Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Il termine ‘mafia’ ha origine incerta, ma, secondo alcuni studiosi, sarebbe di derivazione araba

e significherebbe valori come protezione e garanzia.

La Mafia in Sicilia sorge su una base di forte consenso sociale, per dirimere le controversie tra

poveri contadini e i proprietari terrieri. Si configura come un’0rganizzazione mediatrice di

potere.

Presenta codici tramandati oralmente.

La derivazione etimologica del termine ‘Ndrangheta (Calabria), è incerta, ma sembra significare

valori quali rettitudine e coraggio. Fa un uso maggiore di codici scritti e di rituali di iniziazione

strutturati. La struttura è molto gerarchizzata.

La Camorra (Napoli) era composta prevalentemente da masse di diseredati che sin dal ‘500

erano accorse a Napoli per sfuggire alla fame e alla miseria. Essa nasce nelle carceri

napoletane, quando i detenuti di maggiore peso e carisma passavano a riscuotere la

“camorra”, un pizzo vecchio stile, che acquisirà con il tempo caratteristiche specifiche e

denotative della cultura e del profitto dell’organizzazione.

La Sacra Corona Unita (Puglia) nasce negli anni Ottanta nelle carceri. La strutturazione è

fortemente gerarchizzata, presentando ben otto livelli di affiliazione: picciotto, camorrista,

sgarrista, santista, evangelista, trequartista, medaglione e medaglione con catena. L’unione di

otto medaglioni con catena costituisce la Società segretissima, che ha potere di vita e di morte

attraverso la squadra della morte.

La proliferazione e ramificazione della mafia risiederebbe in due concause:

 presenza di una vera e propria mentalità mafiosa nel sistema culturale siciliano;

 generalizzata sfiducia negli organi dello Stato e del potere legale - > Porta alla nascita di

un vero e proprio Stato parallelo;

Blok evidenzia il passaggio da una mafia di tipo rurale ad una mafia di tipo urbanizzato.

Jane e Peter Schneider denotano l’agire mafioso attraverso tre caratteristiche peculiari:

1. attività estorsive;

2. apparato organizzativo finalizzato ad influenzare le agenzie del controllo sociale

formale;

3. ricerca continua di una pretesa istituzionale;

Catanzaro distingue quattro tipologie di impresa attraverso l’incrocio di due variabili, ossia il

tipo di produzione e il metodo di competizione sul mercato. Delinea le seguenti possibilità:

1. imprese che producono in modo illecito e utilizzano metodi illeciti di concorrenza;

2. imprese che producono in modo illecito e utilizzano metodi di concorrenza formalmente

pacifici;

3. imprese che producono in modo lecito e utilizzano metodi illeciti di concorrenza;

4. imprese che svolgono attività di produzione lecita e utilizzano metodi di concorrenza

pacifici sul mercato;

Si possono distinguere cinque tipi di organizzazione nelle imprese legali e solo la quinta è

perfettamente denotativa delle imprese illegali e della mafia.

1. riguarda organizzazioni di piccole dimensioni, il cui vertice

STRUTTURA SEMPLICE:

coordina direttamente le azioni razionali dei partecipanti;

2. caratterizzata da elevata gerarchizzazione e da

BUROCRAZIA MECCANICA:

standardizzazione dei compiti da assolvere;

3. tipica delle multinazionali, in cui si sono molte ‘teste’

STRUTTURA DIVISIONALE:

coordinate ma relativamente indipendenti;

4. modello organizzativo di tipo innovativo, che si presenta quando c’è

ADHOCRAZIA:

bisogno di affrontare problemi inediti o irrisolti, e che necessita dunque di elevate

professionalità in termini di skills specifici;

5. organizzata in modo complesso e strutturato, orientata

BUROCRAZIA PROFESSIONALE:

al problem solving attraverso la standardizzazione dei compiti e degli input; il

reclutamento diviene essenziale per il raggiungimento degli obiettivi - > di connotazione

mafiosa;

20

Le caratteristiche denotative delle organizzazioni criminali di stampo mafioso sono:

 STRUTTURA GERARCHICA;

 le organizzazioni continuano la loro esistenza a

CONTINUITÀ DELL’ORGANIZZAZIONE:

prescindere dagli affiliati e dalla diversificazione delle attività criminali;

 FERREA SELEZIONE DEGLI AFFILIATI;

 le azioni vengono legittimate da potere interno e

CRIMINALITÀ-VIOLENZA-POTERE:

violenza esterna;

 COINVOLGIMENTO IN ATTIVITÀ LECITE;

 UTILIZZO DI SPECIALISTI;

MALATTIA – Capitolo 19

Secondo la ‘teoria del malato deviante’ di Parsons, la malattia è uno stato di turbamento nel

funzionamento normale di un individuo umano nel suo complesso.

Ne consegue che, per quanto concerne il funzionamento del sistema sociale, un livello di salute

troppo basso, cioè un’alta incidenza di malattia risulta disfunzionale e pertanto il malato viene

ritenuto un deviante.

Parsons sostiene che il malato abbia due diritti (esenzione dalle normali obbligazioni di ruolo /

esenzione da ogni responsabilità per il suo stato) e due obblighi (volontà di stare bene / ricerca

di un aiuto competente per stare bene).

Il malato non è malato per sua volontà, quindi è un deviante involontario, che ha il diritto di

deviare dalle normali incombenze della sua vita - > si delinea la figura del medico, a cui viene

assegnata una funzione di controllo sociale.

A causa di patologie di lungo percorso, i rapporti tra medico e paziente sono continuativi e

questo causa un processo di spersonalizzazione del malato, il quale viene considerato una non

persona, quindi, il paziente deve acquisire una nuova consapevolezza di sé.

Le non persone sono quelle che pur presenti vengono considerate come se non ci fossero.

Il malato viene visto quindi come portatore di uno stigma. Lo stigma è la macchia che

contrassegna le persone, le quali sono portatrici di diversità socialmente indesiderabili.

-TIPI DI STIGMA DI GOFFMAN:

1. deformità fisiche;

2. aspetti criticabili del carattere;

3. razza, religione, nazione;

Un individuo portatore di stigma è visto come un deviante, un diverso.

La medicalizzazione è quel processo attraverso il quale un problema non medico viene definito

come se fosse un problema medico, ossia come se fosse una malattia o un disturbo.

Quindi, la medicalizzazione porta a una creazione di malattia, ad una patologizzazione del

fenomeno.

Secondo Illich, il termine ‘iatrogenesi’ si utilizza per indicare patologie, effetti collaterali o

complicanze dovute a farmaci o a trattamenti medici in generale, risultati errati.

- TIPI DI IATROGENESI DI ILLICH:

 si tratta di complicazioni che avvengono all’interno dell’ambito ospedaliero, ad

CLINICA:

esempio le infezioni contratte dai pazienti durante i ricoveri ospedalieri, i farmaci che

spingono l’organismo a produrre specie batteriologiche farmaco-resistenti, ecc.;

21  fa riferimento a danni subiti dalle persone, a causa della particolare condizione

SOCIALE:

sociale della medicina; si riferisce non a danni provocati direttamente da farmaci e

terapie, ma a quelli causati dalla burocrazia sanitaria;

 ha inizio quando l’impresa medica distrugge nella gente la volontà di

CULTURALE:

soffrire la propria condizione reale - > la medicina ha espropriato l’uomo dalla possibilità

di attribuire significati al dolore, in quanto è lei che valuta i dolori autentici,

distinguendoli da quelli immaginari e da quelli simulati;

Foucault attribuisce alla iatrogenesi sia una connotazione negativa sia una connotazione

positiva. Riconosce la valenza positiva delle scoperte e dei progressi nel campo bio-medico,

che hanno salvato migliaia di vite umane, ma riconosce nello stesso farmaco, utilizzato per

curare e salvare vite, un’intrinseca potenza distruttiva nei confronti della vita.

Ad esempio, l’antibiotico ha in sé una doppia valenza in quanto da una parte cura e salva vite

umane, ma dall’altra, abbattendo le difese immunitarie dell’individuo, può far sì che si creino,

all’interno dell’organismo umano, delle forme batteriologiche farmaco-resistenti, quindi

l’antibiotico ha anche il potere di essere portatore di morte.

MEDIAZIONE – Capitolo 20

La mediazione è il processo con il quale un terzo neutro tenta, mediante scambi tra le parti, di

permettere loro di confrontare i propri punti di vista e di cercare, con il suo aiuto, una soluzione

al conflitto che le oppone.

La mediazione è una pratica che tende a promuovere la cittadinanza attraverso la ri-

generazione dei legami sociali e consente un più grande pluralismo dei sistemi di regolazione

sociale attraverso la proposta specifica ed originale di un cammino partecipativo volto a ri-

creare il legame temporaneamente smarrito.

