La formula studio system
Con la formula studio system si indica l'assetto industriale della Hollywood classica caratterizzato dal predominio di alcuni grandi studios. Lo studio system fu operativo negli anni '20 prima dell'introduzione del sonoro e rimase in vista sino agli inizi degli anni '50.
Dal central producer system al producer unit system
Schulberg fu general manager della Paramount tra il 1925 e il 1932. Nelle parole di Selznick (uno dei più grandi produttori della Hollywood classica) troviamo traccia del passaggio dalla central producer system al producer unit system. Dalla metà degli anni '10 fino alla fine del decennio successivo le case hollywoodiane operavano ciascuna sotto il controllo di un unico operatore, un central producer (come Schulberg alla Paramount). A partire dagli anni '30 subentra un'organizzazione più complessa in cui un gruppo di uomini supervisionava tra i 6 e gli 8 film all’anno.
Le Majors o Big Five
Durante il periodo sonoro troviamo cinque compagnie maggiori le cosiddette Majors o Big Five: Metro-Goldwyn-Mayer (MGM), Warner Brothers, Paramount, Century Fox, Radio-Keith-Orpheum (RKO, la sola a non essere sopravvissuta sino ai giorni nostri). Ogni Major ha una propria politica, si specializza in alcuni generi o tipi di produzione e sviluppa un proprio stile. In “Cappello a cilindro” la grazia e l'eleganza del corpo in movimento di Fred Astaire conquistano il cuore di Ginger Rogers.
Oltre a disporre dei teatri di posa e del personale che vi lavora, le Majors possiedono anche delle strutture per distribuire i loro prodotti, sia sul mercato nazionale sia su quello estero e delle sale cinematografiche sparse per gli Stati Uniti. È quella che si chiama integrazione verticale: le Majors controllano i tre tasselli: Produzione, distribuzione, esercizio dell’industria del cinema.
Il block booking
Una pratica comune era quella del block booking: la Major non noleggiava le pellicole singolarmente, bensì a blocchi. I blocchi erano costituiti da un film di richiamo con grandi divi e da altri film di minore interesse che potevano risultare finanziariamente rischiosi per l'esercente, il quale però era costretto a prenderli.
Minors o Little Three
Tre compagnie minori, le cosiddette Minors o Little Three, ossia Columbia, Universal e United Artists, non avevano una propria rete di sale cinematografiche. Le prime due dimostrarono spesso una capacità produttiva non dissimile da quella delle Majors. La United Artists, fondata nel 1919 da alcuni dei registi e degli attori più in vista dell’epoca (Griffith, Chaplin, Fairbanks, Pickford), si occupava essenzialmente della distribuzione dei film indipendenti.
Le piccole case di Hollywood
A Hollywood c'erano anche piccole case come la Monogram e la Republic. Il grande successo della storia del cinema americano classico "Via col vento" del 1939 è stato opera di un indipendente, Selznick. La Republic era specializzata in B-movies, che erano fatti con meno soldi, pianificati in fretta e con attori meno noti; a volte erano l'occasione per sperimentare nuove tecniche e affrontare temi scottanti che un film di serie A non poteva permettersi di ritoccare perché non era opportuno rischiare il flop. Questi film rappresentavano i titoli di seconda scelta del pacchetto del block booking.
Il cinema classico e il non-fiction
All'epoca della Hollywood classica andare al cinema comprendeva vedere anche uno o più cortometraggi: una comica, un disegno animato, il numero di un cinegiornale.
I cinegiornali erano cortometraggi di informazione contenenti servizi di argomenti diversi (politica, sport, cronaca). Vengono introdotti già durante il muto e scompaiono con l'arrivo della televisione, soppiantati dai telegiornali. I cinegiornali fanno parte della famiglia del cinema di non fiction, al cui interno rientrano tutti questi film che non mettono in scena un mondo fittizio, bensì registrano avvenimenti della vita reale.
Il package-unit system
Cary Grant nel 1935 scioglie il suo contratto con la Paramount e diviene il primo divo freelance della storia di Hollywood. Nella fase finale dell'Hollywood classica si assiste all'emergere di una nuova pratica produttiva, il cosiddetto package-unit system, che nasce a metà degli anni '40 e si impone nella seconda metà degli anni '50. Ora si lavora su singoli progetti: un produttore mette insieme una squadra ad hoc per un certo film combinando le risorse delle Majors e quelle degli indipendenti.
