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intervengono nella sua vita; questo soggetto abusa non solo di bambini, ma di ogni persona

vulnerabile; si rivolge ai bambini, considerandoli oggetti della sua

1. PEDOFILO IN FASE REGRESSIVA:

gratificazione sessuale, solo in momenti temporanei della sua esistenza, come risultato

di qualche evento che ha modificato la sua immagine ed ha minato la sua autostima; ha

generalmente rapporti normali con le persone adulte e in apparenza non ha alcun

problema nel relazionarsi con i coetanei anche in ambito sessuale; psicologicamente,

sotto qualche fonte di grande stress, vede il bambino come uno pseudoadulto; è quasi

sempre attratto da ragazzini che non conosce; sceglie quasi sempre ragazzini

appartenenti al sesso femminile; molto spesso è sposato e vive con la sua famiglia; ha

un lavoro; all’apparenza può sembrare che abbia una vita normale; può avere problemi

con l’alcol e un basso senso di autostima;

i bambini sono semplicemente una categoria di

2. IL TIPO MORALMENTE INDISCRIMINATO:

vittime facili da raggiungere; i loro abusi sono tutti di natura sessuale, e in

3. IL TIPO SESSUALMENTE INDISCRIMINATO:

particolare, coinvolgono il lato più bizzarro della sessualità; i bambini non rappresentano

nulla di più che facili vittime in particolari situazioni;

questo soggetto soffre di qualche forma di disordine psichico, che

4. IL TIPO INADEGUATO:

gli rende impossibile scegliere adeguatamente tra il bene e il male; è difficile che ferisca

o compia atti violenti sulle vittime; sperimenta azioni sessuali scarsamente invasive;

prova attenzione sessuale esclusivamente per i bambini;

- PEDOFILO PREFERENZIALE:

connettono violenza e gratificazione sessuale; i loro attacchi

1. PEDOFILO SADICO:

finiscono con la morte della vittima; sceglie bambini sconosciuti, prelevandoli da luoghi

che solitamente frequentano e dove lui stessi li ha più volte visti e seguiti; non tenta

mai di iniziare una relazione con la vittima; preferisce prelevarla con la forza o

avvicinarla con una scusa e portarla nel luogo prescelto; non provano alcun amore per i

bambini, ma li considera facili vittime; tali crimini sono premeditati, studiati e

ritualizzati; interagisce con i bambini corteggiandoli con doni, attenzione,

2. IL TIPO SEDUTTIVO:

affetto; conoscono bene le loro vittime;

desiderano attenzioni e affetto dai bambini; risultano fissati ad uno

3. IL TIPO FISSATO:

stadio preciso dello sviluppo psicosessuale; il loro interesse verso i bambini e la loro

attenzione sessuale appare persistente e compulsiva; preferisce in genere vittime di

sesso maschile; non ha alcun rapporto o scarsi rapporti con i coetanei; è generalmente

single ed è considerato immaturo e infantile; sceglie bambini come oggetti sessuali,

perché sono meno esigenti, più facilmente dominabili; è raramente violento con i

bambini con cui cerca di instaurare una relazione stabile;

3.2 IL MONDO DEL PEDOFILO

Il mondo del pedofilo è caratterizzato da una visione integralista dell’esistenza e delle relazioni.

È convinto dogmaticamente della liceità delle sue inclinazioni, dei suoi desideri, dei suoi

atteggiamenti, e si oppone, attraverso la sistematica trasgressione delle norme, a una società

ingiusta ed eticamente pervasiva, che gli impedisce di godere pienamente del bambino e

impedisce al bambino di godere dell’amore dell’adulto.

Il mondo del pedofilo presuppone l’abolizione delle differenze fra generazioni e nega il valore e

anche l’esistenza del ruolo e della funzione dei genitori; il corpo e la bellezza infantile vengono

assolutizzati e idealizzati, mentre i corpi adulti semplicemente non esistono.

Il pedofilo vuole essere un ragazzo insieme ad altri ragazzi nel mondo dei giochi e delle

fantasie.

Per il pedofilo non esiste sviluppo oltre l’adolescenza, tanto che l’oggetto d’amore viene

perduto nel momento in cui acquisisce i caratteri somatici dell’adulto.

Il pedofilo cerca nei ragazzi se stesso, infatti si tratta di un amore per identificazione. I ragazzi

lo attraggono perché – almeno esteriormente – sono come lui voleva essere allora, ossia

indipendente, libero, senza legami e senza paure.

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Nella maggioranza dei casi i pedofili dichiarano di essere stati bambini intelligenti, sensibili e

privilegiati e di aver goduto di un’infanzia meravigliosa, idealizzata nei loro racconti, da cui

sono emersi in modo traumatico, a causa di tradimenti da parte dei genitori o di persone

depositarie della loro fiducia.

Il tradimento implica l’impossibilità di accordare fiducia all’adulto e la necessità di fondere un

nuovo ordine nell’organizzazione dell’età, del tempo e delle relazioni.

Rifugiarsi idealmente nel mondo infantile indica il rifiuto da parte del futuro pedofilo a

diventare adulto svalutato e inconsciamente odiato.

In realtà, i pedofili sono stati bambini isolati che si sono sentiti esclusi dai coetanei di cui hanno

invidiato la vitalità. Da adulti possono tentare di possedere e di catturare come delle prede quei

bambini, cercando di impossessarsi di quella vitalità, di quell’energia che hanno ammirato e

che a loro sono mancate.

Questa disposizione fa sì che la spinta del pedofilo verso il bambino assuma caratteristiche

positive ed egosintoniche (= qualsiasi comportamento, sentimento o idea che sia in armonia

con i bisogni e i desideri dell’Io, o coerente con l’immagine di sé del soggetto).

La relazione pedofila è asimmetrica. È l’adulto che induce o costringe il bambino a farsi

complice. La capacità di creare l’atmosfera emotiva per sollecitare la volontaria partecipazione

del bambino viene considerata un vero e proprio talento del pedofilo.

Nel rapporto sessuale maturo tutti gli aspetti, anche i più arcaici, sono messi al servizio di

un’autentica reciprocità, dove il dare e il ricevere piacere rappresenta la meta di una relazione

con il partner affettivamente pacificata.

Il pedofilo capta e stravolge, attraverso il perverso gioco seduttivo, la tentazione del bambino

di realizzare fantasie di magica sostituzione del genitore, bruciando le tappe dello sviluppo e

accedendo alla condizione adulta. Conferma, falsificandole e degradandole, le fantasie del

bambino e impedisce il necessario confronto e l’indispensabile negoziazione con il mondo

esterno.

Il bambino con cui il pedofilo entra in contatto non ha una consistenza emotiva, che viene

riconosciuta e rispettata, ma viene pensato e costruito come una sorta di disarmonico adulto in

miniatura.

La struttura del sistema relazionale è chiusa e autoreferenziale, e al suo interno si consuma il

rito della violenza e della sopraffazione, seppure camuffata da seduzione.

I pedofili scelgono i bambini più sottomessi, non soltanto per la facilità con cui possono circuirli,

ma anche come caratteristica di attrazione.

Si comprende allora perché l’età dei bambini più a rischio è quella tra gli otto e i dodici anni.

Il passaggio dalla fase prepubere alla pubertà non necessariamente comporta una maturità

sufficiente per sostenere un rapporto sessuale con un adulto.

Si assiste quindi a un’asimmetria che supera il dato anagrafico per situarsi in una relazione in

ogni caso basata sul dominio psicologico e sulla subdola seduzione.

La relazione pedofila è ripetitiva e monotona. Questa ripetitività non viene avvertita dal

pedofilo in virtù dell’eccitamento che accompagna la compulsione e che, come la droga,

trasforma ogni volta lo stesso identico rito in appetibile novità.

L’incontro sessuale consiste nella pedissequa ripetizione di quanto è stato costruito in anticipo

nella mente del pedofilo.

Non vi è spazio alcuno per l’improvvisazione e la spontaneità, perché ciò comprometterebbe la

possibilità di eccitamento orgasmico.

La ripetitività e la monotonia rendono sempre possibile nella storia degli abusatori sessuali lo

spettro della recidiva. La risposta pedofiliaca rappresenta un tentativo difensivo, perennemente

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insoddisfacente e pertanto reiterabile all’infinito, di usare massicciamente la sessualità per

tentare di contrastare la carente coesione del Sé.

Singoli atteggiamenti o comportamenti pedofili di per sé non hanno nulla in comune con la

criminalità sessuale.

È possibile che il rapporto asimmetrico dominante-dominato, adulto-bambino, subisca una

estrema escalation e vada verso il massimo dell’orgasmo perverso, che coincide con il piacere

derivante dal potere di uccisione.

L’escalation è in relazione all’assuefazione, che provoca un innalzamento della soglia del

piacere.

FORME DELLA PEDOFILIA ED IMPLICAZIONI SOCIOLOGICHE E

PEDAGOGICHE – Capitolo 4

4.1 GLI ABUSI SESSUALI SUI MINORI

Più dei due terzi degli abusi sessuali compiuti sui minori avvengono in contesti noti alla

famiglia, e apparentemente protetti, ad opera per lo più di familiari e conoscenti.

Il particolare contesto in cui la violenza si consuma condiziona fortemente la possibilità della

vittima di ribellarsi o denunciare l’aggressore: l’0mertà familiare, la vergogna, i sensi di colpa e

i più o meno impliciti ricatti affettivi favoriscono il segreto e, così, l’accrescere del numero

oscuro del reato.

Numerosi, anche se non esattamente predittivi, sono i segnali, i cosiddetti indicatori che la

vittima e la sua famiglia inviano con il proprio comportamento e che, opportunamente decifrati,

possono indicare, a chi è pronto ad ascoltarli, una chiave per capire se è in corso un abuso.

