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studenti, dai quali è stato tratto il famoso Corso di Linguistica Generale. Saussure elabora un

modello: secondo lui bisogna partire dai fatti per elaborare una teoria, dalle lingue reali per

langue

arrivare al sistema, da la parole a la langue. La è il sistema della lingua, che è

prodotto dalla società nel corso del tempo, rappresenta tutto il sistema sintattico

parole,

grammaticale dell’italiano; la invece, è l’enunciazione (gli atti di parole sono possibili

perché c’è la langue dell’italiano che noi possediamo). Secondo la prospettiva strutturale di

lingua

Saussure, Hjemslev e altri, una è un sistema di differenze che organizza da un lato

qualcosa di astratto come il pensiero e dall’altro qualcosa di concreto come la sua

significante,

espressione. Secondo Saussure, il segno è l’unione inscindibile di cioè

significato,

espressione concreta o immagine acustica e cioè il concetto, quindi l’astratto e il

concreto. Le strutture grammaticali delle lingue sono fatte in modo da combinare questi

elementi, non è un caso, infatti, che nell’imparare una nuova lingua, la fatica non stia tanto

nell’acquisire il lessico, ma nello strutturare e articolare la frase, nell’acquisire la langue ma

anche l’intonazione, cioè entrare nella cultura materiale di una lingua per poterne esprimere

o comprendere il senso. Egli dice che la lingua è la forma, il modo di organizzare le abitudini

di pensiero, la materia del pensiero. La parole, ovvero l’atto individuale della lingua, viene

definito da Emile Benveniste l’enunciazione, nella quale avviene la produzione di senso

relazioni paradigmatiche relazioni

aggiuntivo. Nella lingua, inoltre, ci sono delle e delle

sintagmatiche. Una relazione sintagmatica è mettere insieme, uno dopo l’altro, alcuni

elementi linguistici. Una relazione paradigmatica, invece, si ha fra elementi che compaiono

uno in alternativa dell’altro.

Saussure si è interessato di anagrammi, di filosofia indiana, di filosofia orientale. Lo

strutturalismo deriva da Saussure, che come tutti gli -ismi, ha una connotazione negativa.

Anche Roland Barthes e Claude Lévi-Strauss (ha scritto l’antropologia strutturale) sono

strutturalisti, questa corrente non concepisce la struttura come una cosa ma come un

modello. La linguistica strutturale, così come si è sviluppata con Hjemslev è un metodo, un

modo di operare. Il continuatore più profondo e innovatore della teoria saussuriana è stato il

danese Louis Hjemslev, poi il russo Jakobson, uno dei fondatori del circolo linguistico di

Praga. L’approccio strutturale era arrivato anche in Russia con la scuola di Moscatartu. Lo

studio linguistico e la linguistica strutturale mira alla forma, che è data dall’insieme di

relazioni che quella entità intrattiene con altre entità. Struttura nel corso dello sviluppo della

linguistica strutturale equivale a forma, studiare la forma e la relazione che costituisce un

piano. Es.: la struttura di una casa, le colonne sono messe in relazione tra di loro e proprio

perché sono in relazione tra di loro definiscono una casa. Ecco perché la prima cattedra di

semiotica in Italia è stata istituita da Umberto Eco a Firenze nella facoltà di architettura.

doppia del linguaggio

Ferdinand de Saussure, in un testo parla dell’essenza facendo

riferimento ad un signore, Bokuslavskj, che andava ogni mattina a farsi una foto per un po’ di

anni. Ad un certo punto decide di fare una mostra con tutte quelle foto, circa 500 ed in

questo eccezionale numero nota che dalla prima all’ultima lui era cambiato, ma non

diventando un altro, era sempre lui, se stesso come altro. La lingua italiana che parliamo

oggi si è semplicemente tradotta, è cambiata. Quindi la traduzione è l’anima della vita delle

lingue, delle culture e delle persone. Questo tipo di identità non si può rappresentare come

A = A, ma A = B = C = infinito, perché questo rapporto dialogico non trova una chiusura come

nella sintesi della dialettica italiana (tesi, antitesi e sintesi). Questa, a differenza di quella di

Chomski, è una linguistica di natura semiotica, che guarda alla vita reale, effettiva delle

lingue e ai parlanti reali, concreti e non al parlare irreale come fa quest’ultimo.

