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Storia di Roma tra diritto e potere

Capitolo 1: La genesi della comunità politica

Il paesaggio fisico dell’ultimo millennio a.C. caratterizzante l’origine di Roma non è molto diverso da quello odierno, solo più scosceso e segnato da maggiori dislivelli. Il territorio era segnato:

  • A nord dal Tevere
  • A est dai primi rilievi che segnavano il confine tra i Latini e le popolazioni sabelliche (ricordiamo i due centri principali: Tivoli e Palestrina)
  • A sud dai Colli Albani
  • A ovest dal mare

Il territorio si caratterizzava di importanti vie di comunicazione e rotte commerciali. Gli spostamenti, i trasporti, il commercio avvenivano sia per terra sia per mare. Via Salaria, via importante ancor oggi a Roma, costituiva il passaggio principale per il commercio del sale (prodotto fondamentale) in epoca antica. Nel territorio del Latium Vetus si estendevano una moltitudine di comunità. L’elemento caratterizzante queste era il vincolo di parentela (vincolo di sangue). Infatti a capo di ogni comunità vi era: il patres. Il patres era l’uomo più anziano della comunità e quindi colui che custodiva la saggezza e la capacità di guidare la popolazione. Accanto a questa figura vi era l’assemblea degli uomini in arme ossia un gruppo di uomini cui spettava prendere le decisioni più importanti relative alla vita della comunità.

Le comunità si trovavano sparse nel territorio a poca distanza le une dalle altre. Ciò contribuì allo sviluppo di una lingua comune (latino) e alla presenza di riti/culti comuni. Inoltre similari erano anche gli interessi economici e commerciali. Tali comunità si fondavano sull’agricoltura e sull’allevamento. Ad ogni modo un primo fattore che contribuì a segnare una certa ineguaglianza fra queste comunità fu: la guerra. La guerra comportava una diversa distribuzione dei beni. Infatti intorno ai gruppi (popoli/comunità) di maggior forza e valore si distribuivano i beni di maggior prestigio. Da questo fattore nacquero le prime differenze sociali fra comunità, che iniziarono a seguire uno schema gerarchico piramidale: al vertice la comunità di comando e successivamente le comunità seguaci.

Si inizia a intravedere un primo passaggio dalle forme di comunità minori alle forme di comunità cittadine. Questo avviene attraverso:

  • Mercato (scambi commerciali)
  • Forme di proprietà individuale di beni (terre, bestiame, strumenti agricoli e di allevamento)
  • Guerra (concentrazione del potere intorno alle comunità più forti)

Fondazione di Roma

Roma viene fondata il 21-aprile-753 a.C. La nascita di Roma avviene dalla “rottura” delle piccole e precedenti comunità che abitavano il territorio del Latium Vetus. Nasce una nuova forma di comunità, che prende il nome di: polis. Il termine polis indica una comunità di persone che abitano all’interno del medesimo territorio, seguendo le stesse regole e godendo dei medesimi diritti. A capo della polis sta il rex. La polis nasce dalla fusione di più comunità e per questo motivo il suo elemento caratterizzante non è il vincolo di parentela (vincolo di sangue) bensì l’appartenenza alla medesima struttura istituzionale. A capo della polis non vi è il patres bensì il rex.

Roma nasce lungo il corso del fiume Tevere dalle gesta di Romolo. Romolo diede vita alle prime forme di proprietà individuale distribuendo ad ogni suo seguace un lotto di terra, di circa mezzo ettaro, che prende il nome di heredium. Roma, primo centro istituzionale di rilevante importanza, deve la sua fortuna a due fattori: la sua posizione strategica e le gesta di importanti rex. Infatti Roma si trova su di un territorio centrale, che favorisce le vie di comunicazione e le forme commerciali per terra e per mare. I suoi condottieri, che si sono succeduti nel corso del tempo, hanno saputo ampliare la società attraverso le conquiste di territori limitrofi e più lontani. In tal modo si è rafforzato l’apparato militare, politico, sociale dell’intera polis. Ciò garantiva un notevole trasferimento di denaro all’interno della polis.