Una delle ragioni della diffusione della mediazione, come di altri strumenti alternativi alla

giustizia, è da ricercare proprio nella crisi dei sistemi di regolazione sociale, crisi che ha

contributo al sovraccarico ed al conseguente collasso del sistema giudiziario.

La mediazione è negoziazione, quindi bisogna avere praticità con le tecniche inerenti ad essa -

> possono essere attuati due tipi di negoziazione:

 i soggetti hanno come unico scopo quello di massimizzare le utilità;

COMPETITIVA:

 si agisce con l’intento di effettuare valutazioni fondate inerenti i limiti

COOPERATIVA:

oggettivi della disputa con la consapevolezza che l’incontro possa essere un’0pportunità

per gli attori presenti;

Le tecniche di negoziazione si possono riassumere in tre fasi:

1. analisi della controversia;

2. preparazione alla negoziazione attraverso l’individuazione oggettiva e razionale dei dati

relativi alla questione in oggetto;

3. realizzazione vera e propria della negoziazione fino alla conclusione positiva o meno;

I modelli di mediazione sono riconducibili a due grandi categorie:

il termine ‘mediazione’ fa riferimento alla posizione

-MODELLO DI MEDIAZIONE FRANCESE:

assunta dal mediatore, il quale si pone tra le parti al fine di aiutarle a trovare l’origine del

conflitto;

Questo procedimento si articola in tre tempi:

 le parti espongono le loro posizioni e il mediatore cerca di farne un sunto

TEORIA:

costruttivo

 si manifestano le reazioni reciproche anche molto forti, seppur non violente;

KRISIS:

 purificazione;

CATARSI: applicato in misura sempre maggiore nei paesi

-MODELLO DI MEDIAZIONE ANGLOSASSONE:

dell’occidente industrializzato;

22  il mediatore cercherà di porre l’accento sul reato,

RICONCILIAZIONE AUTORE-VITTIMA:

sulle sofferenze che il reato ha determinato, sulla possibilità di raggiungere un accordo

di riparazione dei danni causati e di riconciliarsi in maniera tale che gli esiti positivi

possano essere soddisfacenti e duraturi; l’adesione della vittima è sempre spontanea,

mentre quella del reo può essere imposta dall’Autorità; viene attuata per permettere

alla vittima di comprendere il motivo dell’illecito;

In questo modello si utilizzano due stili anche contemporaneamente durante la medesima

mediazione:

a. caratterizzato da un ruolo marginale del mediatore, il quale lascia ampio

NON DIRETTIVO:

spazio alle parti per potersi confrontare e giungere autonomamente alla soluzione del conflitto;

il mediatore tende a circoscrivere i punti del confronto e incanalare lo steso su

b. DIRETTIVO:

binari predefiniti;

I tipi di mediazione sono: si rivolge alla coppia coniugata o convivente, con figli o senza,

 MEDIAZIONE FAMILIARE:

in fase di separazione o già separata o divorziata, con un’esigenza di modificare gli

accordi; agevola la risoluzione delle liti, adegua meglio il valore delle

 MEDIAZIONE AZIENDALE:

stesse, offre una risposta più flessibile alla molteplicità di contenziosi sempre più

complessi, consente di continuare a mantenere le relazioni, avvantaggia il libero

commercio e lo sviluppo economico;

utilizzato per spostare il baricentro dal modello retributivo a

 MEDIAZIONE MINORILE:

quello riparativo; utilizzato in modo tale che aggressore e vittima hanno la possibilità di

costruire la loro verità attraverso una funzione di problem solving;

i programmi possono distinguersi in:

a. di natura extra-giudiziale; coinvolge la comunità su richiesta delle

INDIPENDENTI:

parti (di materializzano quando tra vittima e reo c’è un rapporto di parentela o

conoscenza); intrapresi dopo il ricorso al sistema giudiziario, non

b. RELATIVAMENTE INDIPENDENTI:

comportano alcuna conseguenza sanzionatoria;

disposti dagli organi giudiziari; hanno conseguenza sulla ripresa

c. DIPENDENTI:

dell’azione penale o l’applicazione di una sanzione;

per far conoscere ai ragazzi un modo diverso di affrontare il

 MEDIAZIONE SCOLASTICA:

conflitto, una modalità alternativa alla fuga e all’aggressione; mostra quanto sia

importante imparare ad accettare l’altro, accoglierlo ed essere ascoltati; si concentra

sulle differenze dell’appartenenza culturale soprattutto in relazione alle dinamiche di

prepotenza e bullismo; si occupa dei conflitti di seconda generazione, cioè di vicinato,

 MEDIAZIONE SOCIALE:

quartiere, interculturali, ambientali;

l’avvocato ha l’obbligo di informare l’assistito, per iscritto, della

 MEDIAZIONE CIVILE:

possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione e delle agevolazione fiscali

connesse ad esso; il giudice deve fissare l’udienza dopo la scadenza del termine

massimo previsto per l’effettuazione del tentativo, ossia dopo quattro mesi dal deposito

della domanda; l’Organismo di mediazione riceve la domanda, nomina il mediatore,

fissa il primo incontro tra le parti non oltre quindici giorni dal deposito della domanda,

comunica all’altra parte la domanda di mediazione e la data fissata per il primo

incontro, nomina l’eventuale co-mediatore, nomina l’eventuale esperto, quantifica le

tariffe e ne determina i criteri di calcolo sia per i mediatori che per gli esperti, decide in

merito all’istanza di una parte per la sostituzione del mediatore e garantisce il

trattamento dei dati personali nel rispetto del Codice in materia; il mediatore deve

firmare una dichiarazione di imparzialità, deve formulare una proposta di conciliazione;

al termine della mediazione, il mediatore deve redigere il verbale che potrà essere di

mancata partecipazione, di mancato accordo o di conciliazione raggiunta e depositarlo

presso la sede dell’Organismo, il quale dovrà metterlo a disposizione delle parti;

l’esperto viene nominato quando la mediazione prevede il possesso di particolari

conoscenze tecniche;

Tra le tecniche di mediazione più importanti ci sono:

23  consiste tecnicamente in una parafrasi cioè un ‘dire con

RESTITUZIONE DEL MEDIATORE:

altre parole’ ciò che gli attori hanno affermato nella loro narrazione; scopi: favorire un

clima positivo, consentire una verifica di quanto ascoltato e coinvolgere maggiormente

le parti;

 possibilità da parte del mediatore di miscelare al meglio alcune

INCONTRI SEPARATI:

peculiarità molto importanti nell’ottica di un risultato positivo della mediazione, vale a

dire informalità, confidenzialità, franchezza e riservatezza;

La competenza massima del mediatore è quella dell’ascolto attivo nonché della giusta

interpretazione del reale significato che si cela dietro le parole; deve lasciare libere le parti in

lite; da un lato deve aiutare le parti ad andare al sodo, dall’altro non deve mai prendere partito,

non deve mai giudicare e non deve mai dare nulla per scontato; deve saper gestire sia le

reazioni forti, sia i silenzi; deve far in modo di non trasformare la mediazione in un

interrogatorio.

MIGRAZIONI E CRIMINALITÀ – Capitolo 21 (*)

Dalla fine degli anni ‘70 in poi, l’Italia si trova a confrontarsi con il fenomeno dell’immigrazione

in un’ottica negazionista ed emergenziale.

La presa di coscienza di un’effettiva presenza sul territorio determina l’acquisizione di un’ottica

allarmistica.

Questa interpretazione genera una criminalizzazione dell’immigrato, i diritti e i doveri vengono

negati sulla base di un presunto conflitto sociale.

L’attribuzione di specifiche attitudini devianti su base etnica permette di negare l’umanità dei

migranti, legittimando pratiche di esclusione dalla partecipazione sociale.

La criminalità è una patologia sociale, che si concretizza in uno stigma che impone una sorta di

percorso delinquenziale.

I paradigmi sociologici classici che si sono occupati della devianza e della figura dello

straniero sono:

1. la legge deve garantire ai cittadini il massimo grado di piacere e

PARADIGMA UTILITARISTA:

felicità e che in un sistema sociale di questo genere il reo rappresenta un elemento di disturbo

da isolare, individuando nella pena un elemento di deterrenza.

La devianza assume dei connotati di normalità, configurandosi come un’azione dettata

dall’istinto individuale di soggetti incapaci di uniformarsi al patto sociale e al valore della

maggioranza.

Questo paradigma entra in crisi, dando spazio allo sviluppo del paradigma positivista.

Attribuisce le dinamiche devianti a tratti specifici del soggetto;

2. PARADIGMA POSITIVISTA:

Vede nel deviante un soggetto non socializzato, spinto all’azione delittuosa da tare bio-fisiche e

mentali a cui è incapace di opporre resistenza.

Le prime analisi della devianza si caratterizzano per una spiccata tendenza statistica e

quantitativa - > Quetelet e Guerry pongono in luce una possibile correlazione tra

comportamenti antisociali e condizioni sociali.

