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Dietetica e semiotica: regimi di senso

Introduzione

Antefatto

Celiachia: intolleranza a una particolare proteina del glutine che obbliga ad astenersi dal consumo delle sostanze che la contengono. Da qui un’esplosione di reparti per celiaci in farmacie, negozi di alimentari e quant’altro necessario. Si è scoperto che questi prodotti vengono acquistati anche da chi non soffre affatto di questa intolleranza. Soggetti sani che scelgono di comprare questi beni per ragioni che non hanno a che fare con la medicina. Volere puro, in ordine del valore della forza fisica. I dottori smentiscono questa idea poiché in realtà togliendo il glutine dagli alimenti si impoveriscono. Di conseguenza gli alimenti per celiaci hanno maggiori calorie di quelli tradizionali. L’astinenza dal glutine dei soggetti sani può provocare altre patologie.

Una dilagante gastronomia pervade trasmissioni, scaffali ecc. contribuendo a disegnare i contorni della nostra identità sociale sempre più intorno a quello che mangiamo e a come lo facciamo. Siamo tutti foodies, incapaci di vederci al di fuori di un qualche regime che dia senso alla nostra esistenza.

Regimi di senso

Sofista non relativista (Lyotard) che prende di petto tutti quei discorsi che sono il prodotto di una socialità diffusa e i produttori delle sue continue trasformazioni. Il regime alimentare è tale in quanto regime di senso, flusso discorsivo a partire dal quale alimenti, corpi e sistemi sociali si costituiscono vicendevolmente.

La dietetica mette in discussione l’assunto che il cibo sia nutrimento. È la necessità di cucinare del cibo che media il rapporto tra essere umano e mondo naturale e che conduce a classificare il secondo come insieme di ingredienti per infinite possibili preparazioni.

Sotto l’insegna dell’alimentazione si costituiscono i sistemi di regole culturali, quelle abitudini che definiscono il modo di fare e pensare il cibo. Il cibo come lingua è un vero e proprio sistema modellizzante primario (Lotman), un principio di coerenza che tiene insieme dimensioni diverse dell’esistere all’interno di precise identità che si traducono in infiniti discorsi.

L’alimentazione è al contempo, spazio semiotico, luogo di significazione, ma anche terreno di sfida a modelli, strumenti e assunti che la scienza della significazione fa discendere da una riflessione che ha come orizzonte il linguaggio verbale.

Il percorso della dietetica

Per Foucault (introduce il discorso in una storia della sessualità) non c’è dubbio: la dietetica nasce nell’antica Grecia come parte del pensiero sulle condotte che differenziano uomo e animale. È l’esistenza di una regola che va oltre quella strettamente legata alla fisiologia: il sapere dietetico caratterizza il modo in cui si conduce la propria esistenza, è un’arte di vivere.

Le relazioni tra dietetica e medicina sono problematiche. Al prolungamento della vita si contrappone il suo generale miglioramento attraverso l’articolazione di tutte le dimensioni dell’esistenza.

Agli inizi del Settecento pensiero pratico fortemente legato al senso sociale del comportamento. A quell’epoca secondo Shapin, il pensiero dell’alimentazione era legato alle buone maniere. Ciò che era considerato buono da un punto di vista dietetico era anche considerato moralmente corretto. Tra salute e buone maniere si instaura una relazione di significazione sociale.

(Mangiare il giusto era un modo per garantirsi ottima salute dimostrando saggezza che avrebbe accresciuto la reputazione dell’individuo. Bisognava diffidare di un personaggio pubblico che non aveva a cuore la propria salute perché non sarebbe stato in grado di gestire la cosa pubblica in maniera efficace e razionale. Moderazione=virtù.

Riflessione di Onfray sul rapporto dei grandi filosofi con il cibo. Relazione tra corpo e pensiero. La tradizione di una dietetica in cui si mischiano pensiero medico e filosofia tramonta quando alla fine del Settecento grazie alle scoperte scientifiche si può misurare il grado di nutrimento di ogni alimento.

L'appetito vien pensando

Dobbiamo sapere cosa mangiamo e questo presuppone che non siamo in grado di capirlo facendo affidamento solo sul gusto, ma anche che possiamo decidere di mangiare o non mangiare qualcosa per motivi che non hanno a che fare né con il gusto né con la salute. La differenza fra ciò che è mangiabile (portabile all’interno del corpo e digeribile) e ciò che è commestibile (culturalmente accettabile come cibo), implica una messa in forma, una griglia culturale che coincide con un regime alimentare il quale si costruisce attraverso un insieme ampio e diversificato di testi-sostanze di cui l’etichetta fa parte ma che va ben oltre essa.