La tesi di Saussure sul concetto di arbitrarietà del segno è stata discussa, in particolar modo

nel 1939, da Benveniste, successivamente sono intervenuti altri linguisti come per esempio

Mario Lucidi (linguista di origine calabrese). Il significante rinvia al significato, che è un fatto

concettuale. Secondo il semiotico americano Charles Morris, il quale si pone nella scia della

riflessione di Peirce (una semiotica tutta incentrata sulla interpretazione e sull’interpretante

ma nella quale il segno rinviava direttamente alla cose), la semiotica ha 3 sezioni: una è la

sintattica, che studia i rapporti dei segni tra di loro a livello quasi ed esclusivamente formale;

la semantica, che studia il rapporto tra il segno e il suo oggetto ed infine la pragmatica, che

studia il rapporto fra il segno e i suoi utenti, cioè la pratica comunicativa. In un ambito della

semantica, Morris distingue fra designato e denotato e sostiene che tutti i segni hanno un

designato e non tutti un denotato (con ippogrifo il significante non rinvia ad un animale che

esiste realmente, lo è solo facendo riferimento all’opera di Ariosto). È un tema che riprende

nelle sue opere anche Roland Barthes parlando di arbitrarietà che è il contrario della

motivazione. Secondo la critica di Benveniste, il ragionamento di Saussure è falsato dal

ricorso automatico e fittizio ad un terzo termine assente nella definizione iniziale: la cosa

stessa, la realtà, cane e dog, cheval e cavallo si riferiscono alla stessa realtà. Benveniste

colloca l’arbitrarietà del segno fuori dal segno stesso, tra il segno e la cosa, di conseguenza il

legame tra significante e significato non è arbitrario ma necessario. L’arbitrarietà è il segno

della sua totalità cioè significante e significato e la realtà culturale. Secondo Benveniste,

l’enunciazione è l’atto del parlare e vale soltanto nell’ambito delle lingue verbali. Greimas, il

quale ha studiato tutti questi aspetti della lingua e ha parlato della comunicazione anche

come manipolazione in senso positivo e negativo (più positivo perché comunicare significa

costruire verità non eterne o naturali ma culturali, storiche), riprende il concetto di

veridizione. Secondo Mario Lucidi, l’accusa di Benveniste a Saussure è falsa, non coglie

l’essenza del suo pensiero. Egli, parlando di arbitrarietà, vuol semplicemente intendere che

nel legame che unisce significante e significato è assente ogni rapporto naturale ma c’è una

certa motivazione.

Émile Benveniste

Inoltre, secondo (origine siriana), il linguaggio è nella natura dell’uomo,

che non l’ha fabbricato, considerarlo come uno strumento sarebbe un’affermazione troppo

semplicistica, significherebbe contrapporre l’uomo alla natura. La freccia, la ruota non si

trovano in natura, sono artefatti. Nel linguaggio si costituisce la soggettività che a sua volta è

tu.

dialogo. Il linguaggio, inoltre, costituisce l’io e il L’io è io in quanto non è tu e tu è tu in

quanto non è io. Questa condizione di dialogo è costitutiva della persona, cioè l’io e il tu non

sono delle entità che preesistono al loro venire in contatto, esistono solo nella misura in cui

entrano in relazione. È l’intersoggettività che è condizione fondamentale del linguaggio.

