Spazi per essere giovani: una ricerca sulle politiche di youth work tra Italia e Inghilterra
Youth work nell'Unione Europea
Definizione e pratica di youth work
Nella strategia di politica giovanile della Commissione Europea, le pratiche di youth work sono definite come una “forma di educazione extrascolastica organizzata da professionisti o da animatori socio-educativi volontari (youth worker) che contribuisce allo sviluppo dei giovani”. Nell'arco di un ventennio, le istituzioni comunitarie hanno promosso la crescita professionale degli operatori impegnati nelle attività di youth work, sollecitando iniziative volte a certificare le loro competenze e a sviluppare servizi, pedagogie e prassi innovative.
Il ruolo delle pratiche di youth work si trova richiamato negli obiettivi e nelle azioni riferite all'occupazione, alla salute, all'inclusione sociale, all'imprenditorialità e alla creatività. La strategia di politica giovanile comunitaria mira a sviluppare una forte collaborazione tra politiche giovanili e altre aree di policy, con un ruolo di supporto proveniente dalle attività di youth work.
La strategia di politica giovanile avviata nel 2009 è stata confermata in fase di preparazione nel nuovo programma di Erasmus Plus, occasione in cui il Consiglio Europeo definisce gli youth worker come “professionisti o volontari impiegati nel campo dell'educazione non formale che aiutano i giovani nel loro sviluppo socio-educativo e professionale”.
Prima della Commissione Europea, è il Consiglio d'Europa a occuparsi del riconoscimento professionale degli youth worker nei primi anni Sessanta, periodo in cui comincia a lavorare per la loro formazione ricostruendo e promuovendo il quadro delle loro competenze. Tali competenze si focalizzano sull'empowerment dei giovani, creazione di opportunità di apprendimento, educazione interculturale e uso della valutazione.
L'ambito di intervento più diffuso in Europa riguarda le attività ricreative e di svago offerte ai giovani durante il tempo libero. Le opportunità offerte in tale ambito rispondono all'esigenza dei giovani di vivere la dimensione del disimpegno, ovvero la libertà dalle pressioni che il mondo adulto esercita rispetto ai compiti di transizione legati. Questa dimensione permette ai giovani di fare esperienza dell'età giovanile non solo come fase intermedia di passaggio, ma anche come condizione di vita peculiare caratterizzata da desideri, bisogni, interessi, linguaggi e stili di vita.
Lo sport è l'attività più ricorrente tra i servizi per il tempo libero. Nell'ambito delle attività culturali ricorre l'uso di spazi attrezzati dove i giovani partecipano attivamente all'ideazione e alla realizzazione delle attività.
Dagli anni Ottanta, gli spazi di open youth work hanno assunto un carattere universalistico, grazie a una maggiore diffusione di iniziative promosse dall'appartenenza ad ideologie politiche o credo religioso. Le attività svolte nell'ambito dell'open youth work sono state ancorate a progetti di educazione alla cittadinanza europea basati sull'incontro tra giovani provenienti da diversi paesi europei.
Le attività di youth work rivolte ai giovani a rischio sono centrate sui compiti di transizione verso il lavoro e sulla prevenzione di problemi nella sfera della salute. È soprattutto nei paesi dove le politiche giovanili si sono sviluppate più recentemente che le istituzioni pubbliche hanno richiesto che le attività di youth work portassero un contributo specifico in questo ambito. Nel nord Europa, gli youth worker sembrano timorosi che un coinvolgimento troppo diretto nelle politiche del lavoro li porti ad esercitare un ruolo di eccessiva pressione verso i compiti di transizione legati all'inserimento lavorativo.
Tra le ricerche affidate alla Commissione Europea sulle politiche e le pratiche di youth work, quella realizzata dall'Istituto di IARD (2001) è l'unica a fornire una classificazione contestualizzata rispetto ai modelli di welfare nazionali dei paesi membri. Sulla base di questa ricerca, gli stati membri dell'Unione Europea possono essere classificati in quattro modelli di youth work, tenendo conto delle finalità generali espresse dalle politiche giovanili nazionali e dei criteri di accesso dei giovani alle attività offerte.
Come evidenziato nel rapporto IARD, partire da una visione dei giovani come risorsa significa riconoscerli come cittadini attivi capaci di esprimere già in età giovanile un proprio peculiare potenziale. Una visione dei giovani come problema ispira politiche volte a compensare nei giovani specifiche carenze individuali al fine di sostenerne l'inclusione sociale e la transizione verso l'età adulta.
