Il corso di sociologia dell’educazione è un corso ad alta INTENSITA’ EMOTIVA e COGNITIVA in quanto abbiamo affrontato TEORIE
SOCIOLOGICHE SULL’EDUCAZIONE e SULLA SOCIETA’ molto astratte ma che ci hanno permesso di entrare nel cuore dei problemi.
Tutto ciò è tato fortemente legato alla MISSION EDUCATIVA che porta con sé una componente emotiva che richiede coinvolgimento.
il prefisso “co” indica l’aspetto cooperativo, della condivisione all’interno di una dinamica collettiva;
ma, quell’“involgimento” porta alla nostra attenzione il fatto che ciò che noi condividiamo è qualche cosa di interno, di molto
profondo. Questo rappresenta, quindi, uno degli elementi trainanti dell’azione/mission educativa.
Ci muoveremo all’interno di schemi teorici e concettuali di pensiero abbastanza complessi, che hanno a che fare con un’analisi del
sistema educativo e che si avvalgono:
della prospettiva della sociologia costruttivista Il costruttivismo sociologico, teoria sociologica complessa in quanto
richiede la possibilità di utilizzare e familiarizzare con un linguaggio e una prospettiva nuovi rispetto al modo attraverso cui
siamo abituati ad osservare i fenomeni sociali, ha il vantaggio di inglobare al proprio interno la tradizione che precede questo
sviluppo epistemologico per attualizzare e rielaborare i saperi degli autori della tradizione sotto una nuova luce.
della prospettiva dialettica Sapere ottocentesco, che vede in Hegel e Marx i suoi interpreti più celebri, che viene
sviluppato alla luce di un’attualizzazione che si avvale degli ultimi risultati del costruttivismo per illuminare il campo secondo
la possibilità di osservare e analizzare fenomeni recenti che riguardano il campo educativo e non solo; spiega la modalità di
formazione e dell’educazione con una tradizione a livello temporale più lunga nel tempo, ossia la bildung (formazione intesa
con prospettiva di tipo dialettico).
Entrambe queste teorie sono delle vere e proprie epistemologie, modi di conoscere la realtà che non si limitano all’analisi di un piccolo
pezzo del campo osservato ma riescono a illuminare il campo intero, cogliere le connessioni e il rapporto tra educazione e società; di
qui la valenza formativa.
“La sociologia e l’educazione” di Durkheim Offre la prima cornice concettuale della prospettiva sociologica sul tema
dell’educazione, già affrontato da prospettive multidisciplinari (pedagogica, psicologica, storica, filosofica ecc.). che
attribuiscono ai concetti significati e accezioni diversi.
“Costruttivismo e teoria della società” di Manfrè Costituisce una sorta di grammatica del linguaggio e della concettualità
sociologica che verrà utilizzata all’interno di tutti i ragionamenti che verranno sviluppati.
“Diventare ciò che si è” di Manfrè e Aurora Corradini Costituisce la vera anima del corso ed è costituito da tre saggi:
“Umana Specificità” (mirato alla specificità umana in chiave educativa: come leggerla, capirla e coltivarla), “Dialettica
dell’educazione” (saggio di estrazione filosofica e sociologica) e “Il disagio delle generazioni” (sulle radici culturali del disagio
contemporaneo giovanile e non solo).
“Ideazioni del corpo. Neuroscienze e teorie della società” di Manfrè Cerca di creare la connessione tra la sociologia e le
neuroscienze, dunque tratta del rapporto tra il corpo e la mente, di come si sviluppano le logiche dell’apprendimento e di
quale coinvolgimento hanno le componenti emotive nei processi di apprendimento; si tratta di capire meglio come avviene
l’apprendimento, quali sono gli sviluppi e i rapporti.
Partiremo dunque da un quadro sociologico generale offerto da Durkheim , e inquadreremo tutto questo nel contesto degli ultimi
risultati a cui la teoria sociologica, a livello scientifico, è pervenuta; il punto di arrivo momentaneo (la scienza è in continua
dinamicità e progresso) è costituito dal costruttivismo scientifico, che costituisce la cornice concettuale più importante e che ha
nel sociologo tedesco Niklas Luhmann il maggior esponente.
L’educatore è una specie di cercatore d’oro.
