R. Guarino
IL TEATRO NELLA STORIA
Premessa:
Nella nostra cultura, la parola teatro a un significato complesso; la sua sostanza non si
traduce in oggetti ma in azioni. Le azioni del teatro non sono oggetti permanente
suscettibili di analisi diretta e, come avviene invece per il manufatto artistico, per il testo
letterario, per il film. Per questo motivo, il teatro richiede un'osservazione diretta o, a
posteriori, una ricostruzione indiretta attraverso i documenti.
Come ha scritto lo storico Mark Block, nella Apologia della storia, i documenti non si
trovano per caso dove li consultiamo, negli archivi e nelle biblioteche. La loro
fisionomia e le loro raccolte non sono casuali. Che essi siano stati prodotti per fissare o
meno un fatto, un rapporto tra soggetti, tra istituzioni o individui, la produzione del
documento corrisponde ad un processo specifico di trasmissione. Il caso dei fatti di
spettacolo, dovremmo valutare l'importanza dei processi di memorizzazione: ricostruire
le azioni del teatro significa indagare anche le concrete relazioni che qualificano la
percezione e la presenza di azioni simboliche in un contesto.
Metodologia storica ha smantellato la centralità dell'evento.
Nell'ordine degli oggetti e dei testi che sono i documenti, e intere epoche del teatro si
profilano senza la descrizione di un solo evento scenico. Se ci basassimo sull'evento,
non sapremmo nulla del teatro ateniese dell'età classica, degli spettacoli nei teatri
pubblici inglesi, del teatro dei professionisti italiani detto Commedia Dell'Arte.
Ciò che chiamiamo letteratura drammatica va valutato in termini di documento e di
repertorio, nel quadro dell'apporto delle tradizioni letterarie ai materiali di costruzione
del fatto teatrale. Il teatro nella storia e questo modo di essere variabile della presenza
e dei suoi presupposti che si deposita nella diversa sensibilità dei referti che usiamo
come documenti.
Le posizioni problematica sull'oggetto della storia del teatro testimoniano quella che
potremmo chiamare la non autonomia artistica del teatro. Questa risalta dal confronto
con parole categorie come il lavoro, il culto, il gesto quotidiano, il tempo libero. Si
impone quindi l'esigenza di trattare la molteplicità non solo come concorso di arte o di
linguaggi, ma come terreno di scambio tra culture professionali, tecniche e abilità
operative.
La parola storia non isola il passato ma concerne la sua relazione con il presente. Per
pensare il teatro presente come fenomeno attinente al teatro del passato e necessario
pensare una parola, il teatro, che cambia significato e questa operazione non è
possibile se non pensandone la relatività storica, il suo mutare nel tempo all'interno
dello spazio culturale che l’ha conservata e adottata.
1. I tempi del teatro:
Tempi della storia e persistenza delle pratiche:
Nonostante gli studi storici abbiano "classificato "la conoscenza dei fatti teatrali in
termini di studio delle funzioni rappresentative dei sistemi e dei conflitti culturali, la
particolarità degli studi teatrali non consiste nel perlustrare la lunga durata
dell'economia, della geografia, delle nozioni e delle idee riferite alla sfera delle
mentalità ma riguarda la consistenza e la persistenza di pratiche e tecniche della
rappresentazione con azioni fisiche. Si devono a Fabrizio Cruciani due formule decisive
per questa prospettiva, ovvero il "teatro che abbiamo in mente" e il "teatro nella storia". Il
“teatro che abbiamo in mente”, ovvero la barriera del teatro-istituzione, identificato in un
edificio e tradotto in un rapporto tra creazione di repertorio, nei tempi e nei modi del
consumo industriale dello spettacolo, del suo ruolo tra le componenti riconosciute
regolate di una cultura. La barriera di questo modello può portare a pensare che tutto
ciò che non gli corrisponde nel tempo e nello spazio sia un embrione, una variante, una
deviazione e non una prassi autonoma. Il teatro muta i suoi stati e la sua definizione in
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modo tale che non ha senso commisurarlo ad alcuna storia unitaria. Per studiarlo,
dobbiamo comprendere qual è il suo senso all'interno dei meccanismi della memoria
storica, liberarci da un assetto legato all'edificio teatrale, al repertorio letterario, ad una
certa accezione del professionismo, in modo da cogliere la portata ed il senso dei
mutamenti.Questo significa studiare come il “teatro sia esistito nella storia” e studiarlo
come categoria di lunga durata oltre l'evento presenta dello spettacolo.
