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Riassunto esame Sociologia politica, prof Gritti, libro consigliato Islam alla sfida della laicità, Roy

Riassunto esame di Sociologia Politica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Gritti, Islam sfida alla laicità. Questo riassunto tratta ed è basato su tutti i capitoli del libro in modo approfondito e specifico con l'uso di un linguaggio semplice.

Esame di Sociologia politica docente Prof. R. Gritti

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sacralizzazione dello Stato gli ha consentito di espellere la Chiesa dallo spazio politico e non vi è una vera

laicità senza uno Stato forte: la politica è al centro del processo di secolarizzazione. Si può dire che la laicità

si è costruita in contrapposizione alla Chiesa cattolica, ma anche che il cristianesimo ha consentito la nascita

della laicità.

Il dogma musulmano è forse un ostacolo alla laicità?

Dibattito teleologico: chi definisce l’Islam come un insieme di norme chiuse e i musulmani come una

comunità esclusiva nei confronti di qualsiasi altra appartenenza utilizza una definizione usata dai

fondamentalisti. La grande polemica sul dogma musulmano contrappone due grandi scuole. Da una parte

abbiamo quelli per cui il dogma islamico è un ostacolo alla secolarizzazione e alla laicizzazione. Si articolano

gli argomenti in tre punti:

1. nell’Islam non c’è separazione tra religione e Stato

2. la Shaari’a è incompatibile con i diritti umani e con la democrazia

3. il credente può identificarsi solo nella comunità dei credenti e ignora la società politica

Due conclusioni possibili=> - riforma teleologica

-Islam non è riformabile e quindi ai musulmani viene negato l’accesso alla modernità

L’ottica dei fondamentalisti islamici è un Islam che costituisce un sistema totalizzante da un lato ed intangibile

nel dogma e nella Shaari’a dall’altro. In entrambi i casi si tratta di posizione essenzialista che consiste nel

vedere nell’Islam un sistema di pensiero atemporale e immobile. Questa posizione è sostenuta dal paradigma

di rivelazione dell’Islam ed è avvenuta in base ad un’unità di tempo, di luogo e di protagonista. A questo

approccio rispondono pensatori musulmani riformisti, liberali o moderati. I liberali ortodossi utilizzano le

tecniche classiche dell’esegesi e della giurisprudenza; dispongono di un corpus di riferimenti molto più ampio

di quello dei fondamentalisti che si attengono al Corpus del Corano e della Sunna. Confutano ad esempio la

chiamata alla jihad, non pensano di dover aderire ai valori occidentali. In sintesi tutto ciò che non è

esplicitamente contro l’Islam è accettabile. Non è però una scuola dinamica in quanto viene promossa la

secolarizzazione e la laicità. Un altro approccio propone di far riferimento a una certa casistica che consente

un compromesso di sostanza ad esempio l’approccio del Consiglio europeo della fatwa, come l’Uoif, che

difende il concetto di una fiqh della minoranza.

Il riformismo in teologia

Nasce una scuola realmente riformista che rifiuta l’identificazione nei moderati o nei fondamentalisti. Questi

nuovi teologi assumono posizioni di rottura von gli ulema e ciò che accomuna questi riformisti è l’idea che si

debba separare il messaggio coranico dalla sua incarnazione in una storia e in un luogo determinato. La

giurisprudenza (fiqh) si è costruita su culture patriarcali e ha originato una shari’a più aperta ritenuta come

la matrice di un significato che sarebbe stato fossilizzato in un diritto inflessibile dagli ulema tradizionali. Il

potere quindi non è più considerato difensore dell’Islam, ma origine della sua fossilizzazione. Il riformismo

presuppone la separazione della politica dalla religione, non tanto per salvare la politica dalla religione ma la

religione dalla politica. L’iraniano Soroush difende la contrazione della religione quindi un ripiegamento della

religione fuori dalla politica ma anche fuori dalla società tradizionale. La separazione dello Stato dalla

religione è un’affermazione laica, ma in questo caso la laicità precede il secolarismo. Soroush auspica a questa

separazione ma si augura che la società civile rimanga religiosa. Afferma che la religione può compiere ancora

qualcosa nella società in quanto essa libera il cittadino dall’onnipotenza dello Stato. Per conciliare la società

civile religiosa con la democrazia bisogna presupporre che il cittadino agisca come credente poiché se cosi

non fosse, la società sarebbe definitivamente secolarizzata, in quanto nessuna istanza imporrebbe la fede al

cittadino.