Per poter definire e descrivere efficacemente un caso di abuso sessuale sui minori , anche di

tipo intrafamiliare, occorre:

 Avere informazioni esplicite della natura degli atti sessuali, della frequenza con cui si

verificano o si sono verificati, della presenza o meno di violenza o di minacce di

violenza;

 Conoscere le caratteristiche dei soggetti coinvolti (età, condizioni psichiche, etc.);

 Individuare il tipo di relazione che lega la vittima all’abusante;

 Descrivere l’atteggiamento e le reazioni degli altri membri della famiglia;

Per quanto concerne la natura specifica dell’atto sessuale, occorre distinguere tra:

 ABUSO CON CONTATTO; al bambino viene richiesto il ruolo di osservatore

 ABUSO SENZA CONTATTO:

partecipante; questo potrebbe rappresentare un incentivo all’eccitazione, al piacere

dell’abusante, ma non diminuisce la valenza violenta del comportamento che il bambino

è costretto a subire: esibizionismo, visione di immagini pornografiche, allusioni verbali

ad attività sessuali, etc.;

Montecchi ha distinto tre forme di abuso intrafamiliare:

comprendono diversi comportamenti con contatto, dalle

1. ABUSI SESSUALI MANIFESTI:

forme più blande di seduzione a quelle più gravi, come masturbazione reciproca,

rapporti orali, rapporto sessuale completo e sodomia;

consistono in forme meno esplicite, ma ugualmente

2. ABUSI SESSUALI MASCHERATI:

gravi, di abuso quali le pratiche genitali inconsuete (operazioni che, mascherate da cure

igieniche, il genitore compie sul corpo del bambino, al fine di procurarsi maggiore

eccitazione sessuale o stimolare eroticamente la coppia genitoriale; si tratta di

comportamenti fortemente intrusivi che danneggiano gravemente la coscienza corporea

del bambino e rivelano i disturbi psicologici dei genitori) e l’abuso assistito (si riferisce a

16 quelle forme di abuso in cui i genitori richiedono/costringono il proprio figlio ad assistere

alla loro attività sessuale o, peggio ancora, all’abuso di un altro fratello);

Si tratta dell’abuso riconducibile al reato di ‘corruzione di minorenni’, che pur non

prevedendo la diretta partecipazione fisica della vittima, implica un vero abuso

psicologico che può avere importanti effetti sul comportamento sessuale futuro,

presentando, magari, perversioni analoghe a quelle che erano state costrette a subire;

si tratta di casi in cui viene descritto, dichiarato o denunciato un abuso

3. PSEUDO-ABUSO:

non realmente avvenuto; la testimonianza di un abuso non avvenuto può avere anche

un significato di tipo relazionale, ad esempio può rappresentare un modo estremo per

scuotere la famiglia, o una situazione familiare vissuta come insostenibile, oppure un

modo per mandare messaggi ad altri componenti della famiglia o all’esterno, sulla

propria situazione di disagio, un modo per ricevere attenzioni, per affermare la propria

identità, etc.;

Quando c’è una segnalazione o una denuncia di abuso sui minori risulta fondamentale valutare

con molta attenzione non solo la vittima, ma anche ciò che dicono e fanno gli adulti che

circondano la vittima.

Soprattutto quando la rivelazione non parte dal minore, ma se ne fa portavoce un adulto,

occorre valutare il rapporto esistente tra questo e l’abusante accusato.

È evidente che da una situazione del genere il bambino, anche se non propriamente vittima di

abuso sessuale, ne esce comunque vittimizzato da strumentalizzazioni e ricatti psicologici che

rendono la situazione di conflittualità familiare ancora più nociva per il minore.

In certi casi, però, sotto le accuse di violenza sessuale da parte di un genitore contro l’altro, si

cela non tanto un intento calunniatorio, quanto una vera e propria convinzione, non fondata

sulla realtà e a volte delirante, che il proprio figlio venga abusato sessualmente.

Si tratta, nella maggioranza dei casi, di genitori che nella propria infanzia hanno subito loro

stessi violenza ed abusi, e che dimostrano quasi una ‘necessità’ a riviverli attraverso

l’esperienza immaginata sul proprio figlio.

Accanto alla tipologia, è importante anche valutare la frequenza con la quale si verificano gli

abusi. Sembrerebbe esserci un andamento progressivo degli episodi sia per quanto concerne la

gravità degli atti, cioè si passerebbe a comportamenti sempre più intrusivi, sia per quanto

concerne la frequenza degli accadimenti nel tempo.

Ciò per alcuni autori sarebbe attribuibile al carattere compulsivo del comportamento

incestuoso.

Per alcune vittime l’abuso si limita complessivamente ad una singola occasione, per altre la

cadenza è addirittura giornaliera e dura molti anni.

Sgroi , Blick e Porter hanno delineato lo sviluppo dell’incesto attraverso cinque fasi distinte

che portano, a partire dal momento preparatorio dell’adescamento da parte del genitore,

all’interazione sessuale vera e propria, alla segretezza dell’abuso fino al suo svelamento e alla

negazione della verità dopo la rivelazione.

Durante tutte queste fasi, il genitore abusante non usa frequentemente la forza fisica.

Vi sono comunque casi dove invece sia l’ottenimento della gratificazione sessuale che il

mantenimento del segreto viene ottenuta dal minore attraverso l’aggressione fisica oppure

tramite le minacce.

L’uso della violenza può determinare nella vittima maggiore resistenza allo svelamento poiché

aggiunge ai vari timori legati alla denuncia di un genitore, quelli legati alla paura della

ritorsione fisica.

4.2 ABUSANTI E ABUSATI

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E’ più frequente incontrare vittime in età preadolescenziale (8-12 anni) e di sesso femminile.

Ciò non esclude la presenza di vittime maschili, oppure di bambini molto piccoli.

La tipologia dell’abusante è prevalentemente maschile con un’età abbastanza variabile.

Assai raro è l’abuso tra fratello e sorella e meno diffuso quello tra madre e figlio.

Tra i disturbi mentali che vengono più direttamente connessi al comportamento incestuoso,

oltre alla pedofilia, si possono menzionare la psicopatia, il disturbo narcisistico della personalità

e il disturbo borderline.

Di frequente è possibile rilevare nell’anamnesi del genitore abusante che egli stesso è stato

vittima di abusi sessuali, maltrattamenti e trascuratezze durante l’infanzia.

Non sembra incidere, invece, in modo significativo l’influenza dei fattori sociali, culturali ed

economici sul comportamento incestuoso.

Analizzando i casi di incesto, è possibile delineare alcune tipologie familiari più comuni, infatti

gli specialisti descrivono due modelli fondamentali:

Il padre appare rigido, autoritario e violento, mentre la madre si mostra passiva,

1. succube del marito, spesso anch’essa vittima di maltrattamenti attuali o pregressi; in

questo caso il figlio viene utilizzato, dalla madre abusante, in veste di maschio

alternativo dolce e passivo con cui poter scambiare tenerezze e effusioni negate dal

partner reale;

Il padre è dipendente e succube della moglie, ha uno scarso potere in casa, mentre la

2. moglie è indipendente, impegnata professionalmente e distante emotivamente dal

marito e dai figli; in questa situazione, il padre richiede ai propri figli le attenzioni che si

vede negare dalla moglie: in questi casi l’abuso è più subdolo e meno riconoscibile

anche alla stessa vittima;

Oltre alla negazione, un’altra reazione possibile della madre di una bambina abusata dal padre,

è quella di rimproverare la figlia accusatrice.

Secondo Goodwin, questa manovra permette alla moglie di mantenere l’alleanza con il marito,

rimuovere i sensi di colpa per aver scelto tale marito e per non aver saputo proteggere la figlia

e riduce la pressione di dover reagire alle lamentele della figlia con una denuncia reale. Inoltre,

evita il timore di non essere più attraente per il marito, mente allo stesso tempo sfoga in modo

mascherato la sua invidia per le attrattive della figlia rivale.

Un altro indicatore familiare di rischio è l’atteggiamento simbiotico dei membri. I genitori, in

particolare, avrebbero la tendenza a mantenere uno stretto legame affettivo e sessuale

all’interno del nucleo familiare, evitando troppi contatti con il mondo esterno, vissuto come

minaccioso. Di conseguenza, si sviluppa una vicinanza morbosa tra i membri della famiglia, ed

una gelosia quasi patologica per i figli e le loro relazioni sociali all’esterno, producendo sempre

maggiore isolamento della famiglia.

Di fronte a un incesto fra fratelli è più facile invece riscontrare un tipo di famiglia trascurante,

dove, all’intero di un ambiente generale di incuria, i minori, lasciati troppo spesso da soli a se

stessi, formano una sorta di sottosistema coniugale.

Segnalare e intervenire sulle situazioni di trascuratezza e incuria, considerate una forma di

maltrattamento infantile, significa allora poter anche contribuire alla prevenzione dell’incesto

familiare.

Autori diversi mostrano come i bambini abusati abbiano difficoltà a sentirsi persone e a

crescere autonomi.

Infatti, manipolazioni brutali ed emozioni sconvolgenti e frustranti li lasciano in uno stato

sensoriale di confusione, di minaccia, di terrore, trasformandoli in un oggetto. Si interrompe,

quindi, il loro processo di umanizzazione.

Le risposte individuali al trauma di abuso possono essere diverse e possono continuare a

svilupparsi durante tutto l’arco della vita.

Frequente è il meccanismo psicologico dell’identificazione con l’aggressore in cui la vittima può

restare intrappolata. Tale identificazione impedisce la possibilità di costruire una propria

identità, di acquisire autonomia e fiducia. La vittima crea, quindi, un rapporto di complicità con

il proprio aguzzino tale da verticalizzare le proprie relazioni e isolarsi dal contesto dei pari.

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Goodwin descrive la sindrome di ‘negligenza simulata’ in bambine di nove anni che hanno

subito abusi sessuali in famiglia prima dei cinque anni. La caratteristica di queste bambine è

quella di ricreare nelle famiglie adottive uno schema di denigrazione e deprivazione. Una delle

dinamiche che si mette in moto è il bisogno della bambina di conservare una buona immagine

dei genitori naturali, nonostante l’abuso subito, e di sottrarsi all’influenza di nuove figure

genitoriali che percepisce come terrorizzanti.