Non riuscendo a spiegare concretamente i tassi di devianza, il paradigma positivista apre la

strada al paradigma sociale.

I primi esponenti sono i sociologi della Scuola di Chicago che

3. PARADIGMA SOCIALE:

individuarono nei processi sociali del tempo i segni di un’inesorabile devoluzione: massiccia

immigrazione, degrado urbano, aumento delle classi operaie, urbanizzazione selvaggia,

24

mescolanze etniche negli Slums - > sono segni della disorganizzazione sociale e politica,

prodotta dalla modernizzazione.

Secondo Parsons, la devianza è una non integrazione dell’individuo nel tessuto sociale,

sostenendo che questa vada combattuta e prevenuta. La devianza vada utilizzata in un’ottica

positiva, funzionale al sistema stesso, poiché considerata come valvola di sfogo e meccanismo

di coesione sociale.

Merton sostiene che la causa della devianza sia da ricercare nella discrepanza tra mete

socialmente definite e mezzi legittimi. Gli individui propenderebbero alla devianza, perché

possono trovarsi svantaggiati nella lotta per il successo - > devianza = adattamento del

soggetto ad un sistema che non garantisce le stesse possibilità ai suoi membri.

I figli adolescenti degli stranieri erano più esposti al rischio di assumere comportamenti non

accettati, a causa della frustrazione generata dal divario tra mete e mezzi legittimi.

La teoria dell’apprendimento sociale vede la devianza come un altro modo di rapportarsi

alla società. la devianza diventa più che un comportamento contro la

4. PARADIGMA COSTRUTTIVISTA:

società una condotta al di fuori del concetto di normalità stabilito da questa.

La labelling theory (teoria dell’etichettamento) approfondisce il ruolo dell’interazione sociale

nella formazione dell’immagine di sé, che contribuisce a provocare la stigmatizzazione e la

conseguente costruzione da parte del soggetto etichettato di un auto-concetto deviante.

Questa teoria distingue la devianza primaria (devianza non ancora scoperta dalla società) e

devianza secondaria (fa riferimento al processo di risposta della comunità che si tradurrebbe in

una logica di etichettamento e stigmatizzazione del deviante, tanto da indurlo ad auto-definirsi

come tale).

La presenza di immigrati e le trasformazioni da essa derivate hanno fatto sì che il gruppo

dominante reagisse rinforzando la coesione e alzando il livello di guardia del confine tra

normalità e devianza, obbligando i nuovi arrivati alla conformità sociale.

La devianza diventa uno strumento per controllare le fasce emarginate e per creare capri

espiatori, che abbiano la funzione di additare su di sé le frustrazioni della classe proletaria.

Altri paradigmi che si sono occupati della devianza sono:

Sostiene che la devianza sia frutto di una scelta volontaria,

1. PARADIGMA MULTIFATTORIALE:

una combinazione di stili di vita, zona di residenza e forma di controllo sociale.

privilegia un rapporto di tipo relazionale, basato sulle interazioni

2. PARADIGMA SISTEMICO:

che intercorrono tra i soggetti devianti e coloro che detengono gli strumenti di controllo sociale.

In entrambi i paradigmi, la categoria della devianza straniera viene considerata in riferimento

ai minori, per cui appare necessaria una valutazione dei vari aspetti, come migrazione,

rapporto con i genitori, forme di esclusione, influenza del gruppo dei pari, che vanno correlati

per essere decifrati come indicazioni di una forma di disagio sociale.

In Italia il fenomeno della migrazione ha prodotto due grandi filoni interpretativi:

si basa sull’assunto che esista una propensione al crimine maggiore tra gli

1. FILONE REALISTA:

stranieri che tra gli autoctoni - > Spiegano questa propensione con la privazione relativa, ossia

con un contesto che propone mete uguali, ma non accessibili a tutti.

Il processo di interazione con i migranti crea nuovi pregiudizi e rafforza l’identità deviante di

alcuni gruppi.

25 Palidda (esponente filone) parla di criminalizzazione della

2. FILONE COSTRUZIONISTA:

povertà, che spinge a considerare come devianti intere categorie di soggetti, a prescindere

dall’effettivo apporto individuale alla devianza.

Per Del Lago gli immigrati sono vittima di un complesso processo di costruzione sociale della

devianza, teso ad individuare nel migrante il nemico per eccellenza.

Le ricerche sulla devianza si sono concentrate su alcuni aspetti, che restituiscono l’immagine

dominante di immigrato-criminale.

In particolare si parla di:

 nell’immaginario collettivo degli italiani, è radicata la

PROPENSIONE AL CRIMINE:

convinzione che gli stranieri siano più propensi alla commissione di atti devianti, sia per

questioni economiche che per predisposizione. Gli stranieri sarebbero indirizzati verso la

devianza che appare come un mezzo sicuro per soddisfare i propri bisogni. La

propensione al crimine sarebbe inoltre confermata dalle statistiche giudiziarie, che

evidenziano un tasso di denunciati molto più alto nel caso degli stranieri;

 nell’immaginario collettivo esistono gli idealtipi devianti (ad

SPECIALIZZAZIONE ETNICA:

es. il musulmano terrorista). Sono stereotipi che si sedimentano con l’informazione dei

media, costituendosi come entità di fatto;

 il coinvolgimento di stranieri in atti devianti

NUMEROSITÀ DI STRANIERI CRIMINALI:

viene riconosciuto come eccessivo rispetto alla loro presenza, sebbene sia evidente in

entrambi i casi un sovra-rappresentazione del dato reale;

 gli stranieri sono sempre

NEGAZIONE DELLA VITTIMIZZAZIONE DEGLI STRANIERI:

colpevoli dei reati, mai vittime. Le ricerche sulla criminalità degli immigrati hanno

prestato, invece, notevole attenzione alla dimensione della vittimizzazione degli

stranieri, che nel 60% rappresentano le vittime stesse della criminalità straniera;

NORMA E SANZIONE – Capitolo 22

La norma è descritta come regola o precetto o prescrizione e comprende tipologie varie.

La sanzione è la conseguenza giuridica che l’ordinamento collega alla commissione di un

illecito.

Un elemento importante per delineare la definizione di norma è la distinzione rispetto alla

disposizione:

 indica il possibile significato attribuito a una disposizione a seguito di

NORMA:

un’attività interpretativa;

 indica un enunciato linguistico, grammaticalmente compiuto, contenuto

DISPOSIZIONE:

in un testo di carattere normativo;

La medesima disposizione può dar luogo a norme differenti a seconda delle diverse

interpretazioni.

Ci sono vari criteri per interpretare una legge:

 l’interprete si mantiene aderente al significato palese e testuale dei termini;

LETTERALE:

 l’interprete fa riferimento all’intenzione del legislatore, che a sua volta può

LOGICO:

essere ricostruita sulla base di diversi argomenti;

 l’interprete considera la disposizione in relazione al sistema giuridico in

SISTEMATICO:

cui è inserita;

L’interpretazione può essere:

 proveniente dal medesimo organo che ha prodotto la disposizione;

AUTENTICA:

 operata dal giudice;

GIURISPRUDENZIALE:

 operata dai giuristi;

DOTTRINALE:

Le norme giuridiche possono essere suddivise in:

26  sono precetti definitivi che ordinano, vietano, permettono o autorizzano

REGOLE:

qualcosa in modo preciso; seguono la logica del ‘tutto o niente’, cioè sono destinate o

ad essere realizzate o a non essere realizzate, senza la possibilità di una realizzazione

graduale; l’applicazione avviene mediante sussunzione, cioè si applica se il caso

concreto rientra nella fattispecie normativa, viceversa non si applica;

 si caratterizzano per la genericità e apertura della loro formulazione;

PRINCIPI:

prescrivono un obiettivo che deve essere realizzato nella misura più ampia possibile;

l’applicazione avviene sec0ndo la logica del bilanciamento o ponderazione, cioè qualora

vi sia più di un principio applicabile al caso concreto e bisogna stabilire quale applicare,

ci si riferisce al sistema di valori connessi;

All’interno di un sistema di norme si possono istituire gerarchie.

Le gerarchie normative possono essere ordinate su base:

 basata sulla validità formale; la norma subordinata può dirsi valida se

STRUTTURALE:

prodotta secondo le modalità previste dalla norma sovraordinata;

 basata sulla validità materiale; se la norma subordinata è in contrasto con

MATERIALE:

la norma sovraordinata, è affetta da invalidità materiale;

 una norma risulta sovraordinata ad un’altra in base ad un giudizio di

ASSIOLOGICA:

valore, cioè basato su principi e valori che ispirano il sistema; se è subordinata non

necessariamente viene espulsa, ma disapplicata o accantonata;

L’esistenza di gerarchie offre una base per la soluzione di eventuali antinomie - > ossia quando

due norme entrano in conflitto creando conseguenze incompatibili.

