Estratto del documento

Introduzione

Molti sono convinti che la teoria sia qualcosa di astratto, distaccata dal "mondo reale". In realtà, la teoria è parte della nostra vita quotidiana. Se si vede una nuvola nera e si dice che pioverà, si è di fatto espresso una teoria, certo una teoria semplice mentre le teorie possono essere semplici o complesse a seconda del numero e tipi di relazione che esprimono. Le teorie possono avere come oggetto fenomeni concreti o astratti, ovvero possono essere concrete o astratte. Quelle relative alla pioggia sono concrete, anche le teorie di comportamenti semplici come lanciare una palla dalla finestra sono concrete, mentre la teoria di Einstein è astratta. Analogamente le teorie che analizzano gli effetti dalla struttura sociale sul tasso di criminalità sono astratte. Una struttura sociale è infatti una nozione astratta, mentre i tassi di criminalità sono dei concetti matematici ottenuti dividendo il numero dei crimini con quello della popolazione.

Le teorie, per quanto strano, ci servono per vivere. Le teorie ci permettono di generalizzare un concetto spiegando il modo in cui due o più eventi sono in relazione tra loro ed in quali condizioni un determinato fenomeno si verifica. Il modo con cui esprimiamo queste generalizzazioni o pensiamo le cose, dipende dal tipo di conoscenza che usiamo in dato momento. Noi conosciamo le cose attraverso l’esperienza (detta anche "conoscenza empirica"), l’intuizione, il senso comune o la conoscenza scientifica. Oppure perché qualcuno che per noi è importante (anche solo un libro) ce le ha raccontate. Ad esempio, si assume che le cause della criminalità siano "note" ovvero una condizione familiare irregolare, la mancanza di fede religiosa, la frequentazione di cattive compagnie, la povertà, ecc. Benché queste spiegazione non si considerino delle teorie, in realtà lo sono, tuttavia non sono valide poiché troppo semplicistiche. Diversamente, ognuno la cui vita rientrasse tra questi casi sarebbe un criminale o un delinquente. Sarebbe poi peraltro vero anche il contrario, ossia che chiunque NON rientri in queste casistiche certamente non sarebbe un criminale o un delinquente ed anche questo non è vero perché è provato (da studi sulle autodenunce) che molti giovani prima o poi commettono dei reati. Il comportamento umano è complesso e qualunque teoria semplicistica si dimostrerà dunque inadeguata. Di conseguenza, le teorie che riguardano la criminalità ed i criminali tendono ad essere per forza complesse, basate su quanto sappiamo dalle ricerche condotte in questi ambiti.

Anche la stessa varietà di comportamenti definiti come criminali presenta qualche problema. Quando usiamo il termine "crimine", lo associamo ad una ampia gamma di comportamenti illegali, tuttavia, i singoli atti criminali possono avere poche caratteristiche in comune eccetto il fatto che qualcuno li trovi talmente riprovevoli da farli proibire mediante la legge. Ma non solo, il comportamento criminale potrebbe essere semplicemente uno di una gamma di comportamenti simili. Se sosteniamo che un certo comportamento criminale è finalizzato alla ricerca del brivido, allora una teoria che prevede il comportamento su questa base deve includere anche il comportamento legale ovvero quello accettabile. Compiere un crimine per il gusto del brivido non sarebbe più probabile che fare bungee-jumping o lanciarsi con il paracadute ad apertura ritardata. Un comportamento ispirato alla ricerca del brivido sarebbe quindi in base a questa prospettiva abbastanza prevedibile, mentre il crimine è alquanto imprevedibile.

Tuttavia, contrariamente a quanto si pensa, le teorie criminologiche sono già usate da tutti. I dipartimenti di polizia strutturano le loro attività sulla base di alcune spiegazioni teoriche, i giudici emettono ogni giorno sentenze basate sulla comprensione del carattere dell’imputato e dell’ambiente in cui vive, le autorità carcerarie tentano di insegnare le corrette abitudini ai detenuti ed infine i media riflettono la tendenza dell’opinione pubblica ad attribuire i comportamenti criminali all’uso della droga, alla depressione economica, ad una vita famigliare disastrata alla influenza delle cattive compagnie. Insomma, la teoria criminologica è parte della nostra vita quotidiana.

In cosa consiste una buona teoria

Visto che di norma esiste più di una teoria che pretende di spiegare la criminalità in un dato periodo, come si fa a sapere quale è la migliore? La risposta più comune è che si ritiene buona una teoria se:

  • È possibile sottoporla a verifica.
  • Se risulta congrua con i risultati della ricerca empirica.