Entrando nel merito della classificazione proposta nel rapporto IARD, il modello universalistico di youth work dei paesi scandinavi si contraddistingue per la tendenza a rivolgersi a tutti i giovani come cittadini nel presente, e non solo come futuri cittadini adulti. Anche nel modello scandinavo tradizionalmente universalistico, si è osservata negli ultimi anni una più accentuata attenzione verso le categorie deboli e a rischio di esclusione.
Anche il modello conservatore-corporativo del Centro-Europa ha un'importanza universalistica. In quest'area prevale la definizione dei giovani come categoria vulnerabile nel suo insieme, con un accento sugli obiettivi di protezione e di prevenzione dell'esclusione sociale. Quindi, mentre nell'area scandinava assumono centralità le forme partecipative di apprendimento, nel Centro-Europa si privilegia l'attività di informazione e di counseling individuale.
Un'altra differenza rispetto al modello scandinavo è la maggiore pressione istituzionale verso la finalità di socializzazione ai ruoli adulti. Nell'Europa centrale, le politiche giovanili coprono una fascia di età che va dall'infanzia fino ai giovani adulti.
A differenza dei modelli scandinavo e centro-europeo, il modello liberale di Gran Bretagna e Irlanda è centrato sulla prevenzione dei problemi giovanili, con una pressione verso l'ingresso rapido nel mercato del lavoro. In quest'area, le politiche giovanili e le attività di youth work si sono concentrate sui problemi come la devianza, l'abbandono scolastico, la criminalità, l'uso di droghe, la gravidanza durante l'adolescenza. Nell'ultimo decennio si è osservata un'attenzione crescente verso il tema della partecipazione politica e sociale dei giovani.
Infine, il modello di youth work mediterraneo è caratterizzato da un ruolo recente dello Stato nell'erogazione di servizi di educazione non formale rivolto ai giovani. In quest'area, le istituzioni religiose hanno avuto per lungo tempo un ruolo predominante nell'educazione extra-scolastica. La pratica educativa tradizionalmente diffusa è quella dell'animatore culturale impegnato in attività a cavallo tra finalità ricreative ed educative. Con lo sviluppo delle politiche giovanili nazionali ed europee nel secondo dopoguerra, è aumentata la presenza di professionisti esperti in progettazione giovanile e operanti sia all'interno delle amministrazioni sia come consulenti esterni.
Soprattutto nei paesi membri dell'area mediterranea, la priorità sollecitata dalle politiche giovanili nazionali è il sostegno verso la transizione lavorativa, il cui successo è considerato una condizione necessaria per maturare l'autonomia dalla famiglia di origine, per ottenere la disponibilità di una propria abitazione e per formare una nuova famiglia.
Agenzie di educazione non formale e luoghi di partecipazione
Youth work ed educazione non formale
Una potenzialità delle attività di youth work è apportare un proprio specifico contributo in diverse aree di policy. A partire dal 2004, il dibattito europeo sul riconoscimento non formale ed informale nel settore giovanile ha progressivamente sollecitato il riconoscimento delle professioni e organizzazioni di youth work come provider di educazione non formale ed informale.
Alle organizzazioni operanti negli ambiti di youth work si richiede di formare i giovani sia nelle abilità di base ricadenti nella sfera sociale e relazionale, sia in quelle rilevanti per la carriera lavorativa. Riguardo ai metodi educativi, nelle attività di youth work si conferisce particolare importanza all'apprendimento che può avvenire in modo spontaneo durante il tempo libero. I metodi di youth work conferiscono una particolare enfasi sulla centralità di chi apprende, le sue motivazioni e la sua libertà di scelta.
Le attività di youth work possono essere realizzate in ambienti appositamente attrezzati per essere frequentati dai giovani, in spazi all'aperto scelti per svolgere specifiche attività e in luoghi in cui i giovani si ritrovano spontaneamente nel tempo libero. Anche le istituzioni educative possono ricavare al proprio interno uno spazio dove i giovani possono interagire con gli youth worker nel tempo libero. I metodi educativi praticati dagli youth worker rappresentano uno strumento potenzialmente utile alle istituzioni scolastiche e agli operatori dell'educazione non formale per affrontare i limiti di approcci poco centrati sulla partecipazione attiva di chi apprende.