Per eliminare le antinomie si utilizzano vari criteri:

 la norma di grado superiore prevale sulla norma di grado inferiore;

GERARCHICO:

 (norme gerarchicamente uguali) prevale la norma più recente su quella

CRONOLOGICO:

anteriore;

 (norme gerarchicamente uguali) la norma che regola un caso specifico

SPECIALITÀ:

prevale su quella che regola un caso generale;

Le norme fondamentali sono norme che attribuiscono, riconoscono, istituiscono, garantiscono

diritti fondamentali ed occupano una posizione sovraordinata all’interno dell’ordinamento.

Le sanzioni sono generalmente emanate dal giudice, ma in alcuni casi anche i privati sono

titolari di un potere sanzionatorio.

Le sanzioni non hanno sempre carattere negativo, infatti esistono anche sanzioni che

attribuiscono un premio.

In base al principio di proporzionalità e di razionalità, la sanzione dev’essere commisurata alla

gravità della violazione commessa.

La nozione di pena identifica una specifica tipologia di sanzioni, ossia quelle tipiche del diritto

penale. Si tratta della più severa delle sanzioni contemplate dall’ordinamento giuridico e

consegue alla commissione di un reato.

La pena si differenzia dagli altri tipi di sanzione per alcune caratteristiche:

 la pena è la sanzione punitiva per eccellenza, presenta un ineliminabile coefficiente di

sofferenza per il condannato;

 incidenza, attuale o potenziale, sul bene costituzionale della libertà personale o sulla

vita del condannato;

 valenza squalificante della figura del condannato sul piano sociale e morale;

Nel diritto penale italiano vigente, il catalogo delle ‘pene principali’ (sono emanate dal giudice

con sentenza o decreto penale di condanna) prevede l’ergastolo, la reclusione e la multa quali

pene principali per i delitti; mentre, l’arresto e l’ammenda per le contravvenzioni.

Accanto alle pene principali vi sono le ‘pene accessorie’ che si affiancano alle pene principali e

possono avere carattere interdittivo, sospensivo, incapacitante.

27

Le teorie relative alla funzione della pena si dividono in due grandi ordinamenti:

 la pena è rivolta al passato, perché punisce il reo per il male che ha

RETRIBUTIVO:

compiuto ed è assoluta, perché svincola da scopi di utilità sociale;

 la pena si legittima sulla base della sua utilità, cioè della

PREVENTIVO-UTILITARISTICO:

capacità di prevenire la futura commissione di reati; la pena si giustifica in funzione di

uno scopo; è orientata al futuro, perché mira alla prevenzione di future trasgressioni da

parte dello stesso reo e/o di terzi potenziali trasgressori; caratterizza il pensiero di

Beccaria;

La concezione preventiva assume molteplici sfaccettature: si parla di prevenzione speciale

(negativa: se tesa alla neutralizzazione del condannato; positiva: se aspira al recupero sociale

del reo, alla sua risocializzazione) quando la pena è intesa come rivolta al singolo trasgressore,

e di prevenzione generale quando è rivolta all’intera collettività (negativa: se si fonda

sull’intimidazione che deriva dalla minaccia della sanzione; positiva: se basata sulla funzione di

orientamento culturale della pena, sulla sua capacità di rinsaldare la fiducia dei consociati nella

vigenza e solidità dell’ordinamento).

Le norme si distinguono in norme primarie, che prescrivono un determinato comportamento,

una regola di condotta (ad es. ‘non rubare’) e norme secondarie, che prevedono una sanzione

nel caso di inosservanza del comportamento prescritto dalla norma primaria (ad es. ‘chi ruba

sarà punito’).

PERICOLOSITÀ SOCIALE – Capitolo 23 (*)

Il concetto di pericolosità richiama la stigmatizzazione e misure fortemente coercitive. Si tratta

di un giudizio prognostico, relativo alla probabilità di commettere reati futuri.

Al concetto di pericolosità sono associate varie funzioni:

 laddove il concetto di pericolosità serve a rafforzare la valenza degli stereotipi;

MITICA:

 ravvisabile nella legittimazione delle pratiche di internamento e di

STRUMENTALE:

segregazione del soggetto pericoloso, in quanto minaccia l’integrità sociale;

 evoca colui che deve essere bandito dalla società, al fine di garantire

PARADIGMATICA:

la pacifica convivenza della stessa;

E’ solo con l’affermarsi del Positivismo scientifico che la pericolosità entra a pieno titolo nel

diritto criminale. La prima riforma che si attua è quella di assicurare ai soggetti pericolosi

meccanismi di reazione difensiva della società, modulati sul potenziale aggressivo individuale.

I positivisti si propongono di spostare l’epicentro del sistema penale dal delitto al delinquente.

I positivisti affermano, da un lato, la validità dei giudizi di tipo prognostico e, dall’altro, la

necessità di concepire la pena in ottica preventiva e non repressiva.

I positivisti, inoltre, auspicano la predisposizione di misure a carico del delinquente, dalla

terapia all’inabilitazione, dall’isolamento alla neutralizzazione permanente dei soggetti ritenuti

maggiormente pericolosi e più difficilmente risocializzabili.

Il generale assetto sanzionatorio declinato nel codice penale Rocco del 1930 è il frutto di un

compromesso: da un lato, la scelta della pena con funzione retributiva, connessa la

presupposto dell’esistenza del libero arbitrio e della colpevolezza per il reato commesso

(concezione della Scuola Classica); dall’altro, la codificazione della categoria di pericolosità,

quale presupposto per l’applicazione di misure di sicurezza, con finalità terapeutiche per i

soggetti recuperabili e con finalità neutralizzanti per i soggetti irrecuperabili (concezione del

positivismo biologico).

Questo ha determinato il formarsi di pregiudizi, poiché si etichetta l’autore del reato come

delinquente.

28

La pericolosità sociale deve essere accertata dal giudice. È socialmente pericoloso il soggetto

che ha commesso un reato, quando è probabile che lo stesso commetta in futuro nuovi reati.

Il giudice, quindi, è chiamato ad esprimere un giudizio di tipo prognostico che, appunto, deve

guardare al futuro.

La prognosi è costituita dalla gravità del reato commesso e dalla capacità di delinquere del

soggetto.

POLITICHE DI SICUREZZA – Capitolo 24

Per politiche di sicurezza urbana s’intende lo sviluppo di azioni volte a ridurre l’insicurezza del

vivere quotidiano nelle città.

I Comuni, le Province e le Regioni, assumono fin dall’inizio la centralità delle città nello sviluppo

delle nuove politiche di sicurezza. Si tratta di una collaborazione su un piano di parità

istituzionale tra Città e Stato.

Tra il 1996 e il 2001 si cerca di inglobare nel sistema di sicurezza nazionale le istanze di

autonomia dei governi locali e regionali.

A differenza di altri paesi europei dove sono i governi nazionali a promuovere la progettualità

delle città, sostenendole sia da un punto normativo che operativo, in Italia questo ruolo viene

assunto, a partire dal 1999, dalle Regioni.

Ai sindaci non viene riconosciuto solo un più significativo ruolo di rappresentanza, ma un potere

reale di intervento in materia di sicurezza urbana attraverso uno specifico potere di ordinanza.

Un potere che i sindaci potranno esercitare come ufficiali del governo.

Nel 2008, il nuovo governo, per iniziativa del Ministro dell’interno Maroni, prevede un potere di

ordinanza in materia di sicurezza urbana non più vincolato al principio della contingibilità e

urgenza, e aggiunge, le nuove norme sulle associazioni di osservatori volontari (le ronde) e gli

addetti alle attività di controllo nei pubblici esercizi (i buttafuori).

Due fasi caratterizzano le politiche di sicurezza urbana:

Il decennio 1995-2005 è stato caratterizzato da:

 distinzione marcata tra sicurezza urbana (garantire un ordinato svolgersi della vita

sociale in un determinato territorio), di cui è attore principale il governo locale, e

sicurezza pubblica (garantire la vita delle istituzioni e tutelare i diritti collettivi e

individuali essenziali), di cui è responsabile il governo nazionale;

 elezione diretta del Sindaco da parte dei cittadini;

 protagonismo di Comuni e Regioni;

 dalla convinzione che la polizia locale potesse giocare un ruolo rilevante senza perdere

la propria specificità che è quella di regolatore della vita sociale nella città e nel

territorio;

 dall’utilizzazione del volontariato da parte delle amministrazioni locali nello sviluppo

delle politiche di sicurezza urbana;

 dalla richiesta di un più efficace coordinamento tra politiche di sicurezza urbana e

politiche di sicurezza pubblica;

 da un’alleanza tra città e regioni fondata sul riconoscimento da parte delle regioni della

centralità delle città nello sviluppo delle nuove politiche di sicurezza urbana;

 mercati illegali – mercato delle droghe: nessuna criminalizzazione degli assuntori,

criminalizzazione del commercio e del traffico, dibattito aperto sulla legalizzazione delle

droghe leggere; prostituzione: nessuna criminalizzazione di prostitute e clienti,

criminalizzazione del favoreggiamento o dello sfruttamento, dibattito aperto

sull’eliminazione del reato di favoreggiamento e sula legalizzazione parziale del

mercato; immigrazione: irregolarità non sanzionata penalmente;

29

La seconda fase, che corrisponde alla fase attuale, inizia tra il 2005 e il 2007 ed è

caratterizzata da:

 protagonismo del governo nazionale;

 sindaco dotato di poteri di ordinanza in materia di sicurezza urbana, poteri che gli

vengono attribuiti come ufficiale di governo;

 polizia municipale più attratta nel sistema di sicurezza nazionale;

 possibile utilizzo di associazioni di cittadini selezionate dal prefetto, a supporto delle

funzioni tecniche di controllo;

 mercati illegali – mercato delle droghe: accentuata criminalizzazione del consumo;

immigrazione: introduzione reato di immigrazione irregolare; prostituzione:

criminalizzazione sia sul versante della domanda che sul versante dell’offerta;

PROSTITUZIONI – Capitolo 25 (*)

Per prostituzione s’intende il far commercio del proprio corpo.

