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CAPITOLO 1: IL QUADRO NORMATIVO SULLE ELEZIONI DEI MAGISTRATI E LE

ASPIRAZIONI DI CESARE ALL’INIZIO DEL ’52.

1. La posizione di Cesare e le norme sulle elezioni magistratuali. Nei primi mesi del 52 a.C,

Cesare si trovava in Gallia in qualità di proconsole, carica che ricopriva dal 58. Si trattava di

dover fronteggiare l’offensiva che Vercingetorige gli aveva scagliato a fine gennaio del 52.

Durante i mesi della primavera, le forze di Cesare avrebbero subito attacchi da parte di

Gorgobina e Gergovia, con la quale subirono una grande sconfitta. Una volta che Cesare si

riprese, avrebbe a sua volta sconfitto Vercingetorige durante l’assedio di Alesia (autunno 52). E’

stato catturato, condotto a Roma e tenuto qui per oltre 5 anni in uno stato di prigionia per poi

successivamente essere condannato a morte.

Cesare era stato console nel 59, premessa necessaria per poter essere proconsole a partire dal

58, aspirando a ridivenire console. A meno di non forzare le norme, egli sarebbe potuto ridivenire

console a partire dall’1 gennaio 48, poichè una legge sillana dell’82, la lex Cornelia de

magistratibus, prevedeva l’obbligo costituzionale di un intervallo di dieci anni tra un consolato e

l’altro. La sua intenzione di ridivenire console l’ha manifestata nel suo Bellum civile: lo si provava

anche con il fatto che nel 50 aveva iniziato nelle colonie e nei municipi della Gallia Cisalpina la

campagna elettorale in vista delle elezioni per il consolato del 48. A quei tempi le elezioni si

tenevano a partire dal primo di luglio e gli eletti sarebbero entrati in carico il primo gennaio

successivo. A norma di una legge approvata nel gennaio 63 (anno del consolato di Cicerone), era

previsto che:

- gli aspiranti consoli presentassero la propria candidatura a Roma prima delle data dell’1 luglio di

persona.

- divieto di compiere la professio in absentia

- obbligo per i candidati di essere presenti a Roma il giorno delle elezioni

In virtù di un’organica legislazione risalente a Gaio Gracco, Lex Sempronia de provinciis

consularibus, ed a Silla Lex Cornelia de provinciis ordinandis, tra il mese di marzo e le

elezioni di luglio di ogni anno si decideva in senato quali sarebbero state le province consolari di

due anni dopo, poichè gli aspiranti consoli, ancor prima di essere eletti a consoli, dovevano già

conoscere la possibile sede del loro proconsolato; “ possibile”, e non certa, in quanto

l’assegnazione precisa delle province a ciascuno dei due proconsoli sarebbe avvenuta per mezzo

di un sorteggio da compiersi durante l’anno della loro carica.

Il proconsolato era di norma previsto:

- per un anno

- finchè il senato non avesse inviato un successore

- finchè non fossero stati debellati gli indigeni della provincia (solo verso la fine della repubblica si

previde una durata pluriennale del proconsolato)

2. Il piano di Cesare ed i relativi ostacoli. Cesare, per potersi candidare al consolato del 48,

avrebbe dovuto presentarsi a Roma verso la fine del giugno 49, vincolato a rimanervi sino alla

fine dell’anno a causa delle elezioni, aspettando il primo gennaio. Bisogna considerare anche il

fatto che non si sarebbe potuto condurre a Roma seguito dai suoi soldati fintantoché fossa stato

proconsole della Gallia, perchè nessuno, oltre ai consoli, poteva oltrepassare il confine entrando

nell’Urbe --> secondo le regole Cesare sarebbe potuto entrare a Roma per candidarsi soltanto

se fosse stato un privato cittadino, e non un capo d’esercito come ora. --> tutto ciò voleva

evitarlo.

