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Egli ha il compito di liberare l’umanità dall’errore politeista – demoni – barbari – conducendola al vero culto,

all’eusebeia. Il sovrano regna in terra come il Logos regna nell’universo, è vicario di Dio e interprete del

Padre. Una novità è il soggetto Logos Cristo, media il rapporto tra Dio e l’imperatore, i quale può essere

immagine di Dio.

Eusebio sottolinea che l’imperatore, attraverso una vita virtuosa è impegnato in un’opera di imitazione. Il

passaggio da un imperatore scelto divinamente e apparentato alla divinità, a un imperatore scelto per

grazia, una creatura che si deve sforzare di riprodurre l’immagine di Dio attraverso la sua imitazione del

Logos – Cristo.

Inoltre, per lui l’imperatore non è “legge vivente” e non è “manifestazione divina”, titoli che attribuisce al

Logos.

- Discorso regale sui principi della teologia cristiana.

I tratti essenziali proposti da Eusebio sono i seguenti:

- Dio Padre, il Re dei re, il solo ingenerato, è l’unico Signore assoluto del cosmo.

- Il Logos Figlio, da lui generato, partecipa al suo regno, egli è la sua immagine, il suo delegato, non

crea il mondo, ma lo ordina, divenendone la Legge.

- L’impero romano è l’immagine dell’impero celeste e l’imperatore è a rigore dell’immagine del Padre.

- Costantino è presentato come un essere straordinario, egli partecipa direttamente al sacro divino, in

quanto dall’altra parte il Cristo che regna svolge funzioni sacerdotali ed episcopali, come

l’imperatore.

- In Occidente è il papato che cerca di farsi carico di una funzione imperiale: va verso una

sacralizzazione del potere ecclesiastico.

L’impressione che Eusebio dà è quella che il regno del Cristo coincida con l’impero di Costantino, cioè un

regno terreno con la realizzazione del regno di Dio promesso da Gesù.

CAPITOLO 6 – La via dell’Occidente: da Ambrogio a Gregorio VII

 I. La sacralizzazione del potere ecclesiastico: Ambrogio.

In Occidente, nel 380 la religione cattolica ortodossa – nicena – divenne religione di Stato. In questo

passaggio la figura fondamentale è quella di Ambrogio (339 – 397), vescovo di Milano. Nel frattempo in

Oriente il potere politico è sacro e subordina a sé la Chiesa, Ambrogio, desacralizza il potere politico,

sacralizzando anche il potere ecclesiastico. Egli tende a vedere nello Stato, e precisamente nell’imperatore

cristiano, il braccio secolare dei fini superiori della Chiesa, un potere che in caso di conflitto, non può che

cedere alle ragioni di Dio e della sua Chiesa. Il contesto storico è conflittuale, dal punto di vista religioso

ancora pluralista ed incerto, in cui si gioca per la Chiesa una partita decisiva la sua supremazia, a

cominciare dal confronto con l’arianesimo, ma anche il confronto con il paganesimo ed il giudaismo.

Ambrogio:

1. Rifiuta l’ordine imperiale di restituire delle chiese ai vescovi ariani.

A Milano, quando Ambrogio era vescovo, esistevano due Chiese: quella dei vescovi filoariani e quella dei

niceni o ortodossi. Nel 383 l’imperatore Graziano era stato assassinato dall’usurpatore Massimo e gli era

successo il dodicenne Valentino II. Nel marzo 385 il giovane imperatore esige da Ambrogio che la “basilica

della porta”, sia lasciata come tempio per il culto ariano. Appoggiato dal popolo, si oppose alla decisione

dell’imperatore il quale cedette. La lotta si riaccese nel 385, ma questa volta l’imperatore pretende la

“nuova basilica” (interno della città). Ambrogio resiste in modo passivo, appoggiato dal popolo cattolico. Il

23 gennaio 386 con un editto l’imperatore accorda a tutti gli ariani in ogni parte dell’Impero uguaglianza di

diritti con i cattolici, e tutte le Chiese dell’impero dovevano essere messe a disposizione. Con questo diktat

la reazione di Ambrogio è dura scrive una lettera all’imperatore in cui rivendica l’autonomia delle cose

ecclesiastiche, che non possono essere decise dal potere politico, sostenendo che “in materia di fede o di

gerarchia ecclesiastica deve giudicare che abbia pari grado e diritti simili”. Dei laici (come l’imperatore!) non

possono giudicare in materie ecclesiastiche.

Tra le accuse che gli avversari gli rivolgono ne riporta una secondo la quale egli mirerebbe ad avere +

potere dell’imperatore. Ambrogio si difende: alla Chiesa competono le cose di Dio, all’imperatore la

riscossione del tributo, il quale non è neutrale: o è amico e figlio della Chiesa cattolica, o ariano e suo

avversario. L’imperatore è nella Chiesa e non sopra la Chiesa. Il suo potere è condizionato e subordinato al

potere sacro che deriva alla Chiesa e ai suoi rappresentanti, la sola interprete autorizzata delle uniche vere

leggi che contano: quelle di Dio.

2. Celeberrima questione dell’ Altare della Vittoria (386 – 390) : in una lettera a Teodosio Ambrogio lo

minaccia velatamente di scomunica.

L’altare è sistemato nell’aula del Senato, davanti al quale i senatori giuravano fedeltà alle leggi e offrivano

incenso e vino agli dei. E’ il simbolo più autorevole sia della religione pubblica tipica dello Stato romano sia

del patto con le divinità protettrici dell’Urbe, sintetizzato nelle “pace degli dei”, secondo quel principio della

religione romana per cui la salvezza dello Stato dipendeva dal rispetto e cioè dal culto scrupoloso nei

confronti degli dei.