La politica giovanile europea sembra spingere verso una progressiva professionalizzazione degli youth worker quale condizione necessaria per poter assumere un ruolo che sia allo stesso tempo diffuso tra una pluralità di ambiti di intervento, complementare al lavoro degli operatori impegnati in tali ambiti e specializzato nell'educazione non formale rivolta ai giovani.
Youth work e partecipazione
La partecipazione giovanile è uno dei principi chiave dello youth work inteso come pratica di educazione non formale. La partecipazione, infatti, può essere osservata non solo come metodo educativo, ma anche come obiettivo ed effetto atteso. Se intesa come metodo, la partecipazione riguarda la capacità di coinvolgere attivamente i giovani nel processo di apprendimento. Come outcome educativo, la partecipazione si riferisce alla maturazione nei giovani di abilità volte a incidere sul disegno e sull'implementazione delle politiche pubbliche che li riguardano.
Questo outcome può essere considerato un passaggio intermedio verso il cambiamento effettivo delle politiche pubbliche nella misura in cui le istituzioni riconoscano ai giovani la facoltà di mettere in pratica le abilità di partecipazione maturate. A partire dall'impulso dato dal Consiglio d'Europa nel 1992 con la Carta Europea sulla Partecipazione dei Giovani nella Vita locale e regionale, la Commissione Europea ha visto la partecipazione dei giovani nella vita sociale e politica come un terreno di maturazione della cittadinanza europea.
La Carta Europea sulla Partecipazione ha introdotto all'inizio degli anni '90 una concezione di partecipazione giovanile che si poneva in rottura rispetto all'immagine dei giovani come cittadini ancora immaturi. Il Consiglio d'Europa, nella Carta Europea sulla Partecipazione, lanciava un'idea di partecipazione intesa come opportunità per i giovani di incidere sulle politiche pubbliche che li riguardavano. Tale principio sarebbe stato ripreso più tardi dalla Commissione Europea, secondo la quale “dare forma alle politiche giovanili grazie al costante dialogo con i giovani incide sul loro successo”.
La Carta Europea sulla Partecipazione ha sollecitato questa visione di politiche giovanili decise dai giovani per i giovani in una pluralità di ambiti: tempo libero, occupazione, formazione, mobilità, salute, accesso alla cultura, protezione dalla violenza e dalla criminalità, fenomeni di pregiudizio e discriminazione sociale. La Carta sulla Partecipazione ha identificato gli spazi di youth work come contesti adatti in cui i giovani possono assumere un ruolo attivo nell'intero ciclo di vita di una politica giovanile.
Nella visione della Carta Europea sulla Partecipazione, gli youth worker stimolano e affiancano i giovani nell'ideazione e nella realizzazione di progetti nel campo del volontariato, in ambito lavorativo o imprenditoriale: “progetti di iniziativa giovanile”. In questo documento si invitano le autorità pubbliche a mettere i giovani nelle condizioni “di essere accompagnati da professionisti e di avere accesso ad assistenza finanziaria, materiale e tecnica”.
La Commissione Europea ha insistito sul rapporto tra creatività e creazione di impresa; l'intento è sviluppare talenti creativi e capacità imprenditoriali per generare occupazione. La Commissione Europea ha incluso il legame tra creatività e imprenditorialità tra i pilastri della sua strategia di politica giovanile. In particolare, il finanziamento alle imprese giovanili e l'accesso alle nuove tecnologie nei settori artistici e scientifici sono considerati principali strumenti di intervento.
Un'ulteriore forma di partecipazione su cui punta il Consiglio d'Europa è il coinvolgimento dei giovani negli organi decisionali delle organizzazioni di youth work. La continuità e l'autonomia finanziaria delle organizzazioni giovanili è una delle questioni su cui si è concentrato il dibattito europeo sullo youth work.
Problemi di comparazione
Uno dei limiti della ricerca realizzata dall'Istituto IARD nel 2001 è rappresentato dalla difficoltà di comparazione tra i rapporti nazionali su cui si è basata. In ciascun Stato membro coinvolto nella ricerca, infatti, l'Istituto IARD ha affidato l'elaborazione di un rapporto nazionale sulle politiche giovanili. I diversi rapporti nazionali prodotti hanno finito per basarsi su fonti e definizioni concettuali scarsamente compatibili tra loro.
