Hommo communicans – Ciofalo / Leonzi
Comunicazione tra scienza e immaginario
Scienza concoscienza: uso della razionalità critica, è necessario però restituire il giusto rilievo agli aspetti della conoscenza tradizionale messi in disparte dal paradigma della modernità (prima), fanno parte del nuovo ambito dell’apprendimento, apre nuovi spazi del sapere, nuove categorie e linguaggi, prende forma un nuovo oggetto scientifico: l’immaginario. L’immagine, in cui convivono due diverse nature: la realtà e la rappresentazione, queste sono pericolose perché possono manifestare una volontà sovversiva nei confronti di ciò che è già dato (realtà).
Se da una parte l’immagine restituisce l’aspetto di qualcosa in assenza, dall’altra la capacità creativa delle immagini può rendere reale anche ciò che non lo è, o perlomeno produrre degli effetti concreti. La comunicazione si serve dell’immaginario che incontra la scienza, si serve di questo incontro per dimostrare quanto la scienza influenzi l’animo creativo dell’uomo nella sua vita quotidiana inconsciamente, ed in altrettanto modo l’animo creativo influenzi la scienza. Influenza che può essere frutto dell’utilità, bisogno di efficienza.
Gli hashtag della comunicazione
Studiare l’“architettura” cognitiva, il funzionamento di Twitter, serve a capire cos’è la comunicazione. Twitter diventa un punto di convergenza tra le routine produttive tipiche delle agenzie di stampa e la necessità di espressione, confronto e scambio, che la tecnologia digitale ha ormai trasformato in un prerequisito fondamentale dei nostri comportamenti comunicativi. Il link che troviamo postato o che ci troviamo a condividere, è un po’ come la citazione (strumento che sradica un’affermazione dal contesto originario in cui è stato prodotto), così il link permette di destrutturare l’ambiente e della rete e di creare flussi di contenuti senza soluzioni di continuità. Perché ottenere un risultato coerente però, l’utente si serve dell’hashtag (#), uno strumento che consente di organizzare i messaggi secondo specifiche parole chiave.
Spiegare cos’è la comunicazione, un processo analogo consente la creazione di significati (hashtag) che dialoghino tra loro costantemente per creare una nuvola semantica.
Comunicazione come bisogno
Ci sono alcuni assiomi (legge che non necessita di spiegazione), verità incontestabili riguardo alla comunicazione e sono cinque:
- Non si può non comunicare
- Si comunica sempre in modalità analogica o digitale
- Ogni comunicazione ha una forma, contenuto, e relazione pre-strutturata
- Tra interlocutori ci possono essere relazioni simmetriche (io e te) o complementari (io con prof, status diverso da me)
- Ogni forma di comunicazione è scandita da una punteggiatura che divide le sequenze comunicative della comunicazione
Questo hashtag riguarda il primo assioma. NB: la finestra di Johari è un modello che si basa sulla percezione, è frutto di una percezione di tutti quelli che partecipano. La comunicazione può essere aperta (modo in cui ci presentiamo), nascosta (quello che sono è diverso da quello che gli altri vedono. È la differenza tra ciò che voglio essere e il modo di come appaio), segreta (togliere qualcosa al processo comunicativo consapevolmente) e ignota. Qualsiasi comportamento è una forma di comunicazione e diventa portatore di un significato.
Spesso bisogni ed esigenze dipendono dall’esterno, dagli altri, come gli altri necessitano della nostra presenza, il mondo che abitiamo, non sarebbe lo stesso senza di noi. La comunicazione è un bisogno umano elementare, insito nella nostra stessa natura: connotato naturale biologico la morfologia del nostro corpo, la nostra capacità di produrre suoni articolati, di effettuare movimenti e di attribuirvi un senso sono alla base delle nostre possibilità di pensiero e di azione.
Connotato sociale antropologico un bisogno elaborato di relazione, di solidarietà, che conferisce stabilità all’ambiente che abitiamo. Considerare la comunicazione come un bisogno non implica che essa rappresenti una dimensione esclusivamente spontanea e automatica. Sin dagli anni ’60, la semiotica ha dimostrato come la comunicazione presupponga sempre e comunque un codice, una matrice, che deve essere appresa e condivisa affinché sia possibile un dialogo. L’aspetto spontaneo e automatico è sempre stato affiancato a quello dell’apprendimento di un codice. Nuove modalità espressive e nuovi strumenti capaci di ampliare le nostre potenzialità comunicative hanno supportato il nostro bisogno di comunicazione: ecco perché l’aspetto tecnologico assume una rilevanza fondamentale al punto di riconfigurare la visione del mondo, inducendo l’uomo verso un processo di adattamento rispetto a un radicale e rapido mutamento delle forme della vita individuale e collettiva.
Comunicazione come tecnica
Tecnica (dal greco teknè): un’arte, un’arma, uno strumento, un mezzo tramite cui è possibile ottenere effetti e raggiungere obiettivi. La dicotomia tra apocalittici e integrati si riversa anche nei cinema con “Matrix” (subordinazione dell'uomo alla macchina, inganno della coscienza individuale e conflitto tra reale e virtuale), “V per Vendetta” (ribellione e violenza, omologazione e asservimento, regime dittatoriale supportato dai media), una visuale che vede le tecnologie perdere il sopravvento, diventare variabile indipendente nel processo di condizionamento e una trasformazione degli equilibri sociali, politici, economici, culturali ecc.
