L'oggetto: la società umana tra cooperazione e conflitto
Per studiare la sociologia ci sono alcune affermazioni di base da conoscere:
- Gli esseri umani vivono in società o in gruppi sociali nei quali hanno rapporti costanti, regolari e prevedibili. Essi hanno delle relazioni, delle azioni e delle comunicazioni. Le società che vanno a creare sono diverse tra loro e, spesso, anche molto distanti. Gli individui vivono insieme secondo la propria natura e il proprio essere, dolenti o nolenti.
-
Tutte le società umane presentano il problema più o meno evidente della scarsità di risorse. A questa affermazione si possono porre due obiezioni entrambe confutabili:
- Nel XXI secolo è impensabile attualizzare tale problema poiché non vi è una società nella quale gli individui non abbiamo la possibilità di accedere ad un bene. A questa affermazione si risponde che la scarsità di risorse è un concetto relativo in quanto un individuo può sentire ugualmente la privazione anche quando a mancar lui non è un bene essenziale ma un bene secondario che però all'interno della società ha un grande valore (es. status symbol: telefono cellulare); inoltre i cosiddetti paesi del primo mondo sono diventati tali perché hanno importato con la pace o con la guerra, saccheggiando o pagando, tutti i beni di cui avevano bisogno (energia, petrolio, manodopera etc.) dai paesi del terzo mondo e i primi utilizzano i 9/10 della ricchezza mondiale a discapito dei secondi.
- Si può anche affermare che esistono società povere ma che sono comunque autosufficienti. In Amazzonia, per esempio, resistono alla colonizzazione e non hanno la percezione della loro scarsità di risorse.
Il tema della scarsità di risorse è un tema centrale e si manifesta tale squilibrio nel momento in cui più attori (soggetti) vogliono quella risorsa quindi nascono conflitti reali o potenziali, manifesti o latenti per l'acquisizione della stessa.
La sociologia si occupa di azioni umane volte all'ottenimento di beni materiali o posizionali e tali beni sono oggetto di leggi e regolamenti e tanto più essi saranno rari, appetibili e desiderati tanto più saranno sottoposti alla norma giuridica.
Come detto per ottenere quel bene “scarso” i soggetti di una società coopereranno o combatteranno e la decisione verrà presa in base al livello di scarsità della risorsa (es. se dovessero entrare in guerra a questa porterebbe ad una diminuzione drastica del bene, entrambe le parti concorderebbero nello stipulare un trattato di pace), alla certezza che il conflitto porterebbe danni ad entrambi le parti o alla certezza che il conflitto potrebbe danni da una sola parte (la parte in vantaggio vorrà la guerra e l'altra, inevitabilmente, vorrà la pace).
La cooperazione e il conflitto sono caratteri tipici ed intrinsechi del comportamento umano e, difatti, si trovano alla base di due teorie politiche e sociali sviluppatosi a livello mondiale:
- Liberalismo. Il conflitto è reputato come ineliminabile anche se controllabile attraverso delle regole da tutti riconosciute.
- Socialismo. È un elemento che deriva dalla alienazione della classe di lavoratori dal controllo dei mezzi di produzione ma attenuabile attraverso delle riforme egualitarie.
Un campo di rapporti conflittuali è un luogo di incontro e scontro di fra aspettative incompatibili.
L'esempio riportate è la dichiarazione di amore che Mevio compie nei confronti di Simplicia e da questo si può dedurre che:
- Vi è un eccesso di complessità poiché ci sono più possibilità di quelle attuabili dagli individui e quindi una parte rimarrà inevitabilmente delusa soprattutto se dovesse intervenire un terzo a dipanare il conflitto (es. giudice in un tribunale). La soluzione porterà alla selezione delle aspettative e quindi ad una riduzione della complessità.
- I consociati agiscono in un velo di ignoranza poiché entrambi loro non si conoscono, non possono sapere come andrà a finire la loro relazione (per rimanere nell'esempio) ma comunque rimangono insieme e continuano il loro percorso agendo, però, in una condizione di rischio.
