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Riassunto esame Sociologia politica, prof Gritti, libro consigliato Il sistema politico italiano, Guarnieri

Riassunto esame di Sociologia Politica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Gritti, Il sistema politico italiano. Questo riassunto tratta ed è basato su tutti i capitoli del libro in modo approfondito e specifico con l'uso di un linguaggio semplice. Tratta degli argomenti: sistema politico italiano dall'unità d'italia fino ad... Vedi di più

Esame di Sociologia della politica docente Prof. R. Gritti

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parlamentare. La costituzione è fortemente retrospettiva quindi vengono fatte leggi per tutelare il governo

da minacce come il li liberalismo e il fascismo. Un ruolo fondamentale è quello del Presidente della

Repubblica che formula il governo e elegge il Presidente del Consiglio; può sciogliere anticipatamente le

Camere e convocare le elezioni in anticipo. Anche l’introduzione del controllo giudiziario di costituzionalità

delle leggi è stata una novità. La creazione di una Corte Costituzionale, composta da giudici nominati in eguali

proporzioni dal presidente, parlamento ed altre magistrature, iniziò a funzionare solo nel 1956. La volontà

dei costituenti di circoscrivere i poteri dell’esecutivo emerge dal Csm, l’organo cui la Costituzione affida tutte

le decisioni riguardanti lo status dei magistrati sia pubblici ministeri sia giudici. Presieduto dal capo dello Stato

è formato per due terzi da magistrati eletti dai propri colleghi e per un terzo da giuristi eletti dal parlamento.

Così il Csm iniziò a ridurre drasticamente i poteri del governo sull’amministrazione della giustizia.

Un orientamento regionale iniziale fu applicato solo alle regioni a statuto speciale: Valle d’Aosta, Sicilia,

Sardegna e Trentino Alto-Adige. L’istituzione di regioni ordinarie venne bloccato dalla Dc poiché non voleva

che le regioni venissero controllare da partiti comunisti. Solo nel 1970 furono istituite le regioni ordinarie.

Ultimo ma non meno importante fu il referendum abrogativo che permette a minoranze qualificate di

richiedere l’abrogazione totale o in parte della legge. Il carattere della democrazia repubblicana non è

determinato solo dalle norme costituzionali, ma anche dalla legge elettorale che fu il frutto di un accordo tra

i partiti. Questa legge è a favore di un sistema proporzionale a scrutinio di lista dove all’elettore spetta il

compito di scegliere tra le liste di campo e di esprimere la preferenza per i singoli candidati. I seggi sono

attribuiti in modo proporzionale tra le varie liste e sono eletti i candidati. È un meccanismo che premia

principalmente i partiti di massa.

I partiti di sinistra e in particolar modo il Pci riescono ad esercitare un forte controllo sulla mobilitazione delle

classi inferiori, mentre la Dc svolge un ruolo analogo con le classi medie. Il sistema politico italiano ormai si

basava sui rapporti tra questi partiti ed un esempio furono le elezioni parlamentari del 18 aprile 1948.

Queste elezioni videro l’opposizione tra due schieramenti: il Fronte democratico popolare, composto da Pci

e Psi e la coalizione di governo dell’anno precedente, composta da Dc e piccoli partiti come Pli, Pri e Psdi.

L’esito da la maggioranza alla Dc il cui capo Alcide de Gasperi diviene presidente del consiglio fino al 1953.

Alla costituzione viene data un’interpretazione maggioritaria che dava vantaggio alla maggioranza. A questo

proposito si parla di congelamento della Costituzione che consiste nel non realizzamento degli istituti di

garanzia. Viene aggiunta alla Costituzione il premio di maggioranza, che prevedeva che il 65% dei seggi della

Camera fosse attribuito a quel partito o coalizione di partiti che avesse ottenuto la maggioranza assoluta

(50+1) dei voti validi. Questo progetto decade nel 1953 con la caduta della maggioranza e l’indebolimento

della Dc. Inizia la fase del disgelo della Costituzione quindi gli istituti di garanzia vengono eseguiti e l’assetto

politico si sposta in direzione policentrica. Nel 1962 si passa ad una maggioranza di centro-sinistra, che perde

il Pli, ma comprende il Psi che si stacca dal Pci. Tra il 1976 e il 1979 si sperimenta il governo di non-sfiducia,

di unità per poi passare alla nuova formula del pentapartito che mette insieme centrismo e centro-sinistra.

