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Riassunto esame Sociologia politica, prof Gritti,libro consigliato La politica del sacro, Gritti

Riassunto esame di Sociologia Politica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Gritti, La politica del sacro. Questo riassunto tratta ed è basato su tutti i capitoli del libro in modo approfondito e specifico con l'uso di un linguaggio semplice. Tratta dei temi: laicità, secolarizzazione, fondamentalismi, religione.

Esame di Sociologia politica docente Prof. R. Gritti

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riservato alla Chiesa cattolica. Il sistema italiano è un modello liberale ma non egualitario: liberale perché

garantisce una libertà religiosa, non egualitario poiché lo Stato predilige la religione cattolica a scapito delle

altre.

In Italia si possono distinguere tre diversi livelli di cooperazione tra Stato e religioni:

- Livello minimo: garanzia per tutti fella libertà religiosa come stabilito dalla legge del 1929

- Livello intermedio: stipulare le intese con i diversi gruppi religiosi che possono accedere a dei

vantaggi

- Livello elevato: riguarda solo la Chiesa cattolica e prevede un trattamento fortemente preferenziale

1984 e 1990=> altro patto tra Stato italiano e Chiesa cattolica che ha sostituito i Patti Lateranensi.

Conseguenze: minoranze religiose ce non riuscivano a superare il cattolicesimo, Islam minaccia per lo stato

catto-laico.

Grecia: paese orto-laico. I privilegi concessi dallo stato greco alla Chiesa ortodossa:

-insegnamento religioso nelle scuole pubbliche riguarda la religione ortodossa

-presidente della Repubblica per accedere alla carica deve essere di religione ortodossa

-costruzione di edifici con permesso dell’autorità ortodossa locale

-carta d’identità deve essere specificata la religione ortodossa

La laicità radicale/autoritaria deve le sue origini a Napoleone Bonaparte con il concordato francese del 1801

e fu un’imposizione da parte dello Stato sulla Chiesa. In generale tutti i regimi totalitari si sono mostrati ostili

e intolleranti verso le istanze religiose. Totalitarismo nazista e fascista tentò di subordinare le Chiese e porle

al servizio della propria macchina propagandistica. I sistemi che meglio hanno rappresentato l’idea della

laicità radicale e autoritaria sono stati quelli comunisti, prima URSS poi anche paesi Europa Orientale, poi

Cina, Corea del Nord e Cuba. Differentemente in Russia o Bulgaria le Chiese ortodosse accettarono subito la

sottomissione ai nuovi regimi e furono infeudate nello Stato. Oggi la laicità è imposta dai regimi comunisti in

Cina, Corea del Nord e Cuba.

Nella maggior parte dei sistemi di relazione tra Stato e Chiesa nel sud del mondo sono dei regimi in

transizione. Di questi ricordiamo la Turchia e l’Indonesia:

Turchia: 1946 diventa una democrazia parlamentare e nel 1950 il Partito repubblicano del popolo perse il

potere. Da quel momento vigilare sullo stato laico e repubblicano furono le forze armate. La verità è che da

quando è stato possibile partecipare a elezioni sostanzialmente libere, i partiti che non appartenevano alla

tradizione laica hanno sempre ottenuto forti consensi. Negli ultimi decenni, scena sociale e politica del paese

sotto l’influenza di 4 poli:

-quello laico radicale quindi forze armate

-quello conservatore con i partiti di centro-destra

-i movimenti religiosi fondamentalisti

-movimento islamista raccolto in un grande partito=> causò la transizione da una democrazia sotto tutela

militare a una democrazia più aperta e libera

Nel 2002 si arrivò al compromesso tra laicità e islam e ciò a permesso la transizione finale.

Indonesia: elementi in comune con la Turchia: instaurazione di uno Stato secolare all’indomani

dell’indipendenza; una repubblica governata da regimi autoritari di Sukarno e Suharto. Prima

dell’indipendenza Sukarno impose la dottrina del Pancasila che fissò in modo stabile le coordinate

ideologiche del nuovo stato: nazionalismo, umanitarismo, democrazia, giustizia sociale e fede in Dio. Da allora

lo Stato riconosce 5 religioni ufficiali –islam, protestantesimo, cattolicesimo, induismo, buddismo. In questo

arco di tempo le forze politiche musulmane hanno svolto un importante ruolo di mediazione tra il regime

autoritario e la società.