Questo rapporto non avviene soltanto fra io e tu ma anche all’interno dello stesso io. L’io, il

soggetto non è monologico, unico ma plurale, duale, c’è anche un tu all’interno dell’io.

da noi

Inoltre, possiamo anche dire che c’è un altro di noi e un altro da noi. L’altro sono

tante persone e anche la natura, sono separate da noi, ciascuno di noi è reciprocamente

altro con l’altro. Noi siamo soggetti perché siamo esposti soggettivamente all’influenza, a

subire quello che fanno gli altri ed è impossibile sottrarsi; per es. non possiamo sottrarci alla

pubblicità perché per quanto uno si nasconda in qualche modo siamo sempre colpiti da

tante cose, non possiamo non ascoltare, non possiamo sottrarci agli eventi naturali. L’altro

di noi, invece, sta al nostro interno, fa parte costitutiva di noi, per es. l’inconscio, ma c’è

anche un altro di noi molto più concreto che è il corpo. Es.: tutte le persone fanno progetti,

però, ad un certo punto il corpo si ammala non potendo portare a termine un determinato

progetto e quindi viene condizionato dall’altro di noi, siamo soggetti passivi rispetto al

nostro corpo. È un fatto degno di nota che i pronomi personali non manchino mai in una

lingua. Ma dai pronomi personali dipendono anche altre classi di pronomi, che organizzano

le relazioni spaziali e temporali attorno al soggetto (io-qui-ora).

Saussure è stato maestro di

Hjemslev, questo perché porta avanti e sviluppa la mentalità impostata da Saussure.

Saussure parla della semiologia come scienza della forma che contrappone all’etimologia,

che va alla ricerca del vero di un termine, definizione diversa rispetto a quella del Corso di

linguistica generale in cui la definisce come la scienza che studia la lingua dei segni nel

glossematica

quadro della vita sociale. Nella prima definizione c’è già quella che sarà la di

Hjemslev, ovvero una scena della forma, delle funzioni. Louis Hjemslev.

Uno dei rappresentanti più importanti dello strutturalismo europeo è stato

L’opera più conosciuta è I fondamenti della teoria del linguaggio, scritta in danese e poi

tradotta in inglese anche se egli non accettò la prima traduzione fatta dal traduttore

americano. La traduzione italiana fu pubblicata nel 1968 da un importante linguista italiano,

con il titolo I fondamenti della teoria del linguaggio che non rispecchia né il titolo originale

danese né quello della traduzione inglese (introduzione alla sua teoria del linguaggio

chiamata glossematica). In un primo tempo la parola semiotica non compare nella sua

opera, Sprog alcune volte viene tradotto con semiotica. Prima che uscisse la seconda

traduzione americana della sua opera, era stato invitato da Martiné, un importante linguista

francese che si muoveva nell’ambito della linguistica strutturale, e altri linguisti a scrivere un

articolo nel quale chiariva quanto aveva scritto. Nel 1954 pubblica su Word (rivista) La

stratificazione del linguaggio, un saggio molto importante che controbilancia la freddezza,

aridità dei fondamenti della teoria del linguaggio; parla a piene mani di forma semiotica,

sostanza semiotica, materia semiotica. Hjemslev, Saussure e Peirce hanno un tratto in

comune, ovvero dei matematici nella loro famiglia: il padre di Peirce era un professore di

algebra, disciplina in cui è centrale la relazione degli elementi, tant’è che uno dei suoi scritti

quadernione

è La logica dei relativi. Il concetto di che troviamo in Saussure, con il quale

esprime in modo diverso il concetto di valore linguistico è ripreso dall’algebra, tant’è che i

suoi antenati erano scienziati. Il padre di Hjemslev era un professore di geometria. Hjemslev

ebbe una formazione linguistica, studiò soprattutto la linguistica comparativa, la sua

creare una scienza nuova del linguaggio,

prospettiva era quella di che doveva essere la

nuova grammatica generale (in passato c’erano ma non riuscivano a dare spiegazioni di tutte

le lingue, erano limitate). Secondo Hjemslev, la grammatica generale non era altro che una

grammatica normativa, che imponeva ed era basata soprattutto sugli aspetti logici del

linguaggio (la nostra grammatica è basata sulla logica di Aristotele); egli vuole costruire una

nuova grammatica generale descrittiva, così come sono tutte le altre scienze. Nella prima

fase parla di grammatica generale ma in realtà si tratta di dare un nuovo obiettivo alla

linguistica, ovvero studiare tutto il linguaggio nel suo complesso, non solo il linguaggio

logico, ma anche quello illogico (prodotto dal pensiero naturale, spontaneo delle persone).