1. da un lato, voleva conservare il diritto al trionfo

2. dall’altro sapeva che nell’Urbe si vociferava l’intenzione di alcuni avversari politici che volessero

attaccarlo sul piano giudiziario per reati commessi durante il consolato del 59 appena avrebbe

messo piede a Roma.

Diversa era la posizione di Pompeo, risalente all’inizio del 52.

CAPITOLO 2: DISCUSSIONI SULLA DURATA DEL PROCONSOLATO DI CESARE --> DUBBI

DEGLI ANTICHI, DUBBI DEI MODERNI.

1. Le opinioni dei moderni alla luce delle fonti antiche. L’individuazione della data finale del

proconsolato di Cesare nelle Gallie e nell’Illirico costituisce una vexata quaestio.

A. Theodor Mommsen definì la questione di difficile soluzione

B. Cicerone la definisce un’obsuritas quaendum 1

C. Tra i moderni diverse furono le ipotesi. Le possibili date presentate riconducibili alla fine del

mandato di Cesare sono:

- 1 marzo 50

- tra marzo e novembre 50

- 13 novembre 50

- 29 o 31 dicembre 50

- 1 marzo 49

- 31 dicembre 49

Primo quinquennio:

Al fine di poter comprendere quando terminasse il proconsolato di Cesare, è bene partire dal 59,

quando Cesare fu console per la prima volta. Dalla Lex Vatinia, egli si vide attribuite la Cisalpina,

l’Illirico e mediante senatocunsulto anche la Narbonese.

Successivamente, la Lex Pompeia Licinia del 55 condotta dagli allora consoli Pompeo e Crasso,

avevano prorogato i suoi poteri per un altro quinquennio. L’identificazione del termine del primo

quinquennio è un dato certo: lo si ricava da un noto passo di un’orazione ciceroniana, recitata in

senato nella primavera del 56. In tale occasione Cicerone intendeva opporsi a due senatori i quali

intendevano assegnare le Gallie e la Siria come province consolari a consoli che le avrebbero

occupate in qualità di proconsoli a partire dal 54. Poichè essi non avrebbero potuto prendere

possesso delle province in quanto Cesare sino ad allora le avrebbe occupate, l’assegnazione delle

province compiuta nel 56 sarebbe rimasta incompleta per essere pienamente definita l’1 marzo 54.

Cicerone si opponeva a tutto ciò perchè osservava che l’imperium proconsolare doveva

congiungersi immediatamente a quello esercitato dal console senza alcuna interruzione temporale.

Osserva infatti che se si fosse inviato uno dei due consoli del 55 in qualità di proconsole in Gallia

nel 54, nn avrebbe potuto prendere possesso della sua provincia prima dell’1 marzo, facendo

notare come la provincia fosse solo promessa e non assegnata. Ciò porta a concludere con

certezza che l’incarico proconsolare a Cesare asseganto nel 59 dovesse terminare il primo marzo

54.

Secondo quinquennio:

Era previsto dalla Lex Pompeia Licinia. Fu approvata nel 55. E’ da prendere come uno dei due

dati certi per potere procedere con l’identificazione della data esatta del secondo quinquennio. Un

secondo dato certo riguarda il fatto che il senato non avrebbe potuto cominciare la successione di

Cesare prima dell’1 marzo 50. Ciò si ricava da due epistole:

A) prima epistola: 2 settembre 51. In essa Celio riferiva che Pompeo aveva fatto sapere al senato

che nessun senatoconsulto doveva essere in quel momento approvato sulla successione di

Cesare ed aggiungeva che suo suocero, Quinto Cecilio aveva sostenuto che la questione dell

province galliche doveva essere affrontata a partire dall’1 marzo 50.

B) seconda epistola: ottobre 51. In essa Pompeo aveva affermato che prima dell’1 marzo 50 la

questione non avrebbe potuto essere trattata dal senato sine iniuria nei confronti di Cesare.

