Storia del turismo: vacanze di pochi, vacanze di tutti
Introduzione
Nel corso della storia il concetto di turismo si è evoluto passando da un turismo di pochi viaggiatori che aveva un modestissimo impatto sull’economia a un turismo di massa, nel Novecento, che attraverso il suo impatto ha cambiato il volto ai paesaggi. Si possono distinguere quattro diverse epoche rispetto all’evoluzione del turismo:
- Prototurismo: riservato alle élite e caratterizzato dall’assenza di strutture turistiche (si alloggiava nelle seconde case e si portavano con sé gli schiavi);
- Turismo moderno: sempre un turismo di élite, presenza di alcune strutture specializzate (alberghi, strutture ricreative), questa fase inizia in Gran Bretagna con il turismo termale in concomitanza con la rivoluzione industriale (‘600/’700). Durante l’Ottocento il turismo moderno si diffonde in tutta Europa iniziando a cambiare il volto delle città;
- Turismo di massa: alla portata di tutti i ceti sociali, si ampliano e si diversificano i servizi turistici e si creano nuove mete turistiche (anni Venti in America e nel secondo dopoguerra in Europa);
- Turismo postmoderno: epoca attuale, non vi sono altre mete da scoprire, tutti i luoghi sono stati ormai raggiunti sia dal turismo di élite sia dal turismo di massa. Non sono le mete a fare la differenza ma il modo di vivere le stesse, in base alla capacità di spesa, al ceto sociale e alla tipologia di esperienza che ogni turista preferisce vivere.
Capitolo primo: Turismo e sviluppo economico
I fattori che hanno stimolato la domanda del settore turistico:
- Reddito: la spesa turistica diventa importante solo quando il reddito supera una certa soglia, ed essa presenta un’elasticità assai elevata aumentando in modo più che proporzionale rispetto all’aumento del reddito (curva di Engel: più povera è una famiglia, maggiore sarà la proporzione della spesa alimentare rispetto al reddito, più ricca è una nazione, minore è la proporzione di generi alimentari nella spesa totale). Il turismo moderno nato come bene di lusso si è poi trasformato in un bene normale o addirittura di prima necessità. Il turismo di massa ha prodotto un aumento dei consumi turistici e una grande differenziazione dell’offerta turistica.
- Fenomeno dell’urbanizzazione: ha determinato una grande esplosione turistica nel secondo dopoguerra (generatore del desiderio di andare in vacanza).
- Svalutazione e rivalutazione della moneta: le competizioni di prezzo tra un paese e l’altro hanno fatto preferire alcune località rispetto ad altre, prevalentemente a partire dal turismo di massa, dove le località da scegliere diventano molteplici.
Il tempo libero: una precondizione:
Il turismo è strettamente legato alla disponibilità di tempo libero, il turismo di massa è collegato alla conquista del tempo libero. Presso gli antichi romani il tempo libero era un diritto dei ceti sociali più elevati. Nell’alto medioevo l’ozio era malvisto (solo le pratiche religiose erano moralmente accettabili come attività extralavorative: es. pellegrinaggio), era il lavoro a conferire dignità all’uomo. Nel basso medioevo il tempo libero torna a farsi spazio nella quotidianità, ma il divertimento popolare continua ad essere malvisto e osteggiato dai datori di lavoro, dai predicatori e dai magistrati (lotta al contrasto della riduzione delle ore di lavoro). La riduzione dell’orario di lavoro (con conseguente aumento del tempo libero) è iniziata alla fine dell’Ottocento in tutti i paesi industrializzati (in Europa più rapidamente rispetto agli Stati Uniti) grazie alla diffusione dei sindacati e al suffragio universale, che ha favorito l’approvazione di leggi a tutela dei lavoratori.
A cavallo delle due guerre il processo accelerò, fu creata l’Organizzazione mondiale del lavoro che esortò alla standardizzazione della giornata lavorativa (8 ore) ed emerse la progressiva comparsa delle ferie retribuite: presupposti per passare dal turismo d’élite al turismo di massa, questo contesto, comunque, gli industriali si sono sempre opposti alla riduzione dell’orario di lavoro e alla concessione delle ferie.
I fattori che hanno stimolato l’offerta del settore turistico:
Il turismo moderno richiede interventi da parte delle pubbliche amministrazioni che fanno spese e interventi tesi ad incrementare le attività turistiche fin dal Seicento (turismo di alto rango, investimenti per strutture del divertimento, reti viarie, impianti termali) e dalla seconda metà dell’Ottocento (sviluppo del turismo balneare, elevata spesa pubblica connessa alla villeggiatura). Il turismo divenne importante quindi non solo grazie agli investimenti dei privati ma anche grazie alla collaborazione della pubblica amministrazione.
