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Rene Descartes (Cartesio) – Meditazioni metafisiche

Cartesio è stato un punto di riferimento e ha adottato un modello di ragione decisivo per la storia. È un autore del '600, periodo della nascita del metodo moderno appunto con Cartesio e Galileo. La sua ricerca è focalizzata sul criterio dell'univocità: la ricerca di una scienza unica con annesso un metodo. Secondo Cartesio il metodo unico è la matematica: l'intero universo è costruito e si può comprendere tramite leggi matematiche.

Galileo: "la conoscenza che Dio ha, da un punto di vista qualitativo (cioè la modalità), è la stessa dell’uomo". Questo sarà uno dei motivi per cui Galileo sarà condannato. Il reale è (per loro) matematico e logico.

Keplero: "le leggi della matematica sono univoche, la logica è coeterna a Dio e fornisce a lui le linee guida per creare". Alcuni elementi che non sono quantificabili (come il nostro vissuto) vengono esclusi dalla critica e dalla ricerca.

Regole per la buona vita dell'intelletto

(Regulae ad directionem ingenii)

Nel 1628 Cartesio scrive le "Regole per la buona vita dell'intelletto" in cui vi è la prima intuizione del pensiero critico cartesiano. Tutto ciò che possiamo conoscere è fallace, ciò a cui dobbiamo puntare non sono le doxa (opinioni), ma la verità. L’obiettivo di Cartesio era proprio quello di fondare una scienza che non fosse fallace o falsa, ma vera.

L'acriticità porta ad un sapere non fondato, un'opinione, una doxa, ciò che invece deve essere ricercato è la verità. Cartesio si dà alcune regole per il suo metodo, che saranno sottese alle meditazioni ed esplicite nelle Regole: chiunque applicherà questo metodo riuscirà a venire a conoscenza della coscienza.

Nelle Regole Cartesio esplicita il metodo che utilizzerà nelle Meditazioni metafisiche: senza Regole sarebbe impossibile comprendere il metodo. Il metodo deriva dal greco "via che porta alla meta" e si rifà all’allegoria della caverna di Platone (Cartesio era di formazione neoplatonica). In questo mito Platone descrive dei prigionieri legati al fondo della caverna, rivolti con lo sguardo opposto rispetto all’uscita.

Il fuoco, posto alle loro spalle, proietta sul fondo l’ombra di alcune statuette poste dietro ai prigionieri: gli uomini non possono voltarsi per vedere l’uscita della caverna e vedono solo l’ombra delle statuette. "Subitamente" uno dei due prigionieri si libera e risale verso l’apertura. Quando arriva alla luce farà gradualmente meno fatica a vedere la realtà. Poi tornerà dagli altri prigionieri per avvisarli.

La via per raggiungere l’uscita dalla grotta è il metodo, le ombre sono le opinioni. Le opinioni (doxa) sono vere, ma non costituiscono la verità nella sua pienezza. (Quando si definisce che una cosa è "errata"? Le illusioni ottiche sono errori oppure no? Realtà fenomenologica o realtà fisica?).

L’errore sta nella presunzione dei prigionieri che la realtà siano le ombre (quindi le opinioni): l’uomo vive nell'assoluta ovvietà (quello degli uomini che restano nel fondo della grotta è un sì impersonale e ingenuo) l’errore è l’approccio di tipo gnoseologico di ovvietà. A differenza di questo tipo di approccio, la filosofia non è rassicurante poiché mette in crisi l’ovvietà.

Nell’epistola VII Platone spiega come il prigioniero che si libera dalla prigionia (ovvero il filosofo) riesca a farlo. Ci vuole pazienza, molto studio e poi, subitamente, si entra nell’intelligenza filosofica. Si dice metanoia quel "volgere la propria intelligenza" come atto di assoluta libertà. Non c’è chi libera o il perché si libera: infatti una cosa è imparare, un’altra è l’apprendere. Una volta che si entra nella modalità di ragionamento critico-filosofico viene dato maggior senso all’esistenza (la distruzione dell’opinione è dunque necessaria per raggiungere la libertà di pensiero).

Secondo la concezione di Cartesio, il metodo deve essere dettato da regole facili e non fraintendibili (cioè non si può pensare, o essere indotti a farlo, al falso invece che al vero). Osservando queste regole non si può supporre il falso per il vero.

