La competenza semiotica
La semiotica è una scienza che studia tutti i segni, verbali e non, ha molte radici con le discipline e si dirama a sua volta con tanti altri aspetti della vita. "E’ una disciplina giovane di 2000 anni", definizione del famoso Umberto Eco, uno dei padri fondatori della semiotica in Italia. Questo perché affonda le sue radici nelle origini dell’umanità, gli umani sono gli unici animali semiotici, riescono a capire e a spiegare i segni che producono, tutta la vita è basata sulla semiosi. Gli altri animali, invece, non sono in grado di riflettere sui loro stessi segni e capacità metalinguistica quindi non hanno (capacità di spiegare e riflettere sul linguaggio metasemiotica metaoperativa attraverso il linguaggio, es.: libri di grammatica), o (capacità di spiegare le operazioni pratiche che noi facciamo). Non producono segni ma segnali il cui rapporto è 1 > 1, x corrisponde ad x; un segno non è completamente diverso dal segnale perché in un segno c’è sempre una parte di segnalità e nel segnale una dose di segni. La semiosi è il processo di produzione di comunicazione e segni ed è incessante, infinito perché senza esso non ci sarebbe vita.
Biosemiotica e antroposemiosi
Oggi si è sviluppata una branca chiamata biosemiotica che è lo studio della biosemiosi, è la semiosi prodotta dagli esseri umani, fitosemiosi è la semiosi delle piante, zoosemiosi è la semiosi degli animali. Oggi si parla addirittura di cybersemiosi, le macchine riescono a produrre segni. La semiotica, invece, è lo studio della semiosi, la riflessione sui segni, la capacità di capire che tipo di segno è.
Lingua e metalinguaggio
I logici hanno pensato di poter ovviare, superare le ambiguità del linguaggio storico-naturale (linguaggio parlato) creando un altro linguaggio più specifico e formalizzato, con il quale la comunicazione e la conoscenza diventano più certe e meno soggette a fraintendimenti. In linguistica e in semiotica, invece, il metalinguaggio non costruisce un linguaggio superiore ma un altro linguaggio che spieghi il linguaggio oggetto. Ovviamente linguaggio è inteso come capacità formativa, di dare una forma e un profilo al mondo, porre delle relazioni tra cose, eventi e spiegarle, ovvero produrre meta-relazioni. Gli animali non hanno tutte queste capacità, l’uomo invece sì. Il linguaggio inteso come capacità formativa e conoscitiva del mondo è diverso dal linguaggio inteso come comunicazione.
La lingua storico-naturale si è sviluppata in modo casuale: è stato inizialmente emesso un suono che nel corso dei millenni si è somatizzato, c’è stata un’evoluzione anatomico-fisiologica dell’antropo ovvero l’acquisizione della posizione eretta, che ha liberato le mani dando la possibilità di impiegarle per altre cose e ha provocato una modifica dell’apparato fono-articolatorio, dando la possibilità di articolare i vari fonemi. L’uomo, quindi, è linguaggio e il linguaggio è per l’uomo come l’aria per l’uccello e il mare per il pesce, non è uno strumento ma è intriso di corporeità quindi l’uomo non è un animale parlante ma linguistico e questo ha un risvolto etico perché dicendo che l’uomo è un animale parlante si dovrebbero escludere i sordomuti, bambini fino ad una certa età, persone che per vari motivi non riescono a parlare, ecc. Essi, anche se non parlano verbalmente, comunicano comunque. Il rapporto semiotico, quindi, non è un rapporto puramente verbale.
Le matrici della semiotica
Dal punto di vista geografico la semiotica ha 2 matrici: una europea e una americana, o meglio anglosassone. Quella anglosassone ha il suo fondatore in un filosofo americano di orientamento pragmatista, Charles Anders Peirce (per lui dire logica e dire semiotica è la stessa cosa), quella europea è di carattere linguistico e antropologico ed è quella di Saussure, Hjemslev, Jakobson, ecc. Tra i centri principali ricordiamo: il circolo linguistico di Praga, Ginevra, Copenaghen fondato da Hjemslev e Brøndal, nell’est europeo la scuola di Mosca Tartu in cui c’era la scuola di letteratura che studiava la letteratura popolare russa e nella quale troviamo Lotman, ancora sul versante americano Charles Morris che si rifaceva alla teoria di Peirce, Propp, che insieme a Saussure e ad un filosofo chiamato Maurice Merleau-Ponty, ha influito su Greimas.
