Società e sistemi economici
Prima di affrontare le leggi che governano l'economia di mercato che il 19esimo secolo tenta di imporre, serve una solida comprensione degli assunti alla base di un tale sistema. L'economia di mercato implica un sistema di mercati autoregolati, in termini tecnici è un'economia diretta dai soli prezzi di mercato. Un sistema del genere che si organizza senza interferenze può essere chiamato autoregolato.
Nessuna società potrebbe sopravvivere senza una qualche forma di economia ma prima del nostro tempo non è mai esistita un'economia controllata dai mercati. Nonostante l'istituzione del mercato esista dalla tarda età della pietra, il suo ruolo era però del tutto incidentale nei confronti della vita economica. Adam Smith suggeriva che la divisione del lavoro nella società dipendeva dall'esistenza dei mercati e così poneva la questione della propensione al baratto, al commercio, allo scambio. Da questa fase doveva poi nascere il concetto dell'uomo economico.
Fino al tempo di Adam Smith quella propensione si era appena mostrata nella vita di qualunque comunità, ed era rimasta al massimo un aspetto subordinato della vita economica. Un centinaio di anni più tardi era invece in azione un sistema industriale che praticamente e teoricamente implicava che la razza umana era spinta in tutte le sue attività economiche, se non addirittura in tutte le sue azioni politiche, intellettuali e spirituali, proprio da quella particolare propensione. In quel tempo gli autori di economia politica, storia sociale, filosofia politica e sociologia seguivano le orme di Smith e avevano stabilito il suo paradigma del selvaggio barattante come un assioma nelle loro rispettive scienze.
Ipotesi di Smith
In realtà i suggerimenti di Smith sulla psicologia economica dell'uomo primitivo erano falsi. La divisione del lavoro nasce dalle differenti inerenti al sesso, alla geografia e alle doti dell'individuo e la presunta disposizione dell'uomo al baratto e al commercio è quasi del tutto falsa. Con la storia dei sistemi economici e dei mercati emergerà che il ruolo svolto dai mercati nell'economia interna dei diversi paesi è stato insignificante fino a tempi recenti, mentre il passaggio ad un'economica dominata dalla struttura di mercato risalterà molto più chiaramente.
L'ipotesi di Smith si basava su alcuni pregiudizi, il suo assioma si basava sull'immediato futuro e su questo c'era l'evidenza che l'uomo primitivo aveva un atteggiamento comunista e non capitalista (che poi si dimostra errato). Gli storici dell'economia di conseguenza tendevano a limitare a quel periodo relativamente recente della storia in cui si trovano il baratto e lo scambio e l'economia primitiva veniva relegata alla preistoria. Questo faceva sì che ci si spostasse verso una psicologia del mercato perché nel periodo relativamente breve degli ultimi secoli ogni cosa avrebbe potuto essere vista come tendente all'istituzione di ciò che infine venne istituito e cioè ad un sistema di mercato che non teneva conto delle altre tendenze. Era una prospettiva di breve periodo.
Oggi non è possibile continuare in questa direzione, non si possono considerare gli ultimi 10mila anni e l'organizzazione delle prime società come preludio di una vera storia della nostra civiltà che inizia nel 1776. Gli stessi pregiudizi portano la generazione di Smith a considerare l'uomo primitivo come dedito al baratto e al commercio, condussero i successori di quella generazione a sconfessare ogni interesse nell'uomo primitivo, perché si veniva ora a sapere che non era stato incline a quelle passioni. Gli economisti classici che tentavano di fondare la legge del mercato sulle presunte propensioni dell'uomo allo stato di natura, ma questa tradizione viene sostituita dall'abbandono di ogni interesse per le culture dell'uomo "non civilizzato" considerate irrilevanti per una comprensione dei problemi del nostro tempo.
Studi recenti e loro implicazioni
Le differenze tra popoli civili e non civilizzati sono state esagerate, specialmente nella sfera economica. Gli storici pensano che le forme della vita industriale nell'Europa agricola erano fino a tempi recenti non molto diverse da quelle di migliaia di anni prima, il progresso delle civiltà era soprattutto politico, intellettuale e spirituale, ma per quel che riguarda la dimensione materiale era in realtà abbastanza indietro l'Europa. Weber fu il primo tra gli storici moderni dell'economia a protestare contro l'abitudine di mettere da parte l'economia primitiva e considerarla irrilevanti per i motivi e i meccanismi delle società civili, e aveva visto giusto. Gli studi recenti sulle società primitive dimostrano l'immutabilità dell'uomo come essere sociale.
