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Primo periodo: dalla fondazione al III secolo a.C.

Società gentilizia

Nella più antica comunità romana esistono tre gruppi minori.

  • Familia proprio iure, o piccola famiglia: coloro che vivono nella stessa domus e sono sottoposti al potere dello stesso pater.
  • Familia communi iure, o grande famiglia: è la famiglia agnatizia, costituita da coloro che sarebbero sotto il potere dello stesso pater se egli vivesse.
  • Gens: coloro che, pur appartenendo a diverse famiglie, hanno lo stesso nomen, in quanto si riconoscono in un antenato comune.

Il primo gruppo nel V secolo a.C. si presenta compatto e forte, e la sua forza e funzionalità aumentano sempre più. Gli altri due gruppi nel V secolo hanno ormai perduto le antiche strutture e funzioni per le quali erano sorti.

La gens

Gruppo primigenio. Comunità di villaggio, sovrana e indipendente, da non potersi immaginare fiorente entro un ordinamento statale. Per tutto un primo periodo, non vi è lo stato al di sopra della gens, ma è essa stessa una comunità politica sovrana. Il carattere distintivo fondamentale della gens è costituito dal nome comune a tutti i gentiles. Seguono i caratteri fondamentali della gens:

  • Assenza di un capostipite comune
  • Assenza di parentela per gradi, no organizzazione gerarchica
  • Principio di esogamia: pratica del matrimonio fuori del gruppo
  • Proprietà collettiva, espressione di un gruppo strutturalmente paritario. Ciò non esclude che per ragioni organizzative, difensive ed economiche siano stati nominati o si siano temporaneamente affermati dei capi.
  • Base economica: pastorizia

Struttura economica della gens

Per quanto riguarda lo sfruttamento e l'occupazione della terra, i gruppi primordiali ebbero una concezione che andò mutando di pari passo con il passaggio da una economia pastorale a una economia agricola. Nella coscienza dei gruppi più antichi, la terra veniva considerata propria solo in rapporto ai modi e ai tempi dell'occupazione e dello sfruttamento che essi ne facevano. Un concetto di appartenenza continuata e permanente sorse solo in seguito all'affermarsi di una economia stanziale.

  1. In una prima fase tutti i beni – e specialmente la terra – si concepirono come occupati e sfruttati dal gruppo e nell'interesse del gruppo.
  2. In una seconda fase, anch'essa molto antica, accanto allo sfruttamento collettivo si pose l'appropriazione individuale dei beni di interesse personale dei singoli.
  3. In una terza fase – contestualmente all'affermazione del matrimonio monogamico, della familia proprio iure e dei poteri del pater – si iniziò a distinguere terre di sfruttamento collettivo gentilizio e terre e beni di interesse familiare, sfruttati ed occupati dalla famiglia e per essa dal pater.

Proprietà collettiva

Vari indizi inducono a pensare che esiste una antichissima proprietà collettiva della gens sulla terra e sui beni di interesse sociale. Con la fondazione della città, ad opera del suo mitico fondatore, sorge una prima forma di proprietà individuale dei patres familiarum limitata a un lotto di due iugeri (5000 metri quadrati). Esso, per essere ereditariamente trasmissibile, viene chiamato heredium. Due iugeri costituivano un podere troppo piccolo per il lavoro e il sostentamento della famiglia media. Figuriamoci se potesse esservi una parte adibita al pascolo. Si arriva in questo modo alla conclusione che sino al sorgere della città, buona parte della terra non fosse di proprietà individuale o familiare (per quei tempi è lo stesso). Nell'epoca successiva alla fondazione della città, mentre l'ager publicus si estende, le proprietà gentilizie si vanno riducendo. Nei primi secoli della storia di Roma è quindi certa la progressiva involuzione della gens. Questo fenomeno depone a favore per la preesistenza delle gentes allo stato, e avanza la soluzione più probabile in ordine alla proprietà: se le terre da lavorare e i pascoli non erano individuali, non potevano che essere collettivi di tutti i gentiles. Per l'epoca anteriore alla fondazione, tale proprietà non era pubblica né privata: era collettiva dei gentiles, come plures e non considerati unitariamente come gens.

