Introduzione
Premessa
Scopo del libro è presentare il pensiero di Leon Petrazycki, che esercitò una grande influenza in Polonia. L'unica teoria giuspsicologista che possa essere confrontata, per complessità e completezza, con quella di Petrazycki è quella proposta da Enrico Pattaro (2005): ma la differenza fra queste due teorie sta nel fatto che mentre quella di Pattaro è frutto dell'elaborazione e del completamento di altri filosofi come Hagerstrom e Olivecrona, quella di Petrazycki è assolutamente indipendente da tale corrente scandinava.
Teorie zoppicanti, teorie saltellanti e teorie adeguate
Petrazycki propose definizioni originali per la gran parte dei concetti della teoria del diritto del suo tempo. La distinzione fondamentale che propose fu quella fra diritto e morale, entrambi fenomeni compresi all'interno del campo più esteso dell'etica. Distinse poi due tipi di etica, ossia quella positiva e quella intuitiva, ottenendo così quattro tipi di fenomeno etico: diritto positivo, diritto intuitivo, morale positiva, morale intuitiva.
Prima di discutere il contenuto di queste ridefinizioni, è necessario capire la finalità delle ridefinizioni secondo Petrazycki: secondo lui le ridefinizioni hanno lo scopo di selezionare fenomeni caratterizzati dal fatto di essere correlati con altri fenomeni. Egli distinse poi tre tipi di teorie: abbiamo una teoria adeguata quando ciò che affermiamo è affermato in modo vero e preciso circa la classe di oggetti cui ci riferiamo; abbiamo una teoria zoppicante se la classe di fenomeni per cui la teoria è vera è più ampia rispetto alla classe di fenomeni su cui la teoria è affermata; abbiamo infine una teoria saltellante quando la classe di fenomeni per cui la teoria è vera è più ristretta rispetto alla classe su cui la teoria è affermata. Una teoria è adeguata quando non è né zoppicante né saltellante. Le teorie zoppicanti non sono false, ma sono solo troppo ristrette: per esempio dico che un sigaro pesa 10 grammi, ma ci sono ulteriori infinite affermazioni vere e altrettante teorie. Le teorie saltellanti invece sono parzialmente false: per esempio dico che l'acqua bolle a 100 gradi, ma ciò vale solo per un'atmosfera ed è falsa per ogni altra atmosfera.
Contro il concetto petrazyckiano di teoria adeguata è stato ripetutamente obiettato che sarebbe un requisito troppo esigente. A mio avviso, il principio per cui le teorie debbono essere adeguate impone semplicemente che, se siamo abituati ad usare una certa etichetta per certi fenomeni che abbiano una certa proprietà, e poi scopriamo che anche altri fenomeni hanno quella medesima proprietà, allora non dobbiamo ostinatamente rifiutarci di utilizzare quella etichetta anche per questi ulteriori fenomeni (magari perché li consideriamo indegni). Questo metodo ha spinto Petrazycki a qualificare come giuridici fenomeni che, i giuristi del suo tempo, non avrebbero mai qualificato in tal modo.
Psicologismo e solipsismo etico
Le emozioni etiche
Come già segnalato, il nostro autore distingue i fenomeni etici nelle due sottocategorie del fenomeni morali e fenomeni giuridici. Ma questa distinzione, che analizzeremo nel prossimo capitolo, non è essenziale per discutere dei fenomeni etici (ciò su cui ci concentriamo ora).
Il punto di partenza per Petrazycki è il concetto di emozione: tutti i fenomeni etici vanno ricondotti ad un particolare tipo di emozione, ossia alle emozioni etiche. In questo senso si può affermare che la teoria di Petrazycki è una forma di emotivismo (in generale, corrente che afferma che i giudizi etici non servono a trasmettere informazioni, ma si caratterizzano per la loro forza motivazionale, in quanto spingono ad agire in un determinato modo).
Le emozioni etiche possono essere poi repulsive o appulsive. Per quanto riguarda la repulsione, si pensi ad un uomo onesto a cui è stato proposto di diffamare in cambio di denaro: le emozioni appulsive verso i vantaggi derivanti dalla condotta non emergono oppure emergono ma vengono represse. Ma possiamo avere anche ipotesi meno estreme: per esempio un cameriere presenta un conto sbagliato al cliente che, provando repulsione etica non sufficiente a condizionarne la condotta, cadrà in tentazione non segnalando tale errore.