Regimi di senso, regimi di marca

(contribuiscono a definire un’identità) Si delinea un percorso che inquadrando il concetto di dieta a partire dalle diverse dimensioni in cui si articola, contemporaneamente lo definisce e lo libera. Lo definisce perché lo sottrae a un doppio ricatto di cui è storicamente vittima da parte di specialisti e gente comune. I primi pongono la loro concettualizzazione dei fenomeni legati al cibo, al di là del senso comune (reazioni chimiche, percezione di sé e del cibo); i secondi perché per il solo fatto di mangiare e cucinare ritengono di sapere tutto.

Il senso, secondo Greimas, è un’esperienza collettiva che percepiamo come naturale da non notarla neanche più, dimenticando i meccanismi sopraindividuali che la orientano e che la semiotica pone come suo orizzonte epistemologico. Il mondo dei regimi alimentari finisce così per sovrapporsi a quello dei brand per la loro molteplicità di sfaccettature in quanto fenomeni sociali.

Dimagrire in regime mediatico

Problemi legati alla rappresentazione del corpo

Alimentazione della frenesia mediatica sulle diete. Mercato editoriale bulimico, business alimentato da ogni parte. È sotto questo aspetto di esposizione e di distribuzione mediatica, che l’approccio semiotico disvela, dietro i regimi alimentari, i regimi di credenza e rappresentazione del corpo. Bisogna comunque interrogarsi sull’ossessione moderna che agita gli animi sul peso, al punto da saturare gli scaffali delle librerie e a far rimodernare le cattive coscienze alimentari.

Magri discorsi a rischio di bulimia

Rispetto al peso, il senso di colpa può essere quasi permanente, soprattutto nelle donne. Durante tutto l’anno e in particolar modo con l’avvicinarsi dell’estate, occorre riprendere il controllo di sé e sbrigarsi. Ci sono le diete “senza” basate sull’interdizione e il dover non fare, e le diete “dimagranti” basate sulla prescrizione e il dover fare. È tutta una questione di forma, di estetica, di percezione di sé, di percezione di sé da parte degli altri. Si vede allungarsi da un’ondata mediatica all’altra la lista di diete dimagranti, una più efficace o miracolosa dell’altra, o promesse tali. C’è una sproporzione tra le diete senza e le diete dimagranti, poiché la logica deontica si tinge del valore legato al poter essere e al poter fare.

Discorsi mediatici e diete fiduciarie

Le diete dimagranti trovano nei media un campo d’espressione e di influenza sempre più ampio. Di contro i media trovano sempre nelle diete e nei discorsi associati su snellezza e forma, una materia inesauribile, con un doppio vantaggio: l’argomento razionale di un discorso specialistico; il fascino immaginario di un metodo, di una soluzione che produce effetti quasi miracolosi.

I nutrizionisti stessi parlano di “tirannia delle diete”. Il successo delle diete si spiega a partire dall’equilibrio tra una promessa di efficacia pratica e una simbolica che si realizza in un punto ideale. Corpi sensibili e corpi significanti devono convivere bene. La dieta vorrebbe raggiungere l’etica del benessere, ma è prima estetica dell’apparire, ridotta a un’immagine del corpo, ai segni del corpo. È compito dei media veicolarne i modelli incarnati in plastiche scultoree e pratiche morali. La retorica dei media, il discorso persuasivo sulle diete si struttura su cinque elementi chiave del logos:

  • Il metodo, la formula come condensazione miracolosa di un metodo. Il metodo stesso guadagna in credibilità se gli si riconosce il fascino della novità, dell’innovazione nella selezione e combinazione degli elementi.
  • L’efficacia è molto più importante perché si basa su rapporti di casualità chiaramente identificati e semplificati, del tipo problema/soluzione.
  • La facilità, applicare una formula, seguire un metodo non deve creare complicazioni al soggetto. Per rompere la routine che conduce alla sregolatezza alimentare, bisogna rispettare delle procedure.
  • La rapidità, la dieta può dilungarsi, il metodo può richiedere costanza e perseveranza, ma gli effetti devono essere rapidi. La rapidità è la chiave per mantenere e razionalizzare lo sforzo necessario a tenere la rotta alimentare della dieta.
  • Le prove, numeri statistiche, studi e testimonianze hanno un carattere perentorio e incontestabile.