Proprietà collettiva e stato cittadino

Ritenuta estremamente probabile una primita proprietà collettiva gentilizia, è bene esporre i problemi storiografici derivati dall'affermazione della civitas. L'intervento della civitas in ogni campo istituzionale si concreta nella vita della comunità. I gruppi gentilizi non dominano direttamente, come al tempo della loro esclusiva sovranità. E non intervengono neanche più in prima persona, come nella fase della federazione gentilizia. Esercitano ora il loro potere facendo valere la loro presenza e la loro forza all'interno dello stato unitario. Operano quindi nella nuova realtà del populus romanus. L'ager che la comunità acquista è del populus, è quindi publicus. L'ager già tenuto dalle singole famiglie come proprietà individuale è privatus. Su che cosa accade all'ager in proprietà collettiva gentilizia si possono avanzare varie ipotesi. Quella più probabile afferma che l'ager rimane in proprietà collettiva delle singole gentes. Non è privato né publicus, è gentilicus. In progresso di tempo viene definitivamente diviso tra i gentili, divenendo proprietà privata individuale.

Clientela

Cliens – da cui clientela – indica il rapporto tra persone o gruppi di rango sociale superiore con persone o gruppi di rango sociale inferiore. Questo rapporto varia in progresso di tempo. Negli ultimi due secoli della Roma repubblicana, cliens non indica più uno status giuridico bensì un collegamento tra gli uomini politici e i loro seguaci, considerati una delle categorie di amici. Nella società gentilizia, i clientes furono una classe soggetta nell'ambito della gens, e ad essa dovettero fornire gran parte della forza lavoro. La clientela sorgeva nel momento in cui una persona o un gruppo chiedeva sostentamento e protezione a una gens, sottomettendosi ad essa. Sottomissione: in fidem se dedere; Accettazione: in fidem accipere. Il gentile al quale era avvenuta la sottomissione prendeva il nome di patronus. Egli ha il dovere di dare protezione e assistenza ai clientes, i quali devono essere preferiti ai cognati, ovvero ai parenti di sangue. Norme delle 12 tavole: il patrono, se ha ingannato il cliente, è sacro. Dionigi: chi dei due infrange il rapporto fiduciario viene considerato reo per la legge sul tradimento data da Romolo, e una volta condannato, può essere ucciso da chiunque, in quanto sacro al dio degli inferi (sacertà).

La legge delle 12 tavole che tutela il cliente è coerente con le rivendicazioni plebee. Tutto ciò si iscrive nel tentativo della plebe di aggregare alle sue lotte i clientes. Ma è possibile una obiezione: dalle fonti storiche emerge chiaramente come i clienti fossero proni e sottomessi ai patrizi, e al loro fianco contro la plebe. Questo però, anziché contrastare, convalida la nostra interpretazione. Nel pieno della lotta politica contro il patriziato, la politica plebea di aggregazione non poteva non mirare al rapporto patronus-clientes, assumendo la difesa dei secondi e cercando di creare in loro favore garanzie giuridiche effettive. Come già detto, i clientes rappresentavano le forze di lavoro principali alle dipendenze delle genti. In questo senso, è stata ricollegata al rapporto patronus-clientes l'origine del precario. Le genti che disponevano di molte terre e poca forza lavoro, onde procurarsi clientes o con loro mantenere un rapporto di clientela già esistente, concedevano ai lavoratori porzioni di terra da coltivare e da sfruttare. Il precarista teneva come propria la terra cessatagli, ma la doveva restituire a semplice richiesta del concedente.

Formazioni familiari

Per la grande e la piccola familia il problema della genesi è comune e unitario, in quanto sorgono entrambe nell'ambito della gens.

Grande famiglia

Famiglia agnatizia o grande famiglia. Seguono i caratteri fondamentali:

  • Autorità del pater, mantenimento gruppo familiare unito dopo la morte del pater
  • Parentela per gradi
  • Principio di monogamia: pratica del matrimonio che crea famiglia di coppia
  • Comunità economica nuova: il consortium erco non cito
  • Base economica: alla pastorizia si affianca l'agricoltura estensiva

È composta da tutti gli agnati che furono sotto la potestà di un pater. È possibile che la famiglia agnatizia si estendesse sino al sesto grado parentale. La grande famiglia si pone tra la familia proprio iure e la gens: nella gens rientrano infatti parecchie grandi famiglie, che hanno lo stesso nomen, ma diverso cognomen. Gaio racconta che una volta morto il padre di famiglia vi era fra i suoi heredes una società al contempo legittima e naturale, che si chiamava ercto non cito, ovvero dominio non diviso. Quella che Gaio chiama società legittima e naturale è costituita dagli heredes del pater: i figli in potestà, la moglie in manus, nipoti e pronipoti con rispettive mogli. Essi divengono tutti sui iuris dopo la morte del pater comune e, pur avendo ciascuno la propria piccola famiglia, rimangono assieme.

