La devianza come sociologia
Costantino Cipolla
Il comportamento deviante è quel comportamento che si discosta dalle aspettative di normalità concepite in una data società. La devianza è, quindi, un fatto sociale per eccellenza.
Atto deviante
- Rifiuto della norma codificata.
Positivismo
- Si connette all'appartenenza di classe e alla posizione che i soggetti occupano nel processo produttivo.
Radicali marxisti
- Scaturisce da una relazione di potere che vede da un lato un individuo in condizione di debolezza rispetto ad un altro individuo che ha il potere di etichettare come deviante il primo.
La marginalità è, invece, qualcosa che non è al centro, ossia è distante dalle condotte della maggioranza delle persone; il marginale è colui che si trova in una condizione di esclusione da tale centro. Essa indica, quindi, una mancanza di integrazione.
Durkheim e Parsons
Durkheim sostiene che il reato è un fatto sociale da considerare assolutamente normale, parte integrante di ogni società sana. Sostiene che il deviante è utile alla società per ricordare ai consociati quali sono i limiti sanciti dalla legge e che la devianza è impossibile da eliminare da qualsiasi tipo di società.
Parsons sostiene che ogni sistema sociale si regge su un accordo e accettazione di norme e valori, quindi ogni comportamento che non corrisponde ai criteri funzionali del sistema diventa deviante.
Anomia – Capitolo 1
L’anomia indica una mancanza di leggi. Indica un’incapacità dell’individuo che non è in grado di percepire il valore della legge, a causa del rifiuto delle norme. In questo caso, l’anomia è considerata con valenza negativa.
La prima interpretazione sociologica dell’anomia viene attribuita a Durkheim, che tratta il concetto in due opere:
La divisione del lavoro sociale (1893)
Sostiene che il passaggio da una società semplice a una complessa determina un aumento dell’individualismo e dell’interdipendenza che si ripercuote sulla coscienza collettiva, determinando la diffusione dell’anomia. Inoltre, con l’industrializzazione e il venir meno dell’ordine sociale, si affermano due forme di divisione del lavoro:
- Anomica: divisione priva di regole tra le parti; gli individui non conoscono il fine per il quale lavorano.
- Coercitiva: l’assegnazione delle diverse mansioni lavorative non corrisponde alla propensione naturale che ognuno ha.
Il suicidio (1897)
- Egoistico: eccesso di individualismo; individuo depresso e isolato.
- Altruistico: determinato da situazioni che depersonalizzano l’individuo, che arriva a togliersi la vita per sacrificio.
- Anomico: non si basa su un livello di integrazione che lega l’individuo alla società, quanto sulla mancanza di regole e norme sociali forti.
Merton sostiene che il comportamento deviante insorge più frequentemente quando le norme che governano la condotta appaiono contraddittorie. Considera l’anomia come il crollo della struttura culturale (mete e mezzi) nella sua parte normativa, che si ha quando si verifica una dissociazione tra gli scopi sanciti e i mezzi disponibili per raggiungerli. Formula una classificazione dei diversi modi di adattamento individuale:
| Mete culturali | Mezzi per raggiungerle | Esempi / Spiegazione |
|---|---|---|
| Conformità | Accetta | Accetta |
| Innovazione | Accetta | Non accetta. Cercano altri mezzi per raggiungere la meta; può crearsi discrepanza e utilizzo di comportamento deviante. |
| Ritualismo | Non accetta | Accetta. Caso di chi non aspira ad avere più di quello che ha. |
| Rinuncia | Non accetta | Non accetta. Tipico di psicopatici, visionari, reietti, mendicanti, vagabondi, girovaghi, ubriaconi cronici e drogati. |
| Ribellione | Non accetta | Non accetta. L’individuo assume un atteggiamento attivo e cerca programmi alternativi; questo porta al raggiungimento di nuovi fini. |
L’innovazione si configura come anomia.
MacIver e Srole
MacIver sostiene che l’anomia sia, da un lato, un fatto individuale in quanto ogni soggetto può cadere in questa condizione in seguito a traumi personali e psicologici che minacciano l’unitarietà della personalità, e, dall'altro, un fatto sociale in quanto causata da guerre, disordini, crisi e cambiamenti della società. Essa colpisce gli uomini civilizzati. Propone una classificazione delle personalità anomiche:
- Persone che hanno perso qualsiasi tipo di riferimento, vivono un presente privo di significato.
