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Il sacro e il potere – Il caso cristiano

Giovanni Filoramo

Sacro e potere nella storia del cristianesimo – premessa

Le religioni tradizionali sono un fenomeno complesso, che ha molteplici cause, tra le quali i processi di globalizzazione, che hanno prodotto una vera e propria religione “globale”. In Occidente i rapporti tra sacro e potere sono stati intesi ed interpretati come rapporti tra chiese cristiane e stati moderni relazioni politico–giuridiche: dalla costituzione degli stati sovrani, attraverso le rivoluzioni, fino all’imporsi di forme di democrazia liberale. Il potere ha sempre ha che fare con il sacro, che decida di usarlo come forma di legittimazione o come, in epoca moderna, per effetto della secolarizzazione, per poi espellerlo.

Il sacro è un potere particolare. Il politico preesiste e può esistere, senza il religioso e al di fuori delle religioni; il religioso si dà come una risposta nei confronti dell’autonomia processuale che si instaura attraverso il politico. Le religioni, sono un’espressione di questa autonomia del politico, costruiscono un’eteronomia fondata sulla presunta esistenza di esseri indipendenti e superiori a noi.

La Chiesa, in quanto realtà istituzionale, che rappresenta il corpo dei cattolici, non accetta più di essere relegata nello spazio del privato, ma aspira a porsi come “religione civile degli italiani”, in funzione della sua pretesa di essere la garante dei “veri” diritti umani e del suo possesso di un patrimonio etico fondato sulla Rivelazione. Cerca di esercitare un controllo su tutte le questioni fondamentali dell’etica controllo politico delle coscienze.

Il lavoro si articola in tre parti

  • Alle origini, descrive il modo in cui il problema si è posto nel primo cristianesimo e il caso del messianismo;
  • Variazioni storiche, prende in esame i due modelli di relazione che si sono affermati in Oriente e Occidente;
  • La rottura del moderno e le sfide attuali, esamina il problema che si è posto in epoca moderna dopo la Riforma, in conclusione qualche riflessione di tipo comparativo sul caso Islam.

Capitolo 1 – Sacro come potere nel mondo antico

I. Il “triangolo” del potere sacro

Il rapporto tra religione e politica, è un’eccezione. Nelle società premoderne o non toccate dalla modernizzazione, non c’è la separazione delle due sfere, ma una loro interrelazione e compenetrazione. La politica, ha il potere di governare, e la sfera d’intervento della religione nei confronti del potere politico svolge un duplice compito: di fondazione e di legittimazione. Il potere è alla ricerca di un fondamento “ultimo”, di origine sacra e svolge una funzione di legittimazione. Il sacro, ha il compito di fondare l’autorità del potere politico di turno, alla religione, compete un compito di mediazione: legittimarlo.

Le religioni sono caratterizzate da una visione metafisico–morale, influenzata dalla loro particolare concezione del divino. Il sacro costituisce il vertice da cui discendono: la religione (realtà istituzionale) e il potere politico. Entrambi dipendono dal sacro e la loro relazione varierà a seconda del modo in cui religione e politica gestiscono il loro rapporto con il sacro. Dal punto di vista della gestione del sacro, tale relazione può dare luogo a due figure:

  • Cosmocentrica, vedere il cosmo come luogo di manifestazione del sacro, raffigurato nelle forme di una “legge” preesistente. Il sacro è una realtà ambivalente, irriducibile, che si manifesta nella vita del cosmo. La “vera” religione è data dalla vita armonica con il cosmo. Queste religioni tendono a santificare l’ordine esistente, ciò che succede nel cosmo deve essere ordinato secondo la Legge iscritta nello stesso ordine cosmico. La forma assunta dal potere politico è costituita dal monarca, rappresentante politico del sacro. La regalità è una carica rituale; regnare significa garantire l’ordine del mondo e delle società, osservando rigorose prescrizioni rituali. Il sovrano diventa un personaggio sacro, è costretto a rispettare ciò che il sacro impone, si fa carico di tutte le colpe commesse dalla comunità di cui lui è il rappresentante. Anche l’imperatore è sottomesso al sacro, perché c’è una figura cosmica. Esempio: in Egitto, è la divinità che sceglie qualcuno che sia in grado di svolgere le funzioni, consacrandolo. Il Faraone, ottiene il suo potere per dinastia divina.
  • Principio dell’ordine, diventa la volontà morale del Dio unico: tutto ciò che ha luogo nel cosmo, deve essere in armonia con la volontà di Dio. Conseguenza: impulso dato alla trasformazione dell’ordine esistente. Sul piano politico tutto ciò si traduce in una forma di potere teocratico, chi governa è Dio, colui che diffonde la propria volontà. Il fondamento del potere è il sacro e permette al potere politico di esistere ed agire. Sorsero delle teorie anti–monarchiche, in quanto sarebbe più opportuno l’affidamento ad un unico Dio, successivamente venne istituita la figura del re, senza considerare i possibili rischi.

