L'Africa: un continente variegato
L'Africa è un continente vasto 30 milioni di kmq e ha spesso colpito l'immaginazione, tanto che è stato definito da Hegel "compattezza dell'Africa", "uniforme". È tutt'altro che un continente uniforme e ne fanno prova la morfologia, il clima, i paesaggi climatici, le varie agricolture e i modi con cui i gruppi umani assicurano il loro sostentamento. Una distinzione fondamentale va fatta tra l'Africa mediterranea e l'Africa subsahariana (4/5 del continente).
L'Africa mediterranea e l'Africa subsahariana
Il Nordafrica è coinvolto nelle vicende mediterranee ed ha una uniformità culturale a causa della diffusione dell'Islam, mentre l'Africa subsahariana conosce ritmi e sviluppi culturali propri, spesso molto frammentati e non riducibili l'uno all'altro. È caratterizzato dalla tropicalità e è compresa quasi tutta tra il Tropico del Cancro e del Capricorno.
L'elemento climatico più importante è la temperatura: ai tropici fa caldo! Vi sono oscillazioni termiche annuali e anche quotidiane: durante il giorno la temperatura supera i 40°, la notte tocca lo 0°. Non conosce l'inverno "freddo", infatti varia da 20 a 24° di media contro il caldo dai 24 e i 30°. Le stagioni tropicali sono scandite dalla pioggia, non saranno quindi fredde o calde ma umide o asciutte.
Importanza dei corpi idrici
I corpi idrici sono di grande importanza per molti popoli. Hanno sempre offerto risorse idriche favorendo contatti e scambi. I fiumi lunghi centinaia di km hanno infatti permesso la mobilità in aree difficili come la foresta pluviale o il deserto.
Pedologia
Il suolo è lo strato più superficiale della crosta terrestre e rende possibile la vita vegetale grazie alla riserva idrica, alla regolazione termica, agli elementi nutritivi, ecc. La pedologia subsahariana presenta problemi a livello descrittivo, in quanto sono molteplici i suoli al suo interno.
La pedogenesi: processo attraverso il quale un certo tipo di suolo si è formato. Questa dipende strettamente dal clima, dalla circolazione dell'acqua, dalla natura della roccia e dalla presenza di sostanze minerali. I principali tipi di suolo:
- Prateria: Vegetazione spontanea destinata all’allevamento e vi si coltivano in rotazione un anno su due diversi tipi di cereali.
- Suoli alomorfi: Zona asciutta tropicale che se sottoposti a processi di dissalazione possono portare profitto.
- Suoli idromorfi: Con eccessivo contenuto d’acqua.
- Suoli ferrallitici: Fertilità variabile. Portano una grande quantità di colture (mais, banane) e industriali (caffè, cacao, cotone).
- Suoli ferruginosi: Suoli sabbiosi o sabbio-argillosi composti da accumuli di ferro con fertilità mediocre.
Si dice spesso che le terre africane sono ingenerose e fragili. La generosità della terra non dipende solo dalla fertilità, ma anche da ciò che gli uomini ne sanno trarre. Accanto a rudimentali sistemi di coltivazione si sono sviluppate autentiche civiltà agrarie. Un limite delle campagne sub sahariane è che spesso l'agricoltura si dissocia dall'allevamento.
Allo stesso tempo non si può parlare di fragilità in quanto la degradazione del suolo non è certo peggiore da altre parti del mondo, e favorisce la crescita della vegetazione spontanea e la mantiene se non per tutto l'anno per lunghi periodi.
Processi di degradazione
I processi di degradazione sono di due (3) tipi:
- Il primo è l’insieme dei fenomeni erosivi, per colpa dei quali il suolo perde delle parti solide. L’erosione poi può essere idrica o eolica. La prima dovuta all’azione dell’acqua, con la seconda invece dello scavo abbiamo accumuli di materiale. Bersaglio di questo tipo di erosione sono i suoli scarsamente ricoperti di vegetazione.
- Il secondo è la degradazione in senso stretto, che può essere fisica o chimico-biologica. Lo strato fisico di un suolo dipende da tre fattori: porosità, friabilità e l’areazione. Quando aumenta la compattezza del suolo, che impedisce la circolazione dell’acqua si ha una degradazione.
- Altri fenomeni di degradazione sono dovuti all’attività umana, ma sono poco diffusi in Africa sub sahariana (pesticidi, insetticidi, inquinamento).