Problema: quale metodo utilizzare? Non esiste un metodo neutro e valido per ogni scienza. Il metodo scelto da Cartesio tuttavia è il metodo deduttivo, che si basa su premesse dalle quali si deducono osservazioni. Il criterio utilizzato è quello della razionalità, identico a quello utilizzato in geometria e aritmetica. Quando si può parlare di razionalità? Secondo Cartesio si può parlare di razionalità soltanto se si applica il metodo deduttivo.

Secondo Cartesio vi sono due modi per raggiungere la conoscenza:

  • Attraverso l’esperienza. La sensorialità tuttavia è fallace, e quindi a volte non corrisponde al reale (vedi per esempio le illusioni ottiche).
  • Attraverso la deduzione. La deduzione consente invece il raggiungimento di una certezza assoluta. Cartesio tuttavia non spiega ancora il perché di ciò.

Problema: come fa dunque Cartesio a dimostrare che attraverso la deduzione si raggiunge la certezza assoluta?

Critica di Husserl: Cartesio elimina l’esperienza in maniera errata, serve invece un metodo che ne tenga conto. Infatti una deduzione prevede che la conclusione sia già contenuta nelle premesse a livello implicito, poi con la conclusione viene esplicitata. Questo ragionamento è atemporale, e perciò dà un’immagine non completa di un aspetto (come la coscienza) che è invece inserita nel tempo.

Si possono distinguere a tal proposito due "tipologie" di tempo:

  • Il tempo cronologico o crono: è il tempo oggettivo, uguale per tutti.
  • Il tempo cairologico o Kairos: letteralmente "il momento opportuno", che proietta il suo significato non solo a quel preciso momento, ma anche ai successivi in maniera ciclica ed eterna.

Per Husserl la deduzione funziona, tuttavia ciò che è sbagliato è applicarla alla dimensione dell’esperienza, che non può essere considerata solo in base al crono, ma anche al kairos. Inoltre, la conclusione di un ragionamento deduttivo è sempre generale e uguale per tutti, ma la coscienza è un fatto personale e individuale: ciò non è trascurabile se la si vuole comprendere, altrimenti si perderebbe la specificità.

Secondo Cartesio tuttavia il grado di certezza che si deve raggiungere ad ogni conclusione è quello geometrico e aritmetico.

Discorso del metodo

Appena prima di pubblicare le Meditazioni metafisiche e dopo le Regulae, Cartesio scrive il Discorso del metodo (1633). Da notare che è usato l’articolo "del" invece che "sul", poiché in latino si riferisce a un genitivo soggettivo, in cui il metodo è il soggetto, attraverso il quale si può fare un discorso (di tipo metafisico).

Qual è la funzione del Discorso del metodo in funzione delle Meditazioni metafisiche? Cartesio, che nelle Regulae ha già parlato del metodo che andrà ad utilizzare nelle Meditazioni metafisiche, ora elenca le 4 regole fondamentali che seguirà nell’applicazione del metodo stesso:

  • Regola dell’evidenza. Io accetto come vero solo ciò che è chiaro e distinto, ovvero indubitabile. Questa è la regola più importante, in cui Cartesio esprime l’uguaglianza tra verità, certezza e indubitabilità: se una conoscenza è indubitabile allora (per la prima regola) sarà anche vera, e viceversa. Il criterio assoluto del metodo è dunque quello dell’indubitabilità. Cartesio applicherà il dubbio metodico per arrivare alla realtà come si vedrà in seguito.

Problema: come fa Cartesio a giustificare questo metodo? Quando a Cartesio viene chiesto il perché dell'utilizzo di questo metodo (invece che di un altro) egli non può rispondere poiché la fondazione del metodo è sempre extrametodica. Nessun metodo giustifica infatti se stesso. Semplicemente il metodo scelto (per testare la sua validità) viene spinto verso le sue estreme conseguenze, e si osserva dove esso conduce. In particolare, le estreme conseguenze del metodo cartesiano dimostrano la netta separazione tra mente e corpo, fino ad arrivare alla questione: come posso ricongiungere mente e corpo? Cartesio scriverà riguardo ciò nel "trattato delle passioni" in cui nota come sia impossibile parlare di passioni senza assumere l’unione di mente e corpo. Non riuscendo a dimostrare l’unione di mente e corpo, Cartesio ammetterà che l’unione mente-corpo non è dimostrabile tramite questo metodo. Dunque si può dire che il metodo Cartesiano non è del tutto soddisfacente.

