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Leon Petrazycki è nato nell’attuale Bielorussia nel 1867, si laureò in

giurisprudenza e può essere considerato come il padre fondatore della

sociologia, ricevette molte cattedre in diverse materie ed è considerato

un empirista.

Egli ridefinì il concetto di diritto e di morale e distinse il diritto positivo ed

intuitivo e la morale etica ed intuitiva.

Secondo P. esistevano tre tipi di teorie:

1. Adeguata.

Una teoria si definisce adeguata se l’enunciato in riferimento è

individuato con un certo grado di generalità, verità e precisione

circa la classe-oggetto a cui è riferita la teoria. (= deve essere

generale).

Tale teoria impone anche che se noi siamo abituati a usare un certo

nome per alcuni fenomeni che hanno una determinata proprietà e

poi scopriamo che altri fenomeni hanno sempre quella proprietà

dobbiamo necessariamente usare lo stesso nome per gli stessi

fenomeni anche se scoperti successivamente.

2. Zoppicante.

Una teoria si definisce zoppicante nel caso in cui la classe-oggetto

dei fenomeni per cui la teoria è vera è più ampia rispetto alla classe

a cui la teoria era in precedenza diretta (classe più ampi e quindi la

teoria è ristretta).

Es. esempio di Aristotele: egli credeva che la teoria dei triangoli sia

riferita solo ad un triangolo equilatero ma in realtà è riferita a tutti i

triangoli quindi teoria ristretta ma classe a cui riferita molto più

ampia.

3. Saltante.

Una teoria si definisce saltante nel caso in cui la classe oggetto per

cui la teoria è vera è più ristretta della classe a cui la teoria era

originariamente diretta. Tali teorie sono parzialmente false.

Es. l’acqua bolle a 373.15 gradi kelvin che è vera solo per una

atmosfera e non per tutte le altre.

Alla base della teoria di P. vi è l’emozione (impulsìa) che sono attivo-

passive: in questo concetto di emozioni vi rientrano anche quelle

giuridiche.

Le emozioni etiche possono essere:

1. Appulsive.

2. Repulsive.

Per spiegare ciò P. utilizza l’esempio dell’uomo onesto:

Se a una persona onesta si propone di compiere, in cambio di denaro,

una falsa testimonianza, una calunnia, l’avvelenamento di qualcuno o

simili il fatto stesso di rappresentarsi condotte così ripugnanti, malvagie

repulsivo

provoca in quella persona emozioni di tipo nei confronti della

condotta e dei relativi vantaggi che respingono queste azioni e che sono

sufficientemente forti da non permettere che insorgano emozioni di tipo

attrattivo all’indirizzo dei vantaggi o da sopraffarle nel caso in cui

dovessero emergere.

Nel caso in cui non si tratti di condotte così estreme azione e condotte

attrattivo

“simpatiche” provocano, invece, emozioni di tipo all’indirizzo di

queste condotte; in questo modo si riceve un impulso a favore delle

azioni corrispondenti e quindi si può dire che il soggetto cade in

tentazione.

Secondo P. possono verificarsi 3 fenomeni:

1. Repulsione soppressiva.

Vi è una repulsione totale versa un tipo di condotta (estrema) e tutti

i vantaggi ad essa legato;

2. Repulsione efficacemente repressiva.

Vi è una repulsione verso una condotta che supera i sentimenti che

possono emergere: una persona sente emergere la volontà di

compiere quella azione come calunniare, etc. ma riesce a

reprimerla;

3. Repulsione inefficacemente repressiva.

In questo caso la repulsione non è sufficiente a vincere la condotta

in questione e quindi il soggetto cadrà in tentazione e

successivamente proverà i rimorsi di coscienza.

La teoria che nasce è detta Solipsismo: è la teoria secondo la quale le

emozioni etiche e quindi i fenomeni etici sono nella mente dell’individuo

e quindi esistono anche se vi è un solo soggetto a farne esperienza;

l’emozione non deve esistere per forza nella persona obbligata,

l’emozione può esistere anche esclusivamente del soggetto terzo.

Le caratteristiche delle emozioni etiche sono:

1. Provengono da una fonte esterna rispetto al nostro io;

2. Sono dotate di una voce;

3. Sono in grado di impedire, in qualche modo, la nostra libertà;

4. Hanno un carattere mistico, autoritario ed hanno la capacità di

incutere timore;

5. Non sono generali come la fame o la sete quindi possono essere

degli stimoli per altre condotte;

6. Sono simili alle emozioni imperative.

Una possibilità per spiegare le caratteristiche delle emozioni etiche

consiste nel ricondurle all’idea del super-io di Freud e ai temi moderni

della vergogna, del senso di colpa e dell’orgoglio.