Nei primi anni del Novecento nascono gli organismi nazionali per la promozione turistica:
- Primato in Spagna, sviluppo dell’industria alberghiera e promozione della Spagna all’estero, seguita da Austria e Francia;
- In Italia nasce nel 1919 l’Ente nazionale per le industrie turistiche (propaganda con l’estero, creazione di agenzie di viaggio, creazione di scuole alberghiere);
- In Francia nel secondo dopoguerra viene organizzata una Missione Interministeriale che agiva sopra i Departements (tutela paesaggistica e sviluppo turismo di massa soprattutto nei territori poco sviluppati e arretrati).
I prodotti turistici si vengono a creare soprattutto intorno alle risorse naturali, paesaggistiche e artistiche che vanno necessariamente tutelate e protette per permettere lo sviluppo del turismo stesso (cfr impianto termale di Bagnoli NA e insediamento dell’ILVA).
Il contributo dell’associazionismo
Le associazioni hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo del mercato turistico. In Italia ad esempio diverse associazioni hanno contribuito a far conoscere le bellezze dei nostri paesi attraverso ingenti investimenti che le aziende private non avrebbero potuto sostenere (club alpini per la scoperta delle montagne, associazioni verdi per la scoperta dei parchi naturali) e hanno migliorato l’offerta dei privati arricchendo la proposta di servizi ricreativi, tutelando allo stesso tempo le risorse alla base dello sviluppo turistico (es: associazioni ambientaliste). Inoltre hanno stimolato la crescita di imprese private che attraverso le associazioni hanno accresciuto il proprio know-how e sono state meglio in grado di rispondere alla domanda turistica.
Moda-cultura e il ciclo di vita delle località turistiche
Il cambiamento delle mode relative alle vacanze ha segnato una parallela evoluzione dell’economia turistica innescando un ciclo di vita nel quale sono state individuate sei fasi:
- Esplorazione: una località che non fa parte del circuito turistico conosciuto viene scoperta dai primi visitatori, questa fase è caratterizzata dall’assenza di strutture turistiche ricettive e i pochi turisti hanno spesso rapporti con la popolazione locale, questa fase è interamente dominata dalla domanda;
- Coinvolgimento: la pressione dei primi turisti spinge il settore pubblico alla realizzazione di prime infrastrutture turistiche, mentre il settore privato muove la sua economia dall’agricoltura al turismo. In questa fase l’offerta diventa protagonista nel cercare di rispondere alle esigenze della domanda;
- Sviluppo: progressivamente il numero di turisti aumenta e sarà indispensabile l’intervento pubblico per evitare il deterioramento delle risorse naturali del luogo che ne costituiscono l’attrattiva;
- Consolidamento: il tasso di crescita comincia a diminuire, la località è ormai affermata nel settore ma il fattore moda rende difficile l’attrazione di nuovi clienti e bisogna puntare sulla clientela abituale;
- Stagnazione: in questa fase potrebbero insorgere problemi di tipo ambientale. A questo punto ci sono due soluzioni distinte:
- Declino: l’area cessa di attirare turisti;
- Rinnovamento: instaurare un nuovo ciclo, proponendosi come centro d’attrazione inedito.
Il contributo del turismo allo sviluppo economico di un Paese (in particolare dei Paesi più arretrati) è determinato sia dalla capacità del settore di importare valuta estera più pregiata sia dal ruolo svolto dagli investimenti stranieri nel settore. Quindi il settore turistico sicuramente è protagonista dello sviluppo e della modernizzazione sociale ed economica di un dato Paese, ma da solo non è in grado di reggere l’intera economia dello stesso, come d’altronde qualsiasi altro settore da solo non può fare.
Capitolo secondo: I primordi del turismo
Introduzione
Possiamo distinguere due grandi categorie di domanda turistica:
- Viaggio: (es Grand Tour) istituzione di un viaggio di formazione per giovani nobiluomini europei che si diffuse in Europa a partire dal Cinquecento;
- Villeggiatura: è un turismo che associa all’attrattiva naturale di certi luoghi la presenza di svaghi.