Esiste una correlazione tra l’abuso sessuale subito nell’infanzia e lo sviluppo della pedofilia in

età adulta. Inoltre, nel bambino abusato sessualmente divenuto adulto si può determinare

un’inversione di ruolo nella quale la vittima diventa carnefice, ma ci sono famiglie in cui l’abuso

è intergenerazionale.

Simonelli e Petruccelli hanno identificato alcune cause per le quali si verifica la trasmissione

intergenerazionale:

 per riattualizzare eventi non compresi subiti nel passato;

 per controllare l’angoscia e la disorganizzazione originata dal trauma esperito e per

dominare la paura dell’aggressore esterno che viene così interiorizzato;

 per trovare una giustificazione dei comportamenti dell’aggressore;

 per tentare di mantenere un’idealizzazione dell’adulto grazie a potenti meccanismi di

scissione che permettono di considerarlo come buono introiettando la parte negativa in

se stessi;

 per un meccanismo di autocolpevolizzazione per l’abuso subito;

 per tentare un’identificazione con l’aggressore;

 per un tentativo di vendicarsi per il dolore e l’impotenza subiti;

Maleddu individua un’ampia gamma di possibili conseguenza sul breve e sul lungo periodo

che si evidenziano sul bambino abusato:

 : disturbi emotivi, disturbi del sonno e

EFFETTI A BREVE TERMINE – ENTRO DUE ANNI

dell’alimentazione, gravidanze precoci, disturbi nei rapporti con la famiglia (per esempio

fuga da casa) e aspetti antisociali, delinquenza giovanile;

 : depressione, comportamenti autodistruttivi, ansia, incubi,

EFFETTI A LUNGO TERMINE

somatizzazione, dissociazione, bassa autostima, difficoltà relazionali, rivittimizzazione

con riabuso, sessualità compromessa, promiscuità, abuso di sostanze, prostituzione;

19 ETA’ ETA’ SCOLARE

PRESCOLARE (3-5 (6-12 ANNI)

ANNI)

SVILUPPO EFFETTI POSSIBILI SVILUPPO EFFETTI POSSIBILI

NORMALE DELL’ABUSO NORMALE DELL’ABUSO

LIVELLO Abilità motorie di Sviluppo abilità Padronanza di abilità Esperienze traumatiche

FISICO base sono sviluppate; motorie ritardato; motorie raffinate e possono dare origine a

acquisizione di tono muscolare, complesse; sono flashback e ‘strani

autonomia e resistenza fisica e energici e attivi; incidenti’;

sicurezza; coordinazione scarsi; amano partecipare a

problemi del sonno, giochi movimentati,

difficoltà di sia aggregandosi ad

addormentarsi, altri bambini che

incubi; dolori fisici organizzandoli;

(come mal di pancia questioni come

e vomito) e di natura amore e sessualità

psicosomatica; suscitano poco

interesse;

LIVELLO Linguaggio ben Linguaggio presenta Il pensiero assume Presenza di pensieri e

COGNITIV sviluppato, vocaboli ritardi ed è poco connotazioni sempre immagini intrusive,

O usati correttamente, comprensibile; ha più logiche e ricordi indesiderati,

vocabolario si più capacità di razionali; il pensiero anticipazione di eventi

arricchisce comprensione che di è di tipo operatorio negativi, percezioni

regolarmente; non espressione; concreto; coglie un alterati; immagini e

dispone di un attenzione labile e maggior numero di ricordi spezzano la

pensiero logico, ma concentrazione nessi causa-effetto; concentrazione e

coglie alcuni semplici scarsa; non possiede comprende meglio le producono stati d’ansia

rapporti di causa- le parole, o non relazioni tra persone, e di allerta con ricadute

effetto; difende riesce ad usarle, per il funzionamento negative sul

caparbiamente le parlare del trauma degli oggetti e le rendimento scolastico;

proprie idee; subito; comparsa di regole sociali; è eventi di vita ordinaria

flashback di eventi meno egocentrico, associati all’abuso

sgradevoli o più abile nel vedere vengono percepiti in

traumatici irrompono il punto di vista altrui modo distorto,

nella mente, ma e a comportarsi di amplificati e generano

difficilmente conseguenza; allarme e paura; tempo

vengono tradotti in e spazio alterato dallo

20 parole; stato emotivo;

LIVELLO Relazioni serene con Nei giochi Partecipa con buona Può attendersi che

EMOTIVO- coetanei e adulti compaiono elementi disposizione alla vita l’evento traumatico si

SOCIALE anche al di fuori della dell’esperienza dei suoi familiari, ripeta, il che lo porta a

famiglia; interagisce traumatica vissuta; amici e classe; imita, vivere in uno stato di

e gioca in modo mostra paura, stati impara e adotta i allarme semi

cooperativo; prende ansiosi, apatia e comportamenti di permanente e di paura;

l’iniziativa in diverse perdita di interesse coloro che lo diffida di tutti gli adulti;

attività; si impegna nelle attività che circondano; è ha manifestazioni

nei giochi di finzione generalmente interessato ai diversi aggressive; può parlare

esplorando ruoli attraggono i bambini ruoli sociali di cui dell’abuso

sociali diversi; impara di questa età; comprende ripetutamente; nei

i concetti di giusto e significati e funzioni; disegni e nei giochi

sbagliato, buono o inizia a prefigurarsi compaiono espliciti

cattivo; ha una cosa potrebbe riferimenti alla propria

coscienza di sé accadere se i ruoli esperienza;

sempre più chiara; non venissero

inizia a valutare il rispettati; si

proprio impegna, fa

comportamento in proponimenti e può

base agli altri; organizzare il suo

comportamento in

base ad un obiettivo;

diventa più

consapevole di sé

come persona; è più

facile ferirlo

nell’orgoglio e

nell’autostima;

4.3 SINDROME DI GIMMY

E’ noto come possano realizzarsi legami, apparentemente inspiegabili, tra vittima e carnefice,

come nella sindrome di Stoccolma. Infatti, nel 1973 quattro impiegati di una banca di

Stoccolma furono tenuti in ostaggio da due rapinatori.

Alla fine di questa avventura, risultò che le vittime non solo dichiararono di aver temuto la

polizia più che i rapinatori, ma verso questi descrissero anche sentimenti positivi.

La sindrome di Stoccolma consiste in tre fasi:

sentimenti positivi degli ostaggi verso i loro sequestratori;

1. sentimenti negativi degli ostaggi contro la polizia o altre autorità governative;

2. reciprocità di sentimenti positivi da parte dei sequestratori;

3.

Questa particolare modalità di comportamento è spiegata da molti autori come attuazione di

due meccanismi difensivi, ossia la regressione e l’identificazione con l’aggressore. In effetti,

l’immediatezza e la drammaticità della situazione possono indurre meccanismi regressivi, di cui

certamente il più frequente è il sonno.

La sindrome di Gimmy consiste proprio in questa relazione tra abusante e abusato. La

situazione è tale che il bambino si riconosca più come un complice che come vittima .

L’esperienza forte tende a far distaccare il bambino dal gruppo dei pari, compagni di scuola o

amici coetanei e a legare con l’adulto, verticalizzando la relazione.

La maggior parte dei casi di abuso avvengono in ambiente intrafamiliare e pertanto la vittima

possiede già una relazione socio-affettiva con il proprio carnefice.

Ciò comporta che il numero oscuro dei reati di pedofilia è presumibilmente molto alto.

4.4 I FATTORI DI PROTEZIONE

Diverse ricerche degli ultimi anni hanno evidenziato che in molti casi gli effetti delle esperienze

traumatiche sono reversibili, purché si verifichino determinate condizioni.

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Vi sono infatti fattori protettivi che hanno la funzione di tamponare gli effetti di esperienze di

abuso in bambini e adolescenti, aumentandone le capacità di resistenza.

Esse sono il temperamento e le abilità cognitive, cui è correlata la capacità di reagire e di

estraniarsi dalle esperienze angoscianti o di porle in prospettiva e razionalizzarle in modo

corretto, un buon livello di autostima, l’età, l’attribuzione esterna della colpa, il supporto

familiare ed extrafamiliare e la spiritualità.

I fattori di protezione di tipo psicologico e sociale nei bambini possono essere sintetizzati in

quattro punti fondamentali:

 una buona relazione almeno con un adulto significativo;

 buone capacità nel far fronte attivamente al problema, non attribuendogli un valore

assoluto e definitivo;

 facilità a stabilire buone relazioni personali;

 una competenza o talento in un settore particolare che sia riconosciuto come tale dal

bambino e dal suo ambiente di vita e, quindi, fonte di gratificazione;

Tali fattori protettivi sono in grado di costruire, in alcuni casi, la capacità di resistere e di

fronteggiare adeguatamente gli effetti negativi del trauma dell’abuso, nonché di ritrovare il

livello di adattamento anteriore al trauma. Questo fattore, denominato ‘resilienza’, indica,

quindi, la capacità di mantenere un buon funzionamento adattivo in presenza di una minaccia

da parte dell’ambiente esterno.

Una strategia che consente alla vittima di modificare la comprensione del trauma e di

ridefinirne le conseguenze è la ristrutturazione cognitiva. Quello che ne consegue è una

minimizzazione del danno e la possibilità di accentuare eventuali elementi positivi e dare un

senso a tutta l’esperienza traumatica.

