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Genius loci

Nel periodo che va dal 3o al 2o secolo avanti Cristo si inizia a diffondere con particolare intensità l’idea dell’esistenza di uno spirito in grado di sovrintendere, ma anche di esprimere e plasmare ogni luogo: un Genius loci. Il genius non ha sembianze precise, ma trasferisce ai luoghi un’identità propria. Questo concetto sopravvisse al cristianesimo; infatti, come i Lari e i Penati si trasformarono in angeli custodi, lo spirito del luogo incominciò ad incarnarsi nel “santo protettore”.

Anche il Rinascimento, il classicismo e il romanticismo rievocarono la cultura classica e quindi sia il locus amoenus sia il genius loci, probabilmente grazie al Grand Tour dei viaggiatori francesi, tedeschi e inglesi che invasero l’Italia e la Grecia in cerca di testimonianze del mondo classico. Più che nei giardini rinascimentali italiani, fu possibile trovare nel paesaggio inglese la possibilità dell’uomo di dialogare con la natura e di giungere ad un compromesso di reciproca soddisfazione (genius loci → spirit of the place).

Ruskin (romantico) credeva che le rovine dovessero essere lasciate al loro destino senza alcun intervento; a partire da lui si delinea un nuovo aspetto del genius loci: non più uno spirito che si trova nei luoghi, ma un genius loci “antropico”, che rappresenta il prodotto dell’opera dell’uomo.

Identità dei luoghi

L’uomo acquisisce la consapevolezza della propria identità sia attraverso l’autocoscienza sia nel rapporto con gli altri, quindi quello che Mead definiva interazione sociale. Il concetto d’identità si associa immediatamente a quello di appartenenza; infatti, secondo Weber l’individuo sperimenta nel gruppo un senso di comunità e comunione e quindi un vero e proprio senso di appartenenza.

  • Ferdinand Tonnies dice che le prime forme di convivenza umana si sono sviluppate intorno a vincoli di sangue e ad esperienze condivise.
  • George Simmel afferma che è il gruppo a definire l’identità dei suoi membri e a spingerli a determinate azioni per favorire il loro riconoscimento.
  • William Sumner: “il gruppo è caratterizzato dal ‘senso del noi’, cioè da un sentimento di appartenenza che influenza i comportamenti degli individui sia verso i membri sia verso l’esterno."

Dopo questo excursus si comprende quanto sia fondamentale l’importanza dei simboli di gruppo; secondo Durkheim infatti i simboli comuni non solo creano unità sociale, ma qualcosa di più profondo: un senso di appartenenza. Per Parsons il fattore che crea consolidamento dell’appartenenza è costituito dalla cultura, mentre analogamente Kelman descrive le fasi attraverso le quali l’individuo sviluppa il senso di appartenenza al gruppo: all’inizio si tratta di un consenso dettato dall’opportunismo, ma la pressione del gruppo fa sì che si arrivi ad un accordo condiviso sugli obiettivi e sulle regole per arrivare infine ad una completa identificazione dell’identità del singolo in quella del gruppo.

Tonnies ha fatto notare come la comunità sociale rafforzi la propria identità attorno ad un legame specifico con il territorio. Nella città infatti l’individuo può elevare lo spirito, ma il sentimento di appartenenza non deriva dalla semplice condivisione del suolo, ma dal significato simbolico che gli viene attribuito → senso della patria.

Secondo Weber la città ha un ruolo di primo piano nel determinare l’identità sociale poiché essendo centro di attività economica distribuisce una serie di ruoli differenti e poiché rompe il concetto di società divisa in clan favorendone uno di società come comunità.

L’attaccamento non è solo verso la comunità, ma anche come già detto verso la componente territoriale; questo va a sviluppare il campanilismo o municipalismo che si manifesta come il prodotto di una complessa dinamica di in/out-group: sovrastimare il proprio paese soprattutto in caso di minaccia esterna.

I luoghi hanno un valore simbolico e questo valore è proprio l’identità del luogo stesso. Il simbolo viene attribuito dall’uomo quindi è molto probabile che esistano dei luoghi senza identità. Franco Ferrarotti diceva infatti che l’identità urbana è un processo collettivo di accumulo di ricordi, esperienze, rappresentazioni sociali che coinvolgono gli individui, i gruppi e le etnie.

Marc Augé in questo contesto introduce il concetto di non-luoghi che hanno la caratteristica di non essere identitari, relazionali e storici: sono spazi dove gli individui entrano ed escono velocemente senza sentire il bisogno di stabilire relazioni tra loro e questi non-luoghi sarebbero frequentati dall’uomo massificato senza identità (es. aeroporti, centri commerciali).

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

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