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Sociologia del diritto

La società e la sua conoscenza scientifica

Società e sociologia

La sociologia è un settore recente delle scienze sociali; ciononostante, la sociologia ha col tempo acquistato autonomia dalle scienze sociali, principalmente per:

  • Ragioni storiche: nasce per trovare risposta a problemi emersi con la rivoluzione industriale e cerca di classificare i fenomeni sociali (nello specifico, filosofia positivistica).
  • Ragioni teoriche e metodologiche: vengono elaborati paradigmi interpretativi del fenomeno sociale cercando di determinare i fattori costanti e variabili dell’agire umano. Scopre i fattori determinanti delle azioni umane reciproche.

Insomma, il fine ultimo è quello di offrire una rappresentazione complessiva dell’azione umana frutto al contempo di astrazione teorica e controllo empirico.

Sociologia positivistica dell’800 e la sua crisi

Il positivismo filosofico è la prima corrente fondata da Auguste Comte. È un modello di conoscenza nomologico-generalizzante, cioè la sociologia tende a spiegare e classificare i fenomeni sociali attraverso la comprensione delle leggi che li governano. I comportamenti umani sono parificati agli eventi naturali, leggi necessarie perché trascendono la volontà. Il ruolo del sociologo è quello di studiare i fatti sociali che condizionano il comportamento dell’individuo e che sono al di fuori di esso; per questo il modello è definito anche come eziologico o causale, mirato cioè a individuare relazioni causa-effetto assunte come leggi scientifiche.

Ma vedere la scienza come “la conoscenza della causa delle cose” porta a problemi epistemologici: se “causa” è condizione necessaria e sufficiente affinché accada un evento, l’intreccio è talmente complesso che è arduo capire quale sia stata la causa determinante. Lo stesso Comte sosteneva il concetto di “relazione tra fenomeni” in sfavore di quello di causa nel linguaggio filosofico. Nelle teorie positivistiche inoltre la società viene rappresentata come un tutto, anche se non come la somma degli umani che la compongono.

Crisi del positivismo

Le cause sono da ricercarsi rispettivamente nelle tre seguenti correnti:

  1. Marxismo
  2. Irrazionalismo
  3. Neo-idealismo

Irrazionalismo e neo-idealismo asseriscono che l’azione umana non è osservabile e descrivibile come un fatto. Il marxismo, invece, condivide con il positivismo la fede nella scienza e nel progresso evolutivo della società; ma al contempo rimprovera il non aver saputo discernere i fatti economico-sociali più importanti che guidano le cose umane, cioè il modo di produzione economico. Il padre dell’irrazionalismo è Freud che estende la conoscenza scientifica alla coscienza. Per quanto riguarda il neo-idealismo, in Italia spiccano Croce e Gentile, secondo i quali la società non è conoscibile con l’osservazione empirica ma solo concettuale: tale conoscenza empirica è per Croce “pseudoconcetto”, mentre Gentile la definisce “autocoscienza dell’atto.”

Società interpretativa o comprendente

Il modello di ‘sociologia interpretativo/comprendente’ venne formulato come risposta al quesito “l’agire umano è libero o determinato?” Tale discussione ebbe luogo soprattutto in Germania tra ‘800 e ‘900 e ne fu massimo esponente Max Weber. Parimenti importante fu Dilthey che distingue tra:

  • Scienze della natura: hanno ad oggetto fenomeni osservabili ed esterni all’uomo che si tenta di spiegare.
  • Scienze dello spirito: hanno ad oggetto una realtà che l’uomo stesso costruisce e comunica socialmente. Lo scienziato non può darne una spiegazione ma soltanto una interpretazione.

Differenze tra sociologia e positivismo

  1. La sociologia non si occupa di comportamenti ritenuti osservabili dall’esterno ma dell’agire umano il quale è al contempo oggetto di comprensione e spiegazione.
  2. La comprensione e la spiegazione dell’agire sono rese possibili attraverso l’individuazione del senso dell’agire.
  3. L’attività di comprensione-spiegazione dell’agire implica un processo di semplificazione; l’agire umano può essere motivato o meno a seconda del suo rispondere a fattori razionali o irrazionali. L’agire umano è dunque complesso. L’agire umano può essere tradotto in leggi, cioè asserti che indicano una mera possibilità che una serie di azioni, fra loro causalmente concatenate, assuma un determinato corso.
  4. Nel processo di comprensione-spiegazione ruolo essenziale è svolto dal cd. Tipo-ideale, ossia un costrutto logico-concettuale ottenuto estraendo dai fenomeni reali alcune caratteristiche distintive. Tali modelli permettono di interpretare, classificare e porre in reciproco rapporto le forze osservabili del concreto. Le motivazioni dell’agire sono distinte in quattro idealtipi: scopo, valore, affettività, tradizione.