Risulta importante anche lo stile di attribuzione tipico della vittima, cioè le strategie di

attribuzione causale che essa è solita attivare nella lettura della realtà.

 permette alla vittima di giustificare l’evento; tale

ATTRIBUZIONE ESTERNA:

atteggiamento presenta alcuni limiti: nei bambini vittima di abuso porta a una

diminuzione della capacità di controllo sul mondo e sugli eventi esterni;

 causa una maggiore sofferenza, che può essere legata ad una

ATTRIBUZIONE INTERNA:

forte percezione di colpa, ma che permette una migliore comprensione dell’evento,

delle dinamiche in cui esso è inserito; questo metodo ha i suoi rischi: potrebbe portare

la vittima a ritenersi immune da altri eventuali attacchi, pensando di poter gestire

autonomamente gli eventi, e a sottoporsi consapevolmente a situazioni di rischio;

questo metodo, però, sembra portare a risultati maggiormente adattivi;

In merito all’espressione delle emozioni, la strategia del confronto con l’aggressore, che

rappresenta il perno del processo di mediazione penale, sembra essere una strategia adattiva

anche se poco utilizzata.

4.5 I MINORI E LA SESSUALITÀ

Nella nostra cultura, l’infanzia si trova oggi certamente più a contatto con la sessualità di

quanto non fosse un tempo. Ciò comporta per i bambini sia aspetti positivi come la

maturazione e l’ampliamento delle conoscenze, sia aspetti negativi come disagio e confusione

a cui spesso non corrisponde un aumento del dialogo con gli adulti.

I bambini si rapportano con una naturale e schietta curiosità e con uno slancio positivo nei

confronti della dimensione del corpo, della sessualità e degli affetti. Questa curiosità e questo

interesse vengono spesso contrastati dagli atteggiamenti degli adulti, che finiscono per

scaricare le loro ansie, le loro frustrazioni sullo sviluppo psicologico, sessuale e affettivo dei

bambini.

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Ciò avviene perché la sessualità dei bambini e degli adolescenti rappresenta per gli adulti un

territorio poco conosciuto, circondato da silenzio, imbarazzo e disagio.

Gli adulti spesso disertano la comunicazione sulla sessualità e ai bambini e agli adolescenti non

resta che avere un confronto, su queste tematiche, con i coetanei che, spesso, si rivela confuso

e distorto.

Sono infinite le possibili mancanze di rispetto, le forme di strumentalizzazione e violenza a

danno dei minori nel campo della sessualità e dell’affettività. Esse vanno dalla trasmissione di

messaggi distorti e diseducativi, colpevolizzati oppure perversi, a vere e proprie forme di

abuso, prostituzione minorile, pedofilia, abuso sessuale intrafamiliare.

È necessario, quindi, arricchire in modo straordinario il dialogo tra generazioni e prevenire

molte forme di sofferenza, strumentalizzazione e abuso ai danni dei minori. Bisogna, quindi,

riconoscerli come persone.

Secondo Freud, che per primo ha affrontato il tema della sessualità infantile, il piacere erotico

attraversa varie fasi:

 0 - 18 mesi;

FASE ORALE:

 18 mesi – 3 anni;

FASE ANALE:

 4 – 6 anni;

FASE FALLICA:

 Si ‘congela’ nella fase di latenza, ossia tra i 6 – 12 anni;

 adolescenza;ù

FASE GENITALE:

In realtà le radici della sessualità e, quindi, del piacere, sono già presenti nella vita uterina,

quando incominciano ad emergere le differenze tra i due sessi.

Inizialmente il cervello del feto è programmato geneticamente per entrambi i sessi, dotato di

nuclei nervosi che serviranno in futuro a regolare i cicli mensili e di profonde differenze tra i

due emisferi cerebrali (quello di destra più empatico e percettivo, quello di sinistra più

razionale).

Nel corso degli ultimi mesi dello sviluppo fetale, gli androgeni agiscono sul cervello e ne

bloccano le caratteristiche femminili.

Già nel feto incomincia a svilupparsi un mondo di sensazioni ed esperienze, che con il tempo

saranno essenziali per dar vita al piacere sessuale.

Le esperienze del piacere e del dispiacere sono, infatti, il nucleo intorno al quale si costruisce la

nostra personalità.

 Fin dagli ultimi mesi di gravidanza, il feto è in grado di percepire alcune sensazioni e di

reagire a stimoli tattili muovendo in modo riflesso gli arti e il corpo;

 Alla nascita ha un una capacità embrionale di differenziare le situazioni piacevoli da

quelle sgradevoli;

 Tra zero e tre anni un bimbo può provare piacevoli sensazioni quando, esplorando il

proprio corpo, arriva a toccarsi gli organi genitali: si tratta di sensazioni che si

confondono con altre stimolazioni in altre parti del corpo prodotto, per esempio, dal

solletico;

 Tra i quattro e i sei anni, di pari passo con la scoperta degli organi sessuali e delle

differenze anatomiche tra i sessi, insorgono anche le prime fantasie a sfondo sessuale

ed incomincia a emergere il senso del pudore. Secondo alcuni studiosi il senso del

pudore è legato, soprattutto, al tipo di cultura e di ambiente in cui il bambino vive e

cresce, secondo altri è legato alle sensazioni che il bambino prova. In questo periodo

compare la masturbazione che va considerata un evento normale quando non è

eccessivo (altrimenti è indice di isolamento, mancanza di altre forme di gratificazione e

di piacere, a volte ritardo mentale) e quando avviene in luoghi appropriati;

 Solo durante la pubertà il flusso ormonale innescherà le fasi mature del desiderio

sessuale;

Tra i tre e i dodici anni anche i giochi sessuali, come ad esempio il gioco del dottore o quello di

mamma e papà, che i bambini fanno tra loro rientrano nella normalità, poiché rappresentano

un momento evolutivo naturale e sono preludio della sessualità matura.

23

Sapere che esiste una sessualità infantile, seppur diversa da quella adulta e adolescenziale,

serve a capire come certe manipolazioni del corpo del bambino connesse all’igiene o alle cure

mediche possono suscitare delle sensazioni erotiche.

Serve anche per capire come i pedofili possono procurare del piacere fisico ai bambini i quali

possono a loro volta, dopo aver fatto la prima esperienza, accettare e anche ricercare la loro

compagnia, se costoro non hanno compiuto atti di violenza e non li hanno spaventati.

Accade spesso che in questi casi i bambini assumano a loro volta atteggiamenti e movenze

seduttive e diano così l’impressione di un desiderio sessuale simile a quello adulto.

Possono comportarsi in questo modo per attrarre l’attenzione degli adulti, per ripetere un

episodio che ha procurato loro piacere fisico o per imitazione di scene reali o virtuali.

Nell’infanzia l’imitazione è una delle forme di apprendimento più potenti, perché essa regola la

motricità e le azioni concrete.

Di tale spinta ad imitare esiste anche una spiegazione fisiologica nei cosiddetti ‘neuroni

specchio’, che si trovano nella corteccia cerebrale e che entrano in funzione quando si osserva

qualcuno che si muove preparando i neuroni della corteccia motoria che controllano i muscoli a

compiere un’azione simile a quella che si sta guardando.

Da qui deriva la pericolosità delle immagini pornografiche usate spesso dai pedofili per iniziare

i bambini alle pratiche sessuali.

4.6 L'ENTITÀ DEL FENOMENO

Tra i risultati raggiunti negli ultimi anni è da sottolineare la nuova banca dati nella quale

vengono riportate, oltre al numero, tutte le caratteristiche riguardanti i minori vittime di

violenza sessuale, ossia età, sesso, rapporto con l’autore, etc.

Tale banca dati, istituita presso la Direzione centrale della Polizia criminale, nasce dalla

collaborazione tra gli Uffici minori delle Questure, le Forze di Polizia, il Ministero dell’Interno. La

sua utilità consiste nella produzione dei dati relativi alle violenze sessuali in danno dei minori in

tempo reale, efficaci quindi per eventuali mirate politiche anticrimine.

L’analisi sulle violenze sessuali in danno dei minori e sullo sfruttamento sessuale di bambini e

bambine prenderà in considerazione, quindi, le vittime, le segnalazioni di reato e le persone

denunciate.

Quando si parla di vittime si intende il numero di soggetti passivi sia per i reati consumati che

per quelli tentati.

Il fenomeno è caratterizzato dal numero oscuro e non è possibile effettuare una vera e propria

analisi quantitativa perché si tratta di fenomeni che sfuggono alle rivelazioni.

I dati quantitativi in possesso raffigurano un fenomeno presumibilmente sottostimato.

Ciò che si conosce contribuisce a costruire una percezione e una rappresentazione sociale

dell’evento di cui è utile tenere conto perché essa guida il pensiero e l’agire degli operatori.

Per segnalazione di reato si intende il numero delle comunicazioni pervenuto dagli uffici

periferici relativo alla fattispecie di reato: le segnalazioni risolte riguardano gli esiti positivi delle

indagini e cioè l’identificazione e la denuncia del responsabile del reato.

Vengono poi considerate le persone denunciate, le quali non corrispondono necessariamente al

numero dei reati commessi, poiché dipende anche, ad esempio, dal grado di fiducia che i

cittadini hanno per le forze dell’ordine e il sistema giudiziario o dalla presenza delle forze

dell’ordine sul territorio.

Importante è la tipologia di reato presa in considerazione e di come tale reato viene

considerato dall’opinione pubblica. Ci si riferisce al concetto di ‘tolleranza sociale’, che fa sì che

per un determinato reato le denunce divergano semplicemente perché quel reato sia giudicato,

in una zona più che in un’altra, più o meno deplorevole.

24

PEDOFILIA E INTERNET – Capitolo 5

5.1 DALLA NAVIGAZIONE SICURA ALLA NAVIGAZIONE CONSAPEVOLE

Internet funziona come una sorta di enciclopedia pulsante, ma i collegamenti e le connessioni

spesso indugiano sull’illegale configurandosi come strumenti per terroristi, tratta di organi,

pornografia e pedofilia.

Una caratteristica attuale della pedofilia è proprio la quantità di materiale erotico e

pornografico in circolazione. In Internet esistono canali non solo di comunicazione o di

aggregazione, ma di commercio e di offerta del prodotto secondo i gusti e le preferenze del

cliente.