Caratteristica fondamentale

Ogni componente, da solo, ha il potere di alienare un bene comune: può ad esempio manomettere uno schiavo o vendere, mediante mancipatio, una cosa. La funzionalità di questo tipo di comunione sembra sia resa possibile dalla facoltà riconosciuta ad ogni consorte di opporre il proprio veto all'atto di disposizione di un bene che uno degli altri consorti stava per compiere. Il regime patrimoniale della grande famiglia si trova a metà strada tra:

  • Antica proprietà collettiva, regime di solidarietà e negazione idea della quota
  • Proprietà individuale, l'alienabilità del patrimonio e il potere di disposizione riconosciuto a ciascuno dei consorti, seppur temperato dal diritto di veto

Vertice del gruppo familiare

Si è autorevolmente sostenuto che a capo della grande famiglia vi fosse un pater e che tutti i poteri fossero accentrati nelle sue mani. A dire il vero, nel sistema fin qui descritto non sembra esservi posto il potere del pater: esso nasce proprio nel momento in cui il pater muore e i suoi heredes continuano a rimanere uniti. Naturalmente, ciascuno di essi è pater della sua familia proprio iure, sulla quale esercita la potestas. Rimane tuttavia unito agli altri pater nel gruppo agnatizio.

Distinzione res mancipi e res nec mancipi

La grande e la piccola famiglia sorgono in una fase in cui alla mera pastorizia era subentrata una economia agricolo-pastorale a base estensiva. Un gruppo di capanne, un campo a coltivazione cerealicola, animali da lavoro, le appartenenze limitate – quelle che poi diverranno servitù di passaggio e di acquedotto – questi costituiscono i beni sociali della grande famiglia. I pascoli continuano a costituire la proprietà collettiva gentilizia. Tutti i beni sociali, di interesse fondamentale alla vita economica del gruppo, si condividono in proprietà comune, sono almeno inizialmente indivisibili e sono sottoposti al potere unitario del gruppo. Questo potere è il mancipium e i beni su cui esso viene esercitato sono i res mancipi. Tutti i beni che non fanno parte di questa categoria, ovvero tutti i beni liberi dal potere unitario del gruppo, sono i res nec mancipi. Su di essi si afferma la proprietà individuale dei componenti della grande famiglia.

Piccola famiglia

Gruppo economico, potestatario e unitario, accentrato e tenuto saldamente in mano dal pater, titolare esclusivo dei beni e dei poteri.

  • Autorità assoluta del pater, detentore di tutti i beni e i poteri
  • Principio di monogamia: pratica del matrimonio di coppia
  • Base economica: agricoltura intensiva ed arborea

La piccola famiglia o famiglia cellulare sorge con il matrimonio monogamico già in seno alla gens. È il gruppo che va sempre più emergendo forte e gagliardo man mano che gli altri due gruppi tendono a decadere. Nella familia proprio iure il pater familias è signore assoluto. Egli ha potere sul gruppo ed è inoltre l'unico proprietario di tutti i beni del gruppo.

Carattere politico dei tre gruppi

  • Gens: se si ritiene aver carattere politico quel gruppo che si configura come un piccolo stato sovrano, allora l'unico gruppo che presenta indubbi caratteri di natura politica è la gens.
  • Grande famiglia: la natura politica della familia communi iure sembra molto probabile, se si tiene presente che la sua massima espansione si verifica in una epoca in cui la gens decade e si frantuma. Entrambi i gruppi potevano avere, sia pure a diversi livelli, carattere politico.
  • Piccola famiglia: non sembra invece possa ravvisarsi carattere politico nella piccola famiglia, il cui ordinamento potestativo è funzionale alla struttura economica del gruppo.

