da Vitruvio viene ripreso il colonnato e la scaenae frons. La scena è come un quadro ma sfrutta anche la terza dimensione della profondità.
Centro molto importante per il teatro del cinquecento è Ferrara, dove Ariosto realizza la Casaria originale nell’argomento, ma fedele agli antichi in cui la disposizione frontale degli elementi e l’attenuazione della profondità diventano caratteristici della scenografia in ambito estense.
La scena prospettica fissa
Con l’allestimento a Urbino della Calandria, Baldassarre Peruzzi realizza la prima vera scenografia tridimensionale e prospettica in cui inserisce tre file di quinte angolari tutte verso il punto di fuga chiuso da un fondale dipinto. Tutti gli allestimenti sono a scena fissa, l’immagine resta immutata fino alla fine della rappresentazione.
Sebastiano Serlio
Serlio è fortemente legato a Vitruvio, con lui la scena della tragedia adotta uno stile romano imponente, con colonnati, archi di trionfo, statue e obelischi; mentre la scena comica predilige uno stile goticheggiante e una prospettiva boschereccia per il dramma pastorale. Il palcoscenico serliano è poco profondo: il proscenio è in piano mentre la parte restante si alza verso il punto di fuga. Le quinte serliane sono angolari, con un piano frontale, detto in maestà e uno in scorcio detto in sfuggita, disposte in coppie simmetriche e chiuse da un fondale.
Gli intermezzi inizialmente dovevano colmare i vuoti tra gli intervalli, ma ben presto divennero spettacoli paralleli. Generalmente erano 6 e potevano essere di due tipi: non apparente: solo musica; apparente: danze, interventi pandomimici. Avevano una funzione encomiastica, autocelebrazione della corte, si giocava molto con la fantasia.
La stagione della teatralità provvisoria: cortili, piazze, sale
Il luogo teatrale è un luogo dello spazio pubblico oppure della non nato per il teatro, ma reso teatrale e spazio dello spettacolo. In genere il luogo teatrale prevedeva un allestimento di gradinate per il pubblico sul lato breve dello spazio quadrangolare. Un esempio è il teatro del Campidoglio a Roma, costruito in legno da Pietro Rosselli, risente dell’influsso vitruviano, pianta quadrangolare gradinata e scaenae frons con porte chiuse da tendaggi.
Gli edifici teatrali permanenti del rinascimento
Nel 1585 si inaugura a Vicenza, commissionato dall’Accademia Olimpica: il teatro Olimpico di Andrea Palladio. Realizzato con impianto vitruviano, Palladio inserisce un teatro romano all’interno di un edificio preesistente. La cavea è semiellittica, sopra l’ultimo giro vi è un elegante peristilio (giro di colonne) e una loggia. Ai piedi della cavea vi era l’orchestra per il pubblico più illustre. L’architettura scenica attuale doveva essere temporanea per l’Edipo Re (di Sofocle) ma restò fissa. Il palcoscenico è basso e profondo.
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