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Riassunto esame storia culturale, prof. Negruzzo, libro consigliato La società di corte, Elias

Rielaborazione autonoma basata sul saggio La società di corte del sociologo Norbert Elias, nel quale vengono spiegati i meccanismi di auto-costrizione e interdipendenza nelle società di corte dell'Europa moderna. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia culturale moderna docente Prof. S. Negruzzo

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del potere borghese), causando un lento decentramento della vita di società che dagli hotels della

società di corte si diffondono in quelli dei finanzieri (fioritura dei salotti culturali).

Anche nelle fasce superiori delle società industriali si individua pressione sociale che impone di

mettersi in evidenza con un’esibizione di lusso per simboleggiare lo status ma la differenza è il

carattere assai più privato rispetto alle società di corte assolutistiche. Anche in esse c’erano luoghi

isolati per chi cerca di realizzarsi lontano dai valori correnti e le conseguenti competizioni per le

opportunità di favore: conventi e simili istituzioni ecclesiastiche aprono però a loro volta forme

diverse di competizione per status e prestigio.

Etichetta e cerimoniale

Palazzo del re trova la sua espressione suprema nella reggia di Versailles (nel 1744 alloggiate

10.000 persone nel castello) la cui costruzione e organizzazione degli spazi, dal giardino esterno

alle sale centrali alla camera del re, riflette le esigenze di prestigio → grandezza dell’autorità

reale si deve ripercuotere nell’organizzazione domestica. Il cerimoniale rigidissimo

dell’etichetta regola anche i più piccoli atti quotidiani: attenzione particolare al risveglio del re e

della regina, con particolari entrate e ruoli affidati ai cortigiani → ruolo affidato dal re

nell’etichetta è simbolo di status e prestigio sociale nell’equilibrio di potere della corte. Il

favore di cui ciascuno godeva presso il re (derivato appunto dall’importanza cerimoniale assunta

all’interno della complessa struttura di corte) crea un ordine gerarchico parallelo e non

riconosciuto istituzionalmente, assai mutevole e labile → paragone con la Borsa, dove la minima

oscillazione di valore viene espressa in cifre: a corte invece si esprime attraverso le sfumature del

reciproco comportamento mondano.

La corte come espressione di dominio

Il re, considerato primus inter pares tra i nobili, si distanzia allo stesso tempo dalla nobiltà anche

attraverso il cerimoniale, con cui si esalta la sua persona (gloria, onore) di sovrano → etichetta non

è solo strumento di distanza ma anche di dominio: per il popolo è importante vedere con i suoi

occhi che il sovrano è superiore (innalzato a tal punto che nessuno può essere confrontato con lui).

Come per la nobiltà anche l’esistenza di re è finalizzata a se stessa, ma il re è l’unico membro

dell’aristocrazia che trae grandi vantaggi dalla modificazione della società (da nobiltà feudale ad

aristocrazia di corte, da re cavaliere a re cortigiano).

Il sociologo deve esaminare la corte (primo ambito d’azione e dominio del re) come una struttura di

dominio, intesa come formazione di uomini interdipendenti tra loro: ognuno subisce pressioni

dal basso e dall’alto, a parte il re che le subisce solo dal basso. Gruppo dei cortigiani variegato e in

competizione per le chances di prestigio dipendenti quasi esclusivamente dal favore del re: principi

e bastardi di sangue reale, grands (duchi, conti, principi: nobiltà di spada), noblesse de robe

(funzionari, ministri, giudici dell’alta borghesia) → tutti dipendono dalla protezione del re, e

quest’ultimo cerca di appoggiarsi soprattutto su coloro che senza di lui non sarebbero nulla (amante,

ministri, bastardi) e allo stesso tempo di mantenere le divisioni tra i nobili in competizione

(strumentalizzazione delle ostilità nobiliari a scopo di dominio).

