Parte I: Introduzione
Oggetto, origini, definizione e tradizione sociologica: Henry de Saint-Simon, Auguste Comte ed Herbert Spencer
La sociologia è una delle scienze sociali. Suo scopo è lo studio scientifico della società attraverso l'indagine sul comportamento sociale dell'uomo. Esplora, quindi, i processi di interazione e i loro risultati.
Per definire il contenuto della sociologia, si possono prendere in considerazione diverse prospettive, ognuna delle quali presenta dei vantaggi e degli svantaggi evidenti, ma non è questo che ci interessa in questa sede:
- Prospettiva storica: permette, attraverso lo studio dei classici, di individuare i problemi degli interessi tradizionali della sociologia quale disciplina intellettuale.
- Prospettiva empirica: mira ad una definizione della sociologia considerando ciò di cui i sociologi, oggi, si occupano.
- Prospettiva analitica: cerca di individuare, secondo uno schema logico, su un piano generale, un campo di studio proprio alla sociologia, in relazione a quello proprio di altre discipline.
La sociologia si lega alla società industriale in quanto diventa strumento di autoscontro del suo dinamismo: con l'avvento dell'industrializzazione, infatti, le pratiche tradizionali cedono il passo alle esigenze di razionalizzazione dei cicli produttivi e i rapporti umani altamente personali cedono il campo ai rapporti psicologicamente neutri. Dunque, a seguito dell'industrializzazione la società, nel suo complesso, subisce un profondo cambiamento.
- A questo punto la sociologia emerge come strumento di autoascolto.
Essa è, dunque, scienza dell'osservazione, è un'analisi empirica orientata all'interpretazione di qualsiasi raggruppamento umano così come si esprime nei suoi vari rapporti interindividuali e nei processi di cambiamento che rendono evidenti meccanismi di innovazione e di autoregolazione di cui dispone qualsiasi struttura sociale.
Il sociale, tuttavia, non è qualcosa che va ad aggiungersi all'individuale, non gli è esterno: l'individuo è al tempo stesso vittima ed artefice del sociale.
Ma c'è anche un'altra problematica che dobbiamo mettere in evidenza: la sociologia può essere una scienza, ma non deve necessariamente esserlo. Ciò dipende dallo scopo della ricerca:
- Se si sta studiando qualcosa con l'obiettivo di scoprire leggi generali, di spiegare, allora si fa scienza. Mentre se si desidera interpretare un evento, documentarlo, senza tentare generalizzazioni, allora la ricerca rientra nel campo degli studi umanistici.
- Se con il proprio lavoro si intende, invece, non scoprire leggi, ma rilevare problemi, avanzare critiche sullo stato delle cose e ispirare un cambiamento, allora l'attenzione è chiaramente più di tipo pratico, politico, attivistico: negli anni, la sociologia è stata tutto questo.
Prendendo spunto da quanto abbiamo appena detto possiamo introdurre la figura di Henry de Saint-Simon (1720-1825) che visse in piena epoca di rivoluzione francese, appoggiando la stessa.
- Egli sostiene che la società intesa come se fosse un essere sociale, può essere concepita un organismo, che può essere studiato secondo i principi della scienza. Così come esiste una scienza che studia l'organismo individuale, cioè la fisiologia, deve esistere pure una scienza che studia la società come organismo, ovvero la fisiologia sociale. Questa scienza deve diventare una scienza positiva, cioè deve basarsi non su congetture, ma su fatti osservati. Egli sostiene che la crisi della società è data dal passaggio dalla vecchia società teologica feudale, alla società scientifica e industriale che, sostituendo alla conoscenza teologica/metafisica la conoscenza scientifica e l'organizzazione della società, diventa funzione di attività produttive ed industriali.
Su questo presupposto si basa l'analisi successiva di Auguste Comte (1798-1857). È stato proprio Comte, nel XIX secolo, a definire la sociologia come disciplina autonoma. Egli si è dato l'obiettivo di stabilire una scienza positiva della società:
- Ha creduto cioè che fosse possibile trattare il mondo sociale in maniera molto simile a come i fisici, per esempio, trattano il mondo naturale.