Questa è una risposta sensata poiché le nostre teorie sono scientifiche e dovrebbero quindi basarsi sui risultati delle ricerche. Sono in realtà dei criteri che derivano dalle scienze naturali e tra scienze sociali e naturali non vi è di fatto alcuna differenza nel valutare la qualità di una teoria. Vi è però un problema perché alcune variabili come le classi sociali non si possono misurare analogamente a grandezze come la distanza, la durezza, ecc. Se teniamo fermi questi criteri generalmente accettati e se i dati empirici non confermano la teoria, dovremmo concludere che la teoria NON è buona, tuttavia la questione non è così semplice. Se Einstein fosse vissuto due secoli prima, la sua teoria non sarebbe stato possibile né verificarla né avrebbe trovato un riscontro empirico e non sarebbe dunque stata considerata una buona teoria.

Un’altra preoccupazione nel caso della verifica è l’uso di un singolo approccio per misurare i concetti teorici. Se si usa una sola misura e tale misura non è valida e non rappresenta adeguatamente il concetto teorico è possibile che la teoria venga rifiutata (anche se potrebbe essere valida). Un problema analogo si ha quando una teoria viene presentata mediante un singolo approccio di verifica o misurazione. Le tecniche di misurazione multipla sono sempre sistemi di verifica migliori rispetto a qualsiasi approccio singolo.

Se il nostro approccio verso l’enunciazione di una teoria si basa sulle verifiche e sulle misurazioni, sull’impianto avremo una validazione quantitativa. Un diverso approccio che verte invece sull’impianto sostanziale di una teoria viene detto qualitativo. I criteri qualitativi ci permettono di risolvere problemi legati al carattere contingente dei risultati empirici e consistono in coerenza logica, capacità di dare senso a posizioni divergenti e addirittura grado di sensibilizzazione nel far vedere alle persone cose altrimenti non vedrebbero. Malgrado questi criteri non vengano menzionati molto spesso, essi sono per l’utilità di una teoria tanto importanti quanto le verifiche quantitative. Molte teorie criminologiche non reggono alle verifiche empiriche. Dall’altro lato, quasi tutte le teorie rendono sensate le cose che precedentemente erano parse problematiche. Inoltre, hanno sensibilizzato i criminologi verso nuove ed importanti maniere di guardare il fenomeno della criminalità. Vediamo i criteri qualitativi nel dettaglio.

La coerenza logica significa che la teoria non deve proporre relazioni illogiche e che sia internamente coerente. Uno dei problemi logici più diffusi è l’ordine temporale per cui si assume che un evento verificatosi dopo un altro ne sia stato la causa. Ad esempio, se chiediamo ai consumatori di marijuana quante sono le loro probabilità di essere arrestati ci diranno che queste sono basse. Si potrebbe allora ritenere che le persone fanno uso di marijuana perché pensano di avere poche probabilità di essere arrestate (ossia non vengono dissuase). In realtà la bassa stima è dovuta al fatto che hanno utilizzato molte volte marijuana senza avere conseguenze penali. Ancora, se qualcuno evidenziasse che i criminali rinchiusi in un manicomio criminale pensano in modo irrazionale teorizzando che l’irrazionalità causa la criminalità, questa sarebbe una teoria illogica. Pochissimi criminali sono mentalmente insani, e coloro che sono rinchiusi nei manicomi lo sono a prescindere dai reati che hanno commesso. Per di più, se la teoria fosse corretta, il suo sostenitore avrebbe dimostrato di ragionare in maniera illogica e quindi ci si dovrebbe aspettare che diventi un criminale! Per fare un altro esempio, i criminologi DeFleur e Quinney [1966] utilizzavano una forma speciale di logica chiamata set theory per analizzare la coerenza logica di una delle teorie del comportamento criminale più diffuse, scoprendo poi però che era internamente coerente.

La capacità di dare senso a posizioni divergenti significa che quando i risultati empirici indicano che ci sono due o più fatti opposti, piuttosto che avere una teoria che spieghi un singolo fatto è meglio averne una che sia in grado di conciliarli. Ad esempio, la teoria dell’associazione differenziale mette insieme i concetti di "aree sociali disgregate" ed "interazione all’interno di piccoli gruppi" spiegando i differenti tassi di criminalità e le ricerche basate sul self-report (autodenuncia) in cui viene chiesto alle persone che tipo di reati hanno commesso, rimandano due diverse immagini di "criminale". La teoria dell’etichettamento le rende plausibili entrambe, asserendo che le statistiche ufficiali descrivono solo quei criminali che sono stati perseguiti, mentre le ricerche self-report descrivono anche i criminali che non sono mai stati scoperti. A riguardo, Thomas Kuhn ha affermato che le nuove teorie quasi sempre rendono sensati i risultati divergenti che le vecchie teorie non erano in grado di spiegare.

