Minori stranieri non accompagnati
Alla crescente attenzione politica rivolta e da rivolgere ai giovani figli di immigrati, non corrisponde attualmente un quadro informativo adeguato. Risulta ancora difficile quantificare con precisione le seconde generazioni e non esiste una definizione ampiamente condivisa della popolazione d'interesse. Tra i tentativi definitori divenuti classici in letteratura, possiamo ricordare quello di Rumbaut, che propose una "visione graduata" della "seconda generazione":
- Generazione 1,5 che inizia il processo di socializzazione e la scuola primaria nel paese di origine, completando il percorso scolastico all'estero;
- 1,25 emigrata tra i 13 e 17 anni;
- 1,75 trasferitasi all'estero in età prescolare;
- Seconda generazione propriamente detta costituita dai minori nati all'estero.
È poi interessante la proposta di Favaro, che distingue i minori nati in Italia da quelli ricongiunti, da quelli rifugiati, dai minori arrivati per adozione internazionale e dai figli di coppie miste, per finire con quelli giunti da soli.
Una simile questione definitoria si è sviluppata in seguito e poi in parallelo ai contributi scientifici internazionali, che hanno prodotto ricchi filoni di ricerca sulle giovani generazioni di origine straniera, confrontandosi con la pluralità del fenomeno e marcandone la complessità.
Le seconde generazioni come elemento di cesura
Il denominatore comune che percorre le più importanti prospettive di analisi intende le seconde generazioni quale elemento di cesura: poiché rappresenta il transito verso un'immigrazione strutturata e durevole, la "generazione dopo" proietta sulla società in cui cresce istanze di mobilità sociale di superiore qualità rispetto a quelle dei genitori.
Prendendo a prestito l'impostazione mertoniana, verrebbe così a configurarsi una tensione tra i fini socialmente definiti e i mezzi per raggiungerli. Quest'ultimo dibattito ha trovato spazio sia nel contesto statunitense sia in quello europeo. L'articolazione degli schemi di analisi traduce gli stessi mutamenti economici che conducono prima gli Stati Uniti e successivamente l'Europa da un'economia interpretata secondo il paradigma fordista a uno scenario di matrice prevalentemente terziaria, fino alla società dell'informazione e al capitalismo informazionale.
La questione fondamentale per i figli dell'immigrazione
In quest'ottica si pone una questione fondamentale riferita ai figli dell'immigrazione: la loro acculturazione agli universi simbolici dei coetanei sarebbe inversamente proporzionale al regredire delle opportunità occupazionali che avevano segnato gli status dei genitori nella fase affluente dello sviluppo statunitense ed europeo; ciò condurrebbe alle tensioni sociali di cui si diceva in precedenza.
Il tema rinvia alle potenzialità inclusive delle società occidentali rispetto ai nuovi cittadini. Su quest'ultimo versante, la tradizione di ricerca statunitense ha avanzato alcune riflessioni che lo qualificano in termini non più normativi. Dall'ipotesi di una perdita necessaria dei riferimenti originari del migrante a favore dell'acculturazione esclusiva alla società d'inserimento, si giunge a posizioni contraddistinte da maggiore prudenza analitica e dall'abbandono di impostazioni dicotomiche.
Da questo punto di vista l'etnicità è osservata quale risorsa, in grado di provvedere le seconde generazioni di un retroterra non di ostacolo alla mobilità sociale ma ad essa favorevole. La stessa famiglia si configura come luogo di mediazione delle potenzialità socializzanti, capace di dotare i figli delle motivazioni di base. L'etnicità e il contesto familiare appaiono i poli dialettici nel percorso d'inserimento.
Prospettive vetero-assimilazioniste e transnazionali
Le stesse prospettive vetero-assimilazioniste sottolineano alcuni indicatori utili a testimoniare una sorta di inevitabilità dell'assimilazione: acquisizione della lingua della società d'inserimento come lingua veicolare, la crescita dei matrimoni misti e la mobilità occupazionale.
Tra le prospettive che hanno posto in discussione gli impliciti assimilazionisti, una posizione di rilievo è occupata da quella transnazionale, che valica le dicotomie qui/li e osserva le persone di origine straniera come capaci di costruire network transnazionali, di tenere insieme differenti contesti sociali anche indipendentemente dalla sperimentazione di quei contesti, di creare dei bricolage situati nelle differenti condizioni socio-economiche.
