Islam alla sfida della laicità
Laicità e identità della Francia
Sempre più frequenti sono i dibattiti sulla laicità e sugli attacchi ai musulmani e all’Islam in generale che confluiscono nel problema denominato 'pericolo islamico'. Quest’islamofobia è di natura esistenziale in Francia, come se l’Islam mettesse in discussione l’identità della Francia, portando a una mobilitazione dei valori repubblicani e della laicità. La focalizzazione dell’identità francese sull’Islam risale al 1905 quando ci fu separazione tra Chiesa e Stato. Allora il nemico era la Chiesa cattolica, oggi l’Islam ha sostituito il cattolicesimo.
Il dibattito sull’Islam nasce sulla centralità che la religione deve occupare, ma dall’altra si pensa che proprio essa sia portatrice di minacce legate ai conflitti mediorientali. Confusione è determinata dal fatto che l’Islam in Occidente è stato portato da un’immigrazione recente e volontaria dei musulmani. La campagna islamofobica fa parte del processo di ricomposizione del contesto politico e intellettuale francese.
Molto ostili sono coloro i quali ritengono che l’eredità cristiana faccia parte dell’identità francese ed europea e quindi l’Islam non è integrabile. La posizione viene condivisa dalla destra cristiana e dall’estrema destra. A questa ostilità si aggiunge quella di coloro che appoggiano la repubblica e la laicità. In questa campagna si evidenziano due categorie: gli ottimisti che intendono privilegiare un Islam liberale, laico e molto francese e i pessimisti per cui non esiste un Islam laico. Questi ultimi ritengono che le banlieues si identifichino con i palestinesi e il comunitarismo sia lo specchio di un conflitto planetario.
Essendo ogni atteggiamento criticato solo ed esclusivamente compiuto dall’Islam, ci si chiede se sia necessario porre l’islamofobia all’interno delle lotte razziste. Iniziano però a unirsi e confondersi tra di loro le parti di destra e sinistra, quindi chi riteneva che il problema centrale fosse l’immigrazione (questione etnica) si incontrano ormai con coloro per i quali la religione è la questione centrale: è questo il tema della comunitarizzazione che unisce le due correnti.
Oggi in Francia alcuni musulmani hanno iniziato a parlare in quanto tali. L’immigrato degli anni Settanta era silenzioso: altri parlavano per lui. I giovani beurs degli anni Ottanta invece rivendicavano il pensiero dell’immigrazione, erano antirazzisti e rifiutavano il comunitarismo senza fare riferimento all’Islam. Negli anni Novanta un pensiero islamico strutturato è stato incarnato da due figure: il predicatore barbuto salafista con la tunica bianca ed un forte accento e l’intellettuale che parla perfettamente francese. Esempio di questa tipologia è Tariq Ramadan che si oppone al pensiero salafista.
Si pone una questione di fondo: quella dell’irruzione in tutte le religioni monoteiste occidentali di nuove forme di religiosità, tutte comunitariste, esclusive e totalizzanti. Il problema delle sette preoccupa la società francese e la tentazione di legiferare contro di esse è forte. I più attivi nel dibattito sono però i militanti: la gran massa di moderati, dei musulmani che hanno elaborato la loro laicità e che si sono ben inseriti nella società francese.
Secolarizzazione e laicità
Secolarizzazione è un fenomeno sociale che non richiede alcuna attuazione politica: avviene quando l’elemento religioso cessa di essere al centro della vita degli uomini. L’ultimo stadio della secolarizzazione è la scomparsa della religione come fine di un processo e non perché sia antireligiosa o anticlericale. Laicità è decretata dallo Stato che organizza lo spazio pubblico. Il problema della laicità è quello della separazione tra la sfera religiosa e quella politica, a livello della società. Il credente non è obbligato ad attuare questa separazione ed è la legge che regola la laicità e della società il compito per quanto riguarda la secolarizzazione.
A questo si può rispondere in due modi: tecniche classiche dell’apologetica, si smontano gli argomenti degli avversari evidenziando le loro contraddizioni interne, si enumerano i diversi esempi tratti dalla storia per dimostrare la compatibilità dell’Islam con la modernità e la laicità. Ma questa tecnica ha il paradossale inconveniente di basarsi su un presupposto comune vale a dire l’effettiva esistenza di una verità di ciò che l’Islam dice o non dice. Dall’altra parte ci possiamo chiedere come sia possibile che la religione influenzi determinati comportamenti. Max Weber infatti afferma che non è presente rapporto causale tra un dogma e un comportamento.
È quindi necessario studiare i soggetti e i dispositivi in base ai quali una religione ha un impatto sulla vita sociale e politica. Esistono due forme che rischiano di essere confuse. Da un lato la cultura quindi l’insieme dei modi di pensare e di agire specifici di una società. La religione esiste solo nel caso in cui sussista una cultura detta etnica. Essa non è più in grado di spiegare i comportamenti concreti dei protagonisti. Dall’altro lato abbiamo il fondamentalismo, cioè il punto nel quale la religione si distacca dalle culture di riferimento e definisce se stessa come una religione pura. Il fondamentalismo viene associato all’importazione di una cultura mentre è solo una delle conseguenze della crisi delle culture.