Altri riformisti aprono piste diverse dato che l’affermazione di una libertà di critica teleologica va di pari passo

con il pluralismo. Questi pensatori ritengono che si debba uscire da un senso ideologico e strumentale dei

testi. Le problematiche legate alla democrazia e alla società devono essere affrontate al di fuori del testo

coranico. La shari’a non viene più considerata un codice giuridico e scompare il concetto di fiqh. Il problema

maggiore di questo approccio è confrontare il dogma con la politica senza spiegare il perché. I rapporti tra

fondamentalismo, laicità e secolarizzazione sono più complessi.

La laicità di fatto: storia e società del mondo musulmano

Sociologi ed antropologi affermano che l’Islam abbia incontrato la secolarizzazione dal punto di vista politico

e sociologico. Nell’Islam tutti i poteri sono stati secolari ovvero non determinati dalla religione. Eccetto il

periodo del profeta non ci sono mai state teocrazie. I sultani hanno preso potere all’interno di logiche

temporali e si sono accontentati di negoziare la loro legittimità con gli ulema. A loro volta gli ulema hanno

teorizzato il rispetto del potere costituito per garantire la sopravvivenza della società musulmana e per evita

la fitna (divisione della comunità). Conta che la regola di gioco e il rispetto del contratto vengano mantenuti.

Alla secolarità politica corrisponde anche la forza delle strutture non religiose nelle società musulmane. Le

società tradizionali sono strutturate da logiche antropologiche e da regole comportamentali dove il posto

dell’islam è modesto. Esempio in Afghanistan i talebani non sono mai riusciti a sostituire il codice tribale con

la shari’a. l’Islam inoltre si è diffuso in aree geografiche molto diverse dove le società musulmane erano

altrettanto diversificate: si parla di Islam culturali, a riprova della grande capacità di adattamento dell’islam

a culture diverse, ma anche la sua incapacità nel rappresentare una realtà. La produzione di una shari’a unica

ha mostrato la tendenza a rendersi autonoma dal potere politico. Carrè nota che l’Islam è coinvolto

nell’aspetto temporale nella misura in cui è il potere che lo coinvolge quindi si instaura un rapporto a doppio

senso come hanno capito i religiosi iraniani quietisti che chiedono una separazione tra Stato e clero: la non

distinzione tra lo Stato e la religione secolarizza la religione più di quanto non sacralizzi la politica. Fino ai

giorni nostri la secolarizzazione nei paesi musulmani è avvenuta nei fatti senza tensione tra potere secolare

e potere religioso. In Europa occidentale invece si è focalizzata su questa tensione. la secolarizzazione ha

coinvolto anche le popolazioni musulmane che hanno evidenziato un comportamento indipendente

dall’evoluzione del dogma

La laicità figlia del divorzio tra Stato e Chiesa

La laicità è nata in Occidente dal confronto tra Repubblica e Chiesa, cioè tra due istituzioni. Ad esempio la

laicità alla francese aveva contrapposte queste due istituzioni per la gerarchizzazione del potere temporale.

Per sacralizzare lo Stato è necessario che lo Stato abbia delle fondamenta religiose. Il diritto è fondato sulla

volontà: di Dio, del sovrano e del corpo politico. In uno stato la lotta diventa più forte poiché entrambi

richiedono legittimità. Non vi è laicità senza uno Stato forte e la religione diventa la condizione necessaria

all’esistenza del secolarismo. Nell’islam non esiste né una Chiesa né la sacralizzazione dello Stato. Il potere

viene preso dal sultano che viene premiato o sconfitto in base all’approvazione divina. Nell’Islam lo Stato è

sempre debole, causa: la resistenza della società civile rafforzata da le acabiyya e la shari’a. il collegamento

fra Stato e laicità dovrebbe determinare una democrazia che non è mai arrivata.

L’immaginario politico dell’Islam: esiste una cultura politica musulmana?