Assetto socio-politico del paese in tre blocchi: 1. Blocco nazionalista e secolare (riflette le aspirazioni delle

minoranze religiose), comprende il blocco burocratico-militare dello Stato – comprende i musulmani

ortodossi (santri) e le varie scuole islamiche-; 2. Blocco islamico tradizionalista; 3. Blocco islamico modernista

– diffuso tra i santri ma con più purezza dottrinale.

Come ha metabolizzato la Chiesa, l’avvento della modernità e l’ampliamento della laicità?

L’opposizione più violenta nei confronti della laicità è avvenuta dalla società e dalle istituzioni cattoliche.

Mentre l’opposizione ortodossa fu molto bassa nei confronti della laicità. Differentemente dai sostenitori

della tesi riassunta dalla frase: ‘date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio; la Chiesa cattolica

ha disatteso questo insegnamento determinando terribili guerre e persecuzioni in modo che la Chiesa possa

rivalutare il proprio ruolo da ostruzionista a facilitatore. In realtà dalla fine dell’VIII sec per il cattolicesimo la

laicità era un nemico. Il momento più alto di scontro fu Il Sillabo, un catalogo di eresie, errori e perversioni

condannate dalla Chiesa successivamente nel 1899 papa Leone XIII condanna la modernità e

“l’americanismo” dichiarato eresia; a seguire papa Pio X addirittura dichiara la modernità una “cospirazione

per distruggere la Chiesa”.

Capitolo terzo

Laicità concetto polimorfo, poiché assume diversi assetti e intensità e polisemico, separazione tra Stato e

Chiesa e garanzia del pluralismo religioso. La separazione tra Stato e Chiesa è storicamente necessaria per

rendere gli individui autonomi, ma non ostili rispetto alla presenza sociale della religione. Per tutti il punto il

punto di partenza è rappresentato dalla presenza di uno Stato confessionale che mantiene rapporti

privilegiati con una religione o una Chiesa ufficiale. Questa situazione è stata superata da un processo con

tre fasi:

-abolizioni delle discriminazioni confessionali

-smobilitazione dell’establishment politico e religioso

-separazione Stato-Chiesa, riconoscimento del pluralismo religioso, laicizzazione dello Stato

Nelle esperienze europee occidentali la presenza di una Chiesa o di una religione era considerato un

indicatore del rapporto di fusione tra religione e politica, mentre ora non è più così. Su duecento stati solo

49 riconoscono ufficialmente una Chiesa di stato o una religione.

Esempi di ambiguità e deviazioni del modello originario di laicità: nazionalità confessionali e nazionalismo

religioso. In molti paesi (Polonia, Ungheria e Norvegia) si fa risalire la nascita della nazione al momento della

conversione del sovrano al cristianesimo.

Miroslav Hroch e Anthony Smith anno sostenuto che la religione ha avuto un ruolo decisivo nella formazione

delle nazioni moderne. Anno notato che le identità etniche sono più forti laddove queste sono sostenute

dalle istituzioni ecclesiastiche e dove il clero ha partecipato alla formazione dello spirito patriottico. In questi

ultimi anni il discorso religione nazionale o nazionalità confessionale ha rappresentato una sorta di base

teorica per l’elaborazione del concetto di nazionalismo religioso. Esso appare secondo Juergensmayer

creativo e flessibile poiché si mostra capace di sostenere al tempo stesso un progetto nazionalista e uno

transnazionale, globale (es. Al Qaeda).

