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Paradigmi

Modello di riferimento di valore fondamentale: prototipo/modello.

Ermeneutica

Arte/tecnica/attività d’interpretare il senso dei testi antichi, leggi, documenti storici. Metodologie dell’interpretazione dei testi scritti.

La ricerca sociale: metodologia e tecniche

I paradigmi di riferimento

Introduzione: necessario capire la differenza tra le parole ‘metodologia’ e ‘tecniche’:

  • Metodologia: (è una, riferita a una materia) studio/logica del metodo; studio delle regole/principi metodici a base della ricerca scientifica in un certo ambito disciplinare; consentono di sistemare e accrescere le nostre conoscenze.
  • Metodologie della ricerca: discorso su metodo e critica della ricerca scientifica.
  • Tecniche: (possono essere molteplici, riferite a una materia) specifiche procedure operative di cui la disciplina scientifica si avvale per l'acquisizione e il controllo dei propri risultati empirici (intervista, questionario, esperimenti, ecc.).

Cronologicamente, le tecniche vengono prima della metodologia: infatti la riflessione sul metodo avviene dopo l'acquisizione delle tecniche. Inoltre, la metodologia può far a meno delle tecniche (diventando solo autoriflessione sui mezzi che hanno trovato conferma nella prassi; può aiutare a capire una determinata disciplina scientifica ma non ad applicarla). Infine, è da notare come la rivoluzione digitale (internet) abbia introdotto nuove tecniche di ricerca sociale (nuovi strumenti).

Qui vengono illustrati due paradigmi fondamentali della ricerca sociale: quantitativo e qualitativo, a partire dalle loro origini fino alle concrete applicazioni empiriche. La loro origine è riconducibile a due quadri di fondo: visione empirista (positivismo) e umanista (interpretativismo); visioni molto contrapposte della realtà sociale e dei modi per conoscerla. Radicale diversità e complementarietà degli approcci quantitativo e qualitativo.

Tuttavia, maggior spazio è lasciato a quello quantitativo, per due principali motivi. In primo luogo, per la sua soggettività e il basso livello di formalizzazione è più difficile da trasformare in procedure schematizzate trasmissibili attraverso un manuale; il modo di procedere è inventato sul campo e nell'interazione fra soggetto studiante e oggetto. In secondo luogo, dopo una produttiva fase iniziale, è entrato in fase di latenza (dal '30 al '70), dove è stato considerato figlio illegittimo della scienza sociale; ripresa solo in anni recenti (dalla seconda metà degli anni '80) (quello quantitativo ha invece accumulato molte tecniche).

Capitolo 1: I paradigmi della ricerca

Origini dei due fondamentali approcci alla ricerca sociale (quantitativo/qualitativo).

  1. Paradigma (prospettiva che orienta una scienza);
  2. Origini storiche/principi ispiratori;
  3. Riflessioni su tendenze attuali della ricerca sociale.

Kuhn e i paradigmi delle scienze

La nozione di “paradigma” ha origine antica nel pensiero filosofico (usata da Platone come ‘modello’, Aristotele come ‘esempio’). Nelle scienze sociali ha diversi significati (sinonimo di ‘teoria’ o sua articolazione interna di teoria, corrente di pensiero o metodo). Utile quindi proporre la concezione di Thomas Kuhn nel saggio ‘La struttura delle rivoluzioni scientifiche’ (1962) che rifiuta la concezione tradizionale di ‘scienza’ come ‘accumulazione progressiva di nuove scoperte’ (singole scoperte si aggiungono al corpo precedente come mattoni di un edificio).

Afferma invece la presenza di momenti ‘rivoluzionari’: durante questi, si interrompe il rapporto di continuità col passato e inizia un nuovo corso (non sempre in modo razionale). Ad esempio, nello sviluppo della fisica ottica, la teoria della luce costituita da fotoni è nata in questo secolo; prima c’era quella newtoniana (corpuscoli materiali). Il passaggio da una visione teorica all’altra è così globale che Kuhn la chiama ‘rivoluzione scientifica’, ne consegue un cambio in ogni determinata disciplina, di problemi da proporre ad indagine scientifica e dei criteri con i quali stabilire cosa considerare problema ammissibile.