Possiamo dunque individuare tre possibili fenomeni: repulsione etica verso una condotta senza esperienza di qualsivoglia attrazione verso la stessa, e parliamo qui di repulsione soppressiva; repulsione etica verso una condotta capace di superare l'attrazione verso quella stessa condotta, e parliamo qui di repulsione efficacemente repressiva; repulsione etica incapace di superare l'attrazione verso quella condotta, e parliamo qui di repulsione inefficacemente repressiva. Petrazycki non analizzò in dettaglio esempi di etiche. Un esempio può essere l'appulsione a pagare il conto al ristorante o ad aiutare un amico in difficoltà: peraltro si tratta di fenomeni diversi, perché nel primo caso parleremmo di diritto mentre nel secondo caso di morale.
Le emozioni etiche dunque sono il cuore dello psicologismo etico di Petrazycki: nella sua visione, diritto e morale sono fenomeni esistenti esclusivamente nella psiche di ciascun individuo (in quanto emozioni etiche), e come tali potrebbero esistere anche qualora esistesse un solo individuo che ne fa esperienza. Non a torto molti sostengono che la teoria di Petrazycki non è solo psicologista ma anche solipsista (atteggiamento filosofico secondo il quale il soggetto pensante non può che affermare la propria individuale esistenza in quanto ogni altra realtà si risolve nel suo pensiero): una teoria psicologista ma non solipsista del diritto sarebbe una teoria che sostiene che i fenomeni giuridici sono fenomeni psichico-morali caratterizzati da un certo grado di condivisione sociale. Ma non è questa la posizione del polacco: secondo lui anche una persona che crede di aver venduto l'anima al diavolo e si sente indebitato con lui fa un'esperienza giuridica.
Ma attenzione, perché la teoria di Petrazycki non è solo solipsista, ma anche antivolontarista: emozioni e volontà sono fenomeni completamente diversi. Innanzitutto la volontà non può mai spiegare come mai noi crediamo che gli obblighi esistano anche quando non ci pensiamo, ed in secondo luogo non si dimentichi che il soggetto obbligato può persino non esistere nella realtà, ma essere solo un parto della fantasia del soggetto osservante: è evidente che in un caso del genere non ci può essere alcun soggetto che può volere alcunché.
Bisogna ora capire come Petrazycki distingue le emozioni etiche dagli altri tipi di emozione, come la fame, la sete, l'eccitazione sessuale ecc. Il polacco menzionò parecchie caratteristiche a suo avviso tipiche delle emozioni etiche: 1) sembrano provenire da una fonte estranea rispetto al nostro io quotidiano; 2) sembrano dotate di una voce che ci parla; 3) sembrano una sorta di impedimento alla libertà; 4) hanno un carattere mistico-autoritativo, non privo della capacità di incutere timore; 5) a differenza delle altre emozioni possono fungere da stimolo per qualsiasi condotta; 6) sono simili alle emozioni imperative suscitate da divieti o comandi a noi rivolti. Riguardo a quest'ultimo punto bisogna precisare che sostenere che le emozioni etiche siano simili alle emozioni imperative, non significa sostenere che i fenomeni etici siano comandi: diritto e morale non hanno nulla in comune con i divieti in quanto tali, in quanto identità di effetti non implica identità di cause. Semplicemente quello che prova chi riceve un comando è simile a quello che prova chi fa un'esperienza etica.
Va poi sottolineato che il comportamento etico non ha nulla a che vedere col comportamento estetico o teleologico. Se il furto, la diffamazione e così via sono respinti in quanto sconvenienti, brutti, ineleganti, l'emozione rilevante è un'emozione estetica negativa, e non abbiamo nessun giudizio morale o giuridico. Allo stesso modo se una persona non ruba perché quella condotta potrebbe comportare un periodo in carcere, nella sua psiche non si presenta né un'emozione etica né un'emozione estetica, ma un mero giudizio di tipo opportunistico (o teleologico).
Rudzinski ha osservato che Petrazycki non ha spiegato l'origine delle emozioni etiche, ma si limita a descriverle. A mio avviso, un modo per spiegare le caratteristiche delle emozioni etiche consiste nel legarle al modello del super-io di Freud (il super io è un ipotetico ideale verso cui il soggetto tende col suo comportamento) ed a ricondurle a cinque emozioni tipiche apicali: senso di colpa, vergogna, orgoglio, collera, indignazione. Ora, la repulsione etica dell'uomo onesto potrebbe essere spiegata come una forma di anticipazione del senso di colpa o della vergogna che questi proverebbe qualora compiesse l'azione: così, la repulsione non sarebbe nei confronti della condotta in sé, bensì nei confronti del senso di colpa o della vergogna che si proverebbe qualora la condotta venisse compiuta. Discorso analogo si può fare nel caso dell'appulsione: in questi casi si agisce per evitare il senso di colpa o la vergogna che si proverebbero in caso di inazione.
