Leonardo Gandini: il cinema americano attraverso i film
Introduzione
Gian Piero Brunetta scrive che proprio quando crollano i grandi imperi coloniali, Hollywood inizia a diffondere la sua luce in ogni angolo della terra e avvia forme ibride e inedite di colonizzazione. Le immagini succedono alle armi come forma privilegiata di penetrazione, colonizzazione e controllo di nazioni e popoli lontani. Per riuscire nell’impresa occorre avere fortissimi coefficienti di leggibilità. Forse perché opera autonomamente, senza sovvenzioni statali o direttive governative, il cinema hollywoodiano generalmente non viene considerato come un cinema nazionale, nondimeno si articola in modo inequivoco un immaginario nel quale vengono ad essere dispiegate ed espresse figure nelle quali la nazione si identifica.
Ad essere esportato non è semplicemente un modello di esistenza, ma l’insieme di aspirazioni e contraddizioni, tensioni ideali e ripiegamenti sulla quotidianità. I film sono il punto di condensazione e convergenza di una serie di temi, politici, sociali e culturali. Emblematico il caso di Sylvester Stallone, entrato nella Hall of Fame del pugilato pur non avendo mai tirato un solo pugno su un ring autentico. Lo ha fatto su uno fittizio. Il caso Stallone esemplifica bene come l’universo hollywoodiano possa sovrapporsi a quello della società americana.
Se il cinema classico hollywoodiano si impose come idioma modernista internazionale e di massa, non fu per la presunta natura universale delle sue strutture narrative, ma perché aveva significati differenti per persone e pubblici differenti, sia in patria che all’estero. I film hollywoodiani non solo omologarono, ma presentarono anche una sfida ai valori sociali e sessuali dominanti, proponendo nuove possibilità di identità sociale.
The General (C. Bruckman, B. Keaton, 1926)
La ragione per cui Keaton non esprimeva il suo divertimento durante gli spettacoli era che, quando lo faceva, il pubblico sembrava ridere di meno. Il cinema di Keaton è sia un cinema d’azione che un cinema in cui l’azione viene resa comica.
The General insiste sull’appropriazione ingegnosa, da parte del protagonista, del mondo fisico circostante. L’azione per cui il film sarebbe poi stato ricordato comincia quando il treno di Johnnie, durante una sosta per il rifornimento di carburante, viene rubato dai nordisti. La narrazione è principalmente dedicata agli instancabili tentativi di Johnnie per recuperare la locomotiva e tornare al Sud. Allo stesso tempo la trama racconta tutti i tentativi dei nordisti per impedirgli di raggiungerlo.
Il dramma e la commedia che ne derivano possono essere ricondotti alla dottrina degli stoici: il saggio e l’uomo comune. Le azioni del primo sono guidate dalla saggezza, quelle del secondo dalle passioni. Il saggio incarna una relazione virtuosa con il mondo. Il saggio, in quanto dotato di buon senso, è immune alla sventura. La narrazione si basa sulla differenza operata dagli stoici tra una persona comune, influenzata dalle passioni e che non riesce a vivere secondo natura, e il saggio che si comporta in tutt’altro modo.
Johnnie ha due amori: la sua locomotiva, The General, e la fidanzata Annabelle. La comicità del personaggio deriva appunto dallo stoicismo. L’intreccio è infatti orchestrato intorno ad un equivoco sulle cause che determinano le azioni di Johnnie, originate direttamente dalla sua passione per Annabelle. Il ridimensionamento della reputazione iniziale di Johnnie è causato dal fatto di essersi lasciato trasportare dalle passioni. Va all’ufficio di reclutamento soltanto per via del bacio ricevuto da Annabelle dopo che ha dato segno di accontentarla per via dell’arruolamento.
Sono proprio queste qualità troppo umane che aprono la strada alle possibilità di un riscatto di Johnnie. La saggezza stoica è un tratto caratteriale che evidentemente lui non possiede. I detrattori degli stoici criticano il fatto che il saggio debba reprimere le passioni ed emozioni. Tuttavia questa visione non è del tutto corretta. In altre circostanze il saggio base le sue decisioni sulla conoscenza e sul giudizio ragionato.
Johnnie fa appunto questo: non mette in gioco i propri sentimenti. Gli stoici hanno sviluppato il concetto di eterno ritorno: anche le film ogni cosa prima avviene e poi si ripete. Alla fine del film tutti i suoi desideri vengono esauditi: la sua uniforme di soldato non è più un travestimento, è tornato in possesso della locomotiva e al suo fianco c’è la sua ragazza.
Nella filosofia stoica il fato è lo strumento principale di comprensione sia della finalità della natura che dell’interdipendenza delle cause. Il cinema in qualche misura aiuta a comprendere quali siano le implicazioni di questa formulazione. In un mondo in cui gli stessi avvenimenti si ripeteranno più e più volte allo stesso modo, il tempo e lo spazio non contribuiscono in alcun modo a determinare dove e quando si verificheranno. Le cause antecedenti, nel film, non sono rappresentate. È questa fisicità del mondo e dei corpi che lo abitano, unita alla loro peculiarità, che Keaton vuole mostrare al suo pubblico. Per lui lo slapstick è l’arte di mostrare questa peculiarità.
L’interpretazione di Keaton della filosofia stoica ha due corollari. Da una parte...
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