Le norme religiose hanno una loro influenza, ma mai in modo diretto poiché fungono solo da norme sociali

o politiche in quanto necessita del diritto, ordine politico e forme di religione che variano nel tempo. Quindi

la laicità è dipesa dall’ordine politico e non dal dogma. La laicità si struttura attraverso la politica mentre la

secolarizzazione è il risultato delle varie modalità religiose del credente. Non ci interessa il dogma, ma

l’inserimento del credente in un sistema. Ad esempio, nell’Islam si genera un immaginario politico poco

operativo. Il dogma per loro non definisce un sistema politico, ma un immaginario che dipende

dall’interpretazione. L’immaginario politico dominante per gli islamisti e i neofondamentalisti è quello del

Profeta. I primi però puntano ad una reislamizzazione attraverso lo Stato; i secondi attraverso la devozione

personale. Nell’immaginario islamico questi paradigmi funzionano grazie all’intermediazione di

un’elaborazione giuridica o ideologica. Un dogma religioso non produce mai un effetto diretto in politica. Ma

alcuni autori come Samuel Huntington individuano un legame diretto tra il dogma e il sistema politico, che

verrebbe materializzato dalla cultura: la cultura musulmana o arabo-musulmana.

Come affermiamo che il dogma determina il comportamento dei credenti?

Per i fondamentalisti, gli integralisti e i born-again affermano che è il credente stesso che decide di porre in

primo piano le prescrizioni del dogma. Per il musulmano sociologico ovvero quello che non ostenta la propria

credenza, si ricorre al concetto di cultura. Considerata come l’elemento che consente alla religione di

modellare una società ma anche una mentalità. La cultura fa da mediazione tra religione e società e la

secolarizzazione è la permanenza della religione senza il sacro. Due sono le fattispecie dell’Islam: la religione

secolarizzata che si esprime sotto forma di cultura e la religione fondamentalista che esprimerebbe

direttamente un’esigenza di teocrazia.

La parentesi dello Stato islamico e l’istituzione dello spazio di laicità

Nella ricerca di tornare al tempo del Profeta si mette in evidenza il problema di una mancanza di un vero e

proprio Stato islamico quindi la problematica dello Stato è moderna. Due sono stati i modelli di riferimento:

a. un apparato statuale secolare e autoritario di tipo europeo sul modello del dispotismo illuminato o dei

regimi fascisti o socialisti

b. lo Stato islamico prodotto da una trasformazione dell’Islam in ideologia politica dove la società è modellata

dallo Stato

La richiesta popolare di uno stato islamico ha provocato ribellioni della società civile e una richiesta di

autenticità. Il rifiuto della laicità rappresenta il rifiuto del regime non come protesta ad una società

tradizionale, ma come volontà di appropriarsi dello Stato da parte di una nuova generazione. In uno Stato

islamico si trasforma la religione in un’ideologia di Stato ad esempio l’Iran islamico in cui non è la religione a

decidere il posto della politica, ma il contrario. Lo Stato islamico è stato instaurato solo in Iran poiché solo

qui Stato e Chiesa sono veramente presenti. È stato dimostrato che la rivoluzione islamica abbia contribuito

a rendere la società ancora più statalizzata. Da qui si sviluppa il problema di separazione tra chi produce

sapere e norme religiose e chi amministra lo Stato. L’ideologizzazione è solo la supremazia della politica sul

diritto religioso. Ma un regime islamista produce sempre un effetto opposto: una secolarizzazione accelerata

a cui si aggiunge il crollo della pratica religiosa e una depoliticizzazione dell’Islam. In Iran accanto ai

riformatori vi sono anche i religiosi tradizionalisti che rivendicano la separazione della Chiesa e dello Stato. Il

problema non è mantenere una cultura islamica, ma l’irruzione di nuove forme di ideologizzazione della

religione nel contesto dello Stato moderno. Le rivoluzioni islamiche conducono quindi alla politicizzazione del

fattore religioso che ha finito per separare la religione della politica. La rivendicazione democratica può

finalmente essere laica.

La secolarizzazione rafforza la specificità religiosa

La laicità francese si è realizzata sulla base di scelte politiche, mentre la secolarizzazione è stata generata da

processi culturali; da qui nasce la problematica dei rapporti tra religione esplicita e interiorizzazioni di una

visione religiosa del mondo dal punto di vista culturale. La secolarizzazione è un processo societario che

coinvolge la società nel profondo. Ma secolarizzazione presuppone una ridefinizione dell’appartenenza

religiosa in quanto comporta una ricostruzione dell’identità religiosa come identità minoritaria. Avere la fede

o non averla rappresenta un criterio di differenziazione tra due gruppi. Nelle Chiese cristiane e tra gli ulema

musulmani è possibile rintracciare una linea tra due tendenze, quella dell’esclusione e quella della

cooptazione. Con la secolarizzazione la religione ha una minore visibilità sociale ed è quindi meglio esplicitare

la propria condizione di credente o meno poiché le condizioni di appartenenza ad un gruppo diventano più

rigide.

