Manuale di sociologia politica - Capitolo 3
Politica, stato e cittadinanza
Lo stato come cuore della politica in epoca moderna
Weber definisce lo stato come ‘’comunità umana che nei limiti di un determinato territorio esige per sé con successo il monopolio della forza fisica legittima’’. Questa definizione individua l’istituzione Stato come definita dai suoi elementi strutturali (come il monopolio della violenza legittima) che il diritto pubblico riproduce nella triade ‘’popolo, territorio, sovranità’’.
Troviamo le radici dello stato moderno tra la metà del XV secolo e la metà del XVII secolo. In questi periodi troviamo infatti due diverse stagioni sociopolitiche: una di lungo periodo, la società feudale, e una di media durata, la società dei ceti. Nel sistema feudale, il signore fondatore (vassallo) esercita tutti i poteri conferitigli dal diritto feudale, rispondendo solo al feudatario, a sua volta sottoposto all’imperatore. L’imperatore tuttavia necessita di una legittimazione di tipo teocratico, attribuendo così un ruolo di enorme importanza al cosiddetto secondo sole: il papa. Questa giustapposizione tra impero e papato impedirà l’emergere di un criterio di forte sovranità, che si svilupperà solamente con l’affermarsi dello stato moderno.
Una prima messa in discussione del sistema feudale è costituita dalla società dei ceti. Sul finire del Medioevo, le nuove attività produttive e commerciali danno luogo a corporazioni professionali gelose della propria autonomia. La contrapposizione tra le signorie urbane e i gruppi sociali emergenti, ipotizzano alcuni studiosi, sarà il presupposto originario dello stato moderno. Due elementi tuttavia impediscono di attribuire alle città ai margini dell’Europa la primazia dell’avvento della forma stato modernamente intesa: la dimensione territoriale circoscritta e la mancata risoluzione del conflitto tra la pretesa del comando signorile e la pretesa di gestione comunitaria.
Lo stato moderno nasce quindi con il costituirsi delle monarchie assolute in Francia, Spagna e Inghilterra. Il suo affermarsi corrisponde al convergere di tre dinamiche:
- Una di tipo socioeconomico, per cui l’incontro tra gli interessi dei latifondisti e gli interessi dei produttori non poteva che avvenire in un territorio vasto da rappresentare un mercato interessante e aperto.
- Una dinamica tipo culturale e ideologico: durante le guerre di religione la chiesa cattolica resta essenzialmente la fonte identitaria dei regni che devono sostenere lo scontro con l’impero ottomano.
- Una dinamica di tipo politico: la supremazia dello stato e l’autonomia della politica si impongono rispetto alla grande feudalità, alla chiesa e alle libere città.
La nuova istituzione politica si trova ad affrontare due questioni cruciali:
- Il passaggio da un sistema di poteri di tipo personale e patrimoniale a un sistema di poteri a fondamento pubblico e impersonale. (trasformare le cariche in uffici, edificando così un corpo di funzionari politici).
- Il tipo di regimento dello stato: nel regimento assolutistico la sovrapposizione tra persona del re, patrimonio e funzione politica consente il mantenimento dell’istituto giuridico secondo il quale il re non è soggetto alla legge, ma è già alle porte il sistema della iurisdictio, per cui il re, come tutti i comuni mortali, dovrà assoggettarsi alla legge.
L'evoluzione delle forme della politica dal basso e dall'alto: cittadinanza e tipi di stato
Con l’affermazione dello stato moderno, la politica ritrova centralità ed autonomia. La centralizzazione e la monopolizzazione dei mezzi di potere su un ampio territorio introduce una distinzione tra dentro e fuori i confini nazionali, che si tradurrà nell’adozione di una logica politica per i rapporti interni e di una logica basata sulla forza nei rapporti internazionali. All’interno dello stato territoriale viene a crearsi una macchina politico-burocratico alle cui determinazioni è difficile sfuggire. Di conseguenza, i fermenti sociali aumentano d’intensità, fino a produrre una doppia dinamica evolutiva che può essere letta contemporaneamente come evoluzione dal basso ed evoluzione dall’alto delle differenti forme della politica.