Bisogna comprendere come l’Islam venga vissuto oggi e considerare il fatto che non esiste un processo astratto di secolarizzazione: le modalità di uscita dalla religione sono effettivamente dettate dalla religione dalla quale si esce. La religione abita la società: essa l’ha formata e ritorna sotto forma di laicizzazione e di fondamentalismo. La nostra laicità e la nostra secolarizzazione sono cristiane in quanto sono partite dal cristianesimo. La laicità francese è avvenuta grazie alla forza dello Stato, a sua volta sacralizzato. Una secolarizzazione senza laicità è avvenuta invece per le società musulmane dove non si è mai posto il problema di dove collocare la Chiesa, bensì quello della Shari’a che tende a spossessare lo Stato di una parte di quella che in Occidente viene considerata prerogativa: il monopolio della legislazione.
Quindi laicità non può essere ridotta al rapporto tra Stato e religione, ma riguarda il modo in cui la società si definisce politicamente. La loro mondializzazione dipende dalla deculturazione.
La laicità francese e l'islam: dove è l'eccezione?
La laicità è specificamente francese e pone due problemi distinti: il primo è l’identità della Francia, il secondo è il rapporto tra Islam da un lato e secolarizzazione dall’altro. Prima cosa dobbiamo distinguere tra secolarizzazione dove la società si emancipa da una sacralità che non rifiuta e laicità laddove lo Stato espelle la religione oltre una frontiera definita. Si differenziano in base a due parametri: la separazione della Chiesa e dello Stato e il posto della religione nella società. Un paese può essere secolare ma non laico in quanto ha una religione ufficiale, ma può anche essere laico pur accettando la religione nella sfera pubblica. In uno stato laico come la Turchia non vige la separazione tra stato e chiesa in quanto gli imam sono funzionari dello Stato come lo sono i pastori danesi.
Tutti affermano che esiste un solo Islam, ma ciascuno propone la propria analisi personale, tra un eccessivo liberalismo o dall’altra parte fondamentalismo. Infine, è utile sottolineare la costante oscillazione tra secolarizzazione, laddove la società si emancipa a poco a poco dalla religione e laicità laddove la politica gestisce lo spazio pubblico.
Laicità alla francese: un principio giuridico e politico
La laicità è un argomento così infuocato per due motivi:
- Crisi dell’identità francese per causa dell’Islam
- Concetto di laicità che ha diversi significati e va trovato quello che assume oggi
Il termine laicità oggi viene associato a tre particolari registri:
- Laicità come filosofia: laicità che implica una concezione fondata sulla filosofia dei Lumi e quindi sul progresso e sull’etica di razionalità. È un’opinione valida, ma che non viene eretta a verità in quanto le ideologie sono promosse per simpatia ovvero se sono radicate o meno nella nostra formazione. La laicità filosofica non può essere oggetto di consenso in quanto molte persone non ci si possono riconoscere. Prima di essere un sistema di pensiero, la laicità è un insieme di leggi.
- Laicità come effetto del diritto: la laicità come principio giuridico viene messo in discussione dal fatto che nessun testo giuridico lo definisce in quanto tale. La legge del 1905 non usa questa parola, ma dovremmo aspettare la Costituzione del 1946 per vedere associato il termine laicità a degli effetti giuridici. Essa tuttavia è effettivamente giuridica nel senso che il Parlamento con l’attività legislativa, i tribunali con l’applicazione della legge e la giurisprudenza definiscono ciò che per i cittadini è molto evidente: la laicità è determinata dal diritto. Quindi la definiamo come l’insieme dei testi di legge che compongono il diritto francese delle religioni. È quel principio comune che si deduce dalle leggi che regolano la collocazione della religione nello spazio pubblico francese.
- Laicità come principio politico: la laicità si stabilisce in un determinato contesto quando si voleva liberare lo Stato e la società dall’influenza della Chiesa cattolica. La repubblica si è costruita contro la Chiesa cattolica. Quindi si tratta di una laicità da combattimento e questo conflitto è durato dal 1790 al 1924, anno in cui la Chiesa accettò la legge del 1905. La guerra civile si articolò attorno alla questione della collocazione politica della Chiesa cattolica. Il riconoscimento della Repubblica da parte della Chiesa cattolica non è stato ricollegato ad una nuova riflessione teleologica ma è stata dettata esclusivamente da una riflessione politica. E politica è stata anche la tardiva accettazione della legge del 1905 da parte del Vaticano. La separazione tra stato e chiesa è stata accettata solo dalla dissociazione della politica dalla teologia che inizialmente è stata condannata dai papi, ma poi accettata per paura della creazione di un partito cattolico.
La questione della laicità è in primis una questione politica. La successiva nascita della Democrazia Cristiana sigla l’adesione effettiva dei cattolici alla Repubblica che cercarono di promuovere i valori cattolici anche attraverso una legislazione. La pace non è stata immediata soprattutto dal punto di vista della società civile. La Francia del 20 secolo è stata profondamente divisa tra laici e cattolici. Dietro la scuola pubblica esistevano due diverse reti sociali, di sindacalismo, ma anche di tempo libero fino a creare una socialità laica e quella da oratorio. Il conflitto polarizzato sulla questione della scuola si è attenuato solo nel 1984 fino al 1994. E ci potremmo chiedere se la fine di questo conflitto abbia portato alla crescita della violenza nelle banlieues. A fine di questo contrasto ne comparì un altro: la laicità contro l’Islam. La laicità quindi rimanda prima di tutto alla strutturazione dello spazio politico francese ed è stata utile anche alla creazione di un’alleanza tra classi nella questione sociale. La laicità di oggi si fonda sul consenso dei valori repubblicani.
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