La prostituzione può essere interpretata attraverso quattro filoni:

prevale la concezione negativa e l’attenzione alla

a. PROSTITUZIONE COME FLAGELLO SOCIALE:

dimensione sociale. La vendita del proprio corpo viene concepita come forma di devianza

all’origine di problemi di ordine morale, sanitario e pubblico;

prevale la concezione negativa e l’attenzione

b. PROSTITUZIONE COME DANNO INDIVIDUALE:

alla dimensione individuale. Sottolinea la perdita di dignità personale, il cui responsabile di tale

perdita è il cliente, sfruttatore di una persona in condizione di vulnerabilità e fragilità;

prevale la concezione positiva e l’attenzione alla

c. PROSTITUZIONE COME RISORSA:

dimensione individuale. La prostituzione viene considerata come forma possibile di

sostentamento per chi non ha alternative socialmente legittimate;

prevede la concezione positiva e l’attenzione alla

d. PROSTITUZIONE COME LAVORO:

dimensione sociale. Questa visone sottolinea il pieno riconoscimento sociale del ruolo svolto

dalle sex workers, il cui mestiere dovrebbe essere legittimo, al pari di qualsiasi altro lavoro;

La prostituzione ospitale, intesa come gentile concessione della schiava e, più spesso, della

moglie al fine di diversificare il patrimonio genetico in comunità dove era frequente il

matrimonio tra consanguinei, era una pratica assai diffusa nel mondo antico.

Essa assunse poi la natura di prostituzione sacra, ovvero di pratica che prevedeva l’unione di

una donna con un uomo all’interno del tempio dietro un compenso che veniva inteso come

offerta ad Afrodite, dea della fertilità.

Le donne che si concedevano secondo tale modalità erano, seppur schiave, considerate sacre

per il loro tributo al tempio.

Durante l’antica civiltà greca si afferma la distinzione tra prostituzione superiore – che vede

coinvolte le etere, cittadine di pieno diritto che si concedono a più amanti per soddisfare i loro

sensi in cambio di denaro – e la prostituzione inferiore – esercitata nei postriboli da schiave,

prigioniere di guerra, ripudiate.

Nell’antica Roma, è possibile distinguere una fase, precedente all’incontro con la cultura

orientale, in cui la prostituzione era intesa come pratica infima e vergognosa, ed una

successiva fase in cui assunse un riconoscimento la figura della meretrice come donna dedita

alla trasmissione del piacere.

Con l’avvento del Cristianesimo si afferma la separazione tra amore sacro e amore profano che

sancisce la sacralità del matrimonio e la condanna morale della prostituzione.

30

Durante il Rinascimento, la figura della cortigiana, prostituta di classe, è ricercata e ammirata

per la sua capacità di ispirare le arti letterarie e pittoriche, nonché per allietare piacevolmente i

sensi di artisti e uomini nobili.

Contemporaneamente, la diffusione della sifilide sposta le argomentazioni a favore del

controllo sociale della prostituzione dalla dimensione morale a quella del controllo sanitario.

Durante l’Illuminismo la prostituta viene vista come reietta sociale, vittima di processi di

esclusione ed espressione di disagio sociale e trova terreno fertile nel secolo grazie

XIX

soprattutto all’influenza del Positivismo biologico. In particolare, si afferma grazie a Lombroso

e Ferrero, i quali descrivono la prostituzione come forma di criminalità femminile, connotata

da deficit di senso morale e del senso del pudore.

Inoltre, i due studiosi fanno una distinzione tra prostituta occasionale (la cui vendita del corpo è

legata a stati di bisogno transitori) e prostituta nata distinguibile attraverso l’individuazione di

alcune anomalie fisiche: un peso corporeo maggiore in relazione alla statura, le mani lunghe, la

circonferenza cranica inferiore, la presenza di calvizie precoci.

Secondo Simmel, la prostituzione è regolata dal codice simbolico dello scambio dove tuttavia

emerge il dominio maschile sul genere femminile che determina uno squilibrio tra i sessi.

Nel secolo l’approccio religioso alla sessualità fu sostituito da quello medico, a partire dalla

XIX

seconda metà del secolo la progressiva liberalizzazione sessuale ha spostato l’analisi del

XX

fenomeno su un terreno ancora inesplorato: da un lato sono state avanzate tesi a favore della

libertà di disposizione del proprio corpo (prostituzione come risorsa e come lavoro), dall’altro

non sono venuti meno i timori per il danno procurato dal fenomeno in termini di ordine pubblico

e diffusione delle malattie (prostituzione come flagello sociale).

Partendo dalla distinzione tra le forme di prostituzione, è possibile individuare differenze:

se la prostituzione classica coinvolge soprattutto l’offerta

- SULLA BASE DEL GENERE:

femminile, storicamente emerge come essa abbia sempre visto la presenza anche di maschi;

a fianco della prostituzione eterosessuale, è

- RISPETTO ALL’ORIENTAMENTO SESSUALE:

possibile rintracciare anche forme di prostituzione omosessuale e transessuale;

in base a questo punto è possibile distinguere tra:

- IN BASE AL GRADO DI LIBERA SCELTA:

 non è connotata da violenza, minaccia o inganno;

PROSTITUZIONE CONSENZIENTE:

 si associa spesso all’imposizione della prostituzione

PROSTITUZIONE COATTA O TRATTA:

come strumento volto a redimere il soggetto dal debito contratto per le spese connesse

al progetto migratorio;

 il soggetto decide di prostituirsi senza l’imposizione della

PROSTITUZIONE SEMI-LIBERA:

forza, ma spinto da condizioni di vulnerabilità e fragilità individuale, spesso connesse a

precarietà economica, tossicodipendenza o altre forme di esclusione sociale;

è possibile distinguere una prostituzione autoctona e una

- PER PROVENIENZA GEOGRAFICA:

alloctona; la vendita di prestazioni sessuali coinvolge setting assai diversi, come

- RISPETTO AI LUOGHI:

strade, appartamenti privati, locali di intrattenimento, istituti di bellezza e saune, ma anche

luoghi virtuali; è possibile distinguere tra:

- IN BASE ALL’EZIOLOGIA DELLA CONDOTTA:

 la vendita del proprio

PROSTITUZIONE LEGATA A PROCESSI DI ESCLUSIONE SOCIALE:

corpo è legata a problemi economici, violenze psicologiche o situazioni di dipendenza;

 la vendita del proprio corpo è legata alla ricerca

PROSTITUZIONE DI TIPO ACQUISITIVO:

di una maggiore autonomia della propria famiglia o al miglioramento del proprio tenore

di vita;

Recentemente si sono sviluppati studi volti ad analizzare le tipologie dei clienti:

31 acquista sesso a pagamento per celare l’insicurezza nei rapporti sessuali

a. SPERIMENTATORE:

e per avere il controllo sulla donna;

sostituisce il rapporto con una compagna con il rapporto con

b. AFFEZIONATO E/O ABITUALE:

una prostituta;

ricerca prestazioni extra-ordinarie;

c. ESTREMO: esercita, spesso in gruppo, violenza sulle prostitute al fine di demonizzare

d. PUNITIVO:

moralmente la pratica;

soggetto dipendente dal sesso;

e. COMPULSIVO: soggetto che esprime la sua natura violenta nella

f. MANIACO O POTENZIALE ASSASSINO:

relazione sessuale a pagamento;

spesso uomo ricco alla ricerca di un rapporto non impegnativo, di

g. DEL DISIMPEGNO:

frequente consumato con escort;

soggetto che si pone in una posizione di supporto alla donna al fine

h. SALVATORE O RISORSA:

di redimerla dalla professione o da situazioni di sfruttamento;

supporta, soprattutto economicamente, la prostituta al fine di liberarla dal suo

i. VITTIMA:

debito, ma tende a diventare vittima della donna che approfitta di tale aiuto;

soggetto che aiuta la donna ad emanciparsi dalla prostituzione per farne poi la

l. PADRONE:

propria schiava;