La dinamica bottom-up viene definita come processo di inclusione dei soggetti un tempo esclusi dalla sfera del potere politico. La rottura dell’Umanesimo e del Rinascimento rispetto al Medioevo comporta anche la ridefinizione delle unità sociali elementari tramite il rilancio dell’io individuale rispetto alla categoria del noi. L’affermazione dello stato assoluto traduce però le categorie culturali e quelle sociologiche nell’unica categoria giuridica dei sudditi sottoposti al sovrano. È proprio questa caratterizzazione dello stato in senso assolutistico che fa scatenare le prime vivaci richieste di inclusione politica della cerca di popolazione.
È tra il XVIII e il XX secolo che si compie il processo di capovolgimento della categoria di suddito in quella di cittadino. Marshall definisce la cittadinanza come uno status che viene conferito a coloro che sono membri a pieno diritto di una comunità, e ricostruisce il suo consolidarsi attraverso la conquista e il riconoscimento di tre tipi di diritti/doveri: civili, politici e sociali.
I diritti civili di cittadinanza, la cui prima affermazione si trova nel Bill Of Rights del 1689, nascono come uno scambio tra la rinuncia dei soggetti privati all’uso delle armi e alla prassi di farsi giustizia da sé e il riconoscimento da parte del sovrano dei diritti di ogni singolo all’integrità della persona, del domicilio e della corrispondenza, alla libertà di movimento e di opinione, alla proprietà privata. L’avvio dello stato costituzionale è l’effetto contemporaneo di una battaglia sociale e di una spinta culturale. La prima ha per protagonista l’emergente borghesia urbana che non può più accettare la mancanza di libertà e l’asservimento della manodopera al latifondo che impedisce di avere operai per le fabbriche delle città. La seconda si deve al pensiero di intellettuali come Locke e al tentativo di ritorno a criteri di legittimazione teocratica della monarchia. Locke osserva infatti che si è ritenuto opportuno conferire tutto il potere a un uomo solo per evitare le sopraffazioni degli individui tra loro, a maggior ragione dovrà essere posto un limite al potere di quello stesso uomo che potrebbe essere tentato a sua volta da qualsiasi tipo di abuso.
Per quanto riguarda i diritti politici, anche in questo caso ci troviamo in presenza di una situazione d’impasse risolta solo grazie a un rapporto di scambio tra il sovrano e i soggetti borghesi. Il casus belli è costituito dal mancato accordo sulle pretese crescenti di imposizione fiscale da parte dello stato. I borghesi si oppongono al tentativo del re di imporre tasse che non siano decise da un parlamento. Alla fine, il sovrano è costretto a cedere: solo chi ha risorse proprie per pagare le imposte è legittimato a godere dei diritti politici di rappresentanza: è l’origine del suffragio elettorale ristretto su base di censo. Per il dispiegamento completo dei diritti politici di cittadinanza bisognerà arrivare oltre la metà del Novecento. La successione è tendenzialmente la seguente dappertutto:
- Riconoscimento del diritto di voto ai soli uomini adulti percettori di reddito tassabile
- Suffragio universale maschile
- Suffragio universale maschile e femminile
- Abbassamento del limite dell’età adulta
- Soluzioni differenziate per l’inclusione dei non-cittadini (stranieri immigrati)
Il riconoscimento dei diritti civili e politici di cittadinanza non basta a garantirne il godimento in maniera immediata. In proposito si è da tempo elaborato una concettualizzazione che cerca di mettere di fronte entitlements e provisions: gli entitlements corrispondono ai titoli di credito di pertinenza di un individuo in virtù della posizione sociale detenuta, mentre le provisions altro non sono che beni e servizi effettivamente disponibili e acquisibili con quei titoli. È facile verificare come spesso non ci sia corrispondenza tra diritti potenziali e diritti effettivamente esercitati e goduti. Tale questione si risolve solo se alla disponibilità dei beni strategici di democrazia si accompagna sempre una simmetrica e convergente azione dei poteri strategici di democrazia (istituzioni e dei reali meccanismi di tutela degli stessi diritti). Se nel caso dei diritti civili il rispetto dell’integrità fisica e della libertà dei cittadini diventa un fatto reale solo nel momento in cui esso è garantito dal comportamento congruente della magistratura e delle forze dell’ordine, per quanto riguarda i diritti politici si può parlare di riconoscimento completo ed effettivo solo quando l’elettorato attivo e passivo si esercita in elezioni libere, pluralistiche e ricorrenti. Il quadro delle garanzie dall’alto si completa con il principio della separazione dei poteri, con il quale si assicura che le tre funzioni, legislativa, esecutiva e giudiziaria, siano affidate a organi diversi e separati, ciascuno dei quali non prevarichi sugli altri.
