Riassunto esame Sociologia dell'educazione
Il rapporto essenziale tra educazione e insegnamento
Il processo della lezione può essere diviso in due principi opposti:
- Parziale: suddivide la materia e inserisce progressivamente un'ulteriore parte
- Graduale: presenta sin dall'inizio il tutto e successivamente approfondisce, amplia e specializza.
Da Herbart sono stati istituiti dei gradi formali che ogni insegnamento dovrebbe attraversare. All'interno della lezione sono di fondamentale importanza tre momenti:
- La fattibilità dell'oggetto
- Comprensione dell'argomento
- Applicazione, ovvero la rielaborazione autonoma in ulteriori contesti, ripetizioni, uso, assimilazione alla personalità complessiva
Principio della concentrazione: in ogni grado scolastico c'è un motivo o sequenza di pensieri conduttori e tutto il resto dovrebbe riferirsi ad esso → metodo della concentrazione: un oggetto si pone come centro e unisce tutti gli oggetti collegabili ad esso. Metodo genetico: procede come se i contenuti educativi fossero raggiungibili attraverso un percorso graduale in cui la partenza si trova nel complesso delle conoscenze attuali. Questo metodo si contrappone a due modi di procedere: deduzione e accostamento.
Esistono tre dimensioni per costruire lo schema generale:
- Lo sviluppo dell'individuo riflette quello della specie. Questo perché la scienza e la religione formano un quadro intricato ed estraneo alla natura, conosciamo le tappe dell'evoluzione in modo incompleto, si dovrebbe condurre il bambino attraverso gli errori.
- Storico e sistematico: il percorso didattico punta allo sviluppo dell'oggetto stesso. Il metodo genetico implica che i contenuti didattici vengano presentati in una sequenza sistematica e oggettiva, ossia dal semplice al composto.
- La genesi può giacere nello sviluppo effettivo dello spirito del fanciullo: ogni lezione consiste nello sviluppo dell'intelletto, ma lo sviluppo psichico porta a un definitivo cambiamento dell'interesse. Lo sviluppo effettivo lo si ha quando l'insegnamento nasce da una domanda del bambino.
Un insegnante vivace e creativo ha un proprio metodo: la pedagogia è viva ed è meglio che un pedagogo valido eserciti un cattivo metodo piuttosto del contrario. All'interno della finalità della pedagogia si aprono indicazioni di carattere oggettivo e soggettivo. L'insegnante ha due/tre compiti eterogenei:
- Deve comunicare allo scolaro una determinata somma di sapere oggettivo
- Deve educare lo scolaro
- Deve possedere abilità o capacità, un agire valido da esercitare in modo pratico, mirando a formare lo studente per il potere, attraverso il sapere
Lo scolaro è attivo e deve possedere capacità attive, essere in grado di eseguire qualcosa di definito. Le nozioni sono il mezzo per plasmare l'essere dell'allievo, ma questo è fine a se stesso. L'insegnante è un buon insegnante quando il giovane diventa saggio e migliore (=meta dell'insegnamento). La memoria non è la qualità più importante di un allievo perché questo deve essere attivo. Nella relazione educativa non c'è solo un soggetto che insegna, ma anche uno che apprende e quindi bisogna tenere in considerazione la sua individualità che ha valore come soggetto attivo, ma anche la rinuncia da parte dell'insegnante all'assolutezza dell'autorità.
Non bisogna trascurare l'individualità, ma cercare un modo per educare anch'essa. La pazienza è una delle caratteristiche più necessarie dell'insegnante. Il rendimento dell'alunno non è dimostrabile in modo fisso e oggettivo in quanto egli può raggiungere un buon risultato sia per l'intelligenza, sia per la predisposizione. Per l'allievo è importante il lavoro come tale, cerca di creare una perfezione che sia oggettivamente importante e necessaria. La qualità del lavoro diventa il mezzo per giudicare la riuscita o il fallimento del processo pedagogico. Solo quando ciò che hai studiato viene compreso la vita può approfondire e correggere questa comprensione.