Va notato che il positivismo di Comte era molto differente da casi simili al comportamento sociale: chi, per esempio, dà spiegazioni biologiche sul perché un individuo commette crimini, non fa di certo sociologia: cerca semplicemente di spiegare un fenomeno sociale dal punto di vista biologico.
- Comte, al contrario, ha voluto fondare la sociologia come scienza distintiva, in grado di occupare il proprio posto al fianco di discipline quali la fisica, la chimica, la biologia. Come queste, avrebbe usato il metodo scientifico, usando procedimenti sperimentali e sviluppando leggi generalizzabili, per arrivare a leggi proprie. Egli ritiene che l'osservatore debba avere nei confronti dei fatti sociali una certa distanza critica e da ciò consegue che l'osservazione dei fatti dovrà essere diretta da una teoria esplicita.
Dunque, ha elaborato l'idea di società come entità autonoma, come oggetto di studio che può essere spiegato in questo modo. Comte distingue nella storia dell'umanità tre fasi o tre stadi:
- Stadio teologico: i fatti venivano spiegati chiamando in causa entità divine.
- Stadio metafisico: gli dei sono sostituiti da principi astratti che si crede diano ordine e significato alla realtà.
- Stadio positivo: la cui spiegazione dei fatti sociali avviene su un piano scientifico nel senso di una spiegazione in cui la ricerca è guidata da un metodo replicabile. La spiegazione data, in questo caso, può autocorreggersi.
Inoltre, distingue la dinamica sociale e la statica sociale: la dinamica sociale studia la società umana nelle sue trasformazioni, la statica sociale studia, invece, gli elementi presenti in ogni società destinati a rimanere immutati nonostante i mutamenti storici.
Da considerare anche la superiorità della società rispetto all'individuo e proprio per questo non poteva che essere contrario ad ogni principio individualistico: per Comte, in ogni società umana è presente la cooperazione, la quale comporta necessariamente una gerarchia e la divisione del lavoro, dunque, quando la società si fa più complessa, tale divisione del lavoro tende ad aumentare ed è più facile coglierla.
Infine, c'è da ricordare che Comte ha avuto molti sostenitori e molti detrattori. La critica più costante (anche di tutto il positivismo) è stata che c'è, nella sua sociologia, troppo determinismo: tutto viene regolato da leggi che hanno la stessa immutabilità delle leggi della fisica:
- Il positivismo di fatto nega la libertà dell'uomo nella storia, riduce la storia a natura, si preclude la possibilità di comprendere il carattere molteplice e sfaccettato della società stessa.
In ogni caso appare rilevante ricordare che nonostante tutte le critiche mosse, la figura di Comte è nodale per la storia della sociologia: egli ha posto le fondamenta di un tentativo di considerare gli elementi residuali della società rispetto a quelli economici.
In Inghilterra la sociologia risente dei fatti del positivismo, ma si sviluppa in maniera diversa. In Inghilterra pur essendovi una situazione molto critica (ad esempio, problemi economici, diritti politici negati a molti) non vi erano caste chiuse e formalmente tutti i cittadini si trovavano in una situazione di uguaglianza:
- Ovviamente non mancavano le tensioni ma si andava affermando l'idea che i problemi andavano risolti per evoluzione graduale e non per rivoluzione e che, in ogni caso, in economia l'intervento dello Stato era negativo: i rapporti basati sugli interessi individuali dovevano essere lasciati liberi da costrizioni esterne.
Ed arriviamo così ad Herbert Spencer assertore dell'ideologia evoluzionistica del tempo in Inghilterra. Egli risente dell'influenza del positivismo francese di Saint Simon e di Comte, nonché dell'evoluzionismo britannico e del liberismo economico. La società è concepita da Spencer come un organismo super organico, la cui natura e le cui funzioni sono quelle di un organismo: la società è concepita come un insieme ben integrato di parti che con la loro attività contribuiscono tutte al mantenimento e all'evoluzione dell'insieme. I presupposti della divisione del lavoro sono quelli che fanno della società un corpo vivente.
Per Spencer il discorso sulla divisione del lavoro comporta la sempre maggiore specializzazione delle funzioni e ciò, a cascata, comporta un sempre maggior individualismo e una sempre maggiore libertà. Per cui la società industriale può essere basata solo sulla libera concorrenza rappresentata da un superamento della società militare che, invece, era fondata sulla similarità delle funzioni ed è, nei confronti della società industriale, un superamento per evoluzione:
- La società militare ha dato il suo contributo all'evoluzione; ora, le sue funzioni sembrano essersi esaurite.