La laicità orfana

La laicità politica è stata accompagnata da una profonda secolarizzazione della società ed è anche il risultato

del compromesso tra Stato e Chiesa; entrambi in crisi. Lo Stato-nazione si è indebolito a causa della

globalizzazione e della costruzione europea e più deboli sono anche gli elementi di coesione sociale e di

inclusione. Anche le Chiese sono messe in discussione in quanto istituzioni dal rinnovamento religioso. I

credenti nuovi vogliono essere riconosciuti in quanto credenti e non si accetta più che il rapporto tra religione

e contesto pubblico avvenga sotto la supervisione dello Stato.

Il rapporto tra religione e politica è diventato asimmetrico: il fondamentalismo religioso non è interessato al

potere politico, ma alla società. Anche i movimenti fondamentalisti hanno disinvestito nei confronti dello

Stato che non è considerato strumento di trasformazione della società, ma cavalcano l’onda

dell’individualizzazione e della società civile.

L’ascesa dell’Islam si accentra in un contesto più ampio: l’Occidente registra ormai la rinascita della religione

poiché ha avuto maggiore visibilità e grazie all’avvento di forme integraliste della religiosità che chiedono

riconoscimento della dimensione integrale pubblica. Tra questi movimenti annoveriamo a forme di

carismatismo cristiano, sette, ortodossia ebraica e fondamentalismo islamico. Queste nuove religioni sono

individualiste, molto mobili, scarsamente istituzionalizzate, antintellettuali e comunitariste. La comunità

diventa una scelta di appartenenza e non un’eredità culturale.

Gli Stati sono in difficoltà nel gestire le nuove religioni con i vecchi strumenti della laicità. Le nuove forme si

adattano meglio alla globalizzazione come abbiamo visto con il salafismo. Le Ciese tradizionali rimangono

invece molto legate alla cultura, rimanendo distaccate da ogni contesto e deterritorializzate.

Questi cambiamenti hanno portato la laicità a gestire le forme di fondamentalismo con coercizione

determinando una separazione tra laicità e democrazia.

Lo stato francese, il modello giacobino, va in crisi ed in Europa si sviluppa uno Stato tecnocratico basato sulla

privatizzazione dell’economia, sulla formazione delle istituzioni solo da parte di esperti, mentre l’azione

sociale è affidata a Ong e Onu. La sacralizzazione dello Stato è presente nei paesi di diritto romano, ma

assente in quelli della common law, quindi anglosassoni. Ora il modello dominante è quello anglosassone che

vede nel protestantesimo e nella common law la vera modernità dove è il contratto tra individui a creare il

vero legame politico, l’ultima modernità riguarda il concetto di società civile. Nel prospettare la

democratizzazione di uno Stato esso non viene più visto come fattore costitutivo quindi il problema della

laicità perde significato in quanto conta solo la secolarizzazione. In Francia si continua a considerarla come

una forma di laicità e quindi di fedeltà allo Stato.

Il fondamentalismo contemporaneo, agente della mondializzazione

I fondamentalisti cristiani ed islamici hanno in comune l’impegno per la definizione di una religione pura al

di fuori della cultura. Il neofondamentalismo presuppone una rottura con forme di pratica religiosa ecco

perché prende il nome di religione dei born-again. Rifiuta l’eredità culturale, crede che la salvezza si ottenga

immediatamente con la fede, si individua nella religione un insieme di dogmi che costituiscono più un codice

che un sapere. Queste norme vengono attuate attraverso l’ammonizione o la polizia religiosa. I

neofondamentalisti ritengono che la cultura si ridondante e minacciosa quindi vengono vietate le belle arti,

romanzi, musica ecc. non si occupano delle questioni sociali e la differenziazione dei sessi è per loro molto

importante come quella tra credenti e non credenti. Nella sua apologia della deculturazione accogli le

popolazioni sradicate e deculturate. Essendo deterritorializzato il neofondamentalismo non si interessa allo


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Laurarafa02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Gritti Roberto.

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