Ambrogio interviene con due lettere all’imperatore, in cui lo diffida dal ripristinare culti pagani incompatibili

con la fede cristiana. Si tratta di due documenti con cui si comprende il modo in cui il vescovo di Milano

vede i rapporti tra il potere sacro della Chiesa ed il potere politico.

Nella prima lettera (incipit), viene messo in chiaro il nesso fondamentale tra verità e potere. La verità,

unica, rivelata dal Dio unico è incompatibile con altre concezioni religiose; l’imperatore cristiano è al

servizio dell’unico Dio e della sacra fede. Chiunque è agli ordini di questo unico vero Dio gli deve fede e

devozione. Non è possibile alcun compromesso con la fede pagana, che va rifiutata. Simmaco espresse il

sostegno del mantenimento dell’ara, insieme al tema della pluralità delle vie. Ambrogio rispose duramente:

l’unicità della verità e sul potere che ne discende per chi la possiede, è un potere esclusivo ed intollerante.

Esiste un’unica via di Dio, cioè quella che lui ha rivelato e che i cristiani posseggono. Gli imperatori

pagani, costituiscono un esempio per gli imperatori cristiani: l’invito di Ambrogio è che il cristianesimo

prenda il posto di quella religione politica che era stata la caratteristica e la forza dell’Impero per secoli.

3. Sinagoga di Callinico nel 388 ed il rapporto con gli Ebrei.

Il rapporto con gli Ebrei è + un “conflitto interreligioso”, mette in luce l’antigiudaismo di Ambrogio e al

contempo il voler rinnovare il rifiuto del pluralismo religioso grazie a un uso strumentale del potere politico.

Nel 388 a Callinico, per istigazione del vescovo era stata incendiata la sinagoga e distrutti degli edifici.

Teodosio aveva ordinato al vescovo di ricostruire la sinagoga e di punire i monaci che avevano incendiato

l’edificio dei valentiniani. Ambrogio riesce a convincere l’imperatore a ritirare l’ordine e concedere l’impunità

totale al vescovo e alla comunità cristiana di Callinico. Nella lettera che Ambrogio indirizza a Teodosio,

introduce il tema della scomunica, per chi si opponeva. Il secondo tema è che Ambrogio si pone nei

confronti del potere politico secondo lo schema critico del profeta biblico che contesta. Ambrogio ricorda a

Teodosio la protezione che il Dio cristiano gli avrebbe concesso nel suo scontro con l’usurpatore Massimo

facendolo vincere. Ambrogio definisce i confini tra dimensione politica (“a Cesare”) e dimensione religiosa

(“a Dio”).

4. Massacro di Tessalonica del 390, al cui seguito Ambrogio umilia Teodosio, dimostrando la

supremazia del potere ecclesiastico.

In seguito a una sommossa provocata, sulla base di una nuova legge, che si era conclusa con l’assassinio

di un alto funzionario, Teodosio aveva fatto massacrare la popolazione di Tessalonica, città dove dieci anni

prima l’imperatore aveva pubblicato il famoso editto, che trasformava l’impero romano in impero cristiano.

Quando apprese il fatto, Ambrogio esigette dall’imperatore una penitenza pubblica di 9 mesi, che Ambrogio

scrisse direttamente a Teodosio. Ambrogio per la prima volta compie un atto pubblico: esclude per 9 mesi

Teodosio dalla possibilità di partecipare al sacrificio eucaristico, in segno di penitenza pubblica. In Oriente,

l'imperatore non può avere accesso al presbiterio, accessibile solo ai sacerdoti. L’imperatore in Occidente

si trova collocato nel “profano”, non partecipa in alcun modo a un sacro, cioè a un potere che si rivela come

l’unico vero potere a cui egli risulta vincolato.

II. Agostino teologo politico costantiniano.

Agostino scrisse “La città di Dio”. Il vescovo di Ipponia si è mosso sulle orme di Ambrogio, agendo come un

tipico teologo politico costantiniano, contribuendo a costruire un nuovo tipo di religione politica cristiana,

che doveva prendere il posto della religione civica tradizionale. Al cuore della polemica di Agostino con

Verrone:

- Riposizionare che ha il potere sul sacro ed i processi di desacralizzazione svalutazione antica

religione romana, la quale fu privata del suo potere sacro, delle valenze mitiche, rituali, politiche.

Quindi sostituita dalla Chiesa, avviata divenire di Stato.

- Concezione delle 2 civitates, legate da intenzioni spirituali e comunitarie contrapposte:

CITTA’ DELL’UOMO, aggrega persone prese dall’amor proprio (destinati alla

 perdizione/maledizione) AMOR SUI.

CITTA’ DI DIO, persone che vivono fuori dall’egoismo/egocentrismo, bensì amore verso il

 prossimo (destinati al premio eterno) AMOR DEI.

Per Agostino, la Chiesa è identificata come comunità dei puri destinati alla salvezza. La Chiesa è

composta anche dai peccatori, è nella sua intrinseca essenza sacra, ed è lei in possesso dei sacramenti,

diverso è per lo Stato il quale utilizza un potere coercitivo, ed è relegato nella dimensione profana.

Subordinato alle esigenze salvifiche della Chiesa.

III. Dal decreto di Gelasio al “Dictatus papae” di Gregorio VII.

Nel corso del V secolo, si affaccia l’accentuazione dei poteri del vescovo di Roma: Papa Leone Magno

(440 – 461), egli non solo era una figura religiosa ma anche di potere politico. Egli rivendicò, all’interno

della Chiesa: pienezza della figura del Papa e dei vescovi ROMA SEDE APOSTOLICA.

