Le metropoli e la vita dello spirito (Simmel) - Introduzione (Jedlowski)
Simmel, con Durkheim e Weber, è considerato uno dei “padri fondatori” della sociologia. Egli era consapevole che alla sua morte, non avrebbe lasciato eredi spirituali. Egli si riteneva essenzialmente un filosofo, pubblicando 30 volumi di cui solo 3 dedicati alla sociologia, che progettava di fondare come branca autonoma del sapere.
In vita, egli fu straordinariamente celebre grazie alla mediazione di Park, che lo rese uno degli autori di riferimento della scuola di Chicago. Tuttavia, escludendolo dalla ricostruzione delle origini europee della sociologia, Parsons marginalizzò la figura di Simmel.
Sociologia e interazione
La sociologia di Simmel evita sia l’ipostatizzazione della “società” sia l’idealizzazione dell’”individuo”, ponendo al centro l’interazione dello “straniero” che pur vivendo nel mondo ed essendo curioso, ha la capacità di non appartenervi mai interamente. Ciò che più sconcertava i critici era l’intuizione centrale del pensiero di Simmel dell’universale interazione e compenetrazione di tutti i fenomeni, ossia l’“effetto di reciprocità”, la visione di realtà come rete di influenza reciproca tra una pluralità di elementi.
Simmel analizza quindi le corrispondenze e i nessi di causazione reciproca (o retroattiva) fra i diversi elementi della modernità. Ciò significa, per le scienze storico-sociali, rinunciare a rintracciare una “struttura di fondo”, poiché ogni fenomeno è connesso con innumerevoli altri in una infinita rete di causazione, retroagendo sulle cause. Alla nozione di “causa” si sostituisce quella di “corrispondenza”, di influenza scambievole.
L’oggetto della sociologia sono quindi le forme delle reazioni di influenza reciproca tra gli uomini, ovvero la “società”, che emerge nella misura in cui più individui entrano in azione reciproca. Se la società è interazione, la “sociazione” è il processo attraverso cui una forma di azioni reciproche si consolida nel tempo. Simmel è particolarmente attento alle forme “poco appariscenti” di azione reciproca come gratitudine e fedeltà, benché la società si fondi su grandi sistemi e organizzazioni pluriindividuali, ovvero su forme di reciprocità fra individui trasformatesi in formazioni stabili e autosufficienti.
Società e spirito
La sociologia è dunque una scienza formale che ha il compito di descrivere le forme che essa può assumere, concentrandosi su relazioni e processi sociali in determinate costellazioni storiche e culturali, prescindendo dai loro contenuti.
Lo scrittore Musil evidenzia l’aspetto “spettrale” dell’accadere, ciò che si ripete nonostante la molteplicità e la variabilità degli eventi concreti, una rete astratta non universale, ma “spiritualmente tipico” di una costellazione culturale. Lo “spiritualmente tipico” è l’intersezione del sociale con lo psicologico: il modo con cui la configurazione psichica degli individui si modella in relazione agli elementi circostanti e quello con cui li modella a sua volta.
La vita è un fluire incessante, ma anche una produzione di forme in cui esso si fissa, in relazioni, istituzioni, simboli, prodotti della vita economica ed opere artistiche, ovvero nella “cultura” materiale, linguistica ed espressiva. In queste manifestazioni la vita si esprime, ma si rapprende nell’oggettività dei prodotti.
Il mutamento continuo dei contenuti della cultura è dovuto all’infinita fecondità della vita, sebbene la vita che scavalca le forme può essere colta solo in forme di volta in volta determinate. La “tragedia” sta nel fatto che la vita può essere compresa solo sulla base di simboli, categorie o raffigurazioni che si contrappongono ad essa, la riducono e mancano di afferrarla, condannandosi ad essere superati.
Emerge quindi l’a-sistematicità del pensiero di Simmel, per cui si può solo indicare l’inizio e la direzione di una vita infinitamente lunga in cui la pretesa di giungere a una competenza sistematica e definitiva sarebbe un’auto-illusione. Ogni pensiero dà forma al mondo secondo una prospettiva, ma sono possibili infinite prospettive.
La metropoli e la vita dello spirito
“La metropoli e la vita dello spirito”, opera del 1903, descrive la metropoli come la quintessenza della modernità, di cui Simmel è il primo e il più acuto interprete. Egli ne descrive anche la decadenza, essendo la modernità espressione dell’autocoscienza della crisi della cultura occidentale, radicata in processi che sconvolgono tutti gli ordini sociali secondo il principio del mutamento. Tutto ciò che si fa norma e diventa solido si dissolve nell’aria. Nel momento in cui riconosce la necessità del divenire, la cultura comprende come la stabilità dei concetti con cui essa tenta di comprenderlo non possono essere stabili.
Indagando le forme dell’esperienza moderna, Simmel evidenzia la corrispondenza tra tendenze intellettuali della vita metropolitana e caratteri dell’economia monetaria. L’intelletto è distinto dalla ragione. Quest’ultima è il principio che ordina le conoscenze empiriche in base a un “senso” che si confronta con sentimenti e domande ultime sulla vita. L’intelletto è invece una facoltà logico-combinatoria, orientata alla calcolabilità e quindi più superficiale e adattabile, causa dello sviluppo di un atteggiamento strumentale e calcolistico nelle relazioni tra persone e nei confronti della vita, che prescinde ogni giudizio di valore o differenza qualitativa.
Allo stesso atteggiamento conduce lo sviluppo dell’economia monetaria, essendo il denaro indifferente a...
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