componente prelogica,

Dice che nelle lingue non c’è solo la componente logica ma anche la

sentimento linguistico,

ovvero il del partecipare all’espressione e alla comunicazione (anche

principio di non

Saussure parla di sentimento linguistico). La logica è regolamentata dal

contraddizione (è stato formulato nella filosofia di Aristotele: non posso dire che oggi è una

bella giornata e al tempo stesso una brutta giornata, quindi o è A o non A, è una logica

legge di partecipazione,

dell’esclusione); la prelogica si regge sulla dell’essere l’uno

sistema sublogico

nell’altro. Poi c’è il che è costituito da una componente logica e una

componente prelogica che partecipano tra di loro. (guardare definizione principio di non

contraddizione di filosofia Pierini). Un’altra opera è la Categoria di casi, è suddivisa in 2 parti:

la prima ha come sottotitolo studio di grammatica generale, la seconda è applicativa, studia

la categoria dei casi nelle varie lingue e arriva ad individuare lingue che hanno 300 casi. Il

prelogico, la mentalità primitiva, non va alla ricerca delle cause, è una mentalità magica; la

mentalità scientifica, razionale, va invece alla ricerca delle cause. Per il primitivo non c’è la

separazione tra soggetto e oggetto che ha realizzato il pensiero razionale. Hjemslev

successivamente cercherà di abbandonare ogni forma di psicologismo, anche dal punto di

vista terminologico nella riflessione sul linguaggio ed usa la parola neutro perché il neutro ci

dice di qualcosa e indica qualcosa illimitata. Da questa posizione hjemsleviana viene fuori

che in semiotica i segni sono tra di loro l’uno appiccicato all’altro, intersecato con l’altro, non

ci sono separazioni.

Saussure dice che la lingua elabora le sue unità costituendosi tra due masse amorfe e questa

forma

combinazione produce una non una sostanza. Hjemslev stesso afferma che, leggendo

l’opera di Saussure, egli dà l’idea della lingua come forma, della necessità di ricercare le

relazioni che esistono all’interno delle espressioni e quindi è Saussure stesso che inizia la

linguistica della forma portata avanti poi da altri strutturalisti e in particolar modo da

Hjemslev. Quest’ultimo dice che da lingue diverse noi possiamo estrarre un fattore comune

materia,

da lui chiamato formata in maniera diversa nelle varie lingue (mening è ciò che è

percepito nell’esperienza della comunicazione e che viene compreso anche a prescindere

dalla comunicazione evidente, dai suoni, tracce, referenti ecc. questa è la materia).

Hjemslev, nella Stratificazione del linguaggio, dice che la materia ha una doppia essenza: è

materia fisica materia fenomenologica, antropologica, culturale.

e E’ amorfa, non ha forma,

è come la nuvole di Amleto che cambia aspetto da un momento all’altro; quindi la materia

può essere formata o strutturata diversamente in lingue diverse. Parlare di forma e parlare

di struttura è la stessa cosa, Saussure parla di sistema (domanda: qual è la struttura o la

forma del segno? Parlare subito della stratificazione del linguaggio). Per esempio ci sono

modi diversi di dire “non lo so”, molte lingue non hanno solo il singolare e il plurale. Non

tutte le lingue hanno gli stessi termini, ci sono asimmetrie, ma ciò non vuol dire che i parlanti

non abbiano cognizione di quella sfumatura, lo dicono attraverso delle circonlocuzioni, è

tutto legato all’esperienza vitale che ha il popolo nei confronti del mondo ed in base a quella

si articola il lessico.

