Estratto del documento

Fuori da casa: migrazioni di minori non accompagnati

Capitolo 1: Migrazioni, transmigrazioni, diaspore

Una breve riflessione teorica

La riflessione antropologica da qualche decennio ha radicalmente trasformato categorie interpretative e lettura dei fenomeni legati alle migrazioni. Il percorso della ricerca che segue privilegia lo studio dei migranti nelle società complesse, assumendo il punto di vista dell’essere qui, piuttosto che lì, riattraversando temi fondanti delle discipline antropologiche, ovvero i sistemi familiari, le nuove soggettività, i ruoli sociali, gli immaginati ovvero la sfera delle costruzioni immaginarie delle località attraverso i grandi spostamenti che sempre più segnano le relazioni tra soggetti.

La lettura antropologica del fenomeno individua, coniuga categorie sedimentate e nuovi apparentiamenti disciplinari. Gli studi sulle migrazioni attuali in antropologia traggono alimento da nuovi cosmopolitismi, a partire da un cosmopolitismo etnografico a favore di un’antropologia transnazionale. Indagini “micro” spesso assenti nelle analisi della globalizzazione, supportate da etnografie multilocali che si concentrano sulle esperienze quotidiane transnazionali. Si colgono così i rapporti tra microcosmo-macrocosmo, individuando specifiche migrazioni che configurano mutamenti antropologici: lo specifico della ricerca è verso i soggetti migranti minori che intraprendono da soli lo spostamento verso l’Europa.

Spazio, tempo, migrazioni, postmodernità

L’atavica necessità del migrare, che ha costituito uno degli elementi per le continue trasformazioni delle culture, si configura oggi anche attraverso uno dei tanti paradossi della complessità e attualmente si assiste a forme di esasperata sedentarietà occidentale, in contrasto con una mobilità estrema delle zone del mondo. I giovani adolescenti migranti “abitano” il vissuto del viaggio attraverso una dimensione spazio-temporale sospesa, mai definita.

La necessità di stabilire confluenze di altri registri disciplinari e strumenti teoretici mutuati da altre scienze sociali ha aperto ulteriori letture del fenomeno, il che significa magari rinunciare a trovare presunte leggi generali e cercare di individuare quali sono le invarianze e i mutamenti più significativi nel tempo, al livello dei comportamenti collettivi, attraverso specifici case studies locali ed esperienze individuali, familiari, di comunità. Si tratta di mettere a confronto numeri e persone, fattori oggettivi di carattere demografico, economico, con fattori soggettivi, di natura culturale, identitaria, emotiva. Il concetto di cultura deve ispirarsi a 3 caratteristiche: tutti i concetti culturali sono radicati nella pratica e di conseguenza la loro definizione può essere determinato solo nel contesto di quella pratica; tutte le prospettive sono individuali e parziali; tutti i significati sono sempre contestabili.

Si possono prefigurare 2 macrotipi di culture, definite rispettivamente policrome e monocrome. Nelle prime l’accento è posto sulle relazioni esistenti tra le persone più che sul rispetto della sequenza degli impegni: capacità di svolgere più attività e mantenere più relazioni in un tempo unico. Nelle seconde, il tempo è percepito e descritto come un nastro o una linea e gli avvenimenti sono posti a scandire la giornata in rigorosa sequenza. Le culture di tipo monocromo tendono a isolare le persone che svolgono un compito specifico e a mettere in evidenza il carattere “separato” di ogni operazione.

Le migrazioni contemporanee hanno carattere globale ed hanno rimescolato questa dicotomia nella percezione del tempo: esse espandono sempre più gli orizzonti di destinazione, si muovono rapidamente verso le città delle società più ricche o le regioni distretto. Le motivazioni che inducono ad emigrare sono legate indubbiamente a squilibri di tipo economico, demografico, politico e a degenerazioni ed emergenze di carattere ambientale, ma anche da un’attrazione culturale verso quello che Latouche definisce l’occidentalizzazione del mondo.

Nella definizione di queste nuove rotte e destinazioni i media globali hanno giocato un ruolo preponderante nello stimolare la decisione ad emigrare, fornendo spazi e tempi virtuali ed hanno favorito una specie di socializzazione anticipata che prepara il migrante alla partenza e all’emulazione degli stili di vita occidentali. Ma quello che conta davvero è considerare i contesti d’approdo e come ricevere i migranti, sensibilizzando le società riceventi alle problematiche culturali e sociali per evitare conflitti e fratture del tessuto sociale. La realtà sociale e culturale delle società odierne è un universo stratificato di modelli culturali che interagiscono tra loro, modificando il tessuto della convivenza quotidiana e delle relazioni etnosociali. L’arrivo del migrante imprime poi una dinamica di cambiamenti nel contesto d’accoglienza. Entrano in campo istanze di incontro-scontro tra immigranti e residenti.