(Concetti che verranno ripresi nelle teorie successive)

Le teorie macrosociologiche

Costituiscono il corpo principale della sociologia e l’elemento di continuità con le teorie ottocentesche positivistiche. La società è vista come entità unitaria, costituita da relazioni più o meno stabili fra attori sociali. Date tali relazioni si avrà la rappresentazione della società stessa come macrostruttura composta in termini di status e ruoli. Si distinguono due tipi di teorie macrosociologiche:

  • Teorie dell’integrazione. Si caratterizzano per l’adozione di una metafora organicistica: gli aggregati sociali sono comparati ad organismi viventi e la loro vita viene spiegata sulla base delle funzioni svolte dai singoli elementi che li compongono. Es. come lo stomaco adempie alla funzione digestiva così la scuola nella società adempie alla funzione di divulgare valori fondamentali per lo sviluppo e l’armonia della vita sociale. Da ciò deriva la necessità di definire a priori quali i bisogni dell’organismo sociale.

Funzionalismo Il funzionalismo si coniuga allora con lo strutturalismo, cioè la società è l’insieme degli elementi essenziali per la sussistenza. Struttural-funzionalismo.

  • Teorie del conflitto. Vedono la società non come un insieme di ruoli interagenti armonicamente ma piuttosto come un insieme di ruoli in tensione, in quanto posti in posizione asimmetrica nella scala della stratificazione sociale. Da ciò consegue che:
  1. La rappresentazione dell’azione sociale è meno astratta di quella funzionalistica: i soggetti sono meno ingabbiati nello schema status-ruolo e sono invece artefici dell’azione.
  2. Il mutamento sociale è rappresentato in termini non evolutivi ma discontinui.

Le teorie del conflitto si suddividono in sotto-categorie che si differenziano per la configurazione dei fattori che producono le asimmetrie e la stratificazione sociale e una diversa rappresentazione del conflitto sociale:

  • Filone socialista – dicotomiche in cui la lotta è tra macro gruppi.
  • Filone liberale - pluralistiche con lotta tra pluralità di gruppi.

Modello dicotomico. Rappresenta il conflitto sociale come lotta pressoché irriducibile fra macro-gruppi che finiscono col polarizzarsi in due campi contrapposti.

La più nota teoria dicotomica è quella marxista secondo cui la stratificazione è dovuta all’azione di un fattore determinante che è il modo di produzione, inteso come la relazione che si instaura tra le forze produttive e i rapporti di produzione. Al progredire delle prime non corrisponde un analogo progresso nei secondi: le forze produttive hanno un forte sviluppo grazie al progresso tecnologico ma i rapporti di produzione vedono la concentrazione del controllo dei mezzi di produzione nelle mani dei detentori dei capitali. Da ciò consegue l’impoverimento graduale della massa dei lavoratori, l’auto-identificazione degli stessi come “classe proletaria” e l’organizzazione politica della stessa al fine della lotta contro la classe egemone che attraverso una vittoria e un riassetto sociale porteranno ad una società senza classi.

Modello pluralistico. Rappresenta il conflitto sociale come tensione, a volte latente a volte manifesta, fra una pluralità di gruppi corrispondente a una moltitudine di ruoli sociali. Il concetto cardine è che gli uomini sono mossi innanzitutto dall’interesse a conseguire massimi vantaggi nel rapporto costi-benefici che non si limita alla sfera economica. La spinta verso l’interesse individuale non può essere soppressa con interventi artificiali ed è destinata a non estinguersi mai. Ciò comporta il contrasto tra portatori di interessi contrapposti, contrasto che non potrà mai estinguersi né risolversi.