Avviene anche un “riorientamento”: trasformazione della struttura concettuale attraverso cui gli scienziati guardano il mondo (paradigma= modello). Per Kuhn, un paradigma è:

  • Riconosciuto e condiviso dagli scienziati;
  • Fondato su acquisizioni precedenti;
  • Indirizza la ricerca scegliendo fatti rilevanti da studiare, formulando ipotesi per spiegare fenomeni osservati e preparando tecniche di ricerca empirica (pratica e materiale) necessarie.

Senza un paradigma, la scienza non ha orientamenti né criteri di scelta, perché tutti i criteri, problemi e tecniche sarebbero ugualmente rilevanti. Il paradigma è una guida; imparandolo, lo scienziato acquisisce teorie, metodi e criteri. È più ampio di una teoria, è una visione del mondo che precede l'elaborazione teorica. È quindi una prospettiva teorica accettata dagli scienziati che indirizza la ricerca specificando cosa studiare e formulando ipotesi esplicative dei fenomeni osservati. Esso, infine, riguarda le scienze “mature”, ovvero non quelle alle prime armi (‘giovani’).

Inoltre, definisce “scienza normale” quelle fasi di una disciplina in cui esiste un paradigma condiviso dagli scienziati (poi, il paradigma operante sarà sostituito in maniera “rivoluzionaria” da un altro e così via). Nella storia della sociologia, tuttavia, è difficile individuare un paradigma predominante, condiviso da tutti i sociologi. Per questo è stata creata un'altra interpretazione di Kuhn, più aperta, la quale ridefinisce il concetto di ‘paradigma’: in esso restano tutti gli elementi della definizione originaria, tranne uno, il carattere della condivisione da parte della comunità scientifica; così si apre la possibilità di compresenza di più paradigmi in una disciplina: la sociologia diventa multiparadigmatica. Quest’ultima interpretazione del concetto di paradigma è quella più diffusa e corrisponde all'uso corrente del termine nelle scienze sociali.

Tre questioni di fondo

Quali sono i paradigmi fondativi della ricerca sociale? I quadri di fondo che hanno storicamente orientato la ricerca sociale sono la visione empirista e umanista (oggettivismo/soggettivismo; positivismo/interpretativismo).

La profonda differenza tra i due paradigmi emerge dalle risposte che essi danno alle domande principali della ricerca sociale: essenza (la realtà sociale esiste?), conoscenza (è conoscibile?), metodo (in che modo?).

  • La questione ontologica (essenza). Riguarda la natura e forma della realtà sociale: ci si chiede se il mondo dei fatti sociali sia reale e oggettivo, con una sua autonoma esistenza esterna alla mente umana e all'interpretazione del soggetto. I fenomeni sociali sono ‘cose in se stesse’ o ‘rappresentazioni di cose’?
  • La questione epistemologica (conoscenza). Riguarda la conoscibilità della realtà sociale; pone l'accento sul rapporto tra il ‘chi’ e il ‘che cosa’, sulla relazione studioso/realtà studiata. Se il mondo sociale esiste indipendentemente dall'agire umano, sarà legittimo volerlo conoscere, senza timore di alterarlo. La conoscenza può quindi assumere diverse forme (leggi naturali deterministiche basate su causa-effetto o leggi probabilistiche o generalizzazioni diverse o altro).
  • La questione metodologica (metodo). Come si può conoscere la realtà sociale? Riguarda quindi la strumentazione tecnica del processo conoscitivo. Fortemente intrecciate tra loro, sia perché dipendono una dall'altra sia perché è difficile distinguerne i confini.

Positivismo (1800)

Il paradigma positivista studia la realtà sociale usando apparati concettuali (come le categorie di ‘legge naturale’ o ‘causa effetto’), tecniche di osservazione e misurazione (misura atteggiamenti, test intelligenza, ecc.), strumenti di analisi matematica (statistica, modelli matematici, ecc.) e procedimenti di inferenza delle scienze naturali (passaggio dal noto a ipotesi ignota, da osservazione particolare a legge generale).