Le sue caratteristiche naturali riappaiono con notevole costanza in società di ogni tempo e luogo e le condizioni di base necessarie alla sopravvivenza della società appaiono immutabilmente le stesse. Le ricerche storiche e antropologiche recenti sostengono che l'economia dell'uomo di regola è immersa nei suoi rapporti sociali. L'uomo non agisce in modo da salvaguardare il suo interesse individuale nel possesso di beni materiali, ma agisce in modo da salvaguardare la sua posizione sociale, le sue pretese sociali e i suoi vantaggi sociali. L'uomo valuta i beni materiali solo nella misura in cui servono a questo fine.
Meccanismi sociali ed economici
Né il processo di produzione né quello di distribuzione sono legati a specifici interessi economici legati al possesso di beni, ma ogni passo di questo processo è collegato a una molteplicità di interessi sociali che alla fine assicurano che il passo necessario venga compiuto. Gli interessi saranno diversi tra le piccole comunità e vaste società ma in entrambi i casi il sistema funzionerà sulla base di motivi non economici.
Ad esempio, in una società tribale l'interesse economico dell'individuo è raramente predominante perché la comunità sostiene tutti i suoi membri a meno che non ci sia stata una catastrofe, ma anche qui gli interessi sono minacciati collettivamente e non individualmente. D'altra parte, la conservazione dei legami sociali è di importanza cruciale, in primo luogo perché non osservando il codice d'onore l'individuo si taglia fuori dalla comunità e in secondo luogo perché tutti gli obblighi sociali sono reciproci e il loro adempimento serve gli interessi dell'individuo nei rapporti dare-ricevere.
Una situazione del genere deve esercitare pressione costante sull'individuo in modo da eliminare l'interesse economico personale dalla sua coscienza fino al punto di renderlo incapace, in molti casi ma non in tutti, anche di comprendere le implicazioni delle sue azioni in termini di un simile interesse. Questa pressione avviene anche grazie alla frequenza delle attività comunitarie come prendere il cibo dal recipiente comune. La generosità è talmente premiante che viene misurata in termini di prestigio sociale e rende inconveniente qualunque atteggiamento diverso.
Le passioni umane, buone o cattive che siano, sono dirette verso fini non-economici. Le cerimonie servono a spronare l'emulazione. La prestazione di tutti gli atti di scambio come doni spontanei che ci si attende vengano ricambiati anche non dalla stessa persona, è una procedura minutamente articolata e perfettamente salvaguardata da elaborati metodi di pubblicità, da riti magici e dall'istituzione di dualità nelle quali i gruppi sono legati da obblighi reciproci, dovrebbe da sola spiegare l'assenza della nozione del guadagno o anche della ricchezza tranne che per quegli oggetti che tradizionalmente elevano il prestigio sociale.
Organizzazione sociale e ordine economico
In questo esempio non si è tenuto conto della sua organizzazione sessuale e territoriale in rapporto alla quale si esercitano le consuetudini, le leggi, la magia esercitano la loro influenza perché lo scopo era evidenziare il modo in cui insorgono i cosiddetti motivi economici nel contesto della vita sociale. È su questa assenza del motivo del guadagno, del principio del lavoro per una remunerazione e l'assenza di qualunque istituzione separata e distinta basata su motivi economici che sono d'accordo gli etnografi moderni.
Ma dunque come è assicurato l'ordine nella produzione e nella distribuzione? La risposta è: reciprocità e redistribuzioni. La reciprocità opera soprattutto in rapporto all'organizzazione sessuale della società, cioè alla famiglia e alla parentela. La redistribuzione è soprattutto valida per tutti quelli che sono sotto un capo comune. Ha perciò il carattere territoriale. Nell'esempio di prima il sostentamento della famiglia è obbligo per i parenti matrilinei (che discendono dalla madre). Il maschio che provvede a sua sorella e alla sua famiglia con i beni raccolti guadagna credito soprattutto per il suo comportamento ma mieterà in cambio di pochi vantaggi materiali. È il beneficio della moglie e dei bambini che opererà il principio di reciprocità compensandolo quindi economicamente per i suoi atti di virtù civica. La reciprocità contribuisce alla salvaguardia della produzione e della famiglia.