Tale metodologia si discostava da quella adottata nei precedenti rapporti europei in cui gli attori responsabili delle politiche giovanili venivano intervistati in ciascuno Stato attraverso uno stesso questionario costruito ad hoc affinché i dati fossero comparabili tra i diversi contesti nazionali. Nelle successive ricerche si è scelto di combinare i due metodi. Si è giunti così a massimizzare le possibilità di comparazione e ad esaminare le peculiarità delle situazioni nazionali.
Tuttavia, permane la difficoltà di ricostruire a livello europeo le dimensioni delle attività dello youth work in termini di risorse pubbliche investite, attori pubblici e privati coinvolti, numero e tipi di operatori impegnati. I dati più difficilmente reperibili o poco comparabili riguardano gli attori privati e le attività non finanziate da programmi pubblici. La scarsità dei dati nazionali sullo youth work dipende da fattori di natura politica, finanziaria, metodologica e culturale.
La prospettiva delle disuguaglianze sociali
Emancipazione sociale e youth work
Per poter valutare il funzionamento specifico dei programmi e servizi di youth work è necessario identificare che cosa ci si aspetta nello specifico da essi in termini di effetti e di processi in grado di generarli nei diversi ambiti in cui ci si trova ad operare. Ciò che caratterizza lo youth work in Europa “non è tanto il tipo di attività che svolge, ma il fatto di focalizzarsi sul giovane come persona e sul suo contesto di vita”.
In questo volume ci si concentra su una caratteristica che porta lo youth work ad incidere su una più equa redistribuzione di opportunità tra i giovani nella sfera dell'educazione non formale. L'intento è generare evidenze empiriche sulla capacità di portare un beneficio ai giovani riuscendo a contenere l'incidenza negativa di certe condizioni di svantaggio da essi possedute all'avvio di un percorso di educazione non formale.
La questione delle disuguaglianze educative nelle attività di youth work è stata affrontata a partire dal problema pedagogico di un'educazione scissa tra finalità di controllo e di emancipazione. Le pratiche di youth work orientate da finalità di controllo tendono a prediligere obiettivi di integrazione dei giovani nel sistema sociale e di allineamento con le sue norme.
Il raggiungimento di tali obiettivi richiede azioni in grado di compensare quelle carenze individuali che impediscono la piena integrazione sociale. Di conseguenza, si tende a reagire in modo immediato a bisogni o problemi dei giovani al fine di prevenire o fronteggiare disagi individuali e comportamenti socialmente devianti.
Le attività di youth work orientate da finalità di emancipazione conferiscono priorità alla realizzazione del potenziale personale dei giovani; questo orientamento si sforza di scoprire e incoraggiare le risorse di cui i giovani sono già dotati, anche quando non ne sono consapevoli o non si sentono liberi di utilizzarle e coltivarle.
Il lavoro di Smith (1998) aiuta a mettere a fuoco le forme di youth work con finalità di emancipazione ricostruendo i modelli di pensiero e di pratica che si sono storicamente sedimentati nell'educazione giovanile in Europa. Egli indica tre macroambiti di intervento (tempo libero, educazione, welfare), all'interno dei quali Smith colloca cinque tradizioni di youth work. Queste ultime sono a loro volta distinte a seconda dell'essere più orientate da specifiche ideologie (politiche o religiose) oppure maggiormente basate su competenze e ruoli professionali.
Tale differenza si riferisce alla presenza o meno di un'esplicita volontà di educare i giovani ad uno specifico sistema di credenze, la cui accettazione è tra le condizioni richieste per accedere alle opportunità educative offerte. Le tradizioni di youth work più orientate verso finalità di emancipazione sono maturate in quelle esperienze volte allo sviluppo personale e sociale dei giovani, che l'autore colloca sul versante professionale di matrice pedagogica o psicologica.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame sociologia delle politiche educative, prof Bertozzi. Libro consigliato Partecipazione e cittadinanz…
-
riassunto esame sociologia delle politiche educative, prof Bertozzi, libro consigliato Minori stranieri non accompa…
-
Riassunto esame sociologia delle politiche educative, prof Bertozzi. Libro consigliato Fuori da casa, migrazione di…
-
Riassunto esame Sociologia e politiche delle migrazioni, prof. Agustoni, libro consigliato la sfida delle migrazion…