RIASSUNTO SOCIOLOGIA DELL’ IMMAGINARIO E CULTURA VISUALE
L’uomo, come descrive Durkheim è un insieme di rappresentazioni dal punto di vista sociale.
L’immaginario è un sistema dinamico che organizza le immagini dando un senso in base alla
loro relazione. Esso è il patrimonio organizzatore dei simboli da cui si originano le forme della
comunicazione di un sistema sociale.
L’immaginario è lo strumento per entrare con l’inconoscibile e per ricostruirlo nei termini della
rappresentazione simbolica.
Duran descrive l’immaginario come la comunicazione per immagini.
TEORIA DELL’IMMAGINARIO (Carl Gustav Jung)
L’inconscio si esprime attraverso le immagini: miti, leggende, sogni. Insieme sottovalutato in
nome della scienza, a disagio su questo terreno sottile e di difficile definizione.
Il concetto principale è “la pallida approssimazione, una traduzione pallida e
imprecisa di quell’immagine profonda che esso cerca di esprimere”.
L’essere umano, smarrendo la pienezza dell’immagine nel vuoto della parola, ha smarrito
anche il rapporto con l’inconscio e ne soffre.
TEORIA DELL’IMMAGINARIO (Edgard Morin)
La nostra mente emette continuamente immaginario ed è connessa allo stato estetico e allo
stato poetico dell’uomo.
FUNZIONE DELL’IMMAGINARIO: esorcisma della morte, del tempo che ci conduce alla morte
L’immaginario è un processo attraverso il quale l’uomo o rifiuta completamente o metabolizza
l’esperienza della morte prima che essa avvenga: questo modo di rifiutarsi, modellarsi o
accettarsi rispetto al tempo permette di determinare degli schermi mentali e comportamentali
che generano degli archetipi generali, i quali a loro volta generano simboli (concetti che si
possono rappresentare). LA FUNZIONE DELL’IMMAGINARIO
L’ordine biologico si contrappone all’ordine fisico nel suo rapporto con la morte, fatto a un
tempo di complementarità, compresenza e antagonismo.
La costante degradazione degli elementi molecolari e cellulari è proprio la malattia che
consente all’essere vivente di trionfare sulla macchina: essa è fonte del continuo
rinnovamento della vita: non solo il vivente si nutre di disordine, ma la stessa organizzazione
di ogni essere vivente è essenzialmente prodotto da una perenne riorganizzazione. Sia nel
vivente che nella società il processo di disorganizzazione/degenerazione è parte integrante
del processo di riorganizzazione/rigenerazione.
IMMAGINARIO ED ESORCISMI DEL LUTTO COLLETTIVO
Il lutto viene rappresentato come una catastrofe collettiva.
Uso delle immagini serve per dare senso e ordine, prendere con sé dell’esperienza.
catastrofe vive da sempre nell’immaginario collettivo dell’uomo e ne rappresenta anche
La
la genesi.
Nella cultura secolarizzata della modernità i riti e i simboli abbandonano il lessico e
l’immaginario tradizionale ma non smettono di esistere e funzionare.
La realtà globale è sempre più pervasa dalla percezione della crisi e dal terrore di prospettive
apocalittiche. I CONCETTI DELL’IMMAGINARIO
Il simbolico
Il simbolico rappresenta l’incertezza. È un segno che richiama un’altra realtà.
Gehlen ci parla di “essere generico” l’essere umano ha bisogno di prendere posizione per
definire sé stesso perché non abbiamo una caratteristica che ci qualifica ma abbiamo il
simbolico, per questo siamo “generici”. L’invenzione della tecnica dipende dal simbolico.
Pascal definiva l’essere umano con l’uso delle metafore dicendo che l’uomo è come “una
canna al vento”, ossia fragile, la natura è più forte.
TEORIA DELL’IMMAGINARIO (Gilbert Durand)
Esiste un’essenza propria dell’immaginario che differenzia il pensiero del poeta da quello del
cronista o del memorialista: la facoltà del possibile dipende dal simbolico.
Uno dei problemi è stato quello di posizionare in campo una scienza, lo studio
dell’immaginario che non si studia con forme razionali ma riguarda l’ambito delle possibilità,
l’astratto. l’immaginario apre ad altre possibilità, fluide.