Tre sono i sistemi classici di intervento proposti:

interpreta la prostituzione come flagello e piaga sociale da contrastare

- PROIBIZIONISMO:

attraverso sanzioni sia per chi si prostituisce sia per il cliente;

sostiene che la prostituzione non possa essere

- REGOLAMENTARISMO O REGOLAMENTAZIONE:

eliminata ma solo tollerata entro certe forme e limiti da definire attraverso un complesso di

regole volte a ridurre i rischi del fenomeno; considera la prostituzione come fenomeno sociale e

non come reato; considera il controllo della prostituzione come espressione del dominio

- ABOLIZIONISMO:

maschile sulla donna tale per cui auspica che essa non venga disciplinata dal punto di vista del

diritto positivo; lo Stato no dovrebbe intervenire in materia in quanto la sessualità appartiene

alla sfera individuale degli individui, i quali dovrebbero poter disporre liberamente del proprio

corpo in quanto risorsa, per cui prostituirsi diventa un diritto anziché un reato;

Questi modelli hanno subito riformulazioni:

la prostituzione è qualificata come grave violazione dell’integrità

- NEO-PROIBIZIONISMO:

umana e pertanto il cliente è inteso quale soggetto criminale;

sostiene la legalizzazione della prostituzione attraverso una serie

- NEO-REGOLAMENTARISTA:

di regole che ne riconoscono la legittimità;

pur considerando la prostituzione quale forma di schiavitù da

- NEO-ABOLIZIONISMO:

contrastare, sancisce la chiusura delle case chiuse, ma finisce per tollerare la prostituzione out-

door; modello utilizzato in Italia a partire dall’emanazione della Legge Merlin;

REATO – Capitolo 26 (*)

Il reato può essere definito come fatto umano cui la legge ricollega una sanzione penale.

Quindi, è la pena ciò che contraddistingue formalmente un reato.

Con la prospettiva della definizione formale, il reato è definibile come fatto considerato tale da

una fonte positiva legittima, oppure come fatto previsto come illecito da una norma penale che

appartenga all’ordinamento.

La concezione sostanziale del reato sposta l’attenzione dalla norma incriminatrice

all’antisocialità del fatto, con la conseguenza che l’illiceità penale di un fatto non discende

soltanto dalla legge, ma implica anche un giudizio di riprovazione sociale.

Nell’ambito del diritto penale moderno, che non punisce le intenzioni, ma i comportamenti

lesivi di interessi individuali o collettivi, viene accolto il modello di reato come offesa ad un

bene giuridico. Il reato, quindi, è considerato ogni fatto umano che lede o mette in pericolo un

bene giuridico di rilevanza costituzionale.

32

La cultura penalistica italiana si caratterizza per una concezione oggettivistica del reato,

riconducibile al pensiero di Beccaria.

Con l’Illuminismo si è consolidata la separazione tra reato e peccato, aprendo la strada alla

concezione del reato come fatto dannoso per la società. - > L’illecito penale viene concepito

come lesione o offesa di un bene giuridico.

Se il diritto penale mira alla tutela di beni giuridici, il reato deve consistere nella lesione di un

bene giuridico e la pena deve costituire una reazione proporzionata ai fatti materiali offensivi si

beni giuridici.

Liszt nel secolo sostiene che l’analisi del reato consiste nello studio analitico degli elementi

XIX

dell’illecito penale.

- > Quest’ultimo viene scientificamente studiato non come fenomeno empirico o naturalistico,

ma come ente concettuale.

La teoria generale del reato ha la funzione di garantire, da un lato, ordine, chiarezza e

razionalità al sistema penale e, dall’altro, omogeneità ed uguaglianza nell’applicazione delle

norme penali; essa, inoltre, mira al consolidamento dei principi fondamentali di rango

costituzionale e al controllo critico della razionalità del sistema (teoria della legislazione

penale).

La teoria classica del reato, fondata tra la fine del secolo e l’inizio del secolo,

XIX XX

considera elementi del reato soltanto oggetti empiricamente verificabili e accertabili secondo il

metodo delle scienze naturali promosso dal positivismo scientifico.

Sostengono che il delitto sia un’azione conforme ad una previsione legale, contraria

all’ordinamento, ricollegabile psichiatricamente all’agente.

La teoria neo-classica del reato sostiene che l’azione è intesa come agire umano, come

fatto umano; quindi, la colpevolezza è concepita in termini normativi, come giudizio di

rimproverabilità per l’azione che non doveva essere compiuta.

La teoria finalista concepisce l’agire umano come rispondente a determinate realtà

ontologiche e ricostruisce l’intera teoria del reato in chiave personalistica. - > L’illecito, quindi,

è costituito dalla finalità dell’agente.

La teoria funzionale-normativa considera il reato come la lesione simbolica della vigenza

delle norme e la pena ha la funzione di promuovere il riconoscimento e la conservazione delle

norme come modelli di comportamento nei rapporti sociali. - > reato: fenomeno disfunzionale

per la conservazione della società. prevede l’analisi separata delle singole parti del reato;

SCOMPOSIZIONE ANALITICA DEL REATO:

prevede la progressione sul piano processuale: cioè, se manca la prova di un elemento

antecedente, non si può procedere alla verifica dell’elemento successivo - > la mancanza di un

solo elemento del reato esclude la punibilità; questo modello prevede la scomposizione del

reato in diversi elementi, ossia fatto tipico, antigiuridicità e colpevolezza;

In Italia sono presenti due modelli teorici di scomposizione analitica del reato:

- distingue un elemento oggettivo (fatto fisico o materiale) e un elemento

TEORIA BIPARTITA:

soggettivo (elemento psichico come atteggiamento della volontà che ha dato origine al fatto

materiale); definisce il reato come fatto umano commesso come volontà;

il reato viene definito come:

- TEORIA TRIPARTITA:

 segna il confine tra fatto lecito e fatto illecito;

FATTO TIPICO:

 è intesa come contrarietà del fatto materiale all’interno

ANTIGIURIDICO:

dell’ordinamento;

 intesa come giudizio sulla relazione psicologica tra il fatto e il suo autore; si

COLPEVOLE:

tratta di un giudizio oggettivo, fondato sulla valutazione obiettiva dei requisiti richiesti

dall’ordinamento per il giudizio di colpevolezza;

33

Il reato si divide in:

 fatti offensivi di beni fondamentali e valori condivisi dalla società;

DELITTI:

 fatti illeciti solo in quanto puniti dall’ordinamento al fine di

CONTRAVVENZIONI:

promuovere la convivenza e il benessere della collettività;

RICERCA SOCIALE E DEVIANZA – Capitolo 27 (*)

La ricerca sociale si occupa di raccogliere i dati ed elaborare schemi interpretativi riguardanti i

fenomeni devianti.

Si può distinguere tra le prospettive che considerano la devianza come:

 considera la devianza come una realtà oggettiva esterna al

OGGETTIVAMENTE DATA:

ricercatore che può essere osservata e misurata in maniera indipendente; indaga la

diffusione e l’andamento nel tempo di comportamenti devianti e criminali all’interno di

determinati gruppi sociali o in determinati contesti territoriali;

 considera la devianza come un fenomeno che non

SOGGETTIVAMENTE PROBLEMATICA:

esiste in natura, ma viene costruito nei processi di interazione sociale; l’interesse dei

ricercatori si concentra sulle motivazioni che spingono gli individui a deviare e ai

significati che attribuiscono alle loro azioni;

Le statistiche ufficiali sulla criminalità mettono in luce solo la criminalità reale (reati commessi

in uno specifico arco temporale e in certo ambito territoriale), tralasciando la criminalità

nascosta (reati che, pur essendo stati commessi, non vengono registrati dalle agenzie di

controllo).

Le principali tecniche per misurare la devianza sono:

 l’obiettivo è quello di ricavare una molteplicità di

RICERCHE DI AUTO-CONFESSIONE:

informazioni dettagliate rispetto agli autori di alcuni tipi di condotte devianti o criminali,

rivolgendosi direttamente a loro; questo viene fatto utilizzando un questionario

strutturato; sono indirizzate ad un determinato aggregato di popolazione facilmente

raggiungibile (scuole o carceri) e, per questo, si concentrano solo su determinati tipi di

illeciti;

 interviste standardizzate, rivolte ad un campione

INCHIESTE DI VITTIMIZZAZIONE:

rappresentativo di persone di una determinata popolazione; vengono realizzate per

indagare la vittimizzazione; analizzano l’estensione della vittimizzazione in un

determinato periodo di tempo e la propensione alla denuncia da parte delle vittime;

riguardano solo una gamma limitata di reati;

Le tecniche di ricerca più utilizzate sono l’intervista e l’osservazione partecipante, perché

permettono di studiare la condotta deviante direttamente nell’ambiente in cui questa avviene.