Popolamento e etnie
Il popolamento è essenzialmente costituito da Negroidi. Si distinguono i Pigmoidi, cui appartengono i Pigmei, oggi vivono nel centro-Africa nelle grandi foreste pluviali, e i Capoidi (Grandi Neri), diffusi in tutta l’Africa sub sahariana e dotati di tecniche di produzione e organizzazione più avanzate, restringendo gli spazi di insediamento degli altri gruppi.
Le etnie sono innumerevoli e l’organizzazione sociale e territoriale di ognuna di esse mette in evidenza la tracce del miscuglio di sangue e di culture portando ad una pacifica convivenza. In Africa vi sono centinaia di gruppi che potrebbero definirsi etnici (dal greco: popolo, nazione), basta pensare alla Nigeria, il paese più popolato dell’Africa che, con i suoi oltre 100 milioni di abitanti, assorbe circa 1/5 degli abitanti del continente, vanta qualcosa come 250 etnie.
La lingua è un potente fattore di identità, ma non sempre coloro che parlano la stessa lingua appartengono alla stessa etnia. I primi elementi culturali che caratterizzano un popolo sono la religione e gli ordinamenti sociali. Si dice che un’etnia esiste ogni volta che un gruppo si sente tale.
Religione e agricoltura
Gruppo e luogo finiscono per fondersi, perché il territorio è stato costruito dal gruppo che lo ha ricavato con la mente e le mani e il gruppo stesso si è costituito ed è diventato ciò di cui ha conoscenza, l’entità collettiva che ora esiste e che prima non esisteva.
La rivoluzione agraria si afferma intorno al 7° sec a.C. l’allevamento di bovini, grazie anche alla desertificazione, che ne stimola la diffusione, anche se reso difficile dalla mosca tsé tsé. Per quanto riguarda l’agricoltura il Sahara è umido e sottoposto e ritmi pluviometrici che governano la vita agraria. I popoli africani imparano così a intrattenere un nuovo rapporto con le piante nella savana.
Attorno al 1000 a.C. si afferma la coltivazione vera e propria che si basa su una tecnologia modesta per cereali e tuberi (prodotti chiave dell’agricoltura africana). I primi si affermano negli orizzonti della savana; il riso soprattutto nel delta del Niger, dalle acque straripanti nelle stagioni delle piogge. I tuberi invece negli ambienti più umidi della foresta.
Fenomeni storici
Per secoli il popolamento africano è stato caratterizzato da fenomeni di grande spessore:
- La tratta degli schiavi: Oltre alle perdite umane altera la piramide delle età, perché vengono commerciati soprattutto giovani, scardinando gli ordini sociali.
- Il colonialismo: Sfruttamento economico caratterizzato da lavoro forzato in durissime condizioni ambientali.
- Transizione demografica: Popolazioni giovani, abbassamento della mortalità, ma alta mortalità infantile (fino a 20 volte superiori rispetto ai paesi europei e il doppio rispetto ai paesi nordafricani). La speranza di vita si alza in poco tempo da 38 a 52 anni di media. Restano in evidenza però malattie (AIDS, tubercolosi, meningite, malattia del sonno, malaria).
- Movimenti migratori: I più diffusi sono quelli interni, dai villaggi alle città. La vera esplosione è avvenuta negli ultimi 4 decenni (1/3 della popolazione vive nei centri urbani). La popolazione urbana ha per 2/3 età inferiore ai 20 anni.
Economia e società
L’Africa è povera: bassi redditi, elevata disoccupazione, inflazione, precarietà della salute, mortalità infantile, analfabetismo e scarso livello di educazione. Il reddito pro-capite in Africa è i 660 dollari, ma a sud del Sahara, se togliamo il Sudafrica, il reddito medio non arriva ai 300 dollari.
Raccolta, caccia e pesca diventano importantissime. I popoli africani sono essenzialmente agricoltori. Un’agricoltura mobile di sussistenza. I campi distribuiti intorno al villaggio con forma concentrica vengono coltivati fino a 6-8 anni e quindi lasciati a riposare per 5, 10 e a volte anche 20 anni per permettere la ricostruzione della fertilità del suolo. Un’importante integrazione alimentare la forniscono i frutti, tra i quali fa spicco la banana.
La terra appartiene sempre a qualcuno, al villaggio, al quartiere, alla famiglia estesa, alla famiglia nucleare. I diritti sulla terra sono gerarchici, la si può prestare ma non vendere, perché appartiene in prima ed ultima istanza a Dio, che l’ha concessa in uso rendendola fertile.