La funzione segnica, ossia i segni, esprime come l’uomo si rapporta con le cose, con il suo
ambiente e stabilisce delle significatività. Questa funzione segnica è data da:
SEGNALE: risposta meno elaborata. Indica l’esistenza (passata – presente – futura) di
qualcosa, evento, condizione. La maggiore ricchezza semantica del segnale è data
dall’integrazione di un terzo elemento, ossia il soggetto. La struttura è SOGGETTO –
SEGNALE – OGGETTO. in moto dei comportamenti.
Mette
SIMBOLO: risposta più elaborata: è associato a una concezione, all’idea di un oggetto,
elemento astratto. Non suscita alcuna risposta appropriata all’esistenza dell’oggetto. La
struttura è SOGGETTO – SIMBOLO – CONCEZIONE – OGGETTO. Per parlare di
qualcosa noi dobbiamo avere la concezione delle cose.
L’immaginario riguarda la connessione tra i gesti del corpo, le strutture nervose e le
rappresentazioni simboliche.
Per far sì che un simbolo possa formarsi è necessaria una funzione di ciclicità che condivida le
due estremità del tragitto antropologico: la dimensione biologico-istintiva e le produzioni
socioculturali.
L’immaginario origina della mediazione segnica. L’uso dei simboli è dovuto dalla nostra
capacità segnica. Esso riguarda la produzione collettiva.
INDIVIDUO E AMBIENTE
Tragitto antropologico: è uno scambio che esiste al livello dell’immaginario tra le pulsioni
soggettive e assimilatrici e le intimazioni oggettive provenienti dall’ambiente cosmico e
sociale. È un interscambio continuo tra la dimensione soggettiva e l’ambiente. Dipende molto
dal “corpo che pensa”. L’immaginario è lo spazio di incontro dell’esperienza corporea, della
mente, del mondo e crea le condizioni della loro interconnessione creativa nel momento in cui
l’universo semantico prende forma.
STRUTTURE ANTROPOLOGICHE: 3 dominanti, istinti innati degli esseri umani:
POSIZIONE: sono gli schermi comportamentali. È uno stimolo riflesso. Idea di elevazione
INGHIOTTIMENTO: nutrizione, è dato da certi momenti, comportamenti istintuali
CICLICA: si sviluppa nell’adulto e corrisponde alla pulsione sessuale
EMBODIED COGNITION
Il modo con cui riconosciamo le cose ci fa comprender la nostra esperienza. L’esperienza che
facciamo delle cose costruisce il dominio percettivo in modo da costruirlo in maniera
coerente.
percezione di una forma attraverso una “lavatura” del nostro corpo.
la
IL CORPO è IMPORTANTE perché anche a soggetti che si trovano solo nella nostra
immaginazione si muove qualcosa come istinto corporeo.
ASTRATTO E L’UNIVERSALE (categorie del simbolico)
Il simbolico ha la capacità di astrarre, essere espressione dell’autonomia celebrale (riguarda il
cervello, ossia l’organo delle percezioni) che ci permette di astrarre, permette di
universalizzare la significazione.
SIMBOLO SEGNO ASTRATTO percezione delle cose ma dipende da come siamo fatti dal
punto del cognitivo.
Con il simbolo il soggetto lavora con la mente, immagina, concepisce le cose con la mente
IMMAGINARLE.
Il simbolico ha il potere di riformulare l’esperienza, i fatti, ma anche le fantasie, per
presentarle alla logica, alla comprensione, all’intuizione. Il potere del simbolico è dovuto alla
funzione di essere strumento per l’auto elaborazione delle idee in quanto tali.
Il simbolico si sviluppa su due piani:
PIANO CONNOTATIVO: introduce la dimensione connotativa, sistema di connessione più
astratto, richiama la fantasia, idea, significatività dell’esperienza, immaginazione.
PIANO DENOTATIVO: concezione degli oggetti in maniera realista. Permette di riflettere
sulla differenza che si è prodotta nel ‘900 di considerare la scienza. usa i simboli.
Queste metodologie prendono la distanza dalla dimensione scientifica, realista. Il problema
sta nel rapporto che la scienza stabilisce con le cose (ossia realista).
Gerarchia di valore nella significazione simbolica:
- ESTETICA: espressione della forma, le opere estetiche permettono di evocare le forme
su cui il simbolico si basa.
- LOGICA: pura forma delle cose
- SCIENZA EMPIRICO-SPERIMENTALE: forma della realtà delle cose
Il concetto di Archetipo
È servito dalla psicologia analitica per definire un concetto di simbolico con una funzione
fondamentale sull’inconscio e incide sulla salute, benessere della collettività.