Il discorso delle diete si accompagna quindi ai regimi fiduciari abbinando due sistemi di fiducia (tra soggetti) e di credenza (nell’oggetto). Il sistema di fiducia è iniziato dalla figura autorevole che da il suo nome alla dieta (persona o marca). Il regime fiduciario mobilita anche un sistema di credenza, in relazione questa volta al metodo e alla gestione della dieta. Possiamo seguire il percorso fiduciario:

  • Adottare il regime alimentare
  • Seguire, rispettare il regime alimentare (regime fiduciario di obbedienza)
  • Prolungare, allargare l’applicazione del regime alimentare (perseveranza)
  • Raccomandare, prescrivere il regime alimentare (regime fiduciario di assistenza, si intensifica la credenza nel merito e nella sua trasmissione)

Fiducia e credenza fanno sempre parte del contratto in materia di dieta. Ma il consumatore attuale ha un livello di esigenza sempre più alto. Il mangiatore ipermoderno inizia o si lancia nella dieta corpo e anima, come se andasse a combattere ma privilegia il minimo sforzo, una dieta appena percepibile nell’intimo e visibile all’esterno. Progressi rapidi, morbidi, senza dolore e duraturi. La libertà del mangiatore consiste nell’uscire da una dieta convenzionale, con la garanzia di una dieta adatta e personalizzata. Il soggetto vuole essere libero ma allo stesso tempo condotto, portato. Si sente in grado di distinguere il falso dal vero in questi discorsi profetici, ma guarda volentieri ai nuovi maestri del mercato i cui nomi funzionano come marche, al punto di brandizzare dei prodotti.

Una volta legato alla sua marca, il mangiatore se l’appropria, al punto di diventarne ambasciatore. Una tendenza forsennata quella della medicalizzazione ovvero i media che rimpiazzano il discorso medico dove il parere medico dovrebbe andare al primo posto.

Dalla dieta all’hexis corporea

I regimi fiduciari implicati nel regime alimentare hanno rivelato un sistema di posizioni complesso: rispetto al soggetto, contemporaneamente sottomesso alla dieta e determinato ad agire; poi nella relazione del soggetto con l’altro, nella relazione del soggetto con l’oggetto. Questi regimi di fiducia e di credenza sono attivati sulla scena sociale ma costantemente alimentati sulla scena mediatica oltre che nella discorsività sociale in cui gli esperti si moltiplicano parlando di dieta.

La dieta appare come un luogo di tensioni che travolgono e manipolano permanentemente il mangiatore. La dieta è tanto presa di coscienza e libertà di agire quanto assoggettamento e sottomissione. Si crea un campo di tensioni come un sistema modale di tipo deontico. Esso si dispiega a partire dal dover-fare del soggetto, dalla sua coscienza alimentare, sotto la pressione mediatica che proietta continuamente immagini idealizzate su questa stessa coscienza.

- Forma: buona e bella forma, snellezza. Luogo sincretico della forma fisica, salute, tonicità. (dover-fare)

- Deformazione: delinea l’alterazione di questa immagine equilibrata. Il corpo si espone alla deformazione, allo scarto. (dover-non fare)

- Conformazione: ai modelli sociali e mediatici come modalità di resistenza e di opposizione più o meno attiva. Può essere anche passiva, facilitata o condizionata dall’esposizione mediatica. (non dover non fare)

- Trasformazione: sistema di un’offerta medica e chirurgica. Questo registro fa uscire il soggetto dal quadro naturale in cui esercita la propria volontà e lo porta a cambiare le regole del gioco. (non dover fare)

Secondo Fontanille il corpo si presenta meno come Soma, nucleo percettivo, di quanto non si rappresenti come Sema, luogo d’iscrizione dei segni. In quanto Soma, il mangiatore deve vegliare sulla sua salute, prendersi cura del suo corpo e del suo benessere fisico. In quanto Sema si deve prendere cura della propria immagine in conformità con i modelli presentati dalla società. Nel mangiatore impegnato in una dieta eidetica non è mai disgiunta dall’etica.