Ma perché? La risposta viene fornita dall’ETIMO DELLA PAROLA “EDUCAZIONE”.
Il termine “Educazione” deriva dal latino “educere” (tirare fuori, estrarre ciò che sta dentro), dunque l’educatore è colui che deve
essere in grado, con una serie di strumenti teorici, concettuali, scientifici (e non solo l’empatia) che fanno parte del bagaglio formativo,
di tirare fuori il potenziale presente all’interno di ciascun bambino, ossia la specificità individuale; ciascuno si sente unico, irripetibile
e non oggetto di paragone. Tale compito è affascinante ma non certo agevole.
In ciascuno di noi c’è un modo specifico, unico e irripetibile di essere al mondo ed è ciò che costituisce l’oro che l’educatore cerca.
Il titolo del corso evidenzia l’aspetto problematico nel dovere realizzare il compito di tirare fuori il potenziale del bambino, che è poi
il problema di riferimento della sociologia dell’educazione.
Quindi: “SISTEMA EDUCATIVO” da un lato e “SPECIFICITA’ INDIVIDUALE” dall’altro questa è la proposizione principale proprio
perché costituisce il problema di riferimento della Sociologia dell’Educazione. 1
SISTEMA EDUCATIVO
Per il filosofo italiano più prestigioso del 1900, Emanuele Severino, “il sistema è ciò che sta”, cioè l’insieme organizzato degli
orientamenti che connettono tra loro un ordine, ossia un ordine delle conoscenze che esiste solo all’interno del campo della
scienza. Esso costituisce la formula, la struttura portante che fa sì che quando parliamo di una qualche cosa ci riferiamo a essa
e non ad altro. Da tale solido riferimento possiamo stabilire cosa è/non è l’educazione e cosa può/non può osservare l’educazione
dal punto di vista ci ciò che lui è come sistema sociale.
Dal libro la sociologia e l’educazione
Nella società, il SISTEMA EDUCATIVO PRESENTA UN DOPPIO ASPETTO. Esso è contemporaneamente: UNO E MULTIPLO
(Poiché esistono tante specie diverse d'educazione quanti sono i differenti ambienti sociali nella società).
Tuttavia, considerando Luhmann:
il sistema non è solo un ordine delle conoscenze, ma ha anche un riferimento empirico (come può essere una cellula,
un partito politico, una famiglia, ecc.), dunque esiste nella realtà. Secondo un empirista, la sociologia non avrebbe senso
in quanto tratta di sistemi sociali, di strutture sociali, di relazioni, di oggetti di riferimento che sono di per sé astratti ma
ugualmente concreti perché condizionano il nostro comportamento, limitano o potenziano le nostre possibilità di agire.
traccia una distinzione tra ciò che è interno e ciò che è esterno (OPERATIVAMENTE CHIUSO), dunque tra ciò che è sistema
e ciò che è ambiente;
è sempre in relazione con il suo ambiente;
la relazione sistema-ambiente dipende da chi è l’osservatore.
Il sistema per essere tale deve avere un’operazione che avviene sempre al suo interno e mai altrove e che replica in modo
ricorsivo, in maniera cieca e incontrollata, perché costituisce l’identità del sistema, è il presupposto basilare per l’esistenza del
sistema e affinché esso possa fare ciò che sa fare, ossia osservare.
SPECIFICITÀ INDIVIDUALE
Il potenziale da tirare fuori in quanto cercatori d’oro.
Tuttavia il problema è che le necessità strutturali dei sistemi non sono necessariamente corrispondenti alle esigenze di quella
specificità individuale, ossia “trarre fuori la specificità individuale” non sempre è agevole dal punto di vista delle possibilità che il
sistema sociale pone in essere.
Da un lato per poter operare il sistema ha bisogno di generalizzare, astrarre, far diventare concreto l’astratto.,
Dal lato del sistema, quindi, c’è l’esigenza del controllo sociale: il problema del sistema è fare in modo che il comportamento
si conformi e sia adeguato a quello che il sistema richiede, dunque esso osserva la realtà individuale a partire dal confronto
(“differenza di valore”) tra un modello astratto a cui bisogna tendere e il singolo che deve conformarsi.