  • Teorie micro sociologiche. Vengono fatte coincidere con la tradizione della Microinterazione, movimento assai vario che normalmente coincide con quella della Scuola di Chicago degli anni ‘20. Secondo tale tradizione la società non è rappresentata come un dato ma un processo che scaturisce dal reciproco rapportarsi degli individui i quali agiscono sulla base (e con aspettative) di conoscenze nate dall’interazione. I soggetti agiscono secondo un senso comune basato sulle aspettative, prassi, istituzioni da loro conosciute e interpretate in modo uniforme: esiste una continuità tra sfera interna ed esterna del soggetto che agisce.

Tra le teorie micro sociologiche si annoverano le teorie della scelta razionale, secondo le quali l’uomo è animale teleologico che agisce per la realizzazione di fini strumentali raggiungibili con mezzi adeguatamente preordinati. È homo oeconomicus teso al raggiungimento del massimo risultato con il minimo costo. Quindi l’individuo è artefice del proprio destino, soggetto agente secondo criteri di razionalità. La società è il risultato di queste scelte individuali regolate come un gioco tra vincitori e perdenti.

Integrazione tra livello macrosociologico e microsociologico

Con riguardo alla visione della società umana c’è stato un passaggio graduale da una visione antropomorfica a una visione simbolica:

  • ‘800 Società = aggregato di esseri umani interagenti;
  • Weber Società sempre meno incentrata sugli uomini fisicamente intesi e sempre più sulle loro modalità interattive;

La società diventa sempre più un sistema di sistemi di simboli. Macro e micro soc. confluiscono in questa visione.

Negli ultimi anni si è assistito a un “ritorno del soggetto” sulla scena della sociologia, come attore sociale in grado di interferire nei sistemi costruiti dalle interazioni fra soggetti. Tali soggetti sono capaci di programmare la propria azione talvolta con un senso dissonante da quello socialmente prevalente.

Metodo della conoscenza sociologica

Metodo deriva dal greco e significa “via da seguire per pervenire ad un risultato”. Per la sociologia tale risultato è la comprensione dei fenomeni sociali.

  • Secondo il positivismo, la conoscenza può derivare esclusivamente dall’osservazione empirica della realtà, ritenuta oggettiva ed esterna. Le opere sociologiche avevano carattere puramente teorico.
  • Data poi la crisi del positivismo si assume la visione della sociologia teorica, soprattutto in Europa; mentre poi il modello della sociologia empirica si è diffuso prima negli USA e poi in tutta Europa. Non vi è scostamento dalla realtà fattuale.
  • Nel ‘68 si aprì la discussione sulla validità della conoscenza empirica e critiche alle opzioni metodologiche: si accusava di affrontare visioni neutre della realtà solo apparentemente e artificiosamente.
  • Queste critiche hanno portato a un rinnovo della ricerca empirica. Da un empirismo ingenuo fondato sull’equazione “apparenza visibile = realtà” si è passati a una visione incentrata sulla funzione critica della ricerca empirica nei confronti della teoria. Per cui l’astrazione teorica e concettuale è un punto di partenza del processo conoscitivo. In questa nuova visione lo scienziato assume un ruolo diverso e, secondo Popper, egli deve:
  1. Formulare ipotesi in astratto (asserzioni teoriche assoggettabili a procedimento di falsificazione)
  2. Operare un controllo empirico
  3. Riformulare o mantenere le ipotesi sino a un controllo più sofisticato.

Questo è un processo che va all’infinito: ipotesi, controllo empirico, ipotesi ecc. Tale metodo non produce mai conclusioni definitive (salvo si tratti di ipotesi semplici) ma nemmeno incertezza assoluta in quanto le ipotesi possono essere modificate. Il metodo indicato produce però il seguente problema: l’osservazione non è mai completamente esterna poiché il ricercatore è sempre e comunque in contatto con la realtà osservata. Nell’osservare, il ricercatore interpreta anche i fatti sociali che appaiono più scontati. Tale processo interpretativo si complica quando l’osservazione e il riportare i fatti avviene attraverso la narrazione che ne danno i protagonisti (es. diverse narrazioni dei coniugi circa la crisi del loro matrimonio).

Tecniche di rilevazione dei dati

Ha rilevanza sociologica e può essere quantificata ed espressa in grandezze matematiche?