Il potere di Luigi XIV

Luigi XIV è uno dei grandi uomini della storia occidentale ma le sue doti personali sono mediocri:

non è un innovatore e questo va benissimo per il compito che gli spetta (piena aderenza allo spirito

del suo tempo), ovvero consolidare e rafforzare la monarchia assoluta già esistente (quando era

giovane Fronda dei nobili contro il governo del cardinale Mazzarino) attraverso la manipolazione

dei conflitti tra nobili per esercitare il dominio → si serve dell’etichetta per monopolizzare le

chances per le quali gareggiano i cortigiani.

È molto bravo a studiare e calcolare le debolezze e le passioni degli uomini (sempre intesi come

uomini in un dato contesto sociale, non in quanto individui): è così, oltre che ricercando piaceri e

divertimenti, che Luigi XIV libera le energie che non vengono impiegate dal re nell’ancien regime

(dispone senza far nulla di denaro, terre e risorse umane in quanto principale beneficiario della

struttura delle interdipendenze sociali).

Senza dubbio la sua attività concorre a creare le basi per il moderno Stato centralizzato ma nella sua

ottica lo Stato era scomparso lasciando il posto al sovrano → concetto di gloria e onore

personale muove politica interna ed estera (non condizionata dagli altri stati come quella di Carlo

V) in quanto valore autonomo: fa la guerra perché il rango di conquistatore è il più nobile dei

titoli e il re per sua stessa funzione deve fare la guerra.

Dopo la morte di Mazzarino vuole governare direttamente: deve organizzare il paese e la corte con

un meccanismo più possibile controllabile e allo stesso tempo deve subordinare anche la sua vita

pubblica e privata allo stesso meccanismo.

FORMAZIONE ED EVOLUZIONE DELLA SOCIETÀ DI CORTE IN

FRANCIA

Assolutismo prussiano e inserimento definitivo della nobiltà feudale si crea assai più tardi e proprio

per questo (fenomeno frequente nella storia), dovendo superare certi problemi istituzionali, assume

e crea una struttura costituzionale più matura della Francia avanzata.

La rivoluzione della nobiltà

Linea ininterrotta di sviluppo dalla corte dei Capetingi (soprattutto San Luigi negli anni centrali del

1200) a quella di Francesco I e Luigi XIV → tradizione della corte si riproduce sempre allo

stesso modo perché offre a coloro che vivono in quella rete di interdipendenze la possibilità di

soddisfare i bisogni creati dalla società.

All’interno di questa linea evolutiva il periodo decisivo è tra XV e XVI secolo: evoluzione

dall’aristocrazia feudale all’aristocrazia di corte diventa evidente con il regno di FRANCESCO

I, più vicino al tipo del re cavaliere nel processo di trasformazione → crea una nuova gerarchia di

nobiltà (dal semplice gentiluomo al primus inter pares) che convive accanto all’antica nobiltà

feudale (ordine gerarchico basato su gerarchia delle terre). Il re cerca di aggregare a sé i nobili

presso la corte (in costante movimento) iniziando a dispensare denaro (pensioni, rendite, doni)

piuttosto che terre, in quanto esse lo allontanavano dal suo controllo. Ovviamente chi dipende

finanziariamente dal re ha una posizione molto meno sicura ma nell’economia delle pensioni

dell’Ancien Regime è sempre presente lo spirito dell’antico legame di interdipendenza feudale.

Si crea una distanza sociale tra cortigiani e non cortigiani → appartenenza alla corte sostituisce

valori di prestigio feudali. Tutto ciò è possibile grazie al mutamento nella condotta della guerra e

quindi nell’organizzazione dell’esercito: prima la forza militare del regno era in mano alla nobiltà

di spada, ora grazie allo sviluppo della cavalleria leggera e delle armi da fuoco l’esercito francese

diventa mercenario (nobili si raggruppano nella gendarmeria, cavalleria pesante) → diminuisce la

dipendenza del re dalla nobiltà feudale mentre aumenta quella dalle fonti di denaro. Per primo

Francesco adotta la consuetudine di impiegare aristocratici come servitori anche nelle funzioni

più umili e subordinate.