Si possono individuare differenti tipi di relazione sulla base di differenti variabili: Barrett=>ipotizza un

continuum organizzato in supporto-neutralità-ostilità. Ai due estremi del continuum troviamo modelli ‘puri’

dello Stato teocratico (es. Vaticano) e dello Stato ateo e antireligioso (es. Albania) Nell’Europa occidentale

del XX secolo sempre più spesso si è operato una sorta di scambio: lo Stato impone una separazione fornendo

contemporaneamente supporto e sostegno; dall’altra le Chiese e le religioni riconoscono la legittimità degli

stati moderni e democratici basati su criteri non religiosi. È in realtà un tipo di scambio portato avanti dai

paesi comunisti dell’Europa orientale. Con il crollo del comunismo e avventi nuovi paesi democratici si sono

divaricate le esperienze: alcuni (Polonia, Cechia, Ungheria, Slovenia) adottano modelli tipici dell’Europa

occidentale VS Russia e area balcanica periste l’approccio del vecchio sistema comunista.

Shadid e van Roningsveld ipotizzano continuum fusione-unione-separazione. La categoria “unione”

rappresenta modello concordatario in cui Stato e Chiesa stabiliscono un patto alla collaborazione. È la

categoria che fornisce una misura del grado di riconoscimento che uno Stato assegna alle diverse religioni; ci

sono 3 principali modalità di relazione “statalista” (intervento dello Stato a tutto campo), del “mercato”

(Stato alcun ruolo sostanziale), “contratto” (Stato e diverse confessioni stipulano un patto che regola i loro

rapporti).

Islam e laicità: la storia dimostra che l’islam è predisposto alla laicità purché sia specifica di società. I tre

fattori che contribuiscono a spiegare le similitudini e le differenze della laicità musulmana rispetto ai modelli

occidentali sono: la specificità del fenomeno, la natura dei soggetti implicati nella laicizzazione e la variabile

temporale.

Similitudini e differenze tra islam, ebraismo e cristianesimo. Una tradizione definisce queste tre religioni

come i tre fili di una corda ben intrecciata: l tradizione di Abram. Dal punto di vista storico l’Islam appare

come un prodotto della tradizione giudaico-cristiana che s’inserisce nel solco della comune origine

abramitica. Quindi l’islam abbonda di segni familiari e riconoscibili. Ma allo stesso tempo ebraismo e islam

accentuano il valore della trascendenza divina e del monoteismo e in queste due non esiste il corrispettivo

dell’incarnazione cristiana. Un elemento che accomuna islam e ebraismo e li distingue dal cristianesimo è il

ruolo di mediatori religiosi: non esiste un clero così come concepito in molte dimensioni cristiane. Gli ulema

e i rabbini non formano un corpo selezionato. O meglio nell’islam esiste un clero ma questo non ha una

funzione sacerdotale come nel cristianesimo dove amministra i sacramenti.

Uno dei punti di maggiore diverbio è la separazione tra Chiesa e Stato. Nell’islam non esiste una Chiesa intesa

come corpo separato e distinto dallo Stato.

Francia=> paese in cui il tema della laicità offre spunti per forti dibattiti. La difficoltà della laicità riapre i

conflitti tra sostenitori della laicità radicale e quelli favorevoli a un compromesso. Ultimamente i processi di

integrazione sociale e politica non garantivano più una buona inclusione della cittadinanza. Tra i segnali più

evidenti vi erano la perdita del consenso intorno ai valori repubblicani, la moltiplicazione delle istanze

comunitarie tra musulmani (affare del velo) e la presenza del radicalismo islamico.

Legge 228: divieto agli studenti ti portare in classi segni ostensivi della loro religione ad esempio il velo per le

ragazze musulmane. La legge ha determinato un ampio dibattito dove si elencano elementi positivi e altri

negativi. Tra quelli positivi:

-riaffermazione della sovranità di Stato

-volontà dello Stato e delle istituzioni pubbliche di mantenere separata sfera pubblica e privata

-ricerca dell’integrazione e riaffermazione della centralità della scuola come istituzione

Fattori negativi:

-sovranità dello Stato

-divieti e proibizionismo della laicità

-limitazione della libertà di espressione

-limitazione nei confronti dei musulmani in particolare

-proibizione del velo

Capitolo quarto

Nonostante la Chiesa non sia più influente come una volta continua ad avere un certo impatto sulla politica,

resta una delle sue funzioni principali quella di offrire visioni del mondo e modelli interpretativi della realtà

anche in ambito politico. Ovunque le istituzioni religiose provano a influenzare il sistema politico ma circa il

quanto e il come esiste un’ampia varietà di mezzi e metodi. Ciò che appare nuovo e inaspettato è la volontà

di rimodellare e riassumere un ruolo pubblico che da un lato “deprivatizza” tutto il fenomeno religioso e

dall’altro altera gli equilibri tradizionali della politica democratica rimescolando i confini tra Stato, politica e

società civile. Il ritrovato ruolo pubblico delle religioni è da imputare a una (1) risacralizzazione della società,

a una crescita delle varie forme di religiosità. Un altro fattore che contribuisce a spiegare (2) il nuovo attivismo

politico delle organizzazioni religiose è la loro capacità nell’utilizzo dei vecchi e nuovi mezzi di comunicazione

di massa. L’impiego efficace di tali mezzi ha permesso alle istanze religiose di acquisire una visibilità e una

risonanza sociale molto più ampia che in passato.

Un caso particolare è quello degli stati del Sud del mondo dove la religione non ha mai smesso di essere una

forza sociale e politica centrale per un motivo principale ovvero i nuovi stati sorti dall’esperienza coloniale

avevano un pesante deficit di legittimazione che solo la religione può ridurre.

A livello internazionale è una forza potente, spesso destabilizzante, anche se sottolineiamo che molte guerre

dichiarate come religiose hanno in realtà fini politici o economici. In generale diciamo che le prospettive che

indagano il rapporto religioni-relazioni internazionali sono sostanzialmente due: quella dello scontro di

civiltà, e quella transnazionale della globalizzazione.

Anni 60=> studi sulla politica e sul comportamento elettorale

Lipset e Rokkan sostenevano he la politica europea si basasse su delle fratture sociali: quelle regionali, di

classe, quella religiosa. Le divisioni sociali avvenivano per due motivi: intorno a queste fratture si erano

costruiti i principali partiti politici e perché tali fratture si continuavano a manifestare tramite il voto e il

comportamento elettorale. L’appartenenza ad un determinato partito era dipendente da fattori strutturali

come lo status socio-economico, l’appartenenza etnica, religiosa o linguistica, il vivere in aree centrali o

periferiche. Ruolo della religione in politica è centrale in quanto in Europa sono riusciti a creare anche partiti

d’ispirazione cristiana. Nel mondo anglosassone importanti relazioni Chiese con partiti di sinistra; nell’Europa

orientale principalmente opposizione al regime; in America latina le Chiese spesso schierate contro i regimi

militari e repressivi. In generale anche dopo fine guerra fredda il consenso verso partiti d’ispirazione religiosa

ha mostrato una sua continuità.

Fox spiega la forza e la persistenza dei partiti religiosi con diversi fattori: 1) per i governi è difficile porre vincoli

e limitazioni; 2) questi hanno solitamente un buon accesso ai media; 3) sono in grado di creare nuove alleanze

con altri gruppi sociali; 4) offrono un quadro di riferimento per mobilitazione di persone e risorse; 5) spesso

questi partiti sono le istituzioni più forti in stati deboli; 6) solitamente godono di un supporto internazionale.

India: nel momento della sua indipendenza si dichiarò uno Stato democratico, secolare, federale e socialista.

