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Il narcisismo esteso

La solitudine nella società moderna

Nella "società di solitari" di cui parla il sociologo e psicologo Moscovici, il civilizzato delle grandi città dimentica la necessità della comunità, ritornando all'isolamento, privo di legami con altri individui motivati esclusivamente dal bisogno. Allo stesso modo, anche il protestantesimo aveva chiesto all'individuo di isolarsi per poter entrare in contatto col divino ed adempiere alla propria vocazione.

La crisi del legame sociale diventa, quindi, la premessa per una solitudine non mortificata, in cui l'individuo scopre il piacere di restare solo con sé stesso. Il pediatra e psicanalista inglese Winnicott, infatti, sottolinea come la madre, proteggendo il diritto del bambino alla sperimentazione della propria vita autentica in totale solitudine e svolgendo la funzione di sostegno dell'Io, permetta poi all'adulto di sperimentare la solitudine come mezzo per entrare in contatto con le parti più autentiche di sé, poiché non lo sottopone ad un mortificante controllo, ma funge da specchio biologico, proteggendolo dallo "sguardo" di Sartre. Per quest'ultimo, viviamo in una "società senza specchi" incapace di guardare gli aspetti costitutivi della specificità umana, ma che guida il comportamento dell'individuo giudicandolo in base alla pura apparenza e ponendolo in una condizione di sudditanza, poiché l'uomo non riesce ad essere padrone dell'immagine che gli altri hanno di lui e che, inevitabilmente, ha il potere di attribuire un senso negativo a ciò che egli è.

Narciso e il desiderio di ritorno al passato

Secondo lo storico Grunberger, Narciso è catturato dall'immagine riflessa nello specchio d'acqua proprio perché desidera ritornare al liquido amniotico, continuando ad amare la madre assente con la stessa intensità, al punto che l'attaccamento alla vita lo rende incapace di distinguerla dall'esterno, portandolo a soccombere alla prima esperienza del mondo, poiché lo specchio d'acqua, al contrario della madre, non lo ama.

La psicoanalisi parla, infatti, di modalità relazionali basate su scelte oggettuali narcisistiche, sulla base della somiglianza con sé stessi, o analitiche (per appoggio), nei confronti di persone che dispensano cure. Il bambino, secondo Freud, dipende dalla madre poiché essa soddisfa i suoi bisogni elementari di sopravvivenza, scindendo l'amore verso la madre da quello verso sé stessi.

Lo psicanalista Spitz ha infatti dimostrato che il bambino compie un passaggio dallo stadio "pre-oggettuale" (in cui sorride senza stimoli esterni) a quello in cui sorride soltanto in presenza di visi noti. I bambini ospedalizzati oggetti del suo studio, privati della presenza della madre, entravano in una depressione analitica che li portava a passare dal pianto alla perdita di peso, rifiuto del contatto fisico, insonnia, ritardo nello sviluppo motorio, fino a che, dopo il terzo mese, il pianto cessa e il bambino cade in uno stato letargico da cui può riemergere solo se avverte la presenza di qualcuno che si prende cura di lui e sostituisce la madre.

Superamento della scissione tra narcisismo e amore

La scissione tra narcisismo e amore per la madre viene superata da Brown, il quale afferma che la separazione tra madre e figlio avviene soltanto nella realtà sociale, che dispensa amore solo a condizione che si rinunci all'amore di sé per l'amore verso gli altri. La consapevolezza del Sé come realtà separata e amata, al contrario, consente di accettare la possibilità che gli elementi esterni percepiti possano essere perduti: la continuità madre-figlio, infatti, consolida le capacità esecutive e l'autonomia nei confronti delle richieste provenienti dall'esterno.

Allo stesso modo, per Crespi, se la morale si pone obiettivi razionali collettivi e priva l'individuo della libertà di ricercare sé stesso, imponendo a tutti lo stesso percorso e "rassicurandolo" definendo gli obiettivi che egli deve raggiungere, l'etica vince la paura di restare soli con se stessi e la subordinazione al giudizio altrui, negando l'alterità come depositaria di verità assolute e favorendo la conoscenza della propria verità, senza timore di guardarsi dentro e smascherare perversioni, debolezze e conflitti.

Il ruolo della fantasia e dell'immaginazione

Fantasia ed immaginazione, quindi, non sono più inutili benché piacevoli, ma conservano la struttura della psiche non ancora organizzata dalla realtà. Attraverso questi meccanismi inconsci azionati dalla memoria, quindi, l'opera creatrice si conclude ed ogni dualismo viene neutralizzato nel ritorno al corpo, attraverso il ricordo e le altre manifestazioni improvvise dell'inconscio, unica fonte di gioia non accompagnata dall'angoscia per la sua transitorietà, come sostiene il sociologo e filosofo Marcuse.

L'uomo, quindi, non fugge dalla realtà, ma scopre all'interno della memoria un ambiente devoto in cui recuperare archeologicamente un senso che si estende a tutte le cose, con metodo scientifico che conferisce all'immaginazione pari dignità con la ragione, poiché sfrutta proprio i punti di rottura del legame sociale, per trasformare l'emarginazione in autonomia e amore verso la vita. La fantasia è, quindi, indispensabile per il successo dell'indagine conoscitiva poiché sospende la realtà esterna e reclama il primato del principio.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Stauder Paolo.
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