Il vero metodo è la conoscenza diretta del variare delle condizioni, degli enunciati e dei
materiali che rendono memorabili i saperi e i gesti da rappresentare.
Lavorare sul tempo, lavorare sul documento:
Viene riportata una nota, scritta dal mercante Etienne Mége, relativa ad uno spettacolo
interrotto il 25 luglio del 1535 nella cittadina di Le Puy-en-Velay, in Alvernia. In realtà
non si tratta di uno spettacolo ma di una catastrofe: esso finisce subito perché il solaio
della casa che il saltimbanco ha occupato rovina per la gran quantità di pubblico
ammassato.La nota, tutta via, esibisce una gamma di informazioni vastissima: sappiamo
che un attore ignoto porta con sé le sue tecniche di attrazione, le offre al tempo festivo
dei cittadini (la domenica a mezzogiorno), le intreccia alla nozione e alle immagini del
mito cristiano (La Natività di Nostro Signore Gesù Cristo), le insedia in un luogo disabitato
della città ( occupò un vecchio e diroccato casamento nella città di Puy). Il senso del
documento è la condensazione, in un segmento del tempo e in un frammento dello
spazio, di infinite dimensioni; leggerlo e interpretarlo significa articolare il campo in cui il
teatro è un intreccio di culture e di durate.
Lo storico fa ricorso a materiali eterogenei: descrizione di spettacoli, epistolari, materiali
scritti per il lavoro teatrale non destinati alla pubblicazione, testi destinati alla
pubblicazione sotto forma di dramma o di trattato, documenti di archivi privati o
pubblici che registrano transizioni economiche o amministrative, immagini che si
collegano a figure e momenti del fare teatrale. La fondatezza dell'analisi del
documento sta nella consapevolezza di questo ricorso e nell'evitare di ricomporlo
secondo un'armonia prestabilita. Analizzare un luogo teatrale e un apparato scenico
autonomamente ha più senso che collegarli automaticamente alle pratiche contenute
e associate al luogo o al setting. Un dramma va studiato come libro stampato che
cerca la lettura o come un manoscritto di cui si interrogano la produzione e i passaggi,
prima di considerarlo come materiale verbale di uno spettacolo e di assumerlo come
oggetto di una relazione interpretativa.
Il senso del "teatro nella storia è quello di preservare la differenza e il conflitto delle
memorie, a non spegnere la singolarità dei racconti nella cronologia degli eventi. Negli
studi teatrali, può risultare una guida utilizzare la periodizzazione (l'antichità, il
medioevo, la modernità) non come contenitori di sviluppi dei concetti o di unità di
senso, di forme, di modelli, ma come ambito dove sono riconoscibili le tradizioni e i
tempi propri del fare teatro.
Riflessioni sul tempo: antichità e sistema del Mediterraneo:
Percezione del tempo nelle culture teatrali è spesso bifronte: spesso, quando guardano in
avanti, si volgono al passato per riconoscere le origini.
Nelle culture europee, il teatro e lo spettacolo del mondo antico costituiscono il terreno
di quei modelli che hanno ispirato la rigenerazione e offerto i fondamenti del teatro
moderno. Questo processo, la distorsione e la riduzione sono evidenti.
Per la storiografia, l'antichità è un campo di disarticolazione del modello, in cui è possibile
rilevare le sfasature tra costruzione degli spazi, l’evoluzione della drammaturgia letteraria,
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IL TEATRO NELLA STORIA
l’affermazione e organizzazione della professione recitativa, le strutture associative e
organizzative dello spettacolo nelle città.
Ecco un riepilogo cronologico dei dati salienti:
Dal 534 a.C. circa: epoca degli agoni drammatici ateniesi nell'ambito della festa delle Dionisie
urbane ( tre giornate, ognuna con la rappresentazione di una trilogia tragica seguita da un dramma
statiresco e una giornata con la gara delle commedie);
V° sec.a.C. : costruzione del teatro di Dioniso in legno e pietra sull'Acropoli di Atene.
La tragedia attica classica: Eschilo, Sofocle, Euripide; e la commedia attica antica: Aristofane.
458 a.C: rappresentazione dello resterà di Eschilo, unica trilogia tragica pervenutaci completa.
449 a.C: istituzione, all'interno delle Dionisie, di uno specifico premio per gli attori tragici; dal 442
a.C, anche il concorso tra gli attori comici.
La commedia nuova: Menandro; il coro scompare o assume una funzione di semplice Inter mezzo
lirico.