La nazione si fonda su una società estremamente eterogenea in termini etnici, linguistici, religiosi, tribali e di

casta. Dunque, l’India è ance il paese dei grandi contrasti, di disuguaglianza sociale, di separatismo e di fobia

nei confronti dell’islam e del cristianesimo. Il sistema partitico è passato attraverso tre fasi:

a) partito egemone in cui il Partito del Congresso esercitò un dominio incontrastato

b) crescente erosione del monopolio politico del Partito del Congresso caratterizzato dalla crescita dei partiti

di opposizione e della perdita della guida del governo

c) fase del pluralismo e della frammentazione in cui si ha un peso crescente dei partiti regionali e locali

La storia politica indiana dall’indipendenza agli anni 80 si identificò con quella del Partito del Congresso che

rimase al potere dl 1947 al 1996. Dagli anni 90 il panorama partitico nazionale si articola in 3 grandi poli

ideologici e sociali:

- Il polo democratico-secolare guidato dal Partito del Congresso

- Il polo etno-religioso del nazionalismo indù formatosi intorno al BJP (bharatiya janata party)

- Il polo socialista e comunista di orientamento secolare

La grande novità fu il BJP espressione politica del nazionalismo indù che sfidava l’orientamento pluralista e

secolare del partito. Il jjP fu fondato nel 1980, e nel 1989 ottenne un buon risultato elettorale e per la prima

volta entrò a far parte di un governo di coalizione formato in chiave anti-partitico del Congresso. Due aspetti

spiegano il suo successo: l’ideologia e l’organizzazione. Alla base dell’azione del BjP vi è una coerente e

semplice ideologia fondamentalista, quella dell’Hindutva, che sostiene la creazione di una cultura indù

unificata e monolitica destinata a dominare la vita sociale e politica del paese. L’ideologia Hinduvta favorisce

la violenza contro le minoranze religiose (musulmani e cristiani) e di casta (i dalit), negando la legittimità della

loro identità nella società induista. Il secondo elemento di forza risiede nella sua dimensione organizzativa; il

BJP è infatti solo una delle espressioni, quella partitica, di una famiglia di organizzazioni sociali, conosciuta

con il nome di Sangh Parivar (la famiglia Sangh), che collettivamente rappresenta l’ideologia Hinduvta.

Indonesia: tre fasi politiche:

- Fondazione del paese guidata da Sukarno con due periodi: uno populista e l’altro autoritario

- Fase autoritaria di Suharto

- Attuale transizione democratica

A dominare i primi anni di regime di Sukarno fu la volontà di nation-building inteso come strumento per

tenere insieme mosaico religioso, etnico e linguistico indonesiano. L’idea di una nazione forte ma plurale e

multietnica fu al centro della politica di Sukarno, che formulò le coordinate del nuovo stato indonesiano nella

dottrina della Pancasila. Il periodo populista fu dominato da 4 partiti: due secolari, il PNI (partito nazionalista

indonesiano) e il PKI (partito comunista indonesiano) e due religiosi, il Nahdlatul Ulama (musulmano

tradizionalista) e il Masyumi (musulmano modernista).

NU: fu creato nel 1926 come associazione degli ulema tradizionalisti. Questo movimento si caratterizzò come

organizzazione di protezione sociale di tipo religioso dedita alla difesa dell’islam nella società indonesiana.

Mantenne una posizione pragmatica e neutrale; fino al rovesciamento di Sukarno, il NU svolse il ruolo di

opposizione interna al regime.

Masyumi: nacque durante l’occupazione giapponese dell’Indonesia come strumento voluto dagli occupanti

per contrastare la deriva filo-alleata, nazionalista e indipendentista del NU. Dopo l’indipendenza il Masyumi

si caratterizzò per il suo profilo riformista all’interno del mondo musulmano, raccogliendo al suo interno

posizioni molto eterogenee, da quelle fondamentaliste a quelle liberali. Il Masyumi divenne il principale

partito di opposizione al regime di Sukarno, sostenendo attivamente la democrazia e la fondazione di uno

stato basato sui valori islamici.

Dalla tradizione del Masyumi e del Muhammadiyah nacque nel 1998 il PAN (partito nazionale del mandato)

guidato da Amien Rais. Nel 99 il miglior risultato tra i partiti islamici lo ottenne il PKB di Wahid, erede del NU.

Il PKB pur avendo un profilo islamico è una forza pluralista che comprende anche molti non musulmani. Così

la sua ideologia non si fonda sulla sharia, bensì sulla dottrina nazionale della Pancasila e si configura come un

partito aperto alla collaborazione con le forze secolari. Secondo partito islamico del paese è PPP (partito unito

per lo sviluppo), formazione sopravvissuta nel passaggio dal vecchio regime di Suharto alla democrazia.