Elettori e partiti di massa: il comportamento della Prima Repubblica si divide in due fasi. La prima (1953-

1976) è caratterizzata da una crescente concentrazione del voto sui due principali partiti, la Dc e il Pci. La

stabilità dell’elettorato italiano è stata favorita dalla legge elettorale proporzionale, ma anche grazie alla

natura dei partiti di massa, il quale presenta un’ideologia abbastanza radicata e tende a fare gli interessi di

classi o gruppi sociali piuttosto ampi stringendo rapporti con sindacati e associazioni. I partiti di massa nel

caso italiano sono tre: la Dc, il Pci e il Psi. Rappresentano due delle tradizionali fratture politiche presenti:

quella confessionale, la Dc e quella di classe, il Pci e il Psi.

I sindacati come la Cgil si scissero nel 48-49 in Confederazione italiana dei sindacati liberi (Cisl) e nella

socialdemocratica Unione italiana del lavoro (Uil). La posizione di predominio dei partiti di massa è la vera

svolta della politica italiana del periodo repubblicano. I partiti di massa sono la vera espressione delle

subculture politiche, vale a dire di settori della società caratterizzati dal fatto di condividere un insieme di

valori e atteggiamenti politici comuni. Le due principali ideologie quella cattolica e quella socialista avevano

delle radici forti in determinate aree territoriali. I cattolici erano presenti soprattutto nel Nord-Est, il Pci nella

“zona rossa” che comprendeva l’Emilia-Romagna, la Toscana e l’Umbria. Qui si trova una forte rete che

sostiene efficacemente il voto e si parla di voto di appartenenza, elettore che si indirizza verso un

determinato partito in quanto si sente appartenente a determinati valori che il partito rappresenta.

Accanto al voto di appartenenza troviamo il voto dell’elettore razionale che sceglie in base ad un’accurata

visione del programma del partito che è il voto d’opinione. È un voto fortemente influenzato dalla

congiuntura politica e quindi dal comportamento dei partiti. Oppure il voto di scambio cioè di colui che

scambia la propria preferenza con una promessa o un beneficio.

Il sistema partitico: polarizzazione e depolarizzazione: la stabilità del comportamento elettorale della

Repubblica è legata alla sostanziale stabilità del suo sistema politico. Infatti, tra il 1948 e il 1987 si collocavano

da sinistra a destra i seguenti partiti: Pci, Psi, Psdi, Pri, Dc, Pli, Msi. In questo periodo il sistema italiano era un

pluralismo polarizzato. Di sistemi multipartitici ne esistono due:

- Sistemi partitici a pluralismo limitato e moderato=> caratterizzati da un numero limitato di partiti

rilevanti, assenza di un centro, bassa distanza ideologica tra i poli estremi, competizione bipolare e

prevalenza di una competizione di tipo centripeto.

- Pluralismo estremo e polarizzato=> numero di partiti è alto, i poli di destra e sinistra sono occupati

da partiti anti-sistema, competizione centrifuga=> consegue che questo tipo di pluralismo determina

un sistema bloccato nel senso che non esiste alternanza tra partiti o coalizioni diverse.

La polarizzazione del sistema partitico italiano è asimmetrica nel senso che il polo di sinistra (Pci) è sempre

stato più forte di quello di destra (Msi). Questo ha permesso al centro (Dc) di puntare sulle forze di sinistra

ed essere nominato ‘un partito di centro che guarda a sinistra’. Verso gli anni ’60 la maggior parte dei partiti

convergono al centro e nel’62 si ha il primo governo di centro-sinistra negli anni ’80 si ha il declino del Pci.

Il processo legislativo: maggioranza e opposizioni. I risultati delle elezioni del 1948 segnano la netta vittoria

della Dc e di De Gasperi e per la prima ed ultima volta in Italia un solo partito riesce ad ottenere la

maggioranza assoluta in parlamento. Così il partito cerca di istituzionalizzare una visione maggioritaria della

Costituzione. Ha inizio un periodo di forte instabilità che caratterizza la II legislatura e anche la III. Grazie

all’indebolimento della Dc inizia la lenta attuazione delle istituzioni di garanzia previste dalla Costituzione. In

parlamento crescono sempre di più le opposizioni ed in particolare quella di sinistra. Il culmine

dell’importanza data all’opposizione in ambito decisionale nel parlamento si ha quando si iniziò a dare un

ruolo a ciascun partito in base alla sua importanza, nello specifico a partire dal 1971 con la conferenza dei

capigruppo che deve decidere all’unanimità riguardo le decisioni. Da questo processo è assente il governo.