La posizione della Chiesa d’oriente, vede il potere politico come unico vero potere sacro, e in quanto tale è

autorizzato per le stesse funzioni sacre assegnate e riconosciute all’imperatore, a occuparsi di questioni

ecclesiastiche per il buon ordine dell’impero.

Papa Gelasio scrive una lettera nel 494 all’imperatore Anastasio, affermando che ci sono due poteri:

- AUTORITA’ CONSACRATA DEI VESCOVI, i quali devono rendere conto di fronte al giudizio divino

anche per gli stessi re, cioè farsi carico della salvezza della loro anima, secondo una chiave biblica.

Questa autorità è la fonte del potere, la quale discende direttamente da Dio. Essa ha un oggetto

superiore: la salvezza.

- POTERE REGALE.

Il terzo elemento significativo della lettera è che sarà il papa (vescovo di Roma) ad ottenere il nome di

vicario di Cristo (titolo che in Oriente ha l’imperatore).

A Natale dell’800 il papa Leone III consacra Carlo Magno imperatore del sacro romano impero, potendo

così fondare il potere politico. Il potere spirituale del pontefice si avviava a diventare il fondamento

infondato del potere politico dell’imperatore.

RIVOLUZIONE GREGORIANA

IX – X secolo crisi della Chiesa: il papato cade a causa delle elezioni, il quale si trovava in lotta con le

famiglie. Enrico III il Salico, colse la crisi, proponendosi come “riordinatore” della situazione rigenerare il

papa dalla corruzione e per un determinato periodo sarà lui a eleggere i papi, tra i quali ci fu Gregorio VII.

Tutto questo comportò lotte dell’imperatore contro i papi, i quali rivendicano il potere religioso. Nel 1054 ci

fu la definitiva rottura tra Occidente e Oriente. Tra il 1073 – 1085 Gregorio:

- Rivendicò il potere papale

- Lotta contro l’impero per affermare la potenza del papa e la sua pienezza nella sfera spirituale e

temporale

- Il papa può deporre gli imperatore indegni

- Riforma del sistema giuridico della Chiesa primato del papa su tutte le chiese/vescovi

(giurisdizione superiore). La chiesa divenne una realtà totalmente ecclesiastica.

- Investitura negata, salvo al papa scontri contro il potere laico, in particolare all’imperatore.

- Il papa è colui che non può sbagliare, per l’assistenza dello spirito santo, il vescovo di Roma risiede

all’interno della sede della verità.

Lettera di Gregorio a Guglielmo I il Conquistatore:

il papa per descrivere il rapporto con i poteri laici utilizza un’importante metafora, quella del sole

(imperatore) e della luna (papi). Il potere terreno, dopo Dio, dev’essere custodito dal Papa – sede

apostolica.

Trattato di Worms (1526), compromesso tra papato ed imperatore per evitare scontri/investiture,

distinguere la sfera temporale e spirituale dal papa.

- Investitura da parte del papa – spirituale

- Investire il soggetto delle relativa investiture temporali da parte dell’imperatore

- Riscuotere redditi del territorio

- Poteri sovrani in base alla carica

- Privilegi in Germania per i possessi territoriali.

Decreto di Graziano 1140, la sfera temporale all’imperatore, quella spirituale al papa e conferimento delle

temporalità, devono seguire la nomina da parte del papa.

Ierocrazia, potere del papa, che rivendica la sua superiorità nella sfera spirituale e temporale podestà,

superiorità diretta sulle temporalità. Le persone non battezzate sono in una posizione di sottomissione.

CAPITOLO 7- Le rotture della modernità

I. Intermezzo retorico.

Cristianesimo religione di stato con Teodosio. Il regime teologico – politico manifesta la sua volontà

attraverso la difesa di una particolare credenza, facendo ricorso a varie forme di comunicazione

(predicazione, riti liturgici…), ed incide in modo diretto sulla realtà politica in cui è presente – in genere

attraverso una particolare rilettura delle Sacre Scritture. La Chiesa cattolica si è posta come potere politico

e quando ciò non è più stato possibile ha cercato di esercitare un’influenza diretta e strumentale sul potere

politico.

La prima modernità (1500 – 1600) vede i mutamenti nella società. La rivoluzione francese, traduce idee

della cultura illuminista, la quale sgretola ideali: RAGIONE UMANA – AUTONOMIA – EMANCIPAZIONE

STATO LAICO – LIBERALE.

1. Lo Stato si secolarizza, ricercando nuove modalità di vincolo etico – sociale e tende ad acquisire

una funzione di realtà sacra La sacralizzazione dello Stato.

L’epoca moderna è caratterizzata dalla piena autonomia nella sfera politica. Il rapporto con la fonte

infondata del potere è che il sacro non scompare, ma cambia di segno. Ciò che viene proclamato dal

sovrano è RAGION DI STATO la sua sovranità assoluta deriva dalla legittimità “consegnata” direttamente

da Dio; sovrasta le altre diverse ragioni. Lo stato moderno si costituisce una base “assolutista” tale per cui

è in grado di subordinare a sé i conflitti confessionali. Quello a cui si assiste in epoca moderna pre -

rivoluzionaria è uno spostamento di sacralità: dal potere religioso passa – in forme e modi diversi – alla

nuova forma di potere politico.

La Rivoluzione francese determina in modo nuovo i rapporti tra sacro e politica: il potere ecclesiastico viene

privato di ogni capacità sulla vita politica ed emerga la necessità di trovare forme alternativa di religione

civile. Si pone in nuovi termini il problema del fondamento del potere politico: dell’auctoritas da cui deriva la

concreta potestas.