I diritti sociali di cittadinanza si affermano in Europa tra gli ultimi vent’anni dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Il ragionamento che ne sta all’origine è molto semplice: come è possibile essere cittadini a tutti gli effetti con tanto di titolarità teorica di diritti civili e politici se in caso di indigenza, infortuni gravi o malattie si è abbandonati senza risorse alla propria sorte? La situazione si aggrava decisamente con l’avvento della rivoluzione industriale nel continente europeo. Per il proletariato industriale urbano ogni infortunio, ogni malattia, la stessa vecchiaia rappresentano esperienze drammatiche e disperate. Per uscire da queste angustie gli stessi operai cominciano ad organizzarsi in società di mutuo soccorso. Sarà il potente cancelliere Bismarck alla nascita del Partito Socialdemocratico tedesco nel 1875 a giustapporre nel 1878 misure giuridiche contro la libertà di stampa e di associazione. Poi per riportare sotto il controllo dello stato la questione dell’assistenza, nel decennio successivo egli si fa promotore di provvedimenti assistenziali e di tutela del lavoro, che vanno dall’assistenza per le malattie e gli infortuni alle pensioni di vecchiaia. I diritti sociali saranno ulteriormente sviluppati nei paesi scandinavi negli anni Trenta del Novecento con l’adozione del Sistema di Sicurezza Nazionale. Tali diritti riguarderanno l’assistenza sociale e sanitaria, la previdenza, l’istruzione, la casa e la tutela del lavoro.
L’iter dei diritti di cittadinanza lascia però aperte due questioni. La prima è relativa alla successione dei diritti secondo la sequenza suggerita da Marshall. Probabilmente il suo è un itinerario ideal-tipico. In molti paesi esterni all’area anglosassone un tipo di diritti (sociali) ha preceduto gli altri due o si sono avute precedenze comunque diverse dal modello. La seconda questione si traduce nella domanda se la cittadinanza debba essere intesa come un processo aperto o chiuso. La cittadinanza è destinata a restare un processo aperto e complesso, almeno fino a quando si riterrà valida la categoria politica di base che tramite essa si esprime. Esempi di apertura si trovano nell’odierno dibattito politico-giuridico in cui si sta avviando al riconoscimento di diritti di quarta generazione, relativi alla tutela dell’ambiente e degli animali.
Alla crescita dei diritti di cittadinanza corrisponde una parallela e simmetrica evoluzione delle forme di stato. L’identificazione del tipo di reggimento politico è determinata dal tipo di diritti riconosciuti, dalle garanzie previste nell’organizzazione dei pubblici poteri e dal grado di inclusione dei soggetti sociali. L’attestarsi dello stato liberale avviene in corrispondenza del riconoscimento pieno e garantito dei diritti civili di cittadinanza. Lo stato democratico prende piede fattualmente solo quando si estendono i diritti politici di cittadinanza e il principio di separazione dei poteri. Sebbene l’aggettivo democratico entrasse addirittura nella definizione di alcune forme di stato, di fatto non è possibile parlare di democrazia in paesi in cui le elezioni non sono o non erano libere né pluraliste e in cui un solo soggetto egemonizzava tutti i poteri dello stato. Se si resta correttamente legati al significato filologico dei termini usati (per cui la democrazia è il governo del popolo attraverso rappresentanti liberalmente eletti) e non a vaghe formule di democrazia sostanziale, non pare possibile parlare di stato democratico, se non come stato liberal-democratico. Nel momento in cui, accanto agli altri due pacchetti di diritti, entrano in gioco i diritti sociali di cittadinanza, gli stati che se ne fanno carico assumono la connotazione di stato liberale e social-democratico, o nel linguaggio corrente, stato sociale tout-court. L’aggiunta della garanzia del terzo tipo di diritti non è però automatica: gli stati uniti d’America si fermano infatti alla forma di stato liberal-democratico, mentre praticamente tutti i paesi europei, seppur con significative varianti, acquistano la forma di stato sociale.