C) passo di Irzio. Da esso è possibile ricavare implicitamente che esistesse una data prima della

quale non fosse possibile aprire la discussione sulla successione di Cesare. Il passo è riferito

ad una circostanza dell’anno 51, nella quale uno dei consoli, Marco Claudio Marcello, disse in

senato che, poichè in Gallia regnava la pace, si doveva decidere di inviare a Cesare un

successore. Irzio scrive che nel 51 il console Marco Claudio, ponendo in senato al questione

della successione di Cesare, lo fece ante tempus, violando un’esplicita disposizione della Lex

Pompeia Licinia, la quale prescriveva che prima di una certa data la questione non potesse

essere trattata.

2. Le divergenti opinioni di Cesare e Pompeo:

2.1 Le testimonianze delle divergenti opinioni. Non indicando la Lex Pompeia Licinia una data

precisa per la fine del proconsolato di Cesare, vi era spazio per ampie discussioni. Cesare si era

convinto che il suo proconsolato dovesse terminare alla fine del 49. Le cose sarebbero cambiate a

partire dalla primavera 52 quando Pompeo riformò con la lex de provinciis la disciplina

dell’assegnazione delle province, ma nonostante ciò Cesare non mutò mai idea e continuò a

sostenere di avere il diritto di mantenere il suo proconsolato fino alla fine del 49. Pompeo

opponendosi, riteneva che il proconsolato dovesse terminare nel corso dell’anno 50.

Cesare: 2

Il fatto che fosse convinto che il suo proconsolato dovesse terminare nel 49, la si ricava da una

sua affermazione che egli stesso scrisse nel Bellum Civile, sostenendo che all’inizio del 49 i suoi

avversari pretendevano che egli si recasse a Roma entro l’1 luglio 49 per candidarsi al consolato

del 48, lamentando che in tale modo gli venivano sottratti 6 mesi di comando.

Pompeo:

In una lettera dell’aprile 50, Celio scrisse all’Arpinate che Pompeo aveva chiesto tramite il senato

che Cesare lasciasse la sua provincia il 13 novembre 50. Lo stesso Cicerone aveva aderito

all’interpretazione di Pompeo: egli non aveva individuato il 13 novembre come una scadenza

formale ed oggettiva. Celio precisa che Pompeo aveva fatto intendere che essa gli sembrava equa

nei confronti di Cesare.

2.2 Le ragioni di Cesare. Cesare non riteneva che formalmente il suo comando dovesse spirare il

31 dicembre 49: era una scadenza che lui di fatto riteneva inevitabile. Da un punto di vista formale,

la scadenza che egli assegnava al suo comando era il primo marzo 49. Le ragioni

dell’individuazione di queste due date sono le seguenti:

- 1 marzo 49 --> dipendeva dal fatto che il primo quinquennio era scaduto il primo marzo 54.

Cesare riteneva conteggiare l’inizio del secondo quinquennio non dalla data di approvazione

della lex Pompieia Licinia, benchè approvata del 55, ma dal giorno successivo al termine del

primo quinquennio --> 2 marzo 54. In tal modo perveniva a determinare che il secondo

quinquennio sarebbe dovuto scadere dopo 5 anni, giungendo ad individuare la data dell’1 marzo

49.

- 31 dicembre 49: Cesare era giunto ad individuarla partendo dallo stesso ragionamento sviluppato

da Cicerone in senato nel 56; in tal contesto Cicerone ha affermato che Cesare non sarebbe

potuto essere sostituito da uno degli ex consoli del 55.

Cesare aspirava a mantenere il potere fino alla fine del 49, secondo la prassi costituzionale

romana che prevedeva una proroga di ogni comando provinciale fino all’arrivo del successore.