Negli anni ’70 e la 7 legislatura si vede avanzare accanto ai partiti di centro- sinistra anche il Pci. Ma questa

collaborazione durò poco in quanto avevano punti di vista troppo differenti. Negli anni ’80 si vede prevalere

la maggioranza di pentapartito con rafforzamento di parlamento e governo. Nel 1981 vengono ampliati i

poteri dei presidenti delle camere, tra il 1988 e il 1990 viene ridotto l’uso del voto segreto e nel 1990 viene

riconosciuto al governo un ruolo di programmazione dei lavori parlamentari.

Maggioranze parlamentari e governi. Il sistema partitico con anche i partiti anti-sistema ha influenzato il

carattere delle maggioranze pro-sistema formate da partiti che stanno insieme in primis a difesa dei caratteri

fondamentali del sistema politico che possono presentare delle forti differenze. Ad esempio, nelle

maggioranze centriste negli anni ’50 si manifestano contrasti sulla politica economica quindi tra Pli e Psdi. La

disomogeneità nelle politiche da perseguire è poi alimentata dalla tendenza ad allargare il più possibile la

maggioranza di governo per assicurarne così la stabilità. Il vero punto debole dei governi della Prima

Repubblica sta nel fatto di non uscire direttamente dalle elezioni. La natura anti-sistema del Pci rende

impossibile la sua ascesa al governo e quindi l’alternanza tra partiti diversi. Quindi il risultato elettorale non

serve a creare la maggioranza, ma solo a stabilire i rapporti di forza tra i partiti che formano la coalizione di

governo pro-sistema. Le maggioranze sono maggioranze deboli caratterizzate da una spaccatura tra governo

e partiti. In questa situazione il presidente del Consiglio non si comporta da leader bensì da mediatore tra i

vari partiti. Questi partiti vedono divisioni interne al partito stesso e la differente struttura dei partiti presenti

in parlamento influenza il processo legislativo. A fronte di partiti di governo frammentati troviamo un partito

di opposizione compatto guidato da una forte leadership partitica. La ragione della crescente influenza del

Pci sul processo legislativo si ha per la partecipazione sempre più frequente e rilevante del Pci alle

maggioranze legislative.

Gruppi e istituzioni. Il carattere del sistema partitico riflette sulle istituzioni. Una prima conseguenze riguarda

i rapporti tra gruppi di interesse e istituzioni politiche e amministrative. Il caso italiano mostra la sua

peculiarità nel fatto che i partiti di massa hanno un ruolo molto forte, mentre le istituzioni sono deboli perciò

i gruppi cercano di instaurare con le istituzioni delle relazioni di privilegio al fine di influenzarne le decisioni.

Un rilievo maggiore è determinato dai gruppi di interesse che vantano un rapporto di parentela con le forze

politiche. Ad esempio, la Coldiretti (sindacato dei coltivatori diretti) che instaura con la Dc un rapporto

cementato anche dal fatto che questa organizzazione grazie al voto di preferenza riesce a far eleggere nelle

liste democristiane un gruppo di parlamentari fedeli. Quindi la Coldiretti riesce ad influenzare in modo

notevole le politiche agricole dei governi della Prima Repubblica. Il legame di parentela può riguardare ma in

minor modo i partiti di opposizione e il Pci. Ma per farlo bisogna aspettare che il partito di opposizione

influisca sui processi di decisione parlamentare. La conseguenza di queste cose è la forte frammentazione

del sistema di gruppi dividi dagli interessi e dalle appartenenze politiche. I partiti fanno fatica nell’aggregare

in modo coerente le domande dei gruppi di interesse. D’altra parte, i gruppi che non possono vantare un

legame di parentela si trovano in una situazione di relativa debolezza come il caso di Confindustria che

nonostante le sue capacità vede difficoltà nell’accogliere le sue domande. È una situazione che si manifesta

dagli anni 50 quando la Dc decide di influenzare l’industria pubblica in particolare l’Eni e l’Iri in modo tale da

rendersi autonomi da Chiesa cattolica o Confindustria. Alla fine degli anni 60 i sindacati operai riprendono

l’iniziativa e riescono a controllare le ribellioni. Cresce il potere dei sindacati fino agli anni 80 dove vedono il

declino insieme al Pci. Confindustria invece vede una ripresa con l’elezione nel 1974 di Giovanni Agnelli.