Bourdieu. La mediazione simbolica degli alimenti non concerne solamente l’immagine del corpo nella sua forma, nella sua apparenza fisica, ma coinvolge l’intero schema corporeo attraverso l’hexis corporea del mantenimento, delle abitudini, dei codici adottati dal mangiatore più o meno consciamente,

Dieta rapida e nutrimento vitale

I media coltivano prioritariamente il target femminile che contribuisce largamente alla circolazione mediatica di questa questione sociale. Attraverso la dieta è senza dubbio l’atto di mangiare controllato e regolato, ad essere interessato. La dieta è una condotta alimentare, oltre al corpo mette in tensione le logiche di produzione dell’immagine corporea, rispetto alla dimensione originaria della forma, esposta alla deformazione. Oltre a questo c’è un’hexis corporea che la dieta produce e rappresenta nei gesti, nelle attitudini, nei nuovi modi di essere e di fare che la semiotica analizza in termini di stile di vita.

Un arco ermeneutico è teso tra la pratica che si impone il soggetto, i discorsi mediatici e un vero processo identitario che tocca il soggetto attraverso la sua immagine corporea e il suo ethos di attore social, spingendolo a interrogarsi su sé stesso la sua immagine e il suo rapporto con gli altri.

[Ermeneutica: concezione dell’attività filosofica che la identifica come interpretazione dei testi e dell’esperienza umana] L’idem per il mangiatore potrebbe essere la permanenza del suo proprio gusto e della propria identità costruita nel tempo. Significa adattare un comportamento alimentare rivelatore. Questa identità nel gusto può trascinare il mangiatore verso l’acquisizione di peso che modifica la sua immagine. L’ipse incarna il mantenimento di sé e la parola tenue che da al mangiatore una capacità di ripartenza con la dieta appena ha la sensazione di smarrirsi. L’alter dipende dal fatto di vedersi altro dopo una dieta, ma per ritornare a uno stato precedente dell’immagine di sé. Dualis è la dualità che il mangiatore vuole evitare. L’immagine di sé percepita tramite il riflesso degli schemi mediatici che agiscono sulla coscienza alimentare. Il nodo del problema della dieta è perdere il proprio nome, essere o non essere.

Dieta: regime del senso e dei sensi

La dieta come discorso

Dieta come regime alimentare in cui quantità e qualità degli alimenti sono stabiliti in base al risultato terapeutico che si vuole conseguire viene analizzata come discorso socio-semiotico. La dieta è quindi l’apparato discorsivo che punta a convincere il soggetto enunciatario del testo-dieta ad aderire a tali azioni.

Gli elementi costitutivi della dieta

Inizio: soggetto disordinato

Fase incoativa: iniziare il percorso che porta alla salvezza

Tema del rischio: isolamento sociale

Dieta Dukan

Una delle più celebri diete. Caratterizzata da alcuni principi base che propongono l’abbondanza invece della privazione. La costruzione del soggetto enunciatario vede quindi in successione una fase euforica e una prescrittiva temperata dalla costante anticipazione del momento finale, quello della sanzione.

La dimensione temporale

Tempi piuttosto lunghi per i quali è necessario far accettare al soggetto l’obbedienza al sistema di regole che non danno risultati immediati e quindi che concernono il rischio di uno scoraggiamento. Il metodo utilizzato dalla dieta Dukan è quello di suddividere il processo in 4 fasi.

  • Attacco breve dai risultati immediati
  • Giusto peso
  • Consolidamento
  • Stabilizzazione

Fase della competenza

Le fasi sopra descritte rientrano nella performanza che deve essere preceduta dalla competenza. Il soggetto presupposto dal testo della dieta è depotenziato di sapere, volere e potere. L’unica modalità che sembra essergli riconosciuta è quella del dovere. Il soggetto dovrà prima acquisire le modalità virtualizzanti rappresentate da Volere e Dovere. A fianco di queste ultime ci saranno le attualizzanti ovvero Saper fare e Poter fare.

Fase della performanza

Il soggetto è alle prese con i dettami della dieta e si trova davanti ad una serie di antagonisti costruiti appositamente come tali per motivare il soggetto ad agire contro di essi.

Dimensione intersoggettiva

Il soggetto della dieta è raccontato come soggetto da curare e va riprogrammato per stare meglio con sé stesso.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sevi95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociosemiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Pozzato Maria Pia.
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