- Persone che si concentrano su interessi privati e specifici, trascurando gli obblighi pubblici.
- Persone che vivono una condizione di alienazione sociale causata dal sentirsi rifiutate e vittime di un sistema di persecuzione.
Srole distingue tra:
- Eunomia: piena integrazione sociale e appartenenza di sé agli altri.
- Anomia: massimo livello di disintegrazione e massima distanza tra sé e gli altri.
L’anomia considerata in senso positivo indica un ideale morale, un emanciparsi del soggetto. Non impone un nuovo ordine, ma è una sorta di denuncia dell’inadeguatezza del sistema attuale e della necessità di superarlo.
Conflitto – Capitolo 2
Il conflitto può essere definito come un risultato dell’interazione intenzionale tra due o più parti in un ambiente competitivo, in cui la probabilità di una parte di raggiungere gli obiettivi diminuisce la probabilità di raggiungimento per gli altri.
Secondo Simmel, il conflitto è una forma di socializzazione. È una caratteristica ineliminabile nei gruppi, poiché senza di esso non ci sarebbe né sviluppo né struttura. I teorici della teoria conflittualista sostengono che il conflitto può essere rappresentato come la funzione dominante della società e ne costituisce l’agente principale del mutamento, può avere la funzione di eliminare gli elementi dissociativi di una data relazione e di ristabilire l’unità. Inoltre, esso può creare associazioni e coalizioni.
Per Luhmann, il conflitto si presenta come funzionale all’istituzione di un rapporto stabile in cui la condizione di instabilità e di incertezza costituisce un fattore imprescindibile per il suo mantenimento.
Controllo sociale – Capitolo 3
Il concetto di ‘controllo sociale’ è connesso a quello di ‘devianza’ (= comportamenti che si discostano dalle credenze e dalle aspettative di una data società). Il controllo sociale è la capacità di una società di autoregolarsi in coerenza con certi principi e valori. È un insieme di meccanismi, di azioni reattive e di sanzioni che una data collettività elabora e impiega allo scopo di prevenire ed eliminare la devianza. Il controllo sociale può essere esercitato sia dalla maggioranza sulla minoranza deviante, sia da soggetti devianti sulle vittime dei loro atti.
Tipologie di organizzazione sociale secondo Tonnies
- Comunità: basata su reciprocità, solidarietà e predominanza di interessi collettivi.
- Società: scopi e obiettivi individuali, relazioni orientate all'individualismo, connessioni impersonali e prevalentemente di natura economica.
Ross sostiene che il controllo sociale sia un ponte concettuale per collegare le varie istituzioni presenti in una società. Sostiene che esso indica l’ascendente (fondamento della strutturazione dei sentimenti e dei desideri individuali in una determinata società) sugli scopi e sugli atti individuali che viene esercitato per conto e per interesse del gruppo. Il controllo sociale è una funzione sociale necessaria, che deve essere costantemente esercitata.
Per Parsons, il controllo sociale è la risposta alla devianza all’interno dell’ordine sociale. I meccanismi di controllo sociale sono:
- Istituzionalizzazione: mediante cui si consente all’attore di contenere la dimensione conflittuale che esperisce.
- Meccanismi informali: serie di sanzioni interpersonali, che attraverso l’espressione di un dissenso in merito alla condizione deviante di un soggetto mirano a ricondurre al ruolo corretto il soggetto stesso.
- Ritualizzazione: tramite cui si pervengono e si controllano le tendenze alla rottura attraverso una riorganizzazione in modo positivo della reazione del soggetto dinanzi ad un dato critico.
- Istituzione secondaria: valvola di sfogo consistente in una zona franca nella quale vengono legittimati alcuni comportamenti ritenuti normalmente devianti.
- Isolamento: con cui si mira a prevenire sia la formazione di strutture di gruppo caratterizzate da un elevato livello deviante, sia a prevenire la loro pretesa di legittimità.
- Apparato punitivo: scopo di collegare una determinata devianza ad una sanzione e di imporre il modello normativo.