I programmi informatici e le tecnologie basate sulle reti incidono sulle strutture stesse della

conoscenza, sui processi di apprendimento e su quelli di socializzazione.

I bambini in particolare vivono tale ‘rivoluzione’ in prima persona e spesso in una dimensione di

solitudine e di fragilità psicologica in cui la dimensione spaziale e quella temporale rischiano di

dissolversi.

Internet incide sulla composizione stessa del pensiero in modo più vasto di quanto è stato

attribuito finora ai libri e alla televisione soprattutto su una popolazione di navigatori compresa

tra i sei e i diciotto anni.

A differenza del codice stampato, infatti, non presenta particolare complessità di

decodificazione e il navigatore rischia di diventare preda della dimensione del tutto è

consentito e vittima predestinata di persecutori occulti.

Quando si naviga in Internet i tipi di connettività mentale cambiano e si moltiplicano in tempo

reale per stabilire contatti con parole, immagini e suoni on-line.

Alla scuola e alla famiglia il compito di educare e saper selezionare le informazioni e assumere

nei confronti della rete un atteggiamento responsabile e critico.

Alla scuola, in particolare, è affidato il compito di mediare le proposte che arrivano dalle

tecnologie e gestirle culturalmente ed educativamente nella direzione della metaconoscenza,

dell’apprendere ad apprendere.

Il commissario europeo responsabile del settore educazione e cultura ha dichiarato che Internet

e le telecomunicazioni saranno la spina dorsale nella società della conoscenza del Terzo

millennio. E sulla base di tali premesse l’Unione Europea ha varato un notevole investimento

per finanziare il progetto e-learning tra i giovani della comunità nel periodo 2000-2006.

5.2 ATTIVITÀ DEI PEDOFILI SULLA RETE

Sono settantamila i siti pedopornografici monitorati in tutto il mondo, il 78% dei quali si trova

negli Stati Uniti; numerosi i siti italiani scovati e chiusi dalla Polizia Postale.

Con lo sviluppo di Internet, probabilmente il più efficace e riservato sistema di comunicazione

mai concepito, si è sviluppata una nuova dimensione organizzata della pedofilia che, pur se

quantitativamente meno significativa rispetto alle forme classiche, riesce a mettere in

connessione pedofili di tutto il mondo con minori rischi di essere scoperti, vista l’enorme

quantità di collegamenti che la Rete ospita.

I pedofili hanno scoperto, grazie a Internet, la possibilità di fare tutto ciò che altrimenti era loro

precluso: diffondere il loro ideale pedofilo presentandolo come una sorta di filosofia di vita e di

amore per i bambini, scambiarsi materiale pornografico del quale sono oggetto i minori,

adescare direttamente gli stessi in rete, organizzarsi in vere e proprie associazioni criminali.

25

I pedofili hanno creato persino siti in cui, attraverso dei racconti, si insegna come agire con i

bambini in diverse circostanze fino a quella estrema del rapimento.

Non tutti coloro che, però, hanno desideri pedofili li mettono in atto, e ciò per paura della

condanna penale, della condanna sociale, della stigmatizzazione.

Internet si è dimostrato un mezzo utile anche in questo senso, diventando un mediatore

dell’azione criminale.

La Rete consente di mantenere l’anonimato, di evitare il contatto faccia a faccia che molti non

sono in grado di sostenere, dà la possibilità di disconnettersi e di abbandonare il gioco nel

momento in cui si fa troppo impegnativo, ma soprattutto il computer media, cioè dona l’idea di

non fare ciò che in realtà si compie.

Gli elementi fondamentali della cyberpedofilia, relativi alla capacità della rete di far circolare in

maniera riservata le immagini e i messaggi di testo possono essere distinti in:

 fanno riferimento alla costituzione di siti di scambio di

FATTORI ORGANIZZATIVI:

informazioni, esperienze e materiale pedopornografico; all’incremento della produzione

amatoriale di pedopornografia e della sua circolazione; all’attività di organizzazioni

criminali che forniscono minori in ambito locale e che producono pornografia minorile a

livello professionale e che promuovono il turismo sessuale; alla nascita e allo sviluppo di

forme di consorzi tra pedofili di tipo pseudopolitico e pseudolibertario;

 è facilmente ipotizzabile che alcuni individui affetti da tale

FATTORI INDIVIDUALI:

parafilia abbiano avuto l’opportunità con Internet di ‘sperimentare’ la loro perversione,

fino a quel momento vissuta a livello intrapsichico;

La Rete consente al pedofilo una maggiore facilità e riservatezza nella fruizione di materiale

pornografico, con il possibile incremento delle fantasie erotiche; l’ingresso in circuiti di altri

pedofili con conseguente apprendimento o rinforzo di fantasie, tecniche, opportunità; l’accesso

a forme di turismo sessuale.

Una componente decisamente importante, per quanto riguarda l’impiego della telematica da

parte dei pedofili, è infatti la possibilità di mantenere l’anonimato nel corso dei collegamenti

finalizzati allo scambio di pornografia o ai tentativi di adescamento.

Tale opportunità viene colta attraverso l’uso di appositi siti che rendono anonimo il messaggio, i

cui gestori affermano di voler tutelare, con questo servizio, la privacy degli utenti senza voler in

alcun modo favorire il crimine.

Di rilevanza minore, ma non per questo meno allarmante, sono i tentativi, solo per alcuni

pedofili, di molestie e di adescamento di minori nelle chat. In quest’ottica, per un certo numero

di soggetti, l’utilizzo della rete può certamente aver rappresentato l’occasione per un acting-

out (legato soprattutto allo scambio di informazioni e alla fruizione di pornografia) che sarebbe

stato molto difficoltoso e rischioso, specie se tentato in un contesto extraurbano e, quindi,

culturalmente più rigido ed aggressivo nei confronti delle perversioni sessuali.

5.3 INFORMATICA E PEDOPORNOGRAFIA

Il computer è diventato uno strumento ideale per i produttori di pornografia minorile (amatoriali

e professionali) in quanto permette, oltre allo scambio di materiale foto e video, anche di creare

immagini di bambini inesistenti o artefatti, impegnati in comportamenti esplicitamente

sessuali, che sono praticamente indistinguibili dalle immagini di bambini reali.

Tale materiale, definito ‘pseudofotografie’, anche e non implica un abuso sul minore all’atto

della produzione, costituisce in realtà un elemento criminogeno poiché viene sovente utilizzato

dai pedofili, alla stregua delle immagini reali, per sedurre i bambini e ridurre le loro inibizioni

sessuali mostrando loro coetanei che ‘fanno certe cose’ e cercando di convincerli che si tratta

di fatti normali.

5.4 I PEDOFILI E IL COLLEZIONISMO DI PORNOGRAFIA

26

Numerose ricerche internazionali hanno dimostrato che i pedofili hanno una forte propensione

verso il collezionismo di materiale pedopornografico sia di tipo tradizionale (libri, riviste,

giornali, fotografie, video, oggetti, vestiti, etc.) e sia come file grafici negli hard disk.

Hartman , Burgess e Lanning hanno proposto una classificazione dei pedofili collezionisti:

 tiene la sua collezione segreta e non è

CLOSET COLLECTOR – COLLEZIONISTA ARMADIO:

direttamente coinvolto in abusi sui minori; compra il suo materiale segretamente;

 oltre a collezionare pornografia

ISOLATED COLLECTOR – COLLEZIONISTA ISOLATO:

minorile è anche coinvolto in abusi sui minori, ma tiene la sua attività segreta per paura

di essere scoperto; la sua collezione comprende sia materiale proprio che comprato;

 condivide la sua collezione e le sue attività sessuali con altre

COTTAGE COLLECTOR:

persone, ma non è interessato a trarne profitto;

 produce, copia e guadagna

COMMERCIAL COLLECTOR – COLLEZIONISTA COMMERCIALE:

vendendo materiale commerciale ed è anche coinvolto nello sfruttamento minorile;

Il materiale pornografico viene poi usato dai pedofili come merce di scambio per creare una

rete di comunicazione con tutte le persone che condividono i loro interessi e come

‘lasciapassare telematico’ per capire se si sono realmente imbattuti in un loro simile o se si

tratta, viceversa, di un elemento ostile o curioso.

Secondo la letteratura scientifica internazionale, le funzioni della pornografia per i pedofili sono

riassumibili in:

 aumento della stimolazione sessuale e nutrimento

GRATIFICAZIONE ED ECCITAMENTO:

delle fantasie;

 per convincersi che il suo

CONVALIDAZIONE E GIUSTIFICAZIONE DEL COMPORTAMENTO:

comportamento o ossessione non è anormale ma è condiviso da migliaia di persone in

tutto il mondo, sensibili, intelligenti e premurose;

 per convincere i minori riluttanti che si tratta di cose che fanno tutti i

SEDUZIONE:

bambini divertendosi;

 per avere sempre un’immagine del bambino

PRESERVARE LA GIOVENTÙ DEL BAMBINO:

all’età da loro preferita;

 per garantire il silenzio della vittima dell’abuso;

RICATTO:

 per stabilire relazioni di fiducia con altri pedofili e come prova delle

MEZZO DI SCAMBIO:

loro intenzioni;

 vendendo le immagini ad altri pedofili;

PROFITTO:

È stato sostenuto da diversi autori che la liberalizzazione della pornografia avrebbe diminuito

l’incidenza dei reati sessuali, in quanto la soddisfazione allucinatoria di certi impulsi istintuali

può costituire in parte un mezzo per scaricare l’eccesso di aggressività in una direzione

fantasmatica, anziché realistica.

Diverso è invece il caso dei pedofili abituali o, peggio, affetti da disturbi psichici gravi, per i

quali il materiale pornografico non si limita ad agire come meccanismo di scarica, ma innesca,

favorisce e legittima il passaggio dal piano della fantasia a quello della realtà.