2. La sacralità monarchica rimane in alcuni casi, alleanza tra trono ed altare La religione civile,

sacralizzazione della politica.

La religione civile costituisce la dialettica del sacro che getta la sua ombra sulla storia dell’Europa moderna.

La secolarizzazione ha sottratto alle religioni tradizionali una serie di campi d’azione e di sfere di vita

rendendoli profani ed autonomi, ma sono ritornati ad essere produttori del sacro, a cominciare dalla

politica. Si tratta di un processo che ha luogo quando la sfera dell’agire politico è concepita, vissuta e

rappresentata attraverso miti, rituali e simboli che esigono fede nell’entità sacralizzata (spirito di devozione

tra gli appartenenti fino ad arrivare al sacrificio).

La sacralizzazione della politica agisce in quanto tale ed essa va distinta dai fenomeni di politicizzazione

della religione tipici delle religioni tradizionali (religioni di Stato), e dalle forme di sacralizzazione del potere

politico (regalità sacra). La dinamica è peculiare per ciò che riguarda il sacro, che caratterizza due forme di

religione secolare; ciò che accomuna questi processi di sacralizzazione della politica è la logica: mimetica,

deriva le sue strutture portanti da credenze e pratiche, etiche e liturgie tipiche delle religioni tradizionali; e

sincretica in assenza di organi preposti alla costruzione e preservazione dogmatica, in genere mette in

moto meccanismo di métissage e di reinvenzione della tradizione, in funzione della costruzione delle

particolari identità messe in gioco.

RELIGIONE CIVILE: forma ideal - tipica, rappresenta una forma di sacralizzazione della politica che

presuppone l’esistenza di un’entità secolare oppure di un’entità soprannaturale, come la Dea della

Ragione, o il Dio inclusivo dei discorsi inaugurali dei presidenti americani; non è legata all’ideologia di un

movimento politico, in quanto riconosce e si fonda sull’autonomia del singolo individuo, invocando

modalità di consenso spontaneo. Coesiste con le religioni tradizionali e con le varie ideologie politiche

preesistenti. Si tratta di una sacralizzazione dell’individuo, cioè il tentativo di adeguare il modello di rapporto

religioso protestante alle esigenze della società liberale e del suo peculiare individualismo.

RELIGIONE POLITICA: si distingue in quanto sacralizza il movimento stesso che la sorregge, non accetta

la coesistenza e la concorrenza con altre ideologie politiche, santifica la violenza come arma legittima per

affermare la propria fede, nega l’autonomia dell’individuo a favore del primato della comunità sacra,

ha un atteggiamento ostile verso le religioni tradizionali, assume un atteggiamento nel volerle subordinarle

o inglobarle nel proprio sistema (regimi totalitari del ‘900 di dx e sx). Esso ha dietro di sé tutta la tradizione

del pensiero francese cattolico dell’Ottocento e ha lo scopo di recuperare la tradizionale funzione di

legittimazione politica svolta dal cattolicesimo nell’Ancien Regime.

Questi tipi di sacralizzazione riproducono il concetto di sacra in epoca moderna. La creazione di questa

categoria, riassumibile nel passaggio da un sacro “aggettivo” a un sacro “sostantivo”, da un sacro che

veniva utilizzato per definire la qualità di una persona o di una cosa investita di potenza, al Sacro come

presunta realtà ontologica. Inoltre, mettono a fuoco il generale processo di costruirsi di uno Stato sovrano,

assoluto che cerca il fondamento della propria autorità, trovandolo nell’auto - sacralizzazione.

Le Chiese della Riforma tendono a seguire il destino delle Chiese territoriali. Chiese luterane e a matrice

calvinista condividono il principio per il quale il potere è creato da Dio e concesso all’autorità. A tal

proposito si aprono due prospettive: forma assoluta di sovranità o una forma costituzionalmente avanzata

di democrazia: il caso americano “in God we trust”.

3. Le chiese della Riforma tendono a seguire il destino delle Chiese territoriali la teoria dei due regni

di Lutero, il modo in cui il problema dei rapporti tra sacro, istituzione religiosa e potere

politico si è posto nella Riforma protestante.

Lutero non è un pensatore politico, ma il suo pensiero si è elaborato tra il 1520 – 1525, in polemica con il

papato e di fronte a situazioni delicate come quelle messe in atto dalla Riforma radicale o dalla guerra dei

contadini. Si tratta di risposte condizionate dalla sua ecclesiologia e dalla concezione della salvezza sola

fide.

Il Medioevo aveva visto svilupparsi “la dottrina dei due regni” Dio governa la Chiesa (entità totalmente

spirituale) attraverso il Vangelo, il buon annuncio e la Grazia Divina.

Lutero rifiuta la distinzione tra stato ecclesiastico e stato laico, in quanto il potere secolare è composto da

persone battezzate, preti e sacerdoti vanno riconosciuti anche se non + subordinati a un potere spirituale

ed ecclesiastico, assenza della curia sacerdotale e i ministri, bensì SACERDOZIO UNIVERSALE PER

TUTTI I FEDELI.

A causa del peccato dell'uomo Dio è obbligato a governare il mondo attraverso la legge (Stato, ha piena

autonomia ed azione, NO DIPENDE DA CHIESA). L’autorità politica, stabilita da Dio, quando è applicata

esercita la funzione di ricorso alla spada, per far rispettar l’ordine. Essa ha diverse modalità nell’utilizzo,

dalla Chiesa per mano del Sacerdote; per la Chiesa per mano del Re e cavalieri.