Nell’Africa sub sahariana l’industria è un’aspirazione più che una realtà, e le poche che ci sono riguardano la lavorazione di materie prime minerarie e alimentari (ad eccezione del Sudafrica). Importante è il settore terziario, che comprende varie attività.
Commercio e rapporti internazionali
Vasto è il mondo dei commerci "in nero" che assicura il reale funzionamento delle società africane. I commerci illegali hanno luogo attraverso le frontiere dei paesi confinanti e non, e sono caratterizzate dalla corruzione. 5 punti principali dei rapporti economici africani:
- Commercio tradizionale: Partecipazione agli scambi internazionali con l’esportazione di materie prime e l’importazione di manufatti di ogni sorta.
- L'emigrazione: In forme sia legali che illegali verso l’Europa ricca. Sono spostamenti temporanei per accumulare quanti più soldi possibile per migliorare il livello di vita delle famiglie rimaste e per aprire future attività in proprio. Ci sono anche flussi migratori interni non solo per motivi economici ma anche politici.
- Il turismo: Le mete investite dai grandi flussi sono quelle dell’Africa mediterranea; nell’Africa sub sahariana il turismo rimane elitario. Uniche eccezioni per i grandi parchi della Tanzania e del Kenya.
- I flussi finanziari: Appare molto indebitata in rapporto alla ricchezza che produce.
- Cooperazione: Remissione del debito come atto di solidarietà nei confronti dei popoli africani. L’assenza di democrazia fa sì che si miri alla propria sopravvivenza più che al benessere dei popoli.
Complessità dell'Africa sub sahariana
Pluralità di ambienti naturali, diversi popoli, diverse economie, paesaggi, architetture e forme di abitare. È l’immagine del territorio qui assume un valore antropologico; è prodotto dell’azione umana. Si parla di territorializzazione:
- Il territorio è costitutivo della società;
- È riflesso dell’azione sociale;
- È condizione dell’azione sociale.
Il passaggio dallo spazio al territorio è in continuo mutamento, con trasformazioni ecologiche, demografiche, politiche, economiche e tecnologiche. Territorializzazione etero centrata: si configura secondo tre modalità fondamentali: accumulazione (riesce ad essere governato dalla società locale), appropriazione (l’attore esterno interviene a uno o più livelli trasferendo a suo favore delle risorse territoriali) e dominazione (l’attore esterno, sostituendosi all’attore locale, assume la responsabilità totale del processo).
L’Africa attuale è impegnata a ridefinire il rapporto con il territorio. Da una parte le società sub sahariane devono fare i conti con le difficili eredità del passato, dall’altra creano un territorio adeguato ai loro bisogni di vita. Una geografia per ciò che oggi esse sono e che le aiuti a diventare ciò che domani vorranno essere.
La religione
La penetrazione islamica nell’Africa sub sahariana è caratterizzata da fasi: la prima fase dura circa un migliaio di anni, inizialmente l’Islam era elitario, legato soprattutto allo scambio. Questi mercati prendevano il nome di diula ed erano il modo più potente per diffondere il Corano e la cultura islamica.
A partire dal 18° sec si apre una seconda fase dell’islamizzazione, con grandi conversioni di massa, predicatori, mistici, che nel segno dell’Islam si fanno protettori ed emergono nuove figure: i marabut, del popolo contro le ingiustizie che era costretto a subire. Si sviluppano poi formazioni politiche direttamente ispirate all’Islam. Le più famose sono quelle legate allo jihadismo, ossia la guerra santa: l’obbligo che ogni credente, libero, maschio e adulto ha di combattere gli infedeli.
L’Islam da religione di élite diventa religione di massa e simbolo di opposizione al colonialismo. Il prestigio dei marabut è grande, e i coloni vedevano in loro sicurezza e stabilità economica e politica delle loro colonie. Così il colonialismo favorisce l’espansione ulteriore del marabutismo, facendo diventare i marabut degli interlocutori privilegiati con loro. Così l’Islam da simbolo di resistenza diventa pilastro dell’ordine coloniale.
La distribuzione islamica è continua ai confini del Sahara, da un capo all’altro del continente, mentre è meno continua negli spazi tropicali, nelle foreste. L’Islam diventa punto di riferimento per intensi traffici mercantili che coinvolgono quasi tutto il subcontinente, soprattutto con il Golfo del Persico e la Penisola Arabica, raggiungendo Cina, India e Giappone. In uscita dall’Africa soprattutto oro e avorio, rame, ferro e schiavi. Vengono importate invece armi, stoffe, legno, metallo e alimenti pregiati.