Lo scopo della psicologia analitica è quello di capire come l’esperienza viene trattata da una
prospettiva secondo la quale i simboli sono degli strumenti per la salute umana; inoltre,
gestire l’esperienza per dare nome alle cose e, infine, osserva i simboli come qualcosa di
funzionale.
L’archetipo è un simbolo, una firma simbolica, molto potente perché il suo referente è lontano
nel tempo, porta sempre significati ambivalenti (valori positivi negativi). Ad esempio, LA
GRANDE MADRE che rappresenta l’archetipo che permette di esprimere le cose.
La matrice comune degli archetipi fa riferimento sempre ai dilemmi della vita, ha il compito di
complicare la vita, proprio per il suo essere ambivalente.
È UN SIMBOLO CHE MANTIENE L’AMBIVALENZA: tratta l’ambiguità che permette di stare nella
complessità.
L’archetipo si traduce in parole come padre, eroe, madre che servono alla psicologia per
lavorare empiricamente. Queste figure vengono tradotte in forme differenti.
Jung descrive l’archetipo come il contenuto dell’inconscio collettivo, rimandando a qualcosa di
incomunicabile. Sono delle immagini ricorrenti, ma se approfondite notiamo che ciò che fa
parte del collettivo non sono le immagini ma la possibilità astratta di costruire
rappresentazioni che noi ereditiamo. Il mito
Rappresenta il racconto dato per buono. Si produce e si rivitalizza nel tempo. Esso ha
raggiunto diverse forme.
Il mito è un archetipo-idea che produce il collettivo e il rapporto comunitario basato sulla
mitopoiesi (produzione dei miti).
Il sapere narrativo si fonda sul mito. Il mito sopravvive nella condizione moderna ma in
un’altra maniera, lo ritroviamo nella vita quotidiana ma non ha più il valore simbolico che
aveva nel passato.
Il mito, inoltre, deve mettere a punto una sua efficacia simbolica nei racconti. I miti mettono in
ordine il passato, il tempo e mettono in forma le relazioni fra i gruppi. Sono in grado di gestire
l’esperienza consentendo all’esperienza di esprimersi trovando il linguaggio adatto e
controllano l’esperienza per produrre ordine e governare il caos.
ARCHETIPO, MITO, IMMAGINI, FORME NARRATIVE
Dare valore alle immagini significa che siamo consumatori di storie. Le immagini hanno una
funzione di dare strumenti all’esperienza umana affinché essa prenda forma e abbia un ordine
e possa esprimersi. Le immagini, infatti, servono per esprimersi e diventare esprimibili.
I protocolli normativi delle rappresentazioni immaginarie si raggruppano intorno a due
principali regimi dell’immaginario, i quali rappresentano due forme che condensano forme
del simbolico completamente diverse, modi di produrre rappresentazioni abbastanza
riconoscibili.
1. REGIME DIURNO: è dominante in occidente, ha un regime “forte”, il razionalismo
come sistema dualista che polarizza le forme in schemi ascensionali e promuove
immagini purificatrici ed eroiche.
2. REGIME NOTTURNO: è dominante in oriente, si basa su un pensiero olistico, unisce gli
opposti nel senso della totalità, le sue figure sono immagini di mistero, profonde e
dell’intimità.
Un esempio è rappresentato dall’attentato alle torri gemelle l’11 settembre TRAUMA
CULTURALE ICONICO. È crollata l’immagine verticalizzata, ossia il simbolo dell’economia degli
USA. una forza che arriva dall’alto e distrugge.
rappresentando
Ci furono molti film in quell’epoca che facevano riferimento all’attentato, come ad esempio
King King nel 1976. Ci furono anche molti quadri come Falling Man. Ancora, l’11 settembre
rappresentato in un film come public drama in World Trade Center. Come centralità nelle serie
televisive (Life on Mars, Sex and the City, Third Watch, CSI: NY, e molto altro).
Ci furono anche film, mode e molto altro che si ispirò alla bomba atomica (Hiroshima) e si può
parlare del genere letterario “genbaku bungaku”. Lo scopo era quello di:
- Evocare le rovine
- Raggiungere una prospettiva di distanza
- Espansione nel tempo e nello spazio
LO SPIRITO DEL TEMPO: IMMAGINARIO COLLETTIVO, INDUSTRIA CULTURALE E CULTURA DI
MASSA
Rappresenta tutte le mitologie e simboli che sono il patrimonio genetico delle forme di
rappresentazione e della comunicazione cioè del sociale.