Criminalità informatica – Capitolo 4
Il termine ‘electronic crime’ indica le offese che avvengono in un ambiente elettronico allo scopo di guadagno o con l’intenzione di distruggere o arrecare un danno a una persona o istituzione. Il cybercrime delinea attività criminali e dannose relative all’informazione e implicano l’acquisizione e la manipolazione di informazioni attraverso reti globali a fine di guadagno. Essi possono essere:
- Cyber intrusioni: oltrepassare i confini della proprietà di altre persone causando eventualmente anche danni; crimine contro la proprietà.
- Cyber inganni e furti: rubare denaro e proprietà; crimine contro la proprietà.
- Cyber pornografia: violazione di leggi sul buon costume, sull’oscenità e sulla decenza; crimine contro la moralità.
- Cyber violenza: offese psicologiche o incitamento a danni fisici verso persone; crimine contro la persona.
L’hacking è l’ingresso non autorizzato all’interno di sistemi informatici, infrangendo diritti di proprietà e di accesso vigenti e il conseguente utilizzo di sistemi informatici di altre persone. L’hacker è colui che, dotato di brillanti capacità intellettuali, sviluppa soluzioni creative ed efficaci a problemi di applicazione. I cracker, invece, utilizzano le stesse competenze degli hacker, con l’obiettivo di provocare danni e cercando guadagno. Altre forme di criminalità sono:
- Cyber truffa
- Cyber pedofilia
- Cyber stalking
- Cyber bulling
- Cyber terrorismo
L’happy slamming è la riproduzione e diffusione digitale di filmati nei quali la vittima subisce una molestia o una violenza. L’anonimato, la distanza tra colpevole e vittima, la riproduzione illimitata di un crimine, la capacità di raggiungere grandi numeri di potenziali vittime e la difficoltà di percepire la reale portata numerica dei fenomeni considerati per la tendenza a non denunciarli da parte delle vittime, proteggono il criminale e rendono meno rischiosa e più allettante la sua attività.
Criminologia – Capitolo 5
Criminologia nasce nell’ambito della Scuola Classica, mediante gli studi di Beccaria e la sua opera ‘Dei delitti e delle pene’. Studia il crimine e tutto ciò che ad esso può correlarsi in termini di:
- Ragioni, motivazioni e fattori di varia natura che ne fanno un fenomeno sociale.
- Reazioni sociali, strategie di controllo e forme di prevenzione che ne conseguono.
Sutherland sosteneva che la criminologia fosse lo studio dei processi relativi alla creazione e applicazione delle norme, all’infrazione delle norme e alla reazione sociale connessa alla violazione delle norme.
Scuole di pensiero
- Criminologia critica: teorie mirate alle cause e alle radici dei comportamenti e dei fenomeni devianti.
- Criminologia applicata: area di studi centrati sulle pratiche e le forme del controllo, della prevenzione e del trattamento dei devianti e dei criminali.
Secondo la Scuola Classica, il reato è frutto di una libera scelta, di un soggetto che sbaglia, paga e ritorna ad essere un cittadino normale. Secondo la Scuola Positiva, la condizione di base della condotta criminosa è l’idea del diverso, del patologico. Nel 1876, Lombroso pubblica l’opera ‘L’uomo delinquente’, in cui ricerca le cause del comportamento criminoso all’interno di un approccio bio-antropologico. Infatti, individuò e misurò una serie di caratteristiche fisiche dei criminali che, nella sua concezione, rappresentavano i tratti esteriori di un basso sviluppo intellettuale e morale. Sviluppa il concetto di ‘atavismo’, secondo cui il criminale rappresenta una regressione agli stadi primordiali della scala di sviluppo della specie umana, quindi, il delinquente era tale già alla nascita.
Nel secolo XX, la criminologia si afferma anche in ambito accademico. In questo periodo si assiste allo sviluppo di:
- Teorie della disorganizzazione sociale: Shaw e McKay sostengono che la carenza di controllo sociale nelle aree povere sia la causa della delinquenza giovanile.
- Teoria dell’apprendimento sociale: Sutherland sostiene che l’apprendimento della condotta deviante avviene entro gruppi primari e risponde agli stessi bisogni psicologici e relazionali che caratterizzano l’apprendimento della conformità.
- Teorie che pongono l’attenzione al conflitto fra norme culturali diverse: Sellin sostiene che il crimine possa essere la conseguenza di un conflitto tra valori e norme di riferimento diversi fra chi ha il potere e chi deve sottostare.