II. Crisi del politico e sacralizzazione della politica

Di fronte al dominio dilagante dell’individualismo libertario, si è persa l’idea del governo in comune: sacralizzazione della politica. Le religioni civili, hanno al centro l’individuo, le religioni politiche hanno al centro un’idea particolare di comunità politica con le sue necessità. Entrambe si rivelano in una specifica “dialettica del sacro”, testimoniano la funzione fondante e vincolante che il sacro continua ad avere nei confronti della sfera della politica. Il ruolo mediatore delle religioni non è scomparso, entrambe ricorrono alle tradizioni religiose, imitandone e riprendendone concezioni e pratiche.

III. Ha senso parlare di teologia politica?

L’ambito giuridico, assiste ai processi di sacralizzazione. Il diritto moderno si è costituito a partire da una progressiva e sistematica secolarizzazione dei concetti teologici. In conseguenza dei processi immigratori indotti dalla globalizzazione, si assiste in Europa a una rinascita dei diritti sacri. Si tratta di diritti di comunità che sono accomunati dal fatto di svolgere una funzione identitaria centrale per le comunità religiose che vi si riconoscono e che non sono disposte a tradirli o subordinarli. La sfera del diritto, recita nelle religioni profetiche di tipo monoteistico, una parte decisiva di mediazione (teologia politica).

Theologia civilis di Carl Smitt, è uno strumento ermeneutico concepito per interpretare la modernità giuridica; il suo orizzonte è costituito dallo Ius Publicum Europaeum, il processo moderno di secolarizzazione concettuale che ha avuto luogo tra teologia e giurisprudenza. Assmann individua tre forme fondamentali di teologia politica: dualismo una civitas può esercitare verso l’esterno un ruolo teologico–sociale di critica e di limitazione al potere politico, come accade nel dualismo gelasiano, favorendo concrete forme teologico–politiche di tipo teocratico come nelle monarchie pontificie medievali. La teocrazia può dare luogo a forme rappresentative di ierocrazia sacerdotale, ma anche costituire forme dualistiche parallele e contrapposte al potere politico secolare e la rappresentazione. Assmann propone un’articolazione topologica (orizzontale–verticale) e tipologica (teologia politica vera e propria dall’alto e teologia sociale dal basso) che costituisce un guadagno conoscitivo. La comunità religiosa diventa il luogo di mediazione ed in essa la potenza del sacro trova il suo luogo di manifestazione.

IV. La comunità religiosa

Il termine viene utilizzato soprattutto per indicare la community o comunità locale, il concetto continua ad essere utilizzato in vari settori disciplinari. Si tratta di un termine “simbolo”, che evoca l’insieme dei processi che portano a costruire all’interno di gruppi sociali un vincolo particolare. Essa coincide con la base del triangolo isoscele, che unisce la sfera religiosa alla sfera politica.

V. Una comunità politico–religiosa

Le comunità religiose più antiche sono quelle fondate da Paolo. La fede cristiana nel Cristo risorto è una fede a suo modo politica “Date a Cesare quel che è di Cesare”. La fede cristiana è politica anche quando tende a tradursi e a relegarsi nella separatezza e nell’autonomia dello spirituale, è costitutiva di comunità, ed in quanto tale tende a rapportarsi al potere politico secolare. Fin dall’inizio le comunità dei credenti in Cristo hanno cercato nuove forme di solidarietà sociale e nuove forme di legittimazione sacra. Paolo, ha fatto ricorso all’immagine fondamentale della comunità dei credenti come corpo di Cristo. Quest’immagine è sacra, perché ha come suo capo e fondamento lo stesso figlio di Dio e politica perché Cristo è il sovrano che ha sconfitto le potenze di Satana. Il sacro, coincide con lo Spirito di Dio e/o di Cristo. Esso fornisce la comunità di un potere particolare, legittimandola. Le comunità si danno come entità autonome proprio grazie a questo fondamento infondato.