Il contesto francese
È opportuno richiamare le considerazioni svolte nel contesto francese, perché paradigmatico di come i "modelli nazionali" d'integrazione delle persone di origine straniera siano oggi fortemente messi in crisi dalla crescente complessificazione delle questioni emergenti, legati com'erano ad un'immigrazione prevalentemente economica che ha mutato i propri tratti. In Francia, le ricerche sulle giovani generazioni di origine straniera divengono progressivamente un campo di indagine primario, nel momento in cui il contesto sociale evidenzia le dinamiche di loro visibilizzazione nella sfera pubblica.
Dotati di grande carica solo la "marcia dei beurs" del 1983 e il caso della scuola di Creil del 1989: la protesta dei giovani di origine straniera delle banlieue e il rifiuto delle studentesse musulmane di rtogliere l'hijab a scuola. I due episodi sanciscono l'impossibilità di una sfera pubblica totalmente impermeabile alla pluralità culturale e appaiono come una richiesta di riconoscimento di aspettative private e pubbliche.
La stessa ricerca sociale viene chiamata in causa da simili processi, avviando percorsi di approfondimento utili a comprenderne la genesi e la successiva evoluzione. Tra questi possono essere ricordati quelli che focalizzano l'attenzione sui percorsi scolastici dei figli di immigrati, sulle loro condizioni sociali e sul ruolo svolto dal capitale socio-culturale delle famiglie di provenienza.
Sociologia urbana e inserimento nel mercato del lavoro
Altre analisi di sociologia urbana evidenziano le forme di etichettamento di cui sono destinatari i figli di immigrati, portato di ghettizzazione fisica e contestuale stigmatizzazione sul piano simbolico. Anche l'inserimento nel mercato del lavoro viene fatto oggetto di riflessione critica, evidenziando la mobilità sociale bloccata dalle giovani generazioni di origine straniera e la conseguente impossibilità di una partecipazione piena e paritaria alla società francese.
In ambito francese, Abdelmalek Sayad discute il modello assimilazionista, marcando il "nazionalismo metodologico" cioè la tendenza a impiegare le categorie della nazionalità per decrittare un fenomeno al contrario più complesso e sfuggente, articolato e quindi non riducibile agli imperativi univoci dello Stato-nazione.
Empowerment e contesto europeo
In contesti diversi da quello francese, autori come Thranardt marcano gli elementi soggettivi di empowerment delle persone di origine straniera, rifiutandone un'interpretazione sbilanciata sul loro essere semplicemente destinatarie di interventi altrui e sottolineando invece il loro essere attori che interagiscono nei, e con, i contesti mantenendo così una capacità performativa e non solo ricettiva.
Nel quadro europeo sono i minori stranieri non accompagnati che risultano essere uno dei primi nuclei di interesse, così come i primi interventi delle istituzioni mediatrici, che in quegli anni iniziano a proporre percorsi di inclusione e partecipazione nei confronti delle persone di origine straniera. Tra le istituzioni mediatrici la scuola è sicuramente quella più coinvolta: la partecipazione scolastica dei minori di origine straniera, impone ad essa una rapida revisione dei propri impliciti. Non più solo la scuola primaria e secondaria di primo grado, ma anche la scuola secondaria di secondo grado si avvia a divenire campo di indagine.
Tra i principali risultati che emergono dalle ricerche svolte, merita segnalare l'evidenziazione della variabile data dall'età di arrivo in Italia rispetto al rendimento scolastico complessivo e il rilievo del contesto di inserimento. Da quest'ultimo punto di vista, lo schiacciamento verso il basso delle competenze dei genitori non consente traiettorie di mobilità sociale, utili a migliorare la stessa condizione sociale dei figli. Si contraddistingue poi la rilevanza assunta dalla regolazione istituzionale rispetto ad un inserimento più o meno efficace, con l'importante ruolo giocato dai sistemi scolastici. Nel filone di indagine relativo all'esperienza scolastica, possono annoverarsi ulteriori indagini sulla formazione professionale.
Accanto a quest'ultime indagini, si assiste alla nascita di altri ambiti di studio come quello della marginalità sociale e delle "gang". La dimensione della marginalità diviene seminale di forme innovative di autorappresentazione e identificazione; rifacendosi a Barrios e Brotherton, le "organizzazioni di strada" etichettate come bande assolverebbero a tre funzioni:
- Recovery: ricostruzione positiva del self;
- Renaming: riattribuzione di significati coerenti rispetto al contesto d'esperienza del singolo;
- Reintegration: reinserimento all'uscita dal carcere.