L'interesse dell'alunno può avere sul contenuto e sull'oggetto così come verso la conservazione della propria energia, potenzialità, capacità di superare le difficoltà, controllo intellettuale, espansione e sviluppo del proprio io. Il tentativo più elevato dell'educazione sarebbe quello di sfruttare l'omogeneità e la stabilità dell'obiettivo per garantire alla personalità di formarsi, affermarsi e manifestarsi. Bisogna quindi andare al di là della singola materia per incontrare:
- La generalità della funzione intellettuale, la capacità spirituale e la formazione, lo sviluppo dell'energia
- Formare la persona nella sua totalità, educarla. L'insegnamento può essere un mezzo essenziale e l'educazione deve essere sempre educazione di tutto l'uomo
Educazione: è la formazione delle facoltà psichiche, dell'imparare a priori e della partecipazione attiva alla lezione, e quindi un procedimento psicologico. Il fine ultimo della pedagogia è dare alcuni benefici allo studente, prove oggettivamente valutabili del sapere e della conoscenza. Solitamente lo scolaro operoso viene valutato in base all'oggettività: la personalità e la funzione della sua prestazione equivale a zero. Se individui diversi dovessero raggiungere lo stesso risultato allora i procedimenti andrebbero individualizzati. Se una meta non viene raggiunta, l'insegnante dovrebbe cercare quali difficoltà ha trovato nel trattamento del singolo scolaro e che gli ha impedito di raggiungerla.
Bildung (=formazione) formale: viene identificato con il che cosa deve essere imparato, ovvero il contenuto didattico in contrasto con la forma psichica. Nessuna materia deve essere insegnata ai fini del puro piacere, ma alla base deve esserci sempre un contributo alla vita dello scolaro. La vivacità intellettuale trae da ogni compito un rafforzamento. Per Goethe tutto ciò che viene affrontato come un compito è considerato un esercizio, ogni lavoro che mira ad un contenuto è educazione. Quindi la lezione deve essere un'educazione e deve educare i giovani. Non insegnare nulla che non abbia un significato per la vita futura. La meta dell'educatore è giungere a non essere più indispensabile sia per gli alunni che per i contenuti didattici.
La fiaba porta il bambino a un completamento, totalità, forma ideale del suo modo di pensare. È un'impresa difficile condurre gradualmente il bambino dal suo mondo artificiale a quello reale, ovvero quello per l'adulto. L'insegnante deve sempre dare valore alle esperienze dell’alunno e dare loro un senso anche se la direzione verso il contenuto va sempre mantenuta. La scuola deve essere un modo distinto da una vita casuale, banale soggettiva. Quasi sempre le famiglie esigono solo il successo scolastico esteriore (=esami e promozione) che però dipendono solo dall'appropriazione oggettiva della materia di apprendimento. La lezione però ha solo un valore formale e l'apprendimento va oltre il voto.
La bildung formale pone in relazione quanto vi è di formale nelle cose e nello spirito, il singolo sapere ha come conseguenza la rielaborazione di altri settori psichici. La bildung formale, ovvero la formazione che riguarda il livello psichico universale, rappresenta la singolarità appresa immediatamente per mezzo di qualcosa di concreto. L’insegnante deve generare nella classe uno stato d'animo adeguato all'oggetto unendo la disposizione d'animo pedagogica identica per tutte le materie, con quella particolare relativa alla singola disciplina. Le connessioni concettuali non devono essere deboli o incerte. La concentrazione e l’unitarietà delle conoscenze e la facilità della loro riproduzione viene pagata cara se sono impenetrabili.
Cercare al più presto di acquisire un quadro di tutta la personalità dell'alunno perché quest'ultima è un modo di presentarsi, dalle sue esposizioni, dal tono, dalla mimica. Spesso la scuola lavora puntando ai risultati ovvero al raggiungimento delle mete prescritte dalla lezione, tralasciando alcuni lati del carattere. L'unica soluzione è quella di spostare il fulcro nella soggettività viva degli studenti con le loro individualità. Solo una parte piccola del periodo formativo deve essere dedicata al puro studio. La forma e i tipi di esercizio della lezione sono definiti dallo scopo educativo. La lezione è una funzione che porta con sé il contenuto che deve dissolversi nell'attività dell'insegnante e la materia deve essere scelta in modo da promuovere le preziose qualità dell'alunno. I contenuti didattici hanno un doppio significato perché dovrebbero essere conosciuti come contenuti, ma allo stesso tempo servire a un altro scopo. Formato è chi dispone di una conoscenza oggettiva fusa con il suo sviluppo soggettivo e la sua esistenza: la materia è parte di un tutto.
La scuola dovrebbe incitare interessi e attività degli alunni che
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