Egli ripete che il sistema è basato sulla libera concorrenza e l'emergere dei migliori: il tipo di società industriale, allora, esclude tutte le forme di distribuzione comunistica, il cui carattere inevitabile è di mettere allo stesso livello il buono, il cattivo e l'ozioso.
Inoltre, il superamento della società militare, fa cadere le barriere nazionali: non si è più costretti a produrre al proprio interno ciò di cui si ha bisogno sviluppando lo scambio tra le diverse ricchezze delle nazioni per la convenienza di tutti.
- Tuttavia, anche se c'è questa visione quasi romantica della società industriale, Spencer non ignora le pessime condizioni in cui versano gli operai del suo tempo.
Fu Spencer a postulare la distinzione tra struttura e funzione. Con riferimento alla distinzione fra anatomia e fisiologia, proprie della medicina, egli rileva che gli anatomisti si concentrano sulle parti che formano il corpo, mentre i fisiologi guardano a come esse lavorano insieme per far funzionare il corpo stesso.
- Egli fa di questa distinzione la sua idea fondamentale ai fini della comprensione del funzionamento del mondo sociale, ed è il primo a trattare esplicitamente la società, in quanto oggetto di studio, come un sistema, formato da parti interrelate.
Se Spencer ha fornito gli aspetti pratici di quello che sarebbe diventato il movimento funzionalista, il vero teorico di tale prospettiva ha tratto origine da uno studioso del tardo '800, il grande sociologo francese Emile Durkheim.
Parte II: I Classici
Emile Durkheim
Emile Durkheim (1858-1917) viene annoverato tra i "padri fondatori" della sociologia.
- Egli sviluppa la sua teoria sociale prendendo le mosse dal lavoro del teorico francese Auguste Comte, ma diventando in breve tempo una figura molto più significativa di questa nella storia della sociologia.
Molto stretti sono i rapporti tra Durkheim e le problematiche della Francia del suo tempo: infatti, si trova a vivere in una Francia uscita sconfitta da una guerra, con una situazione interna precaria in seguito ai conflitti di classe che erano sfociati in lotte interne. Pertanto, egli vedeva nella terza Repubblica una via per rendere in equilibrio il sistema sociale.
Durkheim parlerà di divisione del lavoro e cercherà di dimostrare come i contratti su cui essa si basa, presuppongono un altro elemento non riconducibili agli egoismi dei singoli e all'individualismo:
- Questo elemento è definito solidarietà ed è il fondamento di ogni società e anche di quella basata sulla conoscenza e sul contratto.
Il problema fondativo della disciplina viene affrontato e risolto descrivendo la società come una realtà sui generis che si impone all'individuo, pessimisticamente interpretato come incapace di autoregolazione e quindi di autonomia non distruttiva. Durkheim può essere considerato, come colui che ha precorso quell'approccio chiamato olismo o collettivismo:
- L'approccio secondo il quale le strutture sociali precedono gli individui e hanno valore esplicativo nei loro riguardi.
Inoltre, si qualifica anche per la sua capacità di concepire il tutto come qualcosa in continuo divenire, qualcosa di diverso o superiore, rispetto alle singole parti di cui è composto.
Per egli che, dunque, riformula e reinterpreta la tendenza a studiare la realtà sociale a partire dalla società stessa si devono prendere in considerazione non i singoli individui che compongono la società, ma il suo insieme. Per cogliere meglio l'impostazione olistica occorre far riferimento al fatto sociale e alla sua definizione:
- Consiste in ogni modo di fare, più o meno fissato, capace di esercitare sull'individuo una costrizione esterna, oppure un modo di fare che è generale nell'estensione di una società data, pur avendo esistenza propria, indipendente dalle sue manifestazioni individuali. Questi modi di fare, esterni all'individuo sono, ad esempio, le regole, le pratiche, il linguaggio, l'educazione.