Il Cristianesimo si afferma come religione “libera” che non impone dei limiti, è universale e si è affermata nel bacino del Mediterraneo, diffondendosi come nuova realtà, pian piano abbandonando l’Ebraismo ed integrandosi con il pensiero romano antico.

VI. Regalità sacra e forme di potere nel mondo antico: Egitto e Babilonia

Il “luogo” dove a lungo il rapporto tra sacro e potere si è manifestato in modo più evidente è l’istituto monarchico. Il sacro svolge una duplice funzione, consacrando l’autorità del sovrano che o viene assimilato alla divinità o viene riconosciuto e legittimato. La regalità sacra è il fondamento degli Stati e degli imperi antichi, dalla Persia alla Cina. La dimensione cosmica, vede il re ed il sovrano del cosmo e dello stato. È una dimensione che trova espressione in un simbolismo come quello del sole. Questo re è poi il garante della giustizia. Il re ha diverse funzioni: sacerdotale, può violare alcuni tabù (incesto), ma può precipitare, ad esempio quando non è in grado di garantire il benessere dei suoi sudditi, al punto da dover essere sacrificato in nome del bene comune.

Il re può essere di origine divina, come il faraone d’Egitto, o acquisire la sua divinità in conseguenza del fatto che sposa una dea o è il figlio del rapporto tra un essere divino e uno umano, o questa sua divinità è acquistata e temporanea, frutto dell’elezione e della Grazia divina. La forma di regalità che si è affermata in Egitto è un elemento fondamentale di stabilità, sicurezza, protezione e garanzia dell’andamento ordinato e giusto del cosmo e quindi dello stato. Il sovrano è il “Dio perfetto”, la sua perfezione è fondata sul fatto che egli esisteva prima del mondo, ciò lo rende privo di difetti fisici e morali. Il Faraone deve impedire che le forze del caos prevalgano, custodendo il Maat e praticarlo, si tratta della legge universale del cosmo e degli uomini. Se non verrà rispettata prevarrà Isefet, il caos, il disordine, che investirà il regolare corso del mondo. Il faraone, unico mediatore e sacerdote di tutti gli dei, è capo dell’esercito, possessore della terra d’Egitto e di tutti i paesi dominati dalla luce del Sole, garante e rappresentante della giustizia.

VII. L’ideologia regale nell’antico Israele

Il Signore avrebbe dettato al suo scriba e portavoce Mosè, le norme per avere un monarca corretto. La figura di Samuele, nuovo potere monarchico, sintetizzato nella figura di Saul, fondatore della monarchia e Salomone, simbolo dell’apogeo e della decadenza della monarchia davidica. Nelle monarchie orientali, il sovrano è consacrato da un sacerdote–profeta e subordinato al potere della Torah. L’olio come elemento simbolico di consacrazione: come il potere sacro viene temporaneamente trasmesso al nuovo re.

Capitolo 2 – La polifonia delle origini cristiane

I. Il quadro storico–politico

Ciò che è tipico dell’annuncio cristiano delle origini, è una notevole varietà di disposizioni, che riflettono la molteplicità dei volti del Cristo, riflettendo la difformità e ricchezza del giudaismo. Di cristianesimo come religione istituzionale si può parlare soltanto a partire dalla metà del II secolo.

II. Gesù politico

I 12 apostoli, è un progetto concepito facendo ricorso a un istituto: le dodici tribù di Israele. Il popolo dell’imminente regno di Dio doveva essere governato “democraticamente” da persone umili e semplici e non appartenenti all’aristocrazia. I vari racconti concordano su un punto decisivo: Gesù era stato condannato a morte da parte dei Romani come ribelle politico, come pretendente regale messianico. Gli appartenenti al sinedrio (assemblea/consiglio/la Grande Assemblea di Gerusalemme, organo formato per l’emanazione delle leggi e gestione della giustizia), nel consegnare Gesù all’autorità romana, hanno potuto modificare l’accusa da essi rivolta a Gesù di pretendere di essere il re dei Giudei, in effetti Pilato lo ha condannato in quanto tale.