Questi gruppi non rimasero sempre gli stessi. Subirono trasformazioni e mutamenti, derivanti da vari fattori, in particolare:

  • I diversi sistemi di produzione che si susseguirono, ognuno dei quali richiedeva una confacente organizzazione delle forze di lavoro
  • Effetti e ripercussioni della nascita o trasformazione di un altro gruppo

La gens si trasforma in seguito al sorgere degli altri due gruppi. La grande famiglia perde mordente e diffusione a beneficio della piccola famiglia. L'ordinamento cittadino costituisce l'ambiente migliore per lo sviluppo rigoglioso della piccola famiglia. La familia proprio iure è in un certo senso il filo rosso intorno al quale si svolge la storia intera della società, dell'economia e del diritto privato. Le gentes unendosi diedero vita al primo stato romano. Questo era quindi costituito da una federazione di gentes. Per tutta una prima fase – quella della monarchia latina – la base sociale dello stato si fondava sui gruppi gentilizi, che tendevano a mantenere una certa indipendenza. Le gentes si trasformano man mano che sorgono gli altri due gruppi e poi va progressivamente frantumandosi quando questi si evolvono e rafforzano. L'egemonia etrusca favorì la creazione di una comunità unitaria protetta da uno stato forte, e offriva questo alla nuova società cittadina che andava formandosi. La familia proprio iure assume in questo senso sempre più importanza, affermandosi come organismo economico accentrato intorno al forte poter del pater familias. La piccola famiglia, sorta e sviluppatasi in seno alla gens, ora si consolida e rafforza come organismo economico e sociale – più che politico – e si inserisce in un sistema produttivo fondato inizialmente sull'agricoltura intensiva e poi, durante la monarchia etrusca, anche sul commercio e l'artigianato.

Pace e guerra tra gruppi gentilizi

Tra i gruppi gentilizi non potevano non sorgere rapporti. Essi potevano essere:

  • Rapporti di pace: derivanti da necessità di comune difesa, necessità economiche, comuni credenze religiose. Questi rapporti nascevano da accordi fondati sulla reciproca fiducia. Il risultato di tali accordi prende il nome di pactum. I pacta sono quindi accordi basati sulla fides. La loro rottura era considerata una offesa agli dei. Sul colpevole (sacer) ricadeva la persecuzione umana e divina.
  • Rapporti di guerra: nascenti da una offesa, prodotta da un componente di una gens, nei confronti di un componente di un'altra gens. La solidarietà nel gruppo era intesa in modo tale che l'offesa recata ad un solo componente veniva considerata offesa nei confronti di tutto il gruppo, il quale esercitava la vendetta contro tutto il gruppo a cui apparteneva l'offensore. La guerra poteva talvolta arrivare allo sterminio di uno dei due gruppi.

In progresso di tempo, si fece strada il costume di rivolgere la vendetta solamente contro l'autore dell'offesa, anziché contro tutto il gruppo cui egli apparteneva. L'autore dell'offesa veniva quindi espulso dal suo gruppo e consegnato. Questa consegna prende il nome di noxae deditio = consegna per la pena/delitto. La responsabilità solidale si trasforma in responsabilità personale. Se il gruppo dell'offensore non consegnava quest'ultimo al gruppo offeso, riemergeva la responsabilità personale del gruppo e scoppiava una guerra tra clan. Sorto lo stato, alla guerra tra gruppi gentilizi e alla vendetta, si sostituisce la pena legale patrimoniale, stabilita dallo stato. Il pater decideva se pagare la pena legale patrimoniale o consegnare l'autore dell'offesa.

La famiglia

  1. Familia proprio iure
  2. Matrimonio
  3. Figli
  4. Rapporti di dipendenza

Familia proprio iure

La piccola famiglia o familia proprio iure nasce dal matrimonio monogamico e si caratterizza ben presto come un gruppo compatto, di natura patriarcale, in cui tutti i poteri vanno sempre più sommandosi nelle mani del pater.

La familia è caratterizzata quindi dall'onnipotenza del pater. Egli può modificare la composizione naturale del gruppo aggiungendo o estromettendo componenti. Dal potere assoluto dell'uomo si ramificano varie situazioni potestative che trasformano completamente la pura e originaria configurazione della famiglia.

Rapporti di parentela

  • Gentilità: sono gentili coloro che appartengono all'ordine parentale chiamato gens. Essi sono posti sullo stesso livello. Essa è una parentela senza gradi.
  • Agnazione: sono agnati coloro che si trovano, o si sono trovati, soggetti alla stessa potestas o alla stessa manus. L'agnazione è una parentela distinta per gradi.
  • Cognazione: sono cognati coloro che sono nati da comuni genitori o dallo stesso...
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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nichi96.ch di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto romano 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Pesaresi Roberto.
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