Le radici della crisi: i piedi d’argilla del gigante. Gli anni ’80 sono gli anni del pentapartito, una coalizione che

raccoglie i partiti pro-sistema: Psi, Psdi, Pri, Dc e Pli. I partiti si avvicinano tra di loro e aumenta la conflittualità

tra i partiti di governo in quanto si ha un progressivo indebolimento dell’opposizione. È una conflittualità che

ha come oggetto la spartizione delle risorse piuttosto che i caratteri delle politiche. La crisi del Pci rede meno

probabile un mutamento della maggioranza di governo e indebolisce l’efficacia della sanzione. Fino agli anni

’70 il tema delle riforme istituzionali non era preso molto in considerazione. Poi successivamente si incontrò

l necessità di affrontare il problema. Un ruolo importante nel diffondere questa consapevolezza è stato fatto

dal Psi che si opponeva alla Dc e al Pci. Negli anni ’80 il tema delle riforme entra nella politica. Si oppone

prima il Pci con De Mita favorevole ad una riforma della legge elettorale ma gli altri leader non erano molto

entusiasti. Nel frattempo, nel sistema internazionale dopo una lunga fase di sostanziale stabilità avvengono

dei mutamenti. In primo luogo, entra in crisi l’Unione Sovietica e i paesi del socialismo reale. Con l’avvento

della segreteria del Pcus di Gorbacev nel 1985, la crisi del sistema sovietico viene ufficialmente ammessa.

Avviene la caduta dei regimi comunisti e viene sostituito specie in Europa Centrale e orientale da regimi

democratici. Con il crollo del Muro di Berlino l’erosione delle tradizionali subculture politiche è fortemente

accelerata. All’interno della leadership del Pci si apre una divaricazione tra chi intende accelerare il processo

di revisione ideologica per trasformare il partito in un moderno partito socialdemocratico europeo e chi vuole

rifondare l’esperienza comunista. Dal vecchio Pci emergono due partiti: il Partito democratico della sinistra

(Pds) e il Partito di rifondazione comunista (Rc).

Il drastico ridimensionamento dell’estrema sinistra fa venir meno in larghe fasce la spinta a votare per il

partito cattolico e accelera il declino democristiano. Gli anni 80 vedono un aumento del deficit del bilancio

pubblico e forte aumento del debito pubblico. La debole capacità di prendere decisioni delle nostre istituzioni

non facilita il compito. I governi iniziano a ridurre la spesa pubblica. Il Trattato di Maastricht siglato nel 1992

introduce dei limiti ai deficit dei bilanci pubblici dei paesi della Comunità europea nella prospettiva di arrivare

all’unità monetaria. Questo deficit porta al malcontento soprattutto nel Nord che fa emergere le Leghe:

movimenti compositi a base regionale che danno voce al crescente malcontento dell’elettorato del Nord.

Esse iniziano a prendere voti e soprattutto la Lega in Lombardia si posiziona seconda dopo la Dc e prima del

Pci nel 1990. L’anno seguente le varie Leghe regionali si federano nella Lega Nord (LN) sotto la guida di

Umberto Bossi.

La repubblica quasi maggioritaria

La crisi del 1992: I risultati delle elezioni del 1992 mettono in luce la crisi dei partiti di governo. Il pentapartito

perde il Pri e diventa una coalizione di quattro partiti che non raccoglie più la maggioranza assoluta. Anche

la Dc subisce un forte ridimensionamento arrivando a toccare i minimi storici. Chi si avvantaggia della

situazione è la Lega Nord. Si apre una grave crisi aggravata il 25 aprile dalle dimissioni del Presidente della

Repubblica, Francesco Cossiga e la paralisi decisionale del sistema politico si manifesta nella difficoltà di

eleggere un nuovo capo dello Stato. La situazione si blocca ancor di più quando avviene l’uccisione di uno dei

magistrati anti-mafia più importanti il 23 maggio a Palermo, Giovanni Falcone. Viene eletto con un’ampia

maggioranza Oscar Luigi Scalfaro, un politico democristiano. Ma solo alla fine di giugno si crea il nuovo

governo presieduto da Giuliano Amato. Le elezioni del 1992 hanno segnato una pesante sconfitta per i partiti

di governo, specie a Milano, dove la Lega Nord è diventata il primo partito. I mesi seguenti le elezioni sono

caratterizzati da una lunga crisi politica a causa delle molte indagini che contribuiscono all’indebolimento