Teoria della narratività e semiotica generativa
Quest’ultimo sulla base di questo ha elaborato la sua teoria della narratività andando a vedere qual è la struttura di un testo narrativo. Lo slogan di Greimas è il senso c’è, bisogna solo metterlo in condizione di significare, i discorsi sono tali perché assumono un determinato senso per noi di cui non siamo consapevoli. Secondo Greimas, per poter andare avanti e superare alcune crisi della semiotica contemporanea, bisogna guardare ai maestri della linguistica e della semiotica contemporanea (Saussure, Hjemslev, Jakobson, ecc). La semiotica in campo europeo è nata con Saussure e fino ad un certo punto si è interessata di lingue verbali nei loro vari aspetti trascurando altre cose.
Secondo Fabbri la svolta è arrivata con Greimas in Francia, linguista che proveniva dalla lessicografia, ha conosciuto Roland Barthes, altri intellettuali, ecc. Studia la semantica cercando di applicare il metodo strutturale, che da altri era stato applicato al piano dell’espressione, al piano del contenuto. Applica la metodologia strutturale allo studio dei testi letterari e proprio in questo momento introduce nella ricerca semiotica il tema delle passioni (passione è legata all’affettività che è legata a sua volta alla corporeità). Per esempio, il rapporto molto stretto fra la semiotica ed estetica, quest’ultima intesa non solo come teoria del bello ma come teoria della sensazione.
Estetica e semiotica del sublime
Greimas riprende il concetto di generazione nel discorso narrativo canonico tanto che la sua semiotica è conosciuta anche come semiotica generativa più che semiotica strutturale perché quest’ultimo è un termine troppo generale (semiotica di Hjemslev semiotica glossematica). Allo sviluppo della semiotica ha contribuito molto l’estetica, Eco proviene da una formazione estetica e poi è andato verso una semiotica estetica, cioè prettamente connessa con la corporeità, sensibilità, l’estetica come disciplina nasce alla fine del 1700. Greimas parla dell’opera di Calvino, Palomar, in cui si parla di una spiaggia, il personaggio che cammina lungo la riva e da lontano scorge una donna a seno nudo; fa finta di non vedere, è un attimo fuggente, un fatto non concettualizzabile ma prettamente sensoriale.
Questo fenomeno lo chiama presanostre estetica, in cui afferma che la semiotica ha a che fare con attimi fuggenti non raccontabili. A questo si potrebbero aggiungere tutti gli studi fatti nell’ambito della semiotica globale. In questo testo si nota subito un soggetto frastico, ovvero il personaggio, che di fronte all'oggetto sublime si sente debole e un oggetto, ovvero il seno della donna che poi diventa soggetto. Un problema dell’estetica è quale sia il ruolo rispettivo di soggetto e oggetto nella presa estetica. In un’estetica del sublime è il soggetto a essere predominante, in un’estetica della pregnanza è l’oggetto. La congiunzione totale tra soggetto ed oggetto estetico è ciò che produce l’estetica, la comunicazione sensoriale. Con Greimas, quindi, il senso c’è, anche laddove sembra che non ce ne sia, si tratta solo di metterlo in condizioni di significare.
La traduzione in semiotica
Jakobson si muove nell’ambito dello strutturalismo, ha posto il problema della traduzione. Traduzione significa essere altro da sé, è trasformazione della vita, della cultura, del corpo, della lingua. La traduzione è comunicazione, interpretazione, è la metodica della semiotica, cioè il modo in cui si produce semiosi. Secondo Bertrand Russell, "nessuno può capire una parola se prima non ha un’esperienza linguistica", per esempio: formaggio, nettare, si possono capire se conosciamo il significato attribuito a quelle parole nel codice lessicale dell’italiano. Non esiste significazione senza segno linguistico cioè è necessario ricorrere a un segno linguistico se si vuole comprendere una nuova parola.
- Ci sono tre modi di tradurre/interpretare il segno linguistico: traduzione endolinguistica o riformulazione, cioè traduzione di segni linguistici tramite altri segni appartenenti alla stessa lingua.