Critica: non possiamo pensare ad un metodo in grado di spiegare l’esistenza di tutto lo scindibile umano. Cartesio arriverà alla fine della sua ricerca ammettendo l’inadeguatezza del suo metodo, per arrivare a spiegare l’argomento delle passioni. Ciò infatti non sarebbe stato possibile se non ammettendo l’unione di mente e corpo, impossibile da spiegare filosoficamente (utilizzando appunto il suo metodo).

Merleau-Ponty: non stabilisce un metodo a priori come Cartesio, ma cerca di comprendere quali siano gli elementi di razionalità propri di un corpo malato.

Proust: i momenti salienti della vita e dell’esistenza del protagonista dei suoi libri sono quelli in cui egli è più spaesato, confuso, contraddetto. Da un punto di vista logico ciò non sarebbe possibile.

Le prossime tre regole non sono fondamentali per poter comprendere le Meditazioni metafisiche.

  • Regola dell’analisi. Quando ho un problema lo devo suddividere nelle sue parti più semplici. Questa regola funziona molto bene nel caso di compiti matematici, tuttavia essa presuppone che il problema sia scomponibile. L’essere scomponibile tuttavia non è una qualità che appartiene a ogni tipo di problema. Per esempio: la questione dell’angoscia è suddivisibile in elementi più semplici oppure no? L’esperienza è parcellizzabile? Il tutto è uguale o è maggiore della somma delle parti?
  • Regola della sintesi. Dopo la scomposizione del problema nelle singole parti, il problema va ricostruito nella sua totalità. La ricostruzione del problema originario tuttavia è artificiale poiché viene fatta a posteriori. A tal proposito Bergson: "la ricostruzione della totalità e dell’originalità del problema non può che essere una costruzione totalmente artificiale, seguendo un criterio arbitrale (come per esempio la legge di causalità), che potrebbe non corrispondere al criterio originale". Tutto ciò che riguarda il vissuto umano non obbedisce alla legge di causalità per esempio.
  • Regola dell’enumerazione. Dopo aver applicato il metodo (deduttivo) devo osservare di aver adempito tutti i passaggi. Chiamasi correttezza procedurale.

Critica: Nella scienza e nella ricerca di Cartesio manca il criterio dell’intersoggettività: egli infatti non parla mai di un cogito rivolto a qualcuno. Soltanto nell’ultimo scritto sulle passioni, sull’amore e sulla generosità c’è questa attenzione. Critica: il metodo cartesiano presuppone una visione rappresentativa del conoscere: le idee sono contenuti materiali. È un modo di conoscere oggettivo. Esiste ed è presente tuttavia un modo non rappresentativo per conoscere il mondo. Le scienze esatte presuppongono che un fenomeno possa essere sempre ripetibile per un numero infinito di volte, nell’ambito umano tuttavia non c’è questa ripetibilità. Per esempio si può dire che uno stato emotivo si sia già provato, ma questo potrebbe comunque essere completamente diverso dal precedente: non vale dunque la legge di causalità per l’umano, basti pensare al concetto di libertà, che non rientra in questa legge. Altro esempio: l’amore da cosa è provocato?

In ambito fenomenologico si tenta di trovare una modalità di conoscenza che non sia rappresentativa, che cerchi di reintrodurre alcuni elementi propri della nostra esistenza come la libertà e la volontà. J. P. Sartre: "sono costretto a scegliere". La scelta, la responsabilità e la volontà si possono comprendere solamente alla luce della libertà. Noi siamo "condannati" a essere liberi. Se le nostre azioni dipendessero da cause precedenti allora non vi sarebbe la responsabilità. Determinismo e libertà non sono mutualmente escludenti ma, se non è possibile dimostrare l’assenza di libertà allora non è nemmeno possibile affermare la sua esistenza e viceversa. Determinismo e libertà coesistono: dove siamo nati, la nostra lingua madre, l’educazione ricevuta… sono tutti elementi deterministici a cui ci possiamo svincolare: la libertà si esercita grazie a questi elementi deterministici, non a dispetto di essi.