Centrali nei processi identitari emergono i percorsi di adattamento e negoziazione che simboli, idee, tratti culturali e senso di appartenenza attraversano nel processo di dispersione e rilocalizzazione. Un processo che implica un incessante lavorio di mediazione tra affiliazioni complesse e appartenenze multiple.

La vita di questi migranti prende forma nell’intreccio tra più universi sociali e simbolici, produttivi e riproduttivi, orientati ai bisogni e strutturati dalla ricerca di autonomia. E, nello specifico, dalla particolare vulnerabilità dell’adolescenza. Nina Glick Schiller identifica il transmigrante come colui che mantiene in un funambolico equilibrio rapporti con la patria di partenza e il paese di arrivo o per essere più precisi le nuove congiunture e i mutamenti contemporanei attraverso cui prende forma la vita dei migranti contemporanei. La compressione spazio-tempo resa possibile dalle nuove tecnologie di comunicazione e di trasporto è un elemento fondamentale che rende i legami transnazionali più intensi. Glick Schiller utilizza la nozione di “campo sociale transnazionale” quale campo sociale multidimensionale che include interazioni strutturate di varia natura, risultano così diverse le vie di “incorporazione” dei migranti. L’autrice ha utilizzato le storie di vita, tenendo conto di tre sistemi fondamentali nell’azione sociale dell’uomo: personalità, società e cultura.

Per riuscire a comprendere la persona all’interno del contesto e del campo sociale transmigrante, dobbiamo rifiutare di assumere una prospettiva culturologica o sociologica da un lato, e psicologica dall’altro. Dobbiamo riuscire ad indagare e a costruire una teorica che abbia come base, come oggetto disciplinare specifico, il fenomeno e il suo esecutore. Tenendo conto pienamente e in modo critico dei contenuti psicologici e socio-culturali che dobbiamo esaminare, in termini adeguati ai problemi che ci interessano, la persona, intesa come nucleo attivo di storia e contesto, di possibilità e limiti psicologici e biologici.

Si tratta di utilizzare sincreticamente più categorie: radicati strumenti di lavoro sul campo come l’osservazione partecipante, la discourse analysis, le storie di vita, i dati quantitativi socio-economici per ricostruire il campo sociale. Ineludibili le comparazioni con il passato sui modi di attraversare lo spazio e sui tempi di ciò che definiamo il viaggio.

Vulnerabilità, capability: soggetti migranti nella complessità

La vulnerabilità è uno dei termini più usati dalla burocrazia internazionale per individuare specifiche categorie di migranti, definita sia dal punto di vista dello spazio ecosostenibile, sia di quello socio-economico sia dei ruoli e condizioni individuali. L’incontro con l’Occidente deve trasformare e può trasformare la vulnerabilità in capability come sostiene Nussbaum. Il cosiddetto capability approach offre una visione orientata alla possibilità di determinare quali principi di base e, conseguentemente, quali adeguate misure, possano dare luogo a una vita umana dignitosa. Il glocalismo etico chiarisce come i processi in atto non vanno interpretati esclusivamente dal punto di vista economico, né vanno interpretati da altri punti di vista “parziali”, ma vanno colti utilizzando il vocabolario concettuale della cultura, intesa come insieme delle strategie che gli esseri umani usano per attribuire significato alle loro esperienze e alle loro azioni. La deterritorializzazione non riguarda solo chi viaggia, e non coincide con la fine del locale, ma piuttosto con la sua trasformazione in uno spazio culturale più complesso.