Lutero ha desacralizzato la natura della Chiesa (formata dall’insieme dei battezzati, privi di una funzione

mediatrice di gestione del sacro), e la natura dello Stato, destinato a svolgere compiti politici, amministrativi

e polizieschi. Affidando la gestione della Chiesa all’autorità politica ha finito per subordinarla ai

condizionamenti del potere statale.

E’ aperta la via per il predominio dello Stato sulle Chiese luterane. A seguito della pace di Augusta (1555)

si riconosce la nascita della religione luterana e il diritto di emanare, da parte dei sovrani, atti di legge

(esecutivo – legislativo – giudiziario) e il diritto circa le cose sacre e nelle cose sacre. Inoltre venne

riconosciuto nella pace di Vestfalia (1648), e si rafforzò all’epoca dell’assolutismo come garante

dell’autorità dei principi territoriali sulla Chiesa.

La Rivoluzione francese, abolì il diritto imperiale della figura giuridica delle Chiese territoriali, subentrarono

le costituzione ecclesiastiche con la separazione tra potere legislativo e amministrativo. Si rese necessaria

un’amministrazione centrale, in cui i sovrintendenti generali rappresentavano il ministero spirituale.

L’ordinamento della Chiese territoriali conobbe l’ultimo tentativo di assolutismo regio quando il Re di

Prussia volle qualificarsi comme summus episcopus, provocando gravi conflitti con i luterani. Questi ultimi

favorirono il dibattito sulla necessità di un nuovo ordinamento. Ne risultò la legge del 1872 sul controllo

scolastico, che scioglieva il legame tra Chiesa e Stato. Il dissolversi del legame tra trono ed altare (1918)

non ebbe risultati positivi nel contesto del sistema. La chiesa luterana, sotto Hitler risultò incapace di

ribellarsi al potere nazista e la lunga tradizione di dipendenza dal potere politico sembrò trovare un tragico

compimento nella visione che vedevano nel Terzo Reich la realizzazione in terra del Regno di Dio.

4. La Chiesa cattolica, reagirà al costruirsi degli stati moderni (potestas indirecta), e di fronte alle

Rivoluzioni rifiuterà i regimi democratici, difendendo il potere monarchico e la sua origine divina,

affronterà nel secondo dopoguerra, il controverso rapporto con la democrazia

5. Le Chiese orientali, sono sostanzialmente sottomesse al potere politico, il quale non ha conosciuto

il processo di secolarizzazione tipico dell’Occidente.

II. La repubblica dei santi di Zwingli.

Diverse realtà protestanti, città rette dall’oligarchia dei cittadini e repubbliche con maggiore autonomia e

diverse forme di governo. Zurigo, Ginevra e Strasburgo sono accumunate dal fatto che si innescano

all’interno delle città.

• Zurigo, ha una diversa concezione, la comunità dei credenti coincide con la realtà dei cittadini NO

distinzione tra Chiesa e Stato. E’ una comunità – città che dipende dalle scelte di Dio, dove l’unica

autorità è quella religiosa. Ciò giustifica il fatto che i cristiani possano rivestire cariche pubbliche.

Zwingli, difende una tipica concezione teocratica, secondo la quale autorità religiosa e politica concorrono a

realizzare l’unica vera autorità, quella divina. Egli distingue tre forme di governo: monarchia, forma di

governo arbitraria, incline a trasformarsi in tirannia e basata su criteri inadeguati e incontrollabili;

aristocratica cioè il governo dei migliori, rappresenta una via media in grado di evitare i pericoli;

democratica, attribuisce tutto il potere al popolo, rischiando di continuo di precipitare nel caos. Nella

prospettiva teocratica di Zwingli, ciò che conta è trovare e legittimare una forma politica in grado di tradurre

concretamente l’esigenza di scoprire una forma politica rappresentativa delle esigenze del cittadino e del

credente, ma ciò non ebbe lunga vita. Egli percorre una via diversa: sacralizzazione di entrambe le sfere,

che avrebbe portato a una creazione di “repubblica dei santi”, in cui il corpo dei credenti è in Cristo.

III. Bucero e Calvino.

A Strasburgo il governo era nelle mani di un consiglio municipale. Bucero assunse un atteggiamento neutro

nei confronti dell’autorità politica: ciò che conta è che chiunque eserciti l’autorità sia disposto a lasciarsi

guidare dallo Spirito Santo.

Calvino, che si trovava a Ginevra, contribuì a costruire una moderna visione dell’individuo, rompendo

quella concezione gerarchica della società in cui invece continua a muoversi Lutero. Calvino pensa a una

sorta di governo misto, dove la città è retta dal CONCISTORO organismo ecclesiastico formato da tutti i

pastori e da 12 anziani laici scelti annualmente dai magistrati cittadini. Egli voleva dimostrare che in questo

modo c’era la possibilità che i due poteri poteva coesistere, dal momento che erano impiegati nello stesso

compito: promuovere una vita cittadini giusta e sotto il segno di Dio. Pastori e magistrati avevano funzioni

complementari: entrambi erano al servizio della causa di Dio, seppur con mezzi e in forme diverse.

L’autorità politica, svolgeva un compito di controllo e guida che favoriva il culto divino, difendendo la sana

dottrina, educando alla retta condotta e al rispetto della giustizia degli uomini, promuovendo la pace e la

quiete pubblica. Nella prospettiva di Calvino, lo Stato ha il compito di preparare le condizioni migliori perché

la comunità dei credenti possa perseguire in modo adeguato il suo scopo salvifico. Le Chiese di stampo

calvinista, erano caratterizzate da una spinta “democratica”, che le provava di un’aura sacrale e le rendeva

più adatte a entrare in simbiosi con forme politiche. Si tratta di una concezione utilitaristica dello Stato, che

non gli lascia, come nel caso del luteranesimo, una libertà nè incontrollabile né lo strumentalizza come nel

caso cattolico.