- Traduzione interlinguistica propriamente detta, cioè traduzione da una lingua all’altra es.: italiano – inglese.
- Traduzione intersemiotica o trasmutazione, cioè tra segni linguistici e segni non linguistici es.: da un romanzo a un film.
Da un passaggio all’altro non c’è equivalenza assoluta. L’equivalenza nella differenza è l’oggetto fondamentale della linguistica. La traduzione è possibile grazie alla nostra capacità metalinguistica, cioè la capacità di riflettere su noi stessi e tradurre le parole con altre parole. Le lingue possono esprimere tutto, passo dopo passo. La teoria della traduzione di impostazione semiotica consiste nell'essere consapevoli di quello che si fa quando si traduce. Secondo Hjemslev c’è differenza tra linguaggi linguistici e linguaggi non linguistici (logica, matematica). Una lingua è una semiotica nella quale ogni altra semiotica, cioè ogni altra lingua e ogni altra struttura semiotica concepibile può essere tradotta; tale traducibilità si basa sul fatto che solo le lingue e le lingue soltanto sono capaci di formare qualunque materia, pensiero, senso.
La lingua secondo Saussure e Hjemslev
Nella questione della lingua e nel linguaggio non c’è un punto fermo, è una questione di punto di vista. La posizione di Saussure è molto problematica, dubbiosa, tipica dello scienziato. Hjemslev dice che alla linguistica, al linguaggio si arriva per vie diverse, è una cosa complessa: la lingua mette ordine nel caos del pensiero e serve da intermediario tra pensiero e suono in modo tale che la loro unione sbocchi in una segmentazione, in tante parti che poi sono in relazione tra loro. Si potrebbe chiamare la lingua il regno delle articolazioni, essa segmenta, articola, spezzetta. Inoltre è paragonabile ad un foglio di carta in cui il pensiero è il recto e il suono è il verso; non si può ritagliare il recto senza ritagliare nello stesso tempo il verso e allo stesso modo nella lingua non si potrebbe isolare né il suono dal pensiero né il pensiero dal suono.
La lingua, dice Saussure e l’ha ribadito più volte De Mauro, risponde in continuazione ai bisogni comunicativi dei suoi parlanti, è legata al momento storico culturale. Il legame che unisce il significante al significato è immotivato o arbitrario; in particolare c’è una duplice arbitrarietà, arbitrarietà assoluta e relativa: la prima dice che la forma linguistica è autonoma e che ogni lingua ha una propria forma, una propria grammatica che non rispecchia alcun ordine esterno, altrimenti si avrebbe un’unica lingua; la seconda, invece, pone una qualche motivazione all’interno del segno, prodotta dalla convenzione sociale che viene parlata appunto da una società o una certa comunità (quindi ha a che fare con l’esterno), per facilitare e felicitare la comunicazione (una comunicazione più facile è una comunicazione felice).
Il cuore della lingua è l’arbitrarietà assoluta, la collettività è necessaria per stabilire dei valori, se un termine non viene usato da tutti o dalla maggior parte non va, l’individuo da solo è incapace di farcela. Dunque secondo Saussure, le lingue si muovono continuamente fra l’arbitrarietà assoluta e quella relativa. Il segno vingt preso di per sé è immotivato però dix-neuf non lo è allo stesso modo perché evoca i termini di cui si compone e altri che gli sono associati, è un caso di motivazione relativa.
Hjemslev, nella metodologia, riprende questi concetti con parole diverse: si parte dall’oggetto, dalla superficie per arrivare agli elementi inanalizzabili che chiama grossemi. Questo metodo è empirico deduttivo perché parte dall’empiria, dai dati di fatto, per scendere, dedurre, fino alle sue componenti. (Il sillogismo è una deduzione si parte dal generale per arrivare al particolare). Il valore linguistico, che è il ponte della significatione concezione del segno di Saussure, è un elemento della produzione di un segno, è data dal significante e significato, ovviamente senza considerare il loro intorno, li definiamo per differenza negativa con altri significanti e altri significati, solo la loro unione produce la positività. Significanti e significati, in questo tipo di relazioni con altri, possono intrattenere relazioni di confronto tra simili e relazioni di scambio tra dissimili.
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