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Niebuhr e la storia di Roma

Niebuhr, nella sua opera "Storia di Roma", effettua studi approfonditi sulla costituzione agraria romana, maturando un interesse verso la storia di Roma, in particolare per i problemi relativi al controllo della terra, affrontati secondo la cultura storicistica. La consapevolezza del presente e l'interesse per i suoi problemi arricchiscono la sua visuale con nuovi riferimenti, come l'assetto agrario dell'India moderna. L'interesse verso i popoli indoeuropei segna l'inizio di una nuova stagione (Maine). In Niebuhr il confronto è di tipo solo analogico.

Processo formativo delle città

Il processo formativo delle città avviene tramite la fusione delle due comunità latina e sabina, da cui sarebbero derivate le tre tribù. Da ciò emerge il sistema organizzativo triadico: 3 tribù, 30 curie, 300 membri del senato. Ciascuna curia è formata da 10 gentes e ad ogni curia sono associati 100 uomini armati. L'unità di due iugeri è attribuita ai 100 uomini della curia, chiamati heredia. La fondazione della città si associa ai gruppi gentilizi, con l'ampliamento della cittadinanza basato sul sistema delle tribù territoriali grazie alla plebe, proprietari terrieri delle terre assorbite da Roma.

Erano presenti terre comuni, oltre agli heredia, riservate ai gruppi gentilizi. La proprietà individuale nasce con il sistema fondiario di 7 iugeri attribuito alla plebe. Si ha quindi una divisione tra terre del dominus e possesso dell'ager publicus, senza più spazio per gli heredia.

Valore dei "Gromatici veteres"

Niebuhr attribuiva importanza ai "Gromatici veteres" per la conoscenza che forniscono delle antiche strutture territoriali romane, auspicando una riedizione critica di questa documentazione, gran parte della quale rimaneva inesplorata. L'interesse nei "Gromatici veteres" consiste anche nel loro valore di immediata testimonianza dell'immagine materiale della società che li aveva prodotti. Conferma quindi la continuità di una storia conservatasi in quella stessa terra in cui si era svolta.

Cerca forme sopravvissute del mondo antico presenti ancora nell'età moderna, come il ruolo del paesaggio ripreso da Bachofen. Entrambi si immergono con immediatezza nella realtà contemporanea per cogliere il filo che lega il presente al suo passato più remoto.

Savigny e il diritto romano

Savigny, con le opere "Diritto del possesso" e "Sistema del diritto romano attuale", fonda la scuola storica del diritto, un'elaborazione dottrinaria di quel diritto positivo che vive nella vita di tutti i giorni. Chiede allo storicista di essere l'interprete e il ricostruttore del diritto del popolo senza l'intervento del legislatore. Va contro giusnaturalismo e illuminismo, fondati sul pregiudizio di poter stabilire un comportamento giuridico valido, non in quanto prodotto dalla storia ma dalla mente.

Riteneva che il passato non andasse svalutato, poiché costituisce il substrato sul quale muoversi. I problemi e l'interpretazione del presente possono e devono essere ripresi dalla storia. Il vero diritto naturale è il diritto consuetudinario, cioè il diritto che si attua nella storia ed è creazione spontanea dei singoli popoli.

"Il diritto del possesso"

"Il diritto del possesso" è un saggio giovanile efficace e innovativo, dove una sapiente interpretazione dei testi giuridici romani si coniuga con un'analisi della letteratura medievale e moderna. Scompare il carattere controverso dei testi antichi; da questi vengono prese opinioni che si compongono in un disegno unitario ispirato a una logica evolutiva. La conoscenza storica viene piegata a un'interpretazione di carattere quasi normativo.

Critiche e contributi di Savigny

La figura del possesso era di difficile definizione da parte dei giuristi romani. Savigny's "Diritto del possesso" è sia un'opera di rottura ma sia frutto di un sapere plurisecolare. Il problema trattato veniva ricondotto all'interno di un continuum spazio-temporale, con una concatenazione tra passato, presente e futuro. Questa prospettiva permetteva di fondare sulle radici del passato le soluzioni per i bisogni pratici del presente, criticato da Jhering.

Il "Sistema del diritto romano attuale" offre un sistema di riferimenti molto più povero, con un discorso sul presente limitato solo al diritto romano di Roma antica e dei suoi giuristi, ignorando gli studi del diritto romano nel Medioevo. Lasciava poco spazio di autonomia ai cultori di altre tradizioni, con il romanista unico depositario del sapere che permetteva accesso ai modelli destinati a plasmare il presente.

Rudorff e la letteratura gromatica

Con Rudorff e Mommsen ha inizio la moderna riflessione critica sulla letteratura gromatica e il suo significato per la conoscenza dell'organizzazione giuridica del sistema territoriale romano. Nel testo si proponeva un organico inquadramento sistematico della disciplina gromatica del territorio romano, dando adeguato rilievo agli aspetti pratici della gestione del territorio.

Il problema principale era la stratificazione cronologica del materiale studiato, unito al dubbio valore di certi scritti. Grazie alla sua conoscenza delle istituzioni giuridiche romane, Rudorff ha interpretato il materiale gromatico in un disegno unitario. Per la prima volta si delineava il possibile rapporto fra la forma gromatica del territorio e le varie situazioni giuridiche in esso presenti.

Egli ha classificato la realtà territoriale romana secondo più criteri organizzativi: uno di carattere pubblicistico-gromatico, l'altro privatistico e infine economico, grazie ai quali veniva fondato tutto il materiale oscuro da lui considerato.