La ricerca, l’attesa e lo scambio sono aspetti importanti dell’attività del pedofilo, il quale si

sente ‘cacciatore’ e prova piacere nello scoprire nuove immagini e nuovi siti Internet, nel

collegarsi con altri cultori della pedofilia e, soprattutto, quando gli riesce, nel mettersi in

contatto con qualche bambino.

In base a queste considerazioni, in definitiva, il fenomeno della pornografia minorile non si può

discostare da quello della pedofilia di cui rappresenta una manifestazione complementare ed

imprescindibile.

La diffusione e lo scambio di immagini avviene principalmente nelle chat line, nei newsgroup e

attraverso le e-mail, sovente con l’impiego di tecniche crittografiche.

Numerose sono le chat line pedopornografiche aperte in questi ultimi anni dove avvengono

scambi di notizie, di immagini, di filmati di bambini stuprati e, a volte, uccisi: si accede a

27

queste autentiche massonerie della perversione soltanto per invito e se si conosce la parola

d’ordine.

Gli studiosi hanno stilato una tipologia dei cyberpedofili, esaminando il loro comportamento e

grado di pericolosità in rete:

 naviga alla ricerca di foto e video con minori, limitandosi ad

CYBERPEDOFILO VOYEUR:

archiviare tutto ciò che trova e compra senza mai guardare le immagini della sua

galleria;

 precedentemente era solo un voyeur, poi con Internet

CYBERPEDOFILO TRAFFICANTE:

vende, compra, rivende materiale pedopornografico a scopo di lucro o di contatto;

 vorrebbe elevare la pedofilia a sistema di pensiero; diffonde

CYBERPEDOFILO FILOSOFO:

proclami pro-pedofilia, apre siti e fonda associazioni che diffondono la cultura pedofila;

 il suo obiettivo è adescare i piccoli navigatori e cerca di

CYBERPEDOFILO PREDATORE:

creare con loro un collegamento interattivo che possa sfociare in un incontro reale;

entra nel mondo virtuale mascherandosi da amico del cuore, maestro di vita, etc.;

 naviga alla ricerca di notizie sugli harem sparsi nel mondo;

CYBERPEDOFILO TURISTA:

professionista insospettabile si allontana, almeno una volta all’anno dall’ambiente in cui

vive e lavora, per assumere comportamenti pedofili;

Nelle pagine web è difficile trovare un sito dedicato esplicitamente a materiale

pedopornografico, specie con l’attuale tendenza mondiale in direzione di un notevole

inasprimento delle sanzioni legali nei confronti di tale attività.

L’età dei bambini sfruttati a fini pedopornografici varia tra tre e dodici anni: il 70% delle

immagini riguarda bambini di età compresa tra i quattro e gli otto anni.

Sono presenti anche bambini di quindici-venti giorni.

In Italia il legame tra Internet e pedofilia è divenuto di pubblico dominio soprattutto nel

settembre 2000 grazie ai risultati dell’inchiesta condotta dalla Procura di Torre Annunziata che

ha ricostruito nei più piccoli dettagli il gigantesco giro d’affari di un’organizzazione italo-russa

che smerciava in tutto il mondo immagini e video di bambini stuprati.

I magistrati hanno ricostruito il prezzario dell’orrore:

 immagini o video rubati in luoghi pubblici all’insaputa dei bambini; il costo va da

SNIPE:

100 a 200 euro;

 foto e video dove i bambini assumono pose oscene; il costo va da 500 a 1200

POOSE:

euro;

 immagini che provengono da collezioni private, quindi da archivi insospettabili; gli

CP:

abusi sessuali avvengono a casa di chi gira il video; ogni video può costare fino a 8000

euro;

 video con efferatezze, stupri, torture e violenze; i prezzi variano a

SNUFF-MOVIES:

seconda dell’età delle vittime; la fascia più richiesta è quella tra i due e i sei anni; il

costo va da 3000 a 10000 euro;

 video in cui i bambini vengono uccisi nel corso della violenza; il costo

NECROS PEDO:

raggiunge i 25000 euro;

5.5 ANALISI DI ALCUNI SITI A CONTENUTO PEDOFILO

La pericolosità dei siti pedofili consiste nel promuovere una coscienza collettiva favorevole alla

pedofilia nel tentativo di farla diventare una forma di sessualità accettabile e meritevole di

tutela.

Il tipo di comunicazione che viene utilizzata è spesso simile a quella impiegata dai movimenti

per i diritti civili.

Alcune associazioni pedofile hanno tentato di ottenere una qualche forma di legittimazione

agganciandosi ai movimenti omosessuali, le quali hanno tentato di bloccare queste

associazioni.

Uno dei siti pedofili più ambigui è ‘Fronte di liberazione dei Bambini’.

28

Tra le diverse forme che vengono indicate nel sito è fornita la definizione di abuso sessuale

inteso come ogni rapporto sessuale che provochi lesioni fisiche o che sia imposto al bambino

non rispettando il suo diritto ad un libero consenso.

In questa espressione è condensato il credo pedofilo e da essa partono critiche e difese nonché

azioni e scritti dei diversi movimenti pro-pedofilia.

In tale definizione i boylovers focalizzano l’attenzione su due punti in particolare: le lesioni

fisiche e il libero consenso. L’intenzione è quella di poter affermare che non c’è abuso se non vi

sono lesioni fisiche; inoltre che non c’è abuso se il bambino è consenziente.

Da questi presupposti discendono le ragioni su cui si battono le associazioni pedofile: in primis

l’abbassare l’età del libero consenso.

Gli autori del sito distinguono tre stadi di sviluppo: l’infanzia (prima dei 6 anni), la fanciullezza

(6-7 anni fino a 11-12 anni) e l’adolescenza (11-12 anni fino ai 15-16).

Naturalmente, secondo gli autori, per l’adolescenza la sessualità dovrebbe essere un diritto in

quanto ne è naturale espressione; per cui ‘la carica sessuale si manifesta generalmente come

gioco e/o scoperta del corpo (proprio e altrui). Vissuta in questa maniera, l’esperienza sessuale

è possibile e auspicabile a quest’età’.

In conclusione, secondo i pedofili il diritto del bambino alla sessualità dovrebbe essere

riconosciuto completamente a partire dall’entrata nella pubertà, lasciando allo stesso libera

scelta di partner e modalità di comportamento, fornendogli tutte le informazioni necessarie sul

tema.

Anche nella fanciullezza la possibilità dell’esperienza sessuale dovrebbe essere riconosciuta a

patto che venga rispettata la natura del gioco con cui essa si manifesta.

In questo sito viene denigrata la società adulta, in particolare i genitori, e vengono esaltati i lati

positivi del rapporto intimo con un pedofilo, riportando testimonianze di bambini che hanno

vissuto o vivono con naturalezza ed in modo assolutamente appagante i loro rapporti con

uomini più grandi e le cui sofferenze derivano solo dalle proibizioni degli adulti.

Di notevole interesse per comprendere le motivazioni dei pedofili organizzati è il sito della

(North America Men and Boy Love Association) ossia della più nota ed importante

NAMBLA

associazione pedofila.

Quest’associazione viene considerata dall’ come estremamente pericolosa per la potente

FBI

organizzazione che ha costituito e per i messaggi che pubblicizza. Basti pensare che è in prima

linea nella tutela dei pedofili accusati di tale crimine.

Un altro sito di particolare interesse è quello della Danish Pedophile Association con sede a

Copenaghen.

In questo sito vengono trattati argomenti relativi alla pedofilia in senso apologetico ed uno

degli scopi dichiarati è quello di informare correttamente il lettore su una realtà poco nota, ma

molto fantasiosa.

Vengono fornite risposte scientifiche o pretese tali, volte a mostrare la bontà del rapporto

pedofilo e i vantaggi che ne derivano al bambino sessualmente attivo, contrariamente a quanto

i perbenisti moralisti possano pensare.

Nel sito è possibile reperire il codice etico dei boylover, da cui si evince che questa

PAIDERASTIA

figura incarni l’amico ideale che ogni genitore vorrebbe per il proprio figlio.

Il creatore del sito cerca di far considerare il rapporto tra boylover e boyloved in senso positivo,

proponendo una sorta di codice comportamentale del pedofilo costituito da un insieme di diritti

e doveri volti a disciplinare il suo rapporto con il minore.

Esso, secondo quanto scritto, deve essere improntato oltre che al massimo rispetto del minore

anche ad un profondo senso etico dell’adulto.

Il pedofilo dev’essere attento alle esigenze individuali del suo amico, proteggendolo anche in

situazioni spiacevoli dal punto di vista legale; il rapporto sessuale adulto-ragazzo dev’essere

necessariamente consensuale; c’è un chiaro divieto a trattare il minore come un oggetto

sessuale; il boylover deve rispettare il ruolo e l’autorità dei genitori del suo giovane amante;

29

non deve assolutamente fornire alcol e droghe al suo amico, né usare sostanze stupefacenti

per allentare le inibizioni o indurlo ad avere un’intimità sessuale.

È anche interessante notare come sia responsabilità del buon boylover incoraggiare ed aiutare

il ragazzo a sviluppare normali tendenze sessuali; egli lo deve appoggiare ed incitare a restare

a scuola lontano dal crimine e fornirgli tutto l’aiuto possibile per la sua successiva carriera.

Il linguaggio e il modo strumentale con cui vengono impostati e proposti gli argomenti è sottile

e attento, finalizzato a indurre il lettore a non considerare la pedofilia come una perversione o

come una deviazione della sessualità, ma come un modo alternativo e normale di amare i

bambini.

La sicurezza con cui vengono esposte le argomentazioni a favore e smentite quelle contro, è

programmata per far riflettere sulla possibilità che l’azione antipedofila si configuri come una

sorta di crociata un po’ retrò o come una caccia alle streghe magari con fini meno nobili di

quelli dichiarati.

Non sempre i contenuti dei siti sono chiaramente pedofili, ad esempio molti sono i links che

fanno capo a siti di associazioni pedofile o notoriamente tali, che mostrano galleries di ritratti

fotografici di bambini in situazioni quotidiane.