330 a.C: Aristotele tiene le lezioni trascritte nella Poetica;
330 a.C.: decadenza della produzione di nuovi drammi e fissazione del repertorio tragico; Licurgo
promulga un decreto che esige la stesura di una copia ufficiale autorizzata delle tragedie di Eschilo,
Sofocle ed Euripide, con cui gli attori dovranno confrontare i testi delle loro esecuzioni.
Il teatro dell'epoca ellenistica: diffusione e monumentalizzazione dei teatri del modello greco nel
Mediterraneo orientale; il teatro di Epidauro (IV secolo);
Lo spettacolo di età ellenistica: prevalenza del mimo e del pantomimo, frammentazione del
repertorio tragico negli spettacoli-antologia ( a partire dal III secolo a.C., le compagnie potevano
liberamente trattare i testi drammatici dell'epoca precedente, sia attraverso la selezione e la
combinazione di scene tratte da una o più tragedie, sia mettendo in musica parti che nel teatro
classico erano destinate alla pura declamazione o al recitativo).
III sec. a.C.: formazione delle corporazioni degli "artisti di Dioniso”.
250-184 a.C.: Roma, vita e opere di Plauto.
166-160 a.C.: Roma, le commedie di Terenzio.
55 a.C.: costruzione del teatro di Pompeo, primo edificio teatrale permanente in pietra a Roma.
I sec. a.C.: De Architectura di Vitruvio
I sec. d.C.: le tragedie di Seneca, non rappresentata in teatro, destinate alla lettura nei circoli letterari
e alla corte imperiale;
II sec. d.C.: Onomastikòn di Polluce, contenente l'elenco delle maschere e dei costumi della tragedia
e della commedia.
Elenco sommario di date troviamo un'ipotesi di selettiva scansione pluri secolare dei tratti
di una civiltà, lo spettacolo greco-romano.Esso è il sistema più resistente della storia
europea e la sua longevità è dovuta alla combinazione di due fattori: il primo è
l'evoluzione del teatro greco nei luoghi dello spettacolo ellenistico e dei Ludi romani, che
si disseminano su tutto il territorio dell'impero; il secondo è la rintracciabile mobilità degli
artisti professionisti dello spettacolo.
Per quanto riguarda gli scarti, il caso del rapporto fra produzione letteraria e vita di
spettacolo a Roma è lampante. I primi teatri monumentali vengono edificati quando la
produzione delle commedie (Plauto e Terenzio) e la tradizione autoctona della tragedia si
sono spente. L'orizzonte dello spettacolo a Roma e quello dei Ludi, le feste organizzate
dagli aristocratici , poi dagli imperatori, che mobilitano i giochi dei gladiatori e le cacce
delle venationes negli anfiteatri, le corse dei carri nei circhi e promuovono le coreografie
pantomimiche nei teatri. Pagina 3
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IL TEATRO NELLA STORIA
Quando affrontiamo l'antichità operiamo una sintesi improntata alla fabbricazione di un
insieme di precedenti e di matrici mentre invece dovremmo misurare l'estensione
cronologica e spaziale di stati dello spettacolo che superano la misura della ripresa del
teatro nella modernità.
Riflessioni sul tempo: Medioevo e spettacolo dei cittadini:
Il medioevo, più che un'epoca della storia del teatro, è una particolare dimensione di
consistenza e di conservazione dei fenomeni in cui le parole del teatro si dissociano dalle
pratiche dello spettacolo. L'espressione teatro medievale è impropria.
Nell'Occidente, i testi latini delle commedie terenziane e delle tragedie di Seneca
sopravvivono negli scriptoria dei monasteri.
L’arte del teatro esiste come attività di individui di problematica definizione che si
esibiscono in pubblico. La letteratura e la documentazione sui giullari rivela una corrente
fatta di biografie laconiche, aneddoti affidati alla novellistica e alle cronache, in cui un
sapere pratico, vicino alla definizione contemporanea dell'attore, instaura da solo la
presenza dello spettacolo, le sue motivazioni e la sua qualità. Questa fisionomia è in
stretta relazione con la cultura del vagabondaggio.
Nella sua estensione cronologica, lo spettacolo medievale è quindi uno stato dell'arte
senza forme e modelli, senza spazio scenico e senza una nozione forte di drammaturgia
affidata alla presenza dell'autore, al prestigio dell'istituzione letteraria. L'assenza di un
luogo dello spettacolo stabile e istituzionale, si traduce nella varietà delle morfologia dei
luoghi delle rappresentazioni: la Chiesa, la piazza, le strade, le sale delle corti, i luoghi
pubblici. Il teatro in volgare è teatro dei cittadini e delle loro associazioni: confraternite,
corporazioni, gruppi della gioventù organizzata.