I minori immigrati si trovano coinvolti in molteplici passaggi: dal paese di origine a quello che li ospita, dalla cultura familiare a quella della scuola. Gli studi psicologici, psichiatrici e sociologici hanno mostrato gli effetti traumatici prodotti dall’immigrazione nei minori che ne sono, più o meno direttamente, protagonisti. In questi studi la vulnerabilità starebbe ad indicare uno stato di minore resistenza a fattori nocivi e aggressivi; è un concetto dinamico poiché riguarda il processo di sviluppo del minore. Una variazione, interna o esterna, del funzionamento psichico del bambino vulnerabile è tale da provocare una significativa disfunzione, un dolore intenso, un arresto o uno sviluppo minimo delle sue potenzialità. Questa fragilità si manifesta sul piano psicologico attraverso sensibilità o debolezze, reali o latenti, immediate o differite, stagnanti o esplosive. Il concetto di vulnerabilità sta ad indicare indubbiamente un rischio, ma anche una possibilità sottolineando la responsabilità e il ruolo della famiglia e dei servizi di accoglienza nel creare le condizioni che prevengano ed attenuino tale rischio. Viene messo a confronto con il suo opposto, la resilienza, che indica proprio la capacità di resistere, di difendersi e di reagire.

Bisogna contrastare ed avere dimestichezza con quella condizione esistenziale definito paurismo; non è un termine della lingua italiana. Eppure esiste ed è diventata una parola usata dai giovani migranti. Dentro questo termine è condensato il razzismo, la paura, il “menefreghismo”. È una migrazione che, nella maggioranza dei casi, non affrontano per scelta propria ma per complesse storie familiari arrivando così “catapultati” in una realtà estranea. I cambiamenti sono molteplici e improvvisi, le fratture laceranti e inevitabili; ai distacchi si aggiungono la solitudine, le regole implicite e la lingua da imparare oltre che nuovi messaggi educativi e luoghi di socializzazione.

Il minore si trova nella necessità di dover risolvere al più presto il complicato rapporto con il proprio passato e con il paese d’origine. La costruzione dell’identità di questi migranti, che alla partenza sono spesso bambini, era in piena definizione al momento della traumatica partenza, per così dire, “debole” e il processo di inculturazione ancora non delineato. Nel momento dell’incontro si coinvolgono nel processo identitario istantaneamente elementi e soggetti che appartengono a mondi culturali ed etnici differenti. Questo implica che a questi migranti non è concessa la possibilità di avere un’unica identità etnica. Se superano positivamente l’incontro diventano portatori di identità plurime e pluridislocate ossia interpreti dei nuovi cosmopolitismi.

Ciò che rende delicata tale fase di crescita per i minori migranti è vivere il momento di “crisi” adolescenziale parallelamente al processo di elaborazione dell’esperienza migratoria. Nella consapevolezza della complessa reticolarità dei flussi ormai lontani dalle direttrici lineari che caratterizzavano le migrazioni storiche fino alla prima metà del Novecento, l’indagine antropologica deve necessariamente fare i conti con questi molteplici percorsi e deve cercare di individuare il coagulo di motivi che spinge alla scelta migratoria soprattutto attraverso fattori soggettivi ed emotivi che possono dar conto del successo o del fallimento. La migrazione postmoderna è sempre più guidata sia dalle donne che lasciano a casa i maschi adulti e sia dai minori che lasciano a casa i genitori. Sembra così delinearsi uno dei tanti paradossi delle odierne migrazioni: quelli che l’Europa definisce vulnerabili sono i più adatti a violare l’Occidente perché la vulnerabilità rende accessibile l’ingresso al mondo occidentale, riducendo al minimo la diffidenza verso l’estraneo invasore ma assumendosi la responsabilità di esse nuovo motore economico ed emotivo dei sistemi familiari nei paesi di provenienza. Questa capacità (capability) ha trasformato i ruoli nei sistemi familiari: da soggetti deboli e da tutelare in soggetti forti sia economicamente che emotivamente.

Capitolo 2: Le migrazioni invisibili

Migranti invisibili: i minori non accompagnati

I minori non accompagnati sono giovani adolescenti che hanno tentato l’avventura migratoria per conto proprio, talora in contatto con le organizzazioni criminali, e che si trovano a dover fronteggiare notevoli complessità non solo di natura giuridica, ma anche psicologica. La norma regolamentare del Comitato per i minori stranieri definisce minore straniero non accompagnato presente nel territorio dello Stato, il minorenne non avente cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione Europea che, non avendo presentato domanda di asilo, si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano.

“I cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione Europea o gli apolidi di età inferiore ai diciotto anni che entrano nel territorio nazionale senza essere accompagnati da una persona adulta”. I minori non accompagnati, per la loro vulnerabilità, sono particolarmente soggetti al rischio di essere vittime di tratta e sfruttamento. Questo può prendere la forma di un lavoro forzato, di servitù o schiavitù o, ancora, di sfruttamento sessuale.