Nel caso del sistema educativo: quale è il comportamento giusto che l’educatore deve aspettarsi dall’educando? Quali sono
le prospettive da incentivare/disincentivare? La comunicazione educativa avviene quando è riconoscibile un’intenzionalità
pedagogica (“se ti conformerai al comportamento giusto che io ti indico ci saranno più probabilità di essere gratificato, avere
una valutazione positiva e avviare in modo corretto un processo formativo significativo”);
Dall’altro la specificità individuale si oppone alla generalizzazione. In altre parole, dal lato della specificità individuale, oltre
alle componenti che rinviano all’insostituibilità del potenziale, c’è un insieme di desideri e passioni che spingono per
informare di sé anche la dimensione cognitiva, proprio perché uniche e non confrontabili con gli altri; essa spinge a diventare
ciò che si è.
Tale problema può essere indagato considerando la quarta copertina del testo “Diventare ciò che si è”.
Parlando di specificità individuale, ciascuno di noi non vorrebbe mai apparire come una copia sbiadita o un’imitazione perché sa di
essere unicità e come tale vorrebbe mostrarsi agli altri, come essere specifico al di là del confronto/differenza di valore con gli altri.
Parlando di sistema sociale, esso deve operare dei confronti di differenza di valore, deve trovare dei criteri generali che consentano
di dare valutazioni, sviluppare leggi, riforme ecc. Spesso ci troviamo di fronte a descrizioni e costruzioni sociali che fanno soffrire in
quanto non sono corrispondenti a ciò che noi siamo in quanto specificità; dunque talvolta, pur volendo, non riusciamo a mostrarci
perché il mondo della rappresentazione sociale implica varie problematiche.
Dunque educare implica riconoscere e dare valore alla specificità individuale, così da incoraggiare a sviluppare il proprio
potenziale rimanendo fedele a sé stessa. Quindi educare significa riconoscere, conoscere ancora: dobbiamo prima conoscere noi
stessi rispetto a ciò che siamo per poter aiutare l’educando a diventare ciò che è.
Lo scopo dello sviluppo di questo potenziale, che è il compito dell’educatore, è la formula “DIVENTARE CIÒ CHE SI È”, cuore dell’azione
educativa. Tale espressione ha dei precedenti particolarmente illustri nella letteratura:
Oracolo di Delfi (filosofia greca molto antica) che recitava “Diventa ciò che sei”;
genio della filosofia Friedrich Nietzsche che con il testo “Ecce homo. Come si diventa ciò che si è” mette in evidenza come il
percorso dell’educazione debba permettere di appropriarsi di quel potenziale che spesso è nascosto ma deve poter venire
alla luce. 2
È come dire: prima si diventa ciò che si è, e poi, a partire da lì, si può fare quello che realmente si desidera fare, in quanto a quel
punto si è padroni e si può attingere il più possibile al potenziale significativo del proprio repertorio.
Quindi da un lato c’è il sistema sociale che condiziona l’azione educativa, riconducendola all’interno di determinati canoni, e dall’altro
c’è la specificità individuale. Ma cosa ne è in questo scarto che si viene a creare tra l’esigenza strutturale dei sistemi di generalizzare e
la specificità individuale?
Il problema è che la dimensione del controllo e la dimensione dell’unicità non necessariamente seguono la stessa linea evolutiva:
le esigenze strutturali del sistema non per forza corrispondono alle esigenze delle specificità individuali.
Dunque il sociale è il luogo di confronto della “differenza di valore” tra gli individui, dove gli individui si confrontano
indipendentemente dalla filosofia che viene sviluppata; oltre che ad essere il luogo della condivisione, del coinvolgimento, della
cooperazione. NON ha un oggetto di studio specifico, tangibile e materiale.
SOCIOLOGIA
MA ha a che fare con ordini sistemici potentissimi. Hegel parla di “il divenire concreto dell’astratto” ossia un processo di astrazione
che si configura in una struttura sociale astratta che è così potente da condizionare il comportamento individuale.