La crisi delle case cinematografiche
La crescita delle produzioni indipendenti coincide con le forti difficoltà che si abbattono sugli studios tra la fine degli anni '40 e l'inizio degli anni '50. La televisione sottrae sempre più spettatori al cinema. Una sentenza della corte suprema del 1948, la cosiddetta Paramount decision, costringe le Majors a vendere le catene di sale, indebolendo notevolmente la posizione delle cinque grandi; inoltre, dichiara illegale la pratica del block booking, provocando così la fine dei B-movies che ora gli esercenti sono liberi di rifiutare.
Il sistema dei generi
Gli ultimi anni della Hollywood classica vedono un netto calo della produzione. Molti dei kolossal storici degli anni '50 e '60 sono realizzati in Italia. Cinecittà in questi anni è il centro di produzione più importante d’Europa. La Hollywood classica lavorava utilizzando grandi modelli dei racconti di genere attorno ai quali si articolava una complessa dialettica di standardizzazione e differenziazione. I generi servivano ad appagare il desiderio del pubblico di farsi raccontare più volte la stessa storia ma in forme diverse. Non si può disegnare una mappa dei generi perché nel corso del tempo essi si modificano e si dividono in sottogeneri.
Il codice Hays
In America la censura è sempre stata gestita a livello locale. Nel 1922 le case di produzione cinematografiche avevano dato vita al Motion Picture Producers and Distributors of America (MPPDA), con a capo un ex esponente del partito repubblicano, Will H. Hays. L’MPPDA, che sarà noto più semplicemente come Hays Office, era una struttura pensata per gestire i rapporti tra Hollywood e il potere politico. Nel 1927 introduce un codice di autoregolamentazione: un elenco di argomenti rischiosi da evitare o da trattare con cautela. Nudità licenziosa o allusiva, traffico illegale di droga, qualunque allusione a perversioni sessuali, relazioni sessuali tra razza bianca e nera. Negli anni '20 il principale obiettivo della Hays Office è la difesa di Hollywood dalla legislazione antitrust. Nel 1934 impose il codice con forza, decretando che nessun film potesse essere distribuito nelle sale appartenenti alle Majors senza la sua approvazione preventiva. Il codice verrà definitivamente abrogato nel 1968.
Il passaggio dal muto al sonoro
La data di inizio dell'epoca del cinema sonoro è il 1927, in cui esce "Il cantante di jazz" di Alan Crosland, il primo film parlato. Negli Stati Uniti la transizione al sonoro si concluse nel 1929 quando esce "The kiss", l’ultimo film muto realizzato da Hollywood. Il passaggio al sonoro implicò forti spese per le case di produzione. Questa trasformazione ebbe gravi ricadute sul piano estetico. Alcuni dei generi, dei registi e degli attori di spicco del muto furono spazzati via (Keaton). Chaplin realizzò il suo primo film parlato nel 1940. Il sonoro provocò la nascita del musical.
Il genio del sistema
Il genio del sistema: “Il mago di Oz” (1939) di Victor Fleming. Nella Hollywood classica i registi erano solo un tassello di una complessa macchina alla guida della quale c’era il produttore. Un caso particolarmente chiaro di questo modus operandi è "Il mago di Oz" la cui vicenda produttiva esemplifica la natura di quel “genio del sistema”. È tratto dal romanzo omonimo di Frank Baum, pubblicato nel 1900, uno dei testi più popolari della letteratura americana per l’infanzia e di cui erano già state realizzate numerose riduzioni teatrali e cinematografiche.
Il colore nel cinema
Nel 1937 la MGM decide di fare un nuovo adattamento dell’opera perché era imminente l’uscita nelle sale di "Biancaneve e i sette nani" (1937), primo lungometraggio della Disney. La convinzione era che il film avrebbe riscosso successo al botteghino, ma non fu così. Il primo film hollywoodiano in Technicolor fu "Fiori e alberi" (1932), un corto della serie Silly Symphonies.