5.6 CHI E CHE COSA TUTELA I MINORI ABUSATI?

Molti fronti si sono armati per combattere l’offensiva dei pedofili, sia a livello locale che

nazionale e internazionale.

In Italia molte prefetture hanno attivato commissioni atte a monitorare, prevenire e reprimere il

fenomeno con una serie di progetti; centri culturali e religiosi, associazioni Onlus, Regioni,

Province e Comuni uniscono le forze con accordi interistituzionali.

Su Internet sono presenti molte associazioni che si prefiggono la tutela del minore e la lotta alla

pedopornografia, tra cui:

 ECPAT – CHILD PORNOGRAPHY AND CHILD PROSTITUTION IN ASIAN TOURISM:

associazione internazionale che si batte contro la prostituzione minorile;

 ASACP – ADULT SITES AGAINST CHILD PORNOGRAPHY;

 WACP – WEBSITE AGAINST CHILD PORNOGRAPHY;

 EHAP – ETHICAL HACKERS AGAINST PEDOPHILIA;

I membri dell’ , ad esempio, hanno deciso di aiutare le agenzie di controllo nel combattere

EHAP

la pornografia minorile mettendo in campo le loro competenze informatiche.

Anche i CyberAngels collaborano spesso in rete con le agenzie investigative per fermare il

traffico di pornografia minorile.

Questi gruppi di volontariato che hanno deciso di aiutare le agenzie istituzionali di controllo nel

combattere la prostituzione e la pornografia minorili hanno ricevuto numerosi riconoscimenti

per la loro opera in ambito internazionale e possono offrire informazioni preziose per il

contrasto del fenomeno in esame.

5.7 ASPETTI CRIMINOLOGICI DELLA PEDOFILIA

L’atteggiamento culturale nei confronti della pedofilia ha subito notevoli cambiamenti a livello

storico (in alcuni periodi era tollerato e praticamente normale), ma anche a livello

antropologico (in alcune aree geografiche viene sanzionato in maniera meno negativa).

Un’associazione ricorrente del fenomeno pedofilia con le reti telematiche può divenire

fuorviante nei confronti della sua definizione, localizzazione e prevenzione.

30

Se il 5-10% della popolazione del mondo cosiddetto sviluppato è in grado di usare un computer

per comunicare, la stessa percentuale, per una legge statistica intuibile, può essere trasferita

per individuare e quantificare i cyberpedofili.

Una ulteriore riduzione di tale numero può essere ipotizzata per la necessità di competenze

leggermente maggiori, rispetto al navigatore standard, per poter usare tecniche di elusione alla

cattura offerte dalla rete.

Si potrebbe ipotizzare un certo avvicinamento di alcuni soggetti alla telematica, invogliati dalla

possibilità di utilizzare la rete per gli abusi, ma tale valutazione costituisce solamente un’ipotesi

da valutare.

Affinché un pedofilo possa utilizzare Internet per cercare soddisfazione alla sua perversione, si

devono verificare le seguenti condizioni:

 pedofilia attiva;

 possesso di un computer e di un modem;

 utilizzo disinvolto del computer;

 abbonamento ad Internet;

 decisione di utilizzare la rete per azioni di pedofilia;

 possesso di competenze di livello medio nella navigazione;

 valutazione di acting-out positiva;

In assenza di tali condizioni, è presumibile che il pedofilo continui a vivere la sua perversione in

ambito non digitale, intrapsichico o all’interno di uno spazio fisico limitato.

Per la criminologia clinica, la pedofilia è, quindi, un crimine che si basa su una pulsione

sessuale anomala da parte dell’autore e da una vittima che sovente non ha piena coscienza del

danno che subisce e come tale estremamente vulnerabile.

5.8 I RISCHI DI MOLESTIA PER I MINORI SU INTERNET

Per quanto riguarda il rischio che un minore venga molestato o adescato attraverso la rete,

l’ambito maggiormente significativo è rappresentato dalle chat che consentono rapporti umani

comunicazionali estremamente intimi, ravvicinati, neutralizzando alcuni gap sociali, spaziali, di

età e culturali che normalmente limitano o selezionano le comunicazioni dirette.

Nei rapporti telematici, l’identità reale, l’età reale, l’aspetto fisico reale sono percepiti in base

alle informazione che vengono fornite per iscritto che, evidentemente, possono essere false.

La stessa abitudine, abbastanza diffusa, di scambio di fotografie digitalizzate nell’ambito delle

chat, non costituisce alcuna prova tangibile d’identità.

L’assenza di una mediazione sociale, legata all’identificazione visiva certa, implica una

facilitazione per i pedofili nella fase di contatto iniziale con la possibile vittima e consente

sovente, senza eccessivi rischi di cattura, forme di molestia di tipo verbale. - > Il pedofilo prova

soddisfazione nel condurre il minore su argomenti di tipo sessuale e, in casi particolari, a

indurlo a raccontare aspetti intimi.

Per quanto riguarda l’adescamento vero e proprio, ovvero un incontro in carne ed ossa

organizzato attraverso Internet, l’ipotetico vantaggio offerto dalla mediazione del mezzo

informatico è costituito dalla possibilità, da parte dell’adescatore, di poter recedere

rapidamente in caso di difficoltà, con rischi ridotti di cattura rispetto alle strategie non digitali.

Il successo di un’eventuale tecnica di avvicinamento è naturalmente legato all’ipotesi che il

minore non informi nessuno del contatto avvenuto o che la sua segnalazione non venga tenuta

dagli adulti in debita considerazione.

5.9 RICERCA SCIENTIFICA E INVESTIGAZIONI SULLA CYBERPEDOFILIA

31

La finalità della ricerca scientifica nell’ambito della pedofilia su Internet è di tipo conoscitivo,

sia in direzione della quantificazione attendibile del fenomeno, sia per cercare di evidenziare

alcuni aspetti comportamentali e psicologici dei pedofili e delle loro vittime.

La Criminologia può fornire in questo caso anche indicazioni utili per non criminalizzare

strumenti di comunicazione quali Internet o categorie sociali e professionali solo perché nel loro

ambito si sono verificati casi di abuso.

La ricerca criminologica può offrire utili elementi conoscitivi nell’ambito investigativo

sottolineando aspetti comportamentali e tecniche di elusione della cattura ed organizzativi

tipici nei pedofili telematici.

Alcune ricerche condotte nel web hanno, ad esempio, evidenziato comportamenti ricorrenti da

parte dei cyberpedofili sulle chat line nel corso di molestie o tentativi di adescamento ai danni

di minori.

Ad esempio, sono stati raccolti comportamenti isolati di un campione di conversazioni su chat

line commerciali tra un ricercatore che ha simulato di essere una bambina e alcuni pedofili:

 raccolta dei dati anagrafici;

 accertamento che la bambina abbia veramente l’età dichiarata;

 accertamento che il minore sia solo in casa;

 richiesta di descrizione fisica;

 richiesta di invio di una foto;

 richiesta di descrizione fisica come surrogato della foto;

 proposta di temi sessuali;

 proposta di azioni sessuali;

 offerta di oggetti/situazioni di particolare attrattiva per il minore;

 proposta di contatti diversi: telefonici, via e-mail, dal vivo;

Per quanto riguarda i fattori di rischio da parte del minore, la valutazione è abbastanza

difficoltosa.

In un certo senso il solo fatto di saper utilizzare bene il computer e le altre strumentazioni

connesse espone maggiormente il minore al rischio di essere circuito dal pedofilo.

La richiesta della foto come quella di descriversi fisicamente è dettata dalla necessità di

sopperire alla mancanza di stimoli visivi nel corso delle interazioni telematiche, oltre che dalla

possibilità di identificare più facilmente il minore in caso di incontro fuori dal web.

Allo stesso modo, il bambino che possieda una propria e-mail e sappia gestire la posta

elettronica sarà considerato dal pedofilo un più soddisfacente partner telematico, essendo

possibile stabilire con lui più tipi di contatti telematici e, quindi, un soggetto più facile da

convincere nel caso l’obiettivo sia quello di combinare un incontro di persona.

5.10 I CONSIGLI PER UNA NAVIGAZIONE SICURA DISPONIBILI SULLA RETE

Sulla scia dell’allarme sociale generato dalle recenti vicende di cyberpedofilia si sono diffuse su

Internet alcune liste destinate ai giovani navigatori e ai loro genitori contenenti una serie di

consigli pratici per ridurre i rischi di adescamento e di fruizione di materiale pornografico.

Un esempio di queste liste è stato effettuato dal Gruppo di Ricerca sulle forme criminali

emergenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

LE REGOLE PER UNA NAVIGAZIONE SICURA SU INTERNET DEI BAMBINI:

Non fornire mai l’indirizzo di casa, il numero di telefono o il nome della scuola, a meno

1. che i genitori non diano il permesso;

32 Non prendere appuntamenti con persone conosciute su Internet senza prima avere il

2. permesso dei genitori e far venire anche loro al primo appuntamento;

In una chat room se qualcuno ti dice cose strane o preoccupanti, parlane sempre con i

3. tuoi genitori;

Non rispondere mai a e-mail o messaggi fastidiosi o allusivi specie se di argomento

4. sessuale;

Parlare sempre con i genitori o con gli insegnanti di situazioni particolari accadute su

5. Internet;

CONSIGLI PER I GENITORI DEI BAMBINI CHE USANO INTERNET:

Tenere il computer in un posto centrale della casa e non nella stanza del bambino;

1. Imparare ad usare Internet per capire cosa fanno i tuoi bambini;

2. Cercare di conoscere gli amici on-line dei tuoi bambini;

3. Leggere e visionare le e-mail con i tuoi bambini;

4. Aiutare i tuoi bambini ad usare il computer in maniera equilibrata;

5. Stabilire delle regole ben precise su come utilizzare Internet;

6. Assicurarsi che comprendano che non possono incontrare nessuno nella vita reale,

7. conosciuto on-line, senza il consenso dei genitori;

Insegnare ai tuoi bambini a non dare informazioni personali alle persone incontrate on-

8. line;

Tenere i bambini lontani dalle chat rooms;

9. Incoraggiare discussioni con i tuoi bambini su ciò che trovano divertente on-line;

10. Insegna ai tuoi bambini a non rispondere quando ricevono e-mail offensive o dannose;

11. Segui i tuoi bambini quando sono on-line e vedi dove vanno;

12. Se non puoi essere a casa quando i tuoi bambini sono on-line, usa dei software di

13. protezione per tenerli sotto controllo;

Installa sul computer un programma che memorizza gli indirizzi Internet visitati dai tuoi

14. bambini e controlla quali sono quelli più frequentati;

Insegna ai tuoi bambini quali possono essere i rischi di Internet senza terrorizzarli;

15.