EUROPA i paesi rimasti cattolici dipendono dal Papa pur rimanendo all’interno del loro stato. La sfera

politica, è AUTONOMA, si traduce con la rivendicazione da parte del sovrano di avere pienezza dei poteri.

Questo implica che gli stati, all’interno dei quali il sovrano vuole obbedienza, il Papa invece vuole sottrarsi

del potere del sovrano, in quanto punta al monopolio=nuovi problemi. La Chiesa si contrappone allo stato,

in quanto si definisce società giuridicamente perfetta, dotata di potere legislativo – esecutivo –

giudiziario.

Papa Leone XIII ridelinea ed articola il pensiero di Pio IX, aprendosi al mondo moderno:

- Se questa società ha spazi liberi, la chiese se ne deve appropriare, conquista delle società

PARTITI CATTOLICI

- In ipotesi, si può venire a patti con delle idee della società, aprendo nuovi rapporti con il progresso

che stava avanzando, pur mantenendo i principi cattolici.

I sudditi – piano temporale – sono sudditi del sovrano pontefice vincolo di obbedienza/sottomissione

coscienza individuale: ma non è in grado di autodeterminarsi, sub – alterna la potere ecclesiastico e alle

sue verità.

“La libertà religiosa altro non è che la libertà di errore” la Chiesa deve evitare tale libertà in modo coattivo

età della CONFESSIONALITA’ FORZATA.

LIBERTA’ DELLA CHIESA:

• Immunità personali, il clero non può essere giudicato dai tribunali civili, è immune dalla giurisdizione

dello Stato per qualsiasi reato penale/civile.

• Immunità reali (riguardano i beni ecclesiastici), cioè quei bene e patrimoni della chiesa che non

possono essere tassati.

• Immunità locali, divieto d’entrata alla giurisdizione laica, in quanto la chiesa è un luogo sacro.

Venezia, si troverà in conflitto con il papa. Si tratta di un piccolo stato dove chi governa è l’aristocrazia.

L’autorità dello stato si trova con diverse correnti di pensiero, le quali volevano mettersi contro la potenza di

Roma, cioè il sovrano – pontefice, perché si intrometteva negli affari veneziani. Nel 1600 vennero arrestati

due preti, condannati per omicidio. Il papa Paolo richiamò a sé l’immunità personale ed i due vennero

scarcerati. La rep. Di Venezia venne minacciata di INTERDETTO non si può più celebrare la messa in

quel determinato territorio. E nel 1606, venne assegnato a Venezia, ma che non lo applica, procedendo

con la solita predicazione della messa. I gesuiti vennero “espatriati” dal territorio veneziano in quanto

avevano obbedito al papa.

Francia, autonomia della chiesa gallicana, venne rivendicata dal papato senza scontri; il sovrano ha un

diretto potere sulla chiesa.

Inghilterra, chiesa anglicana nata dall’atto di supremazia CHIESA DI STATO. Nel corso del 1700 i sovrani

illuminati (dispotismo illuminato), richiedevano il mantenimento del loro potere assoluto, ma al servizio di un

progetto riformatore i sovrani che hanno una visione di progresso e rinnovamento (istruzione, agricoltura,

religione).

Leopoldo II di Toscana abolisce la tortura e la pena di morte.

Giuseppe II patenti di tolleranza: all’interno dell’impero di Austria vennero tutelate le minoranza religiose e

fatte cadere le discriminazioni contro gli Ebrei.

PRINCIPI CHE PORTERANNO AL NUOVO ORDINAMENTO SOCIALE – POLITICO:

- Rovesciamento dell’intero sistema

- Costruzione dello stato di diritto – divisione dei poteri

- Abbattimento assolutismo dei sovrani

- Sovranità popolare

- Affermazione dei principi che riformano la società:

LIBERTA’: diritto fondamentale dell’uomo; ogni cittadino può esprimere i propri pensieri senza

 violare la libertà altri. La chiesa trova inaccettabile la libertà non abbia dei limiti.

UGUAGLIANZA GIURIDICA: davanti alla legge, indipendentemente dalla condizione sociale o

 religiosa, tutti godono degli stessi diritti civile e tutti sono uguali davanti alla legge.

Unendo questi diritti nasce un nuovo riconoscimento della parità delle confessioni religiose e ogni cittadino

vedrà riconosciuta la propria fede STATO LAICO garantire la libertà di culto ai cittadini.

I rapporti tra religione e politica hanno totale indipendenza: separatismo liberale. Il pensiero religioso fa

parte della vita privata dell’individuo. Tutto ciò ha portato al rifiuto della Chiesa dei principi portati alla

rivoluzione francese.

ETA’ DELLA RESTAURAZIONE, il mondo cattolico elabora il pensiero per il quel vogliono condannare

l’intero processo della Modernità. Davanti alla frattura, che vede le classi dirigenti imporsi per avere

autonomi, in modo negativo si legge il processo da Lutero in poi: successione di errori che hanno portato

alla rovina della società. Si parte da Lutero, perché ha dato il via per la ribellione, con la visione individuale

e personale del testo sacro (nuova interpretazione), fino ad arrivare al pensiero illuminista, poi al

liberalismo, comunismo e socialismo. Il cattolicesimo diventa un dato ideologico e non più di fede. Questo

paradigma ha un obbiettivo: RISTABILIRE LA SOCIETA’ CRISTIANA, mirare a una cristianità fondata sulla

sovranità del papato. 1832 papa Gregorio XVI: blocca l’avanzata liberale - ENCICLICA, intervento

riguardo le idee liberali arrivate fino ai cattolici, molte persone volevano conciliare il cristianesimo al

liberalismo.