-
L'azione dei soggetti coinvolti dipenderà dalla natura della relazione:
- Aspettativa normativa. Vi è una pretesa basata da una norma e sarà forte ma Tizio potrebbe comunque non voler andare avanti nel processo perché prova sfiducia in esso e crede che il guadagna sia inferiore rispetto al profitto (che potrebbe non ottenere).
- Aspettativa cognitiva. È sicuramente una pretesa più labile e debole ma Mevio potrebbe insistere per un lungo periodo trincerandosi dietro una istituzione (magari il matrimonio).
Istituzioni e norme sociali
In sociologia con istituzione si parla di un insieme di norme che regolano un campo di azione ma detto in parole povere una istituzione è una prassi ripetuta e costante all'interno di un gruppo perché ritenuta giusta, benefica e gradevole tale da far definire chi vi si sottrae come deviante (es. è deviante anche chi non partecipa alle riunioni di famiglia).
È deviante chi esce dall'ambito dei poteri riconosciuti dalla società legati al proprio status o dalle aspettative sociali legati al proprio ruolo. Status e ruolo sono le due facce della medaglia che va a rappresentare l'identità sociale dell'individuo. Lo status è la posizione sociale ed i poteri ad esso collegati ed il ruolo sono le aspettative che la società riversa su un soggetto in relazione allo status che egli ricopre.
L'identità di una persona è quindi formata anche dalla percezione che gli altri hanno di noi stessi. Le maschere dei soggetti ne qualificano l'azione sociale. Tali concetti sono diversi a seconda delle società: in quelle occidentali vi è maggiore libertà nel ricoprire uno status ma la società attribuisce più di un ruolo allo stesso soggetto (genitore, lavoratore, contribuente, cittadino).
Più status e ruolo sono differenti e più la società sarà complessa, più saranno differenti tra loro e più una società potrà dirsi ineguale e più rigide saranno le differenze più arduo sarà passare da un ruolo all'altro e più una società sarà restia al cambiamento e cristallizzata.
Interazione umana e comunicazione
L'interazione umana è uno scambio di comunicazione provvisto di un senso. Infatti, la sociologia deve prima capire l'azione sociale e poi spiegarla. Si ha un senso solo se gli uomini stabiliscono dei codici condivisi come dotarsi di una lingua con regole morfologiche, grammaticali, sintattiche e semantiche, che permettono loro di comprendersi. Gli individui vogliono comprendersi anche quando si preparano ad uno scontro ed è anche per questa ragione che adottano dei codici (codice di guerra).
Sistemi sociali e naturali
In sociologia si distinguono due sistemi:
- Sociale. Esso è stato creato artificialmente dall'uomo per conferire un senso alla azione sociale. Il diritto appartiene a questo.
- Naturale (rocce, organismi viventi). Questi esistevano da prima ed erano usati per capire e magari modificare il percorso delle cose.
L'azione umana e i suoi fattori
L'uomo è un animale che agisce in vista di uno scopo ed adotta mezzi per raggiungerlo ma ci possono essere diversi fattori: prima di tutto lo scopo che egli persegue potrebbe essere celato (anche a lui stesso), i fini che si propone di raggiungere potrebbero non essere sempre razionali ed i mezzi che mette in gioco potrebbero non essere sempre appropriati e sommando queste due azioni ne scaturisce una azione non intelligente che non porta all'ottenimento dell'obiettivo ma anche con una azione intelligente è possibile che l'uomo non raggiunga il fine previsto a causa di fattori esterni non calcolati.
Il diritto: premesse metodologiche e terminologiche
La prima operazione da compiere è definire il diritto non come dovrebbero essere o come vorremo che sia ma come il diritto è. È importante trovare una definizione perché giustificare una azione dicendo che è conforme al diritto vuol dire legittimarla, renderla inoppugnabile e usarla come mezzo di persuasione nei confronti dell'altro interlocutore.