“L’immaginario collettivo trova un suo punto di appoggio materiale, un suo luogo di
riferimento, una sua dimostrazione nei modi stessi di esprimersi dell’industria culturale. Ne è
divenuto infatti il sinonimo più in uso, per certi aspetti subentrando il termine più
autorevolmente filosofico e mitteleuropeo di spirito del tempo.”
Si fa riferimento alla società moderna, ossia la società del XX secolo. La struttura della società
era differenziazione funzionale, ossia accoppiamento strutturale tra sistema dei media e
gli altri sistemi sociali.
Il luogo di osservazione del rapporto fra individuo e la società moderna è la metropoli
otto/novecentesca.
Dopo la Seconda guerra mondiale si scopre una TERZA CULTURA, che viene nominata come
mass-culture . La cultura di massa è prodotta secondo le norme di fabbricazione di massa
e viene divulgata mediante i mass-media. Costituisce un corpo di simboli, di miti e immagini
che fanno riferimento alla vita pratica e la vita immaginaria, un sistema di proiezioni e
identificazioni specifiche. Si rivolge soprattutto alla massa.
Una cultura orienta, sviluppa, addomestica certe potenzialità umane. Si può definire una
cultura come un corpo di miti, simboli, immagini che entrano a far parte dell’intimità
dell’individuo e permettono di orientare le emozioni. Permette di realizzare delle immagini
polarizzate sui miti e i simboli di questa stessa cultura come sulle personalità mitiche e reali
che ne incarnano i valori.
Lo scopo della cultura è quello di fornire i punti di appoggio immaginari alla vita pratica e
punti di appoggio pratici alla vita immaginaria. Inoltre, alimenta il compromesso fra universale
e il particolare fra il reale e l’immaginario che ognuno elabora dentro di sé e fuori di sé.
In quest’epoca nasce una terza cultura che si aggiunge alle culture classiche e le fa entrare in
concorrenza tra di loro.
CULTURA NAZIONALE: è legata alle esperienze mitico-vissute del passato che ci lega
agli eroi della patria, alla Madrepatria, allo stato.
CULTURA RELIGIOSA: identificazione con il dio salvatore e la comunità materna-paterna
della chiesa
CULTURA UMANISTICA: commercio delle opere letterarie e dei suoi protagonisti, il ruolo
degli eroi delle mitologie antiche e dei saggi delle società arcaiche.
poli culturali.
Le società moderne vengono considerate come La cultura di massa, infatti,
integra e si integra in una realtà poli culturale e permette quindi di controllare, censurare e
disgrega le altre culture. La cultura di massa viene considerata come cosmopolita e planetaria
prima cultura universale della storia dell’umanità.
CRITICA INTELLETTURALE O CRITICA DEGLI INTELLETTUALI
Gli effetti dell’illuminismo come responsabili dell’egemonia culturale borghese, della
razionalità tecnocratica che invece di liberare l’individuo lo assoggetta.
L’illuminismo che doveva rendere l’uomo meno pauroso nei confronti della natura e
dell’ignoto, del mito delle superstizioni religiose ha liberato una mostruosità rivolta verso la
natura e verso i propri simili per dominarli.
La follia razionalistica si è risolta nella sua negazione: il dominatore si è fatto dominare dai
suoi stessi strumenti. Il borghese-illuminista ormai scisso dalla natura e alienato dal suo
tempo si è imposto un’etica e una disciplina rinunciataria, una forma di continua astinenza a
favore dell’impegno e del lavoro, diventando così identico al suo strumento: L’OPERARIO
CONTEMPORANEO.
DIALETTICA DELL’ILLUMINISMO
La razionalità tecnica di oggi non è altro che la razionalità del dominio. La società estraniata a
sé stessa. Le automobili, le bombe e il cinema tengono insieme il tutto finché la loro tendenza
livellatrice finirà per ripercuotersi sull’ingiustizia stessa a cui serviva.
Il prodotto viene determinato dal suo carattere industriale e dal suo carattere di consumo
quotidiano. Non c’è un’autonomia estetica mistica. Distrae le masse dai veri problemi.
Promuove una cultura affermativa, in cui ogni elemento negativo e critico tipico della vera
arte è scomparso.
La salvezza promessa dell’amusement è quella del pensiero come negazione.
Gli intellettuali rigettano la cultura di massa, infatti non è fatta per loro. L’intellighenzia
letteraria è spodestata dall’avvento di una nuova concezione della cultura e dell’arte. C’è una
divisione tra cultura alta vs cultura bassa.
Le nuove arti della produzione industriale resuscitano l’antico collettivismo del lavoro artistico.
l’autore non si iden
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