Il commercio è all’origine del profitto e dall’incremento dei commerci lo Stato rafforza la sua potenza. Ha quindi lo Stato interessi allo sviluppo dei commerci, e i commerci hanno bisogno di uno Stato forte.
Commercio triangolare
La territorializzazione mercantile è legata alla tratta atlantica. Le navi partono dai porti atlantici europei carichi di merce di scambio di poco valore e ricevono in cambio in Africa schiavi che trasportano nelle Indie, a loro volta in cambio tabacco, zucchero e cotone che trasportano nelle basi europee.
Gli europei non si procurano direttamente gli schiavi, ma li acquistano da procacciatori locali. Questo a causa delle guerre e delle razzie interne compiute dai sovrani per via diretta o indiretta all’interno dei loro stessi paesi. L’apparizione di forte domanda da parte degli europei però significa intensificazione di atti di violenza per procurarsi appunto schiavi da trattare.
Da Berlino a Berlino
Berlino è l’itinerario che percorre la geopolitica africana nell’ultimo secolo. La conferenza che si tenne nel 1884 a Berlino per volontà di Bismarck sancì l’accordo tra le grandi potenze dell’epoca per la spartizione dell’Africa. Di nuovo a Berlino però, nel 1989, con la caduta del muro, si segna la fine dell’equilibrio dei blocchi e mette in moto dinamiche politiche innovative in Africa.
Si può dire quindi che nella cronologia postcoloniale si distinguono due fasi: una dall’indipendenza alla caduta del muro, l’altra successiva alla guerra fredda tutt’ora in atto e che durerà ancora per qualche decennio. Nell’età della guerra fredda l’Africa è dominata da autocrazie civili o militari basate sul colonialismo e sul partito unico. Con la caduta del muro le autocrazie post coloniali non reggono all’urto di stimoli esterni combinati con spinte interne.
Figure territoriali del mito
Ci sono delle procedure intellettuali attraverso le quali si produce la simbolizzazione territoriale e sono il frutto di un lavoro sociale e quindi entrano nei meccanismi che assicurano il funzionamento e la riproduzione sociale. Queste procedure sono numerose; tra di esse una ha carattere di universalità ossia la topomorfosi: una procedura di simbolizzazione in virtù della quale un valore sociale non solo si trasferisce al suolo, ma si trasferisce in un luogo.
La connotazione topomorfica fa dello spazio una fonte di legittimità: le regole stabilite, la parola ispirata, le decisioni prese in “quel luogo” acquistano le caratteristiche della sacralità, si applicano all’intera società e a ciascuno dei suoi membri poiché esse sono state ispirate da Dio sia direttamente sia per l’intermediazione degli antenati.
Quindi si capisce come la topo morfosi sia un potente strumento di elaborazione della “tradizione” la quale, se da un lato informa la condotta delle persone e rende tollerabile la provvisorietà dei rapporti con il divino, dall’altro si risolve in procedure di ipostasi (concretizzazione di ciò che è astratto) che tendono a perpetuare i rapporti sociali e gli assetti di potere esistenti.
Sociotopia: uno spazio pubblico tra religiosità e cittadinanza
La cultura africana non è solo una cultura pre-logica governata dalle forze oscure e terribili che dominano la scena del mondo, ma anche una cultura contemplativa, una cultura politica profondamente impregnata di spiritualità che crea le condizioni geografiche della sua esistenza e della sua legittimizzazione.
È un processo che si volge per tappe e le formazioni territoriali che garantiscono la cittadinanza assumono la configurazione di sociotopie ovvero degli spazi pubblici che si organizzano in base a tre elementi di fondo:
- Il soggetto agisce in un ambiente intelligente: egli non solo intrattiene rapporti con gli altri uomini, ma interagisce anche con il territorio il quale è un deposito di sapere e di dispositivi di comunicazione (composto da artefatti sia simbolici che materiali);
- Il soggetto opera in uno spazio collettivo dunque fortemente codificato: emblemi sociali intuitivi o complessi come ad esempio la dimora di un capo (intuitivo) o ad esempio lo statuto di un campo coltivato (complesso);
- L’essenza intima dell’azione soggettiva: esprime una dimensione partecipativa poiché la cittadinanza può esercitarsi solo nella tradizione (con il proprio lavoro si coopera al benessere di tutti). Il territorio diventa la scena di un agire comunicativo.
L’uomo africano desidera abitare “nelle vicinanze di Dio” perciò la territorialità fon...
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