Questi modi di fare vengono appresi e, ovviamente, sono messi in pratica dagli individui. Questo vuol dire che si ritrovano nelle coscienze individuali, ma esistono in maniera autonoma all'esterno di esse. Dalla definizione ora proposta, possiamo estrapolare le caratteristiche del fatto sociale che consistono, essenzialmente, nella esteriorità (i fatti sociali sono esterni all'individuo), coercizione (il fatto sociale possiede il potere di coercizione esterna che presenta gradi diversi di pressione sugli individui), generalità (deve poter valere solo per gli appartenenti di una determinata società e non avere nessuna pretesa di universalità).
Per quanto riguarda la sociologia egli affronta il problema della ricerca empirica in essa, formulando il principio generale in base al quale per spiegare un fenomeno sociale bisogna considerare distinti, causa (che lo produce) e funzione (che esso assolve). Come giustamente è stato affermato da più parti, nella sociologia durkheimiana sono presenti i primi nuclei di pensiero di quella teoria che conosciamo come funzionalista; teoria che verrà successivamente ripresa da Talcott Parsons.
Nell'opera La divisione del lavoro sociale, egli si domanda come mai l'individuo diventa sempre più autonomo e al tempo stesso viene sempre più a dipendere dal resto della società. Infatti, lo sviluppo dell'individuo che caratterizza la modernità non è accompagnato da un indebolimento dei legami sociali, ma piuttosto da un cambiamento di questi ultimi.
- Le società premoderne erano caratterizzate da una solidarietà meccanica: prive della divisione del lavoro, non conoscono spazi per le differenze e per le individualità. I sistemi giuridici sono tutti sistemi che adottano sanzioni repressive contro chi viola le leggi.
- Le società moderne sono caratterizzate, invece, da una solidarietà organica: qui è fortissima la divisione del lavoro e ogni individuo o gruppo svolge una funzione diversa. Gli stessi sistemi giuridici mirano non a reprimere, bensì a ristabilire l'equilibrio infranto da chi ha violato le norme (sono cioè sanzioni restrittive). Nella solidarietà organica c'è senza dubbio la possibilità di sviluppare la personalità individuale, di differenziarsi. Durkheim studia, appunto, i tipi principali di stratificazione sociale in funzione del loro modo di determinare la coesione sociale.
Durkheim riconosce alla divisione del lavoro soprattutto un carattere morale: infatti, in virtù di essa l'individuo ridiventa consapevole del suo stato di dipendenza nei confronti della società e del fatto che da questa provengono le forze che lo trattengono e lo frenano. Tuttavia, gli individui non possono svolgere le loro funzioni se non nell'ambito di una regolamentazione sistematica o di una solidarietà.
Purtroppo, lo sviluppo dell'industria è stato troppo repentino per poter creare un sistema di regole adeguate: ciò comporta una situazione caotica.
- L'operaio viene staccato per tutta la giornata dalla sua famiglia, ma viene sempre più separato anche da chi lo impiega: pertanto, si riduce, isolato nella specializzazione del suo lavoro.
E in ciò rimanda a Marx, ma mentre per Marx l'alienazione si supera solo con l'eliminazione della proprietà privata dei mezzi di produzione, per il sociologo francese è necessario solo un sistema nuovo di regole. Queste regole devono essere al di sopra degli individui, avere autorità morale su di essi è una forza vincolante. La ricerca: nell'opera Il suicidio del 1897, analizza i dati statistici relativi ai casi di suicidio in vari paesi europei. Mette in evidenza come i dati relativi ai casi di suicidio hanno un andamento costante a seconda delle stagioni e anche a seconda delle situazioni di rapida trasformazione e di situazioni di crisi che possono essere determinate da fattori economici o da eventi bellici.
Nel suo indagare, Durkheim, individua tre tipi di suicidi:
- Il suicidio egoistico: si ha quando la coscienza individuale prevale su quella collettiva. Si ha quando la società non si impone in modo adeguato sugli individui in quanto è essa stessa fondata su principi individualistici.
- Il suicidio altruistico: è determinato non da una carenza di norme ma da un eccesso di integrazione sociale. È caratteristico delle società semplici, fondate sul prevalere della coscienza collettiva su quella individuale.
- Il suicidio anomico: per Durkheim significa sostanzialmente assenza (o carenza) di norme sociali che possano mantenere entro confini prefissati il comportamento degli individui che altrimenti sarebbe...
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