Il genere nelle migrazioni dei minori

I giovani migranti sono nella quasi totalità maschi. A differenza dei flussi degli adulti, in cui la presenza femminile è, ormai, in netta superiorità, qui il dato è in controtendenza. I minori maschi costituiscono quasi il 95%, contro il 5% delle presenze femminili. Nell’ultimo anno sono oltre 7.000 i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia. Oltre 4.000 sono accolti nelle strutture a loro deputate. 1.500 risultano irreperibili. Sono ancora in maggioranza i maschi (95%) e più della metà è formata da ragazzi con un’età compresa tra i 16 e i 17 anni, solo una piccola parte (0,4%) è costituita da bambini da zero a sei anni. I minori “irreperibili” sono all’incirca 1.500 e prima di far perdere le proprie tracce la maggior parte di loro era ospitata in strutture. Anche i “presenti” sono accolti per lo più in centri di accoglienza (4.587), a seguire ci sono i “privati” (706) e, infine, i “non comunicati”.

Le nazionalità più rappresentative sono: Bangladesh (23,2%), Egitto (11,9%), Albania (10,4%), Afghanistan (6,7%) e Marocco (4,8%). Un altro aspetto delle categorie dei giovani migranti è quello della tratta. In questo tipo di migrazione, che è specificamente connotata al femminile e che implica lo sfruttamento sessuale, le ragazze fanno parte di sistemi familiari tradizionali che o non “investono” sulla figlia, perché convinti della sua fragilità come soggetto autonomo sociale, o ne riconoscono il peso nel gruppo e, come per ogni società patriarcale in cui viene regolamentato lo scambio delle donne, la “vendono all’Occidente”.

Molto spesso le minori sono anche più giovani, di un’età tra i 14 e i 16 anni. Le giovani vengono reclutate in Nigeria e, una volta arrivate in Italia, sono costrette a prostituirsi per pagare il debito che hanno contratto per il viaggio. Lo sfruttamento può anche iniziare lungo le tappe del percorso migratorio e avviene all’interno di un sistema prevalentemente gestito da donne, sia nella fase di reclutamento che di assoggettamento e di sfruttamento della prostituzione. Alle minori nigeriane e alle loro famiglie era stata prospettata l’occasione di un lavoro nella ricca Europa, il cambiamento di stile di vita e l’emancipazione da condizioni di marcata povertà. Difficile dunque che vi siano ragazze minorenni non accompagnate che non siano in genere oggetto di tratta e coinvolte nel traffico della prostituzione.

La fortezza Europa e i minori

Tale fenomeno migratorio, manifestatosi in più Stati membri già a partire dagli anni Settanta, si è sviluppato poi negli anni Novanta, espandendosi, in modo particolare, in questi ultimi anni. Sono bambini provenienti dall’Africa subsahariana, dal Maghreb, dal Medio Oriente o dall’Asia. Si stima che nell’Europa vivano tra i 5 e gli 8 milioni di immigrati senza permesso di soggiorno, ma non si sa in maniera precisa quanti di essi siano minori non accompagnati. In un mondo soggetto a continui cambiamenti diviene sempre più importante esaminare, in una prospettiva antropologica, i rapporti tra cultura e educazione “connesse” al concetto di identità che, per questi giovani migranti, “si identifica più sul progetto futuro che non su quelli del passato”.

La Dichiarazione di New York del 1989, che è stata un ampliamento della Dichiarazione dei diritti del fanciullo del 1959, è nodale per i principi che vi sono enunciati, quali:

  • Godimento dei diritti senza alcuna discriminazione
Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 19
Riassunto esame sociologia delle politiche educative, prof Bertozzi. Libro consigliato Fuori da casa, migrazione di minori non accompagnati di A. Di Nuzzo Pag. 1 Riassunto esame sociologia delle politiche educative, prof Bertozzi. Libro consigliato Fuori da casa, migrazione di minori non accompagnati di A. Di Nuzzo Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame sociologia delle politiche educative, prof Bertozzi. Libro consigliato Fuori da casa, migrazione di minori non accompagnati di A. Di Nuzzo Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame sociologia delle politiche educative, prof Bertozzi. Libro consigliato Fuori da casa, migrazione di minori non accompagnati di A. Di Nuzzo Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame sociologia delle politiche educative, prof Bertozzi. Libro consigliato Fuori da casa, migrazione di minori non accompagnati di A. Di Nuzzo Pag. 16
1 su 19
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher universitaria2312 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia delle politiche educative e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Bertozzi Rita.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community