La repulsione che prova un uomo onesto nei confronti di una richiesta

estrema come avvelenare può essere una forma di anticipazione del

senso di colpa o di vergogna che questi proverebbe se compisse l’azione;

l’appulsione etica che prova una persona a es. pagare il conto può essere

intesa come un modo per evitare il senso di colpa o la vergogna che ne

deriverebbe nel caso in cui non lo pagasse. L’orgoglio, infine, è provato

nel caso in cui si tratti di azione o inazione che pochi compirebbero e

quindi il comportamento etico è nella ricerca della narcisistica

soddisfazione di credersi migliore di altri.

Altre forme di repulsione si individuano nella collera e nella indignazione:

esse sono forme di aggressione di individui che reprimono la loro

aggressività fatto salvo che in alcune circostanze.

P. sostiene che le emozioni e la volontà sono fenomeni diversi poiché non

è la volontà della persona obbligata a far esistere un fenomeno etico ma

è l’esistenza di una repulsione/appulsione etica nei confronti di un

comportamento della persona obbligata.

Come detto in precedenza P. è un empirista quindi ogni tipo di

conoscenza che egli riconosce è basata sulla esperienza: i fenomeni che

un empirista analizza sono fisici o psichici (se non è l’uno, deve essere

irrimediabilmente l’altro).

Detto ciò per trovare il posto in cui si trovano le cose di cui uomo e

giurista parlano ci si avvale della scienza del diritto la quale però è una

illusione in quanto tali cose (es. contratto) non si trovano tra gli individui

o intorno ad essi bensì dentro di essi. La scienza del diritto vede i

fenomeni dove non sono cioè intorno ai soggetti invece di vederli dove

sono (cosa che fa un empirista) cioè dentro di essi = nella loro psiche.

Infine, si può affermare che la scienza del diritto crea illusioni causate da

proiezioni.

Il sentimento che un individuo prova per una cosa è dentro di esso ed

egli lo proietta all’esterno attribuendo a quella cosa determinate qualità

positive o negative ed a quella cosa verranno attribuite alcune qualità. La

stessa cosa accade per le norme: se una norma suscita rispetto, i

soggetti attribuiranno a quella qualità positive.

Le eccitazioni motorie suscitate in noi da diversi oggetti trasmettono alle

rappresentazioni corrispondenti una particolare coloritura cosicché sono

gli stessi oggetti ad apparirci con la particolare modalità corrispondente,

come se possedessero le particolari proprietà considerate.

Se un certo oggetto, un es. arrosto (la percezione di esso, il suo aspetto,

il suo odore), suscita in noi appetito, noi attribuiamo ad esso determinate

proprietà e diciamo che è appetitoso, che ha un aspetto appetitoso e

simili. Se quello stesso oggetto, quando il nostro organismo è in un

diverso stato fisiologico, non stimola in noi appetito ma l’emozione

contraria noi attribuiamo ad esso la proprietà della non-appetitosità,

mentre nel caso di forte intensità dell’eccitazione motoria, attribuiamo ad

esso la proprietà e l’epiteto della “disgustosità”.

Se la percezione di un qualche oggetto o fenomeno suscita in noi

emozioni repulsive come “timore”, “paura”, “terrore”, “orrore”, questo

oggetto o questo fenomeno lo chiamiamo “spaventoso”, “minaccioso”,

“terrificante”.

Es. per un bambino un’oca che soffia o un cane che abbaia hanno un

aspetto terrificante, essi sono animali spaventosi mentre per un adulto o

per un bambino poco pauroso essi non sono animali spaventosi e non

hanno assolutamente un aspetto spaventoso.

La persona nei cui confronti un certo individuo prova l’emozione

dell’amore risulta essere per quest’ultimo “cara” o “attraente” ma nel

caso in cui l’amore venga meno, e si sostituisca ad esso un’inclinazione

ad esperienze soggettive repulsive, da “cara” diventa “odiosa” o

addirittura un “individuo detestabile”, “ripugnante”.

Queste eccitazioni motorie suscitate in noi da oggetti possono capitare

anche nella vita e dato che le proprietà degli oggetti in questione non

esistono tale fenomeno va sotto il nome di proiezione (= fantasma

emozionale).

Tali proiezioni hanno luogo non solo nei confronti di oggetti (come detto

sopra) ma anche nei confronti di:

Estetica.