Mommsen e la storia economica romana

Mommsen, nella sua "Storia di Roma", offre un'esposizione di tutta la storia di Roma, esclusa la fase imperiale romana, con un lavoro di altissimo livello e di grande coerenza. Egli sviluppava dubbi in ordine alla limitata unità fondiaria (due iugeri, circa mezzo ettaro) per il sostentamento di una famiglia e la integrava con altre terre agricole assoggettate a un regime di comunanza agraria.

Sosteneva una signoria collettiva della gens, influenzato dalle tradizioni germaniche sia in ordine alla comunità primitiva agraria, sia nella struttura cittadina. Il territorio della gens sarebbe stato suddiviso tra le diverse stirpi che avrebbero formato in seguito le tribù. Gli insediamenti gentilizi sarebbero simili a dei villaggi cantonali, analoghi a quelli delle altre popolazioni italiche.

Mommsen mostra una nuova sensibilità sugli aspetti economici della società romana, prestando attenzione alle trasformazioni economico-sociali romane. Sebbene possedesse un gran numero di fonti in grado di documentare ampiamente la nuova ricchezza romana, la sua interpretazione non riesce a tenere conto della nuova scienza economica, prevalendo sempre un punto di vista politico.

Critica al capitalismo

Tra l'età dei Gracchi e la prima età imperiale, sostiene che sia "l'agricoltura che il governo dello stato avevano iniziato ad essere un'impresa capitalistica". Tuttavia, non fa seguito alcun approfondimento sulle possibili trasformazioni nella produzione di beni o nei circuiti commerciali. In seguito a questa analisi, valuta molto negativamente il cambiamento economico, rilevando tracce di immoralità. Secondo Mommsen, il capitalismo non assicura lo sviluppo economico ma è fonte di degradazione morale e politica.

I migliori dei Romani erano consapevoli di ciò, ma i loro tentativi di rimediare furono inutili. Tutte le conseguenze del capitalismo, come la trasformazione delle logiche produttive, la circolazione della moneta e maggiori scambi, sono viste come variabili dipendenti della politica e non analizzate esclusivamente secondo un punto di vista economico. La sua svalutazione degli aspetti economici esprimeva la sua ammirazione verso l'etica aristocratica.

Jhering e la teoria del diritto

Jhering, con la sua opera "Geist", esercita una profonda influenza oltre i confini europei. Inizialmente sostenitore della scuola storica, applicava il metodo storico naturale nel "Geist", poi si distacca e si pone in contrasto. Egli ricerca nuovi orizzonti e individua due modelli storiografici, uno da seguire e uno da evitare. Quest'ultimo è associato a Gustav Hugo, criticato per il percorso storico del diritto romano senza un minimo accenno di continuità.

Elogia Gibbon per la capacità di ricondurre i frammenti all'interno di un grande affresco unitario. Jhering intendeva la storia non più come paradigma del presente, ma preferiva indagare i processi storici del passato per poter ricavare le logiche ad esso inerenti; logiche applicabili in astratto e quindi anche per il presente.

Genesi del sistema giuridico

Nel "Geist", gli argomenti investono la formazione dei sistemi giuridici e la genesi dello stato antico. Egli teorizza due opposte interpretazioni genetiche: una fondata su un elemento individualistico, l'altra di tipo organicistico. La genesi del sistema giuridico prevale un fattore individuale, costituito dal conflitto interindividuale, regolato dall'intervento cittadino, segnando l'inizio di un processo che culmina con un insieme di norme.

Questa interpretazione è applicabile soltanto all'esperienza romana e sembra sottrarsi a una generalizzazione. Evidente è il distacco con Savigny: con la teoria del conflitto esclude un fondamento consensualistico del diritto, sostenendo un accentuato anti-contrattualismo.

Genesi dello stato antico

Jhering torna alle impostazioni organicistiche della scuola storica, basandosi sulle teorie patriarcali. Agiscono due elementi: il primo rappresentato dalla gens, famiglia ora concepita non più basata solo su legami di sangue ma anche su legami convenzionali ("famiglia giuridica"); il secondo consiste in un nuovo principio gerarchico basato sull'organizzazione militare del gruppo.

Grazie alla gens, si interrompe il processo naturale di crescita, con il passaggio dal potere del pater familias al ruolo di comando del capo del gruppo politico, derivato dall'organizzazione militare. Anche questa tesi si distacca dalle idee della scuola storica, che collegavano la formazione dello stato al fondamento naturalistico della famiglia patriarcale.

Vi è una similitudine con Niebuhr, poiché entrambi attribuiscono alla gens un ruolo fondamentale per la formazione dell'ordinamento cittadino. Jhering riconosce il ruolo della gentes, dove il fondamento delle norme della comunità troverebbero il loro fondamento nel contratto con cui i membri della gentes si impegnano a tenere un certo comportamento, dove la volontà dello stato viene intesa come volontà dei cittadini.

Prima della formazione dello stato, fondava i rapporti giuridici sulla capacità di autoorganizzazione del gruppo gentilizio, sottratto ad ogni superiore autorità. Vi è il tentativo di distacco dalla griglia pubblico-privato, per cercare di intuire una fase storica anteriore in cui questo ordinamento si sarebbe affermato. Troviamo un substrato organicistico in Jhering nella sua idea sulla struttura interna dei gruppi, attribuendo ad un'unica persona il pacchetto di poteri: il pater familias.

"Geist" era un progetto che cercava di cogliere lo spirito della storia giuridica romana attraverso un modello evolutivo.

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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fpigna94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Biscotti Barbara.
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