Tutto quello che non vi hanno mai detto sull'immigrazione
Allievi, Dalla Zuanna
Capitolo 1
I processi migratori nascono per permettere agli uomini, nati in luoghi in cui non ci sono risorse sufficienti, di raggiungere luoghi in cui le opportunità sono sovrabbondanti e, quindi, per poter soddisfare le loro necessità e realizzare i loro sogni.
Il fenomeno dei processi migratori è molto antico, infatti anche nelle società preindustriali vi furono trasferimenti di popoli per sopravvivere alla pressione di altre persone, per il desiderio di conquista, per fuggire a disastri climatici o ambientali, per persecuzione religiosa o politica.
Capitolo 2
Concezione comune è che se tutti gli stranieri sparissero, la disoccupazione in Italia si annullerebbe, perché i lavoratori stranieri verrebbero sostituiti da tutti i disoccupati italiani. Altra concezione comune è che gli immigrati hanno rubato il lavoro agli italiani.
In realtà, gli stranieri, specialmente nel primo periodo della loro permanenza in Italia, sono spesso costretti ad accettare qualsiasi tipo di lavoro (i cosiddetti ddd jobs, ossia lavori sporchi, umilianti e pericolosi), mentre gli italiani possono permettersi di rifiutare questo tipo di lavoro, avendo alle spalle, magari, una famiglia che li sostiene.
La disponibilità di immigrati a svolgere i ddd jobs ha permesso non solo agli italiani di concentrarsi su lavori meglio retribuiti, meno faticosi e più prestigiosi, ma ha anche spinto verso mansioni meglio retribuite i lavoratori italiani meno qualificati. Inoltre, quando la presenza di stranieri in qualche settore diventa massiccia, è molto difficile per gli italiani entrarci, perché i datori di lavoro – anche quelli onesti – imparano ad apprezzare la duttilità e la flessibilità del lavoratore immigrato.
Infine, gli immigrati hanno accelerato il percorso dell’Italia verso lo sviluppo e ha spinto verso l’alto il benessere economico dei nativi.
Capitolo 3
I minori stranieri presenti in Italia si possono suddividere in due categorie:
- Minori nati in Italia da famiglie straniere o miste;
- Minori arrivati in Italia molto piccoli;
I minori di entrambe le categorie sono interamente socializzati e scolarizzati in Italia e, per questo motivo, presentano meno elementi di ‘diversità’ rispetto ai minori italiani. Inoltre, le opportunità cui accedono dipendono essenzialmente dalla loro classe sociale e dal livello di istruzione dei genitori, che dal fatto di essere stranieri.
Vi sono però delle differenze sul piano formale, ossia per quanto riguarda la cittadinanza. Infatti, mentre i figli di coniugi stranieri non hanno la cittadinanza italiana e possono farne richiesta solo al compimento del diciottesimo anno di età, i figli di coppie miste ce l’hanno, dal momento che il coniuge straniero l’acquisisce al momento del matrimonio e, quindi, viene trasmessa ai figli.
Per quanto riguarda l’ambito scolastico, le statistiche mettono in luce che gli stranieri sono sovrarappresentati fino alle medie e sottorappresentati poi. Ciò indica che fanno più fatica o hanno meno motivazione ad andare oltre l’obbligo scolastico. Inoltre, la politica più diffusa è quella di inserire direttamente i ragazzi nei cicli educativi, lasciando che imparino l’italiano direttamente a scuola. Ciò potrebbe creare situazioni di frustrazione nei ragazzi stranieri e difficoltà e rallentamenti alle classi. Sarebbe auspicabile, invece, far frequentare ai ragazzi prima i corsi d’italiano appositamente istituiti e poi inserirli nelle scuole.
Dai dati ottenuti dalle prove Invalsi emerge che gli stranieri ottengono mediamente punteggi peggiori dei nativi nelle prove di italiano, ma che le seconde generazioni nate in Italia ottengono risultati più simili a quelli dei nativi italiani. Ciò dimostra che il problema non è l’essere o meno cittadino italiano, ma l’essere socializzato più o meno a lungo in Italia.
Capitolo 4
Il processo di assimilazione – che può essere particolarmente rapido per i giovani, specialmente se nati nel paese di arrivo o giunti in tenera età, e se la loro vita si svolge a contatto con coetanei autoctoni – sta avvenendo anche in Italia. Infatti, la somiglianza tra ragazzi italiani e stranieri aumenta al diminuire dell’età di arrivo in Italia ed è molto accentuata per quanto riguarda gli immigrati di seconda generazione, ossia i figli di stranieri nati in Italia.
I dati delle ricerche mettono in luce che quasi tutti i ragazzi figli di immigrati hanno almeno un amico italiano, ma la frequentazione extrascolastica di amici italiani è strettamente connessa all’età di arrivo in Italia. Infatti, la grande maggioranza degli stranieri nati in Italia e degli immigrati in tenera età ha prevalentemente amici italiani.
Per i preadolescenti, il tempo libero extrascolastico è un elemento fondamentale di integrazione e di costruzione della vita relazionale. Al crescere dell’arrivo in Italia, però, diminuiscono per i giovani stranieri le opportunità di impiego del tempo libero. Inoltre, gli stranieri socializzati in Italia godono di possibilità praticamente identiche a quelle dei coetanei italiani.
Per quanto riguarda il piano religioso, è possibile che fra molti uomini e donne stranieri oggi in Italia, i riferimenti religiosi siano deboli ancor prima che lasciassero il loro paese e che i loro figli siano cresciuti privi di un’educazione religiosa. A migrare per primi potrebbero essere proprio quelli più vicini culturalmente alla realtà di arrivo (la cosiddetta ‘socializzazione anticipatoria’) e, quindi, tendenzialmente meno religiosi.
Per quanto riguarda la vita familiare, l’ipotesi principale è che gli stranieri provenienti da paesi in via di sviluppo siano più orientati verso la vita familiare e una maggiore fecondità perché in questi paesi le donne sono più spesso mogli e madri e la fecondità è molto elevata. I risultati delle ricerche sono del tutto diversi dalle nostre aspettative,
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