Israele: fondato il 14 maggio 1948 con il termine del mandato britannico in Palestina con l’obiettivo di riunire

tutti gli ebrei. Due fratture: quella religiosa/secolare e quella estremismo/moderazione e da queste prende

spunto la distinzione partitica israeliana:

-partiti nazionalisti e secolari di destra

-partiti secolari e sionisti di sinistra

-partiti religiosi (es.PRN, Shas, Israel e Hatorah)

-partiti di centro

-partiti arabi

Anni 70 il peso delle forze e dei partiti religiosi ha intaccato il carattere originale dello stato israeliano e alcuni

partiti religiosi non riconoscevano la legittimità dello Stato nato nel 1948. I principali partiti religiosi sono:

PRN, Shas, Israel e Hatorah.

PRN: fondato nel 1956, rappresenta la tendenza nazionalista dell’ortodossia moderna. Conobbe il suo miglior

risultato nel 1977 ma dagli anni 80 perse parte dei suoi consensi dopo la creazione dei partiti sefarditi.

Shas: fondato nel 1984 a seguito di una scissione da Agoudat Israel e si caratterizza per il suo profilo

ultraortodosso e il suo radicamento nella comunità sefardita.

Agoudat Israel: partito ultraortodosso degli ashkenaziti che fu fondato nel 1912. Non riconosce la laicità dello

stato israeliano e sostiene l’introduzione della legge religiosa come legge fondante.

La notevole crescita dei partiti religiosi ha provocato importanti effetti sul sistema politico. Livello sistemico

si sono determinate due conseguenze: l’estrema frammentazione del sistema di partiti e l’instabilità dei

governi. La maggior influenza però si è tradotta in una radicalizzazione del conflitto e nell’oscuramento

dell’ipotesi di una transizione pacifica verso la creazione di uno stato palestinese.

Turchia: presenza islamica in Turchia vede tre fasi:

1)partecipazione diretta fino al 1970

2)1970-2000 coinvolgimento diretto degli islamisti che acquisirono peso crescente fino ad arrivare alla guida

del governo

3) attuale che vede il partito islamista AKP

Punto di criticità: anni 90 divisione del partito islamista in due correnti: quella fondamentalista incarnata da

Erbakan e quella moderata e costituzionale guidata da Erdogan che guida oggi il paese. Il partito di Erbakan

si ricostruì nel Partito della Prosperità che ottenne il suo miglior risultato nel 1995 portando Erbakan a

diventare primo ministro.

1997: caduta del governo di Erbakan

2002: vittoria di Erdogan su Erbakan

Capitolo quinto

Cos’è la religione e che ruolo svolge per l’individuo, la società e la politica per diversi intellettuali:

Comte: convinto che il progresso scientifico avrebbe progressivamente eliminato le forme di conoscenza del

mondo premoderne, quindi quella religiosa e quella metafisica.

Marx: la religione è un’ideologia, dunque un prodotto sociale. È lo status sociale a influenzare il modo in cui

le persone elaborano la propria visione del mondo sociale. È un’illusione che provoca alienazione quindi

un’ideologia FALSA che deve essere distrutta. Ne riconosce il profondo radicamento popolare. Religione =

oppio dei popoli=> giustifica povertà ed ineguaglianza, legittima lo sfruttamento economico

Durkheim: Forme elementari della vita religiosa; tema dello sviluppo e ruolo della religione, analisi delle

funzioni. Ne identifica 4: di integrazione sociale, espressiva dell’impegno e della solidarietà, costruzione di

una base di valori comune, simbolica e tesa a definire uno spazio sacro ben distinto da quello profano.

Definisce la religione come “un sistema solidale di credenze e pratiche relative a cose sacre, le quali uniscono

in un’unica comunità morale, chiamata Chiesa, tutti quelli che vi aderiscono”. Enfasi su rituali e cerimonie

per rafforzare l’identità collettiva e di gruppo.