La redistribuzione invece è meno efficace. Una grande parte della produzione dell'isola viene consegnata dai capi del villaggio al capo che la detiene in serbo. È evidente qui l'importanza del sistema dell'immagazzinamento perché tutta l'attività comunitaria è centrata nelle feste, nelle danze e nelle altre occasioni nelle quali gli isolani s'intrattengono gli uni con gli altri e anche con quelli di altre isole. Gli oggetti dei commerci vengono consegnati e i doni vengono dati e scambiati secondo le regole dell'etichetta e il capo distribuisce a tutti i doni consueti.
Economicamente si tratta di una parte essenziale del sistema esistente di divisione del lavoro, del commercio esterno, della tassazione per fini pubblici e dei provvedimenti di difesa. Ma queste funzioni proprie di un sistema economico sono completamente assorbite dalle esperienze intensamente vivide che offrono una sovrabbondante motivazione economica per ogni atto realizzato nella struttura sociale nel suo complesso. Principi del comportamento come questi però non possono diventare efficaci a meno che i modelli istituzionali esistenti non si prestino alla loro applicazione. La reciprocità e la redistribuzione sono in grado di assicurare il funzionamento di un sistema economico senza un'elaborata amministrazione solo perché l'organizzazione delle società in questione soddisfa le richieste per mezzo di strutture come la simmetria e la centricità.
Strutture istituzionali e sistemi economici
La reciprocità è facilitata dalla struttura istituzionale della simmetria. La dualità nelle suddivisioni tribali si presta all'accoppiamento dei rapporti individuali e assiste perciò al dare e ricevere di beni e di servizi in assenza di registri permanenti. Non sappiamo molto sulle origini della dualità ma ciascun villaggio costiero delle isole Trobriand sembra avere la sua controparte in un villaggio dell'entroterra cosicché l'importante scambio di cereali e pesce possa essere organizzato (pur sotto forma di doni).
La struttura istituzionale della centricità presente in qualche misura in tutti i gruppi umani fornisce una traccia per la raccolta, l'immagazzinamento e la redistribuzione di beni e servizi. Ad esempio, i membri cacciatori consegnano la preda al capo così che la redistribuisca. Data la natura della caccia che è imprevedibile, nessun altro metodo di divisione sarebbe praticabile se il gruppo non si divide dopo ogni impresa di caccia. In tutte le economie naturali esiste una necessità simile, il gruppo deve essere numeroso e più vasto è il territorio e più diversificato il prodotto, tanto più la redistribuzione avrà come risultato la divisione del lavoro perché questo deve contribuire a collegare geograficamente gruppi differenziati di produttori. Simmetria e centricità incontreranno le necessità della reciprocità e della redistribuzione.
Fino a che l'organizzazione sociale corre nei suoi binari non occorre che subentri alcun motivo economico individuale; la divisione del lavoro sarà automaticamente assicurata e gli obblighi economici debitamente assolti e soprattutto saranno forniti i mezzi materiali per i festeggiamenti. In una comunità di questo tipo è esclusa l'idea del profitto, il contrattare è condannato, dare generosamente è acclamato come una virtù. La propensione al baratto, allo scambio e al commercio che si presupponeva non appaiono. Il sistema economico è una funzione dell'organizzazione sociale.
Non si deve quindi dire che un'economia senza guadagni e senza mercato debba necessariamente essere semplice. Il cerchio di Kula (l'esempio) che è basato sul principio di reciprocità, è una delle più elaborate transazioni commerciali note all'uomo. Ciò che avviene nelle isole Trobriand noi lo descriviamo come commercio anche se non vi è alcuna implicazione di profitto, di moneta; nessun bene viene accumulato e neanche posseduto permanentemente, i beni ricevuti vengono goduti dandoli via, non vi è contrattazione, né commercio, né scambio e tutto è regolato dall'etichetta della magia.