Si usa la parola diritto per indicare il “buon diritto” e con ciò si afferma che ogni altro sistema giuridico non è buono ma se vengono eliminati gli estremi possono esistere diverse opinioni su cosa sia giusto/buon diritto come aborto, matrimonio, omicidio.
Definizioni di diritto positivo
Per definire il diritto positivo ci sono due visioni apposite:
- Ristretta. È diritto positivo quello imposto da una autorità con il potere di legiferare nei confronti di una popolazione determinata. Coincide con la legge cioè con la norma scritta ed emanata secondo delle procedure vigenti e reputata come fonte di diritto superiore alle altre. Questa è tipica degli Stati moderni in cui lo stato ha il controllo pressoché totale della emanazione e cancellazione delle norme.
-
Ampliata. È quello che coincide con il diritto vigente osservato e fatto osservare in un certo luogo e in un certo tempo (comprende anche il common law). Max Weber elaborò 4 categorie concettuali nella quale si possono riconoscere tutti gli ordinamenti giuridici anche se non completamente (es. il common law non si rispecchia completamente in uno):
- Diritto formale razionale.
- Diritto formale irrazionale.
- Diritto materiale razionale.
- Diritto materiale irrazionale.
Se non ci fosse lo schema di Weber non si potrebbero far le distinzioni adeguate e non si potrebbe studiare il diritto. Il diritto studia scientificamente l'azione, la guida e crea confini netti e precisi evitando l'incertezza di parole.
Friderich Carl Von Savigny, altro grande giurista, afferma che il diritto nasce dal popolo, esso si evolve e assume una doppia vita. Il popolo lo crea ma sono coloro che operano in esso e lo studiano, quindi giuristi, giudici etc. ad ordinarlo, a disciplinarlo ed a creare concetti in cui far rientrare le azioni sociali. Tali modelli (concetti) sono mutevoli: essi rimarranno tali se utili e occorrenti alla bisogna oppure se ne inventarono ed adotteranno altri se quelli precedenti risulteranno inefficaci (es. compravendita: due soggetti si scambiano un bene o servizio in cambio di denaro ma saranno i giuristi a dare il nome a questa azione ed a regolamentarla).
Il diritto come sistema normativo
Il diritto è un insieme ordinato di norme e per analizzarlo ci sono due punti di vista:
-
Teoria del diritto. I principali esponenti di questa teoria sono Norberto Bobbio, Del Vecchio, Levi e Santi Romano. Bobbio classifica la teoria del diritto in 3 micro teorie:
- Normativa: insieme di norme che regolano la condotta umana;
- Istituzionalistica: il diritto è visto come uno strumento che crea e mantiene l'ordine sociale;
- Relazionistica: il nucleo del diritto è tra il titolare di un diritto soggettivo e il titolare dell'obbligo correlato.
- Del Vecchio e Santi Romano criticano la teoria normativa reputandola non sbagliata bensì riduttiva; un'altra teoria nata nelle scuole di Bologna e Genova supera quello normativa per arrivare al realismo giuridico che guarda alla loro radice psico-sociologica e alla loro applicazione concreta. Per questi teorici il diritto è un comportamento seguito perché ritenuto doveroso ed obbligatorio, accertabile scientificamente attraverso l'analisi della condotta degli attori sociali. I teorici affermano che sì il diritto è un insieme di norme ma è necessario allargarlo ad altri elementi.
- Sociologico. Eminenti sociologici come Parsons, Evan, Friedman, Bo...
-
Riassunto esame sociologia del diritto, prof. Fittipaldi, libro consigliato Psicologia giuridica e realismo: Leon P…
-
Riassunto esame Sociologia del Diritto, prof. Fittipaldi, libro consigliato Psicologia giuridica e realismo: Leon P…
-
Riassunto esame Sociologia del diritto, prof. Pannarale, libro consigliato Prima lezione di sociologia del diritto,…
-
Riassunto esame Sociologia del diritto, prof Sarzotti, libro consigliato Lineamenti di sociologia del diritto, Ferr…