Weber: 1) analisi della religione come tipo d’azione sociale

2) affinità elettive tra religioni e ceti sociali

3) rapporto tra etica religiosa e sviluppo capitalistico

4) ruolo dei profeti e delle profezie

5) teodicea=> contrasto tra la perfezione di Dio e l’imperfezione del mondo

6) salvezza, misticismo e ascetismo=> individua cinque strade per la redenzione: ritualismo, auto

perfezionamento, estasi, misticismo, ascetismo

Weber come Marx non ignorava ce la religione fosse utilizzata come strumento di ineguaglianza, ma il suo

interesse era verso la direzione opposta: la religione intesa come fattore e fonte del cambiamento sociale.

Non era interessato alle teorie religiose bensì alle azioni che la religione influenzava.

Riguardo il tema della religione si rivolgono tre contributi teorici: l’intrerazionismo, lo struttural-

funzionalismo e l’approccio conflittuale.

Interazionismo→ secondo questa corrente teorica tutti gli individui sono socializzati a una forma di universo

di significati di tipo religioso, politico, magico e via dicendo. Sono come delle cosmologie e solitamente ne

governa solo una governata dalle istituzioni religiose. Con la modernità accadono due cose: si sviluppano

nuove credenze di visione del mondo e secondo il pluralismo dei sistemi di credenze distruggono la natura

monolitica del tradizionale modo di vedere le cose. La religione dava un modo di vedere il mondo che era

minato da cose inspiegabili come la morte, le malattie, i disastri e la sofferenza.

Struttural-funzionalismo→ pone al centro la funzione e il significato sociale della religione. Se per

l’interazionismo la religione è un’ideologia, per lo struttural-funzionalismo è un’istituzione. Nella teoria di

Parsons svolge un compito di mantenere l’ordine e continuità nella società. Le istituzioni culturali mettono a

disposizione della società una serie di valori che le persone concepiscono come condivise e che aiutano a

sviluppare la coesione sociale.

La religione è un sistema di credenze e valori, ovvero un quadro ideologico (paradigma) che spiega la natura

del mondo e le relazioni; è differente da altri paradigmi (es. magico) in quanto si basa su una forma di

organizzazione collettiva; richiede l’attivazione di meccanismi e istituzione sociali; si basa sulla venerazione

del “sacro” e comporta un processo di socializzazione e l’adozione di un codice etico di condotta; si fonda su

riti e cerimonie.

Un insieme di credenze per essere definito religioso deve contenere una visione della realtà, dottrina della

salvezza, dottrina del giusto comportamento, dottrina sul destino ultimo di tutte le cose, modalità di

appartenenza alla comunità dei fedeli- e di tipo sociale. Per quest’ultimo FOX ne individua 4: 1. Fornire un

quadro di riferimento; 2. Offrire regole di comportamento; 3. Creare e sostenere le istituzioni finalizzate a

tramandare tali credenze; 4. Legittimare l’agire sociale.

Tipo Chiesa: Weber→ chiese= strutture ufficiali che intellettualizzano la dottrina religiosa e rifuggono

dall’emotività, rappresentano il divino come qualcosa di lontano dalla vita quotidiana. Al contrario le sette

sono emotive, spontanee; il divino è sempre presente e pronto a intervenire nel quotidiano. Le Chiese

posseggono dei tratti comuni che le differenziano dalle altre forme organizzative della religione:

- Organizzazione monolitiche, gerarchiche e centraliste

- altamente inclusive dal punto di vista organizzativo e pongono dei vincoli per entrare a far parte di

esse

- Hanno un ruolo attivo nel mantenimento dell’ordine sociale

- Affiancano i poteri sostenendo gli obiettivi economici e politici

Tipo setta: forma primaria delle organizzazioni religiose, è costituita da un piccolo gruppo di fedeli ed è molto

esclusiva nell’accettazione. Si costituiscono intorno alla figura di un leader che ha una relazione diretta o

comunque speciale con Dio e il divino. Le differenze con le Chiese è il loro rapporto con lo Sato: tendono o a

non avere rapporti o addirittura opporvisi esplicitamente; ascesi intesa come astinenza, austerità e

autodisciplina. Glock e Stark attribuiscono la causa della creazione di sette al malcontento sociale e al

dissenso religioso. Per Wilson invece sono movimenti di protesta religiosa in periodo di profonde

trasformazioni o crisi sociali.