Prefazione alle Meditazioni

Nella prefazione Cartesio asserisce di aver già spiegato quale sia il suo metodo negli scritti precedenti delle Regulae e del Discorso sul metodo. Ora, dopo aver constatato le obiezioni, Cartesio dice di riprendere il tema della coscienza e di accingersi a dimostrare l’esistenza della coscienza e di Dio.

Le questioni di Dio e della mente umana le ho già toccate brevemente nel discorso sul metodo per ben condurre la ragione e cercare la verità nelle scienze; ma non per considerare a fondo, allora, bensì per apprendere, dalle reazioni dei Lettori di fronte al saggio che ne davo, in qual modo avrei avuto da trattarne in seguito (mi parevano tanto rilevanti, infatti, che ritenevo non si dovessero affrontare una volta e basta). Ora affronterò di nuovo, qui, quelle medesime questioni, di Dio e della mente umana, e insieme i principi di tutta intera la filosofia prima.

Per filosofia prima Cartesio intende non solo la metafisica (che ha per oggetti Dio e la Mente dell’uomo), ma anche (e ciò lo si comprende dallo sviluppo delle Meditationes de prima philosophia) dell’essenza dei corpi e della loro essenza, anche se limitatamente alle loro questioni generali di principio.

Come prima, dopo aver terminato le Meditazioni, Cartesio invia il testo delle Meditazioni metafisiche alla Sorbona, come inizio di dialogo agli studiosi. All’inizio arrivano alcune obiezioni e Cartesio risponde con lo statuto responsoriale. Di seguito, presento le mie risposte alle obiezioni di alcuni uomini eccellenti per ingegno e sapere, ai quali quest'opera è stata mandata in esame prima della stampa. Cartesio sceglie di scrivere in latino, in maniera che le persone deboli di ingegno non intraprendano la ricerca: è la prima volta che viene eseguita una ricerca di questo tipo.

Consiglio di leggere queste meditazioni soltanto a chi potrà e vorrà meditare seriamente insieme a me e staccare la mente dai sensi e da tutti i pregiudizi, anche se so bene che solo pochissimi sono capaci di tanto. Dopo l’uscita del Discorso sul metodo veniva fatta la seguente obiezione: "come riesce a dimostrare l’esistenza dell’atto di coscienza?" la II Meditazione metafisica si propone appunto di risolvere questa questione.

Ratio conoscendi: il modo di procedere di Cartesio è quello di applicare passo passo il metodo per arrivare alle seguenti conoscenze:

  • Coscienza
  • Esistenza di Dio
  • Esistenza del Mondo

Chi non comprende la serie e il nesso dei ragionamenti allora non comprenderà i ragionamenti. Chi vuole leggere le Meditazioni metafisiche deve applicare lo stesso metodo di Cartesio.

Foucault: quando si può stabilire se una persona è folle oppure no? La distinzione tra il folle e il normale ha origine nelle Meditazioni metafisiche di Cartesio. Prima di Cartesio era considerato folle colui che affermava la verità in maniera diversa, con un linguaggio diverso rispetto al resto della gente. In Shakespeare come in Nietzsche è sempre il folle che porta la verità. Dunque la domanda è: il folle è malato o portatore di una verità non condivisa in generale?

I Meditazione metafisica

Di che cosa si ha ragione di dubitare

Meditazioni metafisiche = meditazioni sulla prima filosofia. I problemi metafisici che Cartesio andrà a trattare sono 3: il cogito, Dio e il mondo. Il primo problema è dunque quello della coscienza: come arriva Cartesio alla dimostrazione di coscienza? Cosa intende per coscienza?

È da tempo che mi sono reso conto di quanto di falso avevo preso per vero fin dall'infanzia e di come sia dubbio tutto quello che in seguito vi ho costruito sopra. È da allora che ho capito che, se aspiravo a stabilire nelle scienze qualcosa di solido, destinata a durare, avrei quindi avuto da buttare tutto all'aria, per la prima volta nella vita, e ricominciare dalle fondamenta. Per respingere tutte quelle vecchie opinioni sarà sufficiente che per ognuna di esse io trovi una ragione di metterla in dubbio. Considerando che, una volta scalzate le fondamenta, crolla da sé tutto quanto vi sia stato costruito sopra, attaccherò subito i principi stessi su cui poggiava tutto quello che ho creduto in

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/02 Logica e filosofia della scienza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Francesco3654 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero filosofico e scientifico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Malaguti Ilaria.
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