5.11 I CYBERCOPS

Dagli Stati Uniti parte la lotta al computer crime con la nascita dei cybercops, ossia la polizia

del web, che oltre ad occuparsi degli altri reati perpetrati in Rete, hanno il compito di scovare i

cyberpedofili.

Contrastano la cyberpedofilia con varie strategie e contromisure: mediante software e tecniche

sofisticate oscurano e sabotano i siti pedopornografici, seguono navigazioni sospette, creano

siti trappola, si infiltrano in chat di pervertiti fingendosi interessati all’acquisto di materiale

pedopornografico, entrano in contatto con pedofili mascherandosi da bambini e, infine, inviano

informazioni su ciò che hanno scoperto ad una e-mail box che l’ ha messo a loro

FBI

disposizione.

In Italia è la Polizia Postale e delle Comunicazioni a combattere i reati connessi ad Internet.

Con la Legge 269/98 sono state create quattro squadre di intervento telematico: una contro i

cyberpirati, una per contrastare i reati postali e la duplicazione di programmi, una per far fronte

al commercio elettronico illegale e l’ultima per fermare i cyberpedofili.

La collaborazione e la cooperazione tra i cybercops di tutto il mondo si intensifica sempre di più

e gli esiti delle operazioni sono soddisfacenti.

- LE LISTE DEGLI “ORCHI”

In America sono disponibili siti Internet che costituiscono veri e propri schedari di maniaci

sessuali.

Nomi, cognomi, indirizzi, eventuali occupazioni e fotografie di coloro che sono stati arrestati per

crimini sessuali di vario tipo sono diffusi in tutto il mondo tramite la Rete.

L’ufficio dello sceriffo di Lake County detiene un database di persone, residenti nella

giurisdizione, che sono state incriminate per abusi sessuali su bambini (www.co.lake.il.us). La

33

lista viene pubblicata su questo sito come servizio di utilità per i genitori che possono aver

bisogno di queste informazioni per la protezione e la sicurezza dei loro figli.

In America coloro che sono stati incriminati per reati sessuali su minori devono, per legge,

comunicare la loro residenza ai locali uffici di polizia che quindi li inseriscono negli archivi.

Per accedere a questa enorme mole di dati non servono né permessi né password.

Anche in Gran Bretagna sono state pubblicate le liste dei pedofili su Internet.

La strategia finora utilizzata da Stuart Carnie è stata filmare con una telecamera i volti, le case,

i gesti di chi ritiene a suo giudizio possieda volto, casa e gesti di pedofilo.

In seguito alla pubblicazione del suo nome e del suo volto sul giornale, un uomo, assediato dai

vicini di casa, finì col togliersi la vita.

Le polemiche sulla legittimità della pubblicazione delle liste dei pedofili e sul diritto alla privacy

attivarono e si scatenarono anche in Italia, in seguito alla medesima iniziativa intrapresa da un

quotidiano.

- I RISCHI DELLE LISTE DI PEDOFILI

L’identificazione del minore che ha subito violenza, le omonimie e gli errori di pubblicazione

sono pericoli denunciati dal Garante della privacy in merito alla recente pubblicazione su

quotidiano nazionale di una lista di pedofili condannati con sentenza definitiva.

L’esigenza di diffondere dati potrebbe causare indirettamente la diffamazione di onesti cittadini

erroneamente confusi con gli autori di tali reati.

Ulteriore timore del Garante è la possibilità di risalire all’identità del bambino attraverso la

diffusione del nominativo del colpevole, che spesso risulta essere una persona molto vicina alla

vittima.

5.12 GLI STRUMENTI TECNOLOGICI DI PREVENZIONE

Esistono alcuni software in grado di mostrare a posteriori che genere di ambiti virtuali è solito

frequentare il minore, attraverso la memorizzazione dei siti visitati e delle chiacchierate

effettuate in rete.

Altri programmi possono offrire una certa prevenzione nei confronti soprattutto di siti e di

immagini a rischio, ma necessitano, in attesa di una regolamentazione mondiale, di

un’adesione dei creatori di pagine web.

C’è uno specifico software che si può installare nei e a cui si può ordinare che genere di sito

PC

deve escludere nel corso dei collegamenti.

Questa procedura si basa su alcuni standard del tipo Queste etichette vengono rilasciate

P.I.C.S.

da una rating agency che in base alle loro convinzioni religiose, morali, educative attribuiscono

un punteggio, definito rating system, alle pagine web.

In Italia già da qualche tempo è attiva l’ , la prima agenzia rating per il rilascio di etichette

IT-RA

in Europa.

PICS

Un altro sistema è basato su liste nere di siti sospetti che con un abbonamento possono essere

quotidianamente aggiornate.

C’è poi il sistema di filtri che analizza il contenuto e reagisce a delle parole-chiave.

5.13 COSA FARE SE CAPITA UN “BRUTTO INCONTRO”

Se chattando quello che sembra un inoffensivo nuovo amico dovesse inviare immagini

pedopornografiche, sarebbe utile fornire alle Forze dell’Ordine l’indirizzo IP che identifica un

personal computer connesso alla rete e, quindi, il suo utilizzatore su Internet.

Per fare questo esistono molte possibilità, ma la più semplice è quella di seguito riportata:

Senza disconnetterci clicchiamo ‘Start’;

1. Clicchiamo su ‘Programmi’;

2.

34 Clicchiamo su ‘Prompt di ’, si aprirà una finestrella su fondo nero nella quale

3. MS-DOS

compare la scritta ‘ ’ che termina con un trattino lampeggiante;

C:/WINDOWS

Scriviamo ‘netstat’, lasciamo lo spazio e scriviamo ‘-na’

4. Clicchiamo su ‘Invio’;

5. Compariranno una serie di sigle che dovremo fotografare, quindi premiamo

6. contemporaneamente sui tasti ‘ ’ e ‘ ’;

ALT STAMP

Apriamo un nuovo documento Word e pigiamo contemporaneamente i tasti ‘ ’ e ‘ ’;

7. CTRL V

salviamo il documento e portiamolo alle Forze dell’Ordine, le quali lo identificheranno;

5.14 I PROVIDERS E I DIRITTI DEI MINORI

I principali utilizzatori di Internet sono giovani e giovanissimi.

Alla luce di queste considerazione si è affermata a vari livelli l’esigenza di una maggiore tutela

dei minori nella navigazione in rete per i rischi che essa può presentare che sono generalmente

di due tipi:

 Il primo attiene all’uso di Internet al fine di accalappiare con l’inganno i minori per

abusarne sessualmente;

 Il secondo attiene all’esibizione o alla comunicazione di comportamenti contrari alla

dignità della persona perché razzisti o pornografici o esaltanti pratiche contrarie ai valori

fondamentali della civiltà umana;

L’emergere di questi problemi ha posto spiegabili interrogativi sulla responsabilità dei fornitori

di accessi ad Internet, in particolare sul versante penale.

Ciò è dovuto sia all’incongruenza della legislazione vigente nei vari Stati rispetto ai nuovi

strumenti della comunicazione telematica, sia alla sostanziale difficoltà di applicare le

tradizionali categorie giuridiche ai nuovi diritti e ai nuovi doveri propri della tecnologia e

dell’era digitale.

I confini della rete Internet, a differenza dei confini degli Stati, sono tecnologici e non politici e

giuridici, quindi, ci si chiede se possano essere fatti funzionare, da parte dei providers, filtri in

grado di selezionare il contenuto dei materiali diffusi.

Su tale questione, l’orientamento prevalente, anche in base alle più recenti decisioni della

giurisprudenza, sembra al momento essere quello di non considerare i providers direttamente

responsabili dei contenuti che essi veicolano.

La società maggiormente informatizzata è quella statunitense.

È normale quindi che il Congresso americano si sia trovato ad adottare prima di altri Parlamenti

alcuni provvedimenti tesi a contrastare la diffusione via Internet di materiale nocivo o offensivo

per i minori.

Per quanto riguarda i providers ed una loro eventuale responsabilità, il legislatore americano

sembra più orientato a favorire una loro autoregolamentazione piuttosto che a definire la

materia con legge.

La Federal Trade Commission ha escluso esplicitamente eventuali responsabilità dei

providers, siano essi fornitori di accesso o di servizi di rete, raccomandando da parte loro

l’adozione di regole di condotta per la protezione dei minori.

Sulla stessa scia si collocano le più recenti iniziative adottate dall’Unione Europea, quali il

Piano comunitario d’azione del 1999-2002, per promuovere l’uso sicuro di Internet

attraverso una lotta alle informazioni di contenuto illegale e nocivo diffuse attraverso le reti

globali e la Direttiva comunitaria del giugno scorso sul commercio elettronico.

Il Piano comprende in particolare la promozione di sistemi di autoregolamentazione da parte

degli operatori del settore e di controllo dei contenuti.

La Direttiva riconosce la responsabilità del provider solo per il materiale che questi immette

personalmente in rete, mentre, per quello immesso da terzi, il provider è responsabile solo

quando ne conosce il contenuto.

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BobsK

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BobsK di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della violenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Cifaldi Gianmarco.

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