Processi di costruzione identitaria
Tuttavia, quelle maggiormente presidiate sono le analisi sui processi di costruzione identitaria. Esse si rivolgono alle dinamiche di relazione tra i riferimenti culturali della famiglia di origine e quelli della società di inserimento, con un'attenzione rivolta al ruolo giocato dalle reti amicali, dai mezzi di comunicazione di massa e dagli altri social media.
La capacità soggettiva di mediazione esperita dai minori di origine straniera e il loro essere capaci d'identità situate e cangianti, necessarie nei contesti plurali e complessi che si trovano a sperimentare quotidianamente sono ripresi da altre ricerche dedicate alle appartenenze multiple.
Giova ricordare la categoria di "multiculturalismo quotidiano": partendo dalla scarsa utilità delle categorie di segmented assimilation e transnazionalismo, ricordate in precedenza, gli autori marcano la tradizione soggettiva dei differenti universi di significato e il loro impiego situato.
Strutturazione dei fenomeni migratori in Italia
La crescente strutturazione assunta dai fenomeni migratori in Italia si riflette anche nei percorsi di studio proposti dagli studiosi: inizia ad essere esplorata l'idea di cittadinanza fatta propria dai giovani di origine straniera. La cittadinanza è impiegata come punto di osservazione delle traiettorie di partecipazione dei giovani di origine straniera: dalle informazioni raccolte si delinea come aspetto primario il versante struttural-formale della cittadinanza, intesa in qualità di strumento. Gli aspetti simbolici di appartenenza vengono in secondo piano e non sono mai disgiungibili da un'attenzione privilegiata alle proprie identità soggettive. Queste cioè non si esauriscono mai nella cittadinanza come orizzonte identificativo compatto, autoreferenziale e inclusivo.
Misure di tutela per i minori migranti
Una particolare attenzione deve essere rivolta alle situazioni in cui il minore migrante risulta destinatario di specifiche misure di tutela, come nel caso dei minori soli, senza una famiglia o un adulto di riferimento. Si tratta di categorie accomunate nella generica definizione di minori stranieri non accompagnati. A differenza dei minori che intraprendono il percorso migratorio con la famiglia o che ad essa si riuniscono nei paesi di immigrazione, i minori non accompagnati rappresentano una categoria di migranti per i quali a destare preoccupazione è la situazione di estrema vulnerabilità.
La loro condizione di minori, unitamente al fatto di essere soli e stranieri, impone l'attivazione di particolari misure di protezione e assistenza. Tra queste vanno incluse l'accoglienza in luogo sicuro, il diritto alla non espulsione, il riconoscimento di un permesso di soggiorno per minore età, forme di ricorso a specifiche misure di sostegno e affidamento protetto.
In molti casi si tratta di migranti irregolari o clandestini con forte mobilità sul territorio, la cui condizione giuridica risulta spesso di difficile definizione poiché non è sempre agevole il processo di identificazione del minore.
Comunemente vengono fatte rientrare nella generica categoria di minori non accompagnati situazioni tra loro molto diversificate. Esse variano in relazione alle motivazioni e modalità della migrazione cui corrispondono differenti gradi e tipi di protezione e assistenza:
- Minori in fuga da guerre, persecuzioni o conflitti;
- Minori mandati ovvero sollecitati a emigrare per ragioni economiche;
- Minori attratti da nuovi modelli e stili di vita;
- Minori spinti dalla destrutturazione sociale del paese di origine.
Sulla base del sistema delle tutele sussiste una precisa demarcazione tra le categorie dei minori richiedenti asilo o protezione umanitaria e dei minori vittime della tratta, da quella dei minori emigrati per ragioni economiche, alla ricerca di un lavoro o futuro migliore a volte nel tentativo di ricongiungersi ai genitori già emigrati in condizione di irregolarità.
Il contesto nazionale e il mandato migratorio
Nel contesto nazionale, la maggioranza dei minori stranieri non accompagnati rientra nella categoria dei migranti per ragioni economiche e in questi casi il tema del "mandato migratorio" rappresenta una questione di fondamentale importanza. Le ragioni che motivano le migrazioni dal paese di origine possono essere legate a decisioni individuali del ragazzo oppure dipendere da precise scelte e strategie familiari fondate sulla consapevolezza della condizione di favore che accompagna il minore.