Tipo denominazione: organizzazioni simili alle sette che tendevano ad essere Chiese quindi mantengono

caratteristiche di entrambe. L’appartenenza è una libera scelta individuale e tutti gli aderenti possono

partecipare alla sua gestione. Sono tipiche negli stati uniti con esempi di presbiteriani, battisti e dei metodisti.

Tipo culto: simile a una setta ma ha orientamenti di fondo diversi. Struttura organizzativa molto debole con

individui rifiutano i valori dominanti della società esterna. Privilegia l’esperienza individuale e l’appartenenza

si determina nel seguire determinate teorie, prescrizioni e insegnamenti di un leader carismatico. Non ha una

dottrina chiaramente definita; tendono ad avere una vita breve e soggetta al ciclo delle mode.

In generale diciamo che ne esistono di due tipi: quelli che predicano una religione del tutto nuova VS quelli

che intendono rivitalizzare tradizioni già presenti ma secondo nuove pratiche. In fatto di numeri, questi sono

piuttosto aleatori – alcuni includono anche gruppi religiosi ben radicati tipo testimoni di Geova VS altri si

riferiscono solo alle formazioni minori.

Caratteristiche principali sono natura escludente – forma di conversione per adesione- ingresso coincide con

esperienze primarie fuori dal “normale” – enfasi sulle esperienze – forte obbedienza e devozione – percepiti

come movimenti di protesta.

Capitolo sesto

La sociologia della religione tende a differenziare da un lato la religione intesa come istituzione sociale in cui

l’analisi si concentra sul potere e l’influenza delle istituzioni, sulla loro forza o debolezza; dall’altro vi è la

religione concepita come scelta e pratica individuale. Le ricerche più importanti identificano tre livelli della

religiosità individuale:

a) partecipazione religiosa

b) valori religiosi

c) credenze religiose

Le teorie di secolarizzazione spiegano bene cosa è accaduto in Europa ma non negli Stati Uniti dove si rileva

una popolazione maggiormente religiosa rispetto gli europei con l’eccezione di irlandesi e polacchi. Si ricorre

alla teoria del “mercato religioso” libero e competitivo, c’è una vasta offerta spirituale, ovvero amplio

pluralismo religioso quasi interamente all’interno dell’universo cristiano.

Dalle ricerche emerge che: 1. Sostanziale stabilità nel medio e lungo periodo, ed è rilevante data l’accrescente

modernizzazione; 2. In periodi di acute crisi ci sono notevoli variazioni del tasso di religiosità; 3. Tendenza

comunque a ristabilirsi, dal momento che le Chiese americane offrono una vasta gamma di servizi; 4.

Mantenimento stabilità legato alla cultura americana – non significa immobilismo; 5. Esistono significative

differenze sociali e regionali rispetto alla religiosità – America puritana VS America secolarizzata; 6.

Importanza dei valori religiosi nella sfera pubblica americana nonostante la netta separazione S-C.

EUROPA: crescente fetta popolazione ha smesso di partecipare regolarmente a pratiche religiose – credere

senza appartenere. Paesi ortodossi usciti dall’esperienza comunista hanno i tassi più bassi di religiosità, unica

eccezione = Russia.

Alcuni studiosi hanno provato a spiegare la secolarizzazione europea e la religiosità americana attraverso

l’ipotesi della religione civile. Rosseau spiega con “religione civile” che Stato, diritto e società non esistono

senza religione, ma questa non può essere il cristianesimo. Soluzione: rimpiazzare il cristianesimo con una

“professione di fede puramente civile” -> lo Stato deve creare una propria religione.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Laurarafa02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Gritti Roberto.

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