Le strutture sociali

Le strutture sociali che caratterizzano la storia di Roma ruotano intorno a due termini:

FAMIGLIA
  • La famiglia, che caratterizza il mondo romano, è la familia proprio iure ossia l’unità familiare che si fonda sul matrimonio monogamico, in cui vi sono moglie e marito e i diretti discendenti. In questa vige il principio del vincolo parentale attraverso la linea maschile fino al sesto o settimo grado. Si tratta della parentela “agnatizia” (dal latino agnatus indica il vincolo di parentela/sangue secondo quella determinata linea).
  • In sostanza la familia proprio iure è composta da: madre, padre, figli maschi e loro mogli insieme ai relativi discendenti, figlie non sposate. Le figlie escono dalla famiglia nel momento in cui si sposano ed entrano a far parte della famiglia del marito. Infatti si parla di matrimonio cum manu ossia della totale integrazione della moglie nella famiglia del marito e della sua condizione di “figlia del proprio marito”.

Al vertice di ogni famiglia sta il patres ossia il soggetto più anziano, custode di saggezza e della capacità di organizzare e dirigere la comunità familiare. Alla sua morte la famiglia viene meno e si costituiscono tante famiglie quanti sono i diretti discendenti maschili. In epoca romana la famiglia riveste un’importanza rilevante. All’interno della società si segue infatti uno schema gerarchico piramidale al cui vertice si trova proprio l’unità familiare e solo successivamente i singoli individui.

GENS
  • La gens implica l’unione di più famiglie che portano lo stesso nomen (Iulius, Claudius, Cornelius). L’appartenenza al gruppo gentilizio dipendeva infatti dal proprio nomen. Ad ogni modo l’onomastica romana è costituita dalla tria nomina: prenomen (nome) - nomen (cognome) - cognomen (indica il lignaggio).

Con il passare del tempo Roma espande il proprio territorio e accresce la propria popolazione. Questo avviene grazie alla posizione strategica che la città ricopriva e alla forte organizzazione militare-politica-sociale che la caratterizzava. I romani conquistano i territori limitrofi e assoggettano le loro comunità al potere del rex. Esempio → Alba Longa viene assorbita con la vittoria di re Tullio Ostilio. La sua popolazione viene trasferita dentro Roma per essere assorbita all’interno della società romana; mentre i patres e gli uomini di maggior valore entrano a far parte dell’aristocrazia romana. Accade anche che sono i singoli individui che decidono di abbandonare il proprio territorio per trasferirsi a Roma. Solo in casi eccezionali un’intera gens decide di abbandonare il proprio territorio per entrare a far parte di un altro. Questo è accaduto con la comunità gentilizia dei Claudi.

Esempio → Nel V secolo a.C. Appio Claudio decide di abbandonare il proprio territorio per trasferirsi a Roma. I componenti della sua comunità acquistano la cittadinanza romana ed entrano a far parte del tessuto sociale romano, mentre lui viene ammesso direttamente in senato.

Quindi… più comunità entrano a far parte della società romana, più comunità vengono conquistate e assoggettate alla società romana, più comunità si fondano dando vita ad un unico tessuto sociale. In questo vediamo formarsi un certo dualismo, che si esprime in uno schema gerarchico piramidale: al vertice sta l’aristocrazia e successivamente stanno i soggetti dipendenti da essa. Rispettivamente possiamo parlare di: patrizi e plebei.

Le differenze fra la città e le comunità latine

Per ultimo vediamo le differenze fra la città e le comunità latine (comunità antiche):

  1. La prima differenza la notiamo nella figura che sta al vertice dello schema gerarchico piramidale. Infatti al vertice della città sta il rex e al vertice delle comunità antiche sta il patres.
  2. La seconda differenza la notiamo nei vincoli che intercorrono fra i soggetti che costituiscono la società. Infatti all’interno della città i vincoli si fondano sull’appartenenza alla medesima istituzione politico-militare e all’interno delle comunità antiche i vincoli si fondano sui legami di parentela.
  3. La terza differenza la notiamo nell’inserimento di un soggetto all’interno della società. Infatti un soggetto entra a far parte della comunità cittadina attraverso l’acquisizione dello status di cittadino, ossia soggetto che appartiene ad un certo popolus, e un soggetto entra a far parte della comunità antica attraverso l’acquisizione dello status di filius.

Il fenomeno più rappresentativo della fusione fra diverse comunità è la leggenda del ratto delle Sabine. Parliamo del confronto-scontro fra la comunità latina del Palatino e la comunità sabina del Quirinale. Tale conflitto si conclude con la fusione di queste due comunità e con la presenza di due figure regali (re): Romolo e Tito Tazio. Latini e Sabini si fondono dando vita ad una nuova comunità, alla quale seguirà la formazione di un nuovo organismo politico-militare.

