Libro giallo capitolo 1
La ricerca scientifica è un processo creativo di scoperta che si sviluppa secondo un itinerario prefissato e secondo procedure che si sono consolidate all'interno della comunità scientifica. Reichenbach introduce una distinzione fra i due momenti della concezione di una nuova idea (processo creativo) e quello relativo al modo in cui essa è presentata, giustificata, difesa e messa alla prova, chiamandoli contesto della scoperta e contesto della giustificazione. La prima sfugge da ogni analisi logica, mentre la seconda consiste nel mettere alla prova l'intuizione e deve seguire delle regole ben precise. Essendo la ricerca scientifica un processo collettivo, la prima regola della ricerca empirica deve svilupparsi all'interno di un quadro collettivamente condiviso con una comunità scientifica; questo fatto implica da una parte il controllo da altri scienziati e dall'altra la cumulatività.
Il processo di ricerca
L'itinerario tipo parte dalla teoria e ritorna alla teoria; ci sono cinque fasi che contraddistinguono i processi di ricerca e anche come avviene il passaggio tra le varie fasi. Si parte dalla teoria, attraverso il processo di deduzione si arriva all'ipotesi, attraverso l'operativizzazione si arriva alla rilevazione dei dati, attraverso l'organizzazione dei dati si arriva all'analisi dei dati, attraverso l'interpretazione dei dati si arriva ai risultati della ricerca e attraverso un processo di induzione si ritorna alla teoria.
Teoria
Una teoria è un insieme di proposizioni organicamente connesse che si pongono ad un elevato livello di astrazione e generalizzazione rispetto alla realtà empirica, le quali sono derivate da regolarità empiriche e dalle quali possono essere derivate delle previsioni empiriche. Una teoria deve essere formata da un sistema coerente di proposizioni connesse tramite regole logiche; trascende le espressioni empiriche dal punto di vista concettuale e da quello del campo di applicazione, ma nasce ed è confermata nella constatazione di ricorrenze empiriche; si possono inferire accadimenti in altri e differenti contesti. Deve presentare caratteri di astrazione, di generalizzazione ma deve derivare da uniformità empiriche e deve dar luogo a previsioni empiriche. Successivamente, una teoria deve poter essere articolata in ipotesi specifiche.
Ipotesi
Un'ipotesi è una proposizione che implica una relazione tra due o più concetti che si colloca su un livello inferiore di astrazione e generalità rispetto alla teoria e che permette una traduzione della teoria in termini empiricamente controllabili. L'ipotesi è perciò, rispetto alla teoria, meno astratta, meno generale ed è provvisoria, ipotetica, in quanto è un'affermazione provvisoria che deve essere ancora provata, derivata dalla teoria ma che ha bisogno del materiale empirico per essere confermata. Infatti, il criterio della controllabilità empirica è il criterio stesso della scientificità. Può anche accadere comunque che le ipotesi vengano sviluppate dopo aver raccolto i dati, oppure può servirsi di dati già esistenti e raccolti da altre ricerche, oppure la raccolta dei dati smentisce le ipotesi e quindi la teoria, e si trova una nuova teoria.
Con il termine concetto ci si riferisce al significato dei segni linguistici e delle immagini mentali. È l'azione di ordinare il molteplice sotto un unico atto di pensiero, estraendo un'astrazione dal carattere universale dalle impressioni sensibili particolari. Il concetto è la base dell'ipotesi, che è infatti una proposizione che implica una relazione fra concetti. È attraverso l'operativizzazione dei concetti che si realizza la traduzione empirica della teoria.
Processo di traduzione empirica
Il primo passaggio della traduzione empirica dei concetti consiste nell'applicarli a oggetti concreti, facendoli diventare una proprietà degli oggetti, che chiamiamo unità di analisi. Queste proprietà assumono stati diversi, che variano tra le unità d'analisi.
Il secondo passaggio consiste nel dare una definizione operativa, cioè nello stabilire le regole per la traduzione del concetto in operazioni empiriche.
Il terzo passaggio consiste nell'applicazione delle regole trovate ai concreti casi studiati; questa è la fase della operativizzazione in senso stretto: la definizione operativa viene ancora fatta a tavolino in linea teorica, l'operativizzazione è la sua traduzione empirica. In sintesi, l'operativizzazione è un fare qualcosa. Si usa il termine operativizzazione e non misurazione perché non si ha una unità di misura con cui riferirsi per misurare, ma ci sono varie azioni differenti (es. classificazione o ordinamento o conteggio) che non han bisogno di unità di misura. Il termine operativizzazione va riferito al passaggio dalle proprietà alle variabili, cioè alla connessione tra la teoria e la ricerca empirica.