III. “Date a Cesare quel che è di Cesare”

Il detto si compone di due parti:

  • La prima descrive la necessità per ogni ebreo di pagare il kènsos, cioè una tassa personale da consegnare ai rappresentanti di Cesare come segno della riduzione della Giudea a provincia romana. Esiste un unico Signore, il Dio degli Ebrei, di conseguenza il pagamento del tributo a Cesare, comporta il riconoscimento di un altro dio, che si traduce in un atto idolatrico.
  • La seconda parte, descrive il riconoscimento di Gesù dell’autorità e il dovere dell’ebreo di pagare il tributo. Il pagamento è un atto di lealismo: ciò che si dà all’imperatore è il denaro o per un’altra interpretazione l’uomo appartiene a Dio. Il detto vuole sottolineare il primato della Signoria di Dio.

IV. La posizione di Paolo

Paolo, è cittadino romano, nato a Tarso, in Cilicia, tipico centro urbano in cui fioriva la cultura ellenistica. Nei confronti dell’autorità romana, esprime un atteggiamento diverso: il suo pensiero è dominato dal problema della legge. È un pensiero “politico”, riflette la posizione di lealismo politico (l’autorità politica, anche quella straniera, proviene da Dio e va rispettata. “Osserva gli ordini del re e, a causa del giuramento fatto a Dio, non allontanarti in fretta da lui”). Paolo presenta una re–interpretazione originale del rapporto tra sacro e potere, che ruota intorno al ruolo centrale delle comunità da lui fondate.

La sua fede in Cristo risorto è politica, si traduce nella fondazione di gruppi di seguaci legati da questo vincolo particolare, riuniti dalla loro fede en Christò: un nuovo tipo di identità, come testimonia la rilettura che Paolo fa del rito d’ingresso, il battesimo. Si tratta di un atto unico e non ripetibile che permette di far parte del mondo cristiano, una nuova identità–l’uomo vero. I cristiani vivono come pellegrini in attesa del regno.

Paolina è il nuovo tipo di comunità religiosa, ai membri è richiesto un forte livello di impegno, lealtà al culto e di rifiuto di modi precedenti di vita e l’adesione a valori e principi particolari. Si tratta di condizioni che, se rispettate, portano ad una terza caratteristica distintiva: un grado di tensione e separazione della vita normale della città. L’elemento di maggiore novità è ideologico e consiste nel fondamento sacro che Paolo attribuisce a questo tipo di comunità. “La nostra cittadinanza, è però nei cieli, da dove attendiamo anche, come salvatore il Signore Gesù Cristo”, introducendo il tema della politeuma celeste il vero seguace di Cristo ha la sua cittadinanza nel “regno dei cieli” come fondazione dell’agire in terra anche nei confronti dello stato terreno. Per esprimere il vincolo profondo che lega la comunità, Paolo ricorre a un’immagine teologico–politica destinata a una grande fortuna: corpo di Cristo (composto dalle membra varie che concorrono alla vita del corpo). Le comunità che credono nel Cristo, attendendone con fede il ritorno, sono comunità tra due mondi.

Ogni autorità proviene da Dio ed è ordinata da Dio. Quest’ordine comprende 3 livelli o ruoli:

  • Le autorità incaricate di mantenere quest’ordine e che sono al di sopra dei sudditi,
  • I sudditi che hanno il compito di sottomettersi a quest’ordine,
  • Coloro che si ribellano a quest’ordine.

Ciò vuol dire che non bisogna obbedire sempre e comunque all’autorità, vale anche per Paolo il principio “bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”. Lettera ai Romani Paolo fornisce una patente di legittimità canonica alla concezione tradizionale, per cui il fondamento di ogni potere politico era sacro e si rapporta in modo indipendente rispetto alla fonte sacra che lo fonda, l’istituzione religiosa svolge un compito di riconoscimento e legittimazione. Questa lettera presenta una prospettiva positiva del potere politico, c’erano tendenze diverse rispetto al pensiero di Paolo: la lotta titanica tra il male (Satana) ed il bene (Agnello), dove il primo verrà sconfitto, è l’impero romano la “bestia”. Quando la situazione non è pacifica a causa dell’incapacità dell’autorità...

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Scienze giuridiche IUS/11 Diritto canonico e diritto ecclesiastico

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