La capacità di sensibilizzazione inerisce la capacità di far concentrare l’attenzione su ambiti di ricerca nuovi o dimenticati, o perlomeno di suggerire un modo differente di interpretare certi fatti. Una teoria con un buon grado di sensibilizzazione permette di far intravedere ai criminologi altre sfaccettature di un problema. I teorici degli anni cinquanta indirizzavano le loro ricerche sulle bande dei delinquenti maschi, giovani, urbani, delle classi inferiori al punto tale da far apparire la delinquenza come un prodotto creato da questi ragazzi; la teoria dell’etichettamento rese i criminologi sensibili verso l’importanza di chiedersi chi veniva di fatto perseguito e come perseguiamo i reati. Ciò permise ai criminologi di osservare che certi tipi di persone hanno più probabilità di essere considerate ed arrestate per il loro comportamento. In altri termini, la teoria dell’etichettamento sensibilizzava i criminologi sul fatto che la criminalità dipende più dall’attività di reazione che dalle caratteristiche personali dei criminali.

Infine, c’è un altro criterio qualitativo utilizzato per definire "buona" una teoria. È diverso dagli altri e va utilizzato con cautela. È la notorietà, ovvero se una teoria diviene famosa tra i criminologi allora per definizione appare una "buona" teoria. Il problema è che la notorietà deriva da alcuni fattori, alcuni dei quali hanno però poco hanno a che fare con quelli sopra menzionati. Ad esempio, una teoria può essere influenzata dalle nostre emozioni e tendiamo a darle credito al di là di ogni coerenza logica o riscontro empirico. In realtà, è proprio da questo atteggiamento che dobbiamo guardarci. Nonostante questo, la notorietà deve essere inclusa tra i criteri che determinano una "buona" teoria dal momento che molte teorie criminologiche, pur non soddisfacendo pienamente i criteri di verificabilità, sono state e sono molto note. Una buona teoria sarà dunque strutturalmente logica, confermata da risultati empirici e sostenuta da ricerche ripetute.

Tipi di teorie

Vi sono due tipi generali di teorie: specifiche e metateorie e generalmente in questa trattazione saranno considerate quelle specifiche. Le teorie specifiche mettono in risalto un particolare problema e formula enunciazioni riscontrabili empiricamente. Le metateorie, invece, sono delle teorie delle teorie. Discutono di tipi di concetti che dovrebbero essere usati, dell’approccio generale ad ognuno di essi, e del modo in cui le teorie specifiche dovrebbero essere costruite. Ad esempio, una metateoria criminologica può privilegiare per la spiegazione del comportamento criminale dei concetti che derivano più dalla sociologia che dalla biologia, dalla psicologia e ad esempio pone il concetto di classe sociale come variabile indipendente. Oppure può prevedere che soltanto le statistiche ufficiali debbano essere considerate come riscontro empirico appropriato delle teorie specifiche. Mentre la discussione sulle metateorie è nella criminologia contemporanea piuttosto episodica, l’uso del termine "teoria" sottintende di solito una teoria specifica.

Una variabile viene detta "indipendente" quando ne influenza un’altra detta "dipendente" senza esserne a sua volta influenzata. Vi sono molti tipi di teorie ma non vi è un solo schema che ne descriva le tipologie. Nonostante questo, la categorizzazione e la classificazione delle varie teorie è uno sforzo necessario. Quasi tutti i testi di criminologia adottano criteri diversi. Gibbons e Krohn [1986] distinguono tra teorie psicologiche, biologiche e sociali, un altro criterio è quello di distinguerle tra sociologiche e sociopsicologiche [Nettler 1974; Kornhauser 1978; Orcutt 1983; Reid 1985]. Altri autori adottano ulteriori approcci con numerose sottocategorie [Hagan 1986; Sheley 1991]. Bisogna tenere conto che nessuna di esse è vera, perché il mondo in bianco e nero non esiste. I criteri sono molteplici ed a volte si costringono le teorie in una categoria anche quando non potrebbero in realtà adattarsi ad alcuna categoria. Lo schema classificatorio risulta quasi sempre artificiale [William 1984]. Il motivo per cui le varie teorie vengono categorizzate è che solo così è possibile stabilire tra loro similitudini e le differenze. Quando vengono adottati diversi tipi di categorizzazioni, significa che le teorie sono abbastanza ricche da non poter essere ricondotte a semplici classificazioni e quindi contengono molte idee, concetti e sfumature rilevanti. Vediamo ora tre modi diversi di categorizzare le teorie.

Livelli di astrazione

Come si è già detto, alcune teorie si pongono a livelli di astrazione più alti di altre e sono dette macroteorie. Esse sono di ampio respiro come ad esempio quelle che spiegano la struttura sociale ed i suoi effetti. Esse tracciano un quadro generale sul funzionamento del mondo in cui inserirono la struttura della società e considerano come il crimine si rapporta a questa struttura. Le macroteorie si concentrano sui tassi di criminalità (epidemiologia) più che sui criminali stessi e non parlano mai del comportamento individuale. Ne sono un esempio la teoria dell’anomia e quella del conflitto.