SCENA DEL CRIMINE – Capitolo 28 (*) - Gianmarco Cifaldi

L’approccio alla scena del crimine si sviluppa in varie fasi:

 analisi della scena del crimine;

 analisi dei dati acquisiti;

 analisi delle informazioni disponibili;

 analisi del comportamento criminale;

Il Sistema di Gestione per la Qualità viene applicato nell’ambito della gestione della scena

del crimine al fine di:

 garantire la prova scientifica e l’analisi dei contesti delittuosi ai fini dibattimentali e la

produzione di analisi, relazioni e perizie criminalistiche e criminologiche;

 attivare un approccio sistemico che consenta di integrare tutte le attività degli attori che

intervengono sulla scena del crimine;

34

Con tale modello:

il cliente o attore (magistrato, difensore, Stato, collettività) ha la necessità di

 un’accurata gestione della scena del crimine nel momento in cui si verifica il fatto;

l’elemento di ingresso o input (crimine) genera una sequenza di attività o processi che

 coinvolgono i diversi attori (sanitari, forze dell’ordine, investigatori, medico legale, etc.)

nella realizzazione di un prodotto (la prova scientifica) e di un servizio (consulenze e

perizie criminologiche), il tutto va ad confluire nel fascicolo processuale;

L’acquisizione di tutte le prove rappresenta la base che consentirà al cliente o attore

(magistrato e avvocato difensore) di determinare i vari capi di imputazione del presunto

colpevole.

Questo modello ha come obiettivo il miglioramento di tre aspetti:

inteso come l’insieme di professionalità e istituzioni sociali interdipendenti tra loro

- SISTEMA:

rispetto al contesto esterno;

inteso come insieme di operazioni sequenziali dall’inizio del sopralluogo

- PROCESSO:

giudiziario fino al termine dell’intero processo di gestione della scena del crimine;

riferito alla prova scientifica, ma anche al servizio erogato attraverso la stesura di

- PRODOTTO:

relazioni e perizie criminalistiche e criminologiche;

SESSUALITÀ (E DEVIANZA) – Capitolo 29

Il concetto di devianza è stato utilizzato nella sfera sessuale indicando varie forme di

perversione.

Foucault individua la sessualità moderna come un dispositivo sociale creato con l’avvento della

borghesia allo scopo di proteggere e disciplinare l’autoproduzione. Con il concetto di

dispositivo, egli propone un inedito rapporto tra sesso e potere, presentando il concetto di

sessualità come dispositivo costruito e tenuto in vita dal potere stesso.

La sessualità viene rappresentata non come elemento naturale dell’essere umano, ma come

dispositivo storico delle società disciplinari e come orientamento individuale e soggettivo per la

conformità.

L’attività sessuale normale rispecchierebbe la conformità alle norme e alla morale sociale.

La nascita della sessuologia moderna si può far risalire alla fine del secolo con lo scontro tra

XIX

gli studi centrati sul concetto di degenerazione e gli studi basati sull’esistenza di un rapporto

tra disordini sessuali e sessualità normale.

Ebing individua due tipologia di patologie sessuali, ossia i disturbi psiconevrotici in cui il

disturbo psichico si presenta in soggetti sani, e le degenerazioni (perversioni) in cui il disturbo

si manifesta sulla base di un cervello malato.

Binet sostiene che il feticismo sarebbe il risultato di una apprendimento associativo legato a

degenerazioni della psiche dovute a influenze ambientali ed ereditarie.

Ellis distingue tre gruppi di simboli erotici:

 simboli i cui significati sono tratti dal corpo, come il feticismo;

 simboli che si rifanno ad oggetti inanimati come vestiti o oggetti personali;

 simbolismo verso atteggiamenti o sensazioni;

Freud afferma che perversione e malattia sono due esiti devianti differenziati. Sostiene che non

c’è nessuna persona sana che non presenti elementi che possano definirsi perversi.

35

Definendo le perversioni sessuali come ‘devianza sessuale’, istituisce una distinzione tra

aberrazioni nei confronti dell’oggetto sessuale (omosessualità, pedofilia, ecc.) e aberrazioni

rispetto alla meta (esibizionismo, sadismo, masochismo, ecc.).

Le perversioni, quindi, non sono malattie o degenerazioni, ma il frutto di condizionamenti

ambientali presenti in ogni età, classe sociale, cultura e civiltà.

‘Parafilia’ è l’attuale termine scientifico utilizzato per definire l’insieme di quelle condotte

sessuali più note come perversioni o deviazioni sessuali.

Le parafilie possono essere:

 ESIBIZIONISMO;

 FETICISMO;

 FROTTEURISMO;

 PEDOFILIA;

 MASOCHISMO;

 SADISMO;

 FETICISMO DA TRAVESTIMENTO;

 VOYEURISMO;

Ogni categoria diagnostica che non soddisfa i criteri di quelle precedentemente elencate viene

inserita nella categoria ‘Parafilia Non Altrimenti Specificata’:

 telefonate oscene connesse all’eccitazione;

SCATOLOGIA TELEFONICA O COPROLALIA:

 NECROFILIA;

 attrazione esclusiva per una parte del corpo;

PARZIALISMO:

 ZOOFILIA;

 UROFILIA E COPROFILIA;

 uso di clisteri per l’eccitazione sessuale;

CLISMAFILIA:

 orgia o sesso di gruppo;

PLURALISMO O PARTOUZE:

 ascoltare rumori di una coppia impegnata in attività sessuali;

MIXACUSI:

 osservare il proprio partner in attività sessuali con un’altra

TRIOLISMO O TRIOLAGNIA:

persona;

Ogni parafilia deve perdurare per sei mesi, deve creare un disagio significativo o una

compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti.

SICUREZZA SOCIALE – Capitolo 30 (*)

Il termine ‘sicurezza’ fa riferimento a situazioni concrete di assenza di pericoli.

La sicurezza si impone come diritto fondamentale, legato al bene prioritario che accomuna tutti

gli esseri viventi.

Maslow sostiene che la sicurezza consenta alle persone di poter evolvere verso il processo di

autorealizzazione.

Il bisogno di sicurezza è sia individuale che sociale, poiché si lega ad un desiderio di

appartenenza ad un gruppo.

La ‘sicurezza sociale’ rimanderebbe all’insieme delle forme di protezione offerte dallo stato

sociale all’individuo contro i principali rischi della vita.

Con l’avvento del sistema di welfare, la sicurezza sociale rappresenta quell’insieme di

interventi finalizzati all’erogazione di beni e servizi in favore dei cittadini che si trovano in

condizione di bisogno.

Il processo di deterioramento socio-politico-economico si è innescato con la globalizzazione

(vista sotto l’aspetto negativo). La globalizzazione produce una circolazione di persone e merci,

ma allo stesso tempo anche estraneità.

Il far parte di una comunità globale spesso coincide con una modificazione del rapporto

società-individuo, che consiste in un progressivo venir meno del vincolo di appartenenza. - > Si

36

produce un gran senso generale di impotenza rispetto alle nuove minacce che la società

moderna produce.

La conseguenza di tale processo è la crisi dell’identità dell’individuo e la perdita del senso di

quei valori che fondano l’identità collettiva. - > Questo può produrre gravi conseguenze sociali

e psicologiche.

Promuovere la sicurezza significa sviluppare un bene comune, dare vita ad un insieme di

strumenti e di metodi di regolazione della convivenza civile, al fine di promuovere un migliore

equilibrio generale nella funzione del tessuto sociale.

SISTEMA PENALE – Capitolo 31

Il sistema penale evoca, da un lato, il modello dell’ordinamento giuridico, ossia di un complesso

di istituzioni, categorie, norme, la cui essenza è legata ad un certo grado di osservanza di

queste ultime da parte dei consociati, e, dall’altro, richiama l’attività di teorizzazione operata

dai giudici nel corso delle diverse epoche.

Il sistema penale rappresenta l’ordinamento che disciplina i fatti costituenti reato e le relative

conseguenze giuridiche. Viene utilizzato per difendere la società dal crimine, quindi, si

configura come fattore di controllo sociale.

Inoltre, può assolvere la funzione di risocializzazione del reo, laddove lo Stato, attraverso le

leggi, garantisce le condizioni essenziali per un efficace reinserimento del reo nella società.

Il sistema penale italiano si muove all’interno dello schema del doppio binario, in virtù del quale

esso fonda la propria reazione, di fronte ad un crimine, su due differenti tipologie di risposta

sanzionatoria: da un lato, la pena e, dall’altro, la misura di sicurezza. Questo schema conduce a

considerare il soggetto autore di reato come diviso in due parti: da un lato, libero e

responsabile e, dall’altro, pericoloso.