PROGETTO POLITICO – RELIGIOSO DI PIO XI società gerarchica e controllata.

1938 condanna dei totalitarismi: discorso di Pio XI verso i sindacati, operai francesi, condannando i paesi

totalitari, definendoli USURPAZIONE, solo la Chiesa possiede la totalità dei poteri sull’uomo e sullo stato

(visione teocratica).

PIO XII 1939 si trova nel bel mezzo della II guerra mondiale, e non prese mai delle posizioni politiche, non

ritenendolo opportuno. Temeva la persecuzione cattolica in Germania e non voleva indebolire il potere della

potenza che se partecipò al complotto per uccidere Hitler. Con l’avanzare della guerra e la vincita degli

Alleati, pensò che il futuro spettasse ai REGIMI DEMOCRATICI: saranno legittime le democrazie, ma il

cristianesimo dev’essere il fondamento.

GIOVANNI XXIII (carriera diplomatica all’interno della Santa Sede, patriarca di VE, visse a fondo la sua vita

da cristiano. Ha una formazione tradizionale – tridentina – insieme a quella storica, gli fa conoscere i

cambiamenti, attenzione ad una verità della fede che “cammina sulla storia”) CONVOCA IL CONCILIO

VATICANO II.

Il suo stile è nuovo e diverso rispetto agli altri governi, la realtà è relativa: “non è il vangelo che cambia, ma

siamo noi che lo capiamo meglio, grazie ai mutamenti storici”.

Colloquia con le persone in modo diretto e semplice, credenti e non, con gli uomini di buona

 volontà CHIESA CHE DIALOGA, stemperando i contrasti con il cattolicesimo, che agiva in modo

militare

Apre il dialogo con gli ebrei e gli BENEDICE

 Volontà di presa di distanza dalla chiesa in competizione, non è + una chiesa che sii identifica con i

 partiti politici liberare la chiesa dalle posizioni politiche non compromettendo la vita della diocesi

cristiana annunciare che DIO E’ LA MISERICORDIA

Accentua la figura del papa – pastore, il quale si mette in relazione con altre persone, papi e sente il

 ministero del papa come un servizio della misericordia anche verso altri uomini non per forza

cattolici

La chiesa inizi a aprirsi al mondo, accentuando il CARATTERE UNIVERSALE

 Accentua il suo ruolo di VESCOVO DI ROMA – PAPA sottolineando questa realtà

 Esercizio del potere papale (collegio dei vescovi)

 Uscì dal Vaticano per compiere gesti di fede: NOVITA’ pellegrinaggio a Loreto, viaggio ad Assisi,

 incontra i detenuti

Convoca il Concilio Vaticano II annunciato in gennaio 1959, in modo del tutto inaspettato e la

 reazione fu negativa e di dubbio da parte dei vescovi che facevano parte del Concistoro, all’interno

del quale è stato annunciato. Si tratta di UN NUOVO CONCILIO operò la Curia, che cercò di

modificare la struttura, i vescovi ne facevano parte attraverso il VOTO; il Cardinale Bea

(segretariato) si occupò del dialogo con altri cristiani per idee e nuovi impulsi.

Gesti compiuti, non attraverso un’ideologia politica, ma la possibilità di dialogo con persone di idee –

pensieri diversi, tra protestanti ed ebrei, cercando di creare dei ponti.

11 ottobre 1962 – 1965 il Concilio produce i suoi programmi, nuova pentecoste, Chiesa che verrà

rinnovata in quanto accoglie lo Spirito.

PROFETI DI SVENTURA, persone che guardano in negativo la storia, non accorgendosi dei

 benefici che ha portato anche se i cambiamenti non derivano dai cristiani (distinzione stato –

chiesa)

COGLIERE I SEGNI DEL TEMPO, la storia prosegue e Dio opera al suo interno e la persone

 devono cogliere ciò che egli compie. AGGIORNAMENTO DOTTRINALE, adeguare la dottrina ai

tempi, cioè una riformulazione ai modi consoni dell’uomo contemporaneo

RICHIESTA DI UNO SFORZO ECUMENICO (dialogo con altre chiese) PER L’UNITA’ DI TUTTI I

 FEDELI.

ASPETTI + DELLA MODERNITA’:

Libertà di azione della chiesa, è più libera in quanto è diventata stato – chiesa, realtà indipendenti

PAPA PAOLO MONTINI VI (successore di Giovanni XXIII):

Maggioranza progressista riformatrice, rifiuto della proposte della curia, ne propone altre

 completamente diverse

Diverso stile da suo predecessore in quanto non voleva ci fossero fratture nella chiesa, opera nel

 Concilio, attraverso scelte per evitare che la maggioranza potesse contrapporsi e “rovinare” il

concilio TESI DI COMPROMESSO CON IL CONCILIO.

TESTI VOTATI ALLA FINE CONCILIO VATICANO II nel 1965:

COSTITUZIONE GIOIA E SPERANZA, come la chiesa valuta, opera, dialoga. Viene riconosciuta la

 “relativa autonomia” delle realtà temporale e di indipendenza della comunità politica rispetto alla

chiesa. Lo stato e la chiesa collaborano per uno scopo comune e per la dignità della persona

umana.