della classe politica. La crisi dei partiti è accelerata dalla grave crisi valutaria e finanziaria che si manifesta alla

fine del 1992. La lira viene investita in pieno dalla speculazione e la Banca d’Italia deve ricorrere a forti

aumenti dei tassi di interesse. L’aumento dei tassi ha immediate ripercussioni negative sul disastrato bilancio

pubblico in quanto porta ad un aumento della spesa per interessi sul debito pubblico. Il governo Amato deve

affrontare questa situazione e la affronta ricorrendo ad un forte aumento delle entrate e un drastico

contenimento delle uscite. Gli effetti politici sono evidenti: aumenta il carico fiscale complessivo e

diminuiscono le risorse da distribuire. Tutto questo portò al crollo del consenso dei partiti di governo. Al Nord

la Lega raccoglie molti consensi e a Milano viene eletto un sindaco leghista. Nel centro-sud si avvantaggia il

partito di estrema destra, il Msi, che ottiene buoni risultavi anche se vince la sinistra. La vera innovazione

della sinistra avviene nel 1994, accanto al Movimento 5 stelle, con l’avvento di Silvio Berlusconi insieme al

nuovo partito Forza Italia (Fi). L’indebolimento dei partiti tradizionali ha delle conseguenze immediate sulla

dinamica delle istituzioni. Lo stesso governo Amato si emancipa sempre di più dal controllo partitico.

Successivo al governo Amato fu il governo di Carlo Azeglio Ciampi che era il primo Presidente del Consiglio

non parlamentare, ma fu eletto grazie all’appoggio dato dal presidente della Repubblica Scalfaro. La fase che

si apre nel 1992 si caratterizza anche per il forte ruolo svolto da istituzioni che dovrebbero essere neutrali.

L’indebolimento dei partiti rende la figura del Presidente della Repubblica più forte specie nel campo della

formazione del governo e lo scioglimento anticipato del parlamento. Un ruolo è giocato dai comitati che

ripropongono i referendum in maniera elettorale. Nell’aprile del 1993 la legge elettorale del Senato è

sottoposta ad un referendum che ha esito positivo e la trasforma da sostanzialmente proporzionale in un

sistema misto ma prevalentemente maggioritario.

Le nuove regole elettorali. Le nuove leggi elettorali vengono varate nel 1993 battezzate da Giovanni Sartori

il ‘Mattarellum’. In primo luogo, si tratta di un cambiamento dato dal voto popolare quindi lo stallo

decisionale è superato grazie all’intervento del corpo elettorale. Il dover rinnovare anche le riforme della

Camera offre alla classe politica la possibilità di fare i propri interessi. Le leggi che ne fuoriescono sono un

compromesso e diventano leggi elettorali miste, maggioritarie e proporzionali anche se la componente

maggioritaria tende a prevalere poiché ad essa sono attribuiti tre quarti dei seggi assegnati al candidato con

il maggior numero di voti. D’altra parte, per attenuare il consenso dei partiti minori le liste che ottengono

seggi nella quota maggioritaria vengono penalizzate nella distribuzione dei seggi proporzionali attraverso un

complesso meccanismo detto scorporo. Al senato dove l’elettore a una sola scheda, la quota proporzionale

è assegnata sulla base dei voti ottenuti da coloro che non sono stati eletti direttamente dai collegi. Lo

scorporo è totale dato che i voti per eleggere il candidato non contano per l’assegnazione dei seggi

proporzionali. Alla camera invece l’elettore dispone di due schede, una per il collegio maggioritario e una per

la quota proporzionale, e lo scorporo consiste nel fatto che alle liste che sono riuscite a far eleggere propri

candidati nei collegi maggioritari è sottratto dai voti nella quota proporzionale, un numero di voti pari a quelli

sufficienti per eleggere i candidati nei collegi maggioritari. La tendenza maggioritaria investe anche le leggi

elettorali locali. All’inizio del 1993 le leggi comunali e provinciali sono riformate. Viene introdotta l’elezione

diretta dei sindaci e dei presidenti di provincia con un eventuale ballottaggio tra i due candidati. Nella

distribuzione dei seggi viene mantenuto il principio proporzionale. Queste riforme hanno determinato

maggiore stabilità e un collegamento diretto tra amministrazione locale e politica nazionale.