Il colore era già presente nel cinema muto, quando le pellicole in bianco e nero venivano colorate con mezzi diversi. Il passaggio alla pellicola a colori in senso proprio avviene negli anni '30, con la diffusione del Technicolor in tricromia. A partire dal 1953 viene sostituito dall’Eastman Color, con pellicola unica, più economico e di qualità inferiore. Il primo lungometraggio in Technicolor è "Becky Sharp" (1935). Negli anni '30-'40 il colore veniva usato poco; il cinema hollywoodiano passerà completamente al colore tra gli anni '50 e '60 per cercare di vincere la sfida con la TV. "Il mago di Oz" ottiene buoni risultati al botteghino ma inizierà a produrre utili molto più avanti.
Il cinema classico e lo stile
Nel 1939 escono tra i più grandi capolavori del cinema americano classico: "Via col vento", "Mr. Smith va a Washington". Il cinema dell’età dell’oro di Hollywood ha costituito non soltanto una potenza economica e uno strumento politico e propagandistico, ma anche oggettivamente una produzione culturale che ha diffuso forme narrative, tecniche linguistiche, schemi iconografici che hanno permeato la cultura del secolo scorso. Bazin riconosce in questo cinema tutti i caratteri della pienezza di un’arte classica.
Il passaggio dal cinema primitivo a quello classico
Nel cinema primitivo l’inquadratura tende ad essere autonoma dalla catena del montaggio e perlopiù analoga alla visione teatrale privilegiando lo spettacolo della visione (utilizzando come interventi dal vivo di un bonimenteur) piuttosto che la continuità narrativa. Nel cinema classico invece lo scopo principale è la narrazione che si attua grazie al montaggio narrativo (successione di piani diversi). Dagli anni '10 nel cinema americano questo processo coincide con la messa a punto di un montaggio in continuità in base a una logica di accordi, l’uso dei movimenti di macchina nelle singole inquadrature, la proibizione dello sguardo in macchina. Il sonoro conferirà ulteriore coerenza utilizzando il suono interno alla finzione, cioè diegetico, per meglio approfondire il discorso narrativo contribuendo alla sua fluidità, mentre quello esterno, extradiegetico, verrà utilizzato da un lato espressivo. Il passaggio dal cinema delle origini a quello classico va visto come una trasformazione legata anche al ruolo socioculturale che il cinema viene ad assumere: da un consumo popolare si muove verso un coinvolgimento di massa.
Le sale cinematografiche Nickelodeon
Nickelodeon: prime sale cinematografiche negli USA verso il 1905.
Il racconto cinematografico classico
Casablanca per molti rappresenta il culmine della classicità hollywoodiana. Hollywood come luogo geografico di incontro di provenienze diverse ma anche luogo culturale di incontro di apporti diversi, laboratorio, melting pot.
Le caratteristiche linguistiche di questo stile sono correlate a un certo modello narrativo. Tale modello coincide con una narrazione forte, orientata cioè da un narratore che guida la storia attraverso una serie di eventi concatenati tra loro in base a precisi collegamenti di causa ed effetto, in un contesto ambientale precisamente delineato dove agiscono personaggi che coincidono con ruoli e tipi ben definiti. Il cinema classico elimina dalla narrazione tutto ciò che non è funzionale al racconto. Normalmente il film classico prevede un DOUBLE PLOT, cioè la combinatoria di due linee che riguardano gli stessi personaggi principali o il protagonista.
Il personaggio classico è definito soprattutto in relazione alla finalità narrativa che ne determina l’azione (tratti psicologici). La definizione del personaggio classico si compie e si realizza anche in relazione allo star system. La logica produttiva determina infatti l’immagine dei divi, legati a ruoli ricorrenti (da un certo divo ci si aspetta un certo ruolo). Il film classico si costruisce normalmente su un’alternanza di scene che rispettano la durata reale e gli ambienti devono obbligatoriamente assomigliare a quelli reali. Ritorni indietro nel tempo sono possibili tramite il flashback, grazie a segnali che ne marcano l’inizio e la fine (dissolvenze incrociate).
Il découpage classico
Il cinema classico sonoro introietta tutti gli elementi dello spettacolo in un’unica dimensione, quella della proiezione, offrendo uno spettacolo uguale e identico a ogni visione. Non si doveva mostrare la trama direttamente, ma attraverso la narrazione e il montaggio.
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