L’oggetto della scienza penale è:

 il diritto penale – come norma, decisione e istituzione;

 l’oggetto del diritto penale – ossia, la criminalità e le singole materie di riferimento;

Una buona politica criminale deve concepire il crimine come fenomeno sociale contrastabile

con una buona politica finalizzata alla prevenzione del delitto.

STIGMA – Capitolo 32 (*)

Goffman sostiene che l’ordine sociale abbia una natura rituale.

Sostiene che ciò che è costruito e sacralizzato da queste forme cerimoniali è la dimensione del

sé. Quindi, il rituale dell’interazione precede e produce il sé individuale.

I rituali del sé sono, secondo Goffman, dei processi collaborativi, dove l’individuo, costruendo

l’identità altrui, vede costruirsi anche la propria. Affinché tutto ciò si realizzi, occorrono partner

assolutamente affidabili, partner cioè privi di ‘difetti’ in grado di minacciare la riuscita della

procedura di interazione.

Sostiene che queste pratiche sociali siano scomponibili in due momenti essenziali:

1. l’individuo propone agli altri la sua immagine - > si accompagna il linguaggio del

contegno;

2. i suoi partner interattivi gli comunicano di aver accettato e di sostenere l’immagine che

è stata loro proposta - > si associa il linguaggio della deferenza;

Esibendo un buon contegno, l’individuo tenta di creare un’immagine di sé che spera di vedere

confermata attraverso l’esibizione, da parte dei suoi partner, di simboli di deferenza.

È la società che impone all’individuo di costruirsi un sé.

37

Per mostrare agli altri un buon contegno è necessario disporre del corredo identitario, ossia una

serie di accessori e strumenti (vestiti puliti, saponi, pettini, ecc.).

Esistono individui le cui caratteristiche fisiche e/o psichiche, le cui esperienze di vita

precedenti, i cui orientamenti sessuali , politici o religiosi, le cui appartenenze etniche possono

rappresentare ostacoli al raggiungimento e mantenimento di un’immagine positiva del sé. Pur

sforzandosi di aderire alle regole del contegno, è molto difficile che ottengano un trattamento e

un’accettazione normale da parte degli altri - > comparsa dello STIGMA

Goffman distingue tra:

 emerge applicando alla persona categorie sociali basilari,

IDENTITÀ SOCIALE VIRTUALE:

come età, sesso, appartenenza etnica, classe sociale; a queste categorie associamo

inevitabilmente stereotipi tipici della cultura in cui viviamo; solitamente le relazioni che

abbiamo con gli estranei si fermano a questo livello;

 le relazioni prolungate ci fanno passare a questo livello;

IDENTITÀ SOCIALE ATTUALE:

possiamo verificare se gli stereotipi inizialmente utilizzati per inquadrare le loro identità

siano confermati oppure no;

 non riguarda tanto le categorie sociali cui un individuo può

IDENTITÀ PERSONALE:

appartenere, quanto piuttosto i fatti specifici della sua vita;

Lo stigma è la dissonanza tra livello di identità sociale virtuale e quello dell’identità sociale

attuale. Per stigma s’intende la dinamica che porta un caratteristica, quasi sempre negativa, ad

assorbire in sé tutta l’identità della persona di modo che l’individuo sarà così osservato dagli

altri a partire dalla prospettiva dello stigma.

Esistono tre tipi di stigma:

 derivanti da menomazioni fisiche;

 derivanti da tratti della personalità che si possono desumere dalle azioni;

 derivanti dall’appartenenza etnica, religiosa e nazionale;

Goffman traccia la distinzione tra:

individuo il cui stigma è immediatamente percepibile; spetta il

 SOGGETTO SCREDITATO:

compito di gestire la propria immagine negativa quando entra in relazione con individui

normali; persona che non reca simboli visibili di scredito, ma la sua

 SOGGETTO SCREDITABILE:

identità sociale è minacciata da alcuni aspetti associati alla sua identità personale; ha il

compito di controllare l’informazione sulla sua identità personale; deve impedire che

alcuni aspetti negativi della propria identità personale compromettano la sua identità

sociale;

SUICIDIO – Capitolo 33

Il termine ‘suicidio’ letteralmente indica ‘uccisione di sè’.

Le definizioni di suicidio proposte si possono dividere in due categorie:

1. appartengono tutte le definizioni che si riferiscono all’uso del termine ‘suicidio’ come un

‘atto volontario di uccidere se stessi’;

2. appartengono quelle definizioni che includono nel termine ‘suicidio’ anche tutte le morti

per le quali il soggetto coinvolto negava la presenza di un rischio per la vita (ad es.

disturbi di alimentazione, guida a velocità sostenuta, ecc.);

Il suicidio non può essere considerato un’azione deviante, sia perché si configura come

fenomeno che non presenta gli elementi tipici di un comportamento deviante e sia perché non

viene osservato e giudicato attraverso il diritto, ma attraverso la morale e la religione.

Esso non può essere definito un comportamento deviante, perché i tre elementi su cui si basa

la classificazione di un atto deviante o meno (= persona che si comporta in un certo modo;

aspettativa o norma che è usata come fattore di paragone per giudicare la devianza o meno di

38

quel comportamento; persona o altro gruppo che reagisce al comportamento in questione),

non possono essere estesi al fenomeno del suicidio.

Il Suicidio’,

Nel secolo Durkheim pubblica l’opera ‘ in cui scinde l’aspetto individuale e

XX

sociale.

Nell’opera suddivide il suicidio in anomico, egoistico, altruistico e fatalistico, sostenendo che le

cause del suicidio sono da ricercarsi nell’equilibrio morale della società risultante dalla

combinazione dell’integrazione e della regolamentazione. I tipi di suicidio proposti si riferiscono

al legame dell’individuo con la società.

Baechler sostiene che:

 ogni azione che mira alla morte volontaria ha più significati, che si vanno a differenziare

sulla base della società di riferimento;

 la propensione individuale non può essere ridotta ad una semplice debolezza;

 l’individuo nell’affrontare la vita quotidiana applica la dipendenza e il potere che in

equilibrio fanno calare l’attenzione per il suicidio;

Merton sostiene che la possibilità di registrare un comportamento suicida è maggiore laddove

sono minori le opportunità legittime di raggiungimento della meta proposta.

Sostiene che la ‘rinuncia’ è il tipo più raro di adattamento, per questo si associa al

comportamento suicida. È la forma di adattamento assunta dalle persone che si rifiutano di

raggiungere le mete culturali e allo stesso tempo non rispettano le norme istituzionali.

Queste persone si autoescludono dalla società, poiché hanno abbandonato le mete culturali

manifestando un comportamento di rifiuto e conseguentemente di rinuncia.

Il suicidio è l’allontanamento dalla vita per fuggire da qualcosa divenuto insostenibile per il

soggetto,quindi non ha origine nell’individualità del singolo, ma nella vita sociale di cui fa

parte.

TECNICHE INVESTIGATIVE – Capitolo 34

Le tecniche d’indagine vengono utilizzate per la scoperta dei crimini, ovvero dei fatti costituenti

normativamente reato.

La criminalistica è lo studio delle tracce del delitto, ossia il risalire attraverso queste alla

qualificazione del reato e all’identificazione del reo. Essa trae le sue origini dalla Medicina

Legale e dall’Antropologia Criminale.

Nella criminalistica l’investigatore cerca il vero, tralasciando ciò che può essere giusto, e le due

operazioni, ossia investigazione e ricerca della prova, sono sempre distinte.

La tecnica investigativa è qualunque attività di studio, di analisi, di rilevamento, di

repertamento o che, comunque, abbia attinenza con l’individuazione dell’autore di un crimine.

Nei comportamenti devianti si possono riscontrare tre gruppi diversamente orientati:

1. coloro che si esprimono in senso antisociale a causa di un disturbo che limita le capacità

di giudizio o di controllo degli impulsi;

2. coloro che infrangono la legge per motivi socio-economici;

3. coloro che hanno scelto il crimine come professione;

Storicamente la devianza si è sempre affermata in tre settore chiave della vita umana:

 il sesso – con lo sviluppo dell’adulterio, della pedofilia, del libero amore, della poligamia,

della prostituzione, accanto al matrimonio monogamico;

 la proprietà – con il furto, la rapina, la truffa, l’usura e gli intrecci truffaldini nella società;

39


ACQUISTATO

4 volte

PAGINE

45

PESO

494.00 KB

AUTORE

BobsK

PUBBLICATO

7 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BobsK di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della violenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Cifaldi Gianmarco.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Sociologia della violenza

Riassunto esame Sociologia della violenza, prof. Cifaldi, libro consigliato Pedofilia tra devianza e criminalità, Cifaldi
Appunto
Storia economica Max Weber
Appunto
Sociologia generale 1
Appunto
Riassunto esame Comunicazione e Socioterapia, prof. Benvenuti, libro consigliato Lezioni di socioterapia,  Benvenuti
Appunto