  • Metodo quantitativo: utile in società perché permette di rilevare fenomeni non percepibili. Criticato.
  • Metodo qualitativo: pone l’osservatore in diretto contatto con la realtà da analizzare ed è libero di esprimere le sue conclusioni, anche a livello intuitivo.

Quindi il ricercatore-sociologo ha a che fare con dei dati che emergono dalla sua integrazione culturale e sono il frutto di percezioni e selezioni soggettive. Egli dovrà rispettarli e compararli con altri dati cercando di mantenersi il più oggettivo possibile, pur cosciente della soggettività di ogni metodo.

Sociologia generale e sociologie speciali

La sociologia è scienza che studia i fondamenti, i fenomeni, i processi di ristrutturazione e destrutturazione, le manifestazioni della vita associata e le loro trasformazioni, i condizionamenti che i rapporti e le relazioni sociali esercitano sulla formazione e sull’azione degli individui. Mira a ricondurre la varietà degli eventi a un numero limitato di leggi o proposizioni generali collegate tra loro.

Limiti:

  • Non è l’unica scienza sociale ma rispetto alle altre si concentra sui meccanismi essenziali che operano nella vita umana associata.
  • La società contemporanea ha alto tasso di differenziazione. La sociologia nasce da questo processo di differenziazione: si distingue tra sociologia generale e sociologie speciali, queste ultime analizzano i singoli segmenti della realtà sociale riconducendo le acquisizioni alla società generale. La sociologia generale raccoglie in sé, filtrandole, le conoscenze specialistiche che le sociologie speciali vengono acquisendo man mano. Sociologie speciali es. sociologia politica, sociologia economica, sociologia urbana.

La sociologia del diritto

Definizioni e campo d’indagine

Sociologia del diritto è quella branca della sociologia che si occupa del fenomeno giuridico. Vi sono diverse definizioni:

  1. È la scienza che studia i rapporti tra diritto e società. Questa definizione riflette la concezione antropomorfica della società come aggregato di esseri umani uniti da vincoli tra cui il diritto: influenza e viene influenzato dai comportamenti sociali.
  2. Studia il sottosistema giuridico come parte del sistema sociale complessivo. Definizione che riproduce concezione simbolica della società in cui gli esseri umani lasciano posto ai sistemi di azione e comunicazione tra cui il diritto: conferisce senso al loro agire.

Ci discostiamo da entrambe le definizioni in quanto la prima fornisce un’idea di opposizione concettuale tra diritto e società mentre il diritto è fenomeno sociale. La seconda invece suggerisce l’idea che il diritto operi in modo automatico nel contesto sociale. La definizione più plausibile e quindi accolta è la seguente: E’ la branca della sociologia che studia il diritto come modalità di azione sociale.

Ha come oggetto:

  • Diritto come sistema sociale, funzione e rapporti con altri sistemi;
  • Istituzioni sociali che hanno carattere giuridico;
  • Rapporto tra previsioni normative e comportamenti sociali;
  • Ruoli socio-professionali connessi ai processi socio-giuridici (es. legislatore, giudice, avvocati ecc.);
  • Conoscenza/opinioni del pubblico sul contenuto delle norme.

Ha la seguente natura: è una branca della sociologia e non della scienza giuridica. Ciò implica che:

  • I paradigmi teorici della sociologia del diritto si coordinano con quelli della sociologia generale;
  • La metodologia è quella delle scienze sociali.

Sociologia del diritto e scienze giuridiche (dogmatica giuridica)

Il rapporto tra sociologia del diritto e scienze giuridiche è particolarmente stretto: hanno lo stesso oggetto di studio: il diritto (cioè strumento di azione sociale). Nel corso della storia sono state elaborate minuziose teorie:

  1. Corpus Iuris Civili di Giustiniano: base del diritto comune europeo
  2. Studio scientifico del diritto romano: Savigny (Pandettistica)
  3. Code Napoleon: Francia, Scuola Esegetica
  4. Tendenza concettualistica ed esegetica: Italia, sec. scorso
  5. Common Law: USA, UK

Tutte queste tendenze sono formalistiche, cioè accomunate dalla convinzione che il diritto coincida con proposizioni normative generali, chiare e certe, pertanto vincolanti. Ad esse si contrappongono le correnti anti-formalistiche, che ritengono le proposizioni normative equivoche e di conseguenza riconosc...

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lennyx di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Sarzotti Claudio.
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