Le elezioni del maggioritario. Le elezioni politiche del marzo 1994 segnano una svolta profonda nella politica

italiana. Si sperimenta il nuovo sistema elettorale basato su collegi uninominali. A sinistra il Pds riesce a

costruire un’alleanza con Rc e i Verdi. Al centro quello che rimane del partito cattolico, ora Ppi, si allea con le

forze centriste e prende il nome di Patto d’Italia. La novità maggiore si ha a destra con il partito di Silvio

Berlusconi, Forza Italia, che sfrutta i politici del vecchio pentapartito e la sua struttura aziendale Fininvest che

aveva molte risorse politiche. In poche settimane Berlusconi riesce a creare una coalizione che metteva

insieme un settore moderato della vecchia Dc, il Centro cristiano democratico (Ccd), il Msi ora Msi-An e la

Lega Nord. La coalizione di centro-destra è costituita da due alleanze elettorali che si presentano in modo

diverso al Nord e al Centro-Sud: nei collegi settentrionali è presenta il Polo delle libertà (Fi e Lega), mentre a

sud esiste il Polo del buongoverno (Fi e Msn-An). Berlusconi si presentò come capo della coalizione e proprio

per questo risultò molto chiaro e convincente. Poco chiara era invece la coalizione di sinistra in quanto non

aveva un capo e c’era troppo divario tra i componenti radicali e quelli moderati. I risultati elettorali favorirono

Berlusconi, che ottenne la maggioranza alla Camera, ma non al Senato. Le elezioni manifestano un rinnovo

della classe parlamentare: ben il 67% dei parlamentari è di prima nomina. Cala drasticamente la presenza di

professionisti in politica, mentre aumentano i parlamentari provenienti dal settore privato.

In maggio Berlusconi riesce a formare il suo governo ma si trova dopo poco a fronteggiare le indagini della

procura di Milano che si indirizzano verso la Fininvest. Lui aveva cercato sin da subito di mantenere rapporti

buoni col mondo giudiziario e pare che avesse cercato di inserire Di Pietro e Davigo nel governo. Il governo

cerca di porre un argine emanando un decreto legge che mirava a ridurre i poteri del pubblico ministero, un

provvedimento che spesso sembrava finalizzato a facilitare la collaborazione degli indagati con dichiarazioni

accusatorie. La magistratura si ribella e provoca divisioni nel governo per cui Lega Nord e Msi-An si dissociano.

Il decreto legge viene ritirato e il risultato mostra la sconfitta di Berlusconi e una non solidità della

maggioranza. Questa fragilità viene mesa in luce anche con la questione delle pensioni. Il governo voleva

limitare i benefici pensionistici, ma incontra il contrasto dei sindacati. La coalizione di governo si spezza e la

Ln esce dalla maggioranza e presenta una mozione di sfiducia. Il primo governo Berlusconi si dimette. Lui

richiedeva le elezioni anticipate, ma il capo dello Stato pone a capo un governo tecnico in grado di risolvere

i problemi finanziari del momento con a capo Lamberto Dini. Questo governo fu situato in una situazione di

grande trasformismo, numerosi furono i passaggi di deputati e senatori da un gruppo ad un altro. Il governo

Dini inizialmente sostenuto dalla Lega, dal centro, dalla sinistra e in parte anche dalla destra si sposta verso

sinistra anche come conseguenza del fatto che nell’area centro-sinistra si consolida il nuovo soggetto

dell’Ulivo, nato dall’alleanza tra Pds e Ppi.

Le elezioni del 1996: il centro, Ppi perde il Cdu e si allea con il Pds. Emergono due grandi coalizioni: l’Ulivo

che stipula un’accordo con Rc e Polo della Libertà e i cattolici del Ccd-Cdu. La coalizione di centro-sinistra

quindi presenta alle elezioni un candidato alla presidenza del Consiglio: Romano Prodi. Si presentano davanti

agli elettori due coalizioni con due leader, Prodi e Berlusconi, potenziali capi di governo. Quella di centro-

destra più coesa per via della leadership di Berlusconi. Nel centro-sinistra il capo della coalizione non è anche

il capo del partito più forte. I risultati danno un vincente in entrambe le Camere: l’Ulivo. Emerge anche il peso


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Riassunto esame di Sociologia Politica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Gritti, Il sistema politico italiano. Questo riassunto tratta ed è basato su tutti i capitoli del libro in modo approfondito e specifico con l'uso di un linguaggio semplice. Tratta degli argomenti: sistema politico italiano dall'unità d'italia fino ad oggi, le composizioni dei vari partiti politici e termini tecnici con annesse definizioni del campo della politica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Laurarafa02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Gritti Roberto.

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