Ecco l'elenco di testi che di solito viene scandito come ipotesi di cronologia di una
drammaturgia medievale:
X sec. : redazione del monastero di Fleury della "cerimonia estranea" del Quem Quaertis;
spostamento del testo come tropo o tanto antifonario nella Visitatio sepulchri della celebrazione
del mattino Pasquale.
XI sec.: diffusione nei conventi francese di testi paraliturgici del tema pasquale con inserti di lingua
volgare nel testo latino.
XI-XII sec: testimonianze dell’Officium Stellae, rito-spettacolo su i Magi e sulla strage degli
innocenti, legato al periodo di celebrazione dei diaconi tra Natale e l'Epifania, noto come Festa
dei folli;
XII sec: Ordo representationis Adae ( o Jeu d’Adam) rappresentazione biblica in lingua anglo-
normanna, con intento di catechesi dei laici e con indicazioni sull'allestimento e sullo spazio
impegnato dall’azione.
XII sec: testo in latino della Passione di Montecassino, con i versi finali del pianto di Maria in
volgare.
XII sec: testi in latino di rappresentazioni caratterizzati da dettagliate descrizioni dell'azione,
conservati nei manoscritti del convento bavarese di Benedict-beuern.
XIII sec: epoca della drammaturgia di Arras
XIV sec: prime attestazioni dei cicli di rappresentazioni bibliche (Mystery plays) a Chester (1375),
Beverley (1377) e York (1378)
XIV sec: laudari e altri documenti sull'attività rappresentativa di testi drammatici in volgare di
argomento sacro, le Laudi, nelle confraternite dei “disciplinati” di Assisi e di Perugia. Pagina 4
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IL TEATRO NELLA STORIA
XV sec: Inghilterra: si consolida la pratica delle rappresentazioni dei cicli dei misteri organizzati su
carri e palchi mobili o su pedane disseminate nella città, organizzati dalle corporazioni degli
artigiani. Francia, molte città danno vita a “mystères par parsonagges"dedicati alla passione o ad
altri argomenti biblici. Sono organizzati dai mercanti più ricchi e dalle corporazioni o dalle
confraternite; hanno luogo in teatri provvisori allestiti in luoghi centrali della città. Sono basati su
testi di migliaia di versi e occupano i giorni festivi da Pasqua all’estate. Italia: Firenze è un centro di
rappresentazioni gestite dalle confraternite e caratterizzate dalle macchine degli ingegni. Si
impone, dalla metà del secolo, la sacra rappresentazione come forma drammatica originale era
presentata nelle confraternite degli adolescenti.
Gli studi recenti hanno smantellato l'idea evoluzionistica del passaggio dal dramma
liturgico alla sacra rappresentazione in volgare, indicando come più attendibile la
successione di iniziative ristrette all'ambito clericale e, progressivamente,
dell'organizzazione di spettacoli nello spazio urbano con drammatizzazioni nelle lingue
volgari, gestita da settori del clero e poi dalle corporazioni dei mestieri o dalle
confraternite. Dai testi utilizzati nelle rappresentazioni emergono due direzioni: il
passaggio da chierici hai lai e dal latino ai volgari.
Il fattore più rilevante relativo alla produzione di spettacoli nel medioevo europeo è
l'incontro tra le istituzioni e le associazioni dei cittadini e il professionismo degli artigiani
nello spettacolo (Mimi, giullari, danzatori, musicisti, artefici degli apparati). Questo
incontro è documentato negli studi classici sul periodo sia riguardo al rapporto tra giullari
e chierici e tra giullari e corporazioni per lo spettacolo sacro, sia per il rapporto di buffoni
e "artigiani dello svago" con le associazioni festive di studenti attive nello spettacolo
comico profano. Questo incontro, va aggiunta la competenza specifica dei letterati, per la
maggior parte chierici collegati agli ordini mendicanti, o laici esponenti della casta dei
giuristi e delle università. Questi intellettuali traducevano Ariel lavoravano i testi biblici,
dando vita ad una vasta opera di adattamento, volgarizzamento e appropriazione
espressiva dei testi di riferimento. Altro fenomeno rilevante è l'attivismo predicatorio
diffuso dai predicatori degli ordini mendicanti tra il XIV ed il XV secolo.
La realizzazione di spettacoli era un aspetto discontinuo, eccezionale oppure allegato le
scansioni del calendario cristiano.
Gli studi medievali consentono di r
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