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Lo specchio turco

Obiettivo

Analizzare discorsi elaborati sul turco dalle corti europee e più nello specifico italiane durante l’età moderna (1400-1700, periodo in cui prende avvio la globalizzazione).

Tesi

Il turco viene utilizzato come strumento di definizione dell’identità occidentale, diventando l’ALTRO per eccellenza, lo specchio dei pregi e difetti della cristianità occidentale, un alter ego sia in senso positivo che negativo. Si fa riferimento all’orientalismo di Said, pur non condividendolo del tutto in quanto i rapporti tra oriente e occidente non possono essere letti unicamente come uno scontro di civiltà: ogni identità si nutre dell’alterità per auto-definirsi.

Caratterizzazione negativa

Il turco è visto come barbaro, despota, lascivo e sanguinario. Il topos medievale del turco/musulmano come demone risale al mito classico (Platone e Aristotele) che vede in connotazione dispregiativa le forme politiche persiane. In relazione alla superiorità cristiana, il popolo turco è rappresentato come vano, superstizioso, ozioso, falso, privo di scrupoli. In particolare, la figura del sultano è vista come arrogante, prepotente, disumano e dispotico, sia in politica interna che estera.

Caratterizzazione positiva

Il turco è rappresentato come sobrio, morigerato e fedele. In contrapposizione alla divisione all’interno della cristianità, è rappresentato come coeso e compatto, un modello di obbedienza, disciplina militare e osservanza religiosa.

Fonti

  • Relazioni diplomatiche degli ambasciatori veneziani (baili) che riportano segretamente al doge e ai suoi consiglieri informazioni sui turchi e l’impero.
  • Relazioni di viaggio cinquecentesche nate da esigenze conoscitive di ordine pratico (diplomatico, commerciale).
  • Relazioni dei missionari, esploratori, osservatori (600-700) mosse dal desiderio di conoscenza e comunicazione.
  • Memoriali e relazioni di generali e militari europei (600).
  • Rappresentazioni teatrali, artistiche, musicali e letterarie (600-700) sull’immagine del turco e della donna turca.

Luoghi

Nel rapporto tra oriente e occidente sono centrali Venezia e Roma, italiane e globali insieme.

Venezia

Capitale della Serenissima Repubblica, definita Porta d’Oriente, con una politica volta alla conservazione del ruolo nevralgico nei commerci internazionali. Priva di claims universali, quindi non in competizione diretta, Venezia intrattiene sempre rapporti costanti con l’impero, dando priorità alla difesa dei reciproci interessi economici sugli scontri militari. È l'unica città europea ad avere un nome arabo.

Roma

Capitale della cristianità, non interrompe mai i rapporti con l’impero, neanche nell’era della demonizzazione più intensa della figura del turco (fase post-tridentina). Anzi, promuove studi sulla realtà orientale per fronteggiare il nemico e tentare di convertirlo. In un’epoca segnata dai conflitti religiosi tra cattolici e protestanti, il recupero della figura dell’Altro è funzionale a entrambi: alla Chiesa per paragonare l’eresia turca e protestante, ai protestanti per paragonare la malvagità turca a quella dei cattolici. In ogni caso, attraverso l’immagine dell’Altro si rafforza la propria identità: tra 1400-1500 si sviluppano nuove concezioni di italianità ed europeità.

Incontri

Turchi: coloro che appartengono a etnia e stato turco.

Ottomani: sudditi dell’impero ottomano, che comprende turco-tatari, arabi, armeni, balcanici, ebrei. Nelle prime forme di italiano volgare “turchi” indica tutti i musulmani senza distinzione, ad eccezione per gli abitanti del Maghreb (mori). Qui, turco è sinonimo di Oriente in accezione dispregiativa (inciviltà, rozzezza, arretratezza). Inizialmente definiti “teucri” in quanto considerati discendenti dei troiani, nemici del mondo greco e romano con cui si identifica la cristianità occidentale.

Con la presa di Costantinopoli (1453) da parte di Mehmed II, si ha un momento di svolta epocale nei rapporti tra occidente e impero ottomano: prime forme di interesse verso il potente avversario che aveva osato attaccare l’unica legittima erede dell’impero romano. Si diffonde il timore reverenziale e la parola turco viene associata al terrore (espressione “mamma li turchi” si diffonde con gli sbarchi a Otranto del 1480). C’è chi dà la colpa alla cristianità scismatica e peccatrice (turco come punizione divina) e chi invoca la fine del mondo (sensibilità escatologica e apocalittica diffusa in tutti gli strati sociali, soprattutto i più bassi).

Turcofilia umanistica

Vi è un’apertura e interesse verso l’Altro. La cultura italiana umanistica e rinascimentale è protagonista delle riflessioni sul turco. Venezia è il primo centro d’irradiamento delle informazioni sulle società musulmane, mentre Roma è capitale delle opere controversiste. Tuttavia, il confronto è sempre fluido e aperto. Il lungo soggiorno presso la curia romana del principe Djem, pretendente al trono ottomano, che rimane anche dopo il 1453, prova come non si possa ragionare per schemi fissi e precostituiti. Durante le guerre d’Italia, Roma chiede aiuto al sultano per tutelare le terre ecclesiastiche dai francesi.

I rapporti tra oriente e occidente non possono essere letti soltanto in chiave di scontro di civiltà e chiusura, critica a Said. Nel periodo umanista, curiosità e interesse stimolano nuove percezioni dell’altro e della propria identità. Esigenze di comunicazione diplomatica portano a una formazione della burocrazia in grado di comprendere l’ottomano aulico (paragoni con il latino) ma non solo, con la ricezione linguistica di termini turchi nella lingua italiana.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elib. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia culturale moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Negruzzo Simona.
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