Cesare inoltre nell’affermare ciò, oltre che a basarsi sulla prassi costituzionale, si basava anche

sulla Lex Pompeia Licinia, la quale statuiva come la discussione circa la successione avrebbe

potuto svolgersi soltanto a partire dal 1 marzo 50. Era dunque chiaro come Cesare, da qualunque

lato guardasse, fosse certo di poter mantenere la carica dell’imperium fino al dicembre del 49,

perchè il senato non sarebbe stato in grado di sostituirlo. Balsdon, ha ritenuto che Cesare non

potesse difendere la sua posizione con gli argomenti sopra citati (Lex Pompeia Licinia, prassi

costituzionale romana), in quanto essi sarebbero privi di ogni validità giuridica, poichè nel vigore

della legislazione sillana il senato sarebbe stato perfettamente in grado di sostituirlo anche a

partire dal 2 marzo 49, con uno dei due consoli dello stesso anno. Nell’affermare ciò, Balsdon partì

della negazione della tesi di Mommsen, il quale aveva sostenuto che i consoli durante il consolato,

non potevano lasciare Roma per compiere missioni militari, in quanto la legislazione sillana li

aveva privati di ogni competenza e potere militare, aggiungendo anche che essi non potessero

prendere possesso, prima della fine del consolato, della provincia a loro assegnata per il

proconsolato. Contrariamente, Balsdon ha rilevato che nel periodo in oggetto i consoli lasciavano

frequentemente Roma per scopi militari o per prendere possesso della rispettiva provincia anche

prima della fine del consolato: da ciò dovrebbe conseguire che nel vigore della legislazione sillana

sarebbe stato impensabile che il senato non potesse sostituire Cesare a partire dal 2 marzo 49.

Pertanto, secondo Balsdon, Cesare, prima del 52, non avrebbe potuto pensare che, se fosse

riuscito a mantenere il suo proconsolato fino all’1 marzo 49, di essere insostituibile fino alla fine di

quell’anno. Balsdon, ancora in opposizione a Mommsen, raggruppa in un’unica categoria i consoli

usciti da Roma durante il consolato nel periodo compreso tra l’80 ed il 53. Più precisamente:

1. primo gruppo: Lucio Cecilio Metello

2. secondo gruppo: 10 consoli che non lasciarono mai Roma durante il consolato e non ebbero il

governo proconsolare di alcuna provincia a termine della suprema magistratura

3. terzo gruppo: 26 consoli che non si sa se abbiano ricevuto una provincia e nel caso l’abbiano

ricevuta non si sa quando partirono

4. quarto gruppo: 10 consoli che durante il loro consolato furono inviati a Roma per condurre

spedizioni militari

5. quinto gruppo: 9 consoli che partirono da Roma per raggiungere la provincia a loro assegnata

prima del termine dell’anno consolare. 3

2.3 Le ragioni di Pompeo. Pompeo indicò nell’aprile del 50, il 13 novembre come equa data

rappresentante la fine del proconsolato di Cesare. Nella dottrina moderna, si è pensato, al fine di

trovare la ratio di tale opinione di Pompeo, che il 13 novembre 50 coincidesse con il quinto

anniversario dell’approvazione della Lex Pompeia Licinia, votata il 13 novembre 55. Ad onor del

vero, ciò non è possibile perchè le Idi di novembre non erano dies comitialis ed in secondo luogo

se la legge non fosse stata approvata il 13 novembre 55, il quinquennio sarebbe scaduto il 12 e

non il 13 novembre 50. Si potrebbe allora affermare che la legge fosse stata votata il 14 novembre

55: tuttavia, seppur plausibilmente corretta, l’ipotesi non è sostenibile, come si ricava da tre prove

individuate da Guiraud:

a. prima prova: Plutarco scrive più volte come Pompeo e Crasso abbiano presentato al popolo la

legge nei primi tempi del loro consolato, sapendo che l’11 febbraio 55 erano già in carica.

b. seconda prova: Dione Cassio aggiunge che la Lex Pompeia Licinia fu approvata più o meno

contemporaneamente alla Lex Trebonia, che attribuì a Crasso il proconsolato della Siria ed a

Pompeo quello delle due Spagne. Si deduce che la Lex Trebonia doveva essere stata

approvata qualche tempo prima del 13 novembre, perchè Crasso non avrebbe potuto preparare

la spedizione in pochi giorni

c. terza prova: induce a respingere la tesi ce il 14 novembre 55 sia stata la data di emanazione

della Lex Pompeia Licinia

Per tutte queste ragioni non è possibile ritenere che il 13 novembre 50 fosse l’anniversario

dell’approvazione della Lex Pompeia Licinia. Occorre dunque suffermare l’attenzione sul fatto che