Quanto all'orgoglio, si può ipotizzare che esso sia provato nel caso in cui si tratti di azione o inazione che solo pochi compirebbero o da cui si asterrebbero: in questo caso il comportamento etico consiste nella ricerca della narcisistica soddisfazione di credersi migliore degli altri. Ulteriori forme di comportamento etico potrebbero poi collegarsi alla collera e all'indignazione: un soggetto potrebbe non tenere un comportamento per paura delle conseguenze altrui.
Il proiettivismo
Una classica questione che ogni approccio emotivista all'etica deve affrontare è: dove sono le cose di cui i giuristi e l'uomo comune discutono? Si faccia l'esempio di un locatore A che ha diritto a chiedere al conduttore B 5'000 euro, o del conduttore B che ha l'obbligo di pagare 5'000 euro al locatore A: secondo la terminologia giuridica fra A e B vi è un rapporto giuridico di locazione-conduzione. Ma dove sta questo fenomeno giuridico? Dov'è?
Qui Petrazycki esamina tre possibili errori: credere che l'entità giuridica in questione si trovi fra A e B; credere che sia da qualche parte nella provincia in cui A e B si trovano; credere che vi siano due entità, una presso A e l'altra presso B. Petrazycki non discute della possibilità che l'entità o le entità si trovano in un qualche regno del dover essere, ma non c'è dubbio che il radicale empirismo dell'autore lo avrebbe portato a respingere anche questa possibilità: per lui non esiste realtà che non sia fisica o psichica.
Dunque, l'ovvio corollario di questo approccio è che la tradizionale scienza del diritto si occupa di illusioni: non vede i fenomeni giuridici dove davvero hanno luogo, ossia nella psiche, ma crede di vederli dove assolutamente non vi sono, cioè nel mondo esterno al soggetto che ne sta facendo esperienza. Secondo Petrazycki queste illusioni sono causate dalle proiezioni: la nostra mente percepisce determinate qualità dell'oggetto e noi proiettiamo tali qualità nel mondo esterno (per esempio un pollo suscita in noi appetito (piano interno) e allora diciamo che è oggettivamente appetitoso (piano esterno)). Secondo il proiettivismo dunque, nel campo dell'etica il genere umano ignora erroneamente i processi psichici che hanno luogo e assume ostinatamente che i divieti, i comandi, gli obblighi ecc. esistano davvero.
Tuttavia c'è una cosa che la teoria delle proiezioni non riesce a spiegare: da dove emergono le illusioni, non di qualità (proibitezza, permessità, obbligatorietà ecc.), ma di entità/di cose? Ad esempio da dove deriva l'illusione che i debiti siano cose distinte da ciò che deve essere dato e dalla persona che deve dare? A mio avviso questo fenomeno può spiegarsi se prendiamo in considerazione il fatto che in certi casi certe qualità cessano di essere vissute come inerenti a Tizio e in quello stesso momento iniziano ad essere vissute come inerenti a Caio: un'entità, e non come una qualità. A mio avviso questo meccanismo può spiegare come i debiti o le obbligazioni possano essere vissuti come entità indipendenti, da un lato dalle persone obbligate, dall'altro, se fungibile, dall'oggetto da darsi (se non fosse possibile sarebbe assai difficile che la qualità si distacchi dall'oggetto).
Le convinzioni etiche (o normative)
Secondo Petrazycki 1) le varie combinazioni di rappresentazioni (o percezioni) di un comportamento ed emozioni etiche (appulsioni e repulsioni etiche) possono manifestarsi sotto forma di giudizi che respingono o incoraggiano la corrispondente condotta; 2) questi giudizi vengono chiamati giudizi pratici di principio o giudizi normativi (per esempio "mentire è vergognoso"), mentre 3) il contenuto di tali giudizi etici viene chiamato norma. Infine 4) chiamiamo convinzione normativa (o etica) o pratica di principio la disposizione permanente a formulare certi giudizi etici di appulsione o repulsione in presenza delle medesime circostanze. In realtà, a mio giudizio le convinzioni etiche possono emergere anche in modo diverso e indipendentemente dalla mera ripetizione di passate esperienze di repulsioni o appulsioni etiche: si pensi al tabù dell'incesto, del suicidio e così via. In questi e simili casi è possibile il fenomeno delle convinzioni etiche latenti: fenomeno che andrebbe escluso se ritenessimo che le convinzioni etiche originino esclusivamente da esperienze ripetute di repulsione o appulsione etica. È importantissimo sottolineare che secondo Petrazycki la struttura minima di un'esperienza etica è costituita dalla rappresentazione di un comportamento e da un'emozione etica, repulsiva o appulsiva che sia.