Nella loro condizione di estrema vulnerabilità, i minori stranieri che intraprendono da soli un percorso migratorio possono essere intercettati dalle autorità competenti alla frontiera in fase di ingresso nel paese di destinazione o di transito oppure essere rintracciati sul territorio nel quale si trovano a soggiornare in condizione di assoluta clandestinità. Qualora il minore intercettato non possieda i requisiti per la presentazione della domanda di asilo e risulti senza assistenza o rappresentanza da parte dei genitori o di adulti legalmente responsabili, rientra nella specifica disciplina prevista per i minori stranieri non accompagnati.
Nel caso italiano, la normativa attualmente in vigore prevede la necessità di assicurare adeguate misure di assistenza e protezione, con l'implementazione di specifici progetti volti a incentivare processi di inserimento e integrazione sociale. È evidente che la possibilità e capacità di programmare e intervenire rispetto ad un fenomeno in costante divenire come quello dei minori stranieri non accompagnati siano subordinate alla necessità di disporre di informazioni aggiornate e attendibili sul fenomeno stesso.
Con la recente emanazione delle Linee guida sui minori stranieri non accompagnati, il Ministero dell'Interno ha provveduto a istituire un sistema informativo per il censimento e il monitoraggio della presenza di minori stranieri non accompagnati sul territorio nazionale (SIM). Attraverso questo sistema, il Ministero persegue l'obiettivo di raccogliere informazioni sui minori stranieri non accompagnati intercettati nel territorio italiano e segnalati alle autorità competenti. Vengono raccolti dati relativi all'anagrafica del minore, al sistema di accoglienza, nonché alla presa in carico da parte del Comune.
Il sistema di monitoraggio tiene traccia dei minori stranieri non accompagnati identificati come tali sulla base delle condizioni previste dalla normativa nazionale: vengono cancellati dalla base dati nel momento:
- Dell'eventuale accertamento della cittadinanza italiana o di uno stato dell'unione europea;
- Al compimento della maggiore età;
- Se avviene presentazione della domanda di asilo;
- Qualora vengano rintracciati genitori o parenti sul territorio nazionale.
Esso non raccoglie dunque informazioni né sui minori richiedenti asilo, né sui minori stranieri non accompagnati provenienti da un paese comunitario. Nel primo caso, la competenza per i minori passa alla Commissione nazionale per il diritto d'asilo e successivamente alle Commissioni territoriali; nel secondo caso l'autorità di riferimento è rappresentata dall'Organismo centrale di raccordo per la protezione dei minori comunitari non accompagnati.
Con specifico riferimento ai minori stranieri non accompagnati di origine rumena è stato sottoscritto un accordo bilaterale di cooperazione italo-rumeno finalizzato alla protezione di questo particolare gruppo di migranti soli o in condizioni di difficoltà presenti nel territorio italiano; questo accordo prevede l'adozione di misure di protezione e reintegrazione sociale, come anche l'eventuale facilitazione al rientro.
I dati e informazioni disponibili sui minori stranieri non accompagnati sono ovviamente relativi a coloro che sono entrati in contatto col sistema nazionale di accoglienza e protezione. Pur mancando una rilevazione complessiva e pur con i limiti di un monitoraggio non esaustivo basato sulle segnalazioni, possono essere rintracciate le principali linee evolutive di un fenomeno in continua trasformazione.
Le serie storiche disponibili quantificano la presenza di minori stranieri non accompagnati in circa 7700 segnalazioni l'anno. Dopo una prima fase con presenza di flussi migratori sostanzialmente invariati e provenienti dalle più tradizionali aree geografiche (Asia centrale e Africa subsahariana), dal 2011 sembra essersi avviata una nuova fase, con caratteristiche molto diverse. In concomitanza con le vicende legate ai movimento della cosiddetta Primavera Araba, che hanno interessato diversi paesi nordafricani, i flussi migratori provenienti dall'Africa settentrionale hanno conosciuto un considerevole incremento.
Pur continuando a non rappresentare la prima scelta dei ragazzi e in alcuni casi neppure il luogo di destinazione prescelto, in Italia il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati risulta in crescita. Le più recenti informazioni diffuse dal Ministero dell'Interno indicano un aumento significativo di questi casi.
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