Pompeo proponeva come data finale il 13 novembre 50, specificando che essa rappresentava solo

una soluzione di equità. Ciò implica che a suo avviso la vera data finale del comando cesariano

ere anteriore al 13 novembre: resta da stabilire quale potesse essere la vera data anteriore. E

bene partire dalla considerazione del fatto che Pompeo facesse decorrere l’inizio del secondo

quinquennio non dalla fine del primo quinquennio ( 1 marzo 54), ma dall’approvazione della Lex

Pompeia Licinia, che aveva previsto il secondo quinquennio. Poichè la legge è stata approvata nel

55, dal punto di vista di Pompeo la scadenza non poteva collocarsi nel 50. Bisogna allora

comprendere il giorno in cui, nell’anno 55, fu votata la Lex Pompeia Licinia, potendo ricavare in

quale giorno dell’anno 50 Pompeao collocasse la scadenza del secondo proconsolato di Cesare: il

problema è che non si conosce la data di approvazione della Lex Pompeia Licinia, tuttavia la si

può supporre ponendo la data sulla data equitativa proposta da Pompeo. Il 13 novembre 50 è una

data intermedia fra il 1 marzo 49, indicata da Cesare come data formale segnante la fine del suo

mandato, e la data in cui si sarebbe compiuto il quinquennio dell’approvazione della Lex Pompeia

Licinia; se ciò fosse vero, implicherebbe che quest’ultima possa essere stata votata nel corso della

seconda metà del luglio 55.

CAPITOLO 3: ANNO 52, FEBBRAIO. PRIMO COMPROMESSO FRA CESARE E POMPEO: IL

PLEBISCITUM X TRIBUNORUM.

1. La situazione politica nei primi mesi del 52 e l’approvazione del plebiscitum X

tribunorum. Le manovre di Cesare per realizzare il suo piano di mantenere il comando delle

province fino al 49 e di potersi candidare in absentia al consolato del 48, presero corpo nei primi

mesi del 52, quando egli si attivò perchè venisse proposto dai Tribuni della plebe e quindi

approvato dai concili un plebiscito che gli consentisse di non incontrare difficoltà nel lungo

periodo, del suo progetto. Le fonti indicano come tale proposta di plebiscito no indichi, da parte

di Cesare, un atto proditorio nei confronti di Pompeo: Pompeo aspirava ad assumere poteri

progressivamente maggiori a Roma. Cesare, al posto che opporsi a tale situazione, preferì

cautelarsi al fine di realizzare il suo obiettivo di candidarsi in absentia --> da tale scambio di

concessioni reciproche presumibilmente si ravvisa la nascita del plebiscito. Seppur il conflitto tra

Pompeo e Cesare non fosse ancora terminato, Cesare, nell’inverno del 52, si appoggiò ai tribuni

della plebe. Tutti i 10 tribuni presentarono una proposta di plebiscito, lo riferisce Svetonio, il

quale ricostruisce le circostanze storiche in cui viene collocata tale presentazione, ricostruzione

dalla quale si apprendere come quell’anno, il 52, dal punto di vista costituzionale, fu un anno

strano. All’inizio di quell’anno i consoli non erano ancora stati eletti e fino al 21 gennaio i tribuni

impedirono ai patrizi di riunirsi. In quei giorni, Tito Milone, che aspirava a candidarsi al consolato,

incontrò Pulcro, tribuno patrizio del 53. Nella rissa che ne scaturì Milone uccise Pulcro. Milone,

che dopo una breve latitanza si presentò al pubblico, scelse la via dell’esilio spontaneo. A tal

proposito, i senatori si riunirono sul Palatio, decidendo di convocare Pompeo: ne uscì Pompeo 4


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vanespe

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vanespe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del Diritto Romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Gagliardi Lorenzo.

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