Vacanze romane tra città d’acque, campagna e viaggi culturali
Il concetto di villeggiatura e di ferie era già ben consolidato in epoca romana. Le due mete principali delle vacanze erano la campagna e il mare che corrispondevano a due modi diversi di vivere l’ozio.
- La campagna corrispondeva al bisogno di serenità, di distacco dai rumori e dalla frenesia cittadina. Tale vacanza era in sintonia con le filosofie dominanti: l’epicureismo (essendo il mondo senza scopo e affidato al caso, il fine dell’uomo è quello di fuggire al dolore e cercare il piacere dell’anima attraverso lo studio, la pacata conversazione, l’amicizia disinteressata, l’ozio) e lo stoicismo (la libertà è data dall’emancipazione dai desideri mondani, la vita appartata diventa l’ideale stoico).
Nell’antica Roma l’ozio era legato alla meditazione, speculazione intellettuale e in questo contesto uno dei luoghi preferiti era la campagna, per chi aveva le possibilità economiche, o comunque un luogo lontano dalla confusione della città, quindi una serie di persone facoltose avevano ville in aree rurali dove potersi ritirare in alcuni momenti dell’anno. La campagna era principalmente il luogo di rifugio delle persone mature che avevano desiderio di solitudine, tranquillità e contemplazione dei paesaggi, e le ville in campagna erano attrezzate per rispondere a questo tipo di attività.
La vacanza al mare invece rappresentava la meta più ambita per un turismo di giovani dove la visione dell’ozio era data non tanto dalla ricerca della pace interiore quanto dal divertimento sfrenato. Molte località marittime erano anche dei centri termali, veniva proposto quindi un prodotto che associava la presenza del mare a quella di numerosi centri termali dove lo svago era il principale motivo di soggiorno. La vita mondana nelle località marittime si sviluppava principalmente nelle ville che iniziarono ad essere costruite sempre più a ridosso del mare innescando già allora il problema della conservazione delle coste (caso di Baia). Il settore edilizio, dunque, e quello di produzione di generi alimentari furono quelli che giovarono di un maggiore sviluppo economico legato al turismo.
Un’altra importante meta turistica del tempo fu quella legata alle località culturali (soprattutto le città monumentali), un’esperienza attraverso la quale le persone si recano in un contesto diverso da quello abituale con l’obiettivo di conoscere nuovi tratti culturali.
I fattori alla base dello sviluppo del turismo nell’Antica Roma furono la sicurezza e lo sviluppo economico della suddetta civiltà uniti alla dotazione di importanti infrastrutture che resero effettivamente possibili gli spostamenti (la rete stradale che collegava Roma a tutto il mondo conosciuto, un servizio collettivo di trasporto delle persone, numerose stazioni di sosta lungo il tragitto, guide viarie che indicavano i percorsi e le aree di sosta). Con il declino dell’Impero prima e con le invasioni barbariche dopo il turismo iniziò a diminuire fino a scomparire e le ville si trasformarono da luoghi di villeggiatura a luoghi di difesa.
La passione per le terme: prototurismo tra il II sec a.C e il V sec d.C
Il turismo termale tra gli antichi romani sopravviverà così a lungo da accompagnare la nascita del turismo moderno. I romani appresero dai greci l’uso delle acque termali e lo studio delle loro proprietà. La vacanza termale passava da un uso terapeutico ad un uso mondano (bagno come momento di svago). Gli stabilimenti termali diventano anche luogo di svago, di ritrovo, di divertimento e ad esse si affiancavano anche strutture sportive, biblioteche, musei.
La villeggiatura in questi stabilimenti ben presto venne associata a dei comportamenti scandalosi come gli approcci sessuali e omosessuali e l’abuso di alcol presso le osterie locali, prostituzione, per questo motivo con la diffusione del cristianesimo (che alla cura del corpo sostituì la cura dello spirito) si chiuse l’epoca dei bagni.
La nascita del turismo religioso
Quella a scopo religioso è stata la prima forma di turismo ad essere praticata sin dalla società antica, sotto forma di pellegrinaggio. Nella lunga storia del pellegrinaggio sono tre le mete che hanno assunto un valore fondamentale: Gerusalemme, Roma, Santiago di Compostela.
- Il pellegrinaggio verso Gerusalemme ebbe la sua massima diffusione nel IV secolo, quando cessarono le persecuzioni e il cristianesimo divenne la religione degli imperatori. Questi primi pellegrini erano uomini di grande spiritualità che spesso si stabilivano in Terra Santa o lungo il loro cammino dove fondavano monasteri. Quando però nel 1244 i crociati presero Gerusalemme, raggiungere la Terra Santa divenne sempre più pericoloso e in pochi potevano ancora permettersi la traversata. I cattolici riprenderanno i viaggi verso Gerusalemme solo nell’Ottocento.