 Se il soggetto prova appulsioni o repulsioni estetiche a qualcosa

che percepisce e nel linguaggio si utilizzeranno i termini “brutto”,

“deforme”, “abominevole” per le repulsioni e i termini “bello”,

“bellissimo”, “stupendo” per le appulsioni.

Movimenti del corpo o altre azioni (si addice, bisogna, si conviene, il

 bon ton dice che etc.).

Imperativi categorici e particolari stati di obbligo, di vincolo di

 mancanza di libertà.

Le emozioni non si manifestano esclusivamente in relazione al presente o

in relazione a noi stessi ma anche relativamente ad una condotta passata

o futura e relativamente ad altre entità e comportamenti altrui.

Riassumendo il contenuto minimo delle esperienze etiche è:

rappresentazione di un comportamento esterno o interno

+

eccitazione motoria appulsiva o repressiva.

Queste qualità etiche sono bivalenti ciò sono caratterizzate da un

soggetto e da un comportamento (diversamente da quelle prototipiche le

quali sono monovalenti).

Le qualità etiche sono espresse attraverso i verbi in quanto essi possono

essere bivalenti (transitivi), trivalenti (dare= Giorgio ha dato a Roberto il

cane) e tetravalenti (tradurre).

Un ruolo secondario secondo P. è svolto dalle convinzioni etiche.

Relative ad esse ci sono i seguenti fenomeni:

1. Emozioni (esperienze) etiche;

2. Giudici etici;

3. Norme quindi i contenuti dei giudizi etici;

4. Convinzioni etiche;

I giudizi, alla cui base si trovano queste combinazioni di rappresentazioni

di azioni e di repulsioni o di appulsioni, li chiamerò “giudizi pratici di

principio” (pratici, nel senso che determinano il comportamento) o

“giudizi normativi”; i contenuti di questi giudizi li chiamerò “regole di

principio per il comportamento”, “principî di comportamento” o “norme”.

Le disposizioni corrispondenti le chiamerò “convinzioni pratiche di

principio”, o “convinzioni normative”.

I giudizi sono atti emotivi quindi se un individuo associa una emozione a

quella condotta compie un giudizio sulla stessa (repulsione=giudizio

negative).

Esso può essere:

- Negativo (repulsivo);

- Positivo (appulsivo).

Ad ogni tipo di giudizio corrisponde una emozione etica quindi giudizio

teorico= emozione teorica, morale, giuridica è […].

Le convinzioni etiche che nascono da esperienze di appulsione o

repulsione avute in determinate circostanze sono:

- Vergogna;

- Senso di colpa: esso è collegato ad una convinzione etica specifica

(vuole ottenere qualcosa);

- Collera e indignazione: sono scariche di aggressività repressa e

l’individuo aspetta l’occasione per scaricarla. Con l’età adulta si

impara che sono in certi casi si può scaricare l’aggressività.

- Orgoglio.

Ci sono convinzione etiche, invece, che possono nascere autonomamente

quindi senza la sussistenza di emozioni precedenti e sono:

- Tabù dell’incesto: nasce anche dal fatto che il bambino vive

negativamente l’esclusione dall’intimità dei genitori;

- Tabù del suicidio;

- Tabù del pianto maschile: nasce dal fatto che le madri impiegano

più tempo ad intervenire in caso di pianto del figlio maschio.

Alla base della struttura delle convinzioni etiche vi è la rappresentazione

del comportamento più una emozione etica alle quali si aggiungono 3

elementi cognitivi fondamentali: la fattispecie, i destinatari e il fatto

normativo.

La fattispecie astratta è la rappresentazione delle circostanze dalle quali

dipende la obbligatorietà della condotta e si parla di fatti eticamente

rilevanti.

P. distingue ulteriori elementi cognitivi delle emozioni etiche:

1. Convinzioni etiche categoriche.

Chiamo “categorici” o “incondizionati” i giudizi etici e le convinzioni

etiche, gli obblighi e le norme che non contengono in sé alcuna

condizione (ad

esempio, “non uccidere”).

Una convinzione si dice categorica se evitare la fattispecie con il

proprio comportamento (fare una strada diversa per evitare di dare

l’elemosina) crea una repulsione etica;

2. Convinzioni etiche ipotetiche.

Una convinzione si dice ipotetica se evitare la fattispecie non

produce una repulsione etica.

I destinatari o rappresentazione soggettuale è la classe di individui o

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher raffsant96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Fittipaldi Edoardo.
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