Tutte le economie naturali su vasta scala erano organizzate con l'aiuto del principio di distribuzione. Un esempio è anche il regno di Hammurabi a Babilonia e in particolare il nuovo regno in Egitto. Erano regimi dispotici centralizzati di un tipo burocratico che si fondava su un'economia di questo tipo. L'organizzazione della famiglia patriarcale era qui riprodotta su scala allargata, mentre la sua distribuzione "comunista" era graduata con razioni nettamente differenziati. I prodotti dei contadini, allevatori ecc. venivano immagazzinati e minuziosamente registrati e nella misura in cui non veniva consumato localmente veniva trasferito ad altri magazzini più piccoli, più grandi fino a che non raggiungeva l'amministrazione centrale: la corte del faraone.
La redistribuzione dell'antico Egitto non si limitava però a economie senza moneta, in realtà tutti i regni arcaici impiegavano la moneta metallica per il pagamento di tasse e salari e per il resto si servivano di pagamenti in natura da granai e magazzini di ogni sorta dai quali distribuivano le merci più svariate alla parte non produttiva della popolazione (ufficiali, militari, classi agiate). Ad esempio, Cina, impero Inca, India e Babilonia. In queste e in molte altre civiltà di vasta portata economica una elaborata divisione del lavoro era operata dal meccanismo della redistribuzione. Questo principio funzionava anche in società feudali, il feudalesimo implicava ovunque un sistema di redistribuzione. Solo in condizioni avanzate e in circostanze eccezionali questo sistema diventa predominantemente politico così come è successo nell'Europa occidentale dove i cambiamenti sono sorti dalla necessità di protezione da parte del vassallo e i doni furono convertiti in tributi feudali.
Questi esempi mostrano che la redistribuzione tende anche a inviluppare il sistema economico nei rapporti sociali. Di regola si trova che il processo di redistribuzione forma una parte del regime politico prevalente che sia quello della tribù, della città-stato, del dispotismo o del feudalesimo. La produzione e la redistribuzione dei beni è organizzata soprattutto attraverso la raccolta, l'immagazzinamento e la redistribuzione; la struttura si focalizza nel capo, nel tempio, nel despota o nel signore feudale. Poiché i rapporti tra il gruppo dirigente e quello diretto sono diversi a seconda delle basi sulle quali poggia il sistema politico, la redistribuzione implicherà motivi individuali diversi come la distribuzione volontaria della preda e il terrore della punizione che spinge il contadino feudale a consegnare le sue tasse in natura.
Società omogenee e stratificate
Fino a qui si è trascurata la distinzione importante tra società omogenee e società stratificate, cioè tra quelle socialmente unificate e quelle che sono divise tra governanti e governati. I motivi nelle due società differiscono ampiamente, il sistema economico potrà ancora basarsi sugli stessi principi anche se accompagnati da caratteristiche culturali molto diverse a seconda dei rapporti umani molto diversi con cui il sistema economico è intessuto.
Principio di house-holding
Il terzo principio importante nella storia è il principio di house-holding cioè la produzione per uso proprio (oikonomia per i greci). Stando alla documentazione etnografica si dovrebbe assumere che la produzione nell'interesse di una persona o di un gruppo è più antica della reciprocità o della redistribuzione, ma la tradizione ortodossa e le teorie recenti hanno confutato questa tesi. Il selvaggio individualista che raccoglie cibo e caccia in proprio o per la sua famiglia non è mai esistito. La pratica di provvedere alle necessità della propria famiglia diventa un aspetto della vita economica soltanto a un livello più avanzato dell'agricoltura (anche qui nessun motivo di guadagno né istituzione dei mercati). La sua struttura è il gruppo chiuso. Il principio è ampio nella sua applicazione quanto quello della redistribuzione e quello della reciprocità. La necessità di commercio o di mercati non è maggiore che nel caso della reciprocità o della redistribuzione. È una condizione simile a qualcosa che elaborò Aristotele che distingueva nella Politica l'economia familiare e il fare denaro. Aristotele insiste sulla produzione per l'uso contro la produzione per il guadagno come l'essenza dell'economia familiare.
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