- Teorie dell’anomia e della tensione: Cohen individua nei ragazzi dei strati sociali subalterni una possibile risposta negativa di gruppo all’impossibilità di acquisire gli standard culturali dominanti a causa di un mal equipaggiamento.
Il più promettente paradigma di ricerca che cerca di integrare diverse prospettive teoriche è oggi la Developmental Life-Course Criminology (D.L.C.), che si concentra su tre aspetti principali:
- Messa in atto del crimine e lo sviluppo della condotta antisociale.
- Gli effetti, a età differenti, dei fattori di rischio e di protezione circa l’attività criminosa.
- Gli effetti di eventi significativi nel corso della vita sulla condotta deviante.
Moffit (D.L.C.) sostiene che esistano due gruppi di individui che manifestano comportamenti devianti nel corso della vita:
- Adolescence limited: commettono reati solamente durante l’adolescenza e le cause sono da ricercarsi nel processo di apprendimento di modelli tra coetanei.
- Life-course persistent: mostrano un comportamento non conforme, cronico e persistente e le cause sono ricollegabili a fattori psico-fisiologici e socio-relazionali che si manifestano già nell’infanzia.
Sampson e Laub (D.L.C.) sostengono che ad influire o meno sulla continuità del comportamento deviante non sono predisposizioni innate, ma fattori direttamente collegabili all’ambiente sociale e alle fasi della vita che il soggetto sta attraversando. La carriera deviante è il risultato di un processo di accumulo nella vita del soggetto di esperienze negative, quali arresti e carcerazioni, che gli impediscono di transitare con successo nei ruoli conformi della società. Ferrington (D.L.C.) individua la devianza come il risultato del potenziale antisociale presente in ogni individuo. Tale potenziale può essere influenzato da:
Fattori di breve termine
- Situazione.
- Presenza di vittime.
- Processi di scelta razionale.
Fattori di lungo termine
- Aspetti psicologici (iperattività, impulsività).
- Aspetti sociologici (modelli di apprendimento).
Culture devianti – Capitolo 6
Sono un sottoinsieme di elementi culturali condivisi dai componenti di un determinato gruppo, che si pongono in opposizione alle norme e ai valori propri della cultura dominante nella quale sono inserite. L’analisi delle subculture inizia con gli studi della Scuola di Chicago, i quali condussero una serie di studi sulla loro città. Studiare la città significava comprendere quelli che si presentavano come alcuni aspetti della società moderna, ossia i cambiamenti nei codici comportamentali, i mutamenti nei legami familiari, la società di massa, i percorsi di integrazione della popolazione immigrata e i fenomeni di violenza e devianza.
Cohen, uno degli esponenti di questa Scuola, analizzò la subcultura delinquente, ossia gruppi costituiti al loro interno da ragazzi minorenni che condividono tra loro esperienze, valori, abitudini e stessi modi di pensare. Le caratteristiche sono:
- Gratuita: molto spesso il rubare della banda giovanile non ha motivazioni che lo giustificano.
- Maligna: vi è il più delle volte il semplice piacere di fare del male solo per vedere l’altro soffrire.
- Distruttiva: si cerca di creare più danni possibili.
Cloward e Ohlin sostengono che alla base dell’insorgere delle bande delinquenziali giovanili vi è uno stato di frustrazione che colpisce gli individui nel momento in cui la società non li mette in grado di raggiungere i fini socialmente accettati con mezzi leciti. Anche le opportunità sono distribuite in modo diseguale, infatti si formano:
- Subcultura criminale: i veterani del crimine permettono l’ingresso ai giovani nel loro mondo.
- Subcultura del conflitto: le nuove leve trovano spazi in gruppi antagonisti ai principali.
- Subcultura nella quale per un giovane è impossibile farsi strada.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Sociologia della violenza, prof. Cifaldi, libro consigliato Pedofilia tra devianza e criminalità, C…
-
Riassunto esame Sociologia delle devianza, prof. Prina, libri consigliati Il consumo di droghe, Scarscelli e La dev…
-
Riassunto esame Sociologia della devianza, Prof. Fava Terenzio, libro consigliato La devianza, Scarscelli e Vidoni
-
Riassunto esame Sociologia Generale, prof. Giovanni, libro consigliato Manuale di Sociologia della Devianza, Gennar…