Per quanto riguarda la forma, struttura del segno di Hjemslev, quando si parla di forma non

si intende la forma esterna ma la forma interna, un insieme di rapporti. Costellazione,

determinazione e interdipendenza sono le funzioni di base del segno in glossematica:

interdipendenza è una funzione tra due costanti in cui la presenza di ciascun termine

determinazione

presuppone la presenza dell'altro, è la funzione tra una costante e una

variabile in cui la variabile determina la presenza della costante e non il contrario,

costellazione è la funzione tra due variabili in cui la presenza di ciascun termine non

presuppone la presenza dell'altro. Hjemslev porta avanti il discorso di Saussure e il suo

metodo glossematico (metodo analitico e specificante) e divide in: forma dell’espressione,

sostanza dell’espressione, forma del contenuto e sostanza del contenuto. Questa è la forma,

dipendenze

la struttura del segno, nel quale ci sono dipendenze e indipendenze; ci sono

bilaterali dipendenze unilaterali

come nella interdipendenza, come nella manifestazione e

indipendenze scienza del segno

come nella costellazione. La è costituita, secondo Hjemslev,

dalle funzioni di interdipendenza e determinazione, cioè da quelle funzioni dove ci sono o

costanti o una costante e una variabile. La costellazione non appartiene al rango della

scienza ma al rango della materia, perché non ci sono furtivi costanti ma variabili, ecco

perché la materia sta anche fuori. Per esempio: se io prendo la parola mosca, ha una forma

costituita da una forma dell’espressione e da una forma del contenuto e questa è la funzione

semiologica, la funzione segnica. Per capire se ci si riferisce all’insetto mosca, alla città, al

pizzetto ecc. si fa riferimento al contesto, che è variabile e appartiene alla sostanza; quindi è

la sostanza che manifesta, connota mosca come insetto o come città, siamo non più di

fronte a una funzione semiologica ma ad una funzione semiotica perché interpreta la

funzione della forma del contenuto, la connota, gli dà un senso. Ancora, angolo è una forma

del contenuto la cui forma dell’espressione è angolo, in inglese, francese ecc. si dice in

maniera diversa, può essere manifestato da una sostanza del contenuto chiamata

geometria, ecc. La forma semiologica è pura forma, non dice niente di per sé, dev’essere per

interpretata nella comunicazione, nella sostanza.

forza La forma del contenuto segno è

semiologia di

manifestata dalla sostanza del contenuto semiotica. Esistono 2 termini:

matrice strutturale semiotica di matrice anglosassone

con Saussure e reintrodotta da

Peirce. Hanno radici culturali e prospettive diverse perché la semiologia dal punto di vista

europeo è lo studio della forma strutturale del segno, la semiotica, invece, mette in mezzo la

materia, la forma, la sostanza, l’interpretazione. Quindi, fino ad un certo la semiotica

strutturale di Hjemslev era stata accusata di non dare spazio alla sostanza,

all’interpretazione, di essere acida e fredda; in realtà non è vero che in Hjemslev manca

l’interpretazione, che lo strutturalismo pensa solo alla langue, ecc. E’ preferibile dire

semiotica glossematica piuttosto che semiotica strutturale perché la semiotica glossematica

nasce propriamente dall’epistemologia, dallo spirito scientifico di Saussure e Hjemslev e in

questo modo la si distingue da una più generica semiotica strutturale tipica di Greimas,

anche conosciuta come semiotica generativa; si chiama così perché Greimas parla di

generazione dei livelli del testo, concetto che riprende da Chomsky e la sua grammatica

generativo-motivazionale che è di tipo matematico.

Secondo la semiotica Saussuriana e Hjemsleviana non ci può essere una forma del contenuto

senza che ci sia una forma di espressione e viceversa perché la semiotica lavora su 2 piani:

piano dell’espressione e piano del contenuto (significante e significato). Mosca è una forma

di contenuto strettamente connessa alla forma dell’espressione mosca, che può essere

l’italiano, il francese, un disegno, ecc. La funzione semiologica è una funzione tra 2 costanti.

Il contesto è una sostanza, per cui se c’è una mosca è il contesto che mi dice che si tratta di

quella cosa lì. Bisogna partire dalle lingue vive e da queste trarre le regole generali che

presiedono al funzionamento della comunicazione linguistico verbale. Hjemslev, insieme

all’amico linguista danese, ha scritto un resumé per riassumere il suo pensiero. Avevano

glossematica

elaborato la teoria chiamata perché andava alla ricerca degli elementi ultimi di

un termine, di una entità linguistica. Per questo motivo i linguisti hanno chiesto a Hjemslev


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DETTAGLI
Esame: Semiotica
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saxbrina97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Caputo Cosimo.

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