Quando a metà '800 gli uomini cominciarono a interrogarsi sulla realtà sociale e a trasformarla in oggetto di studio, la disciplina che stava nascendo (sociologia) non poteva che assumere il modello delle scienze naturali (i cui fondatori erano Comte e Spencer) (si aveva fede nella scienza). Il primo vero sociologo positivista è Durkheim: tentò per primo di trattare di cose, ‘fatti sociali’ e prassi empirica (no di concetti e idee). La sua prassi empirica era fondata sulla teoria del ‘fatto sociale’ secondo la quale i fatti sociali sono modi di agire, pensare e sentire che esistono al di fuori delle coscienze individuali e sono studiabili oggettivamente (es. quando uomo assolve compito marito o cittadino adempie doveri donatoli con l'educazione).

Essi quindi non sono soggetti alla volontà dell'uomo, ma sono cose (hanno infatti stesse proprietà delle ‘cose’ del mondo naturale) che offrono resistenza al suo intervento e lo condizionano e limitano. Inoltre, funzionano secondo proprie regole che l'uomo, con la ricerca scientifica, può scoprire. Mondo sociale quindi regolato (come quello naturale) da leggi studiabili oggettivamente. Esiste quindi una realtà sociale esterna all'individuo, oggettivamente conoscibile e studiabile con stessi metodi delle scienze naturali.

Ontologia: basata su realismo ingenuo, che afferma che la realtà sociale ha esistenza effettiva e oggettiva, è esterna all'uomo ed è conoscibile (come se fosse una ‘cosa’).

Epistemologia: afferma l'esistenza di un dualismo tra ricercatore e oggetto studiato (non si influenzano; sono entità indipendenti, per questo si parla di oggettività). Possibilità di conoscenza grazie a: studioso e studiato considerati come entità indipendenti (dualismo), lo studioso studia l'oggetto senza influenzarlo o essere influenzato (oggettività). Presume di ottenere risultati veri e certi; vuole spiegare e formulare leggi naturali e generali immutabili.

Metodologia: è sperimentale e manipolativa: prevede quindi esperimenti e manipolazioni della realtà, con osservazioni e distacco tra osservatore e osservato; il suo modo di procedere è prevalentemente induttivo (dal particolare al generale). Tecniche utilizzate sono quantitative (esperimenti, statistica) e si utilizzano le variabili.

Neopositivismo e postpositivismo (1900)

Il positivismo del '900 nasce per rispondere a critiche avanzate al positivismo dell'800, nel momento in cui ci si rende conto dei limiti di quest'ultimo e si cerca di superarlo riformulando nuove teorie. La chiarezza e linearità del positivismo dell'800 lasciano quindi posto a un positivismo del '900, più complesso e non privo di contraddizioni e punti oscuri. In particolar modo, il positivismo del '900 si divide in: neopositivismo (1930-1960) e postpositivismo (da fine anni '60).

Neopositivismo: basato su idea che il significato di una proposizione sia il metodo della sua verifica, ovvero che il senso di un’affermazione derivi dalla sua verificabilità empirica (poterne formulare definizione operativa per controllare la sua validità). Viene quindi ridefinito il compito della filosofia: abbandonare grandi teorizzazioni per passare a quello di analisi critica di quanto viene elaborato nelle teorie delle singole discipline; si deve dedicare a problemi metodologici di ogni scienza, a analisi del loro linguaggio e elaborazioni teoriche, a critica dei loro assunti e procedure di validazione delle elaborazioni concettuali attraverso verifica empirica. Tutto ciò porta a nuovo linguaggio della realtà sociale: ‘linguaggio delle variabili’. Ogni oggetto sociale, a cominciare dall'individuo, viene analiticamente definito su base di serie di proprietà (le variabili) e a queste ridotto; e i fenomeni sociali analizzati in termini di relazioni tra variabili.

La ricerca sociale diventa così ‘spersonalizzata’, ed essendo la variabile neutrale, oggettiva e operativizzabile matematicamente, permette a tutti i fenomeni sociali di essere rilevati, misurati, correlati, elaborati e formalizzati, e le teorie convalidate o falsificate in maniera oggettiva. Sarà proprio da questo momento che verrà posta più attenzione a procedure di operativizzazione, tecniche di misurazione, formalizzazione matematica e così via, tanto che nasceranno rapidamente nuove tecniche.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EmmaVit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studi culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Santoro Marco.
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