- Intorno al IV secolo iniziano anche i primi pellegrinaggi verso Roma, Papi e imperatori iniziarono a organizzare spazi e costruire basiliche e templi, istituirono un calendario per disciplinare le feste e ben presto si iniziarono a predisporre strutture adatte per l’accoglienza dei visitatori. I pellegrini erano sia i residenti delle zone limitrofe, sia ecclesiastici e grandi personaggi politici, sia grandi peccatori che speravano di espiare le proprie colpe.
- I fedeli iniziarono invece a recarsi presso Santiago di Compostela nel X secolo. Questa tendenza è legata al culto di San Giacomo maggiore, primo degli apostoli e protettore di tutta la Spagna. A Santiago venne ritrovato il suo sepolcro, dove vennero attirati tanti fedeli anche grazie all’appoggio del papato che volle in questo modo dare centralità alla riconquista della Spagna da parte dei cristiani. Il periodo d’oro di Santiago fu il XII secolo e la meta iniziò a perdere di importanza nel corso del Seicento anche a causa della perdita delle reliquie di san Giacomo.
Oltre a queste tre principali mete, se ne sono sviluppate tante altre nel corso della storia del pellegrinaggio.
L’apogeo del pellegrinaggio cristiano: il medioevo
L’epoca tra il XII e il XIII secolo ha rappresentato l’apogeo del pellegrinaggio cristiano anche perché in questo periodo esso conquistò un forte prestigio sociale, e la religione diventò parte integrante della vita societaria e politica. Tutto in questo periodo aveva un fine trascendente: la salvezza nel Regno dei Cieli.
La pratica del pellegrinaggio era anche istituzionalizzata, il pellegrino godeva della tutela delle leggi dell’epoca e fungeva anche da pena per chi aveva commesso peccati contro la chiesa. Lo scopo principale del pellegrinaggio era comunque l’espiazione dei peccati e l’ottenimento della salvezza eterna, concetti estremamente legati alla questione delle indulgenze e al concetto di purgatorio.
La grande epoca dei pellegrinaggi medievali si concluse nel Trecento quando i viaggi non vennero più imposti per sentenza e ai motivi religiosi di essi si unirono ragioni culturali e di piacere. I pellegrini iniziarono così a trasformarsi in semplici viaggiatori.
Nei secoli successivi la pratica perse man mano la sua istituzionalizzazione, e fu rallentata anche dal ruolo dei protestanti che sostenevano che questa pratica togliesse troppo tempo al lavoro e favorisse il fenomeno delle indulgenze.
In ogni caso nel Seicento e nel Settecento il pellegrinaggio non si conciliava più con il nuovo mondo illuminista e della rivoluzione industriale: il trionfo della ragione e della supremazia dell’uomo sulla natura e la nuova organizzazione della società e del tempo di lavoro erano incompatibili con i percorsi di fede medievali.
I luoghi dei pellegrinaggi
Numerosissimi sono i luoghi che nel corso della storia hanno conquistato un posto di rilievo come mete religiose, ad esempio Tours (Francia), Gargano, Santiago de Compostela (Spagna), Canterbury (Gran Bretagna), Padova, Loreto, Lourdes (Francia), Fatima (Portogallo), San Giovanni Rotondo, Medjugorje (ex Jugoslavia).
Le caratteristiche fondamentali di questo tipo di turismo sono sicuramente la sua longevità (le sue caratteristiche originarie sono rimaste intatte nel tempo) e la spontaneità della nascita di nuove mete, diversamente dal suo sviluppo accompagnata da un’attenta pianificazione di investimenti, propaganda e intensa attività diplomatica per ottenere riconoscimenti ufficiali.
Fu nota ben presto la rilevanza economica che questo tipo di turismo apportava alle località in questione, tant’è che in molti casi il ritrovamento di reliquie in alcuni luoghi era un fatto inventato, questo problema venne affrontato nel concilio di Lione del 1274 che subordinò la venerazione di nuove reliquie all’approvazione del papa. In tutti questi luoghi iniziarono a fiorire tecniche di propaganda e numerosi investimenti quali forti interventi urbanistici e infrastrutturali per accogliere il crescente numero di pellegrini.
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