Vi sono poi altre teorie che invece hanno livelli di astrazione più bassi e sono dette microteorie. Esse si basano sull’assunto che è meglio caratterizzare la società partendo da punti specifici, per esempio spiegando come le persone diventano criminali (eziologia). L’attenzione verte in modo particolare su individui e gruppi. Le microteorie possono spaziare dall’ambito puramente sociale a quelli psicologici e biologici. In ogni caso, ci spiegano perché le persone diventano criminali e non ripongono interesse nella struttura sociale e nei tassi di criminalità. Ne sono un esempio la teoria del controllo sociale e la teoria dell’apprendimento sociale.

Infine, come in ogni schema classificatorio, vi sono delle teorie che non possono essere comprese in modo chiaro all’interno di nessuna delle due categorie sopra menzionate. Queste sono le teorie-ponte. Esse tentano di spiegarci sia il modo in cui la struttura sociale funziona sia come le persone diventano criminali. Di fatto, le teorie-ponte sono spesso sia epidemiologiche (spiegano i differenti tassi di criminalità) sia eziologiche (spiegano il comportamento criminale in sé). Tra di esse si possono annoverare le teorie della subcultura e delle opportunità differenziali. A seconda del modo in cui vengono viste, o dagli aspetti che l’autore in questione privilegia, le teorie ponte possono essere classificate come "micro" o come "macro".

Livelli di spiegazione

Queste tre categorie possono essere ulteriormente esaminate sulla base dei punti focali oggetto della loro spiegazione. Ad esempio: cosa tenta di spiegare la teoria? La struttura sociale in generale, le classi di persone all’interno della società, piccoli gruppi o singoli criminali? Questo è il livello di spiegazione di una teoria, ovvero ciò che essa tenta di spiegare. Molte teorie non possono essere comparate tra di loro perché non hanno lo stesso punto focale. Si dice che spesso le teorie competono tra di loro, ma non è proprio così. Alcune teorie spiegano come gli eventi sociali provocano il diffondersi della criminalità ma non tentano di spiegare come gli individui diventano criminali, altre invece fanno l’opposto. Alcune spiegano i fattori sociali più importanti nel determinare la criminalità, altre spiegano i fattori psicologici, altre ancora i fattori biologici sottostanti. Inoltre, laddove alcune teorie tentano di descrivere la criminalità come un fenomeno sociale, altre si concentrano direttamente sui criminali ed il loro comportamento. Naturalmente queste diverse teorie non sono in competizione perché affrontano aspetti diversi della criminalità. Sfortunatamente, la criminologia ha fatto poco per integrare questi diversi livelli esplicativi, ovvero non esiste nessuna metateoria che li metta insieme in modo coerente. La questione dei livelli esplicativi è comunque...

Anteprima
Vedrai una selezione di 16 pagine su 73
Riassunto esame Sociologia della devianza, prof. Prina, libro consigliato Devianza e Criminalità di William e McShane Pag. 1 Riassunto esame Sociologia della devianza, prof. Prina, libro consigliato Devianza e Criminalità di William e McShane Pag. 2
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Sociologia della devianza, prof. Prina, libro consigliato Devianza e Criminalità di William e McShane Pag. 6
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Sociologia della devianza, prof. Prina, libro consigliato Devianza e Criminalità di William e McShane Pag. 11
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Sociologia della devianza, prof. Prina, libro consigliato Devianza e Criminalità di William e McShane Pag. 16
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Sociologia della devianza, prof. Prina, libro consigliato Devianza e Criminalità di William e McShane Pag. 21
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Sociologia della devianza, prof. Prina, libro consigliato Devianza e Criminalità di William e McShane Pag. 26
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Sociologia della devianza, prof. Prina, libro consigliato Devianza e Criminalità di William e McShane Pag. 31
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Sociologia della devianza, prof. Prina, libro consigliato Devianza e Criminalità di William e McShane Pag. 36
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Sociologia della devianza, prof. Prina, libro consigliato Devianza e Criminalità di William e McShane Pag. 41
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Sociologia della devianza, prof. Prina, libro consigliato Devianza e Criminalità di William e McShane Pag. 46
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Sociologia della devianza, prof. Prina, libro consigliato Devianza e Criminalità di William e McShane Pag. 51
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Sociologia della devianza, prof. Prina, libro consigliato Devianza e Criminalità di William e McShane Pag. 56
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Sociologia della devianza, prof. Prina, libro consigliato Devianza e Criminalità di William e McShane Pag. 61
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Sociologia della devianza, prof. Prina, libro consigliato Devianza e Criminalità di William e McShane Pag. 66
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Sociologia della devianza, prof. Prina, libro consigliato Devianza e Criminalità di William e McShane Pag. 71
1 su 73
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ConteJan di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Prina Franco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community