La sociologia, quindi, si muove nel rapporto tra DUE LIVELLI DI REALTA’ DISTINTI:
l’essere individuale rinvia a ciò che in noi è irriducibile, al nostro essere unici, alla nostra specificità indipendentemente
dal confronto con gli altri o dalle aspettative che gli altri pongono su di noi; infatti individuo deriva da “indivisum”, ossia non
diviso, non separato, unico, irriducibile. Rappresenta tutti gli stati mentali che si riferiscono a noi stessi ed agli avvenimenti
della nostra vita personale.
l’essere sociale pone in essere la sociologia come scienza sociale. Rappresenta il sistema di idee, di sentimenti e di
abitudini, che esprimono in noi i gruppi dei quali facciamo parte.
Per Durkheim l’uomo è homo duplex, ossia in lui convivono e per certi versi si scontrano questi due esseri.
Secondo Durkheim lo scopo dell’educazione è portare l’essere individuale a diventare un essere sociale.
Dal libro la sociologia e l’educazione
Tal essere sociale non è precostituito e non è il risultato di uno sviluppo spontaneo (l'uomo non sarebbe stato propenso a
sottomettersi ad un'autorità politica, a rispettare una disciplina morale e a sacrificarsi). È la società stessa che ha estratto dal
seno dell’individuo queste grandi forze morali, davanti alle quali l'uomo ha sentito la propria inferiorità.
Facendo astrazione delle tendenze dovute all’eredità, il fanciullo introduce alla vita, quindi, la sua NATURA INDIVIDUALE.
La società si trova quindi, ad ogni nuova generazione, in presenza d'una tavola pressoché rasa, sulla quale deve costruire
con sforzi rinnovati Occorre che all'essere egoista ed asociale che viene al mondo ne venga sovrapposto un altro,
capace di condurre una vita morale e sociale.
L’educazione, quindi, non dovrà limitarsi a sviluppare l'organismo individuale nella direzione indicata dalla sua natura.
L’educazione crea nell'individuo un uomo nuovo e quest’uomo è fatto di tutto quello che vi è di migliore in noi, di
tutto quello che dà un valore e dignità alla vita.
Dal punto di vista sociologico, quindi, dire che la società è fatta di individui è un errore epistemologico perché non è così: individuo e
società sono due elementi distinti ma è la relazione emergente tra individui che pone in essere la società.
Gli individui partecipano alla società, alla comunicazione sociale, alle strutture sociali; MA il sociale è un qualche cosa di
più e di diverso rispetto alla mera
Le strutture sociali, la comunicazione non possono prescindere dagli individui. somma degli individui; è una
INDIVIDUO e SOCIETA’, sono due termini che s'incastrano l’uno nell'altro: PROPRIETA’ EMERGENTE.
L'individuo, volendo la società, vuole se stesso.
L'azione che la società esercita su di lui, soprattutto per la via dell'educazione, ha lo scopo di ingrandirlo e farne un essere
veramente umano.
Senza dubbio, egli non può ingrandirsi se non facendo uno sforzo. Ma è la possibilità di fare volontariamente uno sforzo quello che
costituisce una delle caratteristiche più essenziali dell’uomo.
Da qui una prima affermazione di Luhmann: “la società non è fatta di uomini in carne ed ossa ma è una realtà emergente, una realtà
‘sui generis’”, un qualche cosa che prevede la partecipazione degli individui alla comunicazione (non potrebbe esistere se gli individui
non prendessero parte al condizionamento di questo ordine sistemico che costituisce l’elemento della sociologia) ma non è la mera
somma degli individui.
Luhmann per spiegare cosa significhi “realtà emergente” si avvale della metafora della formula chimica dell’acqua (H O):
2
l’acqua è formata da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno ma essa, che beviamo e costituisce un elemento indispensabile
per la vita, non è la mera somma delle parti che costituiscono la sua composizione; l’interazione fra le componenti fa sì che
quegli stessi componenti operino un salto di qualità: l’acqua diventa un qualcosa che non è più riconducibile agli elementi da
cui proviene e che trascende.
Allo stesso modo nel sociale c’è l’interazione tra individui che comunicano ma, una volta diventato un ordine sistemico che
condiziona i comportamenti, ha una realtà propria 3
Tale aspetto è già presente nella sociologia di Durkheim . Egli distingue tra coscienza individuale e coscienza collettiva, tra individuo e
società, tra livello individuale e livello sociale, ma mette in evidenza che c’è una coscienza collettiva che diventa emergente rispetto
alle coscienze individuali, che è un qualche cosa di pi
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