È un po’ come l’ostilità da parte di Thamus (dio e sovrano di tutto l’Egitto, nei confronti dell’alfabeto inventato da Theut, perché secondo lui, causa dell’indebolimento della memoria umana). La tecnologia ha accompagnato l’uomo verso il progresso, producendo una continua interazione tra la sfera sociale, culturale ed economica. Da questa prospettiva la comunicazione appare come una tecnologia (tekhnè): in grado di attivare cambiamenti sia sul versante socio-culturale, sia su quello cognitivo-individuale. È diventata ciò attraverso un percorso, un’evoluzione: tre ere, che segnano lo stretto rapporto tra uomo e tecnologie comunicative (graduale domesticazione). Ogni era incarna una serie di strumenti adatti a soddisfare i bisogni dell’uomo e le sue possibilità materiali di costruirli.
Nell’era del linguaggio la tecnologia dell’oralità è determinata, da un lato, dalle possibilità tecniche a disposizione dell’uomo (la voce), in una specifica fase della civiltà; dall’altro, da una particolare configurazione sociale, costituita da piccoli gruppi di individui (le tribù), unità minime di una comunità ristretta prevalentemente caratterizzata da interazioni faccia a faccia. La peculiarità di questa prima fase consiste nella netta predominanza del contesto sul testo: i contenuti degli scambi comunicativi restano inevitabilmente confinati all’interno dell’ambiente in cui sono stati prodotti.
Nell’era della scrittura gli strumenti erano argilla, pietra, carta, e avevano lo scopo di archiviare i contenuti, che in quest’era potevano uscire dal contesto di produzione, così l’effetto conseguente a quindi la trasmissione e alla circolazione di nuove dinamiche d’istituzionalizzazione e condivisione di segni, codici, simboli, significati, e seguente all’acquisizione di nuove competenze come saper scrivere e leggere, è stato quello di estendere il controllo dell’uomo sullo spazio e nel tempo (attraverso codificazione di leggi, la trasmissione e l’accumulazione del sapere, la nascita di nuove discipline), consentendo nuove forme di organizzazione collettiva (dalla Città-Stato allo Stato-Nazione).
Nell’era dell’elettricità, infine, vengono amplificate in modo esponenziale le chance comunicative del soggetto moderno, attraverso una serie di invenzioni (fotografia, telefono, cinema, radio, televisione) che, soprattutto a partire dalla prima metà dell’800 in poi, produce una rivoluzione mediale senza precedenti. Questa è la fase in cui la moltiplicazione dei testi, dei codici, dei linguaggi e dei mezzi attribuisce, progressivamente, alla comunicazione un ruolo sempre più centrale nello scenario sociale. Immediatezza: trasparenza del dispositivo di interfacciamento. Ipermediazione: moltiplicazione e visibilità dei segni di mediazione.
Le innovazioni tecnologiche, rapide che hanno portato alla comunicazione odierna non hanno sostituito quelle vecchie, ma si sono evolute (la stampa, il giornale: pagina web); integrate (smartphone: convergenza di pluralità di tecnologie come tv, telefono, integrati in un solo oggetto). La manifestazione tangibile della capacità innata dell’uomo di ideare strumenti, in grado di collocarsi all’incrocio tra bisogni soggettivi e possibilità tecniche: è la continuità di questi due hashtag: #comunicazionecomebisogno e #comunicazionecometecnica.
Comunicazione come informazione
(Il modo in cui si chiamava la comunicazione quando era una risorsa di pochi.) Il termine informazione (dare forma a qualcosa, modellare, plasmare) rimanda a un’idea di comunicazione come trasferimento di risorse o trasmissione di contenuti da un soggetto all’altro. Trasmissione di contenuti da un soggetto all’altro. Il concetto originario prevede una supremazia della fonte sul destinatario (passivo). Paradigma informazionale: comunicazione come processo a senso unico. Paradigma relazionale: scambio condivisione, dialogo e interpretazione del significato (non più uno solo ed assoluto).
Due macroaree di riferimento per lo studio della comunicazione: questa coppia dicotomica è il tentativo di sistemare le teorie che caratterizzano i media studies sin dalle origini, per individuare l’asse su cui l’azione comunicativa, oscillando tra questi due estremi, possa essere.
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Riassunto esame Sociologia della comunicazione, Prof. Ciofalo Giovanni, libro consigliato Homo communicans. Una spe…
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Riassunto esame Sociologia dei consumi, Prof. Gnasso Stefano, libro consigliato Homo Consumens, Bauman
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Riassunto esame Sociologia giuridica della devianza e mutamento sociale, prof. Andrini, libro consigliato Homo juri…
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Riassunto esame Social Media Management, prof. Ciofalo, libro consigliato Manuale di Comunicazione Politica Online,…