Lo stato autoritario e lo stato totalitario
Ci sono aree in cui gruppi di individui o intere popolazioni non pervengono affatto o arrivano piuttosto tardi al modello di stato affermatosi in occidente. In alcune zone, all’introduzione della forma Stato per effetto della disgregazione di precedenti organizzazioni non segue, o segue molto parzialmente, l’adozione di criteri liberal-democratici di reggimento politico. In alcuni paesi islamici non si completa la separazione dei poteri tra la sfera religiosa e quella temporale. Nel 1990 il rapporto tra stati non democratici e stati democratici nel mondo vede prevalere i primi con una percentuale del 55% contro il 45% dei secondi.
La sociologia politica ha perseguito tre obiettivi conoscitivi:
- La classificazione dei diversi tipi di regimi politico
- L’individuazione degli elementi connotativi di ciascuna classe tipologica
- La ricerca delle cause e dei percorsi dell’affermarsi di questo o quel tipo di regimi.
Linz e Stepan propongono un’essenziale classificazione dei regimi non democratici, distinguendoli:
- Regimi autoritari
- Regimi totalitari
- Regimi post-totalitari
- Regimi sultanistici
Il sultanismo configura una situazione in cui permane una confusione tra il patrimonio privato e l’arbitrio del capo e il patrimonio e i poteri pubblici. Caratteristico della fase di passaggio tra l’affermazione iniziale dello stato moderno e l’autonomizzarsi della macchina pubblica, il sultanismo viene riscontrato ad Haiti con i Duvalier, nell’Iran con lo shah, e nella Corea del Nord con Kim Il Sung. Lungi dall’essere scomparso, tale tipo di regime sembra ripresentarsi ancora in quelle aree del mondo (Africa, Centro-America, Medio-Oriente) in cui è storicamente assente una tradizione democratico-parlamentare.
I regimi autoritari ricomprendono i regimi di dominio personale e i regimi post-totalitari di paesi ex-comunisti non ancora democratici, e si estendono ad almeno altre quattro situazioni:
- Regimi autoritari burocratico-militari, particolarmente diffusi in America Latina
- Regimi a statalismo organico, una variante del tipo precedente, in cui il controllo della società passa attraverso l’azione di organizzazioni corporative di matrice clerico-fascista
- Regimi autoritari di mobilitazione delle società post-democratiche, di cui sono esempi storici il fascismo italiano e per certi versi il franchismo spagnolo
- Regimi autoritari di mobilitazione dopo l’indipendenza, che caratterizzano i paesi appena usciti dal dominio coloniale.
Linz descrive i regimi autoritari come sistemi a pluralismo politico limitato, la cui classe politica non rende conto del proprio operato, che non sono basati su un’ideologia guida articolata, ma sono caratterizzati da mentalità specifiche, dove non esiste una mobilitazione politica capillare e su vasta scala, salvo in alcuni momenti del loro sviluppo, e in cui un leader o a volte un piccolo gruppo, esercita il potere entro limiti mal definiti sul piano formale, ma in effetti piuttosto prevedibili.
I regimi totalitari accentuano rispetto ai regimi autoritari l’aspetto repressivo, si connotano per la pervasività e il controllo dell’ideologia politica su tutti gli ambiti della vita. L’essenza del totalitarismo sta nel fatto che esso annulla ogni distinzione tra lo stato e i gruppi sociali, e perfino tra lo stato e la personalità individuale. Talmon sostiene non a caso che il totalitarismo si basa sulla assunzione di un’unica ed esclusiva verità in politica. Friedrich attribuisce allo stato totalitario le seguenti sei caratteristiche:
- Un’ideologia onnicomprensiva
- Un partito unico guidato da un solo uomo
- Un potere di polizia fondato sul terrore
- Il monopolio dei mezzi di comunicazione
- La subordinazione completa delle forze armate al potere politico
- Un sistema centralizzato di pianificazione economica e il controllo di tutte le organizzazioni
È stato sicuramente uno stato totalitario l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, appaiono ugualmente totalitari altri regimi socialisti nel Novecento: la Repubblica Popolare Cinese sotto Mao, l’Albania di Hoxa, il Vietnam di Ho Chi Minh e Cuba di Fidel Castro. Più problematica appare la collocazione di regimi quali il fascismo di Mussolini e il nazismo di Hitler. Essi si erano infatti imposti inizialmente come regimi autoritari, per poi puntare a trasformarsi in Stati Totalitari. Il loro avvio è infatti segnato da accordi di compromesso con i ...
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