Le guerre di religione e la vittoria dell’assolutismo

Nel 1500 si fa sentire una reazione della nobiltà. Se si osservano i retroscena sociali delle guerre

di religione alle divisioni propriamente religiose si intrecciano lotte tra grandi famiglie per la

corona, lotte della nobiltà impoverita e lotta degli strati cittadini per conservare o ripristinare i diritti

degli stati → al termine della guerra di religione la vittoria di ENRICO IV è decisiva anche

come vittoria della monarchia assoluta sugli altri strati sociali.

In origine Enrico era un grande vassallo del re di Francia (principe sovrano): quando diventa re non

ha un potere effettivo né finanziario → paradossalmente vince nel combattimento cavalleresco

vecchio stile contro eserciti mercenari del re spagnolo e del Papa, mettendosi a capo dell’esercito

(si pone più come un capo carismatico). Nel corso delle guerre di religione la nobiltà si schiera

contro la Lega Santa perché se avesse vinto il clero li avrebbe spogliati dei benefici ecclesiastici che

Francesco I aveva espropriato e distribuito.

Vittoria dell’assolutismo in quanto nessuno degli stati in lotta per la supremazia riesce a

conquistare e mantenere una superiorità permanente: ognuno degli stati in lotta ha bisogno

del re contro l’avversario. Allo stesso tempo il re inizia ad appoggiarsi sempre più a corporazioni

borghesi a cui erano state assegnate le cariche nell’amministrazione e giustizia prima prerogative

della nobiltà → borghesi hanno bisogno del re che li proteggesse dalle minacce e i privilegi della

nobiltà ancora cavalleresca; nobiltà ha bisogno del re dal punto di vista economico per stare al passo

con la ricchezza borghese. Il re diventa allora il garante della pace sociale e di una sicurezza

relativa contro le minacce dei rivali → la successione maschile di padre in figlio (criticata in

quanto non si basa sulla qualità ma sulla discendenza) garantisce che il re non sarebbe mai stato

legato unilateralmente agli interessi di gruppi rivali in quanto non ha bisogno di inserirsi nella lotta

tra gruppi sociali per procurarsi alleati e ascendere al potere (a differenza di un capo carismatico).

Una nobiltà variegata

Né borghesia né nobiltà sono gruppi unitari al loro interno. In questo caso in competizione con la

nobiltà di spada c’è la noblesse de robe (strato intermedio tra borghesia e nobiltà). Anche la nobiltà

al suo interno presenta grandi differenze.

Nobiltà di provincia e di campagna non ha più ruolo politico di elite di potere (dalle guerre di

religione alla Rivoluzione). Poi ci sono i GRANDS (duchi, conti, principi) vicini al re nell’ordine

gerarchico della nobiltà, allo stesso tempo potenti e sudditi e sempre divisi in fazioni tra loro

ostili (durante la Fronda ciascuno dei gruppi di nobili volevano indebolire il potere monarchico ma

allo stesso tempo temevano di accrescere il potere di un’altra fazione). I grands sono

particolarmente pericolosi per il re in quanto potenziali rivali per la monarchia, infatti da Luigi XIV

in poi si cerca di escludere il più possibile i grands da qualsiasi partecipazione al potere, anche non

ufficiale. Allontana tutti i suoi parenti dagli affari di governo.

In Germania non esiste un gruppo sociale corrispondente: la nobiltà in Francia era un rango

concesso dal re mentre in Germania ossessione per purezza del sangue di nascita (disonorevole

sposarsi sotto il proprio rango o avere macchie sull’albero genealogico: vedi nazismo) → in Francia

è il re a manovrare le barriere tra nobiltà e alta borghesia, mentre in Germania la distanza viene

volontariamente mantenuta dalla stessa nobiltà. A differenza dei nobili tedeschi, che manifestano


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elib.

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9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze storiche
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elib. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia culturale moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Negruzzo Simona.

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