La chiesa e lo stato coesistono in una sana cooperazione per il bene comune, secondo precise modalità in

base alle diverse realtà di luogo e tempo. Perché questo rapporto sia possibile la società deve riconoscere

alla chiesa un proprio ambito di libertà vera (predicare la fede, dottrina sociale, esercitare la sua missione

tra gli uomini, giudizio da parte della chiesa sulle azioni dell’uomo). Si tratta di esercizi legittimamente

acquisiti e la chiesa è disposta a rinunciarci, solo se lo spazio di vera libertà è garantito. Prese avvio un

cauto disimpegno della chiesa dalla contrapposizione con lo stato, il quale pretende il dominio sulla chiesa.

DECRETO DELLA DIGNITA’ UMANA, riconosce la libertà religiosa e di coscienza

CAPITOLO 8 – Chiesa cattolica e chiesa ortodossa

I. Il ritorno della ierocrazia.

Caratteristica distintiva del cattolicesimo, sta nella forma che il potere dei papi, ha assunto in epoca

moderna, attribuendo al “sovrano pontefice”, autorità assoluta, che fa del papato l’unica vera monarchia di

diritto divino, capace di resistere alla sfide della modernità.

Papa Pio IX: emette doc che esprime la condanna verso la novità portata dalla modernità.

1869 – 1870 I Concilio di Roma – Vaticano: DEI FIDEUS (condanna errori moderni) - PASTERA

ETERNUS (papa come vescovo universale e maggiore estensione del vescovato, infallibilità del papato).

Concilio Vaticano II Gaudium et spes, tratta i rapporti tra chiesa e mondo, toccando il problema della

comunità politica, valutata sulla base di una visione improntata dal fatto che la crescita dell’uomo

appartiene a un ordine diverso dall’accumulo delle ricchezze e l’instaurazione di un ordine più umano ha un

valore superiore ai puri valori tecnici.

Il bene comune, è l’insieme delle condizioni sociali di esistenza che devono consentire a ogni persona di

realizzare la propria vocazione, ciò implica il rifiuto dell’individualismo liberale e del comunismo.

Quale funzione ha la chiesa nei confronti della comunità politica? Secondo la Gaudium et spes, svolge

un’importante funzione simbolica, indicando alla comunità politica la vera dimensione della persona umana:

“la chiesa rispetta e promuove la libertà politica e la responsabilità dei cittadini”, questo rispetto si fonda

libertà di coscienza accettata e difesa nella Dichiarazione sulla libertà religiosa, uno dei testi più

sulla

innovativi del Concilio, fondato sul criterio che la “verità si impone solo con la forza della verità”,

ognuno deve poter agire secondo la propria coscienza e mai contro di essa.

La chiesa di Giovanni Paolo II e di Ratzinger depositare le norme per la società + rivendicazione della

verità sugli uomini e sulle sue relazioni VERITA’ ASSOLUTA/UNIVERSALE/IMMUTABILE/ETERNA

LEGGE NATURALE: inscritta nel DNA dell’uomo (legge di Dio).

PUNTI DELLA CHIESA NON NEGOZIABILI CON LA SOCIETA’:

- Cambiamenti tecnologici – biomedici: tema della morte (caso Welby)

- Vita – morte – biopolitica (politica della vita)

- Rapporti sessuali: procreazione – fecondazione assistita – concepimento – contraccezione

- Famiglia: relazioni di fatto – convivenza

- Omosessualità

- Morte non + naturale: eutanasia

1900 – 2000 il magistero ripropone una visione non + separatista (civile e religioso), facendo prevalere il

potere ecclesiastico, in quanto ritenuto giusto. Impone regole di condotta e credenti e non. Alla fine del ‘900

non esistevano sistemi alternativi di governo, si tratta di una fase dove lo stato e le democrazie occidentali

sono in stallo.

Nessun potere politico può soddisfare la forza dell’umano desiderio e che il poter politico non solo non è

onnipotente, ma porta con sé un limite intrinseco del peccato.

SANA LAICITA’ DELLO STATO, sulla base di una lettura dei diritti umani e della dignità dell’uomo che

ripropone un’interpretazione asimmetrica dei rapporti tra potere spirituale e temporale, tra sfera religiosa

garante della verità attraverso il magistero e la sua dottrina sociale e sfera dello stato e della politica.

II. I limiti dell’obbedienza religiosa.

Costituisce un fondamentale aspetto delle diverse tradizioni religiose Parole sacra, fondata sulla

trasmissione orale, poi riportata per iscritto in un codice di regole e norme sacre. La forma, natura e

l’obbedienza stessa, variano in relazione ai contesti. Per i monoteismi, il modello dell’obbedienza religiosa

è in ABRAMO, che spinge la sua obbedienza all’ordine del Signore sino al punto di essere pronto a

sacrificare il suo unico figlio, Isacco. Non è un caso che Paolo, nella lettera ai Romani, individui in questa

obbedienza alla fede il nucleo dura dell’obbedienza in Cristo. La tradizione cristiana ha costruito i propri

codici a partire da Gesù, obbediente nei confronti del Padre, fino alla morte.

Libertà di coscienza, come e quando? discernimento degli spiriti.

Giovanni XXIII, fece ricorso alla dottrina dei “segni dei tempi”( essere vigilanti ed accogliere questi segni,

cioè quello che Dio vuole dirci attraverso la storia, una “strada” che vuole che prendiamo), che permettesse

al credente e alla chiesa di sfuggire dal metodo induttivo si parte dalla realtà e la si analizza, la si valuta

e giudica alla parola di Dio.

PONTIFICATO DI GIOVANNI PAOLO II Riproposizione del ruolo del Magistero ecclesiastico, in

particolare del papato. Obbedienza al magistero papale, vincolante per i cattolici, soprattutto quando si


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche, relazioni internazionali, diritti umani
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher polemicarossa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dei rapporti tra Stato e Chiesa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Billanovich Liliana.

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