L'unica teoria psicologistica del diritto che possa essere confrontata con quella di Petrazycki è quella di Enrico Pattaro. Ora, una differenza fondamentale fra queste due teorie sembra essere il concetto di norma, che nella concezione di Pattaro svolge un ruolo tanto centrale quanto è quello svolto dalle emozioni etiche per Petrazycki. In particolare quello che Pattaro intende per norma corrisponde a quel che Petrazycki intende con convinzione etica. Per Pattaro infatti una norma è costituita dai seguenti elementi: una fattispecie astratta, un tipo di comportamento, e il fatto di concepire quel comportamento come vincolante. Fra l'altro anche nel concetto di norma di Pattaro svolgono un ruolo centrale le emozioni: rispetto alla credenza in una norma, mentre alcuni parlano di "accettazione" della stessa, Pattaro preferisce invece parlare di "internalizzazione", cioè di un processo spesso inconsapevole e determinato non dal ragionamento bensì dalle emozioni.
La struttura delle convinzioni etiche
Secondo Petrazycki le convinzioni etiche possono contenere ulteriori elementi strutturali: la rappresentazione di una fattispecie astratta, la rappresentazione dei destinatari, e la rappresentazione di un fatto normativo. La fattispecie astratta è la rappresentazione delle circostanze dalla cui presenza dipende l'obbligatorietà di una certa condotta. In tal senso, Petrazycki distingue convinzioni etiche categoriche (per esempio bisogna fare l'elemosina) e convinzioni etiche ipotetiche, le sole a comprendere la rappresentazione di una fattispecie (per esempio se si incontra un mendicante bisogna fargli l'elemosina). Ci si potrebbe domandare se tale distinzione regga, ossia se tutte le convinzioni etiche categoriche potrebbero essere trasformate in convinzioni etiche ipotetiche, e viceversa. In realtà a mio avviso la differenza fra convinzioni etiche categoriche e ipotetiche ha una rilevanza esclusivamente psicologica, a prescindere dal fatto che un fenomeno (per esempio non uccidere) possa essere logicamente descritto nei termini di un altro fenomeno (per esempio se ti viene il desiderio di uccidere qualcuno non farlo): in particolare secondo me una convinzione etica è di tipo ipotetico se il tentativo da parte del destinatario di evitare l'integrazione della fattispecie non produce alcun tipo di repulsione nel destinatario stesso o in altri soggetti, mentre una convenzione etica è di tipo categorico se il tentativo di evitare l'integrazione della fattispecie produce repulsione nel destinatario o in altri soggetti. Solo nel caso di convinzione etica categorica allora ha senso parlare di elusione etica o normativa.
I destinatari sono gli individui o le classi di individui dai quali una certa condotta è eticamente richiesta. Anche in questo caso ci si potrebbe domandare se le convenzioni etiche speciali, cioè che comprendono rappresentazioni soggettuali, possano essere trasformate in convenzioni etiche generali (categoriche o ipotetiche) e viceversa. Ad esempio la convinzioni etica ipotetica "nel giorno di sabato è proibito accendere il fuoco nelle case" può essere trasformata nella convinzione etica speciale "coloro che si trovano in casa al sabato non possono accendere il fuoco"? Anche qui, il fatto che una certa trasformazione sia logicamente praticabile non significa che sia psicologicamente accettabile. E così, francamente trovo abbastanza arduo sostenere che il trovarsi nel giorno di sabato possa essere categorizzato come una qualità di qualcuno, e ne segue che abbiamo a che fare con una fattispecie; al contrario, se si sposta l'attenzione sull'appartenenza ad una certa religione, stiamo parlando di una qualità di un individuo più che di una fattispecie.
Il fatto normativo è un fatto che chi ha una convinzione etica ritiene essere al contempo la causa e la giustificazione della stessa.
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