Variabili
Si trova così la variabile, cioè un concetto operativizzato, o meglio, consiste nella proprietà operativizzata di un oggetto, in quanto il concetto per essere operativizzato ha già dovuto essere applicato ad un oggetto diventandone proprietà. Fra concetto e variabile non c'è corrispondenza biunivoca, in quanto un concetto può essere operativizzato in modi diversi e può essere associato come proprietà ad unità di analisi differenti. Ogni variabile ha, e può variare in diverse modalità, cioè gli stati operativizzati dalla proprietà, e a ogni modalità viene assegnato un differente valore simbolico. Una proprietà può risultare invariante nello specifico sottoinsieme degli oggetti studiati, perciò non è più una variabile e viene chiamata costante. La variazione di una variabile può avvenire in due modi:
- Nel tempo sullo stesso caso: si parla in questo caso di studio longitudinale (diacronico). Questo è più frequente nelle scienze naturali, basandosi su variazioni nel tempo di variabili (al variare di x vedo come varia y).
- Fra i casi nello stesso tempo: si parla in questo caso di studio trasversale (sincronico). Questo è il caso più frequente nelle scienze sociali, in quanto spesso è impossibile manipolare una variabile per vederne gli effetti.
Le variabili sono l'elemento centrale dell'analisi empirica, i termini essenziali, gli elementi fondamentali delle scienze sociali. Il passaggio dai concetti alle variabili, l'operativizzazione, risulta essere una scelta arbitraria della definizione operativa dell'autore della ricerca. L'autore infatti può scegliere qualsiasi modo per operativizzare i concetti, ma deve esplicitare e giustificare le sue scelte. La definizione operativa perciò comporta una limitazione ed un impoverimento del concetto, ma il pericolo più grande risulta essere nella sua reificazione: si rischia di scambiare il valore, particolare e arbitraria interpretazione del concetto con il concetto stesso. La definizione operativa comunque è il fondamento della scientificità e oggettività della ricerca sociale. Ritornando alle variabili, esse sono di tre tipi, e vengono classificate in base alle caratteristiche logico-matematiche delle variabili, distinzione che permette di stabilire le procedure di elaborazione statistica che si possono utilizzare:
- Variabili nominali: si ha una variabile nominale quando la proprietà da registrare assume stati discreti ma non ordinabili. La proprietà può assumere una serie di stati finiti, non esistono stati intermedi e non sono ordinabili, non esiste una gerarchia tra loro. Le uniche relazioni che possiamo fare tra le modalità sono se due modalità sono uguali o diverse, e al massimo possiamo usare l'operazione della classificazione, ponendo gli stati della proprietà in categorie che devono avere le caratteristiche di esaustività (ogni caso deve poter essere collocato in una categoria), mutua esclusività (ogni caso deve poter essere collocato in una sola categoria) e l'unicità del criterio di divisione. Il valore associato alle modalità serve solo per identificare la categoria, non ha valore numerico. Quando le variabili sono solo due esse vengono dette dicotomiche, in quanto possono essere trattate statisticamente con strumenti non applicabili alle variabili nominali.
- Variabili ordinali: si ha una variabile nominale quando la proprietà da registrare assume stati discreti ordinabili. L'ordinamento, l'assegnazione a modalità ordinate, permette di stabilire relazioni di uguaglianza o no e anche di instaurare relazioni di ordine, sebbene non sia nota la distanza che intercorre tra le diverse modalità. Perciò l'attribuzione dei valori non potrà essere più casuale ma dovrà seguire il senso logico dell'ordine degli stati, ma i valori avranno solo un significato ordinale. Le variabili possono essere ordinali o perché derivano da proprietà costituite da stati discreti o perché derivano da proprietà continue registrate su una sequenza ordinale per difetto di strumenti di misurazione.
- Variabili cardinali: sono variabili per le quali i numeri assegnati alle modalità hanno pieno significato numerico, in quanto i numeri posseggono anche le proprietà cardinali, perciò si potranno anche stabilire relazioni attraverso la somma e la sottrazione dei valori, e si conosce la distanza esistente tra due valori. Si ottengono variabili cardinali attraverso due processi di operativizzazione della proprietà:
- La misurazione: si ha la misurazione quando la proprietà da misurare è continua, potendo assumere infiniti stati intermedi in un intervallo tra due stati qualsiasi e possiede un'unità di misura stabilita.
- Il conteggio: si ha il conteggio quando la proprietà da registrare è discreta (assume stati finiti, non frazionabili) ed esiste una unità di conto, un'unità elementare che è contenuta un certo numero finito di volte nella proprietà dell'oggetto.
Le variabili cardinali hanno anche le caratteristiche delle variabili nominali ed ordinali. Un sottoinsieme consiste nelle variabili quasi-cardinali, che derivano da tecniche che si avvicinano alla misurazione attraverso metodi matematico-statistici quando questa non è possibile (es. tecnica delle scale). In quanto alle tecniche di elaborazione statistica, queste sono di due tipi, uno applicabile alle variabili cardinali e le altre alle variabili nominali.
Unità di analisi
Un'unità di analisi è l'oggetto sociale al quale afferiscono, nella ricerca empirica, le proprietà studiate. Per definire il disegno della ricerca, cioè come lavorare empiricamente, bisogna per prima cosa stabilire l'unità di analisi.
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