L’incontro di comunità diverse, ognuna caratterizzata dalla propria cultura, porta alla formazione di Roma. Questo possiamo ritenerlo l’aspetto più importante che portò Roma a raggiungere il suo splendore e la sua fortuna nel corso degli anni.

Capitolo 2: Le strutture della città

La figura del rex

Il rex rappresenta la figura del Re. Il rex è caratterizzato da:

  • Carattere carismatico
  • Forte influenza religiosa
  • Assenza del principio dinastico

La dimensione religiosa nella figura del rex riveste un ruolo importante. Infatti vi era la convinzione che questo venisse scelto proprio dagli dei. Esempio → Romolo, il leggendario fondatore della città di Roma, si pensa abbia consultato gli dei e questi gli abbiano trasmesso dei segnali positivi e favorevoli volti al suo ruolo regale che avrebbe poi ricoperto. Il suo successore, re Numa Pompilio, si pensa che abbia raccolto il testimone del suo predecessore attraverso la solenne cerimonia dell’inauguratio.

Il rex è infatti definito: rex inauguratu (carico di una dimensione sacrale, supremo sacerdote, tramite della comunità cittadina con gli dei).

La Lex curiata de imperio è la legge che disciplina il rito di acquisizione del potere sovrano. Nel rituale di acquisizione del potere sovrano partecipano: sfera divina, sfera terrena (senato e popolo). Infatti vediamo come il soggetto in questione deve essere prima designato ad essere membro del senato, successivamente nel templum (luogo sacro) l’augure tocca con la destra il capo del soggetto e nel mentre chiede a Giove di trasmettere dei segnali favorevoli alla sua elezione regale. Infine il soggetto designato (nomina) e riconosciuto (inauguratio) si deve presentare al popolo (comizi curiati), da lui stesso convocato, per assumere di fronte a questo il supremo comando della città.

Il rex ha il comando supremo della città romana. Egli è capo militare e sacerdote e quindi rispettivamente il ductor dell’apparato militare e il garante della pax deorum (custode del diritto). Il rex è colui che stabilisce leggi e norme all’interno della città, colui che interpreta e applica tali norme nelle singole fattispecie che si vengono a creare. Parliamo però di un diritto meramente “fattuale” ossia di un diritto consuetudinario, in quanto la scrittura era ancora inesistente. Infatti un ruolo fondamentale era svolto dalla memoria. Ad ogni modo si prendeva consapevolezza circa l’esistenza di una determinata legge nel momento in cui vi era una pronuncia giudiziale del re ossia nel momento in cui il re si pronunciava per risolvere/dirimere una determinata controversia.

Funzionari istituzionali

Nello svolgimento delle sue funzioni il re è coadiuvato da alcuni funzionari istituzionali. Vediamoli:

Potere militare
  • Il re era a comando dell’esercito e accanto vi era un altro comandante militare, che godeva di valore e prestigio. Quest’ultimo poteva sostituire il re, assumendo potere e responsabilità, in casi di necessità e urgenza.
Potere politico
  • Il re era a comando del governo della città e accanto vi era il praefectus urbis, una figura che nel corso del tempo assunse sempre maggiori poteri soprattutto nel settore dei giudizi civili e della repressione criminale.
Potere giuridico
  • Il re era colui che stabiliva legge e pronunciava giudizi. Accanto si trovava il collegio pontificale, del quale il re ne faceva parte.

I patres e il senato

I patres sono gli anziani ossia coloro che sono a capo di una gens. I patres sono i componenti del senato romano. Il termine “patres” e il termine “senatus” possiamo porli sul medesimo piano. Il senato, dal latino senes significa “anziano”, è l’organismo che accompagna il re nello svolgimento delle sue funzioni cittadine e nel prendere le decisioni di maggior importanza relative all’organizzazione e alla gestione della vita cittadina.

Abbiamo appena parlato di due termini che possiamo porre sullo stesso piano. Non ritengo si possa parlare di una vera e propria, assoluta, identificazione dei patres nei senatori. Infatti non possiamo dire che vi erano tanti senatori quanti erano i patres di ogni singola gens presente a Roma. Questo perché era il re che designava i soggetti che avrebbero fatto parte del senato in base a determinati requisiti che dovevano possedere: lignaggio, ricchezza, valore, compimento di determinati atti di guerra e/o di pace. Non era essenziale che tale soggetto fosse a capo di una gens. Esempio → Tarquinio Prisco entrò a far parte del senato anche se non era a capo di alcuna gens.

Il senato aveva il potere dell’interregnum ossia, nel momento in cui veniva a mancare il re, faceva da ponte fra il vecchio e il nuovo rex. Nel periodo di tempo in cui si doveva eleggere il nuovo re il senato assumeva il potere militare-politico-giuridico dell’intera città. I senatori venivano identificati con il nome di interreges. I senatori divisi in gruppi di dieci assumevano a turno il comando della città per cinque giorni ciascuno. Allo scadere dei cinquanta giorni se non era stato eletto il nuovo re allora subentrava un nuovo gruppo di dieci senatori, che a loro volta assumevano il comando della città a rotazione.

Il potere dell’interregnum svolto dai senatori, che identifichiamo parzialmente nei patres, possiamo identificarlo come un ritorno del potere in mano ai patres. Utilizziamo il termine “ritorno” poiché con la nascita di Roma il potere dei patres viene meno, in quanto ad esso si sostituisce il potere del rex.

Il populus

Il popolus originariamente rappresentava l’esercito e solo successivamente arrivò ad indicare la popolazione ossia la comunità cittadina di Roma. All’interno della città la popolazione era divisa in tre tribù ed ognuna di essa a sua volta si divideva in dieci curie. Il criterio mediante cui si stabiliva l’appartenenza ad una determinata curia si fondava sulla discendenza e sul lignaggio (si era di una curia se i propri antenati apparteneva a quella determinata curia).

La popolazione svolgeva un ruolo importante nel rapporto fra: re/senato (istituzioni di comando) e la vita cittadina. La popolazione esprimeva determinate funzioni attraverso il “comizio curiato” ossia l’insieme di tutti gli uomini facenti parte della comunità cittadina romana. Il comizio curiato si esprimeva mediante il suffragium, che inizialmente avveniva con un applauso (segno favorevole). Solamente in un tempo successivo esso implicava il voto. In questo caso era necessaria la maggioranza delle trenta curie presenti nella città. Il comizio centuriato aveva un ruolo marginale, ma era comunque presente davanti alle questioni che riguardavano la vita cittadina. Vediamo in quali:

  • Partecipazione all’investitura del nuovo rex inauguratus
  • Ricezione di notizie di delibere del rex

Il ruolo del comizio centuriato era maggiore in ambito privatistico. Vediamo i casi:

  • Presenziare ed approvare l’adrogatio ossia l’atto mediante cui un pater familias decide di assoggettarsi e quindi acquistare lo status di figlio di un altro pater familias
  • Formare testamento
  • Presenziare a provvedimenti che modificano la condizione delle gentes (la fuoriuscita di un soggetto da una determinata gens) o provvedimenti relative all’ammissione di uno straniero.

I collegi sacerdotali

I collegi sacerdotali erano prevalentemente costituiti da uomini patrizi (aristocrazia), che godevano di determinati riconoscimenti e benefici sociali. Solo una piccola parte di questi si dedicava esclusivamente al culto religioso, prendendo le distanze dalla sfera politico-sociale della città. L’altra parte, quella maggioritaria, riguardava uomini che si dedicavano al contempo alla sfera religiosa e alla sfera politico-sociale della città. Soprattutto in età antica i collegi sacerdotali avevano un potere e un riconoscimento meramente marginale all’interno della città e questo era data dal fatto che il ruolo fondamentale era ricoperto dal rex, come custode e garante della vita cittadina. Tra i collegi sacerdotali ricordiamo i principali:

Collegio degli “auguri”
  • Gli augurium (dal latino augere che significa “aumentare” => crescita di potenza, arricchimento della condizione e dell’azione umana a seguito di un richiesto intervento degli dei) implicano delle situazioni lontane nel tempo e non definite in modo specifico. Il collegio è composto da tre persone, e solo successivamente il numero dei membri aumenta a nove. Le interpretazioni e le tradizioni proprie di questo collegio sono state raccolte in testi e libri, trasmessi di generazione in generazione. Degli augurium